“Ma quale Medioevo”

“Non lasciamoci ingannare dalle coreografie di croci processioni ed esorcismi – che tuttavia ci sono e le abbiamo viste nelle campagne antiabortiste davanti agli ospedali -, il congresso delle famiglie di Verona c’entra pochissimo con la religione. Tanto è vero che il Vaticano ha preso distanza”.

 

  NEWSLETTER DI COMUNE

VICINO
“Io come sempre continuerò ad essere vicino alla voce libera, solidale, ecologista e ribelle di Comune…”
Anche Paolo Piacentini ha aderito alla campagna Ricominciamo da tre

MA QUALE MEDIOEVO

Il congresso delle famiglie di Verona c’entra pochissimo con la religione. È un evento politico, come dimostra la presenza di ministri e parlamentari, che ha come scopo cancellare la libertà che le donne hanno conquistato e “il rilievo che vanno assumendo a livello mondiale la cultura e le pratiche del femminismo, come lotta contro tutte le forme di dominio e di oppressione: dal sessismo al razzismo al classismo ai nazionalismi alla devastazione dell’ambiente”
LEA MELANDRI

CAMBIARE L’ORDINE DELLE COSE
C’è un pezzo di società che si ostina a mettere in discussione in molti modi diversi xenofobia e razzismo: un vasto gruppo di associazioni, realtà locali, comunità di migranti e singoli (operatori sociali, mediatori culturali, educatori, esperti legali, medici, ricercatori, operatori della comunicazione, artisti attivi in tutta Italia) si prepara a una due giorni di scambio, approfondimento e proposta per favorire cambiamenti profondi delle politiche migratorie. Il Forum nazionale Insieme per cambiare l’ordine delle cose si svolge a Roma il 30 e 31 marzo a Garbatella: qui l’appello di presentazione tra gruppi di lavoro tematici e plenaria e le informazioni per iscriversi subito. La redazione di Comune, che ha accompagnato la preparazione del f orum e che sarà alla due giorni, invita a far circolare l’appello e a partecipare a questo prezioso appuntamento autogestito dal basso
R.C.

MEDITERRANEA E L’OSSESSIONE ELETTORALE
Se c’è uno sforzo che la straordinaria missione di Mediterranea invita a fare è di non cadere nella trappola di ridurre la politica alle elezioni e al vita istituzionale. Sforzo di cui abbiamo tutti molto bisogno. Scrive Alessandro Metz, “armatore sociale”, in una lettera a Enrico Mentana: “Lo sa che quando abbiamo salvato 49 persone pochi giorni fa la fatica, le difficoltà avute, le piccole o grandi rinunce fatte, sono sparite di colpo? Lo sa che la soddisfazione è stata doppia nel sapere che oltre ad essere salvate dal mare queste persone erano riuscite anche a non farsi ricatturare e riportare alle violenze e torture dei campi di concentramento libici? Lo sa che in quel mom ento abbiamo avuto pensieri, emozioni, gioia orgoglio soddisfazione, anche paura, ma nessuno di questi sentimenti o pensieri era rivolto a Salvini?”
ALESSANDRO METZ
 

NOI VI ABBIAMO INVASO
Come l’attentatore e l’eroe, il primo armato di taniche di benzina e l’altro di un cellulare, con il quale chiamare i carabinieri, all’occorrenza. E al riparo di siffatte, popolari maschere, rese tali dal clamore dei giornali, ecco le sole caratterizzazioni che servono al racconto previsto:l’immigrato cattivo e quello buono… A penetrare con violenza e odio nelle vostre vite sono state solo parole, montagne di parole, infami e disumane parole. Sono le parole che di norma ci rappresentano, ad aggredirci tutti
ALESSANDRO GHEBREIGZIABIHER

DISEGNARE LA NATURA FUORI
Togliersi le scarpe e camminare lentamente sull’erba, mettersi in cerchio per condividere emozioni e odori, disegnare con l’acquerello, manipolare l’argilla, osservare cromie e sfumature degli alberi, costruire un taccuino per documentare l’ambiente naturale, sfogliare albi illustrati, poesie di natura, libri scientifici. Possiamo farlo sulla spinta del movimento emerso con Greta e i ragazzi e ragazze di tutto il mondo il 15 marzo oppure perché sentiamo il bisogno di una scuola diversa e diffusa: di certo scoprire il disegno naturalistico costringe a ripensare l’idea di apprendimento e consente di stare nel mondo in modo diverso. In questo paragrafo tratto da un libro indispensabile – Una scuola possibile, a cura di Monica Guerra e Francesca Antonacci &n dash; Sara Vincetti racconta un laboratorio di disegno naturalistico e spiega come il suo obiettivo è “mostrare come sia possibile pervenire a informazioni e nozioni scientifiche e tecniche non solo utili alla conoscenza ma anche alla formazione di un sentimento ecologico e di appartenenza al territorio, viaggiando tra le discipline, fuori dall’ambiente strutturato dell’aula ma a contatto diretto con l’ambiente naturale, scolastico e non, a disposizione”
SARA VINCETTI

UN SOFFIO CHE PUÒ DIVENTARE TEMPESTA
Alla Marcia per il Clima e Contro le Grandi Opere Inutili c’erano parecchie decine di migliaia di persone che hanno dato voce ai tanti movimenti territoriali che si battono ogni giorno per dare una speranza alle loro comunità e a un’esistenza in piena armonia con la Madre Terra. C’era un’Italia bella e ribelle che si sta opponendo alle tante aggressioni prodotte da questo modello economico e dall’ideologia dello sviluppo che l’accompagna. Le immagini di una grande giornata nella nostra galleria fotografica
PAOLO PIACENTINI

DECINE DI MIGLIAIA, MA ERANO INVISIBILI
Certe volte, bisogna farsene una ragione, si fa davvero fatica a capire i meccanismi arcani che regolano le scelte dei media che contano. Segreti del mestiere, quello dei top influencer e dei grandi maestri del tweet. Non a caso prima o poi i giornalisti veri e brillanti finiscono tutti alla Rai, a Sky News, a Repubblica, al Corriere… Quanti grandi quotidiani e settimanali, giornali radio pubblici e privati, TG e talk avete visto o sentito, negli ultimi mesi, dedicare la copertina alla Tav? Si fa? Non si fa? Salvini ha mal di gola ma ha detto di sì. Toninelli tossice ma ha giurato che prima devono passare sul suo corpo. Conte, da Bruxelles, spiega che ha perso la monetina… Poi, d’improvviso, quando molte decine di migliaia di persone arrivano a Roma da ogni angolo d’Italia a dire la Tav e le altre Grandi Ope re inutili non le vogliono, zac! La cosa non interessa. Roba vecchia, da taglio basso a pagina 16. Strano, no? Non sarà mica perché quelli sono tanto scemi da non aver incendiato nemmeno uno straccio di autobus, un tandem, una bandierina del Pd, la figurina di Casaleggio? No, macché, ci dev’essere dell’altro, qualcosa che a noi sfugge
ALEXIK

IL TAV E LA FINE DEL MONDO
Ricorderemo a lungo il grido straordinario emerso dal basso in queste marzo: quello delle donne in tutto il mondo, il grido dei ragazzi e delle ragazze con Greta, infine, quello di sabato 23 marzo, proveniente dalla Marcia per il clima e contro le grandi opere inutili (dal Tap al Muos…). “Vedremo prima la fine del mondo che la fine del Tav.”, scrivono i NoTav in una bella lettera al ragazzi di Friday for Future, richiamando le denunce degli scienziati sul poco tempo rimasto per ridurre la temperatura del pianeta prima di effetti disastrosi e irreversibili. Abbiamo bisogno ora di ribaltare l’economia sviluppista e di prenderci cura, tutti e tutte, dei territori. Ora non si tratta più di pregare i leader di occuparsi del clima, come ha detto Greta, ma solo di fargli sapere tre cose: il cambiamento del clima sta arrivando, “il vero potere appartiene alle persone…”, siamo molto arrabbiati
MOVIMENTO NO TAV

RACCONTARE LA RIVOLTA DEGLI ULIVI. IL FILM
Il movimento degli ulivi del Salento si racconta nel documentario di Andrea Pavone Coppola. Un’ora di testimonianze straordinarie per conoscere le ragioni di un assedio che doveva far vincere una guerra lampo contro i contadini ed è invece diventata una lotta, ancora apertissima, che segna un punto di non ritorno nella storia della resistenza a una modernizzazione delle campagne fatta a colpi di emergenze, ruspe, veleni e fiumi di denaro. Richiedete “La difesa di madre terra” scrivendo all’Associazione Bianca Guidetti Serra
ALEXIK

CEDI STRADA AGLI ALBERI
“Trovati uno scalino, riposati con la faccia al sole. Se c’è qualcuno che parla ascoltalo… Stai all’aria aperta almeno due ore al giorno. Ascolta gli anziani.. Dai attenzione a chi cade. Leggi poesie ad alta voce… Guarda gli alberi… Abbiamo bisogno di cose profonde e invece zampettiamo in superficie… – scrive Franco Arminio – Abbiamo bisogno di contadini, di poeti, gente che sa fare il pane, che ama gli alberi e riconosce il vento. Più che l’anno della crescita, ci vorrebbe l’anno dell’attenzione. Attenzione a chi cade, al sole che nasce e che muore… Oggi essere rivoluzionari significa togliere più che aggiungere, rallentare più che accelerare, significa dare valore al silenzio, al buio, alla luce, alla fragilità…”
FRANCO ARMINIO

L’AUTODIFESA DEL TERRITORIO DAL BASSO
Per le popolazioni indigene di molti paesi dell’América Latina, la necessità di difendersi dalle continue minacce di aggressione e dal saccheggio dei territori non può essere delegata ai corpi separati degli Stati. È un compito rilevante per la vita delle comunità, riguarda tutti e viene svolto quasi sempre a rotazione. I corpi di “polizia” comunitaria devono rendere attuabili le decisioni collettive, dalla risoluzione dei conflitti alla protezione della sovranità alimentare. Sono parte integrante della società che li esprime, così le attività delle persone che devono occuparsi della difesa secondo gli usi e costumi tradizionali sono interne alla vita quotidiana e il loro operato è sempre sottopo sto al giudizio di tutti attraverso le assemblee che le nominano e mantengono il controllo collettivo sul loro modo di interpretare la funzione che devono svolgere. Il racconto di come certe piccole cose riescono a cambiare il mondo
RAÚL ZIBECHI

GUAI AI POVERI. MA COME SIAMO FINITI?
La noncuranza con in cui trattiamo le questioni malattia/salute, il modo in cui stiamo affrontando l’invecchiamento galoppante della popolazione, è assolutamente incomprensibile, oltre che irresponsabile. La cosiddetta malasanità è molto più drammatica e strutturale di come ce la raccontano i media quando scoprono le formiche nei reparti ospedalieri o le garze che restano nello stomaco dopo un intervento chirurgico. In uno splendido editoriale tratto da Carmilla, Giovanni Iozzoli ci offre alcune considerazioni di (normale e insieme) straordinaria umanità ispirate da un recente attraversamento nei gironi grotteschi della sanità campana
GIOVANNI IOZZOLI

335 NOMI DA NON DIMENTICARE
“Il 24 marzo del 1944 i tedeschi uccisero 335 persone in una cava sulla via Ardeatina, a Roma… A distanza di tanti anni si ricordano quei morti… Gli esseri umani non sono numeri. Non sono corpi esplosi sotto un bombardamento americano o un razzo Qassam… Non sono numeri quelli che arrivano dal mare al momento sbagliato, nel paese sbagliato che gli chiude i porti in faccia…”
ASCANIO CELESTINI

 

RIBELLARSI FACENDO: UN’AGENDA COMUNE

26 MARZO, ROMA ACCOGLIENZA, COSA STA ACCADENDO?
Incontro con Alex Zanotelli, Roberta Ferruti (Comuni solidali), A. Costa (Baobab)

29/31 MARZO, VERONA CITTÀ TRANSFEMMINISTA
La tre giorni femminista di #NonUnaDiMeno

30/31 MARZO, ROMA CAMBIARE L’ORDINE DELLE COSE
Un grande forum nazionale dal basso per ribaltare le politiche migratorie

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