La dislessia, le tecnologie e la didattica: un accordo tra l’AID e Microsoft

Superando.it

È in programma per il 6 dicembre a Roma il primo appuntamento – rivolto ai docenti delle scuole – promosso nell’àmbito di un protocollo d’intesa siglato tra l’AID (Associazione Italiana Dislessia) e Microsoft Italia, che prevede iniziative congiunte di formazione e sensibilizzazione per insegnanti e famiglie, volte a promuovere l’utilizzo della tecnologia da parte degli studenti con DSA (distrubi specifici dell’apprendimento), affinché riescano ad esprimere il loro pieno potenziale, grazie a strumenti pensati appositamente per aiutarli a superare le loro difficoltà
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Autismo: così è scattata l’Ora Blu in tanti supermercati
Via il segnale acustico alle casse, abbassata la luce, eliminata la musica e riservata una cassa privilegiata: è il progetto “Scatta l’Ora Blu”, con il quale il Gruppo Unicomm – comprendente grandi marchi della distribuzione alimentare, quali Famila, Emisfero, A&O e altri – ha deciso di creare in tutti i propri punti vendita, a cadenza mensile, un ambiente adeguato alle persone con autismo nel fare la spesa. Qualche giorno fa a Bassano del Grappa, per informare gli adulti e far giocare i bimbi, c’erano l’ANGSA Veneto, Autismo Triveneto e le operatrici dello Sportello Autismo di Vicenza
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Turismo, mobilità, sport: due giornate tutte dedicate all’accessibilità
Una due giorni che offrirà una panoramica completa sui prodotti e i servizi rivolti alle diverse disabilità, spaziando dal turismo accessibile alla mobilità, fino allo sport inclusivo. E in parallelo un convegno durante il quale si discuterà di accessibilità a trecentosessanta gradi, centrando l’attenzione sui più svariati temi. Sarà questo “Accessibilità in fiera”, evento organizzato dalla Proloco di Follonica e dallo Sportello H Follonica Città Ospitale, in collaborazione con l’Associazione Handy Superabile, in programma per domani, 30 novembre e domenica 1° dicembre, a Follonica (Grosseto)
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Quel che dev’essere la Giornata del 3 Dicembre
«Il 3 Dicembre – scrive Giovanni Laiolo, presidente dell’UICI di Torino – la comunità umana è chiamata a riflettere sulla condizione delle persone con disabilità. Si tratta certamente di un prezioso momento di incontro e di dialogo. Guai, però, se tutto si riducesse a qualche discorso celebrativo e a un paio di interventi di facciata. Una giornata come questa ha davvero valore solo se riesce a lasciare un segno, contribuendo ad abbattere le barriere di ogni tipo che ancora ostacolano il pieno inserimento delle persone con disabilità nel tessuto sociale»
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A parlar d’arte, insieme a persone con e senza disabilità visiva
«Questo non è un progetto “per disabili”, ma un progetto rivolto a tutti, con alcuni elementi di attenzione pensati per le persone cieche e ipovedenti, quali tavole tattili e altri materiali da toccare»: viene presentato così il ciclo di appuntamenti di approfondimento sui temi dell’arte moderna e contemporanea, intitolato “A parlar d’arte. Percorsi ed esperienze multisensoriali nell’arte moderna e contemporanea”, che prenderà il via oggi, 29 novembre, a Torino, a cura del Dipartimento Educativo della Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, dell’Associazione Tactile Vision e dell’UICI di Torino
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Parlare di donne con disabilità è parlare di vita
È questo il potente messaggio che si ricava dall’immagine scelta – e qui da noi pubblicata – a corredo del materiale riguardante il convegno su “Donne e disabilità”, in programma per il 3 dicembre a Pisa, nella Giornata Internazionale delle Persone con Disabilità, un incontro voluto soprattutto per ricordare che le donne con disabilità sono esposte alla discriminazione multipla, di essere donne e persone con disabilità, un tipo di discriminazione che può essere contrastato efficacemente solo considerando insieme la variabile del genere e quella della disabilità
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Due libri parlanti realizzati dagli studenti di Piacenza
Un proficuo percorso formativo improntato alla sensibilizzazione sul mondo degli ipovedenti e non vedenti, che ha visto per protagonisti l’UICI di Piacenza, insieme agli studenti e ai docenti del Liceo Respighi di Piacenza, ha portato alla produzione di due audilibri (“I promessi sposi” e il racconto originale “A domani!”), che verranno ufficialmente consegnati il 2 dicembre, nel corso di uno specifico evento, a a Katia Caravello, responsabile nazionale del Libro Parlato per l’UICI
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La Musica per Tutti, Tutti per la Musica
È questo il motto di AMI (Attività Musicale Inclusiva), progetto nato a Udine nell’àmbito della Scuola di Musica Ritmea, che insieme a un ospite d’eccellenza quale l’Orchestra AllegroModerato di Milano, e mettendo assieme musicisti con e senza disabilità, sarà tra i protagonisti di un concerto in programma per il 1° dicembre nella città friulana, promosso dal Comune di Pagnacco per la Giornata Internazionale delle Persone con Disabilità. Un evento quanto mai interessante, che potrebbe essere il primo passo verso la costituzione di un’Orchestra Sinfonica Inclusiva del Friuli Venezia Giulia
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Vi auguriamo una buona lettura!

Un cordiale saluto

La redazione di Superando.it

Superando.it è un servizio di informazione sulla disabilità promosso dalla FISH – Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap e gestito da Agenzia E.Net s.c.a.r.l.

 

Tania Diaz: “Adesso parlano i popoli: una costituente globale per l’umanità”

Tania Diaz, vicepresidente dell’Assemblea Nazionale Costituente, si divide, instancabile, tra gli impegni istituzionali e quelli della commissione Agitazione Propaganda e Comunicazione (APC) del PSUV, dove ricopre l’incarico di vicepresidenta.  La incontriamo nel salone Bicentenario dell’Hotel Alba, dove dirige una piccola ciurma agguerrita che sta preparando il Congresso internazionale della Comunicazione per i giorni 2,3 e 4. Un gran lavoro organizzativo, che la macchina del PSUV dispiega secondo uno schema già consolidato, messo in moto dal XXV Foro di Sao Paolo (dal 25 al 28 luglio). Da allora, si sono svolti diversi altri congressi internazionali (dei lavoratori e delle lavoratrici, delle donne, dei popoli indigeni e afrodiscendenti, delle comunas), che hanno coinvolto tutti i settori della rivoluzione bolivariana. Uno straordinario laboratorio di esperienze e resistenze che sta riaprendo la strada al socialismo per questo secolo 21.

“Adesso parlano i popoli”. Cosa significa questo slogan, che connota il Congresso internazionale della comunicazione e com’è stato pensato?

Il nostro Congresso realizza un altro capitolo dell’agenda stabilita durante il Foro di Sao Paolo, il penultimo. Dà conto di un tema trasversale a ognuno dei precedenti incontri, durante i quali è emersa l’esigenza di una piattaforma internazionale, di una rete internazionale della comunicazione popolare che consenta un’articolazione comune a livello globale. La congiuntura regionale mostra una realtà di repressione, criminalizzazione, giudiziarizzazione delle espressioni popolari scese in campo per la difesa dei propri diritti negati. Un risveglio da cui emerge, come risposta all’agenda bellicista del capitalismo, una bandiera comune, quella di una costituente globale per la vita e per l’umanità.  Stiamo realizzando un incontro per dar voce a questi temi, per discuterne e trovare soluzioni comuni. Una finestra che trascende le frontiere regionali dell’America Latina per arrivare alle altre regioni del mondo, accompagnando i partiti, i sindacati, i movimenti sociali, le organizzazioni popolari che hanno partecipato al Foro di Sao Paolo e altri che si sono aggiunti successivamente.

Come sarà organizzato il Congresso?

Si prevede la presenza di circa 1.000 delegati, tra internazionali e nazionali. L’idea è però che il Congresso si apra alla città e alle regioni. L’incontro con il potere popolare avverrà in 7 spazi di Caracas, nelle regioni dove la forza della guerriglia comunicativa è più presente e in alcuni scenari più grandi, con la presenza di invitati internazionali. Per questo, si sono attivate le varie istanze delle organizzazioni popolari, che hanno inviato i propri rappresentanti e che faranno vivere i contenuti del congresso nelle diverse realtà. Vi sono portavoce dei 335 municipi che conta il paese, delle donne, del Congresso dei popoli, a cui aderiscono 57 movimenti, le strutture giovanili del PSUV, del Frente Francisco de Miranda e del collettivo Robert Serra, dei CLAP, i Comitati di rifornimento e produzione che hanno i propri media comunitari… Tutta la guerriglia comunicativa e creativa, compresi i circoli di lettura del settimanale del partito, il Cuatro F che ha realizzato per l’occasione due edizioni speciali. All’Hotel Alba, per iniziare, diamo conto di cinque scenari di guerra che si sono verificati nei momenti più critici di questo anno e dai quali siamo riusciti a uscire capovolgendo il racconto mediatico dominante, lo scenario di guerra simbolica, culturale, comunicativa che l’imperialismo voleva imporci. Di questo si discuterà con alcuni noti teorici della comunicazione alla luce del contesto internazionale. In sintesi, stiamo proseguendo nella linea stabilita dai tre tavoli tematici organizzati dal Foro di Sao Paolo sulla comunicazione, che ci hanno fornito alcuni parametri, ulteriormente sviluppati nelle Brigate internazionali della comunicazione solidale (BRICS), nei vari incontri dei media popolari e alternativi. Il nostro partito, che organizza questo congresso, si è proposto la messa a punto del progetto di una università della comunicazione popolare, inizialmente pensata a livello regionale, ma che, in un secondo momento, probabilmente si estenderà oltre il Latinoamerica. L’elaborazione del documento finale sarà soprattutto un piano d’azione per un’agenda concreta a livello internazionale, a partire da una giornata mondiale di azione, in vista degli scenari politici che verranno nel 2020. Un piano che accompagnerà il congresso dei partiti politici previsto per gennaio e che metterà a frutto le diverse elaborazioni teoriche inviate nei precedenti congressi.

Un progetto simile deve però misurarsi con la guerra economica. Come si fa a competere – chiedevano le donne al presidente Maduro già l’8 marzo dell’anno scorso –se i costi elevatissimi non ti consentono neanche un cellulare con il whatsap?

La controrivoluzione possiede mezzi giganteschi, un intero apparato mediatico e culturale che non possiamo contrastare per decreto o in un congresso. Dobbiamo però partire da quel che abbiamo realizzato con i nostri cellulari rattoppati e le nostre batterie claudicanti. Per questo abbiamo deciso di esporre gli scenari di guerra di cui ti parlavo prima. Il 23 febbraio scorso, alla frontiera tra Colombia e Venezuela, ci siamo trovati di fronte tutto l’apparato della controrivoluzione: c’erano il vicepresidente nordamericano, i presidenti di Colombia, Paraguay, Cile, l’Organizzazione degli Stati Americani, c’erano i paramilitari del gruppo Los Rastrojos, c’erano camion carichi di armi e famosissimi musicisti latinoamericani per il mega-concerto dell’opposizione. 
E dall’altra parte della frontiera c’eravamo noi, con il nostro concerto, con i nostri giovani organizzati, con la polizia bolivariana. E siamo riusciti a fermare la loro agenda di guerra che pretendeva non solo di penetrare la nostra frontiera e di aggredire il paese, ma di dare inizio a uno scontro tra Colombia e Venezuela com’era nei piani del Pentagono. Lo abbiamo fatto con i pochi mezzi tecnologici che avevamo, con i nostri cellulari riparati, con il potere popolare. Non bisogna sopravvalutare le nuove tecnologie. Certo, come diceva Ignacio Ramonet nell’incontro antimperialista a Cuba, le nuove tecnologie hanno cambiato la nostra maniera di comunicare. Dallo stesso apparato ti arriva sia la voce della mamma che l’informazione filtrata e la cultura di largo consumo. Una comunicazione che ti avvicina e ti allontana al contempo. Ma non bisogna pensare che sia l’unica via. Il Venezuela è un paese in cui, pur con qualche difetto, esiste una democrazia partecipativa in cui il popolo è davvero protagonista e dove sono presenti tutte le forme di comunicazione, non solo quella digitale. Arrivano messaggi forti e chiari dalle rivolte popolari in Cile, dalla resistenza in Bolivia e persino da Haiti, un paese che non ha il servizio elettrico nel 90% della capitale Port-au-Prince. Per questo, dire “Adesso parlano i popoli” indica la direzione in cui volgere lo sguardo, alle lotte che rompono la censura usando la piattaforma tecnologica del nemico e che sorprendono. E anche in questo congresso ci saranno alcune sorprese…

Una nuova internazionale dei popoli nella società globalizzata come voleva Chavez?

Un capitalismo in crisi terminale tira colpi a tutto spiano, vuole assassinare l’energia vitale dei popoli, gli stati nazione, le culture, le identità. Vuole imporre la cultura della morte, della segregazione, dell’esclusione, facendo emergere la parte peggiore dell’essere umano. Sta a noi dar voce a quell’altra parte dell’essere umano che in essenza siamo, e che vediamo nelle rivolte di massa che chiedono un’Assemblea Nazionale Costituente. Lo dico con molta umiltà, però ci sentiamo orgogliosi di aver aperto la strada. Chavez, un grande comunicatore che ha anticipato i tempi su molte cose, ha rotto tutti i vecchi schemi della comunicazione. Quando girava per le strade, sempre dava voce al popolo. Nei programmi a reti unificate, lasciava il microfono aperto a una donna, a un lavoratore, a un contadino, a uno studente che lo interpellava per strada. E dovunque andasse dava valore alla cultura locale, al cibo, alle canzoni, agli eroi, ce li faceva conoscere e amare. Così ha unificato il sentimento nazionale, la nostra identità di popolo: il nostro sentimento patriottico, si deve dire, anche se la parola può non piacere altrove perché non ha lo stesso significato che da noi. Chavez ci ha unificato intorno al concetto di Patria. E quando ha preso commiato da noi, tornando da Cuba, a dicembre del 2012, ci ha lasciato impresse le sue parole. Ha detto: “Non mancheranno quelli che cercheranno di approfittare della congiuntura difficile per riportare il capitalismo, il neoliberismo e per farla finita con la Patria”. Ci ha lasciato come antidoto la consegna: “Unità, lotta, battaglia e vittoria”. Ha cantato “Patria querida”, che, da allora, si è trasformata in un secondo inno nazionale. Era la canzone del Battaglione Bravo de Apure, dov’era militare e che dice “Patria cara, tu sei la luce, tu sei il mio sole”. Un collante forte che identifica la nostra storia, la nostra cultura, la nostra identità e che continua a essere un orientamento. Per questo, il nemico cerca con ogni mezzo di distruggere la nostra bandiera. Per questo, in Bolivia, i golpisti bruciano la bandiera dello stato plurinazionale, la wipala, obbligano le donne indigene a togliersi gli abiti tradizionali. I golpisti riportano in Bolivia la Bibbia dei colonizzatori. Di questo, e della funzione delle multinazionali religiose come strumento di oppressione neocoloniale si discuterà a fondo nel nostro Congresso.

Tra il Pentagono e la Casa Bianca non c’è accordo su come proseguire nella strategia di attacco al Venezuela. Intanto, cosa accade nell’opposizione venezuelana dopo il vostro ritorno nel Parlamento “in ribellione”?

Ho molta fiducia nel tavolo di dialogo. Sono vent’anni che cerchiamo di ricondurre nell’ambito istituzionale un’opposizione golpista che ora sembra però diventata impresentabile anche per i suoi stessi referenti. In molti hanno capito di essere stati usati per niente in un crescendo di menzogna, corruzione, aggressione e fallimento. Vedo configurarsi un nuovo tipo di opposizione, un combinato di forze della IV repubblica e di settori emergenti, pronto a raccogliere questo scontento e a tornare al gioco politico nazionale. Per loro, le prossime elezioni parlamentari sono un importante banco di prova nel quale dovranno conquistarsi il favore degli elettori nei loro circuiti territoriali. Io sono nella commissione che raccoglie le proposte per esempio sulle possibili modifiche alla legge elettorale per quanto riguarda la soglia di sbarramento, che permetterebbe anche ai piccoli partiti di avere maggior partecipazione. Ci sono alcune formazioni che si sono allontanate dal chavismo ma che, di fronte alla nuova situazione, forse si troveranno a dover rispolverare il proprio antimperialismo. Ora c’è una delegazione parlamentare di oltre 8 partiti in visita ai diversi parlamenti nel mondo. La nostra proposta è chiara: il socialismo bolivariano per il XXI secolo, definito dal Plan de la Patria e portato avanti prima da Chavez e poi dai due mandati di Nicolas Maduro. Sta agli altri definire la loro, e su questo ci confronteremo.

di Geraldina Colotti

https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-tania_diaz_adesso_parlano_i_popoli_una_costituente_globale_per_lumanit/5496_31956/

 

Il controllo del litio della Bolivia e la lotta di classe esplosa in tutta l’America Latina

I numerosi focolai che si sono accesi nel 2019 lungo tutto il continente Sudamericano “si caratterizzano per una forte connotazione di classe”. Lo sottolinea l’economista Luciano Vasapollo, intervenuto a Roma, nel centro sociale Intifada, a un dibattito promosso dalla Rete dei Comunisti, sulla situazione politica che attraversa il Sudamerica.
Nella sua articolata e approfondita relazione politica di apertura, Vasapollo ha individuato nella centralità dell’attuale momento storico la dinamica, i soggetti e gli strumenti del conflitto di classe che in Sud America indicano il divenire storico dell’antimperialismo, osservando che l’anticapitalismo liberal-borghese si rivela inefficace (alla lunga) per l’instaurazione della democrazia socialista. Ed ha chiarito come sia corretto parlare di “lotta di classe” perché “il conflitto è direttamente collegato alle necessità di accumulazione che il modo di produzione capitalistico si trova ad affrontare dinanzi alla crisi sistemica che colpisce il modello di produzione, sempre desideroso di nuovi rendimenti, ma anche alle prese con la pretesa di aggiornare gli strumenti dell’espropriazione in una versione apparentemente green, eco-sostenibile. Da qui, la centralità strategica delle riserve di litio o di coltan che si trovano in enorme quantità in Bolivia e in Cile, elementi decisivi per la transizione dai combustibili fossili all’elettrico soprattutto per il rifornimento di energia del trasporto mondiale su gomma, un affare colossale da quasi un miliardo di mezzi”.

“Così come fu per il ribaltamento della società feudale da parte della borghesia, anche la resistenza o la controffensiva rispetto a questi interessi, oggi rappresentati dagli oligopoli transnazionali, richiede – ha affermato Vasapollo – uno sforzo duro e di lunga durata, non privo di arretramenti, ma che deve vedere impegnate tutte le forze progressiste consapevoli che ogni velleità di compatibilità con l’attuale sistema (a tutti livelli, politico, economico, culturale ecc.) è un freccia carica nell’arco del nemico di classe”.

Su questo, si è espressa però fiducia rispetto allo svolgimento degli eventi in quasi tutti i paesi del continente (Bartolomei, Risorgimento socialista), da anni protagonista di una partecipazione degli strati meno abbienti alla vita politica, coadiuvata non solo dalle tradizionali forze comuniste o socialdemocratiche, ma anche dai movimenti cattolici, protagonismo che inizia a far sentire le sue “sirene” anche a nord del Rio Bravo.

Che di movimenti potenzialmente di rottura si tratta è confermato dal ruolo assunto dai lavoratori (Renda, Sinistra classe e rivoluzione), i quali, solo nelle ultime settimane, sono stati protagonisti di scioperi (Cile e Colombia) o di mobilitazioni (Venezuela) generali che hanno messo in evidenza l’incompatibilità di un certo di tipo di organizzazione produttiva con la volontà di emancipazione e del raggiungimento del benessere collettivo.

Tuttavia, tutto questo – si è sottolineato più volte nel dibattito – nei circuiti tradizionali dell’informazione è stato raccontato, quando non proprio silenziato, in maniera distorta e confusionaria, impedendo un’onesta valutazione degli eventi in corso al di là dell’Atlantico (Papacci, Italia-Cuba e Rosso Fiorentino, Pap).

La controinformazione dunque si rivela passo necessario ma non sufficiente per tutte le forze comuniste e progressiste che agiscono lontano dal luogo fisico di scontro, ma che ambiscono ad avere una funzione nel rivolgimento dell’attuale organizzazione sociale, anche nei cosiddetti “anelli forti della catena”, facendo sempre attenzione a tutti quegli elementi di disturbo che minano l’unità d’intenti della classe lavoratrice con elementi di compatibilità con lo status quo (Della Croce, Pci).

 

https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-luciano_vasapollo__il_controllo_del_litio_della_bolivia_e_la_lotta_di_classe_esplosa_in_tutta_lamerica_latina/5694_31949/

 

Trump ordina la crociata contro la Cina. Fratelli di Italia, Radicali e PD eseguono

I fascisti di “Fratelli d’Italia” insieme ai loro sodali del Partito Radicale stanno guidando una ossessiva campagna che ha come obiettivo il deterioramento (e anche la cancellazione) delle relazioni con la Repubblica Popolare Cinese. E giustamente l’ambasciata della RPC ha reagito a questa provocazione che ormai ha assunto toni incredibili, di assoluta subalternità al clima della guerra ibrida scatenata dagli Stati Uniti.

In questo contesto, che rischia di pregiudicare uno dei pochi aspetti positivi della politica estera italiana dopo la firma del memorandum con la Cina, arriva puntuale come un orologio svizzero anche il sostegno a Meloni e Bonino del Partito Democratico, che, come i fascisti certificati, non ha alcuna vergogna a sostenere un terrorista a libro paga del Dipartimento di Stato USA, quale è Joshua Wong .
E i media tutti a ruota, con naturalmente a guidare la cagnara la rete finanziata da Urbano Cairo, con gli appelli  insistenti e sopra le righe di Enrico Mentana che probabilmente vuole anche la rottura delle relazioni diplomatiche e l’emarginazione definitiva delle voci più ragionevoli che, all’interno del governo, sembrano essere consapevoli dell’importanza strategica per il nostro paese di relazioni costruttive e reciprocamente vantaggiose con la Cina. Voci che si intende isolare e ridurre al silenzio, anche contando su appoggi come quello dell’attuale Presidente della Camera e le sue indignazioni a senso unico.

Io mi auguro che almeno dai comunisti (dovunque collocati) venga una risposta decisa a questa provocazione intollerabile per qualsiasi democratico e amico della pace.

di Mauro Gemma

https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-trump_ordina_la_crociata_contro_la_cina_fratelli_di_italia_radicali_e_pd_eseguono/82_31957/

 

Il pendolo del premier Conte

Immediata sollevazione dei media liberal-imperialisti, di destra e di sinistra, che lanciano anatemi contro l’idea di buoni rapporti tra Italia e Cina

Se la prima mossa del nuovo corso politico, dovuto al rovesciamento delle alleanze, è stata quella di stoppare il tentativo di Salvini di sfondare la linea del Piave ricorrendo alle elezioni dopo la crisi di agosto, si tratta ora di valutare le prospettive e il ruolo del Conte 2. Oggi, a distanza di alcuni mesi, si può abbozzare una linea interpretativa della sua azione.

Non si tratta di dare una pagella, ma di valutare, in modo oggettivo, che cosa è successo dopo la formazione del nuovo governo e questo si può misurare su due cose, la impostazione della legge finanziaria e il grado di tenuta politica dei 5 Stelle rispetto al loro programma.

Partiamo da quest’ultimo aspetto e domandiamoci: hanno tenuto i pentastellati o si sono accodati al PD? Giudichiamo dai fatti. Sul reddito di cittadinanza hanno ribadito che non va toccato, mentre per quota 100 è stato detto che la sua validità temporanea, quella triennale, va mantenuta. Sulla prescrizione, nonostante la furibonda resistenza di PD e Renzi la sfida è stata accettata e si mantiene la scadenza dell’entrata in vigore al gennaio 2020. Sull’ex-Ilva Di Maio ha insistito che il ricorso allo scudo penale non avrebbe senso perchè gli obiettivi di Mittal sono altri e la multinazionale deve rispettare i contratti. Ora si sta trattando. Intanto tutta la stampa liberista e a servizio dell’imperialismo si sta scatenando perchè Grillo è andato a cena con l’ambasciatore cinese in Italia e i 5 Stelle non parlano di Hong Kong.

Possiamo dire che qualche segnale c’è stato, ma perchè nessuno ne parla, sinistra, compresa? Anzi, quando se ne parla, sono la stampa e i media di regime a farsi carico di attacchi sfrenati a provvedimenti che, a loro parere, dovrebbero essere dirottati agli ‘investimenti produttivi’?

Anche a proposito della vicenda delle elezioni regionali, nonostante la sconfitta in Umbria che ha mostrato che non è facile mettere insieme il diavolo e l’acqua santa, i 5 Stelle hanno recuperato una linea di autonomia cercando, aldilà delle strategie elaborate a tavolino, di tener conto della lezione.

La questione non è però solo quella del movimento 5 Stelle, ma anche quella dell’azione del governo. Qui le considerazioni da fare riguardano il carattere del compromesso raggiunto con la formazione del governo e su questo esprimere una valutazione sui risultati. Il perno di questa valutazione è la legge di bilancio, peraltro non ancora approvata dal parlamento. Dai dati a disposizione risulta che nelle scelte fatte, tenuto conto dei limiti di spesa, si è cercato di dare alla spesa pubblica un carattere ‘sociale’ evitando provvedimenti odiosi, alla Renzi per intenderci, e costringendo il PD a mantenere la sua veste di partito nuovo anche se questa scelta ha avuto delle contropartite, in particolare nel rapporto con l’Europa, di cui è simbolo Gentiloni. Possiamo dire che questo è un governo di mezzo che aspetta, dato che siamo in periodo di alluvioni, la piena salviniana. Resisteranno gli argini? E’ da vedere.

Per non essere però soltanto spettatori e lasciare che le cose seguano il loro corso scaricando sulle spalle di un movimento come quello dei 5 Stelle un peso che va ben oltre le loro possibilità, dovremmo, come comunisti, pensare un po’ a come contribuire a mandare le cose nella direzione giusta, tenendo conto dei rapporti di forza e del quadro politico generale. Come i comunisti hanno saputo fare in Italia per molto tempo, finchè la crisi non li ha disgregati. La condizione critica in cui ci troviamo oggi non ci autorizza però ad andare a ruota libera nelle scelte da fare, semmai ci impone molta attenzione per risalire la china e dimostrare di avere un’incidenza politica. Questo è il punto.

Aginform
27 novembre 2019

La barca per la pace e la nonviolenza finisce il suo giro del Mediterraneo

Ecco gli ultimi diari dei naviganti per un Mediterraneo di Pace e Libero da Armi Nucleari che hanno solcato a bordo della Bamboo, la barca a vela della Fondazione Exodus che hanno concluso il loro giro del Mediterraneo a Livorno. Read More “La barca per la pace e la nonviolenza finisce il suo giro del Mediterraneo”

Assad: La guerra in Siria non è finita. USA, Francia, Gran Bretagna e Turchia con i terroristi

In un’intervista con la rivista francese Paris Match, il presidente siriano ha denunciato che Turchia, Stati Uniti, Gran Bretagna e Francia mantengono il loro sostegno ai gruppi terroristici

“Trionferemo quando metteremo fine al terrorismo che rimane ancora nelle aree settentrionali

“La nostra guerra è nazionale, non è la guerra del presidente ma di tutti i siriani contro il terrorismo; e abbiamo fatto grandi passi avanti in questa guerra, ma ciò non significa che ci siamo riusciti “, ha dichiarato il Presidente siriano Bashar Assad nel corso di una lunga intervista rilasciata al media francese Paris Match.

Ha aggiunto: “Vinceremo quando metteremo fine al terrorismo che rimane ancora nelle aree settentrionali, e la cosa più pericolosa è che questo terrorismo continua a ricevere supporto dalla Turchia e dai paesi occidentali, in particolare da Turchia, Francia, Gran Bretagna e Stati Uniti. ; Ecco perché è presto per parlare della vittoria.”

“La presenza delle forze francesi in Siria è un’occupazione e una forma di terrorismo”

D’altra parte, ha descritto la presenza delle forze francesi nel territorio siriano senza l’approvazione del governo di un’occupazione e una forma di terrorismo.

“Quando le truppe francesi vengono in Siria senza l’invito del governo legittimo, si chiama occupazione, e non c’è molta differenza tra il sostegno al terrorismo e l’invio di forze militari per occupare un paese”, ha spiegato.

Nello stesso contesto, il presidente ha chiarito che “il governo francese ha inviato armi ai terroristi e al momento non abbiamo dati sul fatto che abbia smesso di farlo negli ultimi mesi o nell’ultimo anno”.

“Non vogliamo il sostegno politico o economico dalla Francia, vogliamo solo che smetta di sostenere ciò che potrebbe aumentare la sofferenza dei siriani”

“Non crediamo che ci siano buone intenzioni da parte della Francia nella lotta contro il terrorismo e ci chiediamo: perché Parigi non ha sostenuto il governo siriano quando ha combattuto il gruppo terroristico di ISIS-Daesh? e perché il governo francese combatte Daesh e allo stesso tempo sostiene al-Nousra nonostante il fatto che entrambe le organizzazioni siano terroriste?”ha affermato il leader siriano.

Ha anche chiesto alla Francia di rispettare il diritto internazionale e di interrompere il suo sostegno a tutto ciò che potrebbe causare spargimenti di sangue, omicidi e sofferenze in Siria.

“Non chiediamo nulla al governo francese; nemmeno supporto politico, economico o di sicurezza. Non ne abbiamo bisogno. Vogliamo solo che rispetti il ??diritto internazionale e smetta di sostenere tutto ciò che potrebbe aumentare gli omicidi e le sofferenze in Siria”, ha ribadito.

“Non esiste cooperazione tra la Siria e gli Stati Uniti”

Il leader siriano ha ripetuto che non esiste cooperazione tra la Siria e gli Stati Uniti. “Non puoi cooperare nella lotta al terrorismo con colui che sostiene questo flagello”, ha ricordato.

Ha aggiunto che Bush ha ucciso un milione e mezzo di iracheni sotto il falso motto della “democrazia” e Sarkozy è stato complice dell’assassinio di centinaia di migliaia di libici sotto il motto della “libertà del popolo libico”, e oggi Francia, Gran Bretagna e Stati Uniti violano il diritto internazionale con il motto di “sostenere i curdi” che fanno parte del popolo siriano e non sono un popolo indipendente.

“Non sappiamo se gli Stati Uniti abbiano ucciso al-Baghdadi o no, ma se lo hanno fatto, non è perché era un terrorista ma perché era finito il suo compito”

Sulla presunta morte del leader del Daesh e se la Siria ha dato informazioni agli americani, il presidente ha risposto: “Rido sempre quando viene posta questa domanda, perché la domanda più importante che dobbiamo porre è se Baghdadi è stato ucciso o meno. È successo davvero? ”

Ha aggiunto che “Daesh è un prodotto americano. Addestrarono Baghdadi come comportarsi nelle carceri americane in Iraq. Non sappiamo se l’hanno ucciso o no, ma se lo hanno fatto, non era perché era un terrorista ma perché aveva finito il suo ruolo, perché potevano attaccare il Daesh quando rubava petrolio dalla Siria all’Iraq e non lo faceva; e quando il Daesh attaccò l’esercito siriano a Deir Ezzor, gli americani attaccarono l’esercito siriano e non il Daesh “.

Pertanto, Al-Assad ha dichiarato: “Non collaboriamo affatto con gli americani, non puoi cooperare nella lotta al terrorismo con persone che lo sostengono”.

“Qualsiasi terrorista nelle aree controllate dalle forze siriane sarà soggetto alla legge siriana.”

In risposta a una domanda sui 400 jihadisti francesi nelle carceri delle “Forze di protezione popolare”, il presidente ha dichiarato che “ogni terrorista nelle aree controllate dallo Stato siriano si sottometterà alla legge siriana che è molto chiara riguardo al problema del terrorismo “.

“Qualsiasi terrorista nelle aree controllate dalle forze siriane sarà soggetto alla legge siriana e la legge siriana è molto chiara sul terrorismo. Saranno assicurati alla giustizia e abbiamo tribunali specializzati nel terrorismo “, ha affermato.

“Erdogan usa il ricatto contro l’Europa con il tema del rimpatrio dei terroristi nei rispettivi paesi”

Indipendentemente dal fatto che il governo siriano abbia intenzione di rimpatriare i jihadisti in Europa, come ha fatto Recep Tayyib Erdogan, il presidente siriano ha commentato che “Erdogan usa il ricatto contro l’Europa con il tema del rimpatrio dei terroristi nei rispettivi paesi, e questa è una azione morale bassa “.

“Erdogan sta cercando di ricattare l’Europa.

Qualcuno che rispetta se stesso non parla in questo modo. Ci sono istituzioni e leggi. Il rimpatrio di terroristi o chiunque sia stato processato e condannato è soggetto ad accordi bilaterali tra Stati “, ha affermato.

Ha aggiunto che “portare qualcuno fuori di prigione sapendo che è un  terrorista e mandarlo nel suo paese per uccidere civili, questo è considerato un atto immorale”.

“Non ho mai pensato di dimettermi nemmeno nei momenti più critici della guerra”

“Non ho mai pensato di dimettermi, per la semplice ragione che questa alternativa è stata sollevata solo da funzionari occidentali. Potrei pensare a questa alternativa solo se venisse dal popolo siriano; e quando dico “il popolo siriano” intendo la maggioranza e non una minoranza terroristica, o una minoranza fabbricata politicamente da servizi di intelligence stranieri, o una minoranza di persone che hanno protestato perché il Qatar lo ha pagato per farlo “,

Ha aggiunto che la città di Damasco è rimasta circondata da terroristi per anni; a volte completamente e a volte parzialmente; i proiettili cadevano su di noi ogni giorno; ma questo era un altro motivo per restare, difendere il mio paese e non fuggire, e assumere le mie responsabilità costituzionali per difendere il mio popolo e il mio paese “.

“Il blocco ha causato la crescita di alcuni settori come l’industria farmaceutica e alcune aziende iniziano a venire dall’estero per investire in Siria”

Per quanto riguarda la ricostruzione e il piano per far uscire le persone dalla crisi tenendo conto del blocco e delle sanzioni, il presidente ha affermato che “queste sanzioni invece di indebolire alcuni settori, le hanno fatte crescere come ad esempio l’industria farmaceutica” .

“Per quanto riguarda la ricostruzione, puoi andare ad Aleppo, che è stato in gran parte distrutto dai terroristi, ogni anno puoi vedere una grande differenza, perché lo Stato e i cittadini recitano insieme nel processo di ricostruzione”.

Ha rivelato che negli ultimi sei mesi alcune società hanno cominciato a venire dall’estero per investire in Siria e ha affermato che gli investimenti stranieri continueranno a essere lenti in queste condizioni, a causa delle sanzioni, ma ci sono modi per eluderli e queste società presto verranno a investire .

“Più di un milione di siriani sono tornati nel Paese in meno di un anno”

Il presidente siriano ha affermato che “c’è un graduale ritorno dei siriani dall’estero e ha rivelato che oltre un milione è tornato nel paese in meno di un anno.

“Il processo di ritorno è accelerato, soprattutto dopo la liberazione di Damasco e della regione meridionale e dei suoi dintorni”, ha affermato.

Ha detto che parte di questo ritorno dipende dal ripristino delle infrastrutture e dal ripristino di altri servizi come l’elettricità, le scuole e gli ospedali e, sfortunatamente, questi tre settori sono i più colpiti dal blocco “.

Ha chiarito allo stesso tempo che vi è una pressione occidentale sui rifugiati per non tornare al fine di utilizzare questa questione umanitaria per raggiungere determinati obiettivi e programmi politici.
Precisando che i rifugiati sono sostenitori dello stato e non viceversa.

“La maggioranza emigrò a causa della guerra stessa e delle sue conseguenze economiche. Quindi, in termini di rimpatrio, non vi è alcun problema, queste persone ritornano senza amnistia e alcuni di quelli che ritornano sono anche avversari, ai quali non c’è processo contro di loro, perché non hanno violato la legge, ci sono persino avversari in Siria e no hanno un problema e ne parliamo costantemente ”.

“Le accuse dell’uso di armi chimiche avevano lo scopo di fermare il progresso dell’esercito siriano nelle sue battaglie contro i terroristi”

Per quanto riguarda le accuse sull’uso di armi chimiche da parte dell’esercito siriano, il presidente siriano ha affermato che “finora non ci sono prove di questo, e l’uso di tale arma avrebbe causato la morte di centinaia o migliaia di civili e questo non è successo. ”

“La ragione di queste accuse è il fatto che l’esercito siriano stava avanzando nelle sue battaglie contro i terroristi e avevano intenzione di frenare questo progresso e c’è sempre una domanda: se avanziamo perché dovremmo usare armi chimiche?”

Ha concluso che “le menzogne ??nei media occidentali e nella politica occidentale non hanno limiti in questa materia”.

https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-assad_la_guerra_in_siria_non__finita_usa_francia_gran_bretagna_e_turchia_mantengono_il_loro_appoggio_ai_terroristi/8_31939/

 

Yemen, migliaia le vittime civili per le bombe occidentali

Nel 2019, denuncia Oxfam, sono circa 20mila le vittime nello Yemen, da più di quattro anni in preda ad un conflitto regionale che dal 2015 ha ucciso oltre 100mila persone, molte delle quale morte per i raid aerei sauditi, con bombe fabbricate in Gran Bretagna, Usa, Francia, Iran e Italia

Nello Yemen muoiono ogni giorno 3 civili, in oltre un caso su tre ad uccidere una donna o un bambino sono state armi esplosive utilizzate dalla coalizione internazionale a guida saudita, che colpiscono scuole, ospedali, campi profughi. Oxfam, nel suo rapporto, denuncia che delle 100mila vittime dal 2015, 20 mila delle quali solo quest’anno, 12mila sono civili e di queste 8mila, il 67%, causate da attacchi della coalizione saudita. L’organizzazione elenca gli orrori di questo conflitto che, alimentato dall’export mondiale di armi, sta cancellando un intero Paese.

In Yemen anche il futuro è ormai in pericolo

Le cifre si commentano da sole: 11milioni sono i bambini che non hanno nulla da mangiare, né accesso all’acqua potabile, che ogni giorno rischiano, anche giocando, di saltare su una delle tante mine sparse nelle zone abitate, e poi ancora donne e bambine sottoposte a matrimoni precoci, tratta, prostituzione. In questo paese è ormai ipotecato anche il futuro, per decine di anni, per generazioni, sarà in ginocchio. E’ poi la Croce Rossa a segnalare un nuovo focolaio di dengue nel Paese. A Hodeidah, tra la fine di ottobre e l’inizio di novembre, 50 persone sono morte per dengue e malaria, malattie endemiche nel Paese che, a causa dei problemi sanitari, idrici e igienici, si stanno diffondendo in modo sempre più aggressivo.

Armi italiane nel conflitto, si chiede lo stop definitivo alla vendita

La foto scattata da Oxfam è tristemente veritiera, dice Francesco Vignarca , coordinatore della Rete Italiana per il Disarmo, che conferma le cifre del rapporto e che le armi italiane sono tra quelle utilizzate nel conflitto yemenita. “L’Italia si deve assumere le sue responsabilità”, aggiunge quindi Vignarca, che spiega come Italia, Gran Bretagna e Belgio abbiano messo in atto una forma di sospensione delle vendite di armi, “sicuramente un segno positivo che però non basta poiché la sospensione della vendita è solo verso Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti, solo per alcune tipologie di armamenti e per un periodo di tempo limitato”. “Quello che occorre – è la richiesta – è uno stop definitivo e completo che riguardi tutti i Paesi della coalizione saudita e tutti i sistemi di arma”. Vignarca sottolinea poi l’importanza delle parole del Papa durante il viaggio di ritorno dal Giappone e dalla Tailandia, quando ha denunciato “l’ipocrisia armamentista del parlare di pace, del di civiltà e poi invece vendere le armi o creare la sicurezza con eserciti sempre più forti e con le armi nucleari”.

Francesca Sabatinelli – Città del Vaticano

28 novembre 2019

Ascolta l’intervista a Francesco Vignarca

 

https://www.vaticannews.va/it/mondo/news/2019-11/oxfam-yemen-vittime-civili-bombe.html

 

Difesa annuncia “Fase 2” acquisto caccia F-35: 3,5 mld bruciati per caccia d’attacco

L’annuncio del Ministro della Difesa Guerini alle Commissioni parlamentari di passaggio alla ‘Fase 2’ nel programma di acquisizione degli F-35 è gravissimo: la Campagna “Taglia le ali alle armi” esprime tutta la propria contrarietà rispetto alla decisione presa.

A pochi giorni dal voto alla Camera sulle Mozioni relative al Programma Joint Strike Fighter il Ministro Guerini ha annunciato oggi alle Commissioni Difesa di Camera e Senato la decisione del Governo di confermare al JPO del Programma F35 negli Stati Uniti l’intenzione dell’Italia di partecipare alla “Fase 2” pluriennale del caccia F-35.
Un impegno che comporterà nei prossimi anni l’acquisto di 27 caccia (oltre 3,5 miliardi di euro di spesa previsti, con un costo medio per aereo di 130 milioni) nonostante gli stessi Stati Uniti abbiano rimandato di un anno la conferma definitiva della fase di produzione“full-rate”.

Una decisione che appare come una presa in giro sia per gli italiani, considerata l’attuale congiuntura economica problematica, sia per lo stesso Parlamento che aveva chiesto con il voto alla Camera di valutare le nuovi fasi del programma. Cosa ovviamente impossibile in soli dieci giorni: si rende dunque evidente che la decisione di sprecare fondi per un caccia con capacità nucleare era già stata presa dal Governo Conte prima ancora del dibattito parlamentare. Una decisione “più veloce” dello stesso aereo (e soprattutto del percorso lungo, accidentato e pieno di problemi di realizzazione del programma JSF):

Sembra quasi che il Governo più che dare ascolto e seguito alla Mozione di Maggioranza proposta e votata dal Movimento 5 Stelle, dal Partito Democratico, da Italia Viva e da Liberi e Uguali abbia voluto soddisfare le richieste di Lega e Fratelli d’Italia, che domandavano un impegno immediato e completo a favore dei cacciabombardieri.

La campagna “Taglia le ali alle armi” (promossa da Sbilanciamoci, Rete della Pace e  rete Italiana per il Disarmo) rinnova la propria condanna per questa decisione grave – e con ogni probabilità difficilmente cancellabile, anche se chiederemo la massima trasparenza sui dettagli contrattuali – che porta l’Italia a bruciare ancora miliardi per un programma di armamento pieno di problemi e dalla chiara vocazione offensiva. Al posto di concentrare risorse per il rilancio dell’economia, del lavoro, della protezione dell’ambiente.

Campagna #StopF35! Ultima possibilità!

Roma, 28 novembre 2019

 

Neurodiversità, cinema e soprattutto supereroi (senza superpoteri)

Superando.it

«Neurodiversità, tanto cinema, ma soprattutto supereroi: l’idea è nata guardando i bozzetti realizzati dagli studenti del Liceo Orioli di Viterbo, ispirati ai fumetti Marvel e DC Comics, proprio quando Greta Thunberg diceva che “la sindrome di Asperger è un superpotere”. Per questo l’esposizione di quelle opere sarà abbinata ai cortometraggi del Festival»: viene presentato così l’evento del 30 novembre a Viterbo, promosso dall’ASFF (Asperger Film Festival), primo festival cinematografico al mondo realizzato con la partecipazione di persone che si riconoscono nella condizione autistica
(continua…)

Insegnamenti straordinari, come quelli del baseball per ciechi
Insegnanti che hanno trasmesso conoscenze consuete in modo insolito, o anche conoscenze semplici ma in modi alternativi, studiando e magari dovendosi inventare sistemi divenuti una vera scuola di vita: sono i protagonisti del libro “Insegnamenti straordinari”, che verrà presentato domani, 29 novembre, a Milano, e che contiene anche un capitolo dedicato alla nascita e alla crescita nel nostro Paese del baseball per ciechi, «disciplina straordinaria – come sottolineano dal Gruppo Sportivo Dilettantistico Non Vedenti di Milano – anche se per chi ci guarda da fuori spesso pare ancora un mistero»
(continua…)

Pari opportunità e accessibilità ai servizi sulla rete dei carburanti
La rimozione di ogni ostacolo o barriera ai servizi offerti e in particolare l’assistenza agli automobilisti con disabilità anche presso le colonnine di distribuzione carburante adibite al self-service, consentendo in tal modo la pari opportunità nel fruire delle condizioni agevolate previste per tale modalità di rifornimento: lo prevede un protocollo d’intesa che verrà sottoscritto il 3 dicembre a Roma, nella Giornata Internazionale delle Persone con Disabilità, tra la FAIP (Federazione Associazioni Italiane Paratetraplegici), l’Unione Petrolifera e varie Associazioni di categoria
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Disability manager: un protocollo molto utile per tutta la Regione Puglia
Qualche giorno fa Bernardo Lodispoto, presidente della Provincia BAT (Barletta-Andria-Trani), ha sottoscritto un protocollo con la SIDIMA (Società Italiana Disability Manager), finalizzato ad «iniziative di collaborazione tese alla tutela delle persone con disabilità permanente o temporanea, per favorire, tra l’altro, l’accessibilità universale, la mobilità, la libertà di espressione e opinione e l’accesso all’informazione». Secondo Rodolfo Dalla Mora, presidente della SIDIMA, «l’accordo darà vita a un meccanismo virtuoso che avrà sicuramente una ricaduta positiva per tutta la Regione Puglia»
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Tra discriminazioni e violenze di genere
«Non basta riconoscere che le donne con disabilità sono esposte a svariate forme di violenza, servono azioni e servizi di prevenzione e contrasto che tengano in considerazione la loro maggiore discriminazione. Con questo incontro vogliamo far riflettere sulla violenza di genere quando è collegata al mondo della disabilità, e far riflettere gli operatori, gli educatori e tutti gli interessati sulle buone prassi già applicabili e su quanto ancora c’è da fare»: lo dicono i promotori del seminario “Donne disabili tra discriminazioni e violenze di genere”, organizzato per il 2 dicembre a Bologna
(continua…)

L’Arte nel Cuore porta in scena il teatro di Scarpetta
«Dove c’è talento non esistono barriere»: è questo uno dei messaggi chiave diffusi dall’Accademia L’Arte nel Cuore di Roma, progetto di formazione artistica integrata voluto nel 2005 da Daniela Alleruzzo, che da sogno si è via via trasformato in una bella realtà, coinvolgendo insieme tante persone con e senza disabilità. La nuova realizzazione è la rappresentazione della divertente commedia di Eduardo Scarpetta “’O Scarfalietto”, protagonista di un vero e proprio tour, con le prossime date in programma per il 29 novembre a Padova e per il 4 dicembre a Roma
(continua…)

Dare voce e mezzi alle persone con disabilità del mondo
Dare voce e mezzi alle persone con disabilità del mondo, con un’attenzione particolare ad alcuni Paesi in via di sviluppo e alla discriminazione vissuta dalle donne con disabilità: è sostanzialmente questo l’obiettivo di “Bridging the Gap II – Inclusive policies and services for equal rights of persons with disabilities” (“Colmare il divario – Politiche e servizi inclusivi per i pari diritti delle persone con disabilità”), progetto della Commissione Europea che ha recentemente vissuto a Roma il proprio evento annuale, durante il quale si è detto più volte: «Nessuno deve rimanere indietro»
(continua…)

Vi auguriamo una buona lettura!

Un cordiale saluto

La redazione di Superando.it

Superando.it è un servizio di informazione sulla disabilità promosso dalla FISH – Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap e gestito da Agenzia E.Net s.c.a.r.l.

 

Un grido mondiale per il clima

Oggi, 28 novembre, l’Ue ha trovato il coraggio di approvare almeno la Dichiarazione di emergenza climatica e ambientale. “Sarà che cominciano a sentire il nostro fiato sul collo?”, scrivono quelli di Fridays for future Italia che domani saranno per la quarta volta nelle piazze di 157 paesi e in oltre cento città italiane, con azioni dirette, cortei e sit-it. “I leader mondiali ci hanno tradito di nuovo. Vi avevamo avvisato. Ci vediamo il 29 novembre. #ComeOsate”.

Ecco l’elenco delle città italiane, qui la mappa in continuo aggiornamento, qua infine l’evento facebook 4º Global Strike For Future.

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Acireale / Delle Aci • Piazza Duomo

Agrigento • 4°Global Climate Strike

Agropoli • Liceo Alfonso Gatto

Alberobello • 4° GlobalClimateStrike

Alessandria • Piazzetta della Lega

Alzano Lombardo (BG) • LSS “Edoardo Amaldi”

Ancona • 4°Global Climate Strike

Aosta • Piazza Narbonne

Asti • Piazza San Secondo

Avellino • 4°Global Climate Strike

Aversa • Piazza Municipio

Avigliana / Val Susa • 4°Global Climate Strike

Bari • 4°Global Climate Strike

Battipaglia • 4° GlobalClimateStrike [6 DIC]

Bellinzona • Largo Elvezia

Belluno • Piazza dei Martiri

Benevento • Piazza Risorgimento

Bergamo • Piazzale Marconi

Bergamo • I.S. “Bortolo Belotti”

Bergamo • LLS “Giovanni Falcone”

Bitonto • Piazza Cavour

Bologna • Piazza XX Settembre

Bolzano / South Tyrol • Piazza Verdi

Brescia • Piazza della Vittoria

Brindisi • Piazzale della Stazione

Busto Arsizio • Piazza San Giovanni

Cagliari • Piazza Garibaldi

Caltanissetta • Piazza Grazia

Campobasso • Piazza San Francesco

Carpi • Via Peruzzi

Carrara • Piazza Menconi

Caserta • Stazione

Castelfranco Emilia • 4° GlobalClimateStrike

Castelfranco Veneto • Centro Bordignon

Catania • Piazza Roma

Catanzaro • 4° Global Climate Strike

Cesena • via Piersanti Mattarella

Chieri • 4°GlobalClimateStrike c/o Torino

Chioggia • via Palmiro Togliatti

Civitanova Marche • 4° GlobalClimateStrike c/o Ancona

Civitavecchia • Piazzale Frati Cappucini

Collegno / Grugliasco • 4° Global Climate Strike

Cosenza • Piazza Kennedy

Como • Palazzo Cernezzi

Crema • Piazza Duomo

Cremona • Autostazione

Dolo / Riviera del Brenta • 4° Global Climate Strike

Fabriano • 4°GlobalClimateStrike c/o Ancona

Faenza • Parco Ugonia, Brisighella

Fano • 4°GlobalClimateStrike

Ferrara • Piazza del Municipio

Firenze • Piazza della Repubblica

Fiumicino • Darsena

Foggia • Piazza Italia

Forlì • Piazzale Atleti Azzuri d’Italia

Forlimpopoli • 4°GlobalClimateStrike

Gangi (PA) / Madonie • Comune

Genova • Sala Quadrivium

Grosseto • Piazza Etrusco Benci

Imola • Scuole -> Piazza Matteotti

Jesi • 4°GlobalClimateStrike c/o FFF Ancona

Lanciano • Piazzale Petrosa

La Spezia • 4° GlobalClimateStrike!

Lecce • Porta Napoli

Lecco • 4° GlobalClimateStrike

Legnago (VR) • 4°GlobalClimateStrike

Livorno • Piazza Cavour

Lodi • Piazza Castello

Lucca • Piazza San Michele

Luino • Centro Città

Macerata • 4°GlobalClimateStrike c/o Ancona

Manfredonia (FG) • via Barletta

Mantova • Piazza dei Mille

Martina Franca • Piazza Vittorio Veneto

Matera • Piazza Matteotti

Mazara del Vallo • 4°GlobalClimateStrike

Messina • Piazza Antonello

Mestre • Liceo Stefanini

Milano • Largo Cairoli

Modena • 4° GlobalClimateStrike!

Mogliano Veneto • Municipio

Monopoli • 4°GlobalClimateStrike

Monterosso Almo • IC Capuana

Monza • Piazza Trento e Trieste

Morbegno / Valtellina • Piazza S. Antonio

Napoli • Piazza Garibaldi

Novara • Piazza Cavour

Olbia • 4° GlobalClimateStrike

Oristano • Piazza Roma

Padova • Stazione

Palermo • Piazza Castelnuovo

Parma • Barriera Bixio

Perugia • Piazza Italia

Pavia • 4°GlobalClimateStrike

Pesaro • 4° GlobalClimateStrike c/o Ancona

Pescara • Piazza dell’Unione

Piacenza • Liceo Respighi

Pinerolo • 4°GlobalClimateStrike

Pisa • Piazza XX settembre

Pomigliano d’Arco • Stazione

Pordenone • Piazzetta Cavour

Prato • Piazza del Comune

Ravenna • Piazza Anita Garibaldi

Reggio Emilia • Parco Cervi

Rimini • Arco d’Augusto

Rivoli (TO) • 4° GlobalClimateStrike c/o Torino

Roma • Piazza della Repubblica

Salerno • 4°GlobalClimateStrikeSalsomaggiore – Piazza Berzieri

Saluzzo (CN) • gruppo locale FFF

San Donà di Piave – Centro Studi

San Marino • Piazza della Libertà

Sassari • Piazza Castello

Savona • Piazza Garibaldi

Settimo Torinese • 4°GlobalClimateStrike

Schio / Alto Vicentino • 4°GlobalClimateStrike

Senigallia  – 4° GlobalClimateStrike c/o Ancona

Siena • Via Pianigiani

Siracusa • Piazzale Marconi

Taranto • Arsenale Via di Palma

Tempio Pausania • 4° Global Climate Strike

Termoli • 4°GlobalClimateStrike

Torino • 4°GlobalClimateStrike

Torino Liceo Cavour • 4°GlobalClimateStrike c/o Torino

Trento • Via Giuseppe Verdi

Treviso • 4°GlobalClimateStrike

Trieste • 4°GlobalClimateStrike!

Trino – gruppo locale P4F

Udine • XX Settembre

Urbino • 4°GlobalClimateStrike c/o Ancona

Valdango • I.I.S. “G.G. Trissino”

Varese • Piazza Montegrappa

Venezia • 4°GlobalClimateStrike

Verona • Piazza Brà

Viareggio / Versilia • 4°GlobalClimateStrike c/o Lucca

Vicenza • Piazzale della Stazione

Vigevano • Piazza Ducale

Vimercate • Omnicomprensivo

Vittorio Veneto • 4° GlobalClimateStrike c/o…

 

R.C.28 Novembre 2019
Foto di Fridays for future Venezia

Un grido mondiale per il clima

 

Migranti, si riapre ai migranti reddito di cittadinanza e accesso a mense scolastiche e alloggi

“Le politiche della destra reazionaria che hanno tentato di sperimentare in diverse parti del nostro paese operazioni di esclusione a danno delle persone di origine straniera si devono arrendere e ripristinare il diritto alla casa e non solo.” Read More “Migranti, si riapre ai migranti reddito di cittadinanza e accesso a mense scolastiche e alloggi”

Paolo Maddalena: “Il pensiero neoliberista ha ormai oltrepassato il segno”

Esprimiamo il nostro sincero apprezzamento per il discorso con il quale la Presidente della Commissione europea Ursula Von der Leyen ha esposto il programma dell’UE per il prossimo quinquennio.
Ella ha posto in prima piano la soluzione del problema climatico, prospettando una drastica diminuzione del CO2 entro il 2050.
Si è inoltre occupata della digitalizzazione in campo economico e del problema dei migranti, da risolvere in modo unitario da parte dell’Europa.
Per quanto riguarda la vita di ogni giorno sono oggi emerse dalla stampa fosche previsioni nei confronti dei cittadini debitori.
Gia conosciamo da molto tempo le richieste dei manovratori dell’Ilva riguardanti l’immunità penale, ovviamente a tutto discapito dei lavoratori e dei cittadini indifesi.
A livello europeo si parla di immunità nei confronti degli operatori del Mes in relazione al recupero delle somme prestate agli Stati economicamente in difficoltà.
Ieri abbiamo visto che, per il recupero dei crediti erariali, si prevede un pignoramento dei conti correnti con la possibilità che il fisco prelevi, senza alcun intervento della magistratura, le somme dovute dai cittadini debitori.
Oggi si apprende che il Consiglio europeo ha deciso, a favore delle banche, di adottare una procedura extragiudiziale per la vendita di beni reali pignorati.
Intanto nei confronti dei cittadini abbienti (Aspi-Atlantia-Benetton) ancora ci si attarda nella formulazione di una procedura che dovrebbe portare alla revoca delle concessioni autostradali.
Eppure non è dubbio che al riguardo è applicabile l’articolo 1453 del Codice civile, che prevede la risoluzione del contratto per inadempimento di una delle parti, oltre al risarcimento del danno.

È tanto difficile far valere questa norma nei confronti dei Benetton?
Quello che preoccupa, è che il pensiero neoliberista ha oltrepassato il segno.

Mentre si proteggono ancora, in strani modi, la finanza e le multinazionali, si sottrae al cittadino comune quella, che secondo Piero Calamandrei, è la forza maggiore che questi possiede: ricorrere alla “coscienza del giudice”.
Togliere questa possibilità di difesa, dando luogo a immunità e procedure extragiudiziali è una gravissima violazione dei principi fondamentali della nostra Costituzione, e in particolare dell’articolo 27 e di tutte le norme che riguardano il titolo quarto della parte seconda dedicato alla magistratura.
Senza che il popolo se ne accorga, e mentre i mezzi di comunicazione sviano il pensiero di ognuno su cose diverse, procede senza sosta la corsa per sottoporre a schiavitù tutti i cittadini.
Questi devono rendersi conto di quanto sta avvenendo, unire le loro forze residue e combattere con un serio programma contro il sistema economico predatorio neoliberista, eradicando le sue radici che sembrano molto ramificate nell’intero sistema sociale.

di Paolo Maddalena (Professor Paolo Maddalena. Vice Presidente Emerito della Corte Costituzionale e Presidente dell’associazione “Attuare la Costituzione”)

https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-paolo_maddalena_il_pensiero_neoliberista_ha_ormai_oltrepassato_il_segno/82_31929/

 

 

Hong Kong e i lupi. La risposta di Pino Cabras a Quartapelle

Ieri la collega deputata Lia Quartapelle Procopio, capogruppo PD in commissione esteri, in un’intervista su “La Stampa” sui fatti di Hong Kong mi ha definito «il capo della linea di non ingerenza». Lei la posizione dei M5S la vede così: «Ho avuto l’impressione che per loro sia difficile ammettere o capire la posta in gioco». Quartapelle vuole mettere davanti al governo di Pechino, a mani nude, «dei paletti invalicabili». Perché ritiene che la politica estera si faccia «imponendo i propri principi».

Così parlerebbe, suppongo, un capo della linea dell’ingerenza.

Ma immagino che Lia non voglia questo titolo, perché anche lei avrà notato come negli ultimi 16 anni, dall’Iraq in poi, in decine di casi, gli «esportatori di democrazia» abbiano esportato soprattutto caos, grandi conflitti, guerriglie urbane e drammatici peggioramenti dei diritti umani. L’Occidente – o almeno la sua versione più incauta che vorrebbe insegnare a vivere agli altri popoli – è diventato una macchina freudiana della “coazione a ripetere”: in parole povere è incorreggibile e si mette sempre negli stessi guai. Magari a Hong Kong è diverso, stavolta, e perciò Quartapelle insiste perché si voti la mozione di condanna delle autorità cinesi presentata dal collega dell’opposizione Maurizio Lupi. Magari siamo in una stagione mondiale in cui presso tante piazze in contemporanea si confrontano con durezza idee diverse di Stato. L’ho già ricordato: sta avvenendo a Hong Kong come a Santiago, a Bogotà come a Barcellona, a Teheran come a Baghdad, a Beirut come a Caracas, al Cairo come a La Paz. E ce ne sono altre ancora. Tipo Gaza, dove cadono bombe sui bambini, senza che se ne parli troppo.

In Cile decine di giovani manifestanti sono stati accecati con i proiettili di gomma della polizia, in Bolivia e Colombia decine di morti, idem in Iran e in Iraq, il Libano una polveriera, i selciati francesi lasciano ogni sabato diversi “gilet jaunes” a rantolare, pronti a ingrossare le fila dell’associazione dei mutilati. Ne avete sentito parlare? Ovunque vediamo situazioni controverse, in cui si affiancano manifestazioni pacifiche, atti sediziosi, tumulti e cicli di repressione delle autorità.
Abbiamo visto pochi sopraccigli sollevarsi quando il presidente francese Emmanuel Macron annunciava una dura repressione di chi protestava con l’uso della violenza. Quando invece il presidente cinese Xi Jinping, quasi in fotocopia, invita la magistratura di Hong Kong a punire “coloro che hanno commesso violenti crimini”, secondo la mozione Lupi si tratta nientemeno che di «una specie di “licenza di uccidere”» nonché del «“preludio per un massacro” dalle parole di un giovane cinese studente». Dovremmo dunque farci buttare senza indugio da Lupi nel tritacarne delle polemiche hongkonghesi, facendoci trascinare dalle aspettative pessimistiche espresse da persone coinvolte nella controversia politica locale, prendendole come oro colato. L’ipotesi che ci siano anche ingerenze forestiere che contaminino la lotta politica in loco viene liquidata come «senza prove evidenti», anche se poi si citano gli interventi di numerosi parlamentari britannici che sollecitano gli Stati del Commonwealth a concedere la doppia cittadinanza ai sette milioni di residenti di Hong Kong (l’equivalente di una bomba atomica da scagliare sulle relazioni diplomatiche).
Ecco, la non ingerenza, in un simile quadro, è per lo meno un atto di elementare prudenza, di capacità di non farsi imporre l’agenda da nessuno, di non far strumentalizzare il Parlamento di un paese come l’Italia nell’indirizzare l’evoluzione costituzionale di un paese straniero, o addirittura nella ricerca di un “regime change”.
La rappresentante del PD insiste sullo schema Lupi e chi non lo firma sarebbe solo uno che si mette dalla parte del più forte. Noi crediamo invece che dovremo sì esprimere una posizione italiana su questa vicenda, ma che non ci dovremo far torcere il braccio da nessuno né farci imporre interpretazioni preconfezionate.

Mesi fa un coro si levava affinché l’Italia riconoscesse come unico presidente del Venezuela Juan Guaidó, un politico oggi già ampiamente screditato. Sono orgoglioso di aver perorato e vinto la linea della «non interferenza»: ci saremmo ritrovati in un vicolo cieco diplomatico. Facevamo bene a invocare meccanismi di mediazione, approvati dall’ONU in ossequio all’ordinamento internazionale, con l’obiettivo di una via pacifica e democratica alla crisi. Se avessimo sostenuto le forzature istituzionali per il “regime change” avremmo rischiato di facilitare la guerra nelle case dei venezuelani. Tra muoversi purchessia e muoversi con un potente “calm down” preferiamo la seconda. Ce lo dicono tante cose: l’esperienza internazionale di questi anni, il ruolo dell’Italia, la corretta valutazione degli interessi in campo, la consapevolezza delle ingerenze che tirano la giacca alle priorità dei media, tra megafoni su Hong Kong e silenziatori sulla Bolivia e il Cile.

Sul caso di Hong Kong, la proposta è semplice. La mozione Lupi va riscritta da cima a fondo nelle premesse. Per quanto riguarda gli impegni, niente fughe in avanti sui media, non serve a nulla. Discutiamone in modo più equilibrato, come è successo altre volte, senza pistole alla tempia. Il diritto internazionale è già fonte di ispirazione formidabile per guardare a quel che sta accadendo nelle piazze di mezzo pianeta, per valutare e appoggiare i diritti di espressione, per tener conto della delicatezza della «non interferenza» dove migliora le relazioni internazionali. Noi ci siamo, dalla parte della libertà e della pace. Dovremo lanciare una nuova stagione dei diritti umani nel mondo. In questo l’Italia ha una fantastica tradizione: penso ai convegni degli anni cinquanta in cui il sindaco di Firenze, La Pira, in piena Guerra Fredda, invitava i sindaci di città dell’Est, dell’Ovest, del Sud del mondo e anticipava i tempi della fine del colonialismo.

L’angolo visuale dell’umanità, non quello della CNN.

di Pino Cabras

https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-hong_kong_e_i_lupi_la_risposta_di_pino_cabras_a_quartapelle/82_31930/

 

Dopo Telesur anche RT viene chiusa dal regime golpista in Bolivia

Cotas, il principale operatore privato in Bolivia di tv via cavo, ha comunicato all’emittente russa RT in spagnolo che il suo segnale sarà sospeso a partire da lunedì 2 dicembre. Lo riferisce oggi RT. La decisione “è stata adottata da autorità superiori” ha dichiarato una fonte allo Sputnik.

RT subisce la stessa censura avuta una settimana fa da Telesur, a cui pure la compagnia statale Entel ha comunicato la sospensione delle trasmissioni nel territorio boliviano. Intervistato dal programma ‘El Zoom’ di RT, l’ex vicepresidente boliviano Alvaro Garcia Linera ha sostenuto che il governo ‘de facto’ della presidente ad interim Jeanine Anez non tollera le voci critiche. “Se uno è minacciato come giornalista, o per le sue parole e le sue opinioni – ha sottolineato Garcia Linera – è chiaro che non hai alcun tipo di libertà o diritto garantito. E’ questa la qualità del regime che ha costituito il golpismo della (presidente autoproclamata Jeanine) Anez, e di polizia e militari che la sostengono”.

María Zajárova, portavoce del ministero degli Esteri russo, ha commentato la recente decisione dell’operatore Cotas di interrompere la trasmissione di RT in spagnolo in Bolivia dal 2 dicembre. La portavoce ha definito la misura “allarmante” e ha espresso la preoccupazione di Mosca per il peggioramento della posizione dei media russi in America Latina.
Ha inoltre ricordato come il 15 novembre la trasmissione RT sia stata sospesa in Ecuador. “In entrambi i casi, le chiusure sono state fatte senza spiegazione, e in quest’ultimo caso, senza preavviso”, ha detto Zajárova.

Il rappresentante del ministero degli Esteri russo ha dichiarato che questa misura è “una conseguenza del nuovo corso annunciato” dalle nuove autorità in Bolivia. “Ci parlano di coincidenze, ma risulta essere la conseguenza di un sistema. E la prova è che [l’hanno fatto] senza spiegazioni e senza preavviso”, ha aggiunto Zajárova.

Inoltre, la portavoce del ministero degli Esteri russo ha espresso la speranza che “questi passaggi non siano dettati dal tentativo di soffocare fonti alternative di informazione che discriminano i canali russi”. Ha anche avvertito che, altrimenti, la Russia sarà costretta a “prendere in considerazione azioni come lo spostamento della Bolivia e dell’Ecuador dall’osservanza degli obblighi internazionali per garantire il libero accesso alle informazioni e la libertà di espressione”.

“È inaccettabile che i media diventino ostaggi di una situazione politica instabile, i loro diritti devono essere garantiti indipendentemente dal modo in cui coprono gli eventi politici nazionali. Chiediamo la risposta delle pertinenti organizzazioni internazionali e ONG per i diritti umani”, ha concluso Zajárova

https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-le_censure_che_non_fanno_notizia_dopo_telesur_anche_rt_viene_chiusa_dal_regime_golpista_in_bolivia/5694_31933/

 

Parma “città della cultura” chiude occhi, orecchie e acceca i macachi.

Tutti gli organismi di valutazione etica e scientifica […] hanno confermato che […] la sperimentazione animale è indispensabile, e hanno convenuto che i macachi sono l’unica specie utilizzabile”.

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