Brasile, Lula libero!

Lula: “Non hanno imprigionato un uomo, hanno imprigionato un’idea e un’idea non muore”

Lula: Non hanno imprigionato un uomo, hanno imprigionato un'idea e un'idea non muore

“Cari compagni, non riesco ad esprimere cosa significhi essere qui con voi”, queste le prime parole pronunciate dall’ex presidente brasiliano Lula ai militanti del PT accorsi a salutare la sua scarcerazione dopo 580 giorni di prigionia senza alcuna prova.

“Siete il cibo della democrazia di cui avevo bisogno per resistere alla malvagità”, ha poi aggiunto promettendo che continuerà a “lottare per il popolo brasiliano”.

Nonostante il tono festoso, durante il suo discorso, l’ex presidente ha criticato il ministro della Giustizia, Sergio Moro, responsabile della sua condanna, la Polizia Federale e la Procura che, secondo lui, hanno lavorato per criminalizzare la sinistra e il PT. “Non hanno arrestato un uomo, hanno voluto uccidere un’idea”.

“Io, che durante tutta la vita ho parlato con il popolo brasiliano, non pensavo che sarei stato con uomini e donne che, per 580 giorni, sono rimasti qui (…) indipendentemente da pioggia, caldo o freddo”.

Dopo aver salutato coloro che lo hanno accompagnato, tra cui il presidente del PT, Gleisi Hoffmann, e l’ex candidato alla presidenza Fernando Haddad, i suoi avvocati, tra gli altri; l’ex capo di Stato ha affermato che “non hanno imprigionato un uomo, hanno imprigionato un’idea e un’idea non muore”.

“Non ho modo di ripagarvi e sarò eternamente grato e fedele alla vostra lotta…

 

Grazie mille per aver ottenuto ‘Lula Livre’ che avete urlato per 580 giorni”, ha esclamato.

 

Fonte: RT – teleSUR – Granma

Filippine, accordato l’asilo all’ex concorrente iraniana di Miss Intercontinental

Filippine, accordato l’asilo all’ex concorrente iraniana di Miss Intercontinental

Posted: 09 Nov 2019 12:26 AM PST

L’incubo per Bahareh Zarebahari, la richiedente asilo iraniana trattenuta per oltre tre settimane nell’area transiti dell’aeroporto di Manila, la capitale delle Filippine, pare cessato. Il 6 novembre il dipartimento della Giustizia filippino ha reso noto di aver accolto la richiesta di asilo della ragazza, residente nello stato asiatico da cinque anni e rappresentante per l’Iran […]

Riccardo Noury

Lula è libero!

Posted: 08 Nov 2019 02:21 PM PST

Lula appena liberatoLula liberato. Il Presidente dei poveri, degli ultimi, dei reietti, di chi poteva sognare un riscatto da una vita di miseria, può tornare finalmente a casa.

Redazione Italia

Contro il divieto di volo, organizzare l’assalto al cielo

Posted: 08 Nov 2019 12:46 PM PST

Dare “l’assalto al cielo”, come si diceva ai bei tempi in cui la rivoluzione sembrava a portata di mano anche nei paesi capitalisti, richiede indubbiamente preparazione e un certo livello di abnegazione. Nell’epoca del post-tutto e della società disciplinare, più arduo ancora sembra però conquistare una meta ben più modesta: prendere un aereo per raggiungere […]

Geraldina Colotti

Che succede in Bolivia?

Posted: 08 Nov 2019 10:51 AM PST

La Bolivia sta attraversando una crisi politica, dove il governo denuncia il colpo di Stato e l’opposizione denuncia la frode elettorale. Il trionfo di Evo Morales al primo turno con un margine risicato ha dato luogo a massicce proteste dell’opposizione e contro-marce del partito al potere, con scontri per le strade di diverse città del […]

Sin Permiso

Nicola Perrone (Dire): I giornalisti devono stare dalla parte dei più deboli e indifesi

Posted: 08 Nov 2019 09:27 AM PST

Nicola Perrone è dalla fine del 2011 direttore dell’agenzia Dire, media partner di Pressenza. L’agenzia ha da poco compiuto 30 anni di vita. Gli abbiamo fatto qualche domanda sul mondo dell’informazione oggi. Direttore, come procede la vita di un’agenzia stampa in questo mondo così pervaso da notizie “false e tendenziose” come si diceva una volta? […]

Olivier Turquet

Trenta

Posted: 08 Nov 2019 09:09 AM PST

Non ce la faceva più. Troppo caldo e ogni speranza di rimonta ormai vana. Prese il pallone e corse in cortile. L’unica soluzione che trovò fu quella di salire sul muretto: era sicuro di riuscirci. Bastava saltare e incornare la palla in rete, Burgnich non ci sarebbe mai arrivato. Dopo il gol tutto sarebbe stato […]

Paolo D’Aprile

ll Medicare-for-All di Warren: specifico ma troppo “socialista”?

Posted: 08 Nov 2019 08:50 AM PST

“Lo sta inventando tutto. È impossibile”. Questa la reazione di Joe Biden mentre commentava in un’intervista alla Pbs (Public Broadcasting Service) il piano di Medicare-for-All di Elizabeth Warren, la quale ha recentemente lanciato il programma in tutti i suoi dettagli. L’ex vicepresidente e altri candidati alla nomination del Partito Democratico avevano aspramente criticato la Warren […]

Domenico Maceri

La visita di Nariko, una Hibakusha, alla barca di “Mediterraneo Mare di Pace”

Posted: 08 Nov 2019 08:28 AM PST

Continuiamo a pubblicare i diari che arrivano dalla Bamboo, la barca della Marcia Mondiale per la Pace e la Nonviolenza che porta avanti la sua traversata per dichiarare il Mediterraneo Mare di Pace. 3 novembre – Inma è travolgente. Ha un sacco di anni di militanza pacifista alle spalle ed è arrivata sulla Bamboo carica […]

Marcia Mondiale per la Pace e la Nonviolenza

La radicalità come strategia retorica delle destre. La finestra di Overton

Posted: 08 Nov 2019 07:08 AM PST

Qualcuno si stia svegliando dal torpore, dopo aver passato decenni a sottovalutare le destre, ripetendo il mantra che si tratti di quattro cretini, o comunque di comportamenti minoritari. Dicono che hanno vissuto gli anni’70, poi gli “anni di piombo” e che il pericolo in fondo è già scampato. Se oggi sentiamo il bisogno di mettere […]

Tobia Savoca

Argentina, Alberto Fernández ha definito illegale la detenzione di Milagro Sala

Posted: 08 Nov 2019 06:25 AM PST

In un incontro con l’ex presidente dell’Ecuador Rafael Correa il neo eletto presidente dell’Argentina Alberto Fernández ha definito “illegale” la detenzione di Milagro Sala, leader dell’associazione di quartiere di Jujuy Tupac Amaru. “C’è un caso, quello di Milagro Sala, che appena è iniziato il Governo Macri è stata arrestata a Jujuy. Milagro a me mi ha […]

Redazione Italia

9 Novembre prima giornata di mobilitazione contro tutti i muri

Posted: 08 Nov 2019 06:04 AM PST

Flash Mob, manifestazioni, dibattiti, conferenze e incontri … centinaia di iniziative in tutta Italia per la Prima Giornata di mobilitazione contro tutti i muri 30 anni fa cadeva il muro di Berlino 9 novembre 2019 Prima Giornata nazionale di mobilitazione contro tutti i muri   ELENCO* DELLE INIZIATIVE vedi anche l’elenco delle adesioni Aiello del Friuli […]

Redazione Italia

Fratelli e sorelle della Bolivia, che ci sia pace!

Posted: 08 Nov 2019 05:11 AM PST

Dichiarazione sulla situazione di violenza in Bolivia Esprimiamo la nostra grande preoccupazione per i fatti che stanno accadendo in Bolivia Considerando: L’attuale spirale di violenza dilagante originata da manifestazioni incontrollate da parte  dei settori che si affrontano, i quali rispondono in modo sempre più violento da entrambe le parti; che questa cappa di violenza incontrollata che […]

Redaccion Bolivia

21 giorni di manifestazioni in Cile

Posted: 08 Nov 2019 04:10 AM PST

Quello che è iniziato con gli studenti che scavalcavano i tornelli per eludere il pagamento dell’aumentata tariffa della metropolitana è via via diventato un’enorme straripamento sociale che pretende di porre fine al modello neoliberale in Cile. La gente ne ha abbastanza di sopportare l’inclemenza, il disprezzo, il maltrattamento delle élite che tanto hanno beneficiato dei […]

Redacción Chile

L’evoluzione delle politiche rivolte alle persone con disabilità nelle Marche

Superando.it

L’evoluzione delle politiche rivolte alle persone con disabilità nelle Marche
Come si sono evolute negli ultimi anni le politiche rivolte alle persone con disabilità nelle Marche? Quanto e come si sono sviluppati gli interventi di sostegno alla domiciliarità attraverso contributi economici? E ancora, quali cambiamenti hanno apportato i fondi nazionali vincolati, quali, ad esempio, i Fondi per le Non Autosufficienze, per la Vita Indipendente, per il “Dopo di Noi”? Partirà da questi e da altri fondamentali quesiti un incontro di formazione promosso per il 12 novembre dal Gruppo Solidarietà a Moie di Maiolati Spontini (Ancona)
(continua…)

Un’agenda visiva, per facilitare la vita alle persone con autismo
Nasce da un’idea della ONLUS lombarda GAUDIO (Gruppo Autismo e Disabilità Intellettiva), sviluppata insieme a Smemoranda, la nota agenda letteraria fatta di storie, alla Cooperativa Fabula e alla Fondazione Fracta Limina. Si chiama “Blue Diary” (“Diario” o “Agenda blu”), con un esplicito riferimento al colore simbolo dell’autismo, ed è un’agenda visiva perpetua, senza scadenza, pensata appunto per le persone con disturbo dello spettro autistico, basandosi sulle conoscenze dell’approccio cognitivo-comportamentale e della CAA (Comunicazione Aumentativa Alternativa)
(continua…)

Ti sei mai chiesto se il tuo sito è accessibile alle persone con disabilità?
Oltre ad essere un imperativo morale, per molti soggetti l’accessibilità del proprio sito è un obbligo normativo, ma è anche una preziosa opportunità, perché aumenta i visitatori, migliora le performance del sito e il suo stesso posizionamento sui motori di ricerca. Per spiegare dunque come creare un sito web accessibile a tutte le persone con disabilità, Progetto Yeah! – ramo aziendale della Cooperativa Sociale Quid, specializzato nella fornitura di servizi per l’accessibilità e l’inclusione – ha promosso per il 13 novembre uno specifico incontro nei pressi di Verona
(continua…)

Cambiare vita, cambiare sguardi. Racconti sulla disabilità
La disabilità ha tanti volti e molte storie da raccontare e parecchie ne racconterà dal 14 al 17 novembre la LEDHA (Lega per i Diritti delle Persone con Disabilità), in occasione della manifestazione “BookCity Milano”, con la rassegna “Cambiare vita, cambiare sguardi. Racconti sulla disabilità”, ideata da Agostino Squeglia e Alberto Fontana, alla quale parteciperanno numerosi ospiti speciali all’interno di luoghi altrettanto speciali di Milano, facendo partire il dialogo da alcuni libri usciti in questi ultimi due anni
(continua…)

È importante la subacquea, per le persone con disabilità
Tra corsi gratuiti, esercitazioni per subacquei con disabilità e interventi di autorevoli relatori, si terrà domani, 9 novembre, a Bolzano, una nuova tappa del progetto “Il Mare, un Sorriso per tutti – Subacquea Zero Barriere”, promosso da HSA Italia, l’Associazione Nazionale Attività Subacquee e Natatorie per Disabili, con il sostegno della Fondazione Vodafone. L’evento farà parte di “SIMSI in tour”, programma voluto dalla SIMSI (Società Italiana Medicina Subacquea ed Iperbarica), per approfondire le conoscenze nel campo delle attività subacquee e delle applicazioni dell’iperbarismo
(continua…)

Nuovi strumenti di tutela per cittadini con disabilità e caregiver
«Mettere al centro dell’agenda politica e sociale i problemi che riguardano le persone con disabilità è ormai improcrastinabile. Le persone in condizione di disabilità in Italia rappresentano infatti il 7% della popolazione e pertanto i temi che li riguardano e che coinvolgono i loro caregiver sono molteplici»: così Nazaro Pagano, presidente nazionale dell’ANMIC, introduce il XIII Congresso Nazionale della propria organizzazione, intitolato “Dalla parte dei disabili. Nuovi strumenti di tutela per cittadini con disabilità e caregiver”, in programma a Roma dal 14 al 16 novembre
(continua…)

Francamente me ne infischio: ciak, matite, azione!
Sessualità, disabilità e cinema: è questo il tema della nuova edizione di “Sensuability & Comics”, concorso aperto fino al 15 gennaio a realizzatori e realizzatrici di immagini esordienti, ai quali si chiede di elaborare un’illustrazione o un fumetto inediti, in linea con il titolo e il motto dell’iniziativa, che è “Francamente me ne infischio!”, la celebre frase di “Via col Vento”. Il concorso è un tassello fondamentale del progetto “Sensuability”, nato per abbattere ogni stereotipo relativo alla sessualità e alla disabilità, proponendo nuovi linguaggi e un nuovo modo di fare cultura
(continua…)

Vi auguriamo una buona lettura!

Un cordiale saluto

La redazione di Superando.it

Superando.it è un servizio di informazione sulla disabilità promosso dalla FISH – Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap e gestito da Agenzia E.Net s.c.a.r.l.

 

Anschluss. L’annessione. L’unificazione della Germania e il futuro dell’Europa”

Dott. Vladimiro Giacché, Lei è autore del libro Anschluss. L’annessione. L’unificazione della Germania e il futuro dell’Europa edito da Diarkos: a trent’anni dal crollo del Muro di Berlino, la riunificazione tra le due parti della Germania può dirsi compiuta?

No. Sussistono tuttora marcate differenze sotto il profilo economico e sociale: basti pensare che un lavoratore dell’Est riceve uno stipendio pari a poco più dell’80 per cento di un lavoratore dell’Ovest e che la disoccupazione è tuttora superiore del 50 per cento a quella dell’Ovest, nonostante un’emigrazione che ha interessato milioni di cittadini della ex Germania Est. Molte città e paesi, soprattutto nelle aree rurali, si sono spopolati. Una ricerca dell’istituto di ricerca tedesco Ifo uscita nel luglio scorso ha reso noto che, mentre la parte occidentale della Germania ha oggi più abitanti di quanti ne abbia mai avuti, la parte orientale è tornata ad avere gli abitanti che aveva nel 1905. Queste differenze si riflettono anche in un voto molto differente da quello espresso nei Länder dell’Ovest, e che penalizza in particolare i partiti di governo.

Ancora di recente un sondaggio ha evidenziato che i cittadini dell’Est si sentono cittadini di serie B. È difficile dar loro torto. Ma soprattutto, col passare del tempo, è sempre più difficile addebitare quelle differenze a “quello che c’era prima”. Non soltanto perché dalla caduta del Muro sono ormai passati 30 anni, e perché Kohl aveva promesso “paesaggi fiorenti” all’Est in due-tre anni. Ma per un motivo più sostanziale: perché gran parte del fossato che non si chiude tra Est e Ovest è stato scavato con l’unificazione, per il modo in cui essa è stata realizzata. L’unificazione politica è del 3 ottobre 1990. Essa era stata preceduta, il primo luglio 1990, da un’unione monetaria affrettata e mal congegnata. Affrettata, perché avveniva in assenza di una convergenza economica (per questo motivo gli stessi esperti economici del governo di Bonn l’avevano sconsigliata); all’obiettivo politico di “fare presto”, di giungere quanto prima possibile all’unità politica tra le due Germanie, veniva di fatto sacrificata la possibilità di un’unione economica più equilibrata e meno traumatica per le regioni dell’Est. Ad aggravare le cose, l’unione monetaria è stata anche mal congegnata: infatti essa stabiliva un cambio alla pari tra due monete tra le quali i rapporti di cambio a fine 1989 erano regolati secondo un rapporto di 1 a 4,44 (ossia, 1 marco ovest equivaleva a 4,44 marchi dell’est). Apparentemente, si trattava di un regalo ai consumatori dell’Est. In realtà rappresentò la rovina per le imprese dell’Est, in cui prezzi conobbero automaticamente un aumento del 350 per cento circa. Il risultato fu l’immediato crollo della produzione industriale dell’Est (-35 per cento nel solo mese di luglio 1990), licenziamenti di massa e il fallimento di fatto di gran parte delle imprese della Germania Est. Queste imprese furono poi tutte privatizzate nel giro di pochi anni a prezzi irrisori, o semplicemente liquidate, da un organismo, la Treuhandanstalt, che operò in modo a dir poco discutibile. Queste vicende sono raccontate con qualche dettaglio nel mio libro, e sorprenderanno chi sia abituato ad associare la Germania all’etica degli affari e all’assenza di corruzione e di pratiche commerciali scorrette. Il risultato fu in ogni caso un processo di deindustrializzazione senza precedenti in Europa, le cui conseguenze si continuano a pagare oggi. Anche in termini politici.

Cosa ha significato per la Germania e per l’Europa intera la riunificazione dei due paesi?

L’unificazione tedesca è stata un elemento fondamentale del crollo dei regimi comunisti dell’Est europeo e quindi del ridisegno dell’assetto geopolitico in Europa rispetto all’ordine postbellico. In un certo senso, è l’evento che chiude simbolicamente il Novecento, e comunque uno spartiacque decisivo al suo interno. La stessa nascita dell’Unione Europea col trattato di Maastricht, come pure il suo allargamento a Est, sarebbero assolutamente inconcepibili senza questo evento. Lo stesso si può dire dell’espansione della Nato a Est nel continente europeo. In un certo senso, è stata la vittoria dell’Europa Occidentale e del suo sistema sociale sul suo antagonista storico, il comunismo sovietico, che si era imposto a Est. Al tempo stesso, paradossalmente, proprio questa vittoria ha alterato profondamente gli equilibri all’interno della stessa Europa Occidentale, trasformandola in qualcosa di molto diverso da quello che era in precedenza.

Quali conseguenze ha prodotto la riunificazione tedesca in Europa?

Per quanto riguarda l’Europa Occidentale, l’unificazione della Germania ha significato in primis una sostanziale alterazione dei rapporti di forza. La Germania si è ritrovata con 16 milioni di abitanti in più ed è diventata il paese europeo con la popolazione di gran lunga più numerosa. Dal punto di vista economico, ha potuto realizzare quello che non era mai riuscito alla sola Germania Ovest: assumere una centralità nel continente e riprendere l’espansione economica verso Est delle proprie imprese e dei propri capitali che si era interrotta nel 1945. In effetti, in pochissimi anni l’export della Germania Est verso gli altri paesi del Patto di Varsavia è stato pressoché interamente sostituito dall’export da parte di aziende dell’Ovest. Ma – cosa ancora più importante – la Germania ha potuto acquisire all’Est non soltanto clienti, ma anche subfornitori per i suoi prodotti. Questa riconfigurazione delle filiere produttive nell’Europa Centro-Orientale attorno alla Germania ha dato senz’altro un contributo significativo ai successi della Germania come paese esportatore, ma ha anche spostato verso Est il baricentro economico e della produzione manifatturiera in Europa. Questo ha tra l’altro accresciuto le difficoltà dell’Italia, da sempre subfornitore privilegiato della Germania. Dal punto di vista geopolitico, l’alterazione dei rapporti di forza in Europa, in particolare rispetto alla Francia, ha indotto quest’ultima a tentare di “ingabbiare” la Germania attraverso la moneta unica europea. Questa operazione ha condotto al trattato di Maastricht, in cui però la Germania ha ottenuto che le regole della banca centrale europea fossero esemplificate su quelle della Bundesbank. Il risultato è stato il contrario di quanto i francesi si ripromettevano dall’operazione: anziché una “Germania europeizzata”, un’“Europa germanizzata”, ossia un’Europa egemonizzata dal modello economico e istituzionale tedesco.

In che modo la storia della riunificazione tedesca parla direttamente al nostro presente?

Credo che purtroppo la riunificazione tedesca parli al nostro presente soprattutto per quanto riguarda la sua parte meno riuscita, ossia l’unione monetaria. In effetti anche l’unione monetaria europea, così come quella tedesca, è stata un’unione mossa da un obiettivo politico (incorporare per così dire la Germania e al tempo stesso accelerare e rendere irreversibile l’integrazione europea); e anche in questo caso è stato compiuto l’errore di osare tale passo in assenza di una sufficiente convergenza delle economie. Il risultato è che la convergenza delle economie non si è prodotta neppure dopo. Si è avuta per un certo periodo l’impressione che essa stesse verificandosi. Ma si trattava di un’illusione. Alcuni paesi periferici effettivamente crescevano, ma indebitandosi nei confronti di altri paesi dell’eurozona, e in particolare di Germania e Francia: questi flussi di capitale in entrata occultarono di fatto gli squilibri che si stavano creando. Poi con la crisi del 2008/2009 tutto il meccanismo è saltato.

Quale ruolo ha svolto la moneta unica europea nella crisi dell’ultimo decennio?

La moneta unica non è stata la causa della crisi europea. Però in sua assenza gli squilibri commerciali tra i paesi membri – una delle cause principali della crisi – sarebbero stati corretti attraverso aggiustamenti del cambio prima di diventare esplosivi. Inoltre, dopo lo scoppio della crisi, l’impossibilità per i paesi membri di effettuare politiche monetarie autonome hanno reso l’uscita dalla crisi più lunga e dolorosa in termini sociali, in particolare per i più deboli tra essi. In effetti c’è uno studio dell’economista De Grauwe che, confrontando le reazioni alla crisi da parte di Spagna e Regno Unito (in entrambi i paesi la crisi fu legata allo scoppio di una bolla immobiliare, quindi si tratta di un confronto sensato), evidenzia come la possibilità di effettuare una politica monetaria autonoma da parte del Regno Unito, che non fa parte della moneta unica, abbia contribuito a una sua uscita più rapida dalla crisi.

La rigidità rappresentata dalla moneta unica costituisce tuttora uno dei principali fattori di vulnerabilità dell’eurozona nel suo complesso. Essa va posta in relazione con l’insufficiente convergenza delle economie dell’eurozona: se le economie vanno a velocità diverse, se alcune sono in espansione mentre altre annaspano intorno alla crescita zero o sono addirittura in recessione, è evidente che il tasso d’interesse stabilito dalla BCE (che ovviamente è unico) non potrà essere adatto alle condizioni dell’economia di tutti i paesi che fanno parte dell’area monetaria.

Quale futuro a Suo avviso per la Germania e l’Unione Europea?

La Germania appare sempre più chiaramente come vittima della sua stessa strategia. È il grande beneficiario della moneta unica. L’ha utilizzata per fare una politica mercantilistica aggressiva, che le ha consentito di espandere in misura notevole le esportazioni nell’eurozona a scapito dei competitori. A questo fine ha tenuto bassi i salari e quindi compresso la domanda interna; non ha fatto sufficienti investimenti. In una parola: ha puntato tutto sulle esportazioni. Ha imposto politiche di austerity ai paesi europei in crisi verso i quali esportava, e al conseguente indebolimento della loro domanda di prodotti tedeschi ha reagito spostando le proprie esportazioni verso altri paesi (Cina e Stati Uniti). Adesso però il primo di questi mercati è interessato da una guerra commerciale con gli Stati Uniti, e questi ultimi stanno cominciando a rispondere al surplus della bilancia commerciale tedesca nei loro confronti con dazi alle importazioni. La Germania così si trova in un vicolo cieco e vede profilarsi ormai chiaramente lo spettro di una recessione. Ci vorrebbe un cambiamento di politiche, ma non è scontato che ci sarà.

Lo stesso, in fondo, vale per l’Unione Europea. I segnali che indicano la necessità di un cambiamento delle politiche sono molteplici: dalla Brexit a un voto europeo che non ha davvero premiato i partiti “tradizionali”, da una crescente ostilità di larghe fette dell’opinione pubblica nei confronti delle istituzioni europee all’approssimarsi di una recessione alla quale con gli strumenti di cui l’Unione si è dotata appare impossibile reagire efficacemente. Ma non si avverte una reazione all’altezza dei problemi. Neppure sugli strumenti più sbagliati messi in campo durante la crisi, e in particolare il cosiddetto fiscal compact, si registra alcun ripensamento. È un grave errore. Il maggior problema per l’Unione europea è il fatto che essa non è stata in grado di mantenere la promessa di una maggiore prosperità per i suoi cittadini. Al contrario, in particolare l’eurozona, ha evidenziato una crescita deludente rispetto al resto del mondo. Se non si saprà invertire questa tendenza, non vi sono troppi motivi per essere ottimisti sul futuro dell’Unione.

Vladimiro Giacchéè nato a La Spezia nel 1963. È stato allievo della Scuola Normale di Pisa, dove si è laureato e perfezionato in Filosofia. Da venticinque anni nel settore finanziario, è presidente del Centro Europa Ricerche e consigliere di amministrazione di Banca Profilo. Negli ultimi anni ha pubblicato Titanic Europa (2012; ed. tedesca 2013), Costituzione italiana contro trattati europei(2015), La fabbrica del falso (2016). Ha curato edizioni degli scritti economici di Karl Marx (Il capitalismo e la crisi, 2009) e Lenin (Economia della rivoluzione, 2017).

Dott. Vladimiro Giacché, Lei è autore del libro Anschluss. L’annessione. L’unificazione della Germania e il futuro dell’Europa edito da Diarkos: a trent’anni dal crollo del Muro di Berlino, la riunificazione tra le due parti della Germania può dirsi compiuta?

No. Sussistono tuttora marcate differenze sotto il profilo economico e sociale: basti pensare che un lavoratore dell’Est riceve uno stipendio pari a poco più dell’80 per cento di un lavoratore dell’Ovest e che la disoccupazione è tuttora superiore del 50 per cento a quella dell’Ovest, nonostante un’emigrazione che ha interessato milioni di cittadini della ex Germania Est. Molte città e paesi, soprattutto nelle aree rurali, si sono spopolati. Una ricerca dell’istituto di ricerca tedesco Ifo uscita nel luglio scorso ha reso noto che, mentre la parte occidentale della Germania ha oggi più abitanti di quanti ne abbia mai avuti, la parte orientale è tornata ad avere gli abitanti che aveva nel 1905. Queste differenze si riflettono anche in un voto molto differente da quello espresso nei Länder dell’Ovest, e che penalizza in particolare i partiti di governo.

Ancora di recente un sondaggio ha evidenziato che i cittadini dell’Est si sentono cittadini di serie B. È difficile dar loro torto. Ma soprattutto, col passare del tempo, è sempre più difficile addebitare quelle differenze a “quello che c’era prima”. Non soltanto perché dalla caduta del Muro sono ormai passati 30 anni, e perché Kohl aveva promesso “paesaggi fiorenti” all’Est in due-tre anni. Ma per un motivo più sostanziale: perché gran parte del fossato che non si chiude tra Est e Ovest è stato scavato con l’unificazione, per il modo in cui essa è stata realizzata. L’unificazione politica è del 3 ottobre 1990. Essa era stata preceduta, il primo luglio 1990, da un’unione monetaria affrettata e mal congegnata. Affrettata, perché avveniva in assenza di una convergenza economica (per questo motivo gli stessi esperti economici del governo di Bonn l’avevano sconsigliata); all’obiettivo politico di “fare presto”, di giungere quanto prima possibile all’unità politica tra le due Germanie, veniva di fatto sacrificata la possibilità di un’unione economica più equilibrata e meno traumatica per le regioni dell’Est. Ad aggravare le cose, l’unione monetaria è stata anche mal congegnata: infatti essa stabiliva un cambio alla pari tra due monete tra le quali i rapporti di cambio a fine 1989 erano regolati secondo un rapporto di 1 a 4,44 (ossia, 1 marco ovest equivaleva a 4,44 marchi dell’est). Apparentemente, si trattava di un regalo ai consumatori dell’Est. In realtà rappresentò la rovina per le imprese dell’Est, in cui prezzi conobbero automaticamente un aumento del 350 per cento circa. Il risultato fu l’immediato crollo della produzione industriale dell’Est (-35 per cento nel solo mese di luglio 1990), licenziamenti di massa e il fallimento di fatto di gran parte delle imprese della Germania Est. Queste imprese furono poi tutte privatizzate nel giro di pochi anni a prezzi irrisori, o semplicemente liquidate, da un organismo, la Treuhandanstalt, che operò in modo a dir poco discutibile. Queste vicende sono raccontate con qualche dettaglio nel mio libro, e sorprenderanno chi sia abituato ad associare la Germania all’etica degli affari e all’assenza di corruzione e di pratiche commerciali scorrette. Il risultato fu in ogni caso un processo di deindustrializzazione senza precedenti in Europa, le cui conseguenze si continuano a pagare oggi. Anche in termini politici.

Cosa ha significato per la Germania e per l’Europa intera la riunificazione dei due paesi?

L’unificazione tedesca è stata un elemento fondamentale del crollo dei regimi comunisti dell’Est europeo e quindi del ridisegno dell’assetto geopolitico in Europa rispetto all’ordine postbellico. In un certo senso, è l’evento che chiude simbolicamente il Novecento, e comunque uno spartiacque decisivo al suo interno. La stessa nascita dell’Unione Europea col trattato di Maastricht, come pure il suo allargamento a Est, sarebbero assolutamente inconcepibili senza questo evento. Lo stesso si può dire dell’espansione della Nato a Est nel continente europeo. In un certo senso, è stata la vittoria dell’Europa Occidentale e del suo sistema sociale sul suo antagonista storico, il comunismo sovietico, che si era imposto a Est. Al tempo stesso, paradossalmente, proprio questa vittoria ha alterato profondamente gli equilibri all’interno della stessa Europa Occidentale, trasformandola in qualcosa di molto diverso da quello che era in precedenza.

Quali conseguenze ha prodotto la riunificazione tedesca in Europa?

Per quanto riguarda l’Europa Occidentale, l’unificazione della Germania ha significato in primis una sostanziale alterazione dei rapporti di forza. La Germania si è ritrovata con 16 milioni di abitanti in più ed è diventata il paese europeo con la popolazione di gran lunga più numerosa. Dal punto di vista economico, ha potuto realizzare quello che non era mai riuscito alla sola Germania Ovest: assumere una centralità nel continente e riprendere l’espansione economica verso Est delle proprie imprese e dei propri capitali che si era interrotta nel 1945. In effetti, in pochissimi anni l’export della Germania Est verso gli altri paesi del Patto di Varsavia è stato pressoché interamente sostituito dall’export da parte di aziende dell’Ovest. Ma – cosa ancora più importante – la Germania ha potuto acquisire all’Est non soltanto clienti, ma anche subfornitori per i suoi prodotti. Questa riconfigurazione delle filiere produttive nell’Europa Centro-Orientale attorno alla Germania ha dato senz’altro un contributo significativo ai successi della Germania come paese esportatore, ma ha anche spostato verso Est il baricentro economico e della produzione manifatturiera in Europa. Questo ha tra l’altro accresciuto le difficoltà dell’Italia, da sempre subfornitore privilegiato della Germania. Dal punto di vista geopolitico, l’alterazione dei rapporti di forza in Europa, in particolare rispetto alla Francia, ha indotto quest’ultima a tentare di “ingabbiare” la Germania attraverso la moneta unica europea. Questa operazione ha condotto al trattato di Maastricht, in cui però la Germania ha ottenuto che le regole della banca centrale europea fossero esemplificate su quelle della Bundesbank. Il risultato è stato il contrario di quanto i francesi si ripromettevano dall’operazione: anziché una “Germania europeizzata”, un’“Europa germanizzata”, ossia un’Europa egemonizzata dal modello economico e istituzionale tedesco.

In che modo la storia della riunificazione tedesca parla direttamente al nostro presente?

Credo che purtroppo la riunificazione tedesca parli al nostro presente soprattutto per quanto riguarda la sua parte meno riuscita, ossia l’unione monetaria. In effetti anche l’unione monetaria europea, così come quella tedesca, è stata un’unione mossa da un obiettivo politico (incorporare per così dire la Germania e al tempo stesso accelerare e rendere irreversibile l’integrazione europea); e anche in questo caso è stato compiuto l’errore di osare tale passo in assenza di una sufficiente convergenza delle economie. Il risultato è che la convergenza delle economie non si è prodotta neppure dopo. Si è avuta per un certo periodo l’impressione che essa stesse verificandosi. Ma si trattava di un’illusione. Alcuni paesi periferici effettivamente crescevano, ma indebitandosi nei confronti di altri paesi dell’eurozona, e in particolare di Germania e Francia: questi flussi di capitale in entrata occultarono di fatto gli squilibri che si stavano creando. Poi con la crisi del 2008/2009 tutto il meccanismo è saltato.

Quale ruolo ha svolto la moneta unica europea nella crisi dell’ultimo decennio?

La moneta unica non è stata la causa della crisi europea. Però in sua assenza gli squilibri commerciali tra i paesi membri – una delle cause principali della crisi – sarebbero stati corretti attraverso aggiustamenti del cambio prima di diventare esplosivi. Inoltre, dopo lo scoppio della crisi, l’impossibilità per i paesi membri di effettuare politiche monetarie autonome hanno reso l’uscita dalla crisi più lunga e dolorosa in termini sociali, in particolare per i più deboli tra essi. In effetti c’è uno studio dell’economista De Grauwe che, confrontando le reazioni alla crisi da parte di Spagna e Regno Unito (in entrambi i paesi la crisi fu legata allo scoppio di una bolla immobiliare, quindi si tratta di un confronto sensato), evidenzia come la possibilità di effettuare una politica monetaria autonoma da parte del Regno Unito, che non fa parte della moneta unica, abbia contribuito a una sua uscita più rapida dalla crisi.

La rigidità rappresentata dalla moneta unica costituisce tuttora uno dei principali fattori di vulnerabilità dell’eurozona nel suo complesso. Essa va posta in relazione con l’insufficiente convergenza delle economie dell’eurozona: se le economie vanno a velocità diverse, se alcune sono in espansione mentre altre annaspano intorno alla crescita zero o sono addirittura in recessione, è evidente che il tasso d’interesse stabilito dalla BCE (che ovviamente è unico) non potrà essere adatto alle condizioni dell’economia di tutti i paesi che fanno parte dell’area monetaria.

Quale futuro a Suo avviso per la Germania e l’Unione Europea?

La Germania appare sempre più chiaramente come vittima della sua stessa strategia. È il grande beneficiario della moneta unica. L’ha utilizzata per fare una politica mercantilistica aggressiva, che le ha consentito di espandere in misura notevole le esportazioni nell’eurozona a scapito dei competitori. A questo fine ha tenuto bassi i salari e quindi compresso la domanda interna; non ha fatto sufficienti investimenti. In una parola: ha puntato tutto sulle esportazioni. Ha imposto politiche di austerity ai paesi europei in crisi verso i quali esportava, e al conseguente indebolimento della loro domanda di prodotti tedeschi ha reagito spostando le proprie esportazioni verso altri paesi (Cina e Stati Uniti). Adesso però il primo di questi mercati è interessato da una guerra commerciale con gli Stati Uniti, e questi ultimi stanno cominciando a rispondere al surplus della bilancia commerciale tedesca nei loro confronti con dazi alle importazioni. La Germania così si trova in un vicolo cieco e vede profilarsi ormai chiaramente lo spettro di una recessione. Ci vorrebbe un cambiamento di politiche, ma non è scontato che ci sarà.

Lo stesso, in fondo, vale per l’Unione Europea. I segnali che indicano la necessità di un cambiamento delle politiche sono molteplici: dalla Brexit a un voto europeo che non ha davvero premiato i partiti “tradizionali”, da una crescente ostilità di larghe fette dell’opinione pubblica nei confronti delle istituzioni europee all’approssimarsi di una recessione alla quale con gli strumenti di cui l’Unione si è dotata appare impossibile reagire efficacemente. Ma non si avverte una reazione all’altezza dei problemi. Neppure sugli strumenti più sbagliati messi in campo durante la crisi, e in particolare il cosiddetto fiscal compact, si registra alcun ripensamento. È un grave errore. Il maggior problema per l’Unione europea è il fatto che essa non è stata in grado di mantenere la promessa di una maggiore prosperità per i suoi cittadini. Al contrario, in particolare l’eurozona, ha evidenziato una crescita deludente rispetto al resto del mondo. Se non si saprà invertire questa tendenza, non vi sono troppi motivi per essere ottimisti sul futuro dell’Unione.

Vladimiro Giacchéè nato a La Spezia nel 1963. È stato allievo della Scuola Normale di Pisa, dove si è laureato e perfezionato in Filosofia. Da venticinque anni nel settore finanziario, è presidente del Centro Europa Ricerche e consigliere di amministrazione di Banca Profilo. Negli ultimi anni ha pubblicato Titanic Europa (2012; ed. tedesca 2013), Costituzione italiana contro trattati europei(2015), La fabbrica del falso (2016). Ha curato edizioni degli scritti economici di Karl Marx (Il capitalismo e la crisi, 2009) e Lenin (Economia della rivoluzione, 2017).

 

http://www.marx21.it/index.php/storia-teoria-e-scienza/marxismo/30103-anschluss-lannessione-lunificazione-della-germania-eil-futuro-delleuropa

Liliana Segre: Animalisti Italiani la difende dai nazi-Animalisti

Liliana Segre: Animalisti Italiani la difende dai nazi-Animalisti. Pellicce, vivisezione sono drammi da abolire con il confronto, l’impegno ed il rispetto: mai con la violenza

La decisione di assegnare la scorta alla senatrice a vita ha scatenato numerose reazioni. Anche noi Animalisti Italiani siamo indignati verso quella minoranza “animalara” nazi-fascista che infanga  il vero animalismo.

Da anni ci impegniamo in difesa degli animali e contro ogni forma di discriminazione, intolleranza, prevaricazione e violenza sulle donne, sugli anziani, i gay, gli animali, gli immigrati. Perché animalismo è lotta allo specismo, al razzismo, al sessismo, alla discriminazione di genere.

Il Presidente Walter Caporale ha scritto una lettera a Liliana Segre per esprimere la sua solidarietà:
“Cara Liliana, ci uniamo a te e alla tua richiesta di abolire le parole di odio. Tu sai, meglio di chiunque altro, cosa succede quando dalle parole si passa ai fatti perché sulla tua pelle, e non su quella di chi si scaglia ingiustamente contro di te, è tatuato il numero 75.190!
Quando in Italia si aggredisce una donna che ha sofferto così tanto, che ha conosciuto il volto del male e vissuto l’inferno, di cosa possiamo più stupirci?
Oggi la società italiana è intrisa di odio, intolleranza, discriminazione contro le donne, gli animali, gli immigrati, i gay, i barboni. Io personalmente le ricevo spesso, in quanto animalista, gay, antirazzista. Nelle scorse settimane a Parma, durante il corteo pacifico contro la vivisezione dei macachi del Progetto Light-Up, causa degli insulti che ti hanno scagliato oggi alcuni pseudoanimalisti, anche io ed alcune animaliste, siamo stati minacciati da una minoranza nazi-animalista omofoba, sessista e razzista: irrisi e colpiti con lacrimogeni ed insulti  perché chiedevamo rispetto e tolleranza per gli animali ma anche per gli uomini.

Noi non ti condanniamo per una foto scattata con il ricercatore Tamietto coinvolto nella sperimentazione animale, perché non ti giudichiamo connivente né tantomeno ti crocifiggiamo perché negli anni ’60 (come tutte le donne dell’epoca) hai acquistato un terribile status symbol: la pelliccia. Su questi aspetti desideriamo solo inviarti il materiale informativo e scientifico sull’esistenza di strade alternative, nonviolente rispetto alla vivisezione su animali e che tutelino la vita in ogni forma e sul dolore ed il sangue che si nascondono dietro una pelliccia.

Ho dedicato la mia esistenza agli animali, ma anche al rispetto di tutti gli esseri viventi, qualunque sia il credo religioso, etnia, preferenza sessuale, colore della pelle. Auschwitz non è fuori di noi: è intorno e dentro a noi.
Vorrei concludere con le tue parole per comunicarti la vicinanza dell’Associazione Nazionale Animalisti Italiani in questo momento così delicato e difficile: “Coltivare la Memoria è ancora oggi un vaccino prezioso contro l’indifferenza e ci aiuta, in un mondo così pieno di ingiustizie e di sofferenze, a ricordare che ciascuno di noi ha una coscienza e la può usare.”

Mariarosaria Impellizzeri

Ufficio Stampa, comunicazione e rapporti istituzionali
Associazione “Animalisti Italiani Onlus”
Via Tommaso Inghirami,82 – 00179 ROMA
Tel.: 342 8949304 – 06 78 04 171

www.animalisti.it

“ILVA va nazionalizzata, agli operai va garantito lavoro e salute!”

Newsletter n.16/2019 – Nazionalizzare ILVA!

[Taranto] ILVA va nazionalizzata, agli operai va garantito lavoro e salute!

Prosegue lo squallido teatrino dei sindacati di regime, della politica borghese, dei padroni e i loro giornalisti lacchè sul caso ILVA, promuovendo diversione e intossicazione, alzando un polverone utile soltanto allo scontro tra bande ai vertici della Repubblica Pontificia e nel governo M5S-PD, alle passerelle sindacali, a imporre ai lavoratori ILVA un futuro ancora più misero, precario, insalubre.

La dimostrazione è il fatto che ancora si discute dello “scudo penale” e di “non dare la scusa alla proprietà per andare via” quando Arcelor-Mittal ha detto chiaramente che dello scudo penale non se ne fa nulla se lo Stato Italiano non le garantisce la possibilità di mandare a casa 5000 operai. Questa è la verità che sottende le scuse e le diversioni che politici e sindacalisti ben pagati usano per non mettere in discussione il ruolo dei padroni e nel caso specifico della multinazionale Arcelor-Mittal, che ha il solo interesse di chiudere ILVA e sottrarla ai concorrenti dell’acciaio, non certo di fare un favore agli italiani e ai tarantini.

Sulla pelle dei lavoratori si gioca il teatrino della politica borghese: operai, non fatevi fregare!

Si parla di tante soluzioni per l’ILVA, fior fior di esperti si spendono ogni giorno per trovare creative e fantasiose prospettive che hanno al centro sempre e comunque o il passaggio dell’azienda da un padrone all’altro, oppure il far ingoiare agli operai misure peggiorative. Ma non c’è alternativa valida se si resta in mano alle multinazionali come Arcelor-Mittal che possa tenere insieme la salvaguardia dello stabilimento e dell’ambiente con i posti di lavoro: l’ILVA va nazionalizzata sotto il controllo degli operai e dei comitati cittadini! Nessuno dica che “non si può fare”!

Il governo Conte ha ampie possibilità d’intervento, dipende se ne ha la volontà. Non a caso non se ne parla sui giornali di regime, ma l’ILVA prima di passare in mano agli affaristi e speculatori quali la famiglia Riva prima e Arcelor-Mittal poi, era una azienda pubblica! Nazionalizzare ILVA significa però intaccare la libertà d’azione dei grandi gruppi imperialisti tutelata dalla UE, dal governo USA e dalla NATO. Questi faranno il possibile e l’impossibile per impedirne la nazionalizzazione, ma con un vasto appoggio di organizzazioni operaie e popolari il governo è in grado di far fronte a ogni aggressione.

Bisogna mettere il governo M5S-PD con le spalle al muro: deve nazionalizzare subito tutti gli impianti ILVA a partire da quello di Taranto perché è l’unica via per continuare a produrre quello di cui la popolazione e il paese hanno bisogno. Se non lo fa, le sue promesse di cambiare il paese si rivelano essere la maschera del suo asservimento ai gruppi imperialisti europei, USA e sionisti: bisogna cambiare il governo!

Operai siderurgici, portate nelle assemblee sindacali, nelle piazze, nelle iniziative di lotta la parola d’ordine della nazionalizzazione di ILVA: questa è possibile così come è stato possibile negli scorsi anni spendere milioni di euro di soldi pubblici per i commissariamenti dello stabilimento, per le commesse, per dare soldi alle banche e alle finanziare piuttosto che mettere mano al tessuto produttivo del paese in rovina. Serve la volontà politica, volontà che gli operai devono imporre. Lo Stato deve prendere in mano lo stabilimento per garantire gli attuali posti di lavoro e iniziare le operazioni di bonifica impiegando i disoccupati locali!

Operai siderurgici, chiamate in causa tutte le forze politiche, in particolare quelle che si dichiarano comuniste e promotrici della sovranità nazionale, i sindacalisti dei sindacati di regime che dichiarano di essere al servizio dei lavoratori e ai sindacati di base, agli organismi operai e ai comitati popolari del paese per sostenere la battaglia per la risoluzione positiva della vertenza ILVA promuovendo la parola d’ordine della nazionalizzazione dello stabilimento sotto il controllo degli organismi operai e dei comitati cittadini!

Non lasciamo la decisione del futuro dell’ILVA in mano a chi ha fatto di tutto per affossarla, a chi non ha fatto nulla finora per difendere i posti di lavoro e l’ambiente!

***

Presentazione di Resistenza 11-12/2019:

Whirlpool, ex-Embraco, Alitalia, ILVA, FCA, IVECO, CNHI… Difendere i posti di lavoro con ogni mezzo necessario!

Portando al governo il PD, il M5S si è lasciato ingabbiare dalle Larghe Intese e ha offerto loro una via privilegiata per tentare di riportare il paese nel solco dell’attuazione del programma comune della borghesia imperialista. L’operazione è complicata: le masse popolari non sono più disposte ad accettare il programma lacrime e sangue della borghesia. Dopo neanche due mesi di esercizio, alla presentazione della Legge di Bilancio (quella che una volta era chiamata manovra finanziaria) la continuità con le Larghe Intese è evidente: il governo Conte 2 spaccia piombo per oro e intossica l’opinione pubblica con una sceneggiata, tipica del teatrino della politica borghese, con infinite discussioni sulla lotta all’evasione fiscale e sulla riduzione delle tasse (vedi articolo “Il punto sulla crisi politica italiana”).

La Legge di Bilancio elude tutte le emergenze che stanno rendendo la vita impossibile ai lavoratori e alle masse popolari: le grandi e medie aziende del paese che i padroni stanno chiudendo, delocalizzando, licenziando una dopo l’altra, i servizi – quelli rimasti ancora pubblici – che sono spolpati dalle privatizzazioni e dall’equiparazione delle aziende pubbliche ai ritmi e ai risultati di quelle capitaliste, la scuola pubblica che cade a pezzi, il servizio sanitario nazionale diventato un colabrodo e terreno di enormi speculazioni, i terremotati che aspettano da anni una casa, le strade, le autostrade, le ferrovie in dissesto, ampi territori lasciati al degrado e alla speculazione, tanto nelle zone periferiche che nelle grandi città.

Anche delle tanto sbandierate politiche in favore dell’ambiente si sono perse le tracce… (Continua a leggere)

CCNL dei metalmeccanici: un campo di battaglia per difendere i posti di lavoro

Operai metalmeccanici!

Il vostro settore è ancora il cuore pulsante, la spina dorsale, di un paese che vuole conquistare la sua sovranità, la sua dignità, la sua indipendenza. La lotta per il vostro contratto nazionale non può essere slegata da quella per il mantenimento della produzione nel nostro paese.

FIM–FIOM–UILM hanno presentato la loro piattaforma, il sindacato di base USB ne propone un’altra alzando l’asticella delle rivendicazioni.

È giusto rivendicare e mobilitarsi per riguadagnare parte di quello che vi è stato tolto da almeno trent’anni a questa parte con continui passi indietro sul fronte dei salari che non reggono all’aumento dei prezzi, degli orari e dei contratti sempre più deregolamentati, della sicurezza e di tutte le altre condizioni di lavoro che via via peggiorano.

Sappiamo quello che pensano tanti di voi, perché è vero: nella situazione odierna, come può essere efficace una lotta per il rinnovo del contratto senza affrontare il problema dello smantellamento in atto di interi settori produttivi? (Continua a leggere)

***

[Italia] Salvare il M5S si può?

Il dibattito che si sta alimentando sulle testate giornalistiche nazionali e negli ambienti del teatrino della politica borghese si divide in due filoni principali:

  • chi afferma che serve il cambio di struttura, o ne fa una questione di alleanze o meno con altri partiti e liste elettorali per recuperare il consenso;
  • chi afferma che è una questione di singoli, di dirigenti, di facce vecchie e nuove.

Nulla di più diversivo rispetto alla realtà dei fatti. (Leggi tutto)

***

Ancora da Resistenza 11-12/2019:

Giù le mani dalla Siria! Morte all’imperialismo! Il socialismo è il futuro dell’umanità

Da quasi 8 anni la Siria è terreno di guerra e bersaglio della Comunità Internazionale degli imperialisti USA, UE e sionisti, poiché non si è piegata alle decennali manovre di spartizione e saccheggio del Medio Oriente e ha storicamente contribuito alla resistenza del popolo palestinese (fu definito dagli USA “Stato canaglia” fin dal 1979). Gli imperialisti USA hanno condotto un’articolata manovra di aggressione fin dal 2011 (l’epoca delle “Primavere arabe”), prima cavalcando le proteste popolari contro il governo di Assad e conducendole verso la guerra civile (2012), poi ricorrendo alla mobilitazione delle bande mercenarie terroriste (ISIS, Al-Nusra, FSA), che hanno invaso il paese fino a controllare grandi parti di territorio, poi, manovrando e cavalcando la decennale lotta per l’autodeterminazione nazionale che parte del popolo curdo conduceva, in particolare in Turchia, sotto la direzione del PKK e, infine, con lo schieramento sul campo di eserciti appartenenti alla NATO. (Leggi tutto)

“Ho partecipato alla manifestazione della Lega del 19 ottobre a Roma”

Cari compagni, sono un compagno umbro, comunista da sempre, fregato come tanti dal PRC e alla ricerca come tanti di un partito serio… (leggi tutto)

***

Le Feste della Riscossa Popolare

Nella scorsa primavera si sono svolte le Feste della Riscossa Popolare di livello federale (Lombardia, Toscana, Campania), lo scorso agosto si è svolta con grande successo la Festa nazionale a Massa, nelle prossime settimane si svolgono le feste di Sezione. Di seguito la lista delle Feste per cui è già fissata la data ed è definito il luogo. Fra di esse segnaliamo quella di Colle Val d’Elsa (SI) del 16 novembre: con la presenza del Segretario Nazionale del P.CARC, Pietro Vangeli, sarà inaugurata la sede del Partito.

10 novembre – Abbadia San S. (SI) – Centro giovani – carcabbadia@inwind.it

15 novembre – Pisa – Circolo Halambra – carcsezionepisa@gmail.com

15 novembre – Napoli – Associazione Mani Tese, Piazza Cavour – carccampania@gmail.com

16 novembre – Reggio Emilia – Centro Sociale Foscato – carc.reggioem@gmail.com

16 novembre – Colle Val d’Elsa, SI, via San Sebastiano n.8 – carcsienavaldelsa@gmail.com

17 novembre – Siena – circolo ARCI Ravacciano – carcsienavaldelsa@gmail.com

16-17 novembre – Milano – Casa del Popolo, Via Padova (MI) – carcsezmi@gmail.com

21 novembre – Quarto (NA) – pcarcquarto@gmail.com

22 novembre – Firenze – Circolo SMS di Peretola – pcarcperetola@gmail.com

23-24 novembre – Cecina – Casa del Popolo Dario – Via Pilo, 49

23-24 novembre – Prato – pcarcprato@gmail.com

26 novembre – Firenze – Circolo Il Campino – Firenze Rifredi – carc.firenze@libero.it

29 novembre – Napoli – Galleria Principe di Napoli – carcnapoli@gmail.com

Altre Feste in via di definizione si svolgeranno a Sesto San Giovanni (MI), Brescia, Lecco, Torino, Massa, Viareggio, Piombino (LI) e Roma.

 

Partito dei Comitati di Appoggio alla Resistenza – per il Comunismo (CARC)

Via Tanaro, 7 – 20128 Milano – Tel/Fax 02.26306454

e-mail: carc@riseup.net – sito: www.carc.it