Ex eurodeputato: “In Bolivia un golpe per dare ai privati le prime risorse di litio al mondo”

Javier Couso, analista ed ex deputato al Parlamento europeo, ha affermato che esiste un “doppio standard assoluto” della comunità internazionale nell’affrontare il problema del colpo di stato in Bolivia e le proteste in Venezuela e Cile.

In un’intervista con RT, e riguardo al caso boliviano, Couso ha affermato che è iniziata una “rivoluzione colorata” con lo scopo di “guidare, con l’ingresso dell’esercito nelle strade, un classico colpo di stato”.

Evo Morales si è dimesso dalla sua carica di presidente domenica scorsa dopo le dimissioni di una serie di ministri, autorità locali e capi di poteri pubblici. Alcuni hanno riferito di persecuzioni per motivi politici. In tale contesto, il comandante in capo delle forze armate (FFAA), Williams Kaliman Romero, ha chiesto le dimissioni di Morales e un giorno dopo ha annunciato che effettuerà operazioni congiunte con la polizia “per evitare il sangue e il lutto delle famiglie boliviane”, in momenti in cui le proteste popolari sono state scatenate nel rifiuto del colpo di stato.

Per quanto riguarda la Bolivia, Couso ha avvertito che “il filo costituzionale è stato spezzato in modo violento, come è accaduto in Ucraina, usando gruppi radicali di ultra-destra, di estremismo religioso, molto simili a quello del presidente brasiliano Jair Bolsonaro”.

A suo avviso, la forte repressione scatenata in Bolivia ha usato “settori radicalizzati e razzisti per sparare al popolo”.

Allo stesso modo, ha fatto riferimento al rifiuto di accettare la proposta di ripetizione delle elezioni che Morales aveva fatto quando ha ascoltato il rapporto preliminare dell’Organizzazione degli Stati americani (OAS), che ha formulato questa raccomandazione, dopo un audit del calcolo ufficiale.

“Le azioni del legittimo presidente non sono state autorizzate e abbiamo visto come il capo dell’esercito esige, raccomandando con le armi, le dimissioni del presidente”.

Come ex-ex eurodeputato, Couso ritiene che l’Ue dovrebbe richiedere protezione per i civili in Bolivia; la restituzione del filo costituzionale spezzato dai militari e “condannare qualsiasi legalità che si intende derivare dalla pipa dei militari e dei razzisti”.

“La stampa occidentale passa quasi in punta di piedi”, critica.

Nel caso della Bolivia “non valgano nulla” i loro dati macroeconomici per evitare l’aggressione.

 

 

“Dietro c’è un presidente che ha optato per l’integrazione latinoamericana contro i progetti neoliberali di libero scambio degli Stati Uniti”. “Ci sono due colpi di stato: un tentativo di colpire l’integrazione latinoamericana e appropriarsi risorse naturali come riserve di gas e litio”

Bolivia dopo il golpe: persecuzione, repressione e linciaggio dei più umili e degli indigeni

Due giorni dopo il golpe contro Evo Morales, la Bolivia è questo: persecuzione, repressione e linciaggio dei più umili e delle comunità indigene. E’ fascismo e chiunque non lo denunci ne è responsabile.

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Manovra e disabilità: prime istanze della FISH

Il percorso per l’approvazione della legge di bilancio per il 2020 è appena iniziato, sarà sicuramente intenso e articolato, ma vorremmo che quella norma centrale per le politiche del Paese fosse contrassegnata da un cambio di passo sulla disabilità. Per questo motivo la Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap sta già avviando contatti con i Senatori che in questi giorni stanno valutando in prima lettura il disegno di legge di bilancio.”

Così premette Vincenzo Falabella, presidente della FISH, rendendo note le prime istanze che la Federazione vorrebbe vedere accolte nella manovra, precisando che sono da considerarsi in progress e che altre ne verranno aggiunte non appena se ne presenterà la praticabilità politica. “Dobbiamo tenere presente che oltre alla legge di bilancio vi saranno anche dei collegati che investiranno aspetti di natura fiscale ma anche di ulteriore sostegno alle famiglie: quegli atti dovranno essere oggetto di ulteriori analisi e di congruenti azioni.”

Per ora FISH attira l’attenzione su alcuni particolari aspetti. Il primo è l’impiego del “neonato” Fondo per la disabilità e la non autosufficienza che dovrebbe essere destinato alla copertura dei costi derivanti dalla futura approvazione del Codice unico sulla disabilità, impegno più volte espresso dal Presidente del Consiglio. “Riteniamo che l’elaborazione di un testo così ambizioso e delicato comporti tempi adeguatamente lunghi. Conseguentemente chiediamo che nel frattempo le risorse accantonate per il 2020 vengano impegnate per sostenere interventi per la vita indipendente e per il ‘dopo di noi.’” annota Vincenzo Falabella.

Anche sull’aspetto strettamente connesso alla non autosufficienza FISH chiede un maggiore impegno: esiste già un Fondo strutturale che per il 2020 prevede uno stanziamento di circa 550 milioni. Aumentarne in prospettiva l’importo consentirebbe la realizzazione seria ed efficace di quel Piano per la non autosufficienza più volte auspicato.

Ancora: il disegno di legge di bilancio prevede una proroga della cosiddetta “Opzione Donna”. FISH chiede l’introduzione di criteri più favorevoli per le lavoratrici che svolgano attività di caregiver familiari.

Infine una attenzione particolare all’accessibilità delle abitazioni private e dei condomini. La FISH chiede di estendere il “bonus facciate” – 90% di detrazione senza limiti di spesa – anche agli interventi per la rimozione o il superamento della barriere architettoniche negli spazi comuni, inserendo anche ulteriori elementi di incentivazione proprio per questi interventi che possono migliorare la qualità di vita di milioni di persone anziane o con disabilità.

Saranno due mesi impegnativi, di elaborazione e di confronti continui. – Conclude Falabella – Queste richieste – che abbiamo voluto rendere trasparenti e note nel nostro sito – sono solo le prime.”

COMUNICATO STAMPA

11 novembre 2019

FISH - Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap

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Chi è Luis Camacho, il fondamentalista religioso che guida il golpe in Bolivia?

A capo dell’ala più dura del golpisti dei golpisti boliviani c’è un personaggio forse poco conosciuto alle nostre latitudini, quanto cinico e inquietante. Parliamo di Luis Camacho. Cattolico però anche molto vicino alle chiese evangeliche, l’estremista che ha promesso di «riportare Dio nel Palacio Quemado».

Presidente del Comité Cívico della città di Santa Cruz, Camacho è stato il primo a convocare uno sciopero regionale, basato su quella che considerava una “enorme frode” nelle elezioni, ma le sue iniziative hanno iniziato rapidamente a svolgersi a livello nazionale.

Camacho è il proprietario del Grupo Empresarial Nacional Vida S.A., che possiede investimenti diretti o indiretti in società come Conecta, Tecorp, Xperience, Fenix ??Seguros, nonché Nacional Seguros Vida, della Metropolitan Clinic of the Americas project. È stato documentato che alcuni di quegli investimenti sono coinvolti nello scandalo dei cosiddetti “Panama Papers”, dove sono raccolti i dati sull’evasione valutaria nei paradisi fiscali centroamericani.

Oltre ad essere un uomo d’affari e un leader politico, è anche un avvocato, ha 40 anni e si vanta del suo fondamentalismo religioso. Sembra voler imitare il presidente brasiliano Jair Bolsonaro – fascioliberista come lui – un cattolico che è riuscito a stringere un’alleanza con i settori evangelici fondamentalisti – infatti, ha avuto un incontro a maggio di quest’anno con il ministro degli esteri brasiliano Ernesto Araújo a Brasilia, secondo quanto racconta il magazine brasiliano Revista Fórum.

I Camacho hanno legami politici con il fuggitivo Branko Marinkovic, che si rifugiò in Brasile nel 2010, dopo aver ricevuto accuse di sedizione e separatismo a Santa Cruz per aver organizzato e finanziato una banda armata che cercava l’indipendenza dei dipartimenti di Santa Cruz, Beni, Pando e Tarija.

Comandata da un altro croato-boliviano: Eduardo Rózsa Flores.

Camacho rappresenta quei settori che vogliono aumentare i loro privilegi in Bolivia e sono andati troppo oltre. Il colpo di Stato contro Evo Morales è un viaggio di sola andata nel peggio del passato, in quei tempi, che si sperava superati, della dottrina della sicurezza nazionale emisferica.

Le sue dichiarazioni denotano sete di vendetta, incitando a «annotare i nomi dei traditori del popolo perché vogliamo che vadano in galera ma non per il risentimento e l’odio, per la giustizia».

Anche se dice che non c’è risentimento e odio, le pratiche dei suoi seguaci lo negano, come è stato visto nell’azione barbara contro il sindaco Patricia Arce, della città di Vinto, che è stata attaccata e umiliata in una piazza pubblica.

Vi sono anche testimonianze di attacchi simili contro la gente comune, come una donna che è stata costretta a scusarsi in ginocchio per aver espresso il proprio disaccordo con lo sciopero indetto dal leader di destra.

Azioni che abbiamo già visto in Venezuela, dove l’opposizione fascioliberista ha mostrato al pari della destra venezuelana di essere mossa da razzismo e classismo, un vero odio contro le classi più umili.

Infine, ama definirsi “Macho Camacho”, un soprannome che viene anche usato dai suoi seguaci.

Fonte: Pagina 12 – El Desconcierto

L’inizio della fine delle armi nucleari: proiezione a Casalecchio di Reno

Mercoledì 13 novembre 2019 alle 18.00, in Casa della Conoscenza a Casalecchio di Reno (BO) proiezione gratuita del documentario “L’inizio della fine della armi nucleari” sul percorso verso la risoluzione ONU di proibizione di tali armi. Read More “L’inizio della fine delle armi nucleari: proiezione a Casalecchio di Reno”

Gli Usa appaltano il Muos alla società che bombarda i palestinesi

Con un tempismo ai limiti del black humor ieri, 9 novembre 2019, a 30 anni della caduta del Muro di Berlino, il Pentagono ha annunciato la partnership strategica con General Dynamics Corp stipulando un contratto di 731 milioni di dollari con la più importante multinazionale “dei muri” del mondo.

La General Dynamics Corp è il principale general contractor del Pentagono con un fatturato di 36 miliardi di dollari l’anno. Si occupa della videosorveglianza del confine con il Messico, l’ormai tristemente celebre muro che Trump ha eretto a simbolo della sua presidenza.

La società è accusata anche di avere un ruolo nella detenzione di minori proprio al confine, una pratica che ha suscitato scandali e polemiche anche presso l’opinione pubblica statunitense.

Gli Usa appaltano il Muos alla società che bombarda i palestinesi e sorveglia il confine Usa – Messico

 

Ma la passione per i muri da parte di General Dynamics non finisce certo qui.

Gli Usa appaltano il Muos alla società che bombarda i palestinesi e sorveglia il confine Usa – Messico

 

La compagnia si occupa della sorveglianza del muro che circonda la Striscia di Gaza e ha fornito i sistemi di armamenti per i caccia F-16 ed F-35 e droni UAV dell’aviazione israeliana. Gli stessi che, giornalmente, bombardano e uccidono i civili palestinesi.

Ci chiediamo se sia normale per il Governo Italiano permettere a una forza straniera l’appalto smaliziato dell’impianto MUOS a società private che si sono macchiate di gravi crimini contro civili inermi e migranti in nome del profitto. 

La questione era già emersa in passato quando emerse la volontà da parte del Pentagono di subaffittare alcune frequenze del sistema Muos.

In questo modo Niscemi, la Sicilia e l’Italia intera diventano complici di un apparato di guerra che massacra, ferisce e umilia intere popolazioni. 

La passione per i muri di oggi ha un nome: General Dynamics. E il Governo sta permettendo che noi tutti ne diventiamo complici. 

 

Chi è General Dynamics Corp?

Uno dei più grandi appaltatori militari nel mondo. Fornisce armi e munizioni utilizzate dall’aeronautica israeliana contro civili palestinesi. Coinvolto nel monitoraggio del confine tra Stati Uniti e Messico e monitoraggio delle comunità di immigrati all’interno degli Stati Uniti.

General Dynamics è un conglomerato multinazionale di difesa e aerospaziale con sede in Virginia. Nel 2018, la società è stata elencata come la sesta più grande azienda produttrice di armi al mondo dall’International Peace and Research Institute(SIPRI) di Stoccolma e Defense News . Nel 2017, General Dynamics ha realizzato entrate per 31 miliardi di dollari. Di queste entrate totali, il 61 percento proveniva dal governo degli Stati Uniti, di cui 676 milioni di dollari in vendite militari estere. Il principale cliente dell’azienda è il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti. Nel 2018, General Dynamics è stato il maggiore appaltatore governativo negli Stati Uniti.

General Dynamics è composta da quattro gruppi di affari: aerospaziale, sistemi di combattimento, sistemi marini e sistemi e tecnologia dell’informazione.

Combat Systems produce veicoli blindati a ruote, carri armati, veicoli da combattimento cingolati, sistemi di armamenti, armamenti e munizioni e servizi di supporto. I sistemi informatici e la tecnologia forniscono all’esercito americano apparecchiature informatiche e di comunicazione e forniscono alla Marina statunitense modifiche del sistema di controllo del fuoco per i sottomarini con missili balistici.

Marine Systems costruisce navi, inclusi sottomarini a propulsione nucleare, per la Marina degli Stati Uniti.

 

VENDITE MILITARI IN ISRAELE E COLLABORAZIONE CON LE INDUSTRIE MILITARI ISRAELIANE

General Dynamics ha fornito alle forze armate israeliane sistemi d’arma e munizioni, principalmente attraverso il programma di vendite militari estere del Dipartimento della Difesa. Questi sistemi di armi includono bombe come le bombe BLU-113 da 5.000 libbre “bunker buster” , bombe MK-82 da 500 libbre e MK-84 da 2000 libbre e bombe BLU-109. 

General Dynamics produce il motore GD 883 per il carro armato da battaglia israeliano Merkava 4 da 65 t ed è il principale produttore di mezzi corazzati (APC) Namer, o “Leopard” .

La compagnia produce anche i sistemi di armamenti che armano i caccia F-16 e F-35 , una tecnologia progettata per proteggere i veicoli da combattimento dai missili anticarro, missili guidati chiamati Iron Fist Light Active Protection System e uno speciale velivolo da missione elettronico (SEMA) per l’aviazione israeliana.

 

USO DEI SISTEMI DI GENERAL DYNAMICS NEGLI ATTACCHI AI CIVILI PALESTINESI

Aerei da combattimento F-16, carri armati Merkava, portatori di personale corazzato Namer (APC) e altre armi sono stati usati ripetutamente negli attacchi israeliani su aree civili densamente popolate, provocando migliaia di vittime civili in Libano, Cisgiordania e Gaza. La comunità per i diritti umani, tra cui Human Rights Watch, Amnesty International, B’tselem e le commissioni delle Nazioni Unite, hanno stabilito che questi attacchi sono violazioni dei diritti umani, punizioni collettive e talvolta crimini di guerra.

Secondo un rapporto di Human Rights Watch, Israele ha usato i carri armati Merkava in Libano nel 2006. Tra il 12 luglio e il 14 agosto 2006, Israele ha condotto un bombardamento terrestre e aereo del Libano che ha gravemente danneggiato le infrastrutture civili e ucciso 1.183 persone, di cui circa un terzo erano bambini. Le forze israeliane hanno deliberatamente preso di mira condomini, villaggi, piante, ponti, porti marittimi e altre caratteristiche chiave delle infrastrutture del Libano. Secondo un rapporto pubblicato dall’Ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli affari umanitari (UNOCHA), Israele ha violato il diritto internazionale umanitario non avendo cura di prevenire le vittime civili durante i suoi attacchi aerei sulle infrastrutture libanesi.  

Dal 27 dicembre 2008 al 18 gennaio 2009, Israele ha condotto un attacco a Gaza chiamato “Operation Cast Lead” durante il quale le forze israeliane hanno usato vari sistemi di armi prodotti da General Dynamics. Secondo la missione di accertamento dei fatti delle Nazioni Unite nel conflitto di Gaza, Israele ha effettuato attacchi con aerei F-16 contro case civili e campi profughi. General Dynamics produce sistemi di pistola per l’F-16. Questi attacchi sono stati giudicati violazioni dei diritti umani internazionali e del diritto umanitario, nonché possibili crimini di guerra e crimini contro l’umanità. Dei 1.394 palestinesi uccisi negli attacchi “Cast Lead”, 345 erano minorenni. L’assalto ha ferito oltre 5.300 persone e ucciso 1.383 palestinesi, di cui 333 bambini. Le forze israeliane hanno distrutto le case di oltre 3.400 famiglie palestinesi e hanno lasciato migliaia di civili senza tetto e disabili fisici. Secondo un rapportopubblicate dal Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite, le forze israeliane hanno deliberatamente preso di mira oggetti civili e non sono riuscite a prendere tutte le precauzioni possibili per ridurre al minimo le vittime civili, violando così il diritto internazionale consuetudinario.

Nel 2014, Israele ha condotto un attacco a Gaza chiamato “Operazione sul bordo protettivo” che ha ucciso 2.251 palestinesi, di cui 1.462 erano civili e 551 erano bambini. Le forze israeliane hanno usato numerosi sistemi d’arma prodotti dalla General Dynamics durante l’assalto a Gaza. La RAND Corporation ha riferito che Israele ha usato i carri armati Merkava 4 a Gaza sia nell’operazione Pillar of Defense nel 2012 sia nell’operazione Protection Edge nel 2014. RAND ha anche documentato l’uso israeliano di APC Namer nell’attacco della Brigata Golani a Shuja’iya che ha ucciso 65 palestinesi, di di cui 35 donne, bambini e anziani. Secondo un rapportodi Amnesty International, Israele ha usato velivoli F-16 per tutto l’assalto del 2014, incluso un attacco a Rafah il 1 agosto e un attacco al campo profughi di Al Shati. Il Centro per i diritti umani di Al Mezan ha riferito che circa il 47% dei civili uccisi durante “Operazione sul bordo protettivo” sono stati uccisi da aerei da guerra tra cui l’F-16. Le forze israeliane hanno condotto oltre 6.000 attacchi aerei a Gaza e danneggiato o distrutto 18.000 unità abitative, 73 strutture mediche e molte ambulanze. A seguito dell’attacco, oltre 1.500 bambini palestinesi sono rimasti orfani e 11.231 persone sono rimaste ferite, di cui 3.436 erano bambini. Secondo un rapportodal Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite, le forze israeliane potrebbero aver violato il diritto internazionale dei diritti umani e commesso crimini di guerra in numerose occasioni a causa del loro apparente disprezzo per la conservazione della vita civile.

Gli aerei F-16 sono stati ripetutamente utilizzati nel 2018 per condurre attacchi aerei a Gaza, causando morti civili. A febbraio, missili israeliani lanciati da aerei da guerra F-16 hanno ucciso due adolescenti palestinesi di 17 anni nel corso di sei attacchi aerei estesi, il più grande assalto dall’operazione Protection Edge. Gli attacchi hanno ferito altri due palestinesi e danneggiato le case civili. A luglio, le forze israeliane hanno utilizzato aerei F-16, elicotteri e droni aerei senza pilota per lanciare circa 85 missili nella Striscia di Gaza, uccidendo due bambini e ferendo 28 persone. L’attacco ha danneggiato le case residenziali e parzialmente danneggiato o distrutto numerose ambulanze e camion che trasportavano materiale medico.

 

FORNITURE TECNOLOGIE DI SORVEGLIANZA PER IL CONFINE TRA STATI UNITI E MESSICO

Dal 2013, General Dynamics One Source LLC, una società composta da due filiali General Dynamics: General Dynamics Information Technology e General Dynamics Mission Systems., Ha fornito alla US Customs and Border Protection (CBP) un sistema di videosorveglianza remoto (RVSS) sul Confine USA-Messico. RVSS è utilizzato per fornire sorveglianza di terra persistente agli agenti di pattuglia di frontiera per “rilevare, rintracciare, identificare e classificare” in modo efficace rifugiati e immigrati che attraversano il confine. Nell’aprile 2017, CBP ha annunciato che la soluzione General Dynamics RVSS aveva raggiunto la “piena capacità operativa”. 

Nel febbraio 2018, la società ha annunciato che il suo programma pilota di un trasloco-RVSS a supporto della protezione doganale e di frontiera (CBP) degli Stati Uniti ha avuto successo e che sarebbero state realizzate sei distribuzioni trasferibili a Laredo e McAllen, in Texas. A partire dal 2018, General Dynamics ha testato, installato e distribuito il sistema RVSS in 68 siti in Arizona e ha ampliato lo spiegamento di unità trasferibili attraverso la Valle del Rio Grande, nel sud del Texas.

Il contratto originale del 2013 per General Dynamics One Source LLC si è successivamente ampliato per fornire supporto di manutenzione per RVSS a Weslaco e Rio Grande City, TX e a San Diego, CA. Il nuovo contratto era di $ 84 milioni , con un potenziale rinnovo fino a $ 122 milioni. 

 

FACILITAZIONE DELLA DETENZIONE DI IMMIGRATI MINORENNI

Dal 2000, General Dynamics ha collaborato con l’Ufficio per il reinsediamento dei rifugiati (ORR) del Dipartimento della salute e dei servizi umani, il dipartimento che applica la politica del presidente Trump di trattenere i bambini lontano dai loro genitori. 

I contratti tra la sussidiaria General Dynamics Information Technology (GDIT) e ORR datati da maggio 2016 a maggio 2019 indicano che General Dynamics fornisce “servizi di infrastruttura per la cura dei bambini non accompagnati”. Dopo aver ricevuto un’attenzione indesiderata per i loro rapporti con la politica di separazione familiare dell’amministrazione Trump , la società ha rilasciato una dichiarazionenel giugno 2018, intitolato “Get the Facts Straight”, in cui si afferma che forniscono solo “servizi di supporto per casi specifici per aiutare a soddisfare le esigenze specifiche dei minori non accompagnati, compresi i requisiti medici, e per facilitare il ricongiungimento familiare, solo dopo che i bambini sono sotto la cura della salute e servizi umani “. La dichiarazione ha sottolineato che General Dynamics” non ha alcun ruolo nella politica di separazione familiare, né un ruolo nella costruzione o gestione di strutture di detenzione “. Tuttavia, immediatamente dopo la nuova politica di tolleranza zero, la società ha iniziato a fare pubblicità per lavori per aiutare a trattare i detenuti minorenni: operatori bilingui, impiegati per l’immissione di dati , una posizione per rivedere i file e redigere informazioni e una posizione per monitorare i casi dei giovani mentre si muovono attraverso il sistema. 

Solo nel 2017, GDIT ha guadagnato oltre 4 miliardi di dollari in questi tipi di contratti, inclusa la gestione di Medicare, tuttavia la società non rivelerà pubblicamente quanto valgono i suoi contratti con ORR dal 2015. Reuters ha precedentemente riferito che alla società sono stati assegnati 13 milioni di dollari nei contratti tra il 2010 e il 2014, tuttavia queste cifre potrebbero essere significativamente più elevate nell’ambito delle attuali politiche di separazione familiare dell’amministrazione.

 

OPERAZIONI CSRA IN MATERIA DI SORVEGLIANZA DEGLI IMMIGRATI, DETENZIONE E MILITARIZZAZIONE DELLE FRONTIERE

Nell’aprile 2018, General Dynamics ha acquisito CSRA, Inc. (CSRA) per $ 9,7 miliardi, per entrare a far parte di General Dynamics Information Technology. All’epoca, secondo la SIPRI , CSRA era la 39a società di difesa più grande del mondo nel 2017. La società ha stipulato diversi contratti con il Dipartimento della sicurezza nazionale (DHS), in particolare un contratto da $ 478 milioni dal 2015 a febbraio 2019 per gestire il database IDENT (Automated Biometric Identity System) di DHS. Questo è il database biometrico primario del DHS, utilizzato per archiviare, abbinare, elaborare e condividere informazioni biometriche e biografiche su oltre 230 milioni di individui unici . IDENT è uno strumento essenziale utilizzato da CBP e ICE nonchéforze dell’ordine locali e statali per rintracciare, monitorare e trattenere persone prive di documenti. 

A partire dal 2008, DHS ha iniziato a migrare i suoi sistemi IT e tutte le informazioni verso i due principali data center di Stennis, Mississippi e Clarksville, in Virginia. Il primo a Stennis, nel Mississippi, è stato istituito e gestito da CSC Government Solutions (ora CSRA / General Dynamics). Il primo contratto dal 2008 al 2015 valeva $ 723 milioni di dollari e il secondo contratto fino a giugno 2019 vale $ 967 milioni di dollari, che include il supporto di ICE con il suo nuovo sistema e database Integrative Case Management (ICM). General Dynamics / CSRA come appaltatore principale del Data Center fornirà operazioni e manutenzione per future infrastrutture o applicazioni IT ICE.

Nel maggio 2018, il CIO DHS John Zangardi ha osservato che 29 applicazioni DHS sono ospitate nel cloud e altre 70 vengono migrate nel cloud come parte di una strategia “multi-cloud” che utilizza vari provider. Secondo Zangardi, le due agenzie di controllo dell’immigrazione CBP e ICE sono state le più veloci a spostare i loro sistemi nel cloud. General Dynamics (CSRA / ARC-P Cloud) è uno dei soli quattro provider cloud autorizzati DHS .

Oltre a questi importanti contratti, CSRA ha supportato altre sub-agenzie DHS tra cui un contratto da 45 milioni di dollari nel 2016 fino al 2019 per consigliare le protezioni doganali e di frontiera (CBP) statunitensi su attrezzature efficaci al fine di “prevenire viaggi e scambi illegali”.

 

CONTROVERSIE AGGIUNTIVE

A partire da gennaio 2019, secondo il Project on Government Oversight, General Dynamics ha subito $ 280,3 milioni di sanzioni per 23 casi di cattiva condotta dal 1995, con 9 ulteriori casi di cattiva condotta in attesa di risoluzione. Queste violazioni di cattiva condotta vanno dal lavoro alle violazioni delle normative ambientali.

Nell’aprile 2018, i Communication Workers of America hanno presentato quattro denunce al Dipartimento del lavoro accusando la General Dynamics Information Technology di aver pagato consapevolmente e intenzionalmente circa 10.000 lavoratori fino a 100 milioni di dollari negli ultimi cinque anni.

ATTIVISMO ECONOMICO

A partire da gennaio 2019, secondo il Project on Government Oversight, General Dynamics ha subito $ 280,3 milioni di sanzioni per 23 casi di cattiva condotta dal 1995, con 9 ulteriori casi di cattiva condotta in attesa di risoluzione. Queste violazioni di cattiva condotta vanno dal lavoro alle violazioni delle normative ambientali.

Nell’aprile 2018, i Communication Workers of America hanno presentato quattro denunce al Dipartimento del lavoro accusando la General Dynamics Information Technology di aver pagato consapevolmente e intenzionalmente circa 10.000 lavoratori fino a 100 milioni di dollari negli ultimi cinque anni.

Tratto da: https://investigate.afsc.org/company/general-dynamics

Qui il comunicato del Pentagono

Il Pentagono assegna il contratto a General Dynamics per il sistema satellitare di comunicazioni militari di nuova generazione

La società aerospaziale e di difesa americana General Dynamics Corp ha ottenuto un contratto per il supporto del sistema di terra Mobile User Objective System (MUOS), un sistema di comunicazioni satellitari militari di prossima generazione, secondo una recente dichiarazione del Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti.

Il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti ha annunciato venerdì un accordo cost-plus-award-fee e prezzo fisso per un valore di circa 731,8 milioni di dollari.

MUOS è un sistema di comunicazioni satellitari militari a banda stretta che supporta una popolazione mondiale di utenti multiservizi, fornendo moderne funzionalità di comunicazione netcentrica e supportando terminali legacy.

Il Mobile User Objective System (MUOS) è il sistema di comunicazioni satellitari di prossima generazione della Marina statunitense che fornisce comunicazioni voce e dati per le forze statunitensi sempre e ovunque. General Dynamics Mission Systems fornisce i segmenti di terra integrati per MUOS, che presto forniranno comunicazioni simili a quelle dei telefoni cellulari per i combattenti in movimento.

Il Mobile User Objective System (MUOS) è un sistema SATCOM ad altissima frequenza (da 300 MHz a 3 GHz), che serve principalmente il Pentagono. L’uso di alleati internazionali è al vaglio. Il MUOS sostituirà il sistema di follow-on UHF legacy prima che tale sistema raggiunga la fine della sua vita utile per fornire agli utenti nuove funzionalità e mobilità, accesso, capacità e qualità del servizio migliorati. Destinato principalmente agli utenti mobili (ad esempio piattaforme aeree e marittime, veicoli terrestri e soldati smontati), MUOS estenderà le comunicazioni vocali, dati e video degli utenti oltre le loro visuali.

Il sito web della GD ha dichiarato che le copertine MUOS sono ovunque. Ha una portata mondiale per supportare i combattenti di guerra in pattuglia in ambienti ostili, siano essi urbani, canyon, montagne o giungle, o persino il circolo polare artico. Il sistema fornisce un familiare servizio simile a un telefono cellulare, che consente alle forze di terra di comunicare direttamente tra loro e con i loro comandanti, indipendentemente dalla posizione, a livelli di qualità più elevati e capacità molto maggiori di quelle oggi disponibili.

Il sistema di comunicazione MUOS ha completato una serie di eventi critici di test e valutazione e, nell’ottobre 2019, è stato valutato funzionalmente efficace, operativo adatto e sopravvivibile al cyber.

Secondo il contratto, dal comando dei sistemi di guerra navale di informazione, San Diego, California e annunciato venerdì, i lavori dovrebbero essere completati entro novembre 2029.

Tratto da: https://defence-blog.com/news/pentagon-awards-contract-to-general-dynamics-for-next-gen-military-communications-satellite-system.html

 

https://www.nomuos.info/gli-usa-appaltano-il-muos-alla-societa-che-bombarda-i-palestinesi-e-che-sorveglia-il-confine-usa-messico/

Il popolo boliviano da El Alto a La Paz scende in campo a difesa di Evo Morales

“Ahora sí, guerra civil”: il popolo boliviano da El Alto a La Paz scende in campo a difesa di Evo Morales

I manifestanti di El Alto, in Bolivia, si sono mobilitati, in difesa del presidente eletto costituzionalmente e senza brogli come ormai è stato chiarito, Evo Morales, costretto a rassegnare le dimissioni dopo il colpo di Stato compiuto nel paese sudamericano che lo riporta direttamente ai tempi tristi delle dittature militari.

Nei video che in queste ore convulse drammatiche si vedono manifestati, con la bandiera Whiphala – rappresentativa dei popoli nativi che vivono nei territori andini che facevano parte del Tahuantinsuyo (ossia l’antico Impero Inca) – bruciata dai golpisti e rimossa dalle uniformi della polizia passata dalla parte del golpe.


EVO IN SALVO VERSO IL MESSICO

La foto è pubblicata dal governo messicano. Il piano golpista fascista in Bolivia prevedeva l’assassinio di Evo Morales. Grazie al Messico è in salvo. Il silenzio dell’Unione Europea è raccapricciante!

Storia di un gruppetto di persone che tentarono di “scalare il cielo”

«“La rivolta delle carrozzine” – scrive Piergiorgio Maggiorotti – non vuole essere una “storia della disabilità” a Torino, ma la storia di un gruppetto di persone con disabilità che tra gli Anni Settanta e gli Anni Ottanta tentarono di “scalare il cielo” partendo dalla propria storia e mettendo a nudo le proprie esperienze, allo scopo di “praticare l’obiettivo della felicità” che può nascere solo dal farsi carico in prima persona della costruzione del proprio mondo». Il libro, in libera consegna, verrà presentato nel pomeriggio di domani, 12 novembre, durante un incontro in programma a Torino
(continua…)

Anatomia di un ritorno alla vita dopo un grave trauma cranico
Sta già tutto nel titolo stesso scelto per l’evento (“Anatomia di un ritorno alla vita dopo un grave trauma cranico. La grave cerebrolesione acquisita: un problema sanitario, sociale e famigliare – Dalla fase acuta al ritorno al territorio”) il senso profondo dell’evento in programma per il 16 novembre a Bergamo, intorno al quale ruoterà la XXI Giornata Nazionale del Trauma Cranico, nata per iniziativa della FNATC (Federazione Nazionale Associazioni Trauma Cranico), che per l’occasione si avvarrà della fondamentale collaborazione dell’Associazione Amici di Samuel di Pedrengo (Bergamo)
(continua…)

Quando i diritti e il rispetto sembrano diventare valori trascurabili
«Avremmo consigliato ai genitori di questi “mongoloidi” di fare il tri test e l’amniocentesi e magari ripetere l’esame, e poi, visti i miserabili risultati, non farne nulla»: è sostanzialmente questo il triste messaggio apparso di fronte a un locale di Livorno, rimosso dopo un’ondata di proteste. «Offese a dir poco vergognose», secondo Federico Gelli, presidente del Cesvot, che aggiunge: «In un momento in cui i diritti e il rispetto sembrano diventare valori trascurabili, non bisogna trascurare mai il presidio contro chiunque attenti alla dignità delle persone, soprattutto quelle più fragili»
(continua…)

La delusione delle persone con disabilità di Napoli
«Nello stesso anno della caduta del Muro di Berlino – scrive Luigi Montanaro – si promulgava in Italia la Legge 13/89 per l’eliminazione delle barriere architettoniche, per eliminare gli ostacoli fisici e sensoriali che emarginano le persone con disabilità. Nel nostro Paese, però, dopo trent’anni non possiamo ancora festeggiare nessuna caduta dei muri né di tutti gli ostacoli creati dagli uomini, perché quella Legge è ancora largamente inapplicata. E la realtà di Napoli è forse ancora più complessa, dal momento che negli ultimi otto anni la situazione in questo àmbito è a dir poco peggiorata»
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Verso la Legge di Bilancio: le prime istanze della FISH
Maggiore sostegno alla vita indipendente e al “Dopo di Noi”, più risorse al Fondo per la Non Autosufficienza, criteri più favorevoli per le lavoratrici che svolgono attività di caregiver familiari, nell’àmbito della cosiddetta “Opzione Donna”, detrazioni e incentivi per la rimozione o il superamento delle barriere nelle abitazioni private: sono solo le prime istanze avanzate dalla FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap), verso l’approvazione della Legge di Bilancio per il 2020, rispetto alla quale la Federazione stessa chiede «un deciso cambio di passo sulla disabilità»
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Le novelle di Grazia Deledda, per un modello di società aperta a tutti
Con l’incontro di domani, 12 novembre, al Campidoglio di Roma, proseguirà il proprio percorso il progetto “Grazia Deledda in esalettura”, promosso dall’UICI, raffinata operazione culturale e di inclusione sociale, che basandosi sulle diverse estensioni in cui sono state elaborate una serie di novelle del Premio Nobel Grazia Deledda (a stampa, in Braille, con sintesi vocale, in audio e videolibro con interprete LIS), lette per l’occasione da un vedente e da un non vedente, «illustra al meglio – come è stato detto – le capacità e la creatività delle persone cieche e ipovedenti»
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Il Superdisabile. Analisi di uno stereotipo diffuso
«Dalle cronache giornalistiche alle trasmissioni televisive, dal cinema allo sport, sempre più persone con disabilità divengono protagonisti pubblici e molti cosiddetti “supercrip” (“superdisabili”) sono diventati modelli di notorietà planetaria. Questo, però, non deve far dimenticare la realtà quotidiana, lontana dai riflettori di chi vive tali condizioni e quella dei caregiver, le difficoltà, i costi e i carichi che la appesantiscono»: viene presentato così l’incontro “Il Superdisabile. Analisi di uno stereotipo diffuso”, organizzato dal CNR per il 13 novembre a Genova
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Novità e ampliamenti nel nuovo Rapporto dell’Osservatorio Farmaci Orfani
Verrà presentato domani, 12 novembre, a Roma, il 3° Rapporto Annuale dell’OSSFOR (Osservatorio Farmaci Orfani), approfondita analisi che offre il quadro dei consumi e dei costi effettivi dei cosiddetti “Farmaci Orfani” per il Servizio Sanitario Nazionale, dei tempi di autorizzazione e accesso, delle normative che regolamentano il settore, fotografando le disuguaglianze regionali che purtroppo continuano ad esistere in Italia. L’OSSFOR, va ricordato, è nato da una collaborazione tra il CREA Sanità (Consorzio per la Ricerca Economica Applicata in Sanità) e l’OMAR (Osservatorio Malattie Rare)
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La FISH Friuli Venezia Giulia chiede l’Osservatorio Regionale
Tra gli altri temi affrontati dalla FISH Friuli Venezia Giulia (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap) – ricevuta in audizione dalle proprie Istituzioni Regionali, insieme ad altre organizzazioni, per esprimere una serie di osservazioni sul Disegno di Legge volto a riformare la pianificazione e la programmazione sanitaria e sociosanitaria della Regione – è stata anche evidenziata la necessità non più procrastinabile di costituire l’Osservatorio Regionale sul monitoraggio della Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità
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Vi auguriamo una buona lettura!

Un cordiale saluto

La redazione di Superando.it

Superando.it è un servizio di informazione sulla disabilità promosso dalla FISH – Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap e gestito da Agenzia E.Net s.c.a.r.l.

 

Pacifisti colpevoli di quattro reati! Petizione on line

Sono trascorsi più di 18 mesi da quando si sono intrufolati nella sede di uno dei più grandi  depositi di armi nucleari nel mondo: una giuria ha giudicato sette membri del gruppo Kings Bay Plowshares colpevoli di tutte e quattro le accuse mosse nei loro confronti.

Gli imputati rischiano più di 20 anni di prigione per aver danneggiato e distrutto oggetti di proprietà del governo per un valore superiore a  1000 $, per essere penetrati in luoghi vietati, e per aver cospirato contro lo Stato.

Era il 4 aprile 2018: a tarda notte Mark Colville, Clare Grady, Martha Hennessy, Fr. Steve Kelly, S.J., Elizabeth McAlister, Patrick O’Neill, e Carmen Trotta usarono un tronchesino per aprire un cancello secondario dell’area di proprietà della Base Navale USA  di Kings Bay; passato il cancello, si inoltrarono attraversando una zona di paludi e boscaglia. Quindi si divisero in tre gruppi, e pregando penetrarono in alcuni edifici: versarono del sangue, scrissero dei messaggi contro le armi nucleari, poi colpirono a martellate un deposito di missili nucleari, appesero degli striscioni, e aspettarono di essere arrestati.

“Il Pentagono possiede molte installazioni – e noi siamo entrati a piedi in una sola di esse,”: così raccontò Colville fuori dal tribunale. “Quello è un luogo in cui costruiscono le armi che permettono loro di imporre  le proprie leggi. E le utilizzano principalmente contro i poveri, come sanno bene le persone che vivono  nei  quartieri degradati di questa contea. Occasionalmente  anche la gente privilegiata come noi sperimenta un assaggio del loro potere.   E quando ci càpita dovremmo sentire la parola ‘colpevole’ come una benedizione per noi perché ci dà l’opportunità di stare con persone che si sentono in colpa continuamente, ogni giorno. ”

Colpevoli di fronte alla giustizia?

I sette indagati aspettano la sentenza, che dovrebbe essere emessa tra 60 e 90 giorni da oggi. Fino ad allora sei di loro sono in libertà vigilata sotto cauzione. Nel corso del processo, che è iniziato lunedì scorso [21 ottobre], gli imputati hanno espresso soddisfazione per l’inaspettata mole di informazioni che sono riusciti a fornire alla giuria riguardo alle ragioni che li hanno motivati a esprimere la loro protesta.  Il giudice federale Lisa Godbey Wood, tuttavia,  lo scorso venerdì sera aveva emesso un ordine che escludeva la validità di qualsiasi prova o testimonianza relativa a una necessità di difesa, o a un appello al diritto internazionale e a trattati che limitano le armi nucleari, o a ragioni religiose e morali.

Penso proprio che questo verdetto possa essere definito francamente reazionario”, ha commentato Trotta parlando ai sostenitori davanti al tribunale.  “Hanno sentito molto. Il giudice ha permesso loro di ascoltare molto. Ed è un po’ spaventoso che le armi nucleari possano essere così…nascoste in bella vista. Dobbiamo capire che siamo un residuo … siamo solo più una piccola traccia, un residuo dello spirito che in passato ritengo fosse più vivo nel nostro paese”.

 “Ma sappiamo tutti da che parte soffia il vento. C’è il Movimento Black Lives Matter. C’è Extinction Rebellion.  C’è il Movimento Me Too. C’è una comunità di attivisti che sta aspettando, subito dietro a noi.”

L’avvocato difensore  di uno di loro, l’Avv. Quigley, ha così commentato la situazione:  “Hanno detto la verità nonostante il prezzo da pagare. Hanno compiuto l’azione che avevano deciso assumendosene i rischi.  E andranno incontro a ulteriori conseguenze, nel loro sforzo per salvare le nostre vite, e le vite dei nostri figli e nipoti, e le vite di tutti sulla Terra”.

Chi sono i sette imputati?

Sono sette attivisti cattolici del gruppo ‘plowshares’ che il 4 aprile 2018 sono penetrati all’interno della base navale per sottomarini  di Kings Bay a St. Mary’s, in Georgia, con l’intento di mettere concretamente in atto il comando del profeta Isaia di  “trasformare le spade in aratri”.

Essi hanno deciso di agire in occasione del cinquantesimo anniversario dell’assassinio di Martin Luther King, che aveva dedicato la vita a lottare contro quello che chiamava il triplice male – “militarismo, razzismo, materialismo”.

Portando con sé dei martelli e delle bottigliette contenenti il loro sangue, e colpendo e imbrattando quelle armi di distruzione di massa, essi speravano di richiamare l’attenzione pubblica sul fatto che le armi nucleari uccidono ogni giorno, anche semplicemente con la loro esistenza e manutenzione.

La base navale di Kings Bay fu inaugurata nel 1979 come base della Marina USA affacciata sull’oceano Atlantico, E’ la più grande base nucleare sottomarina del mondo,  e ospita sottomarini atomici e missili nucleari balistici. Gli attivisti sono penetrati in tre diversi luoghi della base: l’edificio che ospita l’amministrazione, quello che contiene i missili D5, e i bunkers dove sono custoditi gli ordigni nucleari. Hanno lasciato traccia del loro passaggio esponendo striscioni con delle scritte: “La logica ultima del razzismo è il genocidio – Martin Luther King”, “L’obiettivo finale dei  Trident è l’omnicidio” e “armamenti nucleari: illegali / immorali.”  Hanno anche presentato un atto d’accusa contro il governo degli Stati Uniti, colpevole di crimini contro la pace. Questa azione è la più recente di un centinaio di azioni simili realizzate nel mondo, a partire dall’intrusione, nel 1980,  al King of Prussia, Pennsylvania: sede di un impianto missilistico nucleare USA  super-protetto. (Si veda in proposito l’articolo Verso il bando degli armamenti nucleari. Storie, libri, riflessioni).

Per firmare la petizione:  https://kingsbayplowshares7.org/

Questo è un appello rivolto a tutti i cittadini affinché si uniscano a eminenti figure pubbliche, tra cui Desmond Tutu, alcuni Premi Nobel e molti altri, e firmino la petizione affinché vengano fatte cadere tutte le accuse, e vengano prosciolti i sette membri del gruppo ‘Plowshares’. Essi stanno rischiando 25 anni di prigione per aver richiamato l’attenzione pubblica sulle armi nucleari, illegali e immorali, che minacciano la vita sulla Terra.

giovedì 7 Novembre 2019 – Centro Studi Sereno Regis

Per CONTATTI
Mary Anne Grady Flores, 607-280-8797, gradyflores08@gmail.com
Bill Ofenloch, 212-369-1590, billcpf@aol.com


Kings Bay Plowshares 7 Found Guilty on All Counts, Oct. 24, 2019
[Traduzione e sintesi di Elena Camino per il CSSR]

Report finale della seconda Assemblea Nazionale di Fridays for Future Italia

Report finale della seconda Assemblea Nazionale di Fridays for Future Italia

Report finale della 2a Assemblea Nazionale di Fridays for Future Italia che si è svolta a Napoli il 5 e 6 ottobre 2019.

Per noi la giustizia climatica è la necessità che a pagare il prezzo della riconversione ecologica e sistemica sia chi fino ad oggi ha speculato sull’inquinamento della terra, sulle devastazioni ambientali, causando l’accelerazione del cambiamento climatico. I costi della riconversione non devono ricadere sui popoli che abitano nei Paesi del Sud del mondo. Siamo solidali con i e le migranti e con tutti i popoli indigeni. Siamo i/le giovani, e non solo, contro gli attuali potenti della terra, contro le multinazionali e contro chi detiene il potere economico e politico che non stanno facendo nulla in proposito.  La giustizia climatica è per noi strettamente connessa alla giustizia sociale, la transizione ecologica dev’essere quindi accompagnata dalla redistribuzione delle ricchezze, vogliamo un mondo in cui i ricchi siano meno ricchi e i poveri meno poveri. Cambiare sistema e non il clima non è per noi uno slogan. Il cambio di sistema economico e di sviluppo è per noi un tema centrale e necessariamente connesso alla transizione verso un modello ecologico.

Cambiare il sistema vuol dire anche non analizzare la questione ecologica come questione settoriale, ma riconoscere le forti connessioni che esistono con le lotte transfemministe, antirazziste e sociali legate ai temi del lavoro, della sanità e dell’istruzione e metterle in connessione. I criteri che chiediamo di rispettare a livello globale riguardo la parità di genere sono assunti anche nelle pratiche e nelle metodologie del nostro movimento. L’intersezionalità è una modalità di lettura che permette di leggere in termini analitici la società sistematizzando le diverse lotte e la molteplicità di oppressioni che caratterizzano il nostro sistema patriarcale, sessista, razzista, colonialista, machista e basato sulla logica dell’accumulazione e del profitto.
Le nostre rivendicazioni come studenti/esse si devono porre l’obiettivo di entrare in sintonia, e non in contraddizione, con i bisogni di lavoratrici e lavoratori, delle abitanti e degli abitanti delle nostre città, delle nostre province e di tutti i nostri territori. Ci lasciamo con la volontà di approfondire relazioni con la comunità scientifica, essendo consapevoli che i dati sono scientifici, ma le scelte sono politiche. Dobbiamo essere in grado di ripensare il sistema, nella sua totalità, senza lasciare indietro nessuna persona. La nostra casa è in fiamme, e noi stiamo spegnendo l’incendio consapevoli che una volta spento l’incendio la casa non potrà essere più la stessa.

Vogliamo una casa che metta al centro il processo democratico e partecipativo ribaltando le logiche di potere che caratterizzano il nostro sistema.

Non vogliamo più sussidi sui combustibili fossili, vogliamo una tassazione che colpisca i profitti della produzione e non solo il consumo. Pretendiamo l’obiettivo emissioni zero entro il 2030 per l’Italia.

Vogliamo la decarbonizzazione totale entro il 2025 passando alla produzione energetica totalmente rinnovabile e organizzata democraticamente con le realtà territoriali. Siamo fermamente contrari a ogni infrastruttura legata ai combustibili fossili, come il metanodotto in Sardegna, la TAP. Chiediamo la dismissione nei tempi più rapidi possibili di ogni impianto inquinante attualmente operativo, come l’ILVA.

Tutte le fonti inquinanti devono essere chiuse attivando tutte quelle bonifiche, sotto controllo popolare e pagate da chi fino ad oggi ha inquinato. Il nostro futuro è più importante del PIL. Le aziende inquinanti devono chiudere, ma devono essere garantiti posti di lavoro e tutele a tutte quelle persone coinvolte nella transizione. Non accettiamo il ricatto tra lavoro, salute e tutela dell’ambiente.

Vogliamo un investimento nazionale su un trasporto pubblico sostenibile, accessibile a tutti e di qualità. Vogliamo dei trasporti a emissioni zero e necessariamente gratuiti. Un trasporto nazionale e territoriale che rispecchia i bisogni dei più, organizzato e pianificato secondo un processo di coinvolgimento democratico di tutte le abitanti e di tutti gli abitanti.

Vogliamo un cambio di rotta sostanziale per quanto riguarda il sistema d’istruzione e il mondo della ricerca. Esigiamo un ripensamento della didattica in ottica ecologista e che si investa sulla ricerca riconoscendo il valore dei saperi nei processi trasformativi della realtà. Riconosciamo la centralità di scuole e università nel processo di cambio di sistema per il quale stiamo lottando. Non vogliamo che il MIUR faccia operazioni di greenwashing, ma che sospenda immediatamente ogni accordo con le multinazionali e con le aziende inquinanti.

Ci dichiariamo contrari a ogni grande opera inutile e dannosa, intesa come infrastruttura, industria e progetto che devasta ambientalmente, economicamente e politicamente i territori senza coinvolgere gli abitanti nella propria autodeterminazione. Sosteniamo ogni battaglia territoriale portata avanti dai tanti comitati locali, come No-TAV per Val di Susa, No-Grandi navi per Venezia, no Muos per Catania e Siracusa, no TAP per Lecce e Stopbiocidio per Napoli e la terra dei fuochi, Bagnoli Libera contro il commissariamento, la lotta all’Enel per Civitavecchia, la Snam per l’Abruzzo, il Terzo Valico per Alessandria. Rifiutiamo ogni speculazione sullo smaltimento dei rifiuti, sul consumo del suolo e quelle infrastrutture che causano dissesto idrogeologico. Pretendiamo che l’unica grande opera da portare avanti sia la bonifica e la messa in sicurezza dei territori.

Non possiamo inoltre ignorare che l’agricoltura industriale svolga un grande ruolo nei cambiamenti climatici, nella devastazione ambientale e nello sfruttamento delle persone: le monocolture e anche l’allevamento intensivo sono modelli del tutto insostenibili che vanno fermate nel più breve tempo possibile.

Vogliamo che venga dichiarata l’emergenza climatica ed ecologica nazionale, consapevoli che non può essere solamente un’opera di greenwashing della politica. La dichiarazione di emergenza climatica dev’essere fin da subito uno strumento trasformativo del presente. Un passo che da forza al nostro movimento, senza però mai dimenticare che la vera alternativa è quella che tutti i giorni pratichiamo nei nostri territori e quella che narriamo nelle nostre iniziative. Dobbiamo rendere complementari le pratiche di autogestione ecologista con le forti richieste che facciamo alla politica. Non siamo disposti a scendere a compromessi, non vogliamo contrattare, vogliamo l’attuazione di ogni nostra rivendicazione per garantirci un futuro, ma siamo consapevoli che lo vogliamo ora, nel presente perché non c’è più tempo.

Fridays For Future è un movimento orizzontale, inclusivo e democratico. Ripudiamo il fascismo in quanto ideologia antidemocratica e violenta. Rivendichiamo l’autonomia e sovranità delle assemblee locali, in quanto linfa vitale del nostro movimento e di cui le assemblee locali sono gli spazi decisionali. Crediamo infatti che la forma assembleare garantisca un modello decisionale partecipativo, aperto e orizzontale. Dalle assemblee locali infatti devono emergere le esigenze di mobilitazione, di organizzazione e di approfondimento.

L’altro spazio decisionale collettivamente riconosciuto è l’assemblea nazionale, riconosciuto come spazio decisionale dove prendere decisioni specifiche di interesse nazionale e che serva per dare le linee guida da seguire.

Lanciamo il quarto sciopero globale per il 29 novembre, proponendolo a livello internazionale sotto lo slogan “block the planet”. Quella giornata di mobilitazione ci permetterà di sperimentare le tante pratiche discusse in questi giorni, come le pratiche di blocco e di disobbedienza civile caratterizzate dalla partecipazione pacifica e di massa.

Sosteniamo e saremo presenti alle mobilitazioni che lanceranno le realtà locali a Napoli a dicembre in concomitanza con la Cop Mediterranea, incontro interministeriale sul tema dei cambiamenti climatici dei paesi che si affacciano sul Mediterraneo.

Usciamo da questa assemblea nazionale con la consapevolezza di essere in grado, insieme, di cambiare il sistema. Non siamo disposti ad arrenderci, noi siamo la resistenza.

24 Ottobre 2019

 

Articolo tratto dal Granello di Sabbia n. 41 di Settembre – Ottobre 2019. “La società che vogliamo