Bolivia: due rapporti indipendenti provano che non ci sono stati brogli

Bolivia: due rapporti indipendenti provano che non ci sono stati brogli. Morales ha vinto regolarmente e l’OSA ha agito per il golpe

Al contrario di quanto cerca di affermare la narrazione dominante, al solito fallace per non dire mendace, in Bolivia non vi è stato alcun broglio alle elezioni per favorire la vittoria di Evo Morales. Che, bisogna ricordare, ha ottenuto ben 600mila voti in più del suo avversario più vicino, Carlos Mesa di Unidad Ciudadana. Uno degli attori del golpe, insieme al fondamentalista religioso Camacho, una sorta di Bolsonaro in salsa boliviana.

Due rapporti internazionali, che hanno anche la legittimità di essere indipendenti, espongono e dimostrano che non vi è stata alcuna frode nelle elezioni. L’OSA invece con la sua azione ha agito per fomentare il golpe, offrendo una versione sballata e non veritiera sulle elezioni chiedendo la ripetizione della tornata elettorale. Legittimamente vinta da Evo Morales.


Né l’OSA, né nessun altro, ha potuto confermare l’esistenza di una frode nelle elezioni del 20 ottobre in Bolivia; proprio quest’ultima organizzazione internazionale, guidata dall’uruguaiano Luis Almagro, aveva raccomandato, prima delle elezioni, il sistema di rapido conteggio dei voti utilizzato e che ora è una scusa per sostenere il rovesciamento di Evo, sebbene il suo risultato non abbia valore legale; Morales ha vinto poco più del dieci percento dei voti rispetto al candidato dell’opposizione Carlos Mesa, quindi secondo quanto recita la Costituzione del paese andino il presidente Morales risulta eletto al primo turno senza bisogno di andare al ballottaggio con Mesa.

Le irregolarità statistiche rilevate – le tabelle osservate – sono marginali e non incidono su tale risultato anche prendendo i voti al MAS e assegnandoli a Mesa; la suddetta interruzione dello scrutinio per il controllo finale non si è verificata per un periodo di tempo significativo in qualsiasi momento.

Uno dei due documenti che smentiscono l’OSA e confermano il trionfo di Evo è stato prodotto dal ricercatore di scienze politiche dell’Università del Michigan Walter Mebane, un noto scienziato considerato come uno dei massimi esperti di frode elettorale del mondo. Va chiarito che, inoltre, non ha affiliazioni politiche, meno in America Latina e meno a favore di Morales.

L’indagine, intitolata ‘Prove che i voti fraudolenti non sono stati decisivi nelle elezioni in Bolivia del 2019’, indica che ci sono alcune irregolarità statistiche che potrebbero indicare una frode solo in 274 dei 34551 seggi elettorali. Una situazione che non differisce molto da quella riscontrata in altre tornate elettorali come in Honduras, Turchia, Russia, Austria e Wisconsin. “Anche rimuovendo i voti fraudolenti, il MAS ha un vantaggio superiore al dieci percento”, afferma il lavoro di Mebane.

 

Il secondo rapporto che demolisce l’OSA e conferma il trionfo di Morales è del CEPR, un gruppo di esperti che include ricercatori di diverse università in Europa.

In questo lavoro si sono concentrati sulla missione di osservazione elettorale dell’organizzazione di Almagro e su quanto fosse importante nel processo elettorale boliviano, così come nella realizzazione del golpe.

“Né l’OSA né chiunque altro potrebbe dimostrare che ci sono state irregolarità sistematiche o diffuse”, afferma il CEPR. Inoltre i “risultati del conteggio provvisorio sono coerenti con il risultato finale”. Nessuno dei due conteggi mostra schemi strani rispetto alla distribuzione del voto nelle precedenti elezioni; il conteggio provvisorio fu sospeso all’80% perché era quello che era stato concordato e ripreso, il giorno dopo, su richiesta dell’OSA; e che al contrario il conteggio definitivo e legalmente valido “non ha avuto interruzioni significative”.Altro punto saliente del rapporto CEPR è che è stata la stessa OSA a raccomandare a Morales di utilizzare il sistema TREP, implementato per il conteggio provvisorio e sul quale cadono tutte le osservazioni dell’agenzia presieduta da Almagro riguardo alle irregolarità nel processo elettorale, anche se non ha validità legale.

Nelle sue conclusioni, aggiunge che “i dubbi non comprovati che l’agenzia ha lanciato sulle elezioni” hanno avuto un’influenza significativa sulla copertura mediatica e quindi sull’opinione pubblica e che “la politicizzazione di quello che normalmente è un processo indipendente – come il monitoraggio elettorale – sembra inevitabile quando un’organizzazione incaricata di tale compito rilascia dichiarazioni prive di fondamento che mettono in dubbio la validità del conteggio elettorale”. Cioè, l’OSA ha gettato legna da ardere inutile e illegittima in un incendio che l’agenzia stessa ha creato.

I rapporti di Mebane e del CEPR confermano i sospetti su Almagro, ex ministro degli Esteri dell’Uruguay espulso dal Frente Amplio, sul ruolo dell’OSA e manipolazione compiuta in base a un piano premeditato e articolato con l’opposizione fascista, la polizia, le forze armate e i media dominanti per rovesciare Evo Morales e sostituirlo con un burattino dell’Impero.

https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-bolivia_due_rapporti_indipendenti_provano_che_non_ci_sono_stati_brogli_morales_ha_vinto_regolarmente_e_losa_ha_agito_per_il_golpe/5694_31717/

 

Paolo Maddalena: “Gli italiani devono ora rendersi conto del disastro privatizzazioni”

Il disastro delle privatizzazioni si sta rivelando oggi in tutta la sua gravità. Lo Stato ha ceduto ai privati le sue fonti di produzione di ricchezza nazionale e non ha più fondi in bilancio per far fronte alle esigenze attuali, che richiedono un intervento pubblico per salvare l’Ilva e Alitalia e per ultimare la realizzazione del Mose a Venezia.

Per quest’ultima sono stati già spesi 7 miliardi, molti dei quali sono stati dissipati con elargizioni da parte della società Venezia Nuova a soggetti di vario tipo e con il pagamento di numerose tangenti.

Ora Venezia è sommersa dall’acqua e il Mose non è in grado di funzionare. Abbiamo la dimostrazione concreta di quanto dannosa sia stata per la collettività, la privatizzazione delle opere pubbliche.

Il governo ha nominato commissario straordinario Elisabetta Spitz, la quale tra il 2000 e il 2008, come capo dell’Agenzia del Demanio, diresse la cartolarizzazione, cosiddette Scip1 e Scip2, relativa alla vendita di immobili pubblici del valore di 15 miliardi.

Scip1 fruttò, su un valore di 5 miliardi solo 1,7 miliardi, Scip2, relativa alla vendita di immobili per un valore di 10 miliardi, fu un completo disastro e non si sa quanto è costata alla collettività. Speriamo che oggi la Spitz sappia far meglio per quanto riguarda il Mose.

Altro effetto negativo è stato quello della privatizzazione dell’Ilva, passata dallo Stato alla famiglia Riva, e oggi ad ArcelorMittal, la quale, come è noto, ha deciso di recedere dalla sua posizione e sta per spegnere, tra dicembre e metà gennaio, tutti gli alti forni, gettando sul lastrico circa 12000 lavoratori. E a questo proposito c’è da ricordare che per riaccendere quegli alti forni occorrono almeno 10 mesi.

Oggi lo Stato, che una volta era padrone dell’Ilva, prega col cappello in mano ArcelorMittal di rispettare il contratto. Cosa che questa azienda certamente non farà.

Altro capitolo disastroso è quello di Alitalia, una volta in proprietà dello Stato e oggi alla mercé di aziende speculatrici, le quali per entrare a far parte della nostra compagnia pretendono di ridimensionare il numero degli aerei attualmente in funzione e di licenziare 3500 lavoratori.

Si distingue in questa azione negativa nei nostri confronti soprattutto la compagnia americana Delta, la quale, con appena 100 milioni sul tavolo, pretende di agire da padrona.

L’Italia, come si vede, è mesa con le spalle al muro, e questo è il frutto di una scelta improvvida e disastrosa, fatta dai nostri governanti dagli anni ’90 in poi.

È inutile piangere sul latte versato, ma è assolutamente necessario che gli italiani si rendano conto di quanto disastrosa sia stata l’azione dei nostri governi.

Si oppone all’azione governativa anche l’Europa, la quale impedisce gli aiuti di Stato e rende ancor più difficoltosa la soluzione di questa drammatica situazione.

In questo quadro l’Italia è destinata a soccombere e il prossimo futuro sarà quello di una dilagante miseria generale.

La causa di tutto, come più volte abbiamo ripetuto, sta nell’aver aderito al sistema economico predatorio neoliberista, voluto quasi unanimemente da illustri professori di economia, distruggendo con numerosissime leggi incostituzionali il precedente sistema economico produttivo di stampo keynesiano sancito dalla nostra Costituzione.

Salvare l’Italia dal punto di vista economico è oggi un’impresa assai ardua.

Ma chi intende farlo deve tener presente che occorre combattere con tutti i mezzi giuridici a nostra disposizione l’attuale sistema economico predatorio neoliberista, nonché l’atteggiamento dell’Europa, che ci impone proprio in virtù dell’attuazione di quel sistema predatorio, una insostenibile austerità che rende impossibile un’azione politica di sviluppo economico.
L’unico elemento di forza che abbiamo è quello di attuare la nostra Costituzione economica, facendola prevalere anche nei confronti dell’Europa, in virtù del principio dei contro-limiti, sempre asserito dalla nostre Corte costituzionale.

di Paolo Maddalena

La Russia (non) riconosce Jeanine Añez come presidente ad interim della Bolivia

Il titolo sensazionale «Ultim’ora» che Sputnik dà ad un articolo dedicato alla dichiarazione del vice ministro degli esteri russo Serghej Rjabkov ai giornalisti in merito alla temporanea presidente della Bolivia, Jeanine Añez è esagerato e non riflette letteralmente il senso pieno delle parole del diplomatico russo. La traduzione di Sputnik non è proprio impeccabile, il tono è un pò diverso.

La mia traduzione letterale di Rjabkov è questa: “La Russia prende atto del fatto che Jeanine Añez guiderà la Bolivia fino alle elezioni, ma tenendo ben presente che lei non ha raggiunto il quorum pieno in Parlamento. Questo è un fatto che noi
certamente non accantoniamo. Tuttavia è chiaro che proprio lei verrà considerata capo della Bolivia nel periodo fino alla risoluzione della questione del nuovo presidente attraverso le elezioni. Mosca considera gli avvenimenti che hanno preceduto il cambio di potere in Bolivia come l’equivalente di un colpo di Stato”.

Oggi Maria Zakharova, portavoce del Ministero degli esteri russo ha dichiarato in merito alla presidente ad interim della Bolivia : “la designazione e, cosa ancora più importante, la legittimità del capo di uno Stato deve inserirsi rigorosamente nelle norme legislative della Costituzione del paese, servire ad unire e non spaccare il paese”.

Marinella Mondaini (Facebook)

 


La Russia riconosce Jeanine Añez come presidente ad interim della Bolivia

© Sputnik .

Mosca ha ufficialmente riconosciuto Jeanine Añez in qualità di presidente ad interim della Bolivia, pur sottolineando il fatto che sia stata eletta senza raggiungere il quorum in Parlamento.

Mosca riconosce la senatrice Jeanine Añez come presidente ad interim della Bolivia, pur sottolineando il fatto che sia stata eletta senza raggiungere il quorum in Parlamento.

A riferirlo è il viceministro degli Esteri, Sergey Ryabkov, che ha espresso la posizione della Federazione Russa ai giornalisti.

“Partiamo dal principio che, in aderenza alle norme legislative vigenti, è la persona che si trova in questa posizione in una situazione di impossibilità di adempiere ai doveri del presidente da parte di chi in precedenza si trovava al di sopra nella sequenza del protocollo”, ha detto Ryabkov.

Il diplomatico russo ha però poi precisato che “al momento della votazione in Parlamento non è stato raggiunto il quorum richiesto. E’ un qualcosa che teniamo in considerazione, sebbene sia chiaro che sarà lei ad essere considerata il capo dello stato boliviano durante il periodo che porterà all’elezione di un nuovo presidente, il resto sono questioni interne alla Bolivia”.

La situazione in Bolivia

Evo Morales, presidente uscente della Bolivia, ha ottenuto la vittoria alle elezioni tenutesi il 20 ottobre già al primo turno, ma il suo primo rivale, il conservatore Carlos Mesa, si è rifiutato di accettare i risultati della votazione, scatenando una forte ondata di proteste in tutto il paese.

Domenica scorsa le forze armate boliviane hanno pertanto invitato Morales a rassegnare le proprie dimissioni in virtù della forte instabilità venutasi a creare e trovando il consenso del primo presidente indigeno della Bolivia.

Subito dopo, Morales ha abbandonato il paese, chiedendo asilo politico in Messico dove è stato accolto. Al suo arrivo, ha raccontato che ad alcuni membri del governo erano stati proposti forti somme di denaro per consegnargli l’ex presidente della Bolivia.

Ieri Jeanine Añez, che martedì aveva già annunciato di voler assumere la massima carica dello stato, è stata proclamata presidente ad interim della Bolivia dal Tribunale costituzionale e dal Parlamento, dove si è votato senza tuttavia raggiungere il quorum.

https://it.sputniknews.com/mondo/201911148296853-la-russia-riconosce-jeanine-aez-come-presidente-ad-interim-della-bolivia/

 

Crimini contro Rohingya: indagini Tribunale penale internazionale andranno avanti 

Il 14 novembre la Terza camera preprocessuale della Corte penale internazionale ha autorizzato la procuratrice a portare avanti le indagini sui presunti crimini commessi contro la popolazione rohingya in Myanmar. Read More “Crimini contro Rohingya: indagini Tribunale penale internazionale andranno avanti “

Paesaggi Balcanici: Gračanica. I grandi patrimoni universali, una sfida allo stereotipo

Circondata da più recenti edificazioni nella parte albanese-kosovara, sede di risorse culturali, archeologiche e paesaggistiche di straordinaria rilevanza, la piccola città di Gračanica è una vera e propria sfida al senso comune […] Read More “Paesaggi Balcanici: Gračanica. I grandi patrimoni universali, una sfida allo stereotipo”

Il diritto di essere curati al proprio domicilio

«È necessario adottare misure innovative che garantiscano standard ottimali di presa in carico e cura dei soggetti fragili, arrivando alla creazione di modelli integrati di cure domiciliari sulla base dei bisogni dei pazienti»: a chiederlo sono varie Associazioni (UILDM, AISM, AISLA, Famiglie SMA, Associazione italiana Pazienti BPCO, Respiriamo Insieme, ANNA e Un Filo per la Vita), che in tal senso hanno anche realizzato uno specifico documento di consensus
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Disabilità e strategie per l’inclusione
Quali provvedimenti attuare per una comunità inclusiva, l’approccio della medicina riabilitativa alla disabilità, gli strumenti per la compensazione della disabilità motoria, l’attività motoria per promuovere la salute nella disabilità, la progettazione inclusiva: questi e altri saranno i temi del convegno “Disabilità e strategie per l’inclusione”, in programma per il 16 novembre a Treviso, a cura delle Istituzioni locali, con il patrocinio, tra gli altri, di SIDIMA (Società Italiana Disability Manager) e AIDIMA (Associazione Italiana Disability Manager)
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ADHD: il problema della transizione all’età adulta
«Approfondiremo uno degli aspetti più difficili e ancora poco conosciuti della continuità terapeutica per gli adolescenti e giovani adulti con ADHD (disturbo da deficit di attenzione e iperattività): la transizione della presa in carico terapeutica dai Servizi di Neuropsichiatria dell’Infanzia e Adolescenza ai Servizi di Salute Mentale per l’Età Adulta»: viene presentato così, dall’AIFA (Associazione Italiana Famiglie ADHD), il convegno regionale “ADHD: transizione all’età adulta del disturbo da deficit di attenzione e iperattività”, in programma per domani, 15 novembre, a Vicenza
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I diritti degli studenti caregiver familiari (e quelli di tutti i caregiver)
«Fino a poche settimane fa – scrive Alessandra Corradi -, dei diritti degli studenti caregiver familiari non parlava nessun organo d’informazione. Poi, grazie alla studentessa Erika Borellini, la problematica della figura del caregiver familiare, in quanto studente, è emersa con la forza e la genuinità che solo la giovinezza rende. In poche settimane Erika è riuscita ad ottenere molto di più che comitati e organismi vari in oltre vent’anni anni di dialogo e interazione con le Istituzioni, per arrivare a una legge che riconosca la figura del caregiver come lavoratore. Proviamo a capire perché»
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Un progetto rivolto ai bambini con autismo in età prescolare
Adottare una metodologia di intervento rivolta a bambini nella fascia d’età dai 2 ai 5 anni con disturbi dello spettro autistico, per trovare strategie utili ad affrontare il comportamento-problema in maniera positiva, migliorare l’interazione con gli altri e aumentare le competenze in comunicazione: è questo l’obiettivo dell’iniziativa “ABC Autismo: Progetto Intensivo per bambini in età prescolare”, avviata dalla Cooperativa Sociale Tutti giù per terra ONLUS, grazie al sostegno della Fondazione Terzo Pilastro Internazionale, i cui risultati sembrano davvero positivi
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Stomia e incontinenza: la personalizzazione produce benessere (e conviene)
Nei bandi di gara per l’acquisto di presìdi destinati alle persone con stomia o incontinenza è sempre presente il rischio che essi siano legati solo alle logiche del prezzo più basso e non alla scelta dei prodotti più appropriati. In altre parole, si risparmia adesso per sperperare dopo, facendo crescere i costi sociali. La personalizzazione, però, ha un costo immediato forse maggiore, ma complessivamente inferiore: produce infatti benessere e la persona sana costa meno. Ne parliamo con Pier Raffaele Spena, presidente della FAIS (Federazione delle Associazioni Incontinenti e Stomizzati)
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Un premio destinato a chi studia la sordità
È in programma per domani, 15 novembre, a Milano la cerimonia conclusiva del quarto “Premio Don Giulio Tarra: ricerche e studi per la sordità”, istituito nel 2015 dal Pio Istituto dei Sordi del capoluogo lombardo, in collaborazione con l’Università Cattolica. Destinatari sono gli studiosi delle discipline scientifiche ed accademiche (pedagogiche, mediche, linguistiche, psicologiche, sociologiche, storiche, ingegneristiche, informatiche ecc.) che abbiano svolto indagini e prodotto lavori scientifici sul tema della sordità
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Il lungo cammino dell’inclusione e della sostenibilità
«Formeremo “sentinelle” dell’inclusione, che sappiano individuare le discriminazioni e mettere in evidenza le buone pratiche, costruendone di originali, sostenibili e nuove nei contesti formativi, lavorativi, comunitari, sportivi, culturali e del tempo libero»: è stato questo l’obiettivo – pienamente raggiunto – del Master Interateneo “Inclusione e Innovazione Sociale”, promosso da una serie di Università del Triveneto, iniziativa che vivrà domani, 15 novembre, a Padova, la giornata conclusiva, intitolata “Traiettorie per costruire contesti inclusivi e sostenibili: siamo in cammino”
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Vi auguriamo una buona lettura!

Un cordiale saluto

La redazione di Superando.it

Superando.it è un servizio di informazione sulla disabilità promosso dalla FISH – Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap e gestito da Agenzia E.Net s.c.a.r.l.

 

I golpisti boliviani sono agenti dell’FBI


I comandanti dell’esercito e della polizia della Bolivia hanno contribuito a pianificare il colpo di stato e ne hanno garantito il successo. Prima di essere istruiti all’insurrezione attraverso i famigerati programmi di addestramento dell’FBI e della famigerata Scuola delle Americhe dell’esercito nordamericano. Gli Stati Uniti hanno svolto un ruolo chiave nel colpo di Stato militare in Bolivia, e in modo diretto come riconosciuto nei resoconti degli eventi che hanno costretto il Presidente Evo Morales a dimettersi il 10 novembre. Poco prima delle dimissioni, il comandante delle forze armate della Bolivia Williams Kaliman “suggerì” che il presidente si dimettesse. Il giorno prima, settori delle forze di polizia si erano ribellati. Anche se Kaliman sembra aver finto lealtà nei confronti di Morales negli anni, la sua vera natura si mostrò non appena è arrivato il momento dell’opportunità. Non era solo un attore del colpo di Stato, aveva una storia con Washington, dove aveva ricoperto il ruolo di addetto militare dell’ambasciata della Bolivia. Kaliman era al vertice di una struttura del comando militare e di polizia sostanzialmente coltivata dagli Stati Uniti attraverso la WHINSEC, la scuola di addestramento militare di Fort Benning, in Georgia, conosciuta in passato come Scuola delle Americhe. Lo stesso Kaliman frequentò un corso chiamato “Comando y Estado Mayor” della SOA nel 2003. Almeno sei tra i principali attori del colpo di Stato sono ex-alunni della famigerata School of the Americas, mentre Kaliman e un’altra figura prestarono servizio in passato come addetti della polizia e militare della Bolivia a Washington. Nella polizia boliviana, i principali comandanti che contribuirono al colpo di Stato sono passati attraverso il programma di scambi di polizia dell’APALA. Lavorando da Washington DC, APALA ha il compito di costruire relazioni tra le autorità statunitensi e i funzionari di polizia degli Stati dell’America Latina. Nonostante l’influenza, o forse proprio per questo, il programma ha scarsa pubblicità. Il suo personale fu impossibile a questo ricercatore raggiungere telefonicamente. È comune per i governi assegnare un piccolo numero di individui nelle ambasciate all’estero come addetti militari o della polizia. Il defunto Philip Agee, ex-funzionario della CIA che divenne il primo informatore sull’agenzia, spiegò nel suo libro del 1975 in che modo i servizi segreti statunitensi si affidavano tradizionalmente al reclutamento di ufficiali militari e di polizia stranieri, compresi gli addetti alle ambasciate, come attività fondamentali delle operazioni di cambio di regime ed insurrezione. Come ho scoperto dagli oltre 11000 documenti FOIA che ottenni per la stesura del mio libro sulla campagna paramilitare condotta in vista dell’espulsione del governo di Haiti nel febbraio 2004 e della repressione post-colpo di Stato, i funzionari statunitensi lavorarono per anni per ingraziarsi e stabilire collegamenti con polizia, esercito ed ex-ufficiali dell’esercito haitiani. Queste connessioni, così come gli sforzi di reclutamento e raccolta di informazioni, alla fine diedro i loro frutti.

Anche in Bolivia, il ruolo degli ufficiali militari e di polizia addestrati dagli Stati Uniti fu fondamentale per imporre il cambio di regime. Agenzie governative statunitensi come USAID finanziarono apertamente gruppi anti-morales nel Paese per anni. Ma il modo in cui le forze di sicurezza del Paese furono utilizzate come cavallo di Troia dai servizi di intelligence statunitensi è meno compreso. Con l’espulsione di Morales, tuttavia, era impossibile negare quanto ciò fosse un fattore cruciale. Come stabilirà questa indagine, la trama golpista non avrebbe potuto avere successo senza l’approvazione entusiastica dei comandanti militari e di polizia del Paese. E il loro consenso fu fortemente influenzato dagli Stati Uniti, dove così tanti furono curati ed istruiti all’insurrezione.

Gli audio trapelati denunciavano i laureati della School of the Americas che pianificarono il colpo di stato
L’audio trapelato riportato sul sito boliviano La Época, el Periodicocr e una serie di media nazionali, rivela che il coordinamento nascosto tra attuale ed ex-poliziotti e militari boliviani e capi dell’opposizione portò al colpo di Stato. Le registrazioni audio trapelate mostravano che l’ex.sindaco di Cochabamba e l’ex candidato alla presidenza Manfred Reyes Villa ebbero un ruolo centrale nella trama. Reyes sembra fu un alunno della WHINSEC (precedentemente nota come la School of the Americas), ed attualmente risiede negli Stati Uniti. Gli altri quattro presenti o che si presentano nell’audio trapelato serao il generale Remberto Siles Vasquez (audio 12); il colonnello Julio César Maldonado Leoni (audio 8 e audio 9); il colonnello Oscar Pacello Aguirre (audio 14) e il colonnello Teobaldo Cardozo Guevara (audio 10 (https://soundcloud.com/elperiodicocr/audio-10)). Tutti e quattro questi ex-ufficiali che frequentarono la SOA. Cardozo Guevara, in particolare, si vantava delle sue connessioni cogli ufficiali attivi. Le identità di costoro furono confermate dal controllo incrociato dei dati degli elenchi degli ex-studenti della School of Americas con Facebook e articoli locali e registrazioni audio trapelate. La School of the Americas è un noto sito per istruire i complottardi latinoamericani dal culmine della guerra fredda. Brutali cambi di regime e operazioni di rappresaglia da Haiti all’Honduras furono condotte da laureati della SOA e alcune delle juntas più sanguinarie della storia della regione furono gestite dagli ex-alunni della scuola. Per anni, i manifestanti contro la guerra organizzarono veglie di protesta presso il quartier generale della SOA nella base militare di Fort Benning, vicino Columbus, in Georgia. Il leader di quelle proteste, padre Roy Bourgeois, descrisse la SOA come “una scuola di combattimento”: “La maggior parte dei corsi ruota attorno a ciò che chiamano guerra contro l’insurrezione. Chi sono gli insorti? Dobbiamo porre questa domanda. Sono i poveri. Sono le persone in America Latina che chiedono riforme. Sono i contadini senza terra che hanno fame. Sono operatori sanitari, sostenitori dei diritti umani, sindacalisti che diventano gli insorti, e sono visti come “il clistere”, il nemico. E diventano gli obiettivi di chi studia alla School of the Americas”. Bourgeois fu espulso dalla Bolivia nel 1977 quando si dichiarò contrario alle violazioni dei diritti umani del generale Hugo Banzer, un dittatore di destra che salì al potere con un colpo di Stato appoggiato dagli USA che fece cadere un governo di sinistra. La storia si ripete oggi mentre gli eredi ideologici di Banzer abbattono un altro leader socialista con le tattiche di destabilizzazione collaudate nel tempo.

Nelle registrazioni audio trapelate di recente, i complottardi discutevano i piani per incendiare edifici governativi, avere sindacati pro-business ed effettuare attacchi ed altre tattiche, il tutto direttamente dal mauale della CIA. Anche nell’audio trapelato alludeva al tentativo di colpo di Stato sostenuto da vari gruppi evangelici, nonché dal presidente colombiano Iván Duque, dall’ex-presidente colombiano Álvaro Uribe e, in particolare, dal presidente neofascista brasiliano Jair Bolsonaro. I golpisti menzionavano anche il forte sostegno dei senatori statunitensi di estrema destra Ted Cruz, Bob Menéndez e Marco Rubio, che si dice controllino il presidente Donald Trump sulla politica estera nordamericana nell’emisfero occidentale.
Addetti militari e di polizia in DC: un terreno fertile per le reti di intelligence statunitensi
Con le tensioni che si sviluppavano nelle ultime settimane, il comandante generale della polizia boliviana Vladimir Yuri Calderón Mariscal, che ruppe la situazione di stallo guidando gran parte delle forze di polizia nella rivolta del 9 novembre, il giorno prima delle dimissioni di Morales. Nel 2018 Calderón Mariscal fu presidente degli addetti della polizia dell’America Latina negli Stati Uniti d’America (APALA), a Washington, DC. APALA fu descritto come programma di “sicurezza multidimensionale” che lavora per costruire relazioni e connessioni tra le autorità statunitensi e i funzionari di polizia di molti membri dell’Organizzazione degli Stati americani. Alla fondazione di APALA nel 2012, l’allora segretario generale dell’OAS José Miguel Insulza incontrò la direzione del gruppo. Oggi APALA ospita addetti della polizia di 10 Paesi: Brasile, Bolivia, Colombia, Cile, Ecuador, El Salvador, Panama, Perù, Messico e Repubblica Dominicana. Secondo la sua pagina facebook, il gruppo “fu creato coll’obiettivo di generare, promuovere e rafforzare legami di solidarietà, amicizia, cooperazione e sostegno tra i membri del gruppo e le loro famiglie attraverso attività sociali e culturali, che consentono di generare uno sviluppo integrale”. Afferma di facilitare “l’integrazione e lo scambio delle istituzioni di polizia che la compongono, oltre a promuovere lo scambio di esperienze sviluppate dalle diverse forze di polizia dell’America Latina”. Organizzazione misteriosa, APALA chiuse il suo sito ApalaUSA.com e non rispondeva alle telefonate. Agisce da braccio delle agenzie federali statunitensi come piattaforma social media e il sito defunto mostravano numerosi incontri e foto di funzionari partecipi dell’APALA insieme a funzionari statunitensi di FBI, DEA, ICE e altri. Come spiegò Philip Agee nel suo libro Inside the Company, la CIA spesso utilizza altre agenzie governative statunitensi come FBI e USAID, nonché varie organizzazioni di facciata, per svolgere le sue attività clandestine senza lasciare segni. Uno dei membri locali chiave dell’APALA era Alex Zunca, un agente di polizia di Baltimora e direttore degli affari internazionali della Hispanic National Law Enforcement Association di Washington, DC. L’indirizzo stradale di APALA elencato sul suo sito ormai defunto è lo stesso indirizzo dell’ambasciata del Messico a Washington, DC. Apparentemente il gruppo era privo dell’ambasciata messicana, almeno dal 2017 quando il sito era attivo, durante l’amministrazione dell’ex-presidente messicano Enrique Peña Nieto. È interessante notare che un collega di Calderón Mariscal e anche ex-presidente dell’APALA è un ministro associato della polizia federale del Messico Nicolás González Perrin. Sotto, si vede seduto accanto a una bandiera messicana e un a cappello dell’FBI.

In un’intervista del 2017 al Washington Hispanic, giornale di lingua spagnola di Washington, González Perrin dichiarò “che APALA ha riunioni permanenti con le agenzie federali più significative degli Stati Uniti. INTERPOL, DEA, ICE e l’FBI, che lavorano con noi, in base a bisogni reciproci”. Un altro importante partecipe dell’APALA era Hector Ivan Mejia Velasquez, ex-commissario generale della polizia nazionale dell’Honduras, che guidò le operazioni brutali contro i manifestanti nel suo Paese e pubblica regolarmente insulti contro la sinistra sui social media .Le richieste al contatto pubblico di APALA Alvaro Andrade Sejas non ebbero risposta. Le mie chiamate al suo numero, indicato situato a Rockville, nel Maryland, arrivavano direttamente a un messaggio vocale in cui si afferma che era chiuso. Il profilo Linkedin di Andrade afferma che vive a Panama ed è il CEO dell’ATM system ed amministratore delegato di un gruppo specializzato nella consulenza sulla pirateria informatica. Incredibilmente, la ditta Ethical Hacking di Andrade è la società assunta dal Tribunal Supremo Electoral (TSE) della Bolivia per monitorare dal lato tecnico le ultime elezioni del Paese. In precedenza, Andrade era consigliere di un gruppo ecuadoriano che lavorava nel settore delle informazioni forensi e si concentrava su “crimini informatici e intelligence informatica”, e in precedenza lavorò per la società di telecomunicazioni Nuevatal PCS della Bolivia come responsabile principale della sicurezza delle informazioni. Tra il 1998 e il 2002 frequentò la Scuola d’ingegneria militare della Bolivia. APALA, la cui pagina facebook sembra attiva, collaborò con altri funzionari di polizia boliviani, come l’addetta della polizia boliviana Heroldina Henao. L’altro funzionario chiave che aderì al colpo di Stato del 10 novembre è il generale Williams Kaliman, l’attuale capo dell’esercito della Bolivia. Fu addetto militare dell’ambasciata del suo Paese a Washington DC nel 2013. Un decennio prima, si addestrò presso la SOA. Poco si sa della sua permanenza negli Stati Uniti. In momenti diversi, Kaliman e Calderón Mariscal sembravano fedeli o finsero lealtà verso il governo costituzionale, ma alla fine se ne separarono o furono convinti nel tempo a svolgere un putsch militare.
Da parte sua, il presidente deposto Morales affermò che a un membro della sua squadra di sicurezza furono offerti 50000 dollari per tradirlo. Il colpo di Stato del 10 novembre non si materializzò dal nulla. Gli eventi emersi in Bolivia sono intimamente collegati agli sforzi degli Stati Uniti per influenzare le forze militari e di polizia estere attraverso programmi come SOA e APALA. Mentre il presidente degli Stati Uniti Donald Trump esaltava il “momento significativo per la democrazia nell’emisfero occidentale”, i boliviani sono improvvisamente sotto il controllo di un regime militare.

di Jeb Sprague – The Gray Zone

Traduzione di Alessandro Lattanzio – aurora

 

https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-i_golpisti_boliviani_sono_agenti_dellfbi/82_31703/

 

 

Qualcuno dovrebbe pagare per il “pasticcio” del sistema MOSE

Alcune valutazioni del Gruppo d’Intervento Giuridico onlus.
Le immagini degli effetti disastrosi dell’acqua alta a Venezia scorrono nel corso dei notiziari giornalistici di tutto il mondo.
Danni ingentissimi e non ancora quantificati, la Basilica patriarcale di San Marco allagata, un dramma che ancora una volta i veneziani vivono sulla propria pelle.
Eppure il rimedio scientifico-tecnologico, sbandierato da decenni, dovrebbe esistere…

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Mondeggi vince il processo

Mondeggi bene comune è una comunità che si contrappone al tentativo di svendita della tenuta di Mondeggi, attraverso un progetto di agricoltura contadina, gestione comunitaria e condivisione dei saperi basato sui principi di autogestione, cooperazione e mutualismo. Si è riappropriata collettivamente della terra nel giugno 2014, dopo anni di degrado e abbandono, fatto che l’ha portata molto rapidamente nelle aule dei tribunali. L’8 novembre scorso si è svolta l’udienza che sanciva la sentenza di primo grado del processo per occupazione e furto di elettricità e d’acqua, i cui imputati erano 17 presidianti del progetto.
Il pm aveva chiesto 1 anno e due mesi di pena e 1000 euro di multa per ciascuno degli imputati, a cui si sommano le richieste della Città metropolitana, costituitasi parte civile, di 77.000 euro di danni, di cui 50.000 per danno di immagine. Il dispositivo della sentenza emessa prevede la piena assoluzione di tutti gli imputati “perché il fatto non sussiste

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Gronda di ponente, la grande opera che non ci serve

Genova è una città dalla viabilità complicata, stretta tra mare e monti, lunga 33 Km, costruita in maniera disordinata e sconsiderata, con un porto che ha fame di spazi e, così si dice, di strade. La Gronda è un’opera che contiene enormi criticità, il cui costo ufficiale si aggira intorno ai 4,75 miliardi di Euro.
La Commissione istituita al MIT per l’analisi costi-benefici delle grandi opere, ha bocciato la Gronda. Lo stesso MIT ha invece valutato positivamente una proposta presentata da un gruppo di ingegneri genovesi, alternativa alla Gronda chiamata “minigronda” o “genovina”

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Vallone dei Mulini: lavori pericolosi e contestati nell’importante area storica e naturale di Sorrento

Dopo l’acquisto dell’antico mulino da parte di una società privata sono stati avviati i lavori di “riedificazione” nel Vallone dei Mulini di Sorrento. Gli interventi sono contestati per la pericolosità e il preoccupante impatto su un’area che costituisce da oltre un secolo e mezzo la “cartolina” d’ingresso nella città del Tasso e ha un’enorme importanza dal punto di vista paesaggistico, storico e naturalistico, per la presenza di essenze botaniche rare favorite dall’ombreggiamento e dall’umidità del sito. I lavori interessano un’area classificata dal Piano di Stralcio dell’Autorità di Bacino ex Campania Centrale a Rischio Idraulico molto elevato e Rischio Frana molto elevato

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Piacenza: chiesta una moratoria per fermare nuove espansioni commerciali

Avviata una raccolta firme popolare per richiedere all’amministrazione comunale una moratoria degli accordi operativi proposti da privati per nuove superfici commerciali e la piena tutela degli spazi verdi esistenti. In una città che ha registrato una straordinaria espansione urbanistica negli ultimi decenni, con la costruzione di innumerevoli nuovi alloggi (nonostante la presenza di diverse migliaia di unità inutilizzate), con capannoni industriali e logistici, centri commerciali e supermercati. E senza un’adeguata pianificazione della mobilità urbana e provinciale (trasporto pubblico, piste ciclabili, isole pedonali, ecc)…

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Iscrivetevi ai nuovi Gruppi di Lavoro del Forum Salviamo il Paesaggio

Gran fermento all’interno del nostro Forum nazionale: dopo l’assemblea nazionale di Milano (12 ottobre scorso) è infatti stato avviato il percorso operativo comunemente delineato e deliberato e qui sintetizziamo i Gruppi di Lavoro in corso di formazione, che avranno il compito di trasformare in azioni quotidiane la nostra linea strategica: chiediamo a ognuno di scegliere il Gruppo o i Gruppi di suo interesse e a indicarci la sua intenzione di farne parte (inviate la Vostra adesione a redazione@salviamoilpaesaggio.it)…

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CALENDARIO APPUNTAMENTI

Per conoscere i prossimi eventi potete consultare il nostro calendario:
www.salviamoilpaesaggio.it/blog/calendario/

Forum Italiano dei Movimenti
per la Terra e il Paesaggio 14/11/2019

 

Forum dei Movimenti per la Terra e il Paesaggio
“SALVIAMO IL PAESAGGIO – DIFENDIAMO I TERRITORI”
www.salviamoilpaesaggio.it

Il cane Tyson finalmente verso la libertà dopo 5 anni di isolamento

Cani in isolamento, senza una cuccia che protegga le loro ossa stanche dall’umidità del pavimento, box asettici in cui sono lasciati a marcire, in balia dell’incuria più totale e del mostro della solitudine: questo accade nella civilissima capitale, alle soglie del 2020, non nel medioevo.
Ci troviamo nel canile di Villa Andreina di Pet Land convenzionato con Roma Capitale e con il Comune di Ciampino, situato in zona Acilia a sud di Roma per raccontarvi il dramma di Tyson, oggi finalmente libero grazie all’intervento di Animalisti Italiani.

Tyson è un bellissimo simil rottweiler, simbolo dei tanti cani reclusi e nascosti, finiti in mano a gestori avidi di denaro. Portato dal suo “proprietario” al canile-lager Parrelli di Roma, dopo il sequestro del suddetto, fu assegnato al canile di Villa Andreina insieme al fratello Zac, deceduto lì l’anno successivo per motivi mai resi noti. Tyson cerca di sopravvivere in questo ulteriore inferno che è solo uno dei tanti sparsi per l’Italia.

La sua situazione drammatica è aggravata dal fatto di essere ritenuto cane problematico e pericoloso e posizionato nel settore 100, tristemente noto perché insieme al 200 vieta totalmente l’ingresso ai già pochissimi volontari presenti. Da quel giorno nessuno ha più avuto sue notizie e degli altri animali stanziati in tali aree. Sono trascorsi da allora 5 anni, ben 43800 ore di solitudine e disperazione. Questo “pericoloso” cane oggi, mentre veniva liberato, si è rivelato docile e mansueto.

L’isolamento sociale è, fra tutti i maltrattamenti che si possano somministrare a un cane, il peggiore e il più subdolo, perché il cane è un animale sociale e ciò non significa semplicemente che ama stare in compagnia ma è inerente la sua intelligenza sociale che coinvolge in maniera complessa e totalizzante la sua presenza nel mondo, la sua emotività, la sua intraprendenza, le sue motivazioni ad agire, la sua voglia di vivere.

Dopo una strenua battaglia: lettere inviate al comune di Roma, interrogazioni da parte di differenti esponenti politici per il divieto d’accesso al canile ai volontari, mailbombing al Dr. Visca, Direttore Direzione Promozione Tutela Ambientale e Benessere degli Animali del comune di Roma in seguito al diniego di adozione del cane Tyson, investigazioni e mobilitazioni istituzionali, riusciamo ad opporci all’ostruzionismo subito che impediva ai nostri volontari l’accesso al canile, scoperchiando definitivamente una serie di ignobili maltrattamenti inflitti sistematicamente agli animali che il Comune di Roma dovrebbe invece accudire e custodire.

“Non è ammissibile che al giorno d’oggi esistano realtà tanto gravi da arrecare inaudite sofferenze e maltrattamenti agli animali,” dichiara commossa Emanuela Bignami Responsabile Nazionale Randagismo degli Animalisti Italiani che ha seguito la vicenda e la liberazione di Tyson. Aggiunge: “Vogliamo ringraziare le volontarie dell’ex canile Parrelli Assunta Roberti e Maria Antonia Romani per la collaborazione insieme agli educatori cinofili Flavio Bianchini e Mirko Zuccari e Veruska Rossi a cui inizialmente era stata negata l’adozione per un’immotivata pericolosità attribuita a Tyson. Ancora oggi attendiamo dal Comune di Roma gli elenchi degli animali per i quali i cittadini pagano e il motivo per cui continuino a esistere settori inaccessibili ai volontari. Non ci fermeremo, tolleranza zero nei confronti di qualsiasi irregolarità, illecito e soprattutto forma di abuso sui più deboli”.

Oltre ai settori 100 e 200 abbiamo scoperto anche un invalicabile settore 400 in cui da poco sono stati trasferiti altri animali di cui non abbiamo avuto notizie chiare. Non comprendiamo altresì il motivo per cui ai volontari di Villa Andreina venga chiesto l’obbligo di indossare scarpe antinfortunistiche e caschi per addetti ai lavori.

La convenzione in essere tra Comune e Villa Andreina-PetLand Srls, prevede che suddetto gestore si occupi della cura, ma anche delle adozioni e dell’accoglienza al pubblico e invece viene anche vietato l’accesso a diverse associazioni animaliste. Indicazioni completamente disattese.

Nonostante le pressanti azioni portate avanti per tanti anni da Animalisti Italiani– attraverso la messa in campo di ogni risorsa disponibile per l’attivazione di piani di controllo, adozioni consapevoli, campagne di sensibilizzazione – ancora oggi combattiamo il degrado dei canili in tutta l’Italia, dove ogni regione ha i suoi scheletri, purtroppo nel senso letterale del termine.

La storia di Tyson, come quella di migliaia di altri animali nei canili, è sotto gli occhi di tutti ma in pochi vogliono vederla realmente. Le Istituzioni latitanti, gli abusi dei gestori privati dei canili, l’assenza di adozioni mostrano una totale indifferenza degli stakeholders il cui unico fine è continuare a lucrare all’insegna dei maltrattamenti degli animali e dello spreco di denaro pubblico. Nei canili non esiste la minima cura degli animali o attenzione alle loro adozioni, ma solo verso i soldi che i comuni riversano nelle tasche di chi gestisce la struttura. Il Comune di Roma si svegli dal suo torpore e dalla sua indifferenza e inizi a fare il suo dovere: tutelare la vita degli animali di cui è responsabile!

Tyson oggi per la prima volta da 5 anni, è uscito dal “carcere in regime di isolamento” del canile di Villa Andreina, ha sfiorato un prato verde, respirato aria pura, sentito il profumo di quel sogno chiamato libertà. Lui fa parte della schiera degli ultimi, degli invisibili a cui è stata rubata la speranza, relegati in freddi box in cui hanno trascorso ingiustamente troppi anni delle loro vite.

È tempo che i tanti canili inaccessibili ai volontari aprano i cancelli così come stabilito dalla legge permettendo alle associazioni animaliste di partecipare alla vita della struttura, nell’interesse degli animali e a garanzia di una gestione trasparente.

Associazione “Animalisti Italiani Onlus”
Via Tommaso Inghirami,82 – 00179 ROMA
Tel.: 342 8949304 – 06 78 04 171

www.animalisti.it