Imparare dalle lotte operaie di ieri, alimentare quelle di oggi!

Pietro Vangeli, Segretario Nazionale del P.CARC, ha iniziato la sua storia politica prima da studente e poi come operaio nel reparto fonderia della SAMPAS, industria metalmeccanica alle porte di Milano, nel 1977.

 

Newsletter n.17/2019 – Imparare dalle lotte operaie di ieri, alimentare quelle di oggi!

[Interviste sui Consigli di Fabbrica] Pietro Vangeli sul Consiglio di Fabbrica della SAMPAS – Milano

Pietro Vangeli, Segretario Nazionale del P.CARC, ha iniziato la sua storia politica prima da studente e poi come operaio nel reparto fonderia della SAMPAS, industria metalmeccanica alle porte di Milano, nel 1977. Riprendiamo con lui alcuni aspetti dell’esperienza del Consiglio di Fabbrica (CdF) della SAMPAS perchè utili a quanti oggi, 40 anni dopo, fanno i conti con i padroni che chiudono e delocalizzano le aziende, si oppongono alla cancellazione delle conquiste ottenute con le lotte dei decenni passati, quando il movimento comunista era forte in Italia e nel mondo e vogliono organizzare la riscossa del proletariato.

Partiamo proprio “dall’inizio”: come sei entrato alla SAMPAS e come è stata la tua integrazione in fabbrica e nel CdF?

Sono entrato nel 1977 quando avevo 20 anni. Avevo frequentato le scuole superiori in Calabria e dopo il diploma, ottenuto con grandi sacrifici della mia famiglia, volevo entrare a lavorare in fabbrica. Avevo bisogno di guadagnarmi da vivere e la fabbrica era allora la migliore scuola di vita, politica e sociale. Erano anni di grande fermento, la fabbrica, in particolare quella metalmeccanica, era un posto dove fare attività politica “rivoluzionaria” e questo attirava molti giovani. Fra i ragazzi che uscivano dalle scuole superiori e volevano fare politica c’erano due concezioni principali, all’epoca: la via del movimento “alternativo”, maggiormente legato agli ambiti dei collettivi studenteschi, per chi poteva permetterselo e aveva un sostegno economico della famiglia o si accontentava di fare qualche lavoretto, e la via della fabbrica, in cui la vita politica era particolarmente attiva ed erano presenti tutti i partiti, i gruppi e le organizzazioni politiche della sinistra extraparlamentare, oltre al sindacato: Avanguardia Operaia, Autonomia Operaia, Democrazia Proletaria, anarchici, ecc. Ovviamente le due cose erano intrecciate, all’epoca, perchè si faceva politica sia dentro che fuori dalla fabbrica, nei quartieri, nei territori. Comunque, io ho preso quella via lì, che mi permetteva di raggiungere l’emancipazione economica e di fare un’esperienza politica interessante. (…) Il lavoro era molto faticoso, fiamme, fumo, io venivo dalla campagna calabrese… ma in breve tempo mi sono ambientato e il contesto ha favorito la mia piena integrazione. Anche perché, al di là delle difficoltà, avevo un’infarinatura di marxismo, avevo letto Marx e Lenin, come anche gli altri giovani operai. Sapevamo che la classe operaia era la classe rivoluzionaria e l’esperienza degli ’70 lo confermava. Quindi avevamo l’obiettivo di usare la fabbrica come terreno privilegiato per fare la rivoluzione.

Nel 1977 il CdF della SAMPAS SpA aveva già una sua storia importante. Nel 1974, ad esempio, aveva diretto l’occupazione della fabbrica contro i licenziamenti e aveva vinto… (leggi tutto)

La Whirlpool non deve chiudere!

A fronte del silenzio del MISE dopo le temporanee promesse della direzione di Whirlpool, gli operai dello stabilimento di Napoli hanno deciso di mobilitarsi di nuovo: il 13 novembre hanno bloccato di nuovo le strade intorno allo stabilimento. Per questo motivo rilanciamo il seguente articolo, attuale come qualche settimana fa.

La Whirlpool di Napoli deve chiudere. Questa la decisione inderogabile dei vertici della multinazionale USA, alla faccia delle suppliche del governo (suona persino patetica la minaccia di Di Maio di rivolere indietro i milioni di euro di finanziamento pubblico regalati all’azienda per installarsi e produrre in Campania) e dei dirigenti dei sindacati di regime, molto impegnati in dichiarazioni e appelli alla “responsabilità” e poco o per niente impegnati a dare alla mobilitazione operaia una direzione e una strategia.

Di quello che serve per impedire la chiusura dello stabilimento, c’è solo la determinazione e la combattività dei 400 operai. È quello che ha spinto anche il sindaco De Magistris a sostenere la vertenza, parlando addirittura di occupazione e autogestione della fabbrica e il Presidente della Regione De Luca, che probabilmente non ha imparato nulla dal fatto che l’azienda ha già intascato decine di milioni di euro per poi fare i bagagli, a mettere sul piatto altri 20 milioni di euro per continuare la produzione. È la determinazione e la combattività degli operai che ha permesso il progressivo consolidarsi di un fronte di solidarietà anche fuori dalla fabbrica: l’appello “Napoli non molla”, scritto dagli operai, ha raccolto molte adesioni fra esponenti politici, sindacali, del mondo della cultura e della società civile… (leggi tutto)

Agli operai della SANAC di Massa: prendere il controllo della fabbrica per salvare i posti di lavoro

La SANAC di Massa è un’azienda che produce refrattari per l’industria siderurgica, avviata alla morte lenta per la speculazione da parte di multinazionali straniere sul comparto siderurgico italiano: un processo che negli ultimi mesi procede più speditamente. È una delle ultime aziende rimaste sul territorio apuano dopo le grandi ristrutturazioni degli anni ‘80 e ‘90 del secolo scorso che hanno drasticamente ridimensionato una grande zona industriale e cancellato decine di migliaia di posti di lavoro. Oggi gli operai SANAC sono in lotta contro un destino che sembra già scritto: ma non perché non c’è più bisogno del prodotto del loro lavoro, quanto perché la produzione di merci, di qualunque natura, è sottomessa alla speculazione, l’apparato produttivo del paese è svenduto a multinazionali straniere e i posti di lavoro vengono cancellati con un colpo di spugna. Agli operai della SANAC in mobilitazione il Comitato “Aurora” del (nuovo)PCI ha indirizzato a inizio ottobre una lettera. Ne pubblichiamo stralci estremamente utili non solo a loro, ma a tutti gli operai e lavoratori avanzati, da una parte costretti dalle necessità oggettive a organizzarsi per difendere posto di lavoro e diritti e dall’altra sfiduciati rispetto alla possibilità di riuscirvi… (leggi tutto)

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Il movimento comunista italiano e internazionale

[Italia] A 102 anni dal primo assalto al cielo: il socialismo è necessario!

Il 7 Novembre di 102 anni fa i bolscevichi e gli operai e i contadini russi presero il potere in Russia, compiendo l’ultima tappa di un percorso iniziato con la fondazione del “Gruppo di emancipazione del lavoro” di Plechanov nel 1895 e proseguito in lunghi anni di lotta per la costruzione del partito bolscevico, di lotta contro la repressione zarista, di clandestinità, di intervento nei soviet, di insurrezioni fallite e lotta ideologica, in cui si è forgiato il gruppo dirigente (con alla testa Vladimir Lenin) bolscevico.

A 102 anni da quella esperienza vittoriosa, ci troviamo in un contesto generale di crisi per sovrapproduzione assoluta di capitale, una crisi per molti aspetti simile a quella in cui operarono i bolscevichi. La crisi si manifesta in maniera spietata, vengono sempre meno i presupposti per una vita dignitosa per le masse popolari, la borghesia non è più in grado di garantire una prospettiva positiva alle masse popolari. Ilva, Alitalia, Whirlpool e le altre 160 vertenze aperte al MISE, il degrado ambientale e sociale, l’emergenza climatica, l’omicidio di 3 lavoratori al giorno, l’emergenza abitativa, lo smantellamento delle conquiste ottenute con le dure e importanti lotte degli anni 70  e tante altre manifestazioni della crisi del capitalismo testimoniano la necessità di dover cambiare radicalmente la società… (leggi tutto)

[Internazionale] Il saluto del P. CARC e del (n)PCI per il centenario della fondazione del PC del Messico

La Direzione Nazionale del Partito dei CARC saluta i partecipanti a questa iniziativa a nome di tutto il partito e anche a nome del Comitato Centrale del (nuovo) Partito comunista italiano che ci ha incaricato di portarvi il suo saluto. Probabilmente alcuni dei presenti conoscono l’attività del P.CARC. Alcuni certamente conoscono anche l’attività che il (n)PCI conduce per la rivoluzione socialista in Italia e per promuovere la rinascita del movimento comunista in tutto il mondo. Siamo felici che la vostra iniziativa si svolga nel centenario della fondazione dell’Internazionale Comunista È di buon auspicio per il suo successo. Auguriamo che la vostra iniziativa darà un contributo alla vittoria della lotta del popolo messicano contro gli imperialisti USA e contro le forze reazionarie messicane complici degli imperialisti USA. Auguriamo che darà un contributo alla rinascita del movimento comunista che è in corso in tutto il mondo… (leggi tutto)

[Internazionale] 10, 100, 1000 azioni di solidarietà con la Bolivia di Evo Morales

Su tutti i giornali nazionali e internazionali si parla di quanto sta accadendo in Bolivia. La narrazione dei media di regime è sempre la solita: “un popolo che si ribella al suo dittatore di ispirazione socialista”. È una balla, la solita falsa narrazione con cui gli imperialisti cercano di coprire le nefandezze che compiono ai quattro lati del pianeta ogni giorno. In questo articolo intendiamo fare chiarezza e indicare una strada a tutti quelli che qui in Italia si chiedono come alimentare la solidarietà con la Bolivia e il suo legittimo presidente Evo Morales.

In Bolivia è in corso un golpe civico-militare contro il governo, legittimamente eletto nelle ultime elezioni presidenziali del 20 Ottobre, con alla testa il presidente Evo Morales, leader del MAS, il Movimento al Socialismo, uscito vincitore. Come al solito la falsa accusa è quella di brogli elettorali (mai provati) accompagnata da disordini e violenze (con il supporto attivo di settori dell’Esercito e delle Forze Armate) organizzati dalle opposizioni eversive di destra. Queste dimostranze degli schiavetti dell’imperialismo americano hanno di fatto imposto le dimissioni a Evo Morales… (leggi tutto)

Catalogna: è una questione di classe, non di nazionalità!

Da settimane la Spagna intera è in subbuglio per le imponenti manifestazioni popolari, pesantemente aggredite da polizia e gruppi fascisti, organizzate a seguito della condanna per “sedizione” di 12 esponenti politici indipendentisti colpiti per aver partecipato attivamente al processo di proclamazione di indipendenza della Catalogna a seguito del referendum autonomista del 2017, mai riconosciuto dallo Stato spagnolo.

Dal 14 ottobre le manifestazioni a Barcellona e in tutti i centri della Catalogna non si sono mai fermate e, anzi, hanno contagiato altre zone – come i Paesi Baschi – arrivando fino a Madrid… (leggi tutto)

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Il punto sulla crisi politica italiana – Il governo Conte 2 come il carrozzone dei governi Prodi.

La Lega di Salvini promette di rompere con l’UE, ma finisce nelle braccia di Berlusconi. Il grado di sottomissione del governo Conte 2 alle istituzioni e autorità della UE è ben evidente dalla Legge di Bilancio per il 2020 presentato a metà ottobre che sarà discussa fino alla fine dell’anno, poiché entro il 31 dicembre deve essere approvata. Non è neppure accennata una “contrattazione” del deficit, che invece costò molte pressioni e minacce al governo M5S-Lega (alla fine si accontentò del 2,04% pur avendo annunciato il 2,4%) e con lo spauracchio dell’aumento dell’IVA, il grosso delle uscite è incentrato sul tentativo di evitare l’abrogazione o la riduzione del Reddito di Cittadinanza e di Quota 100. Va considerato che sono probabili emendamenti e su Quota 100 Renzi è già partito alla carica per abrogarla… (leggi tutto)

[Val Susa] Solidarietà a Nicoletta Dosio: fare della condanna un problema di ordine pubblico!

Nicoletta Dosio, storico leader del Movimento No TAV, andrà in carcere, dopo aver rinunciato alle misure cautelari a seguito della condanna per una mobilitazione del 3 marzo 2012, che vide circa 300 compagni aprire un caselloautostradale in segno di protesta contro la Sitaf, società che si occupava dei lavori di preparazione del tunnel TAV.

“Dopo tre gradi di giudizio che ribadiscono la criminalizzazione del movimento – ha dichiarato Nicoletta in un presidio davanti al Tribunale di Torino – per me chiedere le misure alternative voleva dire chiedere scusa e adeguarsi al verdetto. Per quel che mi riguarda, noi abbiamo fatto il nostro preciso dovere che rivendico fino in fondo”. “Non ci sentiamo né eroi, né martiri, ma persone che difendono il loro diritto a vivere”.

La classe dominante prova a fermare il movimento NO TAV in tutti i modi da oltre 20 anni: arresti, denunce, pestaggi nei cortei, condanne penali e pecuniarie, fogli di via, militarizzazione della Val Susa. Nulla è riuscito a fermare finora un movimento dalle forti radici popolari, che ha saputo tenere insieme le instanze di un territorio e delle sue varie componenti a tal punto da impedire che per decenni si avanzasse nella costruzione di una opera speculativa come il Tunnel TAV. Questa è la forza che riesce ad esprimere un organismo che è deciso a vincere… (leggi tutto)

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