Bolivia, la persecuzione golpista minaccia il Congresso

La minaccia in Bolivia ora punta il potere legislativo. Il ministro del governo di fatto, Arturo Murillo, nominato dall’autoproclamata Jeanine Añez, ha annunciato che ci sono senatori e deputati “che stanno facendo sovversione” e che i loro nomi saranno resi pubblici.

La persecuzione includerebbe anche i pubblici ministeri che sono già stati convocati a tale scopo, ha denunciato la deputata Sonia Brito, del Movimento per il Socialismo (MAS) che detiene la maggioranza e le presidenze in entrambe le Camere.

Le dichiarazioni di Murillo arrivano per rafforzare la situazione di persecuzione in Bolivia. In effetti, aveva annunciato che stava iniziando una “caccia” contro tre ex funzionari del governo, e il ministro delle comunicazioni, Rosana Lizárraga, aveva denunciato e minacciato i giornalisti per sedizione.

Questo quadro è rafforzato dal decreto che che esonera i militari che partecipano alle operazioni “per ripristinare l’ordine” dalla responsabilità penale. Tale decisione è stata sostenuta dal ministro della Difesa, Fernando López, il quale ha affermato che è dovuto all’esistenza di “gruppi armati sovversivi” e “gruppi stranieri armati” con “armi pesanti”.

Con queste dichiarazioni Lopez ha voluto rispondere alle critiche della Commissione interamericana per i diritti umani, che ha messo in dubbio il “grave decreto” che “disconosce le norme internazionali sui diritti umani” e “stimola la repressione violenta”.

L’insieme delle minacce formalizza un quadro di persecuzioni e omicidi iniziati prima delle dimissioni forzate del presidente Evo Morales e del vicepresidente Álvaro García Linera. In effetti, giorni prima del colpo di Stato, c’erano già stati incendi nelle case, rapimenti di famiglie e minacce dirette a deputati, governatori e leader del MAS.

24 persone sono già state uccise in Bolivia in 5 giorni. Il rapporto è stato presentato dalla Defensoría del Pueblo e ratificato da Morales, che ha richiesto “al governo di fatto di Añez, Mesa e Camacho di identificare gli autori intellettuali e materiali”, e ha denunciato alla comunità internazionale “questi crimini contro l’umanità che non devono rimanere impuniti”.

In tale contesto, ha avuto luogo l’incontro dell’ambasciatore dell’Unione europea (UE), León de la Torre con l’autoproclamata Añez. Il facilitatore ha affermato che l’UE si offre affinché “la Bolivia possa tenere elezioni credibili il più presto possibile” e ha affermato che sosterrà il “periodo di transizione”.

Le dichiarazioni del facilitatore dell’UE coincidono con quelle dell’inviato delle Nazioni Unite, Jean Arnault, che si è offerto come mediatore per parlare con “tutti i leader e gli attori” per “pacificare” e convocare “elezioni libere”.

L’autoproclamata Añez ha anche brevemente fatto riferimento alla questione elettorale: “presto daremo notizie sul nostro mandato principale, la richiesta di elezioni trasparenti e il recupero della credibilità democratica del nostro paese”.

La mancanza di chiarezza riguardo alle elezioni coincide con il processo di attacco al potere legislativo annunciato da Murillo.

In effetti, il governo di fatto si scontra con la difficoltà che questo potere sia nelle mani della maggioranza del MAS, e la sua approvazione è necessaria per raggiungere un passo importante: la nomina di nuove autorità del Tribunale Supremo Elettorale, per poi convocare le elezioni.

Coloro che guidano il colpo di Stato si trovano di fronte a una decisione da prendere: tentare un accordo con il blocco del MAS per raggiungere l’elezione delle autorità elettorali e le nuove elezioni o avanzare sul potere legislativo. Quella seconda opzione è quella che è stata imposta con le dichiarazioni di Murillo, in quella che è una strategia di persecuzione contro deputati e senatori per forzare una decisione a favore del piano del governo di fatto.

Le minacce si realizzano all’interno del quadro che concede licenza di uccidere, impunità nel farlo, rottura dello stato di diritto, 24 morti, centinaia di feriti, e la protezione mediatica del grandi media che, in forma compiacente, negano l’esistenza di un colpo di stato Stato in Bolivia.

Questo scenario non ha fermato le massicce proteste sociali che hanno avuto luogo in diverse parti del Paese, così come quelle che sono già state annunciate. Così, per esempio, a Sacaba ha avuto luogo un massacro in cui furono uccise nove persone durante la repressione e si è deciso di chiedere “le dimissioni dell’autoproclamata presidente di fatto Jeanine Añez entro 48 ore”.

Nel municipio è stata anche approvata la richiesta di “ritiro immediato delle forze armate”, nonché ‘”l’approvazione di una legge da parte dell’Assemblea Legislativa Plurinazionale che garantisca le elezioni nazionali entro un periodo di novanta giorni”.

A El Alto anche c’è stata una massiccia protesta, una delle più complesse da affrontare per il governo di fatto: il blocco dell’accesso all’impianto boliviano di giacimenti petroliferi, a Senkata, dove escono benzina e gas liquefatto. Questa azione ha generato difficoltà di approvvigionamento nella città di La Paz, che è in uno stato di profonda anomalia da più di una settimana.

Quindi, dopo una settimana dalle dimissioni di Morales e García Linera, la Bolivia si trova in uno scenario di tre fronti: la persecuzione golpista in ciascuno dei livelli politico e sociale, la domanda su cosa accadrà nel potere legislativo e una situazione di crescenti rivolte contro il colpo di Stato. L’uscita elettorale, che sembra essere l’unico punto condiviso, sembra ancora problematica.

 

di Marco Teruggi – Pagina|12

(Traduzione de l’AntiDiplomatico)

https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-bolivia_la_persecuzione_golpista_minaccia_il_congresso/82_31758/

 

 

“Armi, omicidi in famiglia, femminicidi: come prevenire l’illegittima offesa”?

L’OPAL promuove mercoledì 20 novembre (ore 17.30) la Tavola Rotonda “Armi, omicidi in famiglia, femminicidi: come prevenire l’illegittima offesa? Quali tutele per le vittime?” Read More ““Armi, omicidi in famiglia, femminicidi: come prevenire l’illegittima offesa”?”

“Il Parlamento cancelli la mozione della Lega a favore dei caccia!”

Lega presenta Mozione a favore dei caccia, la Campagna NOF35: “Il Parlamento invece cancelli questo dannoso progetto”

Inaccettabile che si voglia continuare in questo errore ormai acclarato e che alcune forze politiche si vogliano mettere a completo servizio dell’industria militare sia italiana che statunitense

È prevista oggi alla Camera dei Deputati la discussione generale relativamente ad una Mozione presentata da alcuni deputati della Lega Salvini Premier (e sottoscritta poi anche da esponenti di Forza Italia) relativamente al programma di acquisto dei cacciabombardieri F-35. La Mozione si schiera apertamente a favore dell’acquisto degli aerei militari più costosi della storia e che hanno sperimentato, nel corso degli ormai due decenni di vita del programma, numerosi inconvenienti tecnici e problematiche anche di natura finanziaria e gestionale. Secondo il testo presentato dalla Lega il Governo dovrebbe non solo “esprimere un univoco orientamento alla conferma della commessa” e “definire contestualmente in tempi rapidi gli acquisti del velivolo programmati per il prossimo triennio” ma addirittura “esplorare, contestualmente, la possibilità di allargare ulteriormente gli ambiti di cooperazione nel campo aerospaziale e della difesa” fra Italia e Stati Uniti.

La Campagna “Taglia le ali e le armi” che da oltre dieci anni si batte contro questo progetto inutile e dannoso, sia dal punto di vista della scelta complessiva sia dal punto di vista dell’utilizzo di risorse di spesa militare, rigetta pienamente l’impostazione di fondo di questa Mozione e chiede invece che il Parlamento si esprima nella direzione opposta.

“Gli F-35 non servono a difendere il Paese e non servono per le cosiddette missioni di pace, ma sono utili solo ad aumentare gli affari dell’industria militare e, in caso, ad essere usati per azioni d’attacco e di guerra” commenta Giulio Marcon portavoce di Sbilanciamoci! “Ripetiamo ancora una volta che quelli per il programma JSF sono soldi buttati che invece potrebbero essere usati ad esempio per risanare il territorio lottando contro il dissesto idrogeologico o mettere in sicurezza le scuole: l’Italia non ha alcun bisogno di spendere decine di miliardi per le armi, ma dovrebbe invece impiegare tali fondi per il lavoro, gli ospedali, l’ambiente”.

Per tutti questi motivi la nostra Campagna (promossa e rilanciata da Rete della Pace, Sbilanciamoci, Rete Italiana per il Disarmo) fa appello a tutti i Parlamentari affinché presentino Mozioni che chiedano la cancellazione della partecipazione italiana al Programma F-35 o quanto meno il rispetto, mai avvenuto, della precedente mozione parlamentare del 2014 che ne chiedeva il dimezzamento del budget.

“Chiediamo al Parlamento di dare al Paese un segnale di responsabilità, aprendo gli occhi sulle emergenze e sulle priorità che sono la difesa del territorio, gli investimenti per lo sviluppo sostenibile, per la ricerca, per la per produzione e l’occupazione, pulita, stabile e civile” sottolinea Sergio Bassoli della Segreteria di Rete della Pace “Dobbiamo terminare questi investimenti nell’economia di guerra. Chiediamo al Parlamento ed al Governo di approfittare di questa occasione per mettere fine a questa ennesima spesa, assurda ed insensata. Le competenze, le professionalità, le infrastrutture impiegate nel programma dei caccia-bombardieri, debbono essere riconvertite e diventare patrimonio di un programma di difesa civile, del territorio e della collettività”.

È opportuno ricordare come l’Italia abbia già sottoscritto contratti per almeno 28 velivoli spendendo fino ad ora una cifra di almeno 5 miliardi di euro (comprese le fasi iniziali di sviluppo). Se il profilo di acquisizione dovesse essere confermato saranno ancora almeno 9 i miliardi di euro da spendere, che diventeranno almeno 50 complessivamente lungo tutto il ciclo di vita del programma. Nonostante i recenti annunci soddisfatti di Lockheed Martin (la capo-commessa del progetto) in direzione opposta, i costi per singolo velivolo (in leggera discesa perché il Pentagono sta volontariamente comprando più aerei) continuano a rimanere molto alti se si considerano anche retrofit e completamento di tutte le parti. E lo stesso Pentagono ha dovuto confermare in questi giorni i numerosi problemi tecnici che mantengono bassissima l’affidabilità della flotta. Tanto è vero che è stata posticipata di un anno (ulteriore ritardo rispetto a tutti i programmi iniziali) la firma dei contratti di produzione definitiva full-rate.

“Sarebbe una follia continuare a rimanere testardamente agganciati ad un programma così problematico e costoso. Senza dimenticare un elemento che pochi ricordano: alcuni F-35 destinati all’Italia sono previsti con capacità nucleare per poter trasportare e sganciare le testate presenti a Ghedi (le B61 in rinnovamento) nell’ambito dei programmi di nuclear sharing. Davvero l’Italia vuole basare la propria sicurezza sulla minaccia d’uso di ordigni genocidi ed inumani?” commenta Francesco Vignarca coordinatore di Rete Disarmo. Ricordiamo che, secondo un sondaggio dell’aprile 2019, il 66% degli italiani si è detto contrario a dotare aerei militari della nostra Difesa di capacità nucleare.

Nei prossimi giorni monitoreremo l’andamento della discussione Parlamentare riportando le posizioni di ogni forza politica, e rendendo chiaro all’opinione pubblica chi metterà la propria voce a servizio di uno spreco miliardario per caccia nucleari d’attacco.

Campagna #StopF35! Ultima possibilità!

Roma, 18 novembre 2019

Venezuela, Maduro: “È l’ora del coraggio e della resistenza al fascismo”

Il presidente del Venezuela, Nicolás Maduro, ha espresso questa domenica nel quadro della chiusura della Fiera Internazionale del Libro, che ha ordinato la partenza del personale diplomatico che ha fatto un ottimo lavoro in Bolivia.

 

“Oggi all’alba, dopo persecuzioni e minacce in Bolivia, ho ordinato che tutto il nostro personale diplomatico tornasse immediatamente. Sono arrivati sani e salvi nel nostro paese… la nostra ambasciata è stata assediata e minacciata da incendi”, ha detto il Capo di Stato

Il presidente ha informato di mantenere una comunicazione attiva con il presidente Evo Morales, “il Messico e il Gruppo di Puebla hanno protetto la sua vita, Evo è ancora in salute e rimane in combattimento (…) nessuno può fermare il corso della lotta del popolo boliviano”, ha aggiunto.

“Stavano per uccidere Evo Morales Ayma, credendo che avrebbero ucciso un popolo.

Né i nazisti, i fascisti, né i razzisti, né i traditori possono fermare il corso della lotta del popolo della Bolivia! È tempo di coraggio, è l’ora della resistenza!”, ha detto il presidente Maduro.

 

Per quanto riguarda la chiusura dell’evento, il Ministro della Cultura, Ernesto Villegas, ha dichiarato che l’evento ha avuto un record di presenze, “quest’anno posso dire che 717 mila 470 persone hanno visitato gli spazi del centro storico di Caracas per partecipare alla Fiera del Libro”, ha aggiunto.

“La XV Fiera Internazionale del Libro è stata un successo qui a Caracas. Abbiamo avuto successo dal 7 novembre ad oggi 17 con un numero senza precedenti di visite, conferenze, seminari, dibattiti”, ha affermato Maduro.

Fonte: teleSUR

Paulo Coelho: “Bolivia nel mirino dei fucili di un’élite senza scrupoli e senza vergogna”

Il noto scrittore ha anche denunciato il “silenzio dei principali media internazionali” di fronte alla situazione nelle strade del paese andino

Dopo la crisi politica che sta affrontando la Bolivia nei giorni scorsi e i gravi scontri tra forze armate e manifestanti, lo scrittore brasiliano Paulo Coelho ha denunciato quanto avviene nel paese andino, ieri, su Twitter.

Il romanziere riferendosi alla Bolivia l’ha definita un grande paese con un’incredibile cultura, che “è ora nel mirino dei fucili di un’élite senza scrupoli e senza vergogna”.

Inoltre, l’autore ha denunciato il  “silenzio dei principali media internazionali”  di fronte alla situazione nelle strade boliviane dopo la partenza forzata dell’ex presidente Evo Morales.

La sua pubblicazione è stata accompagnata da un video che mostra come la polizia ha aperto il fuoco sui civili per impedire a una marcia pacifica per raggiungere Cochabamba. “Smettete di sparare per favore!”, supplicano le donne piangendo davanti ai militari.

Le parole dello scrittore sono state gradite da Evo Morales, che lo ha ringraziato per la  sua solidarietà e il suo sostegno “per la lotta pacifica del nostro popolo per recuperare la pace sociale con la democrazia e fermare i  crimini contro l’umanità  perpetrati dal colpo di stato in Bolivia”.

https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-paulo_coelho_bolivia_nel_mirino_dei_fucili_di_unlite_senza_scrupoli_e_senza_vergogna_nel_silenzio_dei_principali_media_internazionali/82_31736/

 

Cile: Andre Vltchek racconta la lotta del popolo contro il regime neoliberista

La rivolta popolare contro il neoliberismo selvaggio continua in Cile. Nonostante la feroce repressione scatenata contro i manifestanti a segnare una linea di continuità tra la dittatura fascista del generale Pinochet e la cosiddetta democrazia cilena. Repressione e neoliberismo. Nulla è cambiato in Cile. Per questo il popolo allo stremo è deciso a ribaltare questo scellerato e iniquo sistema.

Per l’analista politico, giornalista e regista Andre Vltchek, che ha raggiunto Santiago del Cile per seguire in prima persona le manifestazioni di protesta, si tratta di «una vera rivoluzione, qui in Cile.

Il popolo è coraggioso e sa quel che vuole: socialismo, fine del neoliberismo; combattono per il Cile che l’occidente ha distrutto con il golpe del 1973 realizzato da Pinochet. Quello che succede qui è impressionante, eroico. Viva Chile!».

Da Plaza Italia, nel centro di Santiago, con una serie di brevi video inviati in esclusiva alla redazione de l’AntiDiplomatico, Vltchek, racconta la feroce repressione operata contro i manifestanti dal governo del fascioliberista Sebastián Piñera e assicura che in Cile il popolo porta avanti «una battaglia per il socialismo».

https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-santiago_del_cile_andre_vltchek_racconta_a_lantidiplomatico_la_lotta_del_popolo_contro_il_regime_neoliberista_video/82_31746/

 

Tarquinia, Italia Nostra Etruria contro inceneritore: assemblea pubblica il 22 novembre

Cresce la mobilitazione sul territorio di Tarquinia contro il proposto impianto di incenerimento proposto dalla A2A in località Pian D’Organo- Pian Dei Cipressi a Tarquinia. Italia Nostra Etruria, promuove, in collaborazione con altre associazioni locali, una assemblea pubblica per il 22 novembre 2019 alle 17 nell’aula consiliare del Comune di Tarquinia.

“Giungono con sinistra e sospetta sincronia dagli uffici della Regione Lazio – commenta Marzia Marzoli, presidente di Italia Nostra Etruria, degli inattesi ed incredibili aggiornamenti sulle procedure autorizzative di due diversi impianti di trattamento di rifiuti: uno per la costruzione di un mega inceneritore al confine meridionale del comune di Tarquinia con Civitavecchia e l’altro per l’ampliamento di un impianto di raccolta differenziata per il compostaggio anaerobico e la produzione di metano, cosiddetto biogas, in zona Olivastro lungo il corso del fiume Mignone. L’impianto a biogas è stato localizzato all’interno di zone agricole di pregio e l’inceneritore nelle immediate vicinanze di un territorio protetto da rigide norme di tutela comunitaria perché ricco di biodiversità e rari elementi florofaunistici protetti, non ultimo anche con importanti presenze archeologiche, segnalate dalle associazioni alla soprintendenza.

Entrambi gli impianti, frutto di una concezione vecchia e nociva del trattamento dei rifiuti – commenta ancora Marzoli – sono ampiamente sovradimensionati per sopperire ad un reale bisogno locale, svelando invece la volontà di utilizzare i due impianti per rifiuti di altre città e regioni. Questi due ecomostri, insieme alla famigerata centrale a carbone di Enel andrebbero a costituire l’ennesima mortifera servitù per altri territori ed altre regioni in danno di una popolazione da anni provata – dati epidemiologici alla mano – da una altissima incidenza di patologie neoplastiche e respiratorie che da troppo tempo funestano la vita di numerosissime famiglie di questo territorio.

I dati – sottolinea ancora l’esponente di Italia Nostra Etruria – fanno rabbrividire: per il proposto inceneritore si indicano 481.000 tonnellate di rifiuti speciali (dichiarati), che in realtà potrebbero arrivare a essere 540.000 tonnellate, 122.000 tonnellate/anno di ceneri pesanti e 40.000 tonnellate/anno ceneri leggere di risulta dalla combustione. Un traffico di 32.698 camion. Un camino di 70 metri che emetterà ulteriori tonnellate di emissioni inquinanti sulla già disastrata situazione ambientale e sanitaria del territorio”.

All’assemblea pubblica intervengono: Giovanni Ghirga, medico ISDE, Alessandro Giulivi, sindaco di Tarquinia. Modera Marzia Marzoli, presidente di Italia Nostra Etruria.