“Stop armi italiane in Yemen”. Nessuna risposta del Ministro Di Maio alla richiesta di incontro

Il mese scorso Amnesty International Italia, Comitato Riconversione RWM, Fondazione Finanza Etica, Movimento dei Focolari, Oxfam Italia, Rete Italiana per il Disarmo, Rete della Pace, Save the Children Italia hanno richiesto un incontro al Ministro degli Esteri On. Luigi Di Maio. Al momento nessun riscontro positivo è giunto in tal senso. Le Organizzazioni della società civile rilanciano le preoccupazioni per la situazione in Yemen e per il ruolo dell’Italia nel conflitto yemenita, chiedendo al nostro Paese di spendersi con maggiore forza e produttività per la pace in quel martoriato Paese.

Nella lettera, inviata il 7 ottobre da numerose organizzazioni della società civile al Ministro degli Esteri Di Maio, sono state inserite richieste chiare sul ruolo positivo dell’Italia in Yemen, dopo la decisione governativa appresa dai media a metà 2019 sulla sospensione dell’invio di bombe d’aereo e missili verso Arabia Saudita ed Emirati Arabi. Nella stessa lettera si era fatto richiamo alle posizioni espresse sul tema dallo stesso Ministro e nel programma del nuovo Governo.

Nonostante tale posizione e le nostre sollecitazioni, ad oggi nessun riscontro positivo ad un incontro è ancora arrivato dal ministro Di Maio. Proprio per il significativo impegno che il Ministro di Maio (e il Movimento 5 Stelle tutto) ha profuso in questa battaglia, riteniamo opportuno che sia lo stesso Ministro in prima persona ad incontrare la società civile per illustrare direttamente la posizione del governo sui vari aspetti che coinvolgono la crisi in Yemen.

Le nostre organizzazioni reiterano pertanto la richiesta di un incontro al Ministro degli Esteri per poter discutere con lui di uno dei più gravi scenari di crisi attuali, tornando a chiedere all’Italia di:
sospendere immediatamente ogni autorizzazione all’esportazione di tutte le tipologie di armi verso le parti in conflitto in Yemen, incluse le autorizzazioni già rilasciate. Non basta, infatti, fermare bombe d’aereo e missili, ma serve bloccare tutte le forniture;
sospendere immediatamente ogni autorizzazione all’esportazione verso tutti gli attori coinvolti nel conflitto in Yemen, non solo Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti;
promuovere un’azione di embargo sugli armamenti a livello europeo (ipotesi presente anche nella mozione Parlamentare che aveva determinato la presa di posizione del Governo);
promuovere iniziative concrete per la risoluzione diplomatica e multilaterale del conflitto in corso in Yemen, attraverso un nuovo ciclo di negoziati di pace sotto l’egida delle Nazioni Unite;
incrementare significativamente l’impegno finanziario nel sostenere il Piano di risposta umanitario delle Nazioni Unite;
sostenere alternative lavorative per il Sulcis-Iglesiente e tutte le aree italiane soggette al “ricatto” occupazionale del settore degli armamenti in particolare rifinanziando il Fondo per la Riconversione previsto dalla legge 185/90 ed attivando piani e programmi occupazionali fondati sullo sviluppo sostenibile (Agenda 2030).

Come si può facilmente constatare dalla lista di temi sottoposti all’attenzione del Ministro, intenzione della nostra lettera era quella di ottenere un incontro non solo per approfondire le questioni “tecniche” dello stop delle vendite ad Arabia Saudita ed Emirati Arabi – anche se ad oggi non sono stati diffusi tutti i dettagli su come sia stata impostata e implementata la decisione – ma soprattutto per discutere in maniera ampia e costruttiva, con la massima autorità di politica estera del nostro Paese, il ruolo positivo che l’Italia potrebbe avere nella risoluzione della crisi in Yemen.
Va inoltre ricordato, che al di là della legge italiana 185/90 che regola l’export di armamenti, l’Italia ha ratificato anche il Trattato ATT sul commercio internazionale di armi che prevede una valutazione anche dei soli “rischi” di violazione dei diritti umani derivanti da tale commercio, e pertanto ha l’obbligo morale di giocare un ruolo chiave nel controllo dell’export di armamenti.

Amnesty International Italia – Comitato Riconversione RWM – Fondazione Finanza Etica, Movimento dei Focolari – Oxfam Italia – Rete Italiana per il Disarmo – Rete della Pace – Save the Children Italia

COMUNICATO STAMPA  del 27 Novembre 2019

Universitari con disabilità: un rinnovato impegno per il futuro

Superando.it

Universitari con disabilità: un rinnovato impegno per il futuro
Valorizzare l’esperienza maturata, gettando al tempo stesso le basi, con i principali attori coinvolti, di un rinnovato impegno per il futuro, nella prospettiva indicata dalla Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità: è questo l’obiettivo del convegno del 6 dicembre all’Università Roma Tre, con cui si celebrerà, alla presenza del Presidente della Repubblica, il ventennale della Legge 17/99, che ha stabilito una serie di misure a supporto degli studenti universitari con disabilità. Tra i partecipanti all’evento anche la Federazione FISH, rappresentata dal presidente Falabella
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Riparte l’Inter-gruppo Europeo per l’Economia Sociale e il Terzo Settore
«Esprimiamo la nostra soddisfazione per la ricostituzione al Parlamento Europeo dell’Inter-gruppo per l’Economia Sociale e il Terzo Settore, ciò che evidenzia un’attenzione anche a livello europeo, trasversale a tutte le forze politiche, sui temi relativi all’economia sociale e al ruolo svolto dal Terzo Settore per la coesione sociale delle nostre comunità»: a dirlo è Claudia Fiaschi, portavoce del Forum Nazionale del Terzo Settore, commentando la creazione di tale organismo anche nella nuova Legislatura Europea, ciò per cui la stessa Fiaschi aveva rivolto un appello agli Eurodeputati
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Sostegni alle persone con disabilità in tutte le stagioni della loro vita
Le disabilità rare e complesse, nonché l’invecchiamento delle persone con disabilità e dei loro familiari: sono tra i temi indicati qualche anno fa dal “Manifesto di Milano” dell’ANFFAS (Associazione Nazionale Famiglie di Persone con Disabilità Intellettiva e/o Relazionale), prossimamente al centro di una serie di iniziative promosse da tale organizzazione, a partire dal convegno nazionale del 2 e 3 dicembre a Roma, intitolato “Disabilità rare e complesse. Sostegni per l’invecchiamento attivo e per la qualità della vita delle persone con disabilità e dei loro familiari”
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Violenza contro le donne: l’Unione Europea ratifichi la Convenzione di Istanbul!
«Chiediamo all’Unione Europea e a tutti i suoi Paesi Membri che non l’abbiano ancora fatto, di ratificare la “Convenzione di Istanbul sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica”, proteggendo così anche le donne e le ragazze con disabilità dalla violenza e dagli abusi, compresa la sterilizzazione forzata»: lo si legge in un comunicato diffuso dal Forum Europeo sulla Disabilità, che spiega le cinque ragioni per cui tale passaggio permetterebbe di attuare con meno ostacoli la stessa Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità
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Tiziana Grilli presidente nazionale dell’AIPD
«Vogliamo portare l’attenzione dell’AIPD Nazionale sui bisogni della popolazione con sindrome di Down, così come vengono espressi dalla popolazione stessa in tutte le fasce d’età, dal bambino piccolo all’adulto, avendo cura di intervenire su tutti gli àmbiti della vita, il tutto con un unico grande obiettivo: migliorare la qualità di vita delle persone con sindrome di Down e delle loro famiglie»: lo ha dichiarato Tiziana Grilli, subito dopo essere diventata la nuova presidente nazionale dell’AIPD (Associazione Italiana Persone Down)
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Il cammino ideale tra progettazione ed esperienza
Verterà sull’individuazione progettuale basata sulle normative vigenti e sulle reali esigenze derivanti sia dall’esperienza professionale che dagli utenti finali, la tavola rotonda del 28 novembre ad Aosta, intitolata “Il cammino ideale tra progettazione ed esperienza. Confronto tra normative ed esigenze reali”, organizzata dall’Associazione FIABA. «Per una più efficace interventistica edilizia – sottolineano infatti i promotori – appare necessario coniugare tali aspetti, con particolare attenzione a chi vive l’esperienza in prima persona, affinché da cammino ideale diventino azione»
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La “moderna schiavitù” in Paesi che hanno ratificato la Convenzione. E altrove?
Sconvolgenti situazioni di “moderna schiavitù”, con trattamenti inumani e degradanti di persone con disabilità, emergono da due istituti della Bosnia-Erzegovina e dell’Ucraina, denunciata, quest’ultima, anche dall’EDF, il Forum Europeo sulla Disabilità. Ma al di là dell’indignazione e della necessità di intervenire quanto più rapidamente possibile, vien da chiedersi: cosa accade in altri Paesi che pure hanno ratificato la Convenzione ONU, come hanno fatto sin dal 2010 Bosnia-Erzegovina e Ucraina? E siamo proprio certi che il nostro Paese sia sempre immune da quegli orrori?
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Sempre più determinati a richiedere la giusta formazione degli insegnanti
«Sentenze come quella prodotta dal Consiglio di Stato lo scorso anno – scrive Claudia Nicchiniello, presidente dell’ANGSA Campania – o quella più recente del TAR Campania, che ha sancito l’assegnazione a un bambino autistico di un docente di sostegno specializzato in possesso anche di competenze tecniche professionali specifiche sulla metodologia ABA (Analisi Comportamentale Applicata), ci rendono ancora più determinati a richiedere la giusta formazione e preparazione degli insegnanti di sostegno, oltre che di quelli curricolari»
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Vi auguriamo una buona lettura!

Un cordiale saluto

La redazione di Superando.it

Superando.it è un servizio di informazione sulla disabilità promosso dalla FISH – Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap e gestito da Agenzia E.Net s.c.a.r.l.

 

Prigioniero palestinese muore di cancro per negligenze mediche di Israele

Muore di cancro il prigioniero palestinese Sami Abu Diak per le negligenze mediche di Israele che non gli ha neanche concesso di vivere gli ultimi momenti con i suoi cari

Prima della sua morte, l’ultimo messaggio di Abu Diak è stato: “Per coloro che hanno coscienza …. Sto vivendo le mie ultime ore e giorni, non c’è niente che vorrei più di spenderli vicino a mia madre; tra i miei cari mi piacerebbe pronunciare il mio ultimo respiro tra le braccia di mia madre; non voglio morire ammanettato e incatenato. ”
Il prigioniero palestinese Sami Abu Diak è morto dopo una lunga sofferenza a causa di un cancro. Diak è stato anche vittima della negligenza medica nelle carceri israeliane.

Giorni prima della sua morte, Abu Diak, ormai moribondo, aveva espresso il desiderio di trascorrere gli ultimi momenti con la sua famiglia, una richiesta che è stata respinta dalle autorità di occupazione.

La madre del prigioniero palestinese aveva precedentemente riferito ad Al Mayadeen che la situazione sanitaria di suo figlio si era notevolmente deteriorata.

Aveva raccontato che Abu Diak dopo averlo incontrato su una sedia a rotelle, avevo trascorso solo un quarto d’ora con lui. Quindi è stato portato all’ospedale della prigione dopo che le guardie carcerarie israeliane lo avevano legato a mani e piedi.

Abu Diak era in carcere da 18 anni e doveva scontare tre ergastoli. Fu arrestato il 17 luglio 2002.

La diagnosi di cancro intestinale era nota dall’agosto 2015. Ha subito un intervento chirurgico, dopo che le autorità carcerarie lo hanno trasferito al Centro medico Soroka; Tuttavia, una valutazione inadeguata e un errore medico hanno comportato gravi complicazioni.

Abu Diak ha subito diversi interventi chirurgici e ha subito ulteriori complicazioni, tra cui l’insufficienza polmonare e renale.

Prima della sua morte, il messaggio finale di Abu Diak è stato questo: “Per coloro che hanno coscienza ….
Sto vivendo le mie ultime ore e giorni, non c’è niente che vorrei di che trascorrerli vicino a mia madre; tra i miei cari. Mi piacerebbe pronunciare il mio ultimo respiro tra le braccia di mia madre; non voglio morire ammanettato e incatenato.”

“Non voglio morire”, ha detto, “di fronte a un carceriere che si nutre del nostro dolore e della nostra sofferenza. Le mie parole raggiungeranno le orecchie e le menti dei leader?! Dico loro che se muoio lontano da mia madre, mai lo Perdonerò …. ”

Sami Abu Diak proveniva dalla città di Sielet, Ath-Thaher, nel sud della città di Jenin, in Cisgiordania.

Dopo aver ascoltato la triste notizia, la presidenza palestinese ha accusato (Israele) dell’accaduto, mentre i movimenti palestinesi hanno sottolineato che “la politica di negligenza medica contro i nostri eroici prigionieri rappresenta una chiara aggressione contro tutte le convenzioni internazionali”.

Da parte sua, l’Associazione Waed per i prigionieri ha ratificato che “tutti i leader del nostro popolo e la loro resistenza devono avere l’ultima parola per fermare i criminali israeliani contro i prigionieri malati”.

Il movimento palestinese della Jihad islamica ha sottolineato che la morte del prigioniero palestinese è un’ulteriore prova del terrorismo israeliano. Ha aggiunto che l’occupazione ha ignorato il dolore di Abu Diak e che le organizzazioni internazionali hanno taciuto su questo omicidio.

https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-video_muore_di_cancro_il_prigioniero_palestinese_sami_abu_diak_per_le_negligenze_mediche_di_israele_che_non_gli_ha_neanche_concesso_di_vivere_gli_ultimi_momenti_con_i_suoi_cari/82_31898/

Russia: Caschi bianchi e terroristi tramano attacchi con armi chimiche a Idlib per incolpare Siria

Mosca è consapevole che nella provincia siriana di Idlib si stanno preparando attacchi con la partecipazione dei caschi bianchi per far ricadere la colpa su Dmasco, ha riferito il ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov

Il ministero della Difesa russo ha riferito in precedenza che il gruppo terroristico Hayat Tahrir al Sham (precedentemente noto come Fronte al Nusra,) insieme all’ONG White Helmets- Caschi Bianchi preparano una serie di attacchi chimici nella zona di de-escalation di Idlib.

Il cancelliere ha affermato che la parte russa riceve regolarmente informazioni sulla preparazione degli attacchi di false flag a Idlib, il che è confermato nella maggior parte dei casi.

“Il fatto che noi, insieme al governo siriano, abbiamo reso tali informazioni di dominio pubblico è la ragione, apparentemente, che questi attacchi con false bandiere non sono stati effettuati nella pratica.
Ma sappiamo che stanno preparando e che sono coinvolti anche i falsi attacchi di bandiera dei cosiddetti White Helmets, creati e diretti dall’Intelligence britannica con il sostegno dei paesi occidentali, compresi gli Stati Uniti “, ha spiegato Lavrov in una conferenza stampa con il suo omologo dell’Islanda, Gudlaugur Thor Thordarson.

https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-russia_caschi_bianchi_e_terroristi_tramano_attacchi_con_armi_chimiche_a_idlib_per_incolpare_il_governo_siriano/82_31897/

Pamela Anderson a sostegno del fondatore di Wikileaks: “Liberate Julian Assange”

L’attrice statunitense Pamela Anderson ha chiesto al primo ministro australiano, Scott Morrison, di sostenere la liberazione del fondatore di WikiLeaks, Julian Assange. Read More “Pamela Anderson a sostegno del fondatore di Wikileaks: “Liberate Julian Assange””