“Dire la verità diventa un crimine”, campagna a sostegno di Assange

Una serie di personaggi pubblici, tra cui un ex ambasciatore britannico in pensione e il relatore speciale delle Nazioni Unite sulla tortura, hanno annunciato il lancio di una massiccia campagna a sostegno di Julian Assange, per l’anno prossimo

Esperti, personaggi pubblici e sostenitori di Julian Assange si sono riuniti nel corso di un evento chiamato “Libera la verità” a Londra. L’agenzia video Ruptly ha filmato la mostra di manifesti che denunciano la prigionia di Assange, così come le opere d’arte da lui ispirate.”Così tanti attivisti si stanno riunendo in un momento in cui sento che c’è stato un vero cambiamento nel sentimento pubblico” , ha commentato Craig Murray, ex ambasciatore del Regno Unito in Uzbekistan, che ora fa campagne per il famoso editore.

Nonostante la mancanza di copertura o copertura distorta nei media mainstream, ora si comprende che Julian viene estradato negli Stati Uniti solo per aver pubblicato la verità.

È fiducioso che il prossimo anno “vedremo una delle più grandi campagne [a sostegno di Assange] dei nostri tempi”.

È estremamente importante attirare l’attenzione sul fondatore del sito Web WikiLeaks, perché “stiamo per stabilire un precedente”, ha avvertito Nils Melzer, un relatore speciale delle Nazioni Unite sulla tortura.

Se Assange viene estradato negli Stati Uniti e se viene punito per aver denunciato la verità, allora essenzialmente ciò che sta accadendo è che dire la verità diventa un crimine.

Assange è attualmente detenuto nella prigione di Belmarsh di massima sicurezza di Londra mentre si trova ad affrontare l’estradizione negli Stati Uniti per cospirazione e accuse di spionaggio.

Melzer in precedenza aveva lanciato l’allarme per le condizioni della sua detenzione, accusando le autorità britanniche di sottoporlo a “torture psicologiche” e avvertendo che avrebbe potuto affrontare ulteriori trattamenti crudeli se estradato negli Stati Uniti.

“Sarà condannato dallo stesso giudice che condanna tutti questi informatori in un tribunale chiuso nella Virginia dell’est, e scomparirà in un carcere di massima sicurezza in condizioni disumane per il resto della sua vita”, ha avvertito Melzer.

https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-videodire_la_verit_diventa_un_crimine_esperti_giornalisti_e_personaggi_pubblici_lanciano_campagna_a_sostegno_di_assange/82_31965/

Il video è disponibile cliccando sul link sopra.

 

Il Nobel per la pace Pérez Esquivel su colpo di stato in Bolivia: “Dietro a tutto ciò c’è la politica degli USA”

Adolfo Pérez Esquivel, il cui figlio appartiene al gruppo di attivisti argentini che hanno viaggiato in Bolivia per studiare gli abusi commessi contro la popolazione, ha analizzato per RT la grave situazione in quel paese

“Cammina attentamente perché ti stiamo seguendo.” Con queste parole, il governo de facto della Bolivia, Arturo Murillo, ha minacciato una  delegazione argentina  di organizzazioni per i diritti sociali e umani che si è recata nella città di Santa Cruz per fare una sosta e poi proseguire verso La Paz con l’obiettivo di studiare gli abusi commessi contro la popolazione.

All’aeroporto di Santa Cruz sono stati fermati e interrogati dalla polizia, ma anche insultati e  aggrediti  da un gruppo di manifestanti di estrema destra che seguono Luis Fernando Camacho. Proprio in questo gruppo c’è Leonardo Pérez Esquivel, figlio del premio Nobel per la pace, Adolfo Pérez Esquivel.

“Una grande responsabilità dell’IACHR”

“Logicamente, siamo di fronte a un colpo di stato civile-militare. Ma qui c’è una grande responsailità della Commissione interamericana per i diritti umani, dell’OAS, presieduta da Luis Almagro ” , ha detto a RT il famoso attivista argentino.

Secondo Pérez Esquivel, Almagro è “un uomo che è stato interrogato per i suoi atteggiamenti nei confronti della politica che la Commissione deve portare”. “Chiediamo la sua rimozione perché non avrebbe potuto causare tutto e sostenuto un colpo di stato in Bolivia quando sa che le elezioni sono state vinte da Evo Morales, ma  lo accusa di frode senza prove “, ha dichiarato il Premio Nobel per la pace.

Inoltre, Adolfo Pérez Esquivel ritiene che dietro l’intera crisi in Bolivia “c’è la politica americana, fatto che è stato più volte denunciato da Evo Morales”.

Il difensore dei diritti umani ha anche sottolineato che i popoli di diversi paesi dell’America Latina ” non supportano più la politica di marginalità e fame ” , così portano le loro proteste in piazza. Ha aggiunto che “forse questo non è accaduto in Argentina perché ci sono state elezioni e questo ha contenuto l’esplosione sociale”.

“La democrazia non si regala”

Per concludere, Pérez Esquivel ha sottolineato che la violenza che stanno vivendo diversi paesi dell’America Latina si rallenta “attraverso il dialogo e attraverso la condivisione di cose e vedendo quale potrebbe essere una via d’uscita logica”.
“La democrazia non si regala, la  democrazia si costruisce.

Non è per mettere il voto in un’urna e dire che viviamo in democrazia. Per me democrazia significa il diritto all’uguaglianza per tutti, e oggi non è nei nostri paesi”, ha concluso.

https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-il_premio_nobel_per_la_pace_prez_esquivel_sul_colpo_di_stato_in_bolivia_dietro_a_tutto_ci_c_la_politica_degli_usa/5694_31971/

Il grande inganno del liberalismo

Il liberalismo è un grande inganno. Più i suoi teorici parlano di libertà, meno essa viene garantita alle masse popolari. Più i governanti dei Paesi “liberali” si riempiono la bocca di grandi parole, meno viene garantita la libertà di espressione a chi dissente. Più si finge trasparenza, nei sistemi liberali, più il potere vero è nascosto. Più si declamano le magnifiche sorti e progressive delle nazioni, più si scopre che si allarga la forbice tra la ricchezza (in aumento) dei pochi (che diminuiscono), e la povertà (crescente) dei molti (che diventano sempre più numerosi). Più si proclama la legge, più il potere liberale opera al di fuori dei limiti della legge. Il liberalismo si rivela la foglia di fico del capitalismo che del rispetto delle leggi, anche quelle che i suoi parlamenti corrotti e inetti approvano, se ne infischia. Più si declama la pace, più si fomentano guerre, si vendono armi, si pratica colonialismo e imperialismo. E si perseguitano i migranti additati come il nuovo capro espiatorio, per nascondere le magagne del sistema liberal-liberistico, e addomesticare i popoli europei.

In nome del profitto, tutto viene sacrificato: onestà, libertà, dignità dei popoli, che peraltro vengono imboniti ben bene da manipolatori professionali, ormai sistemati in agenzie di comunicazione che di fatto decidono i risultati elettorali attraverso procedure di “profilazione” degli utenti, ossia degli elettori, inducendoli a portare le loro preferenze su un candidato o un altro, o addirittura a votare o a non votare.

La democrazia è morente, e le libertà rimarranno sepolte sotto le sue macerie. Pensiamo al Brasile dove una presidente, Dilma Roussef, è stata detronizzata in modo illegittimo, un ex presidente che ha fatto tanto per il suo Paese e il suo popolo, Lula, incarcerato illegalmente (e giace in prigione da quasi 600 giorni), e un militare, l’orrido Bolsonaro, è andato al potere con i metodi sudescritti, e ora sta facendo strame della democrazia, mentre minaccia di sterminio i popoli indigeni, e distrugge la grande riserva dell’Amazzonia.

Pensiamo al Cile, dove un certo Pinera, un miliardario giunto alla presidenza, sempre con quei sistemi estranei alla dialettica democratica, sta facendo in pochi giorni quello che Pinochet ha fatto in settimane e mesi, nel silenzio dell’Occidente. Pensiamo all’Ecuador, pensiamo alla Colombia, pensiamo all’Argentina (nella speranza che il suo popolo non si lasci ingannare e voti per il cambiamento). Pensiamo alla patria della democrazia, modello per il mondo occidentale e non solo, gli Stati Uniti d’America, dove la disuguaglianza è la sola regola, incentivata da un altro miliardario, uno dei più beceri personaggi che abbiano seduto alla Casa Bianca, mostra di ignorare le norme più elementari della grammatica politica, mentre appoggia governi illiberali, tutto sempre in nome del liberalismo.

E in Europa le cose non vanno tanto meglio. E non limitiamoci a segnalare il solito Orbán denunciando le sue malefatte in Ungheria: e gli altri Paesi ex socialisti. Ma vogliamo guardare alla Gran Bretagna, che detiene in prigione, in regime di restrizione di ogni libertà (anche quello di ricevere posta, di accedere ai media e così via) colui che se il Premio Nobel fosse una istituzione seria avrebbe dovuto ricevere quello per la Pace, già da tempo: mi riferisco a Julien Assange, il cui arresto e la cui detenzione costituiscono uno schiaffo a ogni teorica della libertà liberale. Stati Uniti, Inghilterra e Ecuador (del presidente traditore Moreno) condividono la pesantissima responsabilità di arresto e detenzione. Oggi v’è seriamente da temere per la vita di un autentico benefattore dell’umanità la cui “colpa” è di aver rivelato gli inganni, le trame, dei poteri liberali a cominciare precisamente dagli Usa. Ecco: Assange in galera, come, nei limiti di un paragone un po’ azzardato, Mimmo Lucano in Italia, per fortuna libero, ma messo all’angolo, sono due esempi di come il liberalismo usi le leggi solo per reprimere chi lotta per il bene di tutti, e la libertà viene garantita solo a coloro che si adattano alla ricerca del bene individuale dei pochi, ossia dei ricchi e dei potenti. Gli interessi di poche imprese multinazionali prevalgono sugli interessi comuni, che si tratti di politica interna o internazionale, che riguardi una “grande opera” perlopiù inutile, o le scelte di politica estera, i diritti di libertà di singoli e di associazioni o partiti (si pensi alla cattolicissima Polonia dove tutto ciò che richiama “il passato regime” viene criminalizzato e perseguitato).

E anche nel resto d’Europa, dentro e fuori dei confini comunitari, il liberalismo si rivela sovente un grande inganno, scudo di un capitalismo disumano, bellicistico, pronto a schiacciare con la repressione più brutale il dissenso, anche quando espresso in forme nonviolente e comunque entro i limiti della legge. Il Parlamento della Unione, si conferma un istituto inutile e persino pericoloso: dopo aver votato la famigerata risoluzione sull’equiparazione nazismo/socialismo, ora decreta che la politica dei “porti chiusi” verso i disgraziati che fuggono da luoghi inospitali e pericolosi, può proseguire. Si guardi anche ai singoli Paesi, per esempio alla Spagna dove la repressione contro il movimento catalanista (peraltro una causa che io giudico sostanzialmente sbagliata e di fatto insostenibile da ogni punto di vista), sta toccando vertici paurosi. Già, perché, come dicevo, il capitalismo della legge se ne infischia e gli apparati di Stato – governi, magistrature, forze di polizia, esercito, e quasi tutti i media – sono altrettanti gendarmi pronti a ingannare, nascondere, fomentare, reprimere.

Disse una volta Filippo Turati, in un intervento alla Camera dei deputati, che i liberali italiani avevano sempre fallito e che era toccato ai socialisti fare la loro parte. Un amaro paradosso. Oggi anche i socialisti sono scomparsi, o quasi, e quando constatiamo, ad esempio, che tra Salvini e Minniti non v’è differenza negli indirizzi delle politiche migratorie, ci rendiamo conto che il liberalismo, questo gigantesco inganno, ha vinto proprio perché si è rivelato il suo opposto, ossia il capitalismo ha lasciato vincere il liberalismo in quanto illiberale, pronto ad ogni autoritarismo, e la sua vittoria che in realtà è stata una disfatta dei suoi princìpi, ha trascinato nel baratro anche il socialismo che era il suo diretto avversario e competitore.

Le parole d’ordine di questo “governo di svolta”, gli indirizzi politico-economici, e le azioni concrete messe in essere o non attuate (si pensi ai famigerati Decreti Sicurezza salviniani rimasti immutati), dimostrano appieno tali assunti. Si pensi alla persistente mancata tutela del lavoro, in quanto tale, e della sicurezza nei luoghi dove viene erogato: gli incidenti sul lavoro sono la vera emergenza nazionale, anche perché negletta, malgrado gli appelli, anche gli ultimi, lodevolmente energici di Landini. O alla persistenza di lavoro illegale (il caporalato nel Sud esiste e come!), non garantito, non protetto. Si pensi alle barzellette sulla caccia agli evasori fiscali. Polvere negli occhi, mentre tutto prosegue come sempre: e dire che Luigi Einaudi – uno dei padri del sedicente liberalismo italiano – aveva scritto un tempo, all’incirca, che è nella equità fiscale che si misura la civiltà di uno Stato…

Tutto ciò sottolinea la necessità e l’urgenza della (ri)costruzione di una sinistra autentica, pronta a battersi sulle piazze e nei consessi istituzionali, con ogni mezzo, a cominciare dai mezzi intellettuali, per recuperare una identità perduta, e ad agire di conseguenza.

di Angelo d’Orsi

https://www.sinistrainrete.info/articoli-brevi/16216-angelo-d-orsi-il-grande-inganno-del-liberalismo.html