La Russia condanna i reiterati tentativi degli USA di destabilizzare il Venezuela

Nonostante i ripetuti fallimenti l’amministrazione statunitense continua a lavorare per destabilizzare il governo del Venezuela e rovesciare il legittimo presidente Maduro. L’obiettivo USA è sempre stato quello di creare in Venezuela lo scenario che abbiamo adesso in Bolivia dove i golpisti dopo aver rovesciato il presidente Evo Morales hanno preso il potere e adesso lavorano per escludere il MAS dalle prossime elezioni.

La portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, ha denunciato i continui tentativi degli Stati Uniti di “destabilizzare” il Venezuela.

“Sfortunatamente, Washington non intende abbandonare la sua linea per rovesciare il legittimo governo venezuelano”, ha detto la portavoce del ministero degli Esteri russo durante un briefing.

Nonostante “un certo ammorbidimento della retorica”, i tentativi di “destabilizzare” il paese caraibico “dall’interno” continuano, mentre “le sanzioni illegali si stanno espandendo”, ha detto la diplomatica russa.

Gli USA hanno imposto sanzioni contro il il direttore del Servizio amministrativo di identificazione, migrazione e immigrazione del Venezuela (SAIME), Gustavo Adolfo Vizcaíno Gil, e l’ex direttore dello stesso ente, Juan Carlos Dugarte Padrón, accusati di aver ricevuto “migliaia di dollari per l’emissione di passaporti”.

Queste ultime sanzioni si aggiungono alla serie di misure che il governo Donald Trump applica dal 2017 per costringere il presidente venezuelano Nicolás Maduro a dimettersi.

Fonte: RT

https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-la_russia_condanna_i_reiterati_tentativi_degli_usa_di_destabilizzare_il_venezuela/82_32126/

 

“Questa la fake news più grande raccontata dai media internazionali contro il Venezuela”

William Castillo, vice-ministro degli esteri del Venezuela e uno dei più abili comunicatori sociali del paese, in conferenza stampa a Roma

Conferenza stampa oggi a Roma, presso l’Ambasciata della Repubblica bolivariana del Venezuela, del vice-ministro degli esteri William Castillo, che ha affrontato tutti i temi che riguardano il suo paese.

“Il mondo deve sapere che il Venezuela ha normalizzato la propria situazione interna. Ha rafforzato i meccanismi politici e democratici e anche sul piano economico stiamo ripartendo. La congiura degli Stati Uniti per destabilizzare il Paese e’ fallita e ci prepariamo alle legislative del 2020”, ha rivendicato con forza il vice-ministro.

Tanti i riferimenti ai legami con i narcos e alla corruzione dirompente che sta travolgendo il golpista Guaidò, al punto che neanche la stampa più vicina alle posizioni statunitensi riesce più a nascondere l’implosione in atto nelle frange più violente dell’opposizione venezuelana.

L’America Latina attraversa una fase di grande sommovimento. Castillo si è soffermato sia sulle manifestazioni violente del regime golpista boliviano che quelle del governo di estrema destra del Cile. “Ci rammaricano molto le violenze contro i manifestanti in Bolivia e Cile. Ogni popolo ha il diritto di battersi per i diritti umani nel modo che ritiene piu’ opportuno”. il governo di Caracas, ha proseguito il vice-ministro, “denuncia le violenze e le repressioni in quei Paesi, le centinaia di feriti tra i manifestanti e i 300 cileni rimasti accecati negli scontri”. In Colombia, Cile o Ecuador “la gente protesta per le pensioni, il welfare, i miglioramenti economici” ha proseguito il vice-ministro, aggiungendo di credere pero’ che “siano vicende interne a quei Paesi”.

William Castillo è uno dei comunicatori sociali più abili del suo paese e attraverso il suo account twitter è stato uno dei principali attori di informazione per respingere la propaganda golpista internazionale nei momenti più complicati. A domanda precisa dell’AntiDiplomatico sulla guerra mediatica contro il Venezuela e in particolare su quale fake news merita il premio di “bufala del 2019”, Castillo non ha dubbi. Vi invitiamo ad ascoltare con molta attenzione la magistrale risposta:

PER MOTIVI TECNICI VI INVITIAMO A COLLEGARVI SU https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-questa_la_fake_news_pi_grande_raccontata_dai_media_internazionali_contro_il_venezuela/82_32125/

per visionare il filmato

 

Piazza Fontana 50 anni dopo, la bomba che voleva fermare il movimento operaio

Oggi ricorre l’anniversario della bomba di Piazza Fontana a Milano, la bomba che voleva fermare il movimento operaio italiano.

In quell’anno, nel 1969, gli operai spiazzarono gli studenti del ’68 e organizzarono l’autunno caldo. Crotone fu protagonista, gli operai chiedevano la fine delle gabbie salariali.

La protesta coinvolse tutte le fabbriche d’Italia, si attuò il cosiddetto gatto selvaggio, il sabotaggio della produzione. Scioperi ovunque. Vinsero battaglie, si avviò lo Statuto dei Lavoratori, ma già nel 1972 i sindacati imbrigliarono il movimento operaio con il contratto dei metalmeccanici che fu l’anticamera del neocorporativismo.

I proletari non accettarono, la protesta sociale andò avanti per tutti gli anni settanta, sfociata nel 1977. La Prima repubblica concesse misure di stato sociale, ma fece l’errore di delegare la protesta alle autorità giudiziarie. La repressione fu durissima, l’eroina fece il resto. Il decennio della lotta gloriosa del movimento operaio italiano si concluse a Torino con la marcia del 40 mila del 1980. Il capitale nel 1973 disse “profitto zero”. Avviò la controffensiva. Il movimento resistette, fu tradito dai sindacati e dal Pci voglioso di andare al governo e rassicurare il patronato.

Ci riuscì nel 1989 con la Bolognina e lo smantellamento della memoria del fu partito comunista italiano.

Negli anni novanta prese il potere, iniziò la Seconda Repubblica, la tomba del proletariato italiano. Nel decennio glorioso ci fu l’assalto al cielo, se abbiamo la sanità è grazie a loro. Che la memoria li perpetui.

di Paquale Cicalese

https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-piazza_fontana_50_anni_dopo_la_bomba_che_voleva_fermare_il_movimento_operaio/82_32116/

 

I salviniani occulti e la sinistra miope

Possibile che nessuno si sia accorto e abbia avuto il coraggio di commentare il gioco pesante che tutta la grande informazione di regime, televisiva e cartacea, conduce quotidianamente accanendosi sia contro i singoli provvedimenti che sugli ‘innaturali rapporti’ tra i due partiti di governo, il PD e il Movimento 5 Stelle?

Non ci riferiamo qui alla stampa di destra che, com’è ovvio, combatte la sua battaglia contro il Conte 2, ma a tutti quei personaggi che popolano come ‘esperti’ le TV di stato o berlusconiane e La 7 o scrivono sui giornaloni che storicamente hanno sempre svolto una funzione favorevole ai governi ‘perbene’. Perchè stavolta, pur deprecando il salvinismo, costoro scrivono e dicono, un giorno sì e l’altro pure, che il governo è precario, che i provvedimenti sono pasticciati, che siamo in presenza di una rissa continua e così via? Al punto che lo stesso Salvini, peraltro strapresente in tutti i mass media, nell’esprimere le sue sparate appare un personaggio positivo. Insomma esiste di fatto una convergenza di opinione contro il governo laddove sarebbe logico aspettarsi una profonda divergenza.

Da che cosa deriva questa situazione paradossale?
Se prendiamo l’opinione della sinistra che sta all’opposizione ‘a prescindere’, ci troviamo di fronte a gente che fa finta di non capire che il governo Conte 2 è il prodotto di un accordo tra due partiti diversi, costretti dalle circostanze politiche a stare assieme, e che cercano una mediazione su punti di programma, il tutto sotto il ricatto delle scorribande del corsaro Renzi. Mediazioni vere e su punti non secondari. La giustizia e il carcere ad esempio. Queste cose le capirebbero anche i bambini e invece, in luogo di dare un giudizio complessivo sul governo e sui rapporti di forza al suo interno, si procede con una campagna che va ad aggiungersi a quella del blocco salviniano che poi sicuramente sarà quello che ne raccoglierà i frutti. Non solo, ma quella che ormai è definita ‘sinistra sinistrata’, identitaria e/o movimentista, non sa neanche cogliere, su questioni di politica interna e internazionale, le occasioni per svolgere un ruolo autonomo e convergente nello scontro reale che si svolge nel paese.

Tanti sono gli esempi che si possono fare per spiegare ritardi e omissioni. Facciamone alcuni. La questione ex-Ilva e Alitalia. Ribadiamo qui il concetto che questa non è una vertenza sindacale, ma uno scontro sul carattere dell’economia italiana. Ma allora, invece di fare il verso ai confederali salvo poi accettarne le mediazioni, quand’è che ci si decide a definire nel concreto una posizione strategica e a imboccare la strada dell’alternativa? Come si costruisce una forza politica e di classe contro il liberismo che vada oltre gli equilibri attuali e consideri l’attuale situazione come un passaggio per andare oltre? Se la stampa e le televisioni di regime continuano ad accanirsi contro il reddito di cittadinanza e quota 100, se le manette agli evasori destano scandalo, se i ‘dubbi’ sul governo vengono proprio dal fronte liberista, vogliamo porci degli interrogativi sul che fare e soprattutto sul come fare?

La borghesia sembra non avere dubbi su come affrontare la situazione e mentre tiene a bada l’orda salviniana agitandone lo spauracchio, continua ad attaccare un governo che, in forme certamente non radicali, grazie all’azione dei 5 stelle, tenta di dislocare gli equilibri in avanti. Ne dovremmo dedurre quindi che non è questo il governo che i liberisti vorrebbero e questo spiega il paradosso del salvinismo occulto nella propaganda di regime.

Domandiamoci anche a questo punto se qualcuno, tra i salvinisti per caso, non stia nel frattempo preparando un’alternativa, anche rischiando la crisi di governo e la vittoria di Salvini. Qualche segnale, in questo senso, c’è se consideriamo come sta nascendo il movimento delle sardine o il battage attorno alla senatrice Segre. Per la borghesia la priorità è che il giacobinismo deve essere liquidato ad ogni costo! Per riportare infine l’armonia e la pace del sistema liberista.

Aginform
11 dicembre 2019

 

Molto utile per le persone con disabilità, formativa per i volontari

Superando.it

Tra i ventidue progetti delle Sezioni UILDM (Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare), cofinanziati dalla Direzione Nazionale di tale Associazione, nell’àmbito del bando “Campagna di Primavera 2015”, quello della UILDM di Verona, denominato “Mobilit-azione”, è servito a sostenere e a promuovere l’attività di trasporto sanitario, per lo studio, il lavoro e il tempo libero dei propri soci e utenti, con l’obiettivo di favorire l’aggregazione, la socializzazione e l’inserimento nel territorio delle persone con una disabilità neuromuscolare
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Al centro i progetti personalizzati e la vita indipendente
«Il punto centrale è la progettazione individualizzata delle azioni a sostegno delle persone con disabilità, la cui richiesta sempre più pressante è quella di contare, di partecipare, di decidere della propria vita: la legislazione e il sistema dei sostegni si devono quindi evolvere di conseguenza, per permettere a tutti l’esercizio dei propri diritti nel modo più autonomo possibile»: lo ha detto Giancarlo D’Errico, presidente dell’ANFFAS di Torino, durante il convegno “ANFFAS Torino: 1959-2019, oggi come ieri pronti al futuro”
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Per far riemergere lo spirito vero della Legge sull’amministrazione di sostegno
Cosa si propone l’ARAS (Associazioni in Rete per Amministrazioni di Sostegno), rete nata recentemente a Roma tra alcune Associazioni e che il 13 dicembre terrà la sua prima Assemblea? Soprattutto di contribuire a far riemergere lo spirito della Legge che introdusse nel 2004 l’istituto dell’amministrazione di sostegno, mettendo al centro dell’attenzione non solo il patrimonio del beneficiario, ma anche i suoi bisogni umani, familiari, affettivi e sociali, oltreché tutelandone la capacità di autodeterminazione, come recita la Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità
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“Un pianista in Braille”, serata di grande musica a Parma
Una serata di grande musica per celebrare la giornata di Santa Lucia, riconosciuta tradizionalmente quale protettrice della vista, e anche per vivere insieme le suggestioni e la magia dell’ormai prossimo Natale. Ma non solo: l’evento, infatti, sarà anche un omaggio a Louis Braille, l’inventore della scritture e della lettura tattile anche della musica. Si parla del concerto denominato “Un pianista in Braille”, promosso dall’UICI di Parma per il 13 dicembre alla Casa della Musica della città emiliana
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“Campania tra le mani”: la rete si è allargata
Verrà siglato domani, 12 dicembre, a Napoli, il protocollo d’intesa denominato “Campania tra le mani. Itinerari inclusivi nei luoghi d’arte”, che rinnoverà e amplierà la rete “Napoli tra le mani”, sorta nel 2013 e frutto di una preziosa collaborazione tra il mondo accademico rappresentato dall’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli, numerosi musei, luoghi d’arte e associazioni, con l’obiettivo di diffondere le buone pratiche di gestione e fruizione dei beni culturali, favorendo l’inclusione e la partecipazione delle persone con disabilità fisiche, sensoriali e cognitive
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I benefìci della “Legoterapia”, innovativo trattamento per i bimbi con autismo
Nei prossimi giorni verrà presentata all’IRCCS Fondazione Stella Maris di Calambrone (Pisa) un’innovativa terapia basata sull’impiego dei mattoncini Lego nel trattamento dei bambini con autismo, che verrà attivata entro breve al CETRA (Centro Trattamento e Ricerca nell’Autismo), struttura realizzata all’interno dello stesso complesso sanitario toscano. Tale metodica concorrerà, assieme agli altri trattamenti, allo sviluppo di abilità e autonomie nei bimbi con disturbo dello spettro autistico o altri disturbi del neurosviluppo
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Perché domani sciopereranno a Roma gli Assistenti Educativi Culturali
«Faremo sentire la nostra voce, per affermare il diritto di lavoratori e utenti a non dover continuare ad assistere a un intollerabile spreco di denaro pubblico e a un lavoro e un servizio nei confronti degli alunni con disabilità non degni di una città civile»: così, dal Comitato Romano AEC, viene motivato lo sciopero e la conseguente manifestazione davanti alla sede del Comune di Roma, previsti per domani, 12 dicembre, da parte dei 3.000 Assistenti Educativi Culturali (AEC) della Capitale, operatori impegnati nel lavoro di inclusione scolastica di oltre 10.000 alunni con disabilità
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Volevo solo andare a una Fiera!
«Fiera di Milano, presso il Polo di Rho, manifestazione “L’Artigiano in Fiera”: non mi consentono di entrare con il mio veicolo vicino ai padiglioni – scrive Antonio Giuseppe Malafarina -, pur esistendo lì parcheggi riservati ai disabili. “Disabili”, però, non è un termine per individui standard: siamo persone con esigenze diverse, per ognuna delle quali dovrebbe essere rispettato il pieno diritto all’accessibilità e alla mobilità. E ora magari rischierò di passare per un “odiatore”, mentre io volevo solo andare a una Fiera!»
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C’è anche il “Pinocchio” di Antonio Breglia, regista con sindrome di Down
Oltre al celebrato film di Matteo Garrone, di imminente uscita, c’è un altro “Pinocchio” del tutto degno di visibilità, ed è il lungometraggio che dopo un’anteprima a Roma, nell’estate scorsa, verrà presentato domani, 12 dicembre, a Milano. A dirigerlo e a interpretarlo è il trentaduenne Antonio Breglia, quasi sicuramente uno dei primi registi con sindrome di Down al mondo, certamente il primo nato in Italia
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Vi auguriamo una buona lettura!

Un cordiale saluto

La redazione di Superando.it

Superando.it è un servizio di informazione sulla disabilità promosso dalla FISH – Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap e gestito da Agenzia E.Net s.c.a.r.l.

 

Gli Usa a chi “molleranno” gli F-35 precedentemente destinati alla Turchia?

Dopo l’espulsione della Turchia dal programma, il Pentagono deve decidere cosa fare degli F-35 destinati ad Ankara

Gli Stati stanno riflettendo su dove destinare i caccia F-35 già costruiti e destinati alla Turchia, ma non consegnati perché Ankara è stata espulsa dal programma F-35 perché si è dotata dei sistemi di difesa antimissile S-400 prodotti dalla Russia.

Per circa un anno e mezzo, i legislatori statunitensi hanno avvertito la Turchia di non acquistare dalla Russia i sistemi di difesa aerea S-400 Triumf, ma Ankara non vi ha voluto rinunciare affermando che non costituiscono una minaccia per gli F-35.

Ora, nel National Defense Authorization Act (NDAA) del 2020, appena approvato dal Congresso viene formalmente vietato alla Turchia di ottenere gli F-35, sebbene questi siano stati pagati in anticipo.

Di conseguenza, i funzionari statunitensi devono ora capire cosa fare con i sei F-35A già costruiti per la nazione anatolica, ma fermi presso la Luke Air Force Base dell’Arizona, dove piloti e ingegneri turchi stavano imparando il pilotaggio e la manutenzione dei caccia stealth.

La NDAA ha stanziato fino a $ 30 milioni per immagazzinare i caccia fino a quando non viene deciso il loro destino finale, e altri $ 440 milioni se l’Aeronautica decide di acquistarli per la propria flotta, segnala Air Force Magazine.

Il disegno di legge autorizza il segretario alla Difesa Mark Esper a “condurre attività associate allo stoccaggio, alla conservazione e allo sviluppo di un piano per la disposizione finale di tali aeromobili F-35 e equipaggiamento aeronautico turco F-35, inclusi simulatori di missione completi, sistemi di visualizzazione montati sul casco, istruttori per la manutenzione del sistema aereo e attrezzature ausiliarie per la missione”. Esper è chiamato a presentare un piano esplicativo al Congresso entro 90 giorni dall’approvazione del disegno di legge.

La Turchia ha prodotto 937 parti per l’F-35 e aveva in programma di acquistare 100 dei jet al costo di circa $ 94 milioni ciascuno, secondo The Intercept.

A questo punto la Turchia si guarda intorno perché ha esigenza di rinnovare la sua flotta con caccia di quinta generazione. Ankara ha espresso un costante interesse ad acquistare anche aerei Su-35 dalla Russia, facendo emergere anche l’idea del Su-57 ancora più avanzato che sta appena entrando in produzione e che costituisce un diretto concorrente del caccia F-35.

Lo scorso giugno, Turkish Aerospace Industries (TAI) ha svelato un modello di un potenziale jet di quinta generazione, progettato in modo autoctono, al salone aereo di Parigi. Denominato TF-X, l’aereo è stato progettato per essere costruito da molti degli stessi partner turchi che avevano precedentemente realizzato parti per il programma F-35. TAI afferma che l’aereo dovrebbe effettuare il suo primo volo entro il 2025 e, si spera, entrare in servizio entro il 2028.

Fonte: Sputnik

https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-dopo_lespulsione_della_turchia_dal_programma_il_pentagono_deve_decidere_cosa_fare_degli_f35_destinati_ad_ankara/82_32113/

 

“La finanza è etica solo se ripudia il business delle armi”

890 milioni di euro in quattro anni, 360 nel solo 2018. A tanto ammontano le autorizzazioni concesse dall’Italia per esportare armi in Turchia.
Il governo di Ankara – per citare solo il più recente dei conflitti armati che insanguinano il pianeta, anche molto vicino a noi – è uno dei maggiori acquirenti di sistemi d’arma italiani, in compagnia di altri Paesi che non brillano certo per rispetto dei diritti umani. Nel 2018 prima della Turchia figuravano il Qatar e il Pakistan.400

L’Italia ha una Legge, la 185/90, che è una delle più avanzate a livello internazionale, e che proibisce l’esportazione di materiali di armamento verso Paesi che, tra le altre cose, si trovino “in stato di conflitto armato” o “responsabili di gravi violazioni delle convenzioni internazionali in materia di diritti umani”.
Sulla base di tali disposizioni diverse organizzazioni, tra cui la Rete Italiana per il Disarmo, hanno chiesto l’immediato blocco delle operazioni di esportazione verso la Turchia.

Il ruolo delle banche nel business delle armi
La responsabilità principale per l’export delle armi italiane è del governo, dunque. Ma una delle disposizioni più innovative della Legge 185/90 riguarda la trasparenza bancaria e in particolare il fatto che gli istituti di credito coinvolti in operazioni di import-export siano tenuti a comunicare il loro coinvolgimento. Quando parliamo di esportazione di sistemi d’arma, parliamo infatti di operazioni complesse, di durata spesso pluriennale e dove il ruolo delle banche in sostegno alle industrie belliche è di enorme rilevanza.

E i legami tra finanza e armi non finiscono certo qui. La Legge 185/90 disciplina appunto l’export di sistemi d’arma, ma non include le armi leggere, di cui l’Italia è tra i maggiori produttori ed esportatori al mondo. Inoltre per le banche rimangono esclusi dal monitoraggio delle legge tutti i rapporti finanziari con i produttori di armi – e sono la grande maggioranza – diversi dall’appoggio per le operazioni di import-export. Pensiamo alle linee di fido e alle altre operazioni creditizie; agli investimenti in azioni e obbligazioni; ai più diversi servizi di consulenza finanziaria.

È legittimo temere che molte banche che negli ultimi anni hanno dichiarato di essere uscite dall’elenco delle “banche armate” continuino in realtà a intrattenere lucrosi rapporti con il settore.

Nonostante questi limiti, la 185/90 rimane uno strumento fondamentale per garantire un minimo di trasparenza e per capire dove finiscono le armi italiane e quali banche aumentano i loro profitti grazie a queste esportazioni.

Sulla base di tale normativa è nata anni fa la “Campagna di pressione sulle banche armate” che ha portato moltissime persone a interrogarsi sull’uso che le banche fanno del proprio denaro.

Da subito Banca Etica, tramite la sua Fondazione culturale, ha aderito alla Rete per il Disarmo e ha sostenuto le iniziative della Campagna contro le banche armate, anche in un’ottica di educazione critica alla finanza. Un lavoro culturale che si affianca alle scelte operative e di business del gruppo. Inoltre, Fondazione Finanza Etica (in Italia e in Spagna) svolge attività di azionariato critico su alcune imprese produttrici ed esportatrici di armi (Leonardo, Rheinmetall, Indra) in collaborazione con campagne e ong impegnate per il disarmo e contro il commercio di armi.

Banca Etica ed Etica Sgr escludono ogni finanziamento al settore delle armi. Questo significa miliardi di euro che – una volta affidati al circuito della finanza etica da famiglie, organizzazioni e imprese grazie ai conti correnti per persone fisiche e conti correnti aziendali  – vengono sottratti a impieghi letali per le persone e per l’ambiente e vengono invece investiti in progetti imprenditoriali diversi, fondati sul rispetto per il pianeta e i diritti umani.

È tempo di disarmare le banche, davvero!
Tra gli obiettivi di Banca Etica c’è anche la contaminazione del settore finanziario nel suo insieme, a partire dal dialogo con le banche socie di Banca Etica e quelle con le quali Banca Etica ed Etica Sgr collaborano a diverso titolo. Ovviamente non possiamo imporre la nostra visione o decidere per loro, possiamo tuttavia sollecitarle e – quando possibile –  accompagnarle in un percorso comune.

Oggi tutte le imprese, con quelle finanziarie in prima linea, vogliono mostrarsi “responsabili” per intercettare fasce crescenti di clientela sempre più attente agli impatti sociali e ambientali dei propri acquisti e dei propri risparmi e investimenti.

La recente ondata di iniziative di “sostenibilità” è per ora limitata quasi esclusivamente agli aspetti ambientali e di contrasto ai cambiamenti climatici, come richiesto da milioni di giovani che scendono in piazza in tutto il mondo e da eminenti istituzioni a partire da quelle religiose.

Ma ora che il ruolo della finanza nel costruire l’ecosistema economico e sociale in cui viviamo è stato compreso dall’opinione pubblica, è prevedibile e auspicabile che le richieste si allargheranno presto dalla de-carbonizzazione alla tutela dei diritti umani, a partire da quello all’incolumità.

Dopo anni di dialogo con le banche socie e partner di Banca Etica ed Etica Sgr, noi riteniamo che sia arrivato il momento di prendere decisioni coraggiose e dare una svolta sostanziale dell’operato di queste banche, a cui chiediamo di rinunciare una volta per tutte a intrattenere rapporti con l’industria delle armi.

di Andrea Baranes, vicepresidente di Banca Etica

10 Dicembre 2019

https://www.bancaetica.it/blog/news/finanza-etica-non-armata