Saluto del (nuovo)PCI al convegno sul 50simo dell’Autunno Caldo

Saluto del compagno Ulisse a nome del CC del (nuovo)Partito Comunista Italiano al Convegno nel 50° dell’Autunno Caldo organizzato da Proletari Comunisti (Milano, Panetteria occupata – via Conte Rosso 20, 13-15 dicembre 2019)

Cari compagni,

anzitutto ringrazio i compagni di Proletari Comunisti che ci hanno invitato a intervenire a questo Convegno e ci danno la possibilità di esporre la lezione che abbiamo tratto dall’esperienza dell’Autunno Caldo.

Autunno Caldo con la parabola delle OCC e in particolare delle BR, Resistenza, Biennio Rosso sono tre episodi della lotta di classe del nostro paese su cui abbiamo riflettuto profondamente per arrivare alle conclusioni illustrate nel nostro Manifesto Programma a proposito della forma che dobbiamo dare alla rivoluzione socialista e quindi delle caratteristiche che deve avere il nuovo Partito comunista per promuoverla e condurre la masse popolari organizzate a instaurare il socialismo, fase di transizione dalla società borghese al comunismo.

L’Autunno Caldo ci ha confermato la forza delle masse popolari e in particolare della classe operaia aggregata nelle aziende capitaliste, quando si ribellano: la borghesia non è in grado di far fronte ad esse solo con la repressione. D’altra parte ci ha confermato che la borghesia di fronte alla ribellione ricorre ad altre manovre: allora fu la strategia della tensione. Ma anche con queste manovre la borghesia ha successo solo se può approfittare di contraddizioni interne alle masse popolari, di debolezze e limiti del nostro campo: la sintesi di questi allora fu la deriva delle Brigate Rosse nel militarismo, inteso come la presunzione di sostituire l’attività delle masse popolari con le proprie azioni armate. Se le masse popolari non hanno una direzione all’altezza della situazione, cioè se il Partito comunista non è in grado di condurre le masse popolari organizzate a prendere il potere, la risposta delle masse popolari alle manovre della borghesia è destinata alla sconfitta per quanto generosa e persino eroica sia questa risposta. Tale fu la risposta delle BR alla strategia della tensione. Il Partito comunista non è un prodotto della lotta di massa: a nulla valse il tentativo delle Brigate Rosse di costruire il Partito comunista in corso d’opera con la propaganda armata.

All’Autunno Caldo con l’epilogo della Lotta Armata succedettero la “svolta dell’EUR” (febbraio 1978), la “marcia dei quarantamila” con la rivalsa di Agnelli (1980), il divorzio della Banca d’Italia dal Tesoro (marzo 1981) con il decollo del Debito Pubblico ancora oggi cappio al collo del nostro paese con il quale ogni governo borghese deve fare i conti, la cappa reazionaria UE e NATO con i governi prima CAF e poi Larghe Intese nella quale con il voto del 4 marzo 2018 le masse popolari hanno aperto una breccia. Ovviamente questo corso delle cose nel nostro paese avvenne nel contesto di un preciso corso delle cose a livello internazionale, al quale contribuì e dal quale fu alimentato: la sconfitta della Rivoluzione Culturale Proletaria promossa da Mao Tse-tung nella Repubblica Popolare Cinese (1966-1976), il declino dell’Unione Sovietica dal 1964 saldamente nelle mani dei revisionisti moderni con il gruppo di Breznev e la riforma Kossighin, l’esaurimento nel mondo della prima ondata della rivoluzione proletaria e la ripresa in mano da parte della borghesia imperialista (con Margaret Thatcher e Ronald Reagan) della direzione del corso delle cose a livello mondiale, direzione che la vittoria della Rivoluzione d’Ottobre e la costruzione dell’Unione Sovietica di Lenin e di Stalin le avevano strappato di mano. L’instaurazione del socialismo in un paese imperialista come l’Italia, per di più sede del Papato, avrebbe impresso alla storia mondiale un altro corso come lo fece la vittoria del 1917 in Russia e, viceversa, un  diverso corso delle cose nel mondo avrebbe favorito un diverso corso delle cose in Italia.

Dall’Autunno Caldo e dal suo epilogo noi abbiamo tratto una lezione convalidata anche dall’esperienza della Resistenza e del Biennio Rosso nel nostro paese, dall’esperienza della rivoluzione proletaria nel resto del mondo e fondata sulle solide basi del marxismo-leninismo-maoismo, la scienza delle attività con le quali gli uomini fanno la storia, scienza della quale il maoismo è lo stadio più elevato.

La lezione è che la rivoluzione socialista vince solo se il Partito comunista le dà la forma della guerra popolare rivoluzionaria di lunga durata, la forma che corrisponde al suo ruolo nella storia umana: dare inizio allo stadio che porrà fine alla divisione dell’umanità in classi sociali di sfruttati e sfruttatori, di oppressi e oppressori. La clandestinità del Partito è solo una conseguenza di questa lezione. Noi oggi siamo nella prima fase della GPR e il contenuto di questa fase è la formazione delle forze rivoluzionarie e la loro accumulazione sotto la direzione del Partito. L’aspetto principale della nostra attività non è la propaganda del comunismo, certamente indispensabile. L’aspetto principale è l’orientamento passo dopo passo della resistenza agli effetti della crisi generale del capitalismo che le masse popolari, in primo luogo la classe operaia, oppongono anche spontaneamente, nel senso che ogni parte di esse è mossa dalle condizioni pratiche alle quali concretamente deve far fronte e dal senso comune che in essa la propria esperienza, la propaganda e l’attività dei comunisti e il sistema di controrivoluzione preventiva hanno creato. Orientamento che implica uno stretto legame di noi comunisti con le masse con un’attività basata sulla linea di massa. La denuncia del triste presente e l’illustrazione del radioso futuro che l’umanità di oggi può e deve creare sono solo aspetti particolari della nostra attività. Da qui la linea tattica del Governo di Blocco Popolare che ne abbiamo derivato, visto che la sinistra borghese ha ancora sulle masse popolari un’influenza di gran lunga superiore a quella che abbiamo noi comunisti, a quella che ha il Partito comunista. Mentre d’altra parte la costruzione del Partito comunista, fondato sul marxismo-leninismo-maoismo è lo strumento decisivo per la realizzazione della linea generale.

L’Autunno Caldo è infatti stato una dimostrazione su larga scala della forza irresistibile delle masse popolari di fronte alla borghesia, ma ha anche messo in luce quello che non dobbiamo più permettere che succeda: una grande forza priva dell’orientamento giusto, cioè adeguato alle condizioni concrete e quindi una grande forza incapace di vincere e instaurare il socialismo. Dobbiamo combinare la crescita della mobilitazione delle masse con la crescita della loro organizzazione e aggregazione attorno al Partito comunista e quindi anche con la crescita della capacità di direzione del Partito.

Questa concezione guida la tattica del Partito: intervenire nella lotta di classe, in ogni ambito di operai e di classi delle masse popolari che per la loro condizione oggettiva si devono o si possono unire agli operai contro la borghesia: intervenire quale che sia al momento il loro livello di coscienza e di organizzazione ed elevare in primo luogo la loro resistenza agli effetti della crisi generale e in secondo luogo la loro coscienza; intervenire nel campo nemico per sfruttare le sue contraddizioni e prevenire le sue iniziative, in un rapporto di guerra. Per questo e in questo senso la coscienza del Partito è il marxismo-leninismo-maoismo che esso applica, tramite il metodo del materialismo dialettico, alle condizioni concrete in cui si svolge la lotta tra le classi. Guida della nostra tattica è questa concezione: essa è comprensibile solo a chi ha questa concezione.

Il nostro problema non è la coscienza attuale delle masse, ma la coscienza del Partito e la sua conseguente capacità, tramite i suoi organismi e i suoi membri, di legarsi alla resistenza che le masse oppongono alle classi dominanti quale che sia il livello della resistenza e quale che sia il senso comune delle masse. In ogni ambito particolare delle masse popolari (definite in base al posto che occupano nel sistema dei rapporti sociali e in particolare nel sistema dei rapporti di produzione, non in base alla loro attuale coscienza e alla loro attuale attività politica o sindacale) legarsi significa creare un rapporto adeguato a capire qual è in quell’ambito la sinistra e quale la destra; mobilitare la sinistra a fare il passo avanti (cioè nella direzione che prima o poi la porterà a confluire nella rivoluzione socialista) che oggi è in grado  di fare, a isolare la destra e a unire a sé il centro. Oggi abbiamo quindi tre campi d’azione: il partito, le masse popolari, il campo nemico.

Questa è in sintesi la lezione tratta dall’Autunno Caldo e illustrata nel nostro Manifesto Programma, che attuiamo nei contesti particolari in cui operiamo facendo l’analisi concreta di ogni situazione concreta.

Questo è quello che ci preme che i compagni venuti a questo Convegno conoscano, perché è sulla base della reciproca conoscenza che possiamo e dobbiamo sviluppare un dibattito franco e aperto, imparare l’uno dall’altro e unire tutto quello che può essere unito ai fini della vittoria della rivoluzione socialista, per instaurare il socialismo.

Ringrazio i presenti per l’attenzione e auguro che il Convegno dia frutti rigogliosi.

 

Il compagno Ulisse, segretario generale del CC del (n)PCI.

15 dicembre 2019

Comitato Centrale del (n)PCI http://www.nuovopci.it

 

Sharing - Condividi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *