Il populismo antipopulista

Visto lo spazio riservato dai media alle ‘sardine’, e visto che nel mondo odierno i media sono il principale moltiplicatore di attenzione, una riflessione seria sulla varietà di pesce azzurro più amato dagli italiani è opportuna.

Di per sé si tratta di un fenomeno che credo durerà in forma di assembramenti in piazza fino alle prime elezioni in programma, dove si noterà come non abbiano spostato voti, ma semplicemente dato visibilità ad aree note. Quelli che nel frattempo la TV avrà reso riconoscibili si guadagneranno una candidatura, e questo è quanto.

Non è la durata del fenomeno il punto rilevante, ma la sua natura.

E’ infatti interessante vedere come anche persone benintenzionate e in buona fede manifestino qualche simpatia, magari critica, per i nostri giovani eroi.

Ora, le “sardine” sono un movimento populista di tipo paradossale. Si tratta di populismo limitato ad un articolo unico: l’antipopulismo.

E’ una vecchia regola del marketing quella di promuovere i prodotti evitando ogni tema controverso.

Così come è la stessa regola di bon ton quella per cui non si discute di politica a un pranzo nuziale: qualunque cosa abbia a che fare con interessi concreti e opposti muove passioni, irritazioni, turbamenti, e dunque può rovinare la digestione.

C’è chi ha creduto di rilevare un’affinità con il M5S di dieci anni fa, ma questo è un errore. L’unica cosa in comune è l’ingenuità (almeno apparente). Ma il M5S si muoveva davvero lungo le linee del populismo in senso classico: popolare, con obiettivi concreti, basati su bisogni reali, anche se affastellati in modo incoerente e privo di una visione teorica capace di mettervi ordine.

Pregi e limiti di questo formato politico sono oggi sotto gli occhi di tutti.

Niente del genere invece vale per una ‘sardina’. Naturalmente, dal punto di vista dell’interesse popolare, vista l’offerta politica inguardabile o declinante, si può comprendere come qualcuno voglia curiosare. Quanto maggiore la disperazione politica tanto più si è disposti a dare una chance a quel che capita.

Questa disperazione politica peraltro non è recente, e stava già alla radice dell’exploit del M5S alle ultime elezioni nazionali, così come della crescita vertiginosa della Lega nell’ultimo anno.
In tutti questi casi le adesioni sono mosse prevalentemente da ciò ‘contro’ cui si si pensa che un certo movimento o partito si schieri.
Però sia nel caso del M5S che della Lega alcune linee politiche concrete sono visibili.

Niente di tutto questo avviene per il cosiddetto ‘movimento delle sardine’.

Essi si muovono rigorosamente nell’atmosfera di un sentimentalismo benpensante, lo stesso che adottano appunto gli esperti di marketing per creare uno spazio dove ciascuno possa tessere liberamente il proprio sogno, senza essere turbato dalla realtà, da nessi causa-effetto, dagli oneri dell’analisi.

Se vi andate a vedere l’inno di Forza Italia, potete vedere un esempio, ad alto livello professionale, di tale marketing politico (“Siamo tantissimi e abbiamo tutti un fuoco dentro al cuore, un cuore grande che sincero e libero batte forte per te; il futuro è aperto entriamoci, e le tue mani unite alle mie energie per sentirci più grandi, grandi; Forza Italia mia che siamo in tanti a crederci, nella tua storia un’altra storia c’è, la scriveremo noi con te.”)
Qui il nulla dipinto di niente saccheggia le rime cuore-amore evitando come la peste di dire alcunché di specifico.
Invero nelle “sardine” come nel Berlusconi dei bei tempi l’unico argomento determinato era un argomento contro (“Contro i comunisti!”).

Una volta ottenuto il supporto politico sulla base di una non-agenda come questa, lo si può indirizzare a piacimento.

Per le sardine il target polemico, l’unico fattore che ne qualifica il messaggio, è l’anti-populismo. Ciò che c’è di problematico nel populismo in senso classico è l’appellarsi impetuoso, e spesso confuso, a urgenze e bisogni che non possono essere tacitati. Di questo impeto fanno strutturalmente parte la rabbia, lo sdegno, l’avversione allo status quo, e talvolta un linguaggio forte e plebeo.

Precisamente questa componente di rabbia e potenziale volgarità è ciò che viene rilevato come bersaglio principale delle istanze sardiniche, che si soffermano su istanze formali, espressive e sentimentali (odio, violenza verbale).

La loro posizione è dunque precisamente quella di populisti dell’antipopulismo. Ma un populista dell’antipopulismo è semplicemente, che lo sappia o meno, una stampella dello status quo, essendo un dispositivo volto a disinnescare il dissenso.

E ciò spiega naturalmente il trattamento privilegiato che viene loro riservato dall’establishment mediatico (e dall’alta borghesia che lo possiede).

 

di Andrea Zhok (Professore di Filosofia Morale a Milano)

https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-il_populismo_antipopulista/82_32181/

 

“Il Kosovo è Serbia. NATO go home!”

26 Partiti Comunisti e Operai di tutto il mondo sottoscrivono la risoluzione presentata dal Nuovo Partito Comunista della Jugoslavia

Il Nuovo Partito Comunista della Jugoslavia sottolinea con questa risoluzione che 20 anni dopo la fine dell’aggressione criminale dell’imperialismo contro la Repubblica Federale di Jugoslavia nel 1999, il Kosovo Metohija rimane territorio occupato dal suo braccio militare – la NATO. Sia i serbi che gli albanesi subirono l’occupazione, così come tutti gli altri residenti nella provincia serba meridionale, dove oggi si trova la più grande base militare americana al di fuori degli Stati Uniti – BONDSTIL. Questa occupazione è il principale risultato di un’aggressione che ha causato oltre 4.000 vittime innocenti e causato danni materiali alla Jugoslavia per oltre $ 100 miliardi.

Il Nuovo Partito Comunista della Jugoslavia chiede alle truppe NATO occupanti di lasciare immediatamente il territorio della provincia serba meridionale e l’immediato ritorno del Kosovo Metohija alla sovranità della Serbia. Serbi e Albanesi in Kosovo devono unirsi nella lotta contro l’imperialismo e l’occupazione, seguendo l’illustre esempio degli eroi partigiani Bora e Ramiz nella lotta di liberazione durante la Seconda Guerra Mondiale.

Il Nuovo Partito Comunista della Jugoslavia afferma che qualsiasi “demarcazione”, divisione, sostituzione di territori e idee simili che sono continuamente nell’agenda dei funzionari dell’imperialismo occidentale, ma anche di vari settori di governi nei Balcani, è inaccettabile. L’obiettivo principale dell’imperialismo occidentale è costringere le autorità di Belgrado a riconoscere i confini tra Serbia e Kosovo e l’appartenenza del Kosovo alle Nazioni Unite, il che è pure assolutamente inaccettabile.

Sottoscrivono la risoluzione i seguenti Partiti Comunisti e Operai

  1. PADS, Algeria
  2. Democratic Progressive Tribune, Bahrain
  3. Communist Party of Bangladesh
  4. Workers Party of Bangladesh
  5. Brazilian Communist Party
  6. Communist Party of Canada
  7. Socialist Workers’ Party of Croatia
  8. Communist Party of Bohemia and Moravia
  9. German Communist Party
  10. Communist Party of Greece
  11. Hungarian Workers Party
  12. Iraqi Communist Party
  13. Communist Party of Kurdistan-Iraq
  14. Communist Party of Israel
  15. Communist Party of Pakistan
  16. Palestinian Communist Party
  17. Palestinian Peoples Party
  18. Portuguese Communist Party
  19. Communist Party of the Russian Federation
  20. New Communist Party of Yugoslavia
  21. Communists of Serbia
  22. Communist Party of the Peoples of Spain
  23. Communists of Catalonia
  24. Communist Party of Ukraine
  25. Communist Party of Uruguay
  26. Communist Party of Venezuela

da solidnet.org

Traduzione di Marx21.it

 

https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-il_kosovo__serbia_nato_go_home/82_32180/

 

Assad: “Negli USA non c’è sistema politico, governano le lobby di armi, petrolio e banche”

Il presidente siriano Bashar Al-Assad, ha rilasciato un’intervista alla televisione cinese Phoenix TV durante la quale ha affrontato diverse questioni relative alla situazione in Siria, nella regione e nel mondo

“La ricostruzione è iniziata ma abbiamo bisogno di maggiori investimenti all’interno e all’esterno per renderla più ampia”

Sulla ricostruzione del paese e su dove lo stato siriano inizierà questo processo, il presidente siriano ha affermato che “la prima fase della ricostruzione inizia con la riparazione delle infrastrutture, in particolare elettricità e acqua, e poi la costruzione di scuole, centri sanitari e ospedali
Ha sottolineato che la fase successiva della ricostruzione, che è la più importante, rappresenta una grande sfida e consiste nel ripristinare lo stile di vita, in particolare l’aspetto economico.

“Ciò richiede molti sforzi e condizioni sia interne che esterne; e il blocco dei paesi occidentali contro la Siria influenza negativamente questo processo e lo rallenta ”, ha spiegato.
Ha aggiunto: “possiamo dire che la ricostruzione è iniziata ma abbiamo bisogno di più investimenti dall’interno e dall’esterno in modo che inizi in modo ampio”.

“Prevediamo che le aziende cinesi inizieranno a studiare il mercato siriano che ha iniziato a migliorare in termini di sicurezza e opportunità di investimento”.

Per quanto riguarda il tipo di aiuto di cui la Siria ha bisogno dai paesi amici, tra cui la Cina, al-Assad ha risposto che “la Cina può offrire aiuto nella ricostruzione e anche nell’aspetto umanitario”.
“La Cina sta attualmente aiutando attraverso le donazioni umanitarie che utilizziamo nelle aree più bisognose”.
Secondo il presidente siriano, “con la liberazione di molte aree del terrorismo e il consolidamento della stabilità, la Siria ha iniziato a dialogare con alcune società cinesi per la ricostruzione”, e ha affermato che “la cosa più importante in tutto questo processo è ripristinare il ciclo di vita economica ”.
“Prevediamo che le società cinesi inizieranno a studiare il mercato siriano che ha iniziato a migliorare in termini di sicurezza e opportunità di investimento”, ha affermato il presidente.
Ha rivelato che il governo siriano ha iniziato a contattare diverse società cinesi per evitare sanzioni e quindi entrare nel mercato siriano.
“Gli investimenti in Siria sono redditizi e c’è desiderio da parte delle società cinesi, ma ci sono ancora timori circa l’effetto delle sanzioni; e ora abbiamo raggiunto formule sicure per entrare nel mercato siriano “.

“Il contributo dei paesi amici alla ricostruzione è importante tanto quanto il loro contributo nella lotta al terrorismo”

Ha anche ribadito che la ricostruzione è importante non solo in termini economici, ma aiuta anche milioni di rimpatriati a trovare opportunità di lavoro e quindi impedire loro di unirsi alle organizzazioni terroristiche o essere manipolati dall’estero, approfittando delle loro esigenze; pertanto,  il contributo dei paesi amici alla ricostruzione è importante tanto quanto il loro contributo militare nella lotta contro il terrorismo e il ripristino della sicurezza.
“Lavoriamo per fornire un ambiente sicuro per la ricostruzione attraverso la lotta al terrorismo e la liberazione delle aree”, ha affermato.

“Alcune società cinesi hanno recentemente iniziato a inviare esperti per esplorare l’ambiente di investimento in Siria”

Ha aggiunto che il governo siriano lavora per fornire un ambiente di investimento facilitando le procedure e rendendole più trasparenti, e ha rivelato che una legge sugli investimenti che soddisfa gli standard di investimento internazionali e offre garanzie legali e finanziarie agli investitori sarà approvata molto presto.
“Esistono due sfide: la prima è la mancanza di canali finanziari efficaci tra Cina e Siria per il trasferimento di denaro e la causa di questo problema è il blocco, e questo è un ostacolo da eliminare; mentre la seconda sfida è la paura che alcune aziende cinesi hanno ancora, ma possiamo dire che recentemente hanno iniziato a inviare esperti per esplorare l’ambiente e le opportunità di investimento “, ha affermato.
Ha ribadito che il governo siriano offre garanzie di sicurezza alle società cinesi che vogliono venire in Siria.

“A differenza degli Stati Uniti, la Cina cerca di rafforzare la sua influenza nel mondo contando sugli amici e raggiungendo interessi comuni”.

Per quanto riguarda la questione della cintura e della via della seta, il presidente ha commentato che “si tratta di un’iniziativa strategica che ha apportato un grande cambiamento in tutto il mondo” e ha sottolineato che “a differenza dei tentativi di colonizzazione, occupazione ed egemonia da parte dell’Occidente , in particolare gli Stati Uniti, la Cina cerca di rafforzare la sua influenza nel mondo contando sugli amici e raggiungendo interessi comuni “.
“La Siria è storicamente parte della via della seta e quando la Cina mostra interesse per un piccolo paese come la Siria a far parte di questa iniziativa che mostra una forma di parità nel trattamento; significa che la Cina non guarda alla Siria dal punto di vista di un potere “, ha detto.

“La via della seta per noi significa stabilità e prosperità”

Ha assicurato che ci sono benefici per la Siria, la Cina e tutti i paesi che si trovano su questa rotta ed è un rapporto civile e culturale che genera prosperità e migliora la situazione economica, sociale e di sicurezza di tutti i paesi che fanno parte di questo progetto.
“La via della seta per noi significa stabilità e prosperità”, ha detto al-Assad.
A questo proposito, ha rivelato che con il consolidamento della sicurezza e l’inizio del ciclo economico, il governo siriano ha avviato un dialogo serio con le autorità cinesi in modo che la Siria faccia parte di questa rotta, dal momento che attualmente non è in atto ma non lo impedisce nemmeno, secondo il presidente siriano, di farne parte in futuro.
“Abbiamo presentato sei progetti infrastrutturali al governo cinese per la Via della Seta e attendiamo una risposta su quale di essi sia appropriato per questa iniziativa; e la verità è quando questa infrastruttura è garantita la Via della Seta passerà sicuramente attraverso la Siria come era nel corso della storia “, ha spiegato.

“Il sistema politico americano non è un sistema statale ma lobby e chi governa negli Stati Uniti è il denaro”

In risposta a una domanda se il fallimento di Trump nelle prossime elezioni sarà positivo per la Siria, il presidente siriano ha risposto che l’attuale inquilino della Casa Bianca è il presidente più trasparente degli Stati Uniti, ma non significa che sia bravo.
“L’Occidente indossa sempre delle maschere per nascondere le sue intenzioni; e il sistema politico americano non è un sistema statale ma lobby e chi governa negli Stati Uniti è il denaro proveniente da armi, petrolio o banche, e sono queste lobby che governano e controllano la politica di USA “, ha ribadito.
Secondo il presidente Al-Assad, i presidenti americani con cui la Siria ha avuto a che fare da Nixon nel 1974 (quando i rapporti con Washington erano normalizzati) a Trump oggi, non possono uscire dalla linea politica tracciata da quelle lobby anche se provano a farlo.
Su questo tema, ha anche affermato che “l’impegno per un cambiamento di un presidente degli Stati Uniti non è reale ed è fuori luogo. “Non credo che la politica americana cambierà nei prossimi anni”, ha lamentato.

“La politica americana non dipende dai principi ma dagli interessi delle aziende”

Nel suo commento sull’annuncio del ritiro delle truppe di Washington dalla Siria e poi sull’annuncio che quelle truppe rimarranno nei campi petroliferi, il presidente siriano ha affermato che ciò conferma che le lobby sono ciò che governa la politica americana.
“La politica americana non dipende dai principi ma dagli interessi delle compagnie e se i loro interessi sono occupare i campi petroliferi siriani e rubarli, lo farebbero anche se ciò andasse contro il diritto internazionale o addirittura contro le leggi degli Stati Uniti “, ha ricordato Assad.
“Gli Stati Uniti non dipendono nelle loro guerre dai loro soldati ma da compagnie private come Black Water; e forse hanno migliaia di combattimenti in Siria ”
Rispondendo a una domanda sul numero di forze statunitensi in Siria, Assad ha commentato: “A volte gli americani dicono che sono migliaia e a volte centinaia, e quando annunciano queste cifre, tengono conto del fatto di piacere alle lobby”.
Ha aggiunto: “la verità è che entrambe le figure sono errate perché non tengono conto di coloro che combattono con l’esercito americano”.
Secondo il presidente, il regime americano, oggi, non dipende dalle sue guerre dai suoi soldati ma da compagnie private come Black Water in Iraq; e forse hanno alcune centinaia di militari operativi in ??Siria ma anche migliaia, e forse decine di migliaia di civili che lavorano per queste compagnie e combattono all’interno della Siria.
“È difficile conoscere il numero esatto ma la verità è che ce ne sono migliaia”, ha detto.

“La Turchia è coinvolta in tutte le operazioni di vendita e acquisto di greggio siriano rubato”   

D’altro canto, il presidente siriano ha denunciato che i terroristi del Daesh-ISIS e del Fronte di Al-Nousra hanno rubato petrolio siriano e lo hanno venduto alla Turchia, e attualmente questa rapina è in corso negli Stati Uniti e vende petrolio siriano uguale alla Turchia, e quest’ultima è coinvolta in tutte le operazioni di vendita e acquisto di greggio siriano rubato.
“Le entrate petrolifere all’inizio della guerra sono state ridotte a zero per il governo siriano, ma abbiamo recuperato alcuni pozzi e attualmente stiamo producendo una quantità molto modesta di greggio; pertanto, l’impatto del petrolio sull’economia siriana è molto limitato, poiché la maggior parte dei giacimenti petroliferi è ancora nelle mani di gruppi terroristici o gruppi armati che disobbediscono alle leggi e operano sotto il comando di Washington”.

“Colpire il terrorismo indebolisce la presenza militare americana in Siria in un modo o nell’altro”

In che modo il governo siriano dovrebbe affrontare la presenza militare americana in Siria? Il giornalista ha chiesto, e il presidente ha risposto che “la forza degli Stati Uniti proviene da terroristi e l’attuale priorità per lo stato siriano è quella di combattere contro quei terroristi.

“Colpire il terrorismo indebolisce la presenza americana in un modo o nell’altro; ed è necessario convincere – attraverso il dialogo – i gruppi siriani che operano sotto il comando di Washington che l’interesse del paese richiede che si uniscano allo Stato siriano nei loro sforzi per liberare l’intero territorio nazionale; e quando ciò sarà raggiunto, non ci sarà alcuna prospettiva per la permanenza degli Stati Uniti; ma se rimane, ci sarà una resistenza popolare e pagherà il prezzo “, ha avvertio Assad e ha sottolineato che” alla fine, gli Stati Uniti lasceranno la Siria “.

“Il caos nella regione è contagioso e spero che le mobilitazioni in alcuni paesi vicini rimangano nel quadro popolare e spontaneo”

Su proteste e rivolte nei paesi vicini come l’Iraq, il Libano e persino l’Iran, il presidente ha commentato che “influenzano direttamente la Siria, poiché abbiamo relazioni familiari ed economiche come qualsiasi altro paese vicino.

“Se le mobilitazioni in questi paesi cercano di risolvere problemi o migliorare la situazione economica e politica, ciò avrebbe un impatto positivo sulla Siria, ma se gli Stati Uniti e altri paesi occidentali intervengono in queste mobilitazioni popolari, smetterebbero di essere spontanei e quindi generare caos”. ha ammonito.
“La politica americana si basa sulla generazione di caos o” caos costruttivo “, come la chiamavano Condoleezza Rice e George Bush; È un caos a beneficio dei loro interessi “.
Ha aggiunto che il caos nella regione è contagioso e spera che le mobilitazioni rimangano nel quadro popolare e spontaneo.

“A differenza di Stati Uniti, Russia e Cina credono che la stabilità favorisca gli interessi di tutti”

Ha concluso che “è già ovvio per tutti la differenza tra potenze come gli Stati Uniti e i suoi alleati come la Francia e il Regno Unito, che cercano di provocare il caos per favorire i loro interessi, mentre la Russia e la Cina credono che la stabilità e il diritto internazionale sono quelli che favoriscono gli interessi di tutto il mondo, siano essi grandi o piccoli paesi ”.

https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-assad_negli_usa_non_c_sistema_politico_governano_le_lobby_di_armi_petrolio_e_banche_la_via_della_seta__stabilit_e_prosperit/82_32182/

 

Al via la campagna nazionale per la sicurezza degli utenti vulnerabili della strada

Pedoni: i tragici episodi di questi ultimi giorni hanno portato all’attenzione di tutti ancora una volta il tema della drammatica situazione di pedoni e ciclisti. Per questo, e per promuovere una nuova visione di città costruite a misura di sicurezza e di socialità parte l’undicesima edizione della campagna nazionale “Siamo tutti pedoni” per la sicurezza degli utenti vulnerabili della strada e per la vivibilità delle città promossa dai sindacati pensionati SPI Cgil, FNP Cisl e UILP Uil, ideata e coordinata dal Centro Antartide di Bologna che in questa edizione mette al centro il potenziale generativo di relazioni delle città. Un tratto da riscoprire nella progettazione ma anche nei modi di vivere la città, mettendo al centro la sicurezza e la vivibilità

I recenti e più che mai attuali dati sull’incidentalità stradale raccontano un’Italia che, se da una parte presenta alcuni segnali positivi, dall’altra continua a far registrare dati decisamente preoccupanti, in particolare per quel che riguarda i pedoni con un aumento del 2% dei morti (602) rispetto all’anno precedente. 6000 morti e 210000 feriti negli ultimi 10 anni, con oltre il 50% costituito da over65. Un’insicurezza in strada in parte reale, ma anche percepita, che allontana le persone dal muoversi a piedi in città.
In questa nuova edizione della campagna nazionale “Siamo tutti pedoni” promossa dai sindacati pensionati SPI Cgil, FNP Cisl e UILP Uil, ideata e coordinata dal Centro Antartide di Bologna, non vogliamo solo richiamare al rispetto delle regole e al buon senso quando ci si mette in strada; un richiamo più che mai necessario se consideriamo che quasi la metà dei pedoni vittime di incidenti è investita sugli attraversamenti pedonali, e circa un terzo in situazioni dove è chi cammina a non aver rispettato le regole della strada. Vogliamo anche allargare lo sguardo verso la città delle relazioni. Non è sufficiente infatti promuovere esclusivamente la sicurezza stradale se questa resta distinta da una visione più ampia di città e di un uso dello spazio pubblico che sia inclusivo e accessibile a tutti.
In particolare, per quanto riguarda le persone che camminano a piedi, vogliamo promuovere il concetto di camminabilità e siedibilità delle nostre città, cioè la possibilità di fruire pienamente ed in sicurezza degli spazi pubblici sia per muoversi da un punto ad un altro, sia per poter sostare e godere dei luoghi e delle relazioni. I recenti dati Istat evidenziano come la condizione di solitudine varia a seconda dell’età, in particolare tra il 55 e i 74 anni il 16% della popolazione vive sola, mentre nelle età successive la percentuale si raddoppia al 38%. come tra gli ultrasettancinquenni vi è un’alta percentuale di individui che non hanno né parenti e né amici in caso di bisogno (40%). Città delle relazioni quindi più camminabili, più siedibili e certamente più accoglienti, e otterremmo importanti risultati in termini di sicurezza, di qualità della vita e nel di benessere generale delle comunità.
Nel costruire una città delle relazioni, pensiamo che gli interventi infrastrutturali e i piani regolatori, debbano mettere al centro l’armonia dell’essere umano e un articolato complesso di politiche di amministrazione cittadina, che comprenda anche interventi di animazione culturale e di rigenerazione del tessuto urbano e ambientale. L’obiettivo è quello di rendere gli spazi pubblici delle nostre città grandi dal punto di vista della socialità, degli usi e delle attività, dell’accessibilità e del comfort.
L’impegno che si assumono i promotori insieme agli altri aderenti al progetto, sarà appunto quello di porre queste tematiche al centro del dibattito nazionale e locale e di adoperarsi per avviare esperienze che diano concretezza a queste istanze con l’impegno attivo dei Sindacati pensionati.
Come ogni anno le sperimentazioni nelle città e gli svariati eventi, sono supportati dai materiali della campagna “Siamo tutti pedoni”, a partire dallo storico libretto che riporta in maniera semplice e comprensibile testi di approfondimento sul tema di questa edizione, infografiche, ma anche le vignette delle matite di Gomboli e Giannelli, l’immancabile Diabolik e Martin Mystere accanto ai  messaggi dei testimonial Milena Gabanelli, Eleonara Sarti – Campionessa paralimpica di Tiro con l’arco e degli atleti delle Zebre Rugby Club di Parma con i quali si organizzeranno iniziative specifiche.
La campagna, che ha ricevuto il patrocinio della Camera dei Deputati, della Presidenza del Consiglio dei Ministri, del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, della Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome e di ANCI, vive anche sui social e sul territorio nazionale con gli appuntamenti locali organizzati dai diversi aderenti.
Per fare un passo avanti verso strade complete!

Scarica il libretto 
Per restare aggiornati www.siamotuttipedoni.it
www.facebook.com/SiamoTuttiPedoni

 

Cop 25, secondo Kyoto Club a Madrid è mancato “il protagonismo europeo”

00

“L’Unione Europea è rimasta balbettante, e si è allargata la distanza tra i giovani che manifestano e le imprese disponibili e la paralisi dei governi”. Così il Vicepresidente di Kyoto Club, Francesco Ferrante, ha commentato il bilancio della Conferenza sul clima dell’Onu annuale appena conclusasi a Madrid.

Comunque finisca sarà un fallimento, sia che si scelga di prorogare questa Cop in mancanza di un accordo sia se si trova un compromesso, che sarà inevitabilmente al ribasso e che non scioglierà alcuno dei nodi che c’erano prima di arrivare a Madrid”. Lo ha detto il Vicepresidente di Kyoto club, Francesco Ferrante ai microfoni dell’agenzia Ansa, commentando il ritardo nella decisione finale alla conferenza mondiale dell’Onu sui cambiamenti climatici. “Diventa drammatica – ha proseguito – la distanza fra l’urgenza dettata dagli scienziati, voluta dai ragazzi e su cui persino molte imprese si rivelano disponibili e la paralisi in cui i governi hanno costretto questa tornata di negoziati. Ad opporsi sono sempre ‘i soliti noti’, dagli Usa al Brasile ai paesi produttori di petrolio, alla Cina e all’india che frenano. Ma ciò che è mancato a Madrid – aggiunge Ferrante – è stato il protagonismo europeo che la presentazione del Green Deal aveva fatto sperare potesse essere il catalizzatore del cambiamento. Invece l’Europa è rimasta balbettante”.

Comunicato stampa
Roma, 16 dicembre 2019

www.kyotoclub.org

 

L’odio nella società neoliberale spiegato alle sardine

Spezziamo una lancia in favore delle sardine: che in Italia ci sia una tensione emotiva molto forte è vero. Il discorso pubblico è indubbiamente inquinato da sentimenti di rabbia e di rancore oggetto di continua strumentalizzazione da parte di quasi tutte le formazioni politiche, ovvero Lega, Fratelli d’Italia, il M5S a cui si è recentemente aggiunta Italia viva con lo squadrismo mediatico dei renziani contro Corrado Formigli. È per questo assolutamente auspicabile che si torni a toni più pacati, a un maggiore rispetto tra le parti. Questo naturalmente dovrebbe valere per le stesse sardine a cui potrebbero essere ascritti comportamenti non meno rabbiosi. Ma non è questo il punto su cui vorrei soffermarmi. La lotta all’odio mi pare infatti nasconda qualche cosa. Mi pare che si soffermi solo sulla superficie del problema e che non vada a fondo, non si interroghi cioè sul contesto in cui nascono questi sentimenti. Partiamo da un dato: credere che esistano manifestazioni d’odio solo perché esistono dei partiti che le fomentano o perché stanno tornando in auge vecchie ideologie è falso.

Questo sentimento di cui tanto si parla ha delle precise ragioni sociali. Non ha niente a che fare col fascismo o col nazismo. Esso è assolutamente interno al nostro assetto economico, dominato dall’ideologia neoliberale e dunque dall’ideologia che ha promosso l’allentamento dei legami sociali ed affettivi, la disintermediazione politica e sindacale, l’atomizzazione della società e dunque la crisi dei valori comunitari ed affettivi. Vi ricordate Ronald Reagan?: “Bisogna affamare la bestia” è lo slogan che caratterizza questa nostra epoca neoliberale, e che è stato ripreso anche dalla sinistra. Tommaso Padoa-Schioppa, ministro dell’economia durante il secondo governo Prodi, con parole simili a quelle di Reagan diceva che occorreva rimettere gli italiani a “contatto diretto con la durezza del vivere”. Come ha descritto in maniera esemplare Onofrio Romano nel suo recente volume, “La libertà verticale”, a partire dagli anni Ottanta il neoliberismo ha destrutturato la società e flessibilizzato il lavoro per riavvicinare i cittadini, in passato protetti dal sistema del welfare state, a una condizione di crisi esistenziale e di precarietà allo scopo di riattivare nei singoli quelle energie che la protezione garantita dallo stato durante il trentennio glorioso aveva assopito. Il neoliberismo ha in questo modo rimesso i singoli cittadini nella condizione di dover tornare a dover lottare per fronteggiare i bisogni primari. Con il neoliberalismo, quello che prima sembrava scontato, un lavoro, una casa, delle protezioni sociali finisce. Si ritorna a dover lottare per sopravvivere.

Il neoliberismo ha in questo senso riportato i singoli a una condizione civile e umana più arretrata, verrebbe da dire più animale. Ha fatto riscoprire la “durezza del vivere”, ha “affamato la bestia”. È chiaro che in un contesto in cui l’essere umano viene ridotto a una bestia, in cui si ritorna cioè a uno stadio di darwinismo sociale le reazioni politiche non potranno che essere irrazionali, violente, cariche di odio, e questo è vero soprattutto per quelle fasce di popolazione che in passato hanno conosciuto la stabilità garantita dallo stato con il welfare state. Ecco che allora lottare contro l’odio è qualche cosa privo di senso, che non tocca la questione di fondo. Non solo, anche l’accostamento dei sentimenti che attraversano la società con l’ideologia fascista risulta totalmente fuorviante. Nasconde i veri responsabili della condizione attuale e cioè tutte quelle agenzie, quelle organizzazioni sovranazionali e quale associazioni culturali che hanno favorito l’avanzata neoliberale e che hanno permesso che gli stati si impoverissero sempre di più creando spaventose diseguaglianze ed eliminando dal discorso pubblico qualsiasi pensiero volto a riscoprire l’individuo dentro il collettivo.

Care sardine, se volete combattere l’odio dovete allora combattere contro il neoliberalismo e proporre una società diversa da quella attuale. In caso contrario non sarete altro che uno strumento di falsa coscienza del potere attuale.

di Paolo Desogus (Professore associato all’Università Sorbonne di Parigi)

https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-lodio_nella_societ_neoliberale_spiegato_alle_sardine/82_32176/

 

Siria, WikiLeaks: OPCW ha soppresso e modificato le indagini sull’attacco chimico a Douma

WikiLeaks ha pubblicato nuovi documenti secondo i quali, tra l’altro, gli autori del rapporto dell’Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche (OPCW) sul presunto attacco chimico nella città siriana di Duma non erano in realtà in Siria

In un memoriale indirizzato al direttore generale dell’OPCW Fernando Arias, uno scienziato che ha partecipato alla missione di accertamento dei fatti dell’OPCW (FFM) ha scritto che ci sono “circa 20 ispettori che hanno espresso preoccupazione” su come l’OPCW ha presentato i suoi risultati sul presunto attacco chimico siriano. Secondo il memorandum, il rapporto finale dell’organizzazione non riflette i risultati dell’FFM, presentati nel loro rapporto intermedio, che fa anche parte del nuovo dump del documento.

I nuovi documenti, pubblicati da WikiLeaks, sono le ultime prove che minano il rapporto finale dell’OPCW sull’attacco attribbuito al governo siriano.

 RELEASE: Third batch of documents showing doctoring of facts in released version of OPCW chemical weapons report on Syria. Including a memo stating 20 inspectors feel released version “did not reflect the views of the team members that deployed to [Syria]”https://t.co/ndK4sRikNk

— WikiLeaks (@wikileaks) 15 dicembre 2019

Secondo quanto riferito nell’aprile del 2018 un attacco provocò la morte di decine di civili siriani ed fu usato dagli Stati Uniti e da diversi alleati della NATO per giustificare attacchi aerei contro obiettivi militari siriani. L’OPCW è stata successivamente inviata sul sito per indagare e il rapporto finale dell’organizzazione ha dato credibilità all’accusa che Damasco avesse usato armi chimiche.
Il memorandum prosegue affermando che il rapporto finale “non riflette le opinioni di tutti i membri del team schierati a Douma”. In effetti, il team sul campo di Douma apparentemente è stato escluso dalla stesura del rapporto finale – solo un membro di la missione di accertamento dei fatti, un paramedico, ha contribuito direttamente. Il documento finale è stato invece scritto da un gruppo separato che aveva operato da un  “Paese X”, che si ritiene fosse la Turchia.

“Il consenso all’interno del team FFM era del parere che c’erano indicazioni di gravi incoerenze nei risultati … le conclusioni sembrano essere state dirette completamente nella direzione opposta”

I risultati del team, delineati nella relazione preliminare, illustrano alcune di queste incongruenze. Ad esempio, il team ha espresso incertezza sull’origine dei cilindri che sarebbero stati utilizzati per rilasciare cloro. Washington e i suoi alleati affermano che i cilindri furono fatti cadere dal cielo, indicando Damasco come colpevole.

Tuttavia, il rapporto intermedio originale affermava che non c’erano prove concrete a sostegno di questa teoria. In effetti, un’indagine di follow-up sulla questione ha concluso che era più probabile che i cilindri “fossero posizionati manualmente … anziché essere lanciati dagli aerei”.

Dopo che le conclusioni non sono state inserite nel rapporto finale, un membro del team FFM ha tentato di archiviare l’analisi dei cilindri in un registro sicuro, noto come Documents Registry Archive (DRA). Secondo il giornalista Peter Hitchens, un alto funzionario dell’OPCW ha ordinato ai suoi subordinati di “rimuovere tutte le tracce” dei risultati dall’archivio.

I documenti supportano le accuse fatte dagli informatori – e confermate da precedenti rivelazioni – che l’OPCW ha escluso e manipolato i risultati chiave nel suo rapporto finale sull’attacco.
https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-siria_nuovi_documenti_di_wikileaks_rivelano_come_lopcw_ha_soppresso_e_modificato_le_indagini_sullattacco_chimico_a_douma/82_32172/