La giornalista Anabel Hernández rivela accordi segreti del governo USA con narcotrafficanti messicani

La giornalista Anabel Hernández rivela gli accordi segreti del governo degli Stati Uniti con la più grande organizzazione di traffico di droga al mondo e il modo in cui il cartello messicano è diventato un distributore all’ingrosso di cocaina

Dopo anni di accordi con il governo degli Stati Uniti, il cartello di Sinaloa guidato da Ismael ‘Mayo’ Zambada è diventato un “fattore di stabilità globale”, secondo la giornalista messicana Anabel Hernández.

Ciò è dovuto al peso del mercato illegale della cocaina nell’economia e nelle società di diversi paesi che consumano droga, che ha permesso al cartello Sinaloa di posizionarsi come il più grande distributore all’ingrosso di stupefacenti in tutto il mondo.

Tuttavia, l’autrice del libro ‘El traidor: el diario secreto del hijo del Mayo’ nota che ci sono spacciatori di droga negli Stati Uniti e l’Europa che guadagnano tre o cinque volte più denaro del cartello Sinaloa, anche se la notizia ha scarsa presenza nei media.

La giornalista ha tenuto per anni incontri con l’avvocato Fernando Gaxiola, che ha fatto da collegamento tra ‘el Mayo’ Zambada e suo figlio Vicente Zambada Niebla, alias Vicentillo, che è imprigionato in un carcere americano.

“Gaxiola mi ha detto: ‘Per ogni dollaro che May guadagna, ci sono quelli che triplicano negli Stati Uniti e ci sono quelli che in Europa fanno cinque volte”, ha raccontato Hernández in un’intervista concessa ad RT.
L’esperta di narcotraffico afferma che, secondo Jesus ‘King’ Zambada (fratello di Mayo), che era il banco del cartello di Sinaloa ed è detenuto in una prigione degli Stati Uniti, un chilogrammo di cocaina può lasciare un margine di profitto 66 volte maggiore del suo costo originale in Sud America .

“Il traffico di droga in questo momento, nel mondo, è l’espressione più sfrenata della globalizzazione”

“Il fratello fa i conti e dice: ‘Noi del cartello Sinaloa compriamo cocaina a $ 3.000 al chilo in Colombia . Quando trasportiamo quella cocaina in Messico, la vendiamo a $ 16.000 al chilo. Quando va a Los Angeles costa 23.000 $ a Chicago o New York, 35.000. Quando vai in Italia 50.000 dollari lo stesso chilo. Quando vai in Australia costa 200.000 dollari al chilo ” , ha spiegato Hernández.

Pertanto, il cartello Sinaloa acquista circa 180 tonnellate di cocaina all’anno, di cui l’80% viene venduto ad altre organizzazioni criminali responsabili della distribuzione della droga al 70% del pianeta.

Un’impresa alla quale, secondo l’intervistato, partecipano anche politici e uomini d’affari di tutto il mondo, che vedono nel traffico di droga un modo per generare profitti giganteschi a basso rischio, a causa dell’impunità e delle reti di protezione che li ricevono organizzazioni criminali in tutto il mondo.

“Il problema è che il cartello Sinaloa ha generato in un modo o nell’altro, attraverso questi concessionari, profitti milionari. Che non ho dubbi sul fatto che, in molti paesi, questi milionari guadagni di illegalità, attraverso le società legali fanno parte dell’economia di diversi paesi ” , ha affermato Hernández.

“Ci sono paesi, come gli Stati Uniti, che sono così tante persone che fanno uso di droghe, sfortunatamente, che il giorno in cui la droga non esistesse più  sarebbe sicuramente un problema di instabilità politica”

E per questo motivo, la giornalista ritiene che “il traffico di stupefacenti in questo momento, nel mondo, è l’espressione più sfrenata della globalizzazione”.

“Stiamo dicendo che il cartello Sinaloa è un importante fattore di stabilità globale nella fornitura di droga, e ci sono paesi, come gli Stati Uniti, che sono un numero così elevato di persone che usano droghe, sfortunatamente, il giorno in cui la droga non esiste sarebbe sicuramente un problema di instabilità politica “, afferma.

L’accordo del cartello Sinaloa con gli Stati Uniti 

Durante l’intervista, Hernández racconta come la DEA (Administration for Drug Control degli Stati Uniti) abbia usato gli intermediari per fare accordi con il cartello Sinaloa.

Una situazione che è stata evidenziata dal modo in cui ‘Vicentillo’ Zambada ha offerto informazioni alle autorità statunitensi in cambio che gli Stati Uniti gli restituissro il favore fornendo informazioni al cartello di Sinaloa per eliminare i suoi nemici.

Una lunga storia che include episodi come una “insolita” telefonata tra “Mayo” Zambada e suo figlio Vicentillo, prima della DEA.

Ma non solo, dal momento che, in aggiunta, le autorità statunitensi hanno operato per impedire che tali informazioni venissero alla luce, come nel caso della censura esistente durante il processo contro il capo Joaquín “Chapo” Guzmán , riguardo alla corruzione politica tra il cartello Sinaloa con alti funzionari statunitensi e messicani.

“Il giudice e l’accusa hanno sempre cercato di censurarlo”, ha ricordato la giornalista.

E mentre il processo al “Chapo” Guzmán ha attirato l’attenzione dei principali media, il processo contro un personaggio più rilevante, “Vicentillo” Zambada, è passato praticamente inosservato nonostante sia il figlio del “capo dei capi”, “Mayo ‘Zambada, il più grande trafficante di droga messicano dell’ultimo mezzo secolo.
” Vicentillo non è mai stato processato . Se fosse stato processato, sarebbe stato condannato all’ergastolo per più di 30 o 40 anni, dato che era stato assegnato a” Chapo “Guzmán”, ha precisato Hernández.

Zambada Niebla è stato condannato a 15 anni di carcere nel maggio scorso , tra cui i 10 anni è stato in carcere da quando è stato arrestato nel 2009 ed estradato l’Uniti Una sentenza che è stata ridotta grazie alla sua cooperazione con il governo degli Stati Uniti.

La corruzione degli ex presidenti messicani

In questo senso, la giornalista ha aggoiunto che anche il cartello Sinaloa ha stretto accordi con la cerchia intima degli ex presidenti messicani, poiché, ad esempio, i figli di Marta Sahagún, moglie dell’ex presidente messicano Vicente Fox , “lo facilitano per un lungo periodo di tempo. Precursori chimici del cartello Sinaloa per entrare nel nuovo mercato della metanfetamina “, secondo la testimonianza dell’avvocato Gaxiola.

Mentre Felipe Calderón dichiarò di avere intrapreso una guerra contro il narco, in realtà inviò favori a “Mayo” Zambada.

Qualcosa di simile a quello che è successo a lungo con Genaro García Luna, ex segretario della pubblica sicurezza dell’ex presidente Felipe Calderón, che è in arresto negli Stati Uniti. per aver cospirato per trafficare la cocaina e favorire il cartello di Sinaloa mentre la polizia ha intrapreso una “guerra” contro i cartelli rivali.

“Mentre Felipe Calderón ha dichiarato di avere una guerra contro il narco, in realtà ha chiesto favori per” Mayo “Zambada”, spiega Hernández.

Casi che mostrano il modo in cui le grandi reti del traffico di droga operano dall’ombra, con l’aiuto di politici e uomini d’affari di tutto il mondo.

https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-video_la_giornalista_anabel_hernndez_rivela_gli_accordi_segreti_del_governo_usa_con_la_pi_grande_organizzazione_messicana_di_traffico_di_droga_al_mondo/82_32204/

Libia, Alberto Negri alla Camera: “Non dimenticate mai dove inizia il crimine signori. E di quel crimine siamo complici”

Straordinario intervento oggi di Alberto Negri durante un convegno sulla Libia organizzato dalla Commissione esteri del Movimento 5 Stelle “Libia, quali strategie per la risoluzione del conflitto?”.

“Con chi stanno gli Stati Uniti in Libia? Cosa vogliono? Vogliono tenere questa situazione e la ragione è semplice”. E ancora: “Per questo questa guerra continua senza soluzione. Queste sono state le guerre a catena che ci hanno portato dentro casa, di cui non solo non ci siamo opposti, ma siamo stati complici”.

“Non dimenticate mai dove inizia il crimine signori. Non dimenticate mai quando una nazione viene accoltellata. Non lo sapevano che con le bombe avrebbero smembrato la Libia? E con la Siria cosa hanno fatto?”

2 minuti straordinari da ascoltare e diffondere più possibile:

 

 

https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-libia_alberto_negri_alla_camera_dei_deputati_non_dimenticate_mai_dove_inizia_il_crimine_signori_e_di_quel_crimine_siamo_complici/82_32199/

 


Alberto Negri – Libia, il nostro passo d’addio all’ex colonia

La pace e la guerra in Libia la decidono forse Erdogan e Putin non certo il caro leader del Movimento Cinquestelle e ministro degli Esteri Di Maio oggi a Tripoli (e forse poi a Bengasi) per quello che potrebbe diventare una sorta di nostro passo d’addio all’ex colonia, diventata poi «posto sicuro» dove respingere la disperazione dei profughi. Un addio. Ripasseremo quando le cose si saranno «sistemate». Visite di cortesia, visto che il generale Haftar, nemico del governo di Al Sarraj, invoca l’«ora zero» per la capitale in un clima bellico dove il rumore della retorica è pari almeno a quello delle armi.

Nel 2011 – allora Di Maio era un ventenne – la Nato obbligò l’Italia, con l’approvazione del presidente della repubblica a bombardare Gheddafi, il nostro maggiore alleato nel Mediterraneo. Oggi l’Alleanza appare impotente di fronte alla prova di forza tra il governo di Tripoli, riconosciuto dall’Onu e sostenuto da Turchia, Qatar e Italia, e le truppe del generale Khalifa Haftar, appoggiato da mercenari russi, Egitto, Emirati Arabi e Arabia Saudita.

L’Italia conta sempre meno ma anche il fronte occidentale appare in attesa degli eventi come se sperasse che a risolvere la questione, come in Siria, siano ancora Erdogan e Putin, anche qui uno di fronte all’altro.

A Tripoli le operazioni ormai fanno a capo a Erdogan pronto, in caso di disfatta imminente, a inviare truppe in Libia. In poche parole la Turchia comanda in quello che era un tempo il nostro cortile di casa.

Questo è i risultato dell’azione anti-Colonnello voluta nel 2011 dalla Francia, seguita da Gran Bretagna e Usa, per sostenere i ribelli di Bengasi. Un mese dopo era la stessa Nato a prendere il comando dei raid inglobando anche gli italiani che avrebbero fatto meglio ad astenersi, come fece la Germania. Non abbiamo difeso realmente i nostri interessi e bombardando Gheddafi abbiamo perso credibilità sulla Sponda Sud.

Passati otto anni Tripoli è in mano alla Turchia mentre Putin tenta di manovrare Haftar, alleato però assai meno disciplinato e accorto di Assad. È accaduto quanto già successo in Siria quando il ritiro americano ha lasciato via libera alla Turchia contro i curdi del Rojava mentre nel Nord della Siria la Russia è subentrata nella «fascia di sicurezza» insieme all’esercito di Damasco.

La decisione di Trump, presa senza consultare gli alleati, ha avuto ripercussioni tremende sui curdi ma anche sulla stessa Alleanza. Ha mandato un messaggio preciso a Erdogan e Putin: decidete voi su quanto accade nel Mediterraneo.

Non solo ha consegnato la Siria e la Libia a Mosca e Ankara ma la Turchia di Erdogan, membro storico dell’Alleanza, continua a ricattarla, come ha fatto acquistando dai russi le batterie anti-missile S-400. E ora, dopo la risoluzione del Senato americano di condanna del genocidio armeno, Ankara ha minacciato per ritorsione di chiudere alcune basi Nato in Turchia, compresa Incirlik, decisiva nei raid contro l’Isis ma che Erdogan ha concesso soltanto dopo avere ottenuto dagli Usa la garanzia di trattare come terroristi anche i curdi del Rojava che hanno perso 10mila combattenti nella lotta al Califfato. Un capolavoro di sanguinoso e inutile cinismo.

Gli Usa e la Nato restano ancora sotto l’estorsione di Ankara. La Turchia ha costretto Tripoli, ormai alle corde, a firmare un memorandum neo-ottomano – la Libia era sotto quell’Impero – per lo sfruttamento del gas offshore a Cipro greca nella «zona esclusiva», scontrandosi direttamente con gli interessi di Grecia, Israele, Italia, Francia e Usa. Senza dimenticare che Erdogan continua a ricattare l’Europa sui profughi – nonostante abbia ricevuto da Bruxelles 6 miliardi di euro – e sul ritorno dei foreign fighters, i jihadisti di provenienza europea.

Questo è il quadro della situazione provocato in buona parte dall’opportunismo e dagli errori della Francia e degli Stati Uniti che in Libia hanno oscillato tra il sostegno ad Haftar, nemico dell’Isis, e quello a Tripoli dove sono presenti Fratelli Musulmani e jihadisti, molto più amici di Erdogan che nostri, ma avversati da Egitto, Emirati e sauditi, clienti primari degli armamenti occidentali e russi. Ecco perché si oscilla.

In questa partita l’Italia, che con la caduta di Gheddafi ha subito la peggiore sconfitta dalla seconda guerra mondiale, si distingue per la sua magistrale insipienza. E per arroganza: per anni i nostri governi hanno ripetuto che «nessuno meglio di noi è informato su quanto accade in Libia». È così abbiamo visto succedersi premier e ministri che vagheggiavano di «cabine di regia» promesse da Washington ma che nessuno ci voleva dare davvero. In realtà non sapevano dove andare a parare. L’Italia è così finita in mano a strateghi da strapazzo di quella che una volta veniva definita una «media potenza». Certo, ma di cartone.

di Alberto Negri – Il Manifesto (Pubblichiamo su gentile concessione dell’Autore)

https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-alberto_negri__libia_il_nostro_passo_daddio_allex_colonia/82_32192/

 

Legge di Bilancio 2020 ignora la cooperazione allo sviluppo

Mai come ora lo stato della cooperazione italiana allo sviluppo può definirsi “comatoso”. A cinque anni dall’approvazione della Legge n. 125 del 2014, che si impegnava a rilanciare la cooperazione allo sviluppo italiana con un sistema moderno, al passo con i tempi e con le tante sfide presenti e future, tanti impegni restano ancora ‘sulla carta’.

Uno su tutti è rappresentato dagli investimenti. Scarso è infatti il peso quantitativo della cooperazione allo sviluppo del nostro Paese: tra il 2017 e il 2018 si è passati da 5,19 miliardi a 4,15 miliardi di euro e anche dal Disegno di Legge di Bilancio 2020-2022 non arriva nessun segnale di ripresa.

Con questa prospettiva, il rapporto fra Aiuto Pubblico allo Sviluppo e ricchezza nazionale si terrà con ogni probabilità sotto la soglia dello 0,25%, anni luce di distanza dall’obiettivo dello 0,70% da raggiungere entro il 2030.

AOI, CINI e Link2007, rappresentanze delle Organizzazioni Non Governative italiane, consapevoli della gravità di questo disimpegno istituzionale nel settore, si sono impegnate affinché il DdL Bilancio contenesse maggiori risorse e misure che rilanciassero lo stato della cooperazione allo sviluppo italiana.

In particolare l’attenzione delle Ong si è concentrata sull’adeguamento degli stanziamenti per l’APS, il trasferimento dal Ministero degli Interni al Ministero degli Esteri e Cooperazione dei fondi non impegnati nell’accoglienza dei migranti, ed il completamento degli organici per la piena operatività dell’Agenzia Italiana per la Cooperazione.

Con il voto di fiducia dell’Aula del Senato, si prende atto con amarezza e sconcerto di un nulla di fatto.

Di fronte ad un quadro sconfortante, le centinaia di organizzazioni aderenti ad AOI, CINI e Link2007 chiedono al Governo e alle forze politiche rappresentate in Parlamento impegni seri per rilanciare il ruolo dell’Italia come attore solidale e di sviluppo.

AOi Associazione Ong Italiane, CINI Coordinamento Italiano Ngo Internazionali, LINK2007 cooperazione ın rete. 

Il fallimento di Cop25

“La speranza risiede nelle persone, non nella Cop25 di Madrid”, ha detto Greta Thunberg. A poche ore dalla sua chiusura, la Conferenza sul clima si sta rivelando un clamoroso fallimento. I paesi più responsabili delle emissioni di gas serra (a a cominciare da Usa, Cina e India) rifiutano scelte importanti. Intanto l’ultimo studio di Climate Transparency attesta che nessun paese del G20 sta rispettando gli Accordi di Parigi, che pur sono inadeguati rispetto alla catastrofe ambientale in corso

Aveva ragione Greta Thunberg a dire che “hope is not within the walls of COP25, hope is with the people”, ovvero che la speranza risiede nelle persone, non nella COP di Madrid. A poche ore dalla sua chiusura, infatti la Conferenza sul clima si sta rivelando un clamoroso fallimento. E dire che le premesse erano buone: era stata chiamata la “COP dell’ambizione”, proprio perché programmata dopo un intero anno di scioperi per il clima. Ma quando si arriva a parlare del conto da pagare, il coraggio si dilegua, manca la levatura morale necessaria, nessuno è pronto ad essere adulto.

Le trattative si sono incagliate e la situazione non accenna a migliorare. Da una parte ci sono i piccoli stati insulari, che rischiano seriamente di finire sommersi dall’innalzamento del livello del mare, e si sono opposti con fermezza all’approvazione di un accordo al ribasso. Dall’altro ci sono i paesi più responsabili delle emissioni di gas serra (come India, Cina, Usa e molti altri), che invece cercano di rendere questo accordo il più “morbido” possibile. Il loro obiettivo è continuare a ignorare gli allarmi della comunità scientifica: l’ultimo studio di Climate Transparency attesta infatti che nessun paese del G20 sta rispettando gli Accordi di Parigi.

In tutto questo, diversi analisti hanno descritto le bozze dell’accordo come profondamente insoddisfacenti. Si rischia che il risultato di questa conferenza sia addirittura un passo indietro rispetto agli accordi di Parigi, un tradimento di tutte le persone che in questi mesi si sono mobilitate per chiedere azioni tempestive ed efficaci. E tutto ciò mentre le lobby dei combustibili fossili continuano a esercitare la loro influenza per promuovere una risoluzione della COP a loro favorevole, ma che condannerà il mondo intero al collasso.

Questo ovviamente non ci ferma. Come ci ricorda l’attivista svedese, il vento cambierà, che i politici lo vogliano o meno. Noi continueremo a scendere in piazza in ogni angolo del mondo! Perché più la politica si dimostra incapace di agire, più il movimento crescerà e coinvolgerà tutte le persone che tengono al loro futuro. «Il vero potere appartiene alle persone!».

di Fridays for future Italia

15 Dicembre 2019

Fridays for foture Napoli. Foto di Ferdinando Kaiser

Dossier Comuni Ricicloni e ciclo dei rifiuti nell’Ecoforum di Legambiente Lazio

Ben 127 i Comuni Ricicloni 2019, 13 sono anche Plastic Free e 18 sono Rifiuti Free. Sale al 47% la percentuale regionale di differenziata che senza il dato di Roma sarebbe al 53%. Un terzo di tutti i Comuni oltre il 65%, un miglioramento netto aumento e qualche buona notizia anche su impianti per l’economia circolare

Podio dei più ricicloni: Vallinfreda (RM) 83,9%, Norma (LT) 83,6%, Canepina (VT) 82,7%. Fiumicino (RM) comune con più tonnellate di differenziata, Paliano (FR) vince tra i Plastic Free. Tra le provincie miglior salto in avanti per quella di Rieti, ultimo posto quella di Roma, trascinata in basso dai dati della Capitale

“Il numero di Comuni Ricicloni del Lazio aumenta come mai prima d’ora, grazie a tutte queste amministrazioni virtuose si possono fare passi da gigante verso l’economia circolare”

“Tutti i dati sono in netto miglioramento ma su tutti pesano gli scarsi risultati della differenziata a Roma che è ormai una palla al piede per le performance di tutta la Regione”

È stato presentato questa mattina, durante il Terzo Ecoforum di Legambiente Lazio che si è tenuto a Roma nelle sale dell’Hotel Quirinale e con il contributo della Regione Lazio, l’annuale dossier “Comuni Ricicloni e Ciclo dei Rifiuti nel Lazio” che l’associazione ambientalista, compone per analizzare lo stato di avanzamento delle buone pratiche dell’economia circolare, la quantità di Comuni Ricicloni che hanno superato il 65% di raccolta differenziata, il numero di Comuni Plastic Free dove si producono meno di 10 kg/abitante all’anno di rifiuti in plastic, i Comuni Rifiuti Free quelli cioè dove vengono prodotti meno di 75 kg/abitante all’anno di indifferenziato. Fonte dei dati ARPA Lazio e nuovo catasto rifiuti ISPRA su raccolta 2018.

Buone notizie per il Lazio: sono ben 127 i Comuni Ricicloni 2019 (+41 rispetto allo scorso anno) oltre un terzo di tutti i Comuni. Salgono anche i Comuni premiati come Plastic Free arrivando a 13 (erano 9 nella passata edizione) e i Comuni Rifiuti Free quest’anno 18 (erano 14 un anno fa). Di conseguenza sale la percentuale totale di differenziata regionale che arriva al 47,3% (dal 45,5%) e senza il dato negativo di Roma la percentuale è addirittura del 53%. Il podio per i migliori risultati nella percentuale di raccolta differenziata Vallinfreda (RM) 83,9%, Norma (LT) 83,6%, Canepina (VT) 82,7%. Fiumicino (RM) miglior comune per rifiuti differenziati totali, Paliano (FR) il comune più Plastic Free; 3 piccoli comuni nelle prime 3 posizioni e il 62% di tutti i ricicloni sono comuni con meno di 5.000 abitanti. Tra le Provincie salto il miglioramento più evidente è quello della provincia di Rieti che balza dal 38,3% al 47,1% di differenziata con un miglioramento di quasi 10 punti percentuali in un anno, peggior provincia per la prima volta la Città Metropolitana di Roma al 46,4% trascinata in basso dai numeri peggiorati della Capitale dove la percentuale scende per la prima volta nella storia, dal 43,2% all’attuale 42,9%.

“Il numero di Comuni Ricicloni nella nostra regione, aumenta come mai prima d’ora, e grazie a tutte queste amministrazioni virtuose il Lazio può fare passi da gigante verso una sana gestione del ciclo dei rifiuti e verso l’economia circolare – dichiara Roberto Scacchi presidente di Legambiente Lazio – per la quale servono però tutti gli impianti per la gestione delle frazioni differenziate, a partire dall’organico. Il podio dei migliori dimostra quanto bene si possa fare nella piccola grande Italia dei piccoli Comuni, e il numero notevole di Comuni grandi racconta che si può far benissimo in contesti molto complessi. Tutti i dati sono in netto miglioramento ma su tutti pesano gli scarsi risultati della differenziata a Roma che, con l’ultimo peggioramento è una palla al piede per le performance di tutta la regione: la sua è diventata l’ultima delle provincie per la differenziata e senza un dato così negativo della Capitale, l’intera Regione avrebbe superato ampiamente il cinquanta per cento di differenziata. Questi numeri raccontano in maniera incontrovertibile il fallimento totale dell’amministrazione romana sui rifiuti: senza differenziata, senza prospettive di miglioramento, senza alcun impianto per la gestione delle frazioni e con tutti i rifiuti prodotti, esportati in impianti di altri territori, con un peso ambientale assurdo per il trasporto e per la ricaduta ingiusta su altre collettività. Oggi però vogliamo festeggiare i risultati ottenuti dai cittadini del Lazio, insieme alle aziende, alle associazioni e agli enti pubblici portatori di una sana rivoluzione verso l’economia circolare”. Il numero di amministrazioni che hanno attuato la Tariffa Puntuale nel Lazio è ancora basso: la Regione ha posto già nel 2016, per legge, l’obbligo al passaggio da TARI a TARIP entro il 2020, ma sono un numero irrisorio i Comuni che, dopo un primo finanziamento, stanno adempiendo al passaggio. “Chiediamo alla Regione di sostenere ancor di più le amministrazioni in questo passaggio fondamentale, una norma sacrosanta deve trovare la sua realizzazione reale: oggi che abbiamo notizie così positive sulla percentuale di differenziata, sul numero di buone pratiche e anche sulla diffusione di impianti indispensabili alla gestione delle frazioni, a partire da quella organica, bisogna porre un’attività forte e concreta perché a fine dell’anno prossimo possa essere attuato veramente il principio chi inquina paga, con l’applicazione della tariffa puntuale”.

All’Ecoforum hanno partecipato tra gli alti: MASSIMILIANO VALERIANI – Assessore al ciclo dei rifiuti, impianti di trattamento, smaltimento e recupero della Regione Lazio, CRISTIANA AVENALI – Responsabile Piccoli Comuni e Contratti di Fiume della Regione Lazio, STEFANO CIAFANI – Presidente nazionale di Legambiente, ANDREA ZAMPETTI Percorsi di Cittadinanza – Città dei Ragazzi, FABIO MUSMECI Presidente Associazione Italiana Compostaggio, PIERLUIGI SIMMINI e ALESSIA CHINELLATO – Too Good To Go, RAPHAEL ROSSI – Amministratore Unico di Formia Rifiuti Zero, ALESSANDRO CARUSO – Iterchimica, VALENTINO DI PRISCO – Presidente Volsca Ambiente, MASSIMO MEDUGNO – Direttore Generale di Assocarta, MARCO LUPO – Direttore Generale di Arpa Lazio, PAOLO RINALDI – Amministratore Delegato Bio2Gas, TOMMASO CASSATA – Chief Operating Officer Asja, MARIA DOMENICA BOIANO Direttrice di Legambiente Lazio.

 

COMUNICATO STAMPA – 17/12/2019

Ufficio Stampa Legambiente Lazio

Italia Nostra Etruria: “No all’inceneritore previsto a Tarquinia. Presentate osservazioni”

Da quando è stato pubblicato il progetto sul sito web della Regione Lazio, del termovalorizzatore da parte della A2A Ambiente Spa, a Tarquinia, la sezione Etruria Italia Nostra onlus, ha fin da subito, segnalato la gravità dell’eventuale realizzazione di un impianto talmente impattante da renderlo innominabile per un territorio, che ha già dato in termini di servitù energetiche pagandole a caro prezzo.
Il termovalorizzatore, è un impianto di valorizzazione energetica di rifiuti non pericolosi, classificato Industria “insalubre di prima classe” (art. 216 del testo unico delle Leggi sanitarie – G.U.n.220 del 20/09/1994), nessuno può prescindere da questo pericolo.
A settembre, inoltre, è stata inviata una segnalazione alla Soprintendenza dell’Etruria Meridionale, sollevando non pochi dubbi sulla documentazione presentata dal proponente dell’impianto, sulla parte che riguarda il rischio archeologico, dichiarato medio basso, ignorando presenze archeologiche rilevanti, e persino ignorati i riferimenti dei ritrovamenti e le preesistenze nell’area di interesse.
Oggi invece sono state presentate le osservazioni, sulla valutazione di impatto ambientale, osservazioni che hanno sottolineato alcune gravi criticità, come la Stima degli impatti del progetto sull’ambiente idrico, osservazioni sull’impatto del rumore dell’impianto sulla fauna delle aree limitrofe in Zps, sull’errato concetto di opzione zero, le criticità sullo studio di incidenza, in ultimo le osservazioni relative ai piani di valorizzazione culturale e paesaggistica, tenendo bene al centro il tema della salute.
Sul valore del paesaggio, esistono nel territorio in questione tutti gli elementi per valutare una sensibilità paesaggistica con il grado di “Molto alta”. Esistono visto vincoli paesaggistici (ZPS) e culturali, nonché valori storico testimoniali (sito Unesco, sito di Cencelle), eppure la proponente liquida in due parole il valore paesistico attribuendo all’area della ZPS della Farnesiana e della Valle del Mignone un valore medio-basso, un vero oltraggio a tutto il nostro patrimonio storico archeologico, culturale, paesaggistico e naturalistico.
La valutazione effettuata dall’azienda A2A, non tenendo conto del territorio circostante, ha semplificato con dati totalmente errati.

Ora è ufficiale, se ne è accorto pure l’ONU: In Cile violati i Diritti Umani!

«Vi sono ragionevoli motivi per ritenere che, a partire dal 18 ottobre, i Carabineros (de Chile) cileni ed i militari dell’esercito dello stesso Paese abbiano commesso un gran numero di gravi violazioni dei diritti umani… Read More “Ora è ufficiale, se ne è accorto pure l’ONU: In Cile violati i Diritti Umani!”

Stella di Bronzo al Merito Sportivo per la Polisportiva dell’UICI di Torino

Superando.it

«Siamo felici e onorati per questo riconoscimento Per noi non si tratta di una semplice onorificenza da tenere in bella mostra, chiusa in una bacheca, ma di uno stimolo a proseguire, con impegno ancora maggiore nelle nostre attività»: lo ha dichiarato con grande soddisfazione Ivano Zardi, presidente dall’Associazione Sportiva Dilettantistica Polisportiva UICI Torino (Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti), dopo che a quest’ultima il CIP (Comitato Italiano Paralimpico) ha conferito la Stella di Bronzo al Merito Sportivo, quale «riconoscimento di tanti anni di attività»
(continua…)

Non basta proprio un progetto di vita con generiche indicazioni
Tramite due recenti Sentenze, il TAR della Sicilia (Sezione di Catania), ha accolto altrettanti ricorsi volti all’annullamento di uno “pseudo progetto di vita” formulato dall’ASL di Siracusa per una persona con disabilità. Le parti sostenevano infatti che l’ASL e il Comune si erano limitate a fornire un progetto di vita (articolo 14 della Legge 328/00), del tutto insufficiente. «Si tratta di due Sentenze di enorme importanza – commenta Salvatore Nocera – perché chiariscono in modo esauriente quali debbano essere i contenuti del progetto di vita»
(continua…)

Un corso per imparare il Braille
Inizierà l’11 gennaio del nuovo anno e si concluderà il 28 marzo con un esame finale, il corso di lettura e scrittura del metodo Braille, promosso dal Presidio UICI di Sant’Anastasia e Paesi Vesuviani (Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti), rivolgendosi a educatori, insegnanti, genitori, volontari e persone con disabilità visiva, oltreché a tutti i possibili interessati. Le iscrizioni sono aperte fino al 20 dicembre
(continua…)

L’amore e il viaggio verso l’età adulta delle persone con sindrome di Down
Il viaggio verso l’età adulta di due giovani lavoratori con sindrome di Down, l’autonomia, la possibile vita indipendente: ne parlerà “Ognuno è perfetto”, la serie TV che andrà in onda da questa sera, 16 dicembre, in prima serata su Raiuno, accompagnata dall’inizio dall’AIPD (Associazione Italiana Persone Down), coinvolta sin dalla fase della scrittura. «Sono tutti temi a noi molto cari – dichiara Anna Contardi, coordinatrice nazionale dell’AIPD – trattai con attenzione e senza pietismo: per questo abbiamo dato il nostro patrocinio e auguriamo a questo lavoro il miglior successo»
(continua…)

Merita ampia diffusione il recente messaggio di Papa Francesco sulla disabilità
«Densissimo e degno di ampia diffusione – scrive Salvatore Nocera -, il messaggio di Papa Francesco in occasione della recente Giornata Internazionale delle Persone con Disabilità è fortemente permeato dallo spirito che informa la Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità. Alla luce di esso, le Associazioni di persone con disabilità e i loro familiari chiedono alla Santa Sede di ratificare la Convenzione, apponendo eventualmente le proprie “riserve”, che tuttavia non possono prevalere sullo spirito di ampia e sentita condivisione profuso in quel messaggio»
(continua…)

Fanno imparare le tabelline giocando
«Non sono magici perché non insegnano le tabelline dall’oggi al domani, ma con il giusto allenamento aiutano i bambini a comprenderne il meccanismo»: così la logopedista Pamela Caldarini parla dei guanti molto originali da lei ideati, realizzati successivamente dal polo di ricerca e innovazione OpenDot, che permettono ai bambini con un disturbo specifico dell’apprendimento come la discalculia di comprendere e gestire le tabelline, e di farlo giocando. Oltre che da educatori, mamme e terapisti, l’idea, per altro, è stata apprezzata anche da bambini senza discalculia
(continua…)

Il Forum del Terzo Settore, il testo della Legge di Bilancio e la disabilità
«Registriamo positivamente l’incremento di 12,5 milioni di euro del fondo da destinare alle scuole dell’infanzia che accolgono alunni con disabilità, l’aumento di 20 milioni per il 2020 del Fondo per le Non Autosufficienze e di 5 milioni per il Fondo per il Diritto al Lavoro dei Disabili»: così Claudia Fiaschi, portavoce del Forum Nazionale del Terzo Settore, commenta il testo della Legge di Bilancio per il 2020, emerso dalla Commissione Bilancio del Senato, rispetto al quale, per altro, rileva i pochi fondi destinati ai progetti delle Associazioni e al Servizio Civile Universale
(continua…)

Altri seminari in Toscana, per il ciclo “DivulgAutismo”
Promuovere un dialogo attivo tra professionisti, familiari, scuola e operatori del settore sui temi riguardanti i disturbi dello spettro autistico: è questo l’obiettivo di “DivulgAutismo”, ciclo di seminari dal taglio divulgativo. che l’Associazione Tarta Blu, con il patrocinio di vari enti e organizzazioni, sta proponendo in questi mesi in alcune località della Toscana. Oggi, 16 dicembre, e domani, martedì 17, l’appuntamento è a Volterra (Pisa)
(continua…)

Vi auguriamo una buona lettura!

Un cordiale saluto

La redazione di Superando.it

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