“Gli Stati Uniti si pentiranno di avere assassinato Qassim Soleimani”

Stamattina un drone o un elicottero statunitense ha ucciso il maggiore generale Qassim Soleimani, il famoso comandante della forza iraniana al Quds (Gerusalemme), mentre lasciava l’aeroporto di Bagdad dove era da poco atterrato. Intendeva partecipare al funerale dei 31 soldati iracheni che gli Stati Uniti avevano ucciso il 29 dicembre lungo il confine siriano-iracheno, vicino ad al Qaim.

La forza al Quds è il braccio estero del Corpo dei Guardiani della Rivoluzione islamica iraniana. Soleiman era responsabile dei rapporti tra l’Iran e tutti i movimenti politici e militanti esteri. Hajji Qassim è stato consigliere di Hezbollah libanese durante la guerra del 2006 contro Israele. Il suo aiuto ai gruppi iracheni ha consentito loro di cacciare gli invasori statunitensi dall’Iraq. E’ stato l’autore della sconfitta dello Stato Islamico in Iraq e in Siria. Nel 2015, Soleimani si recò a Mosca e convinse la Russia a intervenire in Siria. Il suo aiuto agli Houthi in Yemen ha permesso loro di resistere agli assalitori sauditi.
Soleimani era arrivato a Bagdad su un normale volo dal Libano. Non viaggiava in incognito. E’ stato accolto all’aeroporto da Abu Mahdi al-Muhandes, comandante aggiunto di al-Hashd al-Shaabi, una forza di sicurezza irachena ufficiale, agli ordini del Primo Ministro iracheno. Le due vetture sulle quali viaggiavano sono rimaste distrutte nel corso dell’attacco statunitense. I due uomini, i loro autisti e le guardie del corpo sono tutti morti.

Gli Stati Uniti hanno creato due martiri che diventeranno un modello e un idolo per decine di milioni di giovani nel Medio Oriente.

Gli Houthi in Yemen, Hezbollah in Libano, il Jihad islamico in Palestina, le forze paramilitari in Siria, in Iraq e altrove hanno tutti avuto in Soleimani un consigliere e un aiuto. Faranno di tutto per vendicarlo.

Moqtada al-Sadr, l’indisciplinato religioso sciita che è al comando di milioni di adepti in Iraq, ha dato ordine di riattivare la sua forza militare «Jaish al-Imam al-Mahdi». Tra il 2004 e il 2008, le forze del Mahdi hanno combattuto contro l’occupazione USA in Iraq. Ricominceranno.

L’assassinio diretto di un comandante della statura di Soleimani esige una reazione iraniana, almeno di dimensioni similari. Tutti i generali e gli alti politici statunitensi che viaggiano in Medio Oriente o altrove dovranno adesso guardarsi le spalle. Non ci sarà per loro alcuna sicurezza, in nessun posto.

Nessun politico iracheno potrà più dichiararsi favorevole al mantenimento della presenza statunitense nel paese. Il Primo ministro iracheno Abdel Mahdi ha chiesto una riunione di emergenza del Parlamento per chiedere il ritiro di tutte le truppe statunitensi:

«L’assassinio premeditato di un comandante iracheno è una violazione dell’accordo. Può scatenare una guerra in Iraq e nella regione. E’ una chiara violazione delle condizioni per la presenza statunitense in Iraq. Chiedo al Parlamento di assumere le misure necessarie» .

Il Consiglio per la sicurezza nazionale dell’Iran è in riunione con il leader supremo Ali Khamenei per «valutare le opzioni di risposta». Ve ne sono parecchie. Gli Stati Uniti hanno soldati dislocati in molti paesi intorno all’Iran. Oramai nessuno di essi sarà più al sicuro.

L’ayatollah Ali Khamenei ha reso pubblica una dichiarazione nella quale si fa appello a tre giorni di lutto nazionale, e poi a rappresaglie.

«Il suo ritorno a Dio non pone fine al suo cammino né alla sua missione», dice il comunicato, «ma una forte vendetta attende i criminali le cui mani grondano del loro sangue e del sangue degli altri martiri della scorsa notte» .

L’Iran modulerà la sua risposta sul calendario politico. Il presidente statunitense Donald Trump avvierà la sua campagna di rielezione con truppe USA ovunque sotto minaccia. C’è da attendersi che incidenti come l’attentato alla caserma di Beirut nel 1983 [241 soldati USA uccisi] possano ripetersi dove Trump sarà più vulnerabile.

Trump imparerà che uccidere un nemico è la parte facile della guerra. Il difficile viene dopo.

Nel 2018, Soleimani rispose pubblicamente ad un tweet col quale Trump aveva minacciato l’Iran:

Signor Trump, giocatore d’azzardo ! […] Lei ben conosce la nostra potenza e le nostre possibilità nella regione. Lei sa quanto siamo potenti nella guerra asimmetrica. Venga pure, la aspettiamo. Siamo noi i veri uomini sulla scena, per quanto la riguarda. Lei sa che una guerra significherebbe la perdita di ogni sua capacità. Lei può ben cominciare la guerra, ma saremo noi a determinarne la fine .

Da maggio 2019, gli Stati Uniti hanno dispiegato almeno altri 14 800 soldati in Medio Oriente. Nel corso degli ultimi tre giorni, sono giunte altre forze aerotrasportate e altre forze speciali. Gli Stati Uniti hanno chiaramente previsto una escalation.

Soleimani sarà sostituito dal generale di brigata Ismail Ghani, un veterano della guerra Iran-Iraq che da decenni è attivo nella Forza al Quds e ha combattuto contro l’ISIS in Siria. È un ufficiale di uguale statura e capacità.

Le politiche e gli aiuti dell’Iran ai gruppi stranieri si intensificheranno. Gli Stati Uniti non hanno niente da guadagnare dal loro attacco, ma ne sentiranno le conseguenze nei decenni a venire. D’ora in poi la loro posizione in Medio Oriente sarà fortemente limitata. Altri si faranno avanti per prendere il loro posto.

Moon of Alabama, 3 gennaio 2020 (trad.ossin)

http://www.ossin.org/uno-sguardo-al-mondo/analisi/2592-gli-stati-uniti-di-pentiranno-di-avere-assassinato-qassim-soleimani?fbclid=IwAR2HyPI5UbqjBJKiMY9mAyehNvhGjj-QRE9Vk1JZ6aTIgO8ZpwmtPW3O9yo

“Soleimani, è guerra ibrida tra Iran e USA”

Stupido è chi, secondo i manuali sul tema, procura danno a se stesso oltre che agli altri. Ed ultra-stupido è ciò che hanno fatto gli Stati Uniti assassinando il generale Soleimani. La mossa è autolesionista non tanto perché potrebbe costare a Trump la rielezione. Ma soprattutto perché si tratta di un’azione profondamente anti-americana, in grado di accelerare di vari anni, invece di ritardare, la fase terminale del dominio USA sul mondo.

Non facciamoci ingannare dall’apparente moderazione della reazione immediata dell’Iran all’assassinio di un eroe nazionale, estremamente popolare, secondo solo al padre della patria Khomeini. Il ministro degli esteri Zarif ha definito un atto di terrorismo internazionale quello che è a tutti gli effetti un atto di guerra, ed il leader supremo Khamenei si è limitato a maledire e minacciare una generica vendetta.

La scelta dell’Iran sembra essere quella di non rispondere colpo su colpo ma con una strategia calibrata, capace di sfruttare al massimo le ripercussioni interne ed internazionali dell’evento sciagurato.

L’effetto interno più rilevante della bravata trumpiana sarà, in Iran, non un cambio ma un rafforzamento di regime. Ciò comporterà la fine della componente progressista, democratica e filo-europea della politica iraniana affermatasi nelle ultime elezioni. I seguaci del presidente riformista degli anni ’90, Kathami, già in difficoltà, verranno definitivamente soverchiati dal blocco ultra-conservatore e nazionalista che ruota intorno alle forze armate, i pasdaran e gli ayatollah.

Non ci sarà bisogno di alcun colpo di stato, perché popolo ed elites dell’Iran seguiranno come un sol uomo chi prometterà loro di vendicare con la violenza il colpo al cuore appena ricevuto.

C’è bisogno a questo punto di ricordare che la conseguenza più certa della sconsideratezza americana sarà lo sgombero di ciò che resta del patto nucleare del 2015? Quel patto, ricordate, firmato da Obama e poi stracciato da Trump, ma mantenuto dagli altri contraenti, che postponeva di 10 anni la possibilità che l’Iran si dotasse dell’arma atomica?

Il trattato stabiliva che l’Iran si sarebbe astenuto dal dotarsi della tecnologia nucleare bellica in cambio del suo reintegro nell’economia internazionale tramite la ripresa degli scambi e degli investimenti con i paesi UE, e in primo luogo con l’Italia. Un canale di amicizia e di cooperazione tra Iran ed Europa che si chiuderà presto.

Dopo Soleimani, l’Iran seppellirà ciò che rimane di quell’accordo, e si incamminerà molto probabilmente anche sulla strada dell’uscita dal TNP, il trattato di non proliferazione del 1970. Uscita che spingerà tutti i paesi della regione a fare altrettanto. Distruggendo il tabù nucleare che regge la pace mondiale da 70 anni e riempiendo il Medioriente di bombe atomiche.

Ci sono poi da valutare i danni della reintroduzione dell’assassinio politico palese, e al massimo livello, come strumento accettabile delle relazioni internazionali, anche di quelle ostili. Per adesso, sono solo gli USA ad avere avanzato la candidatura a suprema autorità immorale in questo campo, ma cosa potrà impedire ad altri, dopo ciò che è accaduto, di seguirne il luminoso esempio? Cosa saranno autorizzati a fare i “cattivi” al vertice delle potenze cattive, limitatisi finora a praticare l’eliminazione fisica dei nemici nei ranghi medio-bassi e in modo coperto? Lo scarso entusiasmo di Netanyahu alla notizia dell’uccisione di Soleimani forse può significare qualcosa in merito.

L’unica nota debolmente positiva del dopo Soleimani è che entrambe le parti sembrano propendere verso uno scontro di tipo ibrido invece che verso una guerra convenzionale o nucleare. La guerra atomica è da escludere perché l’Iran non ha la bomba, per il momento, e non è legato da alcun trattato di difesa con una potenza nucleare.

La guerra convenzionale non è probabile perché sia gli Stati Uniti che l’Iran ne hanno ripetutamente scartato la possibilità. E le guerre non scoppiano per caso. Occorre che almeno una delle due parti persegua fervidamente l’opzione armata.

Il Pentagono, in particolare, non vuole una nuova guerra perché sa di correre un alto rischio di perderla, al pari di tutte quelle che ha fatto dopo la seconda guerra mondiale.

Ma una guerra ibrida ad alta intensità come quella appena iniziata può essere altrettanto disastrosa di un confronto con navi e cannoni. Sanzioni estreme, blocchi marittimi e finanziari, terrorismo di stato e bombardamenti incapacitanti di infrastrutture cruciali per la vita associata sono purtroppo da mettere in conto. Assieme a un nuovo shock petrolifero e conseguente recessione mondiale.

La palla, purtroppo, è quasi solo nel campo americano, dato l’obbligo per l’Iran di usare tutti i mezzi al di qua della guerra aperta, e data la prevedibile risposta inconcludente dell’Europa e del resto del mondo.

di Pino Arlacchi – Il Fatto Quotidiano

https://www.ilfattoquotidiano.it/in-edicola/articoli/2020/01/04/soleimani-e-guerra-ibrida-tra-iran-e-usa/5650471/

 

Il ministero della Difesa russo sottolinea il contributo di Solemaini alla lotta contro l’ISIS in Siria

Il ministero della Difesa russo ha sottolineato il contributo del comandante delle Forze al Quds  delle guardie rivoluzionarie iraniane Qasem Soleimani, che è stato ucciso in un attacco degli Stati Uniti all’aeroporto di Baghdad, alla lotta contro lo Stato Islamico in Siria.

“Sotto la guida diretta di Qasem Soleimani, la resistenza armata contro i gruppi terroristici internazionali ISIS e Al-Qaeda è stata organizzata molto prima in Siria e Iraq della cosiddetta coalizione internazionale guidata dagli Stati Uniti. Il suo contributo personale alla lotta contro l’ISIS sul territorio della Siria è indiscusso”, ha dichiarato il ministero della Difesa russo in una nota pubblicata venerdì.

Secondo questa affermazione, l’uccisione di Soleimani porterà a un’escalation delle tensioni politico-militari in Medio Oriente, con ripercussioni negative sul sistema di sicurezza globale.

“I passi miopi da parte degli Stati Uniti, in particolare l’uccisione del generale Soleimani, porteranno a una forte escalation delle tensioni politico-militari nella regione del Medio Oriente. Con gravi conseguenze negative per l’intero sistema di sicurezza globale”.

Il ministero ha informato che il generale iraniano è rimasto ucciso il 3 gennaio nell’area dell’aeroporto di Baghdad in un attacco dell’aviazione americana. La dichiarazione aggiunge che Soleimani era un comandante militare con esperienza che aveva autorità e influenza significative in tutta la regione del Medio Oriente.

Il Pentagono in precedenza ha confermato che un attacco missilistico vicino all’aeroporto di Baghdad ha ucciso il capo della Forza al Quds Qasem Soleimani. L’operazione è stata effettuata sotto la direzione del presidente degli Stati Uniti Donald Trump, afferma la nota.

Secondo il Pentagono, l’attacco era di natura difensiva, poiché mirava a proteggere le truppe statunitensi in Iraq e in altri paesi. Washington ha incolpato Soleimani per aver presumibilmente approvato una manifestazione fuori dall’Ambasciata degli Stati Uniti a Baghdad all’inizio di questa settimana. Il Congresso degli Stati Uniti non è stato informato dell’imminente attacco missilistico, che ha ucciso il comandante iraniano, ha affermato la portavoce Nancy Pelosi.

Fonte: TASS

https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-il_ministero_della_difesa_russo_sottolinea_il_contributo_di_solemaini_alla_lotta_contro_lisis_in_siria/82_32426/

 

“I droni di Natale”

Naval Air Station di Sigonella, ore 16.46 di giovedì 21 novembre 2019. Dopo 22 ore ininterrotte di volo, un drone di ultima generazione della famiglia dei “Global Hawk” atterra nella grande base militare siciliana. Il velivolo era decollato dall’aeroporto di Palmdale, California. Sulla fiancata, l’inconfondibile insegna della NATO. Il drone è il primo dei cinque grandi aerei senza pilota destinati ad operare da Sigonella nell’ambito del NATO AGS (Alliance Ground Surveillance), il programma più ambizioso e costoso della storia dell’Alleanza Atlantica, ma anche quello che ha segnato i maggiori ritardi nella sua implementazione. “Il trasferimento del drone AGS dagli Stati Uniti all’Italia rappresenta un momento chiave nella realizzazione di questo importantissimo progetto multinazionale”, ha riportato l’ufficio stampa del Comando generale della NATO. “L’Alliance Ground Surveillance sarà di proprietà collettiva e operativa di tutti gli alleati dell’Alleanza Atlantica e sarà un elemento vitale per tutte le missioni NATO. Tutti gli Alleati avranno accesso ai dati acquisiti dall’AGS e beneficeranno del sistema d’intelligence, sorveglianza e riconoscimento”.

Il programma NATO AGS prevede l’utilizzo della grande stazione aeronavale di Sigonella quale Main Operating Base (principale base operativa) dei cinque velivoli a pilotaggio remoto RQ-4D “Global Hawk” e dei relativi centri di comando e controllo, con un contingente multinazionale di oltre 800 unità. “Tutti e cinque i droni sono attualmente in differenti fasi di sviluppo delle capacità operative di volo”, specifica ancora il Comando generale della NATO. “Quando ognuno di essi giungerà alla Main Operating Base di Sigonella, saranno sottoposti ai test per verificarne le performance e la conformità al sistema AGS. La capacità operatività iniziale del programma dovrebbe essere raggiunta nella prima metà del 2020”.

Dotati della piattaforma radar MP-RTIP con sofisticati sensori termici per il monitoraggio e il tracciamento di oggetti fissi ed in movimento, i droni AGS potranno volare sino a 18.000 metri di altezza e a una velocità di 575 km/h. I dati rilevati saranno prima analizzati a Sigonella e successivamente trasmessi grazie ad una rete criptata al Comando JISR, Joint Intelligence, Surveillance and Reconnaisance della NATO, con sedi a Bruxelles, Mons e The Hague. Oltre 16.000 km il raggio d’azione dei nuovi velivoli senza pilota, così fa consentirne l’operatività in un’area geografica che comprenderà l’intero continente africano e il Medioriente, l’Europa orientale sino al cuore della Russia. Grazie alle informazioni raccolte e decodificate dall’AGS, la NATO potrà ampliare lo spettro delle proprie attività nei campi di battaglia, potenziando la capacità d’individuazione degli obiettivi da colpire con gli strike aerei e missilistici.

Con l’entrata in funzione del sistema AGS, la base siciliana di Sigonella consolida il proprio ruolo di vera e propria capitale mondiale dei velivoli senza pilota da guerra. I droni NATO si sommano infatti ai velivoli con funzioni d’intelligence ed attacco (i famigerati droni killer “Reaper” che mietono vittime tra i civili negli scacchieri di guerra in Africa e Medio oriente) che l’US Air Force e l’US Navy ha trasferito in Sicilia da più di dieci anni. A riprova di come Sigonella sia uno dei maggiori centri del pianeta per il comando e il controllo dei velivoli senza pilota va aggiunto che nel 2018 è stata attivata all’interno della stazione aeronavale l’UAS SATCOM Relay Pads and Facility per le telecomunicazioni via satellite con tutti i droni che le agenzie di spionaggio USA e il Pentagono schierano in ogni angolo della Terra. La facility di Sigonella consente la trasmissione dei dati necessari ai piani di volo e di attacco dei nuovi sistemi di guerra, operando come “stazione gemella” del sito tedesco di Ramstein e del grande scalo aereo di Creech (Nevada).

Washington ha riservato un nome in codice alla grande base che sorge a due passi dalla città di Catania: The Hub of the Med, cioè il fulcro del Mediterraneo. Con ben 34 comandi strategici ed oltre 5.000 militari statunitensi, Sigonella è oggi, per importanza, il “secondo più grande comando militare marittimo al mondo dopo quello del Bahrain”, come spiega il Pentagono. Dal sanguinoso conflitto in Vietnam non c’è stato scenario bellico con protagonista gli USA (e i partner NATO) in cui l’hub del Mediterraneo non abbia giocato un ruolo chiave: contro la Libia di Gheddafi negli anni ’80; in Libano nell’82; la prima e la seconda guerra del Golfo; i bombardamenti in Kosovo e in Serbia nel 1999 e quelli in Afghanistan, Iraq e Siria nel XXI secolo; le campagne di US Africom nelle regioni sub-sahariane e in Corno d’Africa; la liquidazione finale del regime libico del 2011 e gli odierni ripetuti raid in Cirenaica e Tripolitania con l’utilizzo dei droni-killer.

Determinante pure il ruolo assunto nell’ambito dei programmi di supremazia nucleare degli Stati Uniti d’America. Segretamente, ancora una volta nel 2018, è entrato in funzione a Sigonella la Joint Tactical Ground Station (JTAGS), la stazione di ricezione e trasmissione satellitare del sistema di “pronto allarme” per l’identificazione dei lanci di missili balistici da teatro con testate nucleari, chimiche, biologiche o convenzionali. Il JTAGS è una specie di scudo protettivo tutt’altro che difensivo: grazie al controllo “preventivo” di ogni eventuale operazione missilistica “nemica”, il sistema rende ancora più praticabile il primo colpo nucleare, evitando o limitando (teoricamente) la ritorsione avversaria e dunque i pericoli della cosiddetta Mutua distruzione assicurata che sino ad ora ha impedito l’olocausto mondiale. Come se non bastasse, a Sigonella opera pure una delle 15 stazioni terrestri del Global HF System, il sistema di comunicazioni in alta frequenza creato dalla US Air Force per integrare la rete del Comando aereo strategico e assicurare il controllo su tutti i velivoli e le navi da guerra. Uno degli aspetti più rilevanti del sistema GHF è quello relativo alla trasmissione degli ordini militari che hanno priorità assoluta, primi fra tutti i messaggi SkyKing che includono i codici di attacco nucleare.

Tra le maggiori richieste di finanziamento fatte dal Dipartimento della Difesa USA al Congresso per l’anno fiscale 2020, c’è poi quella relativa all’installazione, ancora una volta all’interno della grande stazione aeronavale siciliana, di un megacentro di telecomunicazioni satellitari strategiche delle forze armate. Nello specifico il Pentagono prevede una spesa di 77 milioni e 400 mila dollari per realizzare una struttura che consentirà di effettuare “più sicure e affidabili telecomunicazioni vocali e dati, classificate e non classificate, alle unità navali, sottomarine, aeree e terrestri della Marina militare USA, in supporto delle sue operazioni reali e delle esercitazioni in tutto il mondo”. L’assegnazione dei lavori è prevista entro l’agosto 2020, mentre la realizzazione dovrebbe concludersi nell’aprile 2024. E’ prevista inoltre una spesa aggiuntiva di 57 milioni di dollari per l’acquisto delle sofisticate attrezzature elettroniche e d’intelligence che saranno messe a disposizione del nuovo centro satellitare di Sigonella che si affiancherà a quello già esistente presso la dependance di Niscemi, all’interno della riserva naturale orientata “Sughereta”.

Centro strategico di telecomunicazioni con i sottomarini nucleari in immersione e stazione terrestre del nuovo sistema di telecomunicazione satellitare MUOS (la cui piena operatività è stata annunciata pochi mesi fa da Washington), la base USA di Niscemi sarà presto ampliata e potenziata. Le autorità militari hanno già presentato alla Regione Siciliana un cronogramma lavori di “rafforzamento” dei sistemi di “protezione” delle infrastrutture e delle numerose antenne di morte ospitate. Inoltre, un mese fa è trapelata la notizia che il Comando di US Navy ha affidato alla General Dynamics un contratto del valore di 731,8 milioni di dollari per il “miglioramento” dei “segmenti terrestri integrati al Mobile User Objective System – MUOS, il quale fornirà presto comunicazioni cellulari veloci e sicure per tutte le forze combattenti in movimento, ovunque esse si trovino”, come dichiarato dai general manager dell’azienda leader del complesso militare industriale USA.

Quanto sta accadendo in Sicilia conferma inesorabilmente quanto sostenuto da attivisti e ricercatori No War, cioè che la base di Sigonella è un cancro in metastasi che diffonde ovunque installazioni, radar, presidi e militarizzazioni. L’Isola è stata trasformata infatti in un’immensa piattaforma di morte USA e NATO: oltre alla telestazione di Niscemi, è stato creato un centro operativo a Pachino (Siracusa) per supportare le esercitazioni aeronavali della VI Flotta nel Canale di Sicilia; ad Augusta sorge una grande struttura portuale per il rifornimento di armi e gasolio delle unità da guerra e dei sottomarini nucleari; gli scali di Catania-Fontanarossa, Trapani-Birgi, Pantelleria e Lampedusa sono utilizzati per le missioni d’intelligence top secret dei velivoli alleati o di società contractor private a servizio del Pentagono e/o – come avvenuto nel 2001 durante la guerra contro la Libia – per le operazioni di bombardamento contro obiettivi civili e militari “nemici”.

Non c’è area addestrativa o poligono in Sicilia che non sia stato messo a disposizione dei reparti d’elite USA protagonisti delle peggiori nefandezze nei teatri di guerra internazionali. I Marines destinati a intervenire in Africa utilizzano periodicamente per esercitarsi una vasta area agricola nel Comune di Piazza Armerina. Ai reparti a stelle e strisce è stato concesso pure l’uso del poligono di Punta Bianca, a due passi dalla città di Agrigento, in una delle aree naturali e paesaggistiche più belle e più fragili dell’Isola, utilizzato stabilmente dalla Brigata Meccanizzata “Aosta” dell’Esercito italiano. Nella primavera 2019, i reparti statunitensi di stanza a Sigonella sono stati inoltre tra i protagonisti di un’imponente esercitazione che ha interessato buona parte della provincia di Trapani, comprese alcune aree di rilevante interesse naturalistico e lo scalo aereo di Birgi.

Ancora più foschi gli scenari che potrebbero essere riservati alla Sicilia intera nei prossimi anni. E’ in atto una pericolosissima sfida sferrata da Trump contro la Russia con la cancellazione unilaterale del Trattato INF contro le armi nucleari a medio raggio, firmato da USA e URSS a fine anni ’80. Quel trattato aveva consentito lo smantellamento dall’Europa dei missili Pershing II, SS-20 e Cruise; 112 di questi ultimi vettori nucleari “da crociera” erano stati installati dalla NATO a Comiso (Ragusa), nonostante una straordinaria stagione di mobilitazione popolare, una delle più importanti della storia della Sicilia. La scellerata decisione dell’amministrazione USA rischia di condurre ad una nuova escalation del processo di militarizzazione e ri-nuclearizzazione dell’intero territorio siciliano, considerato che i nuovi programmi di riarmo puntano alla realizzazione – ancora una volta privilegiando il Fianco Sud della NATO oltre a quello orientale – di nuovi sistemi missilistici a medio raggio con lancio da piattaforme terrestri e/o anche mobili, esattamente come avveniva con i Cruise di Comiso, trasportabili ovunque sui camion-lanciatori TEL. Altri aghi atomici da occultare nel pagliaio Sicilia in nome e per conto dei moderni Stranamore e delle transazionali del profitto d’oltreoceano.

di Antonio Mazzeo

 

I droni di Natale