USA-Iran, Trump minaccia di colpire i siti culturali iraniani. La risposta dell’Unesco

A seguito delle minacce del presidente americano Donald Trump di bombardare luoghi di valore culturale iraniano in risposta a eventuali attacchi contro cittadini statunitensi dell’Iran, l’Unesco ha ricordato agli Stati Uniti attraverso una dichiarazione che Washington ha firmato una convenzione per proteggere i siti culturali nel paese persiano, riferisce Reuters.

Il direttore generale dell’Unesco Audrey Azoulay ha dichiarato lunedì durante un incontro con l’ambasciatore iraniano Ahmad Jalali che, secondo le disposizioni delle convenzioni del 1954 e del 1972, che sono state ratificate sia dagli Stati Uniti che dall’Iran, gli Stati si impegnano non adottare misure deliberate che potrebbero mettere a rischio il patrimonio culturale e naturale nel territorio di un altro Stato che fa parte di tali convenzioni.

La minaccia di Trump

Sabato scorso, Donald Trump ha annunciato che gli Stati Uniti hanno “preso di mira 52 siti iraniani, alcuni di altissimo livello e molto importanti per l’Iran e la cultura iraniana” che sarebbero stati colpiti “molto velocemente e molto duramente” se gli interessi o i cittadini statunitensi fossero attaccati da Teheran. Il numero rappresenta i 52 ostaggi statunitensi che l’Iran prese durante l’assalto della rivoluzione iraniana all’ambasciata nordamericana a Teheran nel 1979.

Sviluppo del conflitto

Il 29 dicembre, gli USA hanno bombardato le basi della milizia sciita filo-iraniana Kataib Hezbollah, dove almeno 25 militanti persero la vita durante l’operazione. Due giorni dopo, una folla ha preso d’assalto l’ambasciata statunitense a Baghdad, Trump ha accusato l’Iran di “orchestrare l’attacco” e ha avvertito Teheran che “pagherà un prezzo pesante” per questo.

Il 2 gennaio 12 persone, tra cui l’importante generale iraniano Qasem Soleimani e il leader di Kataib Hezbollah e le forze di mobilitazione popolari, Abu Mahdi al Muhandis, sono morte in un attacco aereo statunitense. Il Pentagono ha rivendicato la responsabilità dell’omicidio.

Tre giorni dopo, il parlamento iracheno ha approvato una risoluzione per “porre fine alla presenza di truppe straniere sul suolo iracheno” e proibire loro “di usare la loro terra, spazio aereo o acqua per qualsiasi motivo”.

Fonte: RT

https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-usairan_trump_minaccia_di_colpire_i_siti_culturali_iraniani_la_risposta_dellunesco/82_32459/

 

Guaidò e la votazione all’Assemblea Nazionale del Venezuela: tutto quello che devi sapere

Quando si affronta il tema Venezuela fake news e mistificazioni della stampa mainstream – sempre pronta a scopiazzare tutto il pattume proveniente da fonti anglosassoni o semplicemente contro il governo bolivariano di Maduro – sono dietro l’angolo come mostrano i commenti e resoconti sulla giornata all’Assemblea Nazionale che ha sancito l’ormai inevitabile accantonamento di quella barzelletta della storia che risponde al nome di Juan Guaidò.

Il golpista autoproclamato conscio di non avere i voti necessari per la rielezione come presidente dell’Assemblea Nazionale – ancora in stato di oltraggio – ha volto montare insieme ai suoi sodali uno show mediatico per poter così annunciare una repressione mai avvenuta da parte delle forze di sicurezza.

Dopo aver verificato le rispettive credenziali di ciascun parlamentare, non c’è stato nessun impedito che non ha permesso agli uomini di Guaidó di fare ingresso nel Palazzo Legislativo Federale. Anzi, sono stati proprio i suoi vice a tentare di impedire che la sessione si svolgesse come previsto.

La verdad verdadera es que Guaidó no tenía los votos sin los inhabilitados. Por eso se quedó fuera hasta último momento y luego hizo el show. Sus compañeros estaban tranquilos dentro del hemiciclo. Lo sabe todo el que estuvo ahí, incluida la prensa. Video @madeleintlSUR pic.twitter.com/fNMMhpAZPm

— Érika Ortega Sanoja (@ErikaOSanoja) January 6, 2020

I parlamentari, compresi quelli afferenti alle forze del chavismo, hanno iniziato la sessione eleggendo come nuovo presidente dell’Assemblea l’esponente di Primero Justicia, Luis Parra, il cui nome era stato avanzato da quei settori dell’opposizione che hanno deciso di voltare le spalle a un ormai screditato Juan Guaidò.

Va notato che i parlamentari dissidenti dell’opposizione a Juan Guaidó hanno sottolineato che hanno deciso di non sostenerlo perché ha abbandonato la gestione parlamentare per consolidare una struttura di potere personale e con ciò non era stato in grado di fornire soluzioni concrete al popolo venezuelano.

Il nuovo presidente dell’Assemblea Nazionale, Luis Parra, ha convocato una sessione speciale per martedì 7 gennaio prossimo, mentre d’altra parte il perdente Guaidó con i suoi seguaci ha deciso di recarsi presso il quartier generale del quotidiano di opposizione El Nacional per tenere una sessione da quella sede.

Fonte: LaIguana.tv

https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-guaid_e_la_votazione_allassemblea_nazionale_del_venezuela_tutto_quello_che_devi_sapere/5694_32452/

 


 

Venezuela: golpe di Maduro all’Assemblea Nazionale? La falsa narrazione di un Guaidó rimasto senza voti e scaricato anche dall’opposizione

Venezuela: golpe di Maduro all'Assemblea Nazionale? La falsa narrazione di un Guaidó rimasto senza voti e scaricato anche dall'opposizione

Questa domenica, 5 gennaio, dopo che il deputato di Primero Justicia (PJ), Luis Parra, è stato eletto nuovo presidente dell’Assemblea Nazionale (AN), l’ex presidente della suddetta istituzione, Juan Guaidó, e i suoi alleati politici, hanno iniziato diffondere, con diversi mezzi, che il suo allontanamento dalla leadership del Parlamento era da addebitare all’esecutivo venezuelano.

La destra in rete ha iniziato a parlare di un golpe ispirato e guidato dallo stesso presidente Nicolás Maduro.

«Golpe in Parlamento. Senza voti o quorum i deputati della Psuv cercano di eleggere una falsa giunta direttiva”, ha pubblicato il profilo dell’AN su Twitter.

Altri deputati, come il dirigente di Voluntad Popular (VP), Freddy Guevara, hanno indicato che la nuova direttiva era stata proclamata senza quorum e senza voti. «Il Psuv, con la frazione Clap, violentano regolamenti e Costituzione e senza voti pretendono di proclamarsi come nuova giunta direttiva. Non hanno il quorum o i voti», ha affermato il dirigente della destra estremista.

Tuttavia, Parra stesso ha indicato che c’era un quorum. Ha affermato che 140 deputati erano presenti all’Assemblea nazionale per il voto e che alla fine ne sono entrati altri 10. Prende atto che 81 deputati, secondo l’ultima lista, hanno votato per lui e la nuova giunta direttiva.

«Nessuno ha impedito a Juan Guaidó di entrare. Non è entrato perché non aveva i voti, quindi è rimasto fuori dal Palazzo Legislativo Federale. Altri che avevano un mandato di arresto entrarono coraggiosamente. Non rimarremo intrappolati del passato e Guaidó è il passato», ha affermato Parra.

Secondo il nuovo vicepresidente dell’AN, José Gregorio Noriega, tra gli 81 deputati che hanno votato per la nuova giunta direttiva vi sono 31 deputati dell’opposizione.

In questo senso, solo quindici deputati di opposizione, del partito Voluntad Popular, non hanno potuto accedere all’emiciclo. Secondo Parra, ciò non ha impedito il quorum. Ha sottolineato che nella sessione c’erano sia deputati dell’opposizione che deputati chavisti.

Ha chiarito che Juan Guaidó e i suoi compagni avevano tutte le possibilità di entrare, ma non l’hanno fatto perché coscienti di non avere voti sufficienti per la rielezione.

https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-venezuela_golpe_di_maduro_allassemblea_nazionale_la_falsa_narrazione_di_un_guaid_rimasto_senza_voti_e_scaricato_anche_dallopposizione/82_32451/

Che cosa succede al processo contro Mimmo Lucano? Le ultime udienze del 2019

Le udienze di cui si tratta qui sono quelle del 26 novembre e del 17 dicembre 2019 al tribunale di Locri. Continua la deposizione del colonnello Sportelli, che per la Guardia di Finanza ha diretto l’indagine a sostegno delle ipotesi accusatorie della procura.

Pressenza

Notizie da Pressenza IPA – 06.01.2020

Che cosa succede al processo contro Mimmo Lucano? Le ultime udienze del 2019

Giovanna Procacci, Comitato Undici Giugno–Milano

Pressenza

Diritti Umani, Europa, Opinioni

La Guerra Giusta

Paolo D’Aprile, Saõ Paulo

Pressenza

Opinioni, Popoli originari, Questioni internazionali, Sud America

No alla guerra contro l’Iran: oltre 70 manifestazioni negli Stati Uniti

Redazione Italia

Pressenza

Nord America, Pace e Disarmo, Politica

“Tolo Tolo”, scanzonata riflessione sull’egoismo razzista dell’italiano medio

Articolo 21, Bruna Alasia

Pressenza

Africa, Cultura e Media, Europa, Opinioni

Pressenza Agenzia stampa internazionale per la pace, la nonviolenza, l’umanesimo e la nondiscriminazione con sedi a Atene, Barcellona, Berlino, Bordeaux, Bruxelles, Budapest, Buenos Aires, Firenze, Madrid, Manila, Mar del Plata, Milano, Monaco di Baviera, Lima, Londra, New York, Parigi, Porto, Quito, Roma, Santiago, Sao Paulo, Torino, Valencia e Vienna.

Iraq: un atto di guerra inaccettabile, si gioca sulla pelle del popolo iracheno

Ciò che si temeva sta forse per succedere. Il conflitto che Stati Uniti e Iran stanno consumando sul corpo martoriato del popolo iracheno si sta trasformando in conflitto militare.

L’azione militare del 3 gennaio all’aeroporto internazionale di Baghdad – che ha portato all’uccisione del generale iraniano Qassem Soleimani e di altre sette persone – è un atto irresponsabile tanto più grave perché realizzato da un paese che è membro permanente del Consiglio di sicurezza dell’Onu. Si tratta di un atto, la rappresaglia e l’omicidio mirato, considerato dal diritto internazionale come un crimine di guerra.

Un crimine che si aggiunge al sostegno dato negli scorsi decenni prima a Saddam nella lunga guerra contro l’Iran, poi alla guerra contro l’Iraq, all’embargo, al caos e alla distruzione determinata nel paese dall’occupazione Usa.

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Un Ponte Per è a fianco del popolo iracheno, vera vittima di questa dinamica perversa, ed in particolare di quei/lle giovani che si battono per un futuro libero e indipendente del proprio paese e diciamo a tutti: fermatevi, ritirate le vostre truppe e i vostri consiglieri militari, lasciate che gli iracheni e le irachene possano determinare liberamente il proprio futuro.

Iraq, le mille e una bomba

Gli Stati Uniti uccidono un generale iraniano a Bagdad. Il rischio di un nuovo conflitto sulla pelle del popolo iracheno. Radio Articolo 1 intervista Alfio Nicotra, co-Presidente di Un Ponte Per.

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Iraq: ucciso in un attacco USA il generale Soleimani

Gli Stati Uniti hanno attaccato nella notte l’aeroporto di Baghdad, in Iraq, uccidendo il generale iraniano Qassem Soleimani, uno degli uomini chiave dell’Iran in Medio Oriente. Radio Onda d’Urto intervista Fabio Alberti, membro del Comitato Nazionale di Un Ponte Per.

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Baghdad. L’attacco USA e le piazze irachene

L’attacco statunitense in Iraq rischia di oscurare la mobilitazione popolare che da mesi mette in discussione il regime politico nato dopo l’invasione voluta da Bush del 2003. Jacobin Italia intervista Ismaeel Dawood, Civil Society Officer di Un Ponte Per.

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Rifiuti a Roma, Legambiente su scelta della discarica

Rifiuti a Roma, Legambiente “Costruire una nuova discarica a pochi metri da Malagrotta è sbagliato, la Valle Galeria ha già dato e deve essere solo bonificata dopo aver ricevuto per decenni la monnezza di mezza Italia”

“Si parla solo di discarica ma mancano tutti gli impianti per l’economia circolare e una raccolta porta a porta con alte percentuali di differenziata: se le politica di gestione dei rifiuti continua a essere quella irresponsabili messe in campo dalla giunta, la discarica non sarà di servizio ma una nuova Malagrotta”

Il Comune, di concerto con la Regione, indica l’area di Monte Carnevale, poco più a ovest di Malagrotta, come il luogo dove far nascere la discarica di servizio di Roma. “Nella Capitale c’è una gestione irresponsabile dei rifiuti da parte della giunta – commenta Roberto Scacchi presidente di Legambiente Lazio – ora si parla solo di discarica ma intanto manca un ciclo virtuoso della raccolta e mancano anche tutti gli impianti per l’economia circolare, che andavano fatti da molto tempo, a partire dai biodigestori per l’organico. A Roma manca un ciclo virtuoso, cambia continuamente la governance di AMA, ci si permette di non avere da un anno alcun assessore in materia, cala la percentuale della differenziata scende, diminuisce l’estensione del porta a porta e la tariffa puntuale è del tutto inapplicabile, le strade sono ormai immancabilmente ricoperte da rifiuti come torniamo a vedere anche in queste ore, e invece di rifiuti zero ed economia circolare, si continua a produrre ogni anno qualcosa come un milione di tonnellate di indifferenziato per discariche e termovalorizzatori: con queste condizioni la discarica non sarà di servizio ma rischia di essere una nuova Malagrotta. La discarica di servizio poi, come tutti gli impianti, serve e deve stare dentro Roma, ma è sbagliato scegliere un posto a pochi metri da Malagrotta, dove per cinquant’anni sono andati a finire i rifiuti di mezza Italia, la Valle Galeria va solo bonificata”.

Ufficio Stampa Legambiente Lazio

COMUNICATO STAMPA – 03/01/2020