L’ambasciatore cubano in Iran: «Il governo degli Stati Uniti è la più grande minaccia al sistema internazionale»

“Il governo degli Stati Uniti è la più grande minaccia al sistema internazionale, interferisce quotidianamente con gli affari interni e aumenta la violenza e agisce contro tutti i paesi che gli dicono di no”, ha affermato l’ambasciatore cubano a Teheran, Alexis Bandrich Vega, nella quinta edizione di una tavola rotonda sulla lotta contro l’imperialismo nel mondo.

Il capo della missione diplomatica cubana ha anche avvertito che “c’è una crisi di multilateralismo che minaccia il sistema delle Nazioni Unite, stanno arrivando tempi più difficili, gli sforzi coordinati di tutte le forze antimperialiste saranno decisivi”.

All’evento, organizzato da un’associazione di studenti dell’Università di Teheran, hanno partecipato gli ambasciatori di Venezuela, Cuba, Bolivia e Nicaragua, che fanno parte dell’Alleanza Bolivariana per i Popoli della Nostra America – Trattato di Commercio dei Popoli (ALBA- TCP), che condividono con l’Iran la stessa visione sulla lotta contro l’imperialismo nel mondo.

Bandrich ha sottolineato che Cuba ha recitato in un’importante mobilitazione contro le politiche imperialiste e ha assicurato che non si arrenderà mai agli Stati Uniti, nonostante la ripresa del blocco, che ora “non consente l’ingresso di cibo o carburante” sull’isola.

Dal 1962, Washington ha imposto un blocco economico contro l’isola per forzare un cambio di governo. Nonostante l’apparente miglioramento delle relazioni tra i due paesi durante l’amministrazione del presidente degli Stati Uniti Barack Obama (2009-2016), dopo l’arrivo di Donald Trump alla presidenza degli Stati Uniti, le misure contro l’isola si sono rafforzate, chiudendo le porte a qualsiasi dialogo.

Il diplomatico parafrasando Che Guevara, ha affermato che i cubani continueranno la loro “lotta contro l’imperialismo ovunque si trovi”.

In un altro momento del suo discorso, ha affermato che il risultato più importante della Rivoluzione Cubana è la solidarietà e la volontà delle persone, la loro presenza e partecipazione all’autodeterminazione, un percorso che porterà alla giustizia sociale e all’uguaglianza per tutti.

“Unità significa condividere la lotta, condividere idee, strategie e articolare obiettivi comuni. Cuba ribadisce la sua volontà permanente di facilitare l’articolazione regionale e internazionale”, ha affermato Bandrich.

Fonte: Cubadebate – HispanTv

https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-lambasciatore_cubano_in_iran_il_governo_degli_stati_uniti__la_pi_grande_minaccia_al_sistema_internazionale/82_32502/

 

Teheran aveva avvertito l’Iraq per risparmiare i soldati statunitensi

L’Iran non voleva uccidere le truppe statunitensi, voleva mostrare a Trump la sua tecnologia missilistica e la sua determinazione. E lo ha fatto

L’attesa rappresaglia dell’Iran per l’assassinio degli USA di Qassem Soleimani ha inviato a Donald Trump un chiaro segnale, ovvero, mentre l’attuale ciclo di violenza potrebbe essere finito, Teheran è pronta a rispondere a qualsiasi futura provocazione di Washington

Segue l’articolo di Scott Ritter,  ex ufficiale dell’intelligence del Corpo dei Marines degli Stati Uniti. Ha prestato servizio in Unione Sovietica come ispettore per l’attuazione del Trattato INF, nello staff del generale Schwarzkopf durante la Guerra del Golfo e dal 1991-1998 come ispettore delle armi delle Nazioni Unite.

Teheran ha avvertito l’Iraq per risparmiare i soldati statunitensi

Martedì sera, l’Iran ha seppellito il corpo di Qassem Soleimani, generale carismatico del Corpo dei guardiani della rivoluzione islamica (IRGC) assassinato dagli Stati Uniti la scorsa settimana. Nelle prime ore di mercoledì mattina, tale compito è stato completato, i compagni dell’IRGC di Soleimani, agendo per ordine del leader supremo iraniano Ali Khamenei, hanno lanciato 22 missili balistici dal territorio iraniano nel vicino Iraq, colpendo l’enorme base aerea americana Al Asad, nell’Iraq occidentale e il consolato americano nella città di Erbil, nel Kurdistan iracheno.

Nelle ore successive all’annuncio di questi attacchi, trasmessi dalla televisione iraniana, il mondo ha trattenuto il respiro, aspettando i risultati. Poco dopo il lancio dei missili, l’Iran ha segnalato il suo desiderio di una risoluzione diplomatica alla crisi attraverso un tweet inviato dal suo ministro degli Esteri, Javad Zarif, che ha descritto gli attacchi come ” misure proporzionate di autodifesa ai sensi dell’articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite . “Zarif ha concluso osservando che” Non cerchiamo l’escalation o la guerra, ma ci difenderemo da qualsiasi aggressione “.

Tuttavia, nel lanciare il suo attacco missilistico contro obiettivi statunitensi in Iraq, l’Iran sembrava fare di tutto per segnalare che considerava chiusa la questione della rappresaglia per l’assassinio di Soleimani. Innanzitutto, l’Iran ha comunicato l’intenzione di colpire gli obiettivi statunitensi in Iraq direttamente al Primo Ministro iracheno due ore prima del lancio dei missili; L’Iraq ha quindi condiviso queste informazioni con i comandanti militari statunitensi, che erano in grado di garantire che tutte le truppe statunitensi fossero in rifugi rinforzati al momento dell’attacco.

Mostrare i suoi missili balistici di nuova generazione

Ma l’aspetto più importante delle azioni dell’Iran era il modo in cui i suoi missili sono stati lanciati. Da anni ormai, l’Iran ha fatto passi da gigante in termini di affidabilità, portata e precisione della sua forza missilistica balistica. Sono finiti i giorni in cui l’arsenale iraniano consisteva esclusivamente di missili SCUD dell’era sovietica e imprecisi.

L’attacco missilistico contro gli Stati Uniti è stato attuato con nuovi missili avanzati, il Qaim 1 e il Fahad-110, che possedevano una guida e un controllo avanzati in grado di individuare l’obiettivo con precisione. L’Iran aveva usato queste armi in precedenza, colpendo obiettivi all’interno della Siria le postazioni dell’ISIS. Ma questa era la prima volta che queste armi venivano usate contro gli Stati Uniti. Dal punto di vista americano, i risultati sono stati rassicuranti. Gli attacchi missilistici iraniani non hanno provocato vittime tra le forze statunitensi, irachene o della coalizione di stanza ad Al Asad o Erbil. Ma la mancanza di letalità, tuttavia, è in realtà il modo di Teheran ha dimostrato l’accuratezza dei suoi missili balistici.

Le immagini satellitari della base aerea di Al Asad scattate dopo l’attacco mostrano che i missili iraniani hanno colpito edifici contenenti attrezzature con una precisione precedentemente ritenuta possibile solo da potenze avanzate come Stati Uniti, NATO, Russia e Cina. L’Iran ha sparato 17 missili ad Al Asad e 15 hanno colpito i loro obiettivi (due missili inesplosi).

L’Iran ha anche lanciato altri cinque missili contro il consolato americano a Erbil; I comandanti statunitensi sul campo hanno detto che sembrava che l’Iran avesse evitato deliberatamente di colpire il consolato, ma nel fare ciò ha inviato un chiaro segnale che se lo avesse voluto, il consolato sarebbe stato distrutto.

L’arretramento di Trump

Questa era la realtà con cui il presidente Trump ha dovuto lottare quando si è rivolto al popolo americano in merito allo stato delle ostilità tra Stati Uniti e Iran.

Trump in precedenza aveva promesso una massiccia rappresaglia in caso di attacco da parte dell’Iran a qualsiasi personale o struttura degli Stati Uniti. Circondato dalla sua squadra di sicurezza nazionale, Trump ha dovuto ritirarsi da quella minaccia, sapendo benissimo che se dovesse attaccare l’Iran, la risposta iraniana sarebbe devastante sia per gli Stati Uniti che per i suoi alleati regionali, tra cui Israele, Arabia Saudita e Emirati Arabi Uniti. Gli Stati Uniti potrebbero essere in grado di infliggere devastazioni inimmaginabili all’Iran, ma il costo pagato sarebbe alto.

La retorica di Trump era tuttavia aggressiva e il suo messaggio chiariva che gli Stati Uniti consideravano ancora l’Iran uno stato canaglia la cui ricerca di tecnologia nucleare, missili balistici e dominio regionale sarebbe stata contrastata dagli Stati Uniti, con la forza se necessario. Ma l’attacco missilistico iraniano ha portato a casa la nuova realtà che, quando si è trattato delle azioni dell’Iran nel Golfo Persico, la retorica presidenziale americana non ha più l’influenza di una volta.

Ali Khamenei, il leader supremo iraniano, ha riportato questo punto a casa in una serie di tweet che affermano di aver ” schiaffeggiato ” gli Stati Uniti per l’assassinio di Soleimani, sottolineando che le politiche perseguite da Soleimani in cerca del ritiro degli Stati Uniti dal persianodalla regione del Golfo stava diventando una realtà, citando il recente voto del parlamento iracheno per sfrattare tutte le truppe straniere, comprese quelle degli Stati Uniti, dal suo territorio.

Il presidente Trump, quando ha parlato al popolo americano, ha certamente pronunciato il discorso quando si trattava di articolare una forte politica anti-iraniana. La vera domanda è se Trump e il popolo americano sono pronti a proseguire su questa strada, specialmente in un mondo in cui i missili iraniani sono in grado di affrontare la morte e la distruzione su una portata e una scala inimmaginabili.

https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-liran_non_voleva_uccidere_le_truppe_statunitensi_voleva_mostrare_a_trump_la_sua_tecnologia_missilistica_e_la_sua_determinazione_e_lo_ha_fatto/5871_32508/

 

Rosarno: cosa (non) è cambiato a dieci anni dalla rivolta dei braccianti

Sono passati dieci anni da quando Rosarno, piccolo centro della Piana di Gioia Tauro fino ad allora conosciuto solo per gli agrumeti e per la presenza capillare della ndrangheta, è divenuto noto per la cosiddetta “Rivolta di Rosarno”. Solo allora l’opinione pubblica scoprì che ogni anno, nei mesi di picco della raccolta agrumicola, oltre 2000 migranti raggiungono le campagne della Piana per lavorare come braccianti in condizioni di gravissimo sfruttamento, costretti a vivere in edifici abbandonati, casolari diroccati o baraccopoli improvvisate in condizioni drammatiche e umilianti. Quell’anno erano circa 1500 i lavoratori stranieri, per lo più giovani uomini provenienti dai Paesi dell’Africa subsahariana occidentale e regolarmente soggiornanti, presenti nella Piana. Oggi, a dieci anni di distanza, il numero resta pressoché invariato – dopo aver raggiunto picchi di oltre 3000 presenze negli anni passati – e altrettanto sconcertanti restano le condizioni di vita e di lavoro. E d’altra parte, ieri come oggi, le istituzioni locali – spesso commissariate per infiltrazioni mafiose – e quelle nazionali appaiono incapaci di qualsivoglia pianificazione politica efficace, coraggiosa e lungimirante, limitandosi invece a riproporre il circolo vizioso sgombero-tendopoli-baraccopoli, che da dieci anni lascia invariate le piaghe dello sfruttamento lavorativo, del degrado abitativo e dell’abbandono dei territori.

Se infatti nel 2010 i lavoratori impiegati nella raccolta trovavano rifugio in una ex fabbrica in disuso – una delle tante costruite con i finanziamenti della legge 488 del ‘92 e poi abbandonate – e in un’altra struttura abbandonata nella zona industriale di San Ferdinando, oltre che nei numerosi casolari diroccati sparsi nelle campagne dei Comuni limitrofi, in assenza di qualsivoglia servizio di base, oggi il sovraffollamento, l’assenza di servizi e l’estrema precarietà delle condizioni igienico-sanitarie restano invariati per le oltre mille persone che popolano i casali abbandonati. Poco è cambiato anche per le oltre 400 persone che affollano l’ennesima tendopoli ministeriale – sorta in seguito allo sgombero della baraccopoli abitata da circa 2500 migranti avvenuto a marzo 2019 – e che versa in condizioni di sovraffollamento e degrado. La carenza di soluzioni abitative adeguate rende i lavoratori sempre più invisibili, poiché costretti a disperdersi in abitazioni di fortuna nelle campagne, e sempre più esposti   allo sfruttamento e al caporalato.

Dal 2014 Medu opera nella Piana con una clinica mobile, per garantire la tutela della salute e dei diritti fondamentali e l’accesso alle cure e ai servizi socio-sanitari da parte della popolazione degli insediamenti precari del territorio. Da dicembre 2019 la clinica mobile è di nuovo attiva nella Piana di Gioia Tauro e fornisce assistenza sanitaria e socio-legale alla popolazione degli insediamenti precari, in particolare presso la tendopoli ufficiale sita nella zona industriale di San Ferdinando, il campo container di contrada Testa dell’Acqua e i casolari abbandonati nelle campagne di Drosi e Rizziconi. Nel 2014 il lavoro nero e il caporalato erano fenomeni pervasivi, rappresentando di fatto la normale modalità di organizzazione del lavoro: l’83% dei lavoratori visitati da Medu, nella quasi totalità dei casi regolarmente soggiornanti, non aveva un contratto e solo il 5% dei lavoratori non ricorreva ad un caporale. La paga giornaliera si attestava tra i 20 e i 25 euro per 8-9 ore di lavoro. Negli anni successivi, l’aumento dei controlli da parte dell’Ispettorato del lavoro ha determinato un aumento dei contratti, ma nella stagione agrumicola del 2019 i dati raccolti dal team della clinica mobile rivelano che nella maggior parte dei casi il “lavoro grigio”, caratterizzato da gravi irregolarità salariali e contributive e da violazioni delle norme sulle condizioni di lavoro, ha preso il posto del lavoro nero. Anche in presenza di un contratto di lavoro – il 60% dei 438 lavoratori visitati era in possesso di un contratto di breve durata – permane infatti una condizione di sfruttamento diffusa su larga scala, con una retribuzione che resta intorno ai 25-30 euro giornalieri e in assenza di tutele e diritti. Lo stesso dato si riscontra tra i pazienti visitati da Medu nel mese di dicembre 2019: su 74 pazienti, di cui l’83% regolarmente soggiornanti, solo il 35% aveva un contratto di lavoro, ma solo un terzo di questi ha dichiarato di ricevere una busta paga. Molto spesso, una parte della retribuzione viene corrisposta in nero dal datore di lavoro, il quale dichiara in busta paga meno giornate di quelle effettivamente svolte dal bracciante.

Come nel 2014, le patologie riscontrate nella giovane popolazione degli insediamenti precari – principalmente infiammazioni delle vie respiratorie, patologie osteoarticolari e patologie dell’apparato digerente – sono attribuibili nella maggior parte dei casi alle pessime condizioni di vita e di lavoro. L’accesso alle cure d’altra parte era allora ed è ancora oggi ostacolato da numerosi fattori, tra i quali l’isolamento dei luoghi di vita in assenza di trasporti pubblici, la mancanza di informazioni sul diritto alla salute e le modalità di accesso ai servizi, le gravissime carenze strutturali dei servizi di salute pubblica locali, l’impossibilità di effettuare l’iscrizione al Servizio Sanitario Nazionale in assenza di una residenza riconosciuta.

Quella dei braccianti e dei ghetti sembra ancora oggi un’emergenza umanitaria, nonostante si ripeta vergognosamente ogni anno. In presenza di una filiera produttiva iniqua e di adeguate politiche di settore, il comparto agrumicolo continua a richiedere ogni anno braccianti a basso costo e senza diritti per poter sopravvivere. I migranti rappresentano la manodopera ideale, ancor più negli ultimi anni, in virtù delle recenti politiche che hanno determinato una crescente precarietà giuridica, sociale e lavorativa dei migranti e dei titolari di protezione internazionale e umanitaria, che costituiscono la quasi totalità della popolazione dei ghetti. Una terra ingiusta, è stata definita da Medu quella della Piana di Gioia Tauro, ma anche una terra bruciata, dove troppe persone hanno trovato la morte in evitabili incendi di baracche o in odiosi episodi di violenza criminale. Quattro sono state le persone morte carbonizzate in poco più di un anno, tra il 2018 e il 2019: Moussa Bà, nella baraccopoli, Sylla Naumè, nella tendopoli ministeriale e poi ancora Becky Moses e Suruwa Jaiteh. A queste si aggiungono Soumalia Sacko, ucciso da colpi di arma da fuoco di un civile mentre cercava delle lamiere per costruire una baracca e Sekine Traore, ucciso da un carabiniere durante un intervento delle forze dell’ordine presso la tendopoli.

E’ di ieri la notizia di diversi arresti, frutto di un’inchiesta della procura di Palmi nata dalla denuncia di un bracciante agricolo sfruttato, che ha portato all’arresto di una rete di caporali responsabili, d’accordo con aziende agricole della Piana, di intermediazione illecita di manodopera e sfruttamento lavorativo. A dieci anni dalla rivolta di Rosarno e dopo i numerosi protocolli istituzionali rimasti lettera morta, appare quanto mai urgente, necessaria e indifferibile una condanna decisa della piaga dello sfruttamento lavorativo e un impegno concreto e coordinato da parte della politica e di tutte le istituzioni competenti nella direzione del suo superamento e dell’affermazione dei diritti fondamentali – in particolare i diritti sul lavoro -, della legalità, della solidarietà sociale e dello sviluppo del territorio.

In particolare, Medu chiede:

– l’introduzione di efficaci meccanismi di incontro legale tra la domanda e l’offerta di lavoro e il potenziamento di quelli esistenti;

– l’adozione di un piano graduale e strutturato di inclusione socio-abitativa dei lavoratori agricoli nei Comuni in via di spopolamento della Piana, anche attraverso pratiche di intermediazione abitativa già dimostratesi efficaci nel territorio della Piana e in altri territori;

– il riconoscimento della residenza presso gli insediamenti informali, condizione imprescindibile per consentire l’accesso ai diritti fondamentali; la sensibilizzazione e il sostegno alle aziende che rispettino i diritti dei lavoratori:

– l’attivazione di politiche che favoriscano la regolarità del soggiorno dei migranti (quali il ripristino dei permessi di soggiorno per motivi umanitari, la possibilità di conversione in permesso di lavoro per tutte le tipologie di protezione, la regolarizzazione del sommerso, etc.), requisito indispensabile per poter accedere ad un lavoro con diritti e dignità.

Rosarno, 9 gennaio 2020

 

“Ritirare le truppe italiane dai teatri di guerra”, manifestazione a Roma l’11 gennaio

Il Fronte politico costituzionale invita a partecipare a un presidio da cui partirà una delegazione che si recherà al Quirinale. Appuntamento Sabato 11 gennaio dalle ore 16:00 in Largo Santa Susanna. Read More ““Ritirare le truppe italiane dai teatri di guerra”, manifestazione a Roma l’11 gennaio”

Il talento è unico, universale

Superando.it

«Quasi ogni giorno – scrive Maria Pia Amico – i media propongono servizi sulle più svariate imprese compiute da persone con ridotte capacità fisiche, sensoriali o intellettive, enfatizzando molte volte queste loro azioni. Ciò che non farebbero se si parlasse di gente “normale”. Ma perché fare distinzioni del genere? Il talento è unico, universale, non importa se chi ce l’ha sia una persona con o senza disabilità»
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Tecnologie al servizio della riabilitazione e dell’autonomia
«Le tecnologie dell’informazione e della comunicazione contengono al giorno d’oggi un potenziale enorme di inclusione sociale e promozione dell’autonomia non solo per persone con bisogni speciali, ma per tutti. Al contempo, tuttavia, è fondamentale offrire agli utenti una valutazione super partes in merito agli ausili più indicati in una specifica situazione»: così Enzo Dellantonio, presidente della Cooperativa Sociale independent L di Merano, ha aperto i lavori dell’interessante convegno “Tecnologie assistive, salute e autonomia”, svoltosi in dicembre a Bolzano
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Per realizzare un nuovo ambulatorio oculistico
Una raccolta fondi nel web è stata lanciata dall’UICI di Modena (Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti), allo scopo di realizzare un ambulatorio oculistico, che consentirà di seguire, a tariffe agevolate, chi si affaccia alla disabilità visiva dal momento della diagnosi della patologia, passando dal riconoscimento sanitario, fino alla gestione di essa nella vita quotidiana della persona
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L’arte che risveglia l’anima e che sensibilizza sull’autismo
Composta da opere di artisti con autismo e altri disturbi del neurosviluppo, e mirata a sensibilizzare la società, modificandone l’atteggiamento nei confronti delle persone con disturbo dello spettro autistico, la mostra itinerante “L’arte risveglia l’anima” è in questi mesi a Pisa, e da domani, 9 gennaio, sarà affiancata da una serie di interessanti eventi collaterali, che punteranno anch’essi a sensibilizzare la cittadinanza sul tema dell’autismo, grazie all’integrazione nel tessuto culturale della città
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“Ognuno è perfetto”, riuscito esempio di narrazione della disabilità
«L’evento mediatico in tema di disabilità del 2019 – scrive Antonio Giuseppe Malafarina – è stato la fiction di Raiuno “Ognuno è perfetto”, riuscito esempio di narrazione della disabilità, che con la sua profonda verosimiglianza, è riuscito a raccontare una verità, una verità a volte scomoda, senza nascondere nulla delle persone con sindrome di Down e offrendo in tal modo un vero e proprio vademecum sulla situazione loro e dei loro congiunti, ma anche, di riflesso, un prontuario per conoscere meglio la disabilità in generale»
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Cinque punti necessari per una legge “fatta bene” sui caregiver familiari
Tutele previdenziali, sostegno economico, sanità, diritto a curarsi, al riposo e alle ferie, politiche attive per il lavoro: sono i cinque punti che secondo il CONFAD (Coordinamento Nazionale Famiglie con Disabilità) dovrà contenere «una legge “fatta per bene”, per tutelare realmente i diritti negati dei caregiver familiari, che si prendono cura di una persona cara in condizioni di non autosufficienza, assicurando loro una vita dignitosa»
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Esistono anche “luoghi amichevoli” per l’autismo
«La notizia di quelle famiglie con autismo rifiutate da un albergo sorprende, ma purtroppo nemmeno così tanto. Ed è proprio per evitare situazioni del genere che sulla Riviera di Rimini è attivo ormai da anni il progetto “Autism Friendly Beach”, rete sociale che caratterizza il territorio come destinazione “autism friendly” (“amichevole verso l’autismo”)»: così Alessandra Urbinati, presidente dell’Associazione Rimini Autismo, commenta quanto accaduto a una serie di genitori, che si sono visti rifiutare la prenotazione per Capodanno da un albergo nel Lazio, a causa dell’autismo dei loro figli
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Campania: positive misure per il lavoro delle persone con disabilità
«Siamo molto soddisfatti di queste misure e anche del fatto che esse siano state condivise con le Federazioni Regionali delle Associazioni di persone con disabilità e delle loro famiglie. Ora ci auguriamo che ci sia una forte risposta da parte del mondo del lavoro»: così Daniele Romano, presidente della FISH Campania (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap), commenta la pubblicazione da parte della Regione Campania di un Decreto Dirigenziale, tramite il quale sono state approvate tre misure di politica attiva per il lavoro a favore delle persone con disabilità
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Gli USA si preparano ad omicidi mirati anche nel Donbass?

Lugansk e Donetsk sono sempre stati l’Ucraina e presto torneranno alla sua struttura – questo afferma il rappresentante della diplomazia statunitense
William Taylor, ex responsabile commerciale degli Stati Uniti, ha affermato che Donetsk e Lugansk sono sempre stati pertinenti all’Ucraina, i russi dovrebbero andarsene, ha osservato che l’interesse per l’Ucraina si è rinnovato negli Stati Uniti.

“L’Ucraina è tra le prime notizie, l’Ucraina è un argomento prioritario al Congresso. Sia il popolo americano che i suoi rappresentanti eletti al Congresso oggi sanno molto di più sull’Ucraina di quanto non facessero tre o quattro mesi fa. E questo è molto buono. Sanno dove si trova l’Ucraina. Sanno che l’Ucraina è in guerra con la Russia. Sanno che l’Ucraina è una giovane democrazia, che deve affrontare molte sfide e che vuole far parte dell’Europa … Questo è molto buono. E so che gli americani vorrebbero che l’Ucraina avesse successo. So che il Congresso degli Stati Uniti vuole vedere il successo dell’Ucraina. Entrambe le parti: repubblicani e democratici “, ha detto Taylor.

Il diplomatico ha sottolineato che la stragrande maggioranza dei partiti e dei politici negli Stati Uniti vogliono che l’Ucraina “sconfigga i russi, rimuova i russi dal Donbass”, che presumibilmente è sempre stata l’Ucraina.

Il rappresentante del Dipartimento di Stato afferma inoltre che gli abitanti del DPR e LPR vogliono che la guerra finisca alle condizioni dell’Ucraina con la completa assimilazione dell repubbliche del Donbass.

“Per tutti i cittadini ucraini è importante capire che anche le persone che vivono nel Donbass sono ucraine. E che faranno di nuovo parte dell’Ucraina. Dovrebbero far parte dell’Ucraina quando i russi se ne andranno. Abbiamo proposto e sostenuto un processo di dialogo tra i residenti del Donbass occupato e coloro che vivono in altre regioni. Non c’è molta differenza tra queste due categorie di persone.
Entrambi i gruppi vorrebbero che la guerra finisse alle condizioni ucraine (?). Entrambi i gruppi vorrebbero che Donetsk e Lugansk si riunissero con l’Ucraina, tornando in Ucraina, come sempre. E so che è sempre stato così.. Gli ucraini sono giunti alla conclusione che l’Ucraina dovrebbe essere unita. E quando l’Ucraina sarà unita, sarà più forte contro i russi “, ha sottolineato il rappresentante della diplomazia statunitense.

Forze secessioniste della Repubblica di Donetsk, non disposti a sottomettersi al governo ucraino

Nota: Il rappresentante statunitense conosce poco la situazione e non sa che gli abitanti del Donbass sono di etnia russa, parlano il russo e non sono disponibili a sottomettersi ad un governo, popolato di neonazisti, che da cinque anni bombarda ed attacca le popolazione del Donbass. Tanto meno i residenti del Donbass hanno intenzione di rinunciare alla loro lingua ed alla loro cultura, come pretenderebbe il governo ucraino (le condizioni ucraine) che proibisce l’uso della lingua russa nel paese e vieta l’insegnamento di questa lingua e della Storia russa nelle scuole. Gli americani vorrebbero che i russi se ne andassero dall’Ucraina perché in Ucraina, nel Donbass in particolare, si vogliono installare loro, vogliono creare le loro basi militari e puntare i missili verso Mosca.
La domanda che circola oggi a Donetsk e a Lugansk è se Washington stia meditando qualche eliminazione con omicidio mirato, in stile Soleimani, anche per i capi delle Repubbliche del Donbass, come loro sistema sbrigativo di risolvere il problema.

5 Gennaio 2020

Fonte: News Front

Traduzione e nota: Luciano Lago

https://www.controinformazione.info/gli-usa-si-preparano-ad-omicidi-mirati-anche-nel-donbass/

 

Protocollo INAIL per i lavoratori con disabilità

E’ stato siglato oggi il Protocollo tra la Regione Lazio, l’INAIL, le organizzazioni maggiormente rappresentative delle persone con disabilità, le organizzazioni sindacali e altri numerosi soggetti*, che avrà l’obiettivo di promuovere l’inclusione lavorativa e il reinserimento delle persone con disabilità conseguente ad un infortunio sul lavoro o ad una malattia professionale, presentato in una conferenza stampa in cui erano presenti, tra gli altri, il presidente della Giunta regionale Nicola Zingaretti, l’assessore al Lavoro Claudio Di Berardino e Direttore Generale dell’INAIL Giuseppe Lucibello.

Lo schema di convenzione è indirizzato ad apprestare tutele necessarie alle persone più a rischio di esclusione dal mondo del lavoro, attraverso la collaborazione tra le diverse competenze coinvolte, che assumono l’impegno di garantire azioni volte ad agevolare l’inserimento e il reinserimento lavorativo delle persone con disabilità, mediante la predisposizione di progetti personalizzati e mirati alla realizzazione di idonee condizioni di lavoro, prevedendo anche il coinvolgimento del Centro per l’Impiego – Servizio Inserimento Lavoro Disabili (SILD)
L’atto prevede, tra i numerosi interventi, l’istituzione di un “Tavolo Tecnico” operativo, di cui faranno parte i soggetti firmatari e che avrà sia funzione propositiva circa le azioni da intraprendere sulle tematiche affrontate dalla Convenzione, sia di monitoraggio sullo stato di attuazione della Convenzione stessa.

“Un risultato importante – commenta Daniele Stavolo, presidente FISH Lazio – che mostra l’intento della Regione Lazio di ampliare il coinvolgimento partecipativo delle Organizzazioni rappresentative delle persone con disabilità nelle tematiche che le riguardano, il Lazio diventa la prima regione in cui sono coinvolti in totale trenta protagonisti del mondo del Terzo Settore e del lavoro. Attraverso questa collaborazione istituzionale abbiamo l’opportunità di lavorare in modo congiunto con l’uso di metodologie e strumenti condivisi, per garantire l’applicazione dei diritti dei lavoratori con disabilità in questo settore.“

8 Gennaio 2020

*Soggetti firmatari:

Regione Lazio – INAIL Direzione Regionale Lazio – FISH LAZIO – FAND LAZIO –  CGIL ROMA E LAZIO – CISL LAZIO – UIL LAZIO – UGL LAZIO – CISAL LAZIO – ABI (Commissione regionale Abi del Lazio) – AGCI LAZIO – CASARTIGIANI LAZIO – CDO ROMA – CNA LAZIO – COLDIRETTI LAZIO – CONFAPI LAZIO – CONFARTIGIANATO IMPRESE LAZIO – CONFCOMMERCIO LAZIO – CONFCOOPERATIVE LAZIO – CONFESERCENTI LAZIO – CONFETRA LAZIO – CONFPROFESSIONI LAZIO – FEDERALBERGHI LAZIO – FEDERLAZIO – LEGACOOP LAZIO – UNINDUSTRIA UNIONE DEGLI INDUSTRIALI E DELLE IMPRESE DI ROMA, FROSINONE, LATINA, RIETI E VITERBO – Anmil Lazio

https://www.fishlazio.it/featured/protocollo-inail-per-i-lavoratori-con-disabilita.htm

 

Rifiuti a Roma, Legambiente aderisce alla manifestazione contro la Discarica a Monte Carnevale

Rifiuti a Roma, Legambiente aderisce alla manifestazione contro la Discarica a Monte Carnevale

“Costruire una nuova discarica a pochi metri da Malagrotta è sbagliato, la Valle Galeria ha già dato e deve essere solo bonificata dopo aver ricevuto per decenni i rifiuti di mezza Italia”

“Si parla solo di discarica ma mancano tutti gli impianti per l’economia circolare e una raccolta porta a porta con alte percentuali di differenziata: se le politica di gestione dei rifiuti continua a essere quella irresponsabile messa in campo dalla giunta, la discarica non sarà di servizio ma una nuova Malagrotta, per questo Legambiente aderisce alla manifestazione”
APPUNTAMENTO SABATO 11 GENNAIO 2020
VIA DI PONTE GALERIA 276, ORE 10
Incrocio Via della Pisana, di fonte benzinaio ENI/Agip
Legambiente aderisce alla manifestazione promossa dal Comitato Valle Galeria Libera dopo che il Comune, di concerto con la Regione, ha indica l’area di Monte Carnevale, poco più a ovest di Malagrotta, come il luogo dove far nascere la discarica di servizio di Roma.

“Legambiente aderisce alla manifestazione contro la discarica Monte Carnevale – dichiara Roberto Scacchi presidente di Legambiente Lazio -, a Roma scende tristemente la percentuale della differenziata, diminuisce l’estensione del porta a porta e la tariffa puntuale è del tutto inapplicabile, le strade sono ormai immancabilmente ricoperte da rifiuti e invece di rifiuti zero ed economia circolare, si continua a produrre ogni anno qualcosa come un milione di tonnellate di indifferenziato per discariche e termovalorizzatori; inoltre cambia continuamente la governance di AMA e ci si permette anche di non avere un assessore al ciclo dei rifiuti da ormai un anno: con queste condizioni la discarica non sarà di servizio ma rischia di essere solo una nuova Malagrotta. La discarica di servizio, come tutti gli impianti, servirà e dovrà stare dentro Roma, ma è sbagliato scegliere un posto a pochi metri da Malagrotta, dove per quarant’anni sono andati a finire i rifiuti di mezza Italia, la Valle Galeria va solo bonificata. Nella Capitale c’è una gestione irresponsabile dei rifiuti da parte della giunta, ora si parla solo di discarica ma intanto manca un ciclo virtuoso della raccolta e mancano anche tutti gli impianti per l’economia circolare, che andavano fatti da molto tempo, a partire dai biodigestori per l’organico”.

Ufficio Stampa Legambiente Lazio

COMUNICATO STAMPA – 08/01/2020