Newsletter 01.2020 – Il 2020 è sotto il segno della rivoluzione socialista!

Il 2020 è sotto il segno della rivoluzione socialista

Editoriale del nuovo numero di Resistenza 01/2020

 

Anche senza l’opera e l’azione cosciente e organizzata dei comunisti, le masse popolari si mobilitano contro gli effetti della crisi generale in corso. Si mobilitano per difendere le conquiste, i diritti e le tutele ottenuti con le lotte dei decenni passati e che la borghesia imperialista sta eliminando, si mobilitano per difendere il livello di benessere e civiltà raggiunto negli anni del capitalismo dal volto umano di cui la classe dominante fa carta straccia, si mobilitano per opporsi al degrado materiale, morale e culturale a cui è abbandonata la società, contro la repressione, contro la guerra fra poveri che i padroni tentano costantemente di scatenare. Senza l’intervento e l’azione cosciente e organizzata dei comunisti ognuna di queste mobilitazioni, indipendentemente dalla volontà, dalle idee e dagli obiettivi di chi la promuove, può diventare terreno di manovre della borghesia imperialista per alimentare questa guerra: per concedere a qualcuno a danno di un altro, mettere in contrapposizione e in concorrenza le rivendicazioni di un settore con quelle di un altro settore delle masse popolari, ecc. Il ricatto “lavoro o ambiente e salute” ne è un esempio e la questione dell’Ex-ILVA di Taranto incarna bene questa contraddizione. Aspettare e sperare che il peggioramento della situazione generale e la ribellione spontanea delle masse popolari faccia prima o poi scoppiare la rivoluzione è pertanto diventato, lo è già e lo sarà via via di più, una intollerabile ingenuità. La storia del movimento comunista internazionale offre molti insegnamenti a riguardo: se i comunisti non si mettono alla testa della costruzione della rivoluzione socialista, se non la dirigono con un piano di guerra, anche quando si presentano le condizioni essi non sono né pronti, né capaci di approfittarne per instaurare il socialismo. Solo nel nostro paese, in 100 anni, tale situazione si è presentata ben tre volte: nel Biennio Rosso (1919 / 1920), con la Resistenza (1943 / 1945) e nel decennio 1968 / 1978. Sulla base del bilancio della vastissima esperienza del vecchio movimento comunista internazionale e italiano, il (nuovo)PCI e la sua Carovana, di cui il P.CARC fa parte, hanno elaborato la linea per la rivoluzione socialista in un paese imperialista alle condizioni attuali.

Il cuore del discorso è far nascere in tutto il paese organismi operai e popolari:

– che si costituiscono nelle aziende capitaliste, nelle aziende pubbliche e nei territori sulla base della necessità di affrontare i problemi provocati dalla crisi,

– che indicando i passi da compiere e le azioni da attuare per risolverli conquistano la fiducia del resto delle masse popolari,

– che iniziano ad affrontarli con i mezzi e gli strumenti che hanno già oggi a disposizione.

A fronte del fatto che le attuali autorità e istituzioni borghesi operano in nome e per conto degli interessi della classe dominante, tali organismi possono assumere – e assumeranno – il ruolo di nuove autorità pubbliche. Ruolo che assumeranno tanto prima e tanto meglio man mano che si consolida e si sviluppa il legame con il movimento comunista cosciente e organizzato. La rete di organismi operai e popolari legati alla Carovana del (nuovo)PCI costituisce la rete del nuovo potere, l’azione pratica degli organismi operai e popolari costituisce il contenuto della mobilitazione rivoluzionaria che come comunisti dobbiamo favorire, sostenere, alimentare, orientare fino a farla confluire nel fiume della rivoluzione socialista. Il nuovo potere, che per sua natura nasce piccolo e si sviluppa in modo non uniforme e contraddittorio, a macchia di leopardo, soppianterà il potere delle autorità e delle istituzioni della classe dominante. La rete del nuovo potere diventerà la rete delle nuove autorità pubbliche di cui le masse popolari si fidano, a cui richiedono orientamento, da cui accettano la direzione.

Pertanto chiamiamo gli operai tutti, quelli delle aziende in crisi e a rischio di chiusura o di delocalizzazioni, quelli di aziende che oggi “sembrano in salute”, quelli di aziende grandi e quelli di aziende piccole a prendere spunto, caso per caso, dai problemi più gravi e urgenti che hanno di fronte per iniziare a ragionare sulle possibili soluzioni in modo coerente con i loro interessi e costituire così sul loro posto di lavoro organizzazioni operaie. Chiamiamo i lavoratori delle aziende pubbliche a costituire organizzazioni popolari prendendo spunto caso per caso dai problemi più gravi e urgenti della loro azienda e dai problemi che compromettono la produzione e l’erogazione dei servizi necessari alle masse popolari (utenti).

In ogni caso l’appartenenza o meno al sindacato o la sigla sindacale di appartenenza sono aspetti del tutto secondari, sempre. Il marasma degli ultimi 30 anni ha creato situazioni in cui gli operai più di sinistra, più combattivi, più lungimiranti sono stati costretti a iscriversi alla UGL (vedi articolo sull’Hitachi a pag. 5), in altri casi hanno disdetto ogni tessera, in altri ancora resistono nella CGIL, o sono finiti nella CISL o nella UIL, hanno costituito in azienda i sindacati di base… Partire dal contenuto e non dalle sigle e dalle etichette!

Chiamiamo i lavoratori autonomi, i piccoli commercianti, le partite IVA a costituire organizzazioni popolari di zona (comune, provincia) e a legarsi saldamente alle organizzazioni operaie e popolari per impedire ogni tentativo di contrapposizione e di guerra fra poveri che esponenti, partiti e movimenti della classe dominante, a ogni livello, alimentano e promuovono. Chiamiamo infine i giovani, le donne, gli immigrati a formare ovunque organizzazioni popolari zona per zona, quartiere per quartiere, per mettere mano da subito ai mille effetti del degrado e dell’abbandono del territorio, dell’emarginazione sociale, del razzismo di Stato e della guerra contro i poveri promossa dall’alto, dalle istituzioni e autorità borghesi.

Siamo perfettamente coscienti che facciamo e indichiamo di fare cose che non sono di immediata comprensione per gli operai e per le masse popolari perché sono cose molto diverse da ciò che il vecchio movimento comunista prima, e i partiti della sinistra borghese poi, hanno indicato di fare. Il PCI diretto dai revisionisti alla Togliatti e alla Berlinguer e la sinistra borghese sorta dopo lo scioglimento del PCI hanno mobilitato gli operai e le masse popolari per raccogliere voti alle elezioni e per spingerle a partecipare alle lotte rivendicative sotto la direzione dei sindacati di regime. Questa linea non ha evidentemente consentito di instaurare il socialismo, ha progressivamente disperso il patrimonio di esperienza e di organizzazione che la classe operaia e le masse popolari avevano ereditato dalla vittoria della Resistenza e le ha lasciate alla mercé della borghesia.

Indichiamo però una via che centinaia di migliaia di operai hanno imboccato spontaneamente negli anni ‘70 del secolo scorso e prima ancora nel Biennio Rosso con i Consigli di Fabbrica (vedi articolo a pag. 5), esprimendo una forza tale che essi non sono riusciti a instaurare il socialismo solo per le gravi tare ideologiche, i limiti e gli errori espressi dal movimento comunista del nostro paese.

Il 2020 è sotto il segno della rivoluzione socialista non perché la rivoluzione scoppia, ma perché i comunisti la costruiscono passo dopo passo e fase dopo fase. Pertanto chi si definisce comunista e ha la falce e il martello nel cuore, deve impegnarsi senza riserve per

– sostenere in ogni azienda gli operai avanzati e in ogni zona e contesto gli esponenti avanzati delle masse popolari che in qualche modo, in un campo o nell’altro, resistono all’uno o all’altro aspetto del catastrofico corso delle cose imposto dalla borghesia imperialista,

– aiutare ogni gruppo di lavoratori, di giovani e di elementi delle masse popolari a occuparsi con più forza ed efficacia della sua lotta particolare,

– spingere ogni gruppo e ogni organismo ad andare oltre il suo caso particolare e legarsi agli altri gruppi che anch’essi nel loro particolare resistono e, assieme, creare la spinta dal basso necessaria a costituire un proprio governo d’emergenza che farà fronte al sabotaggio, al boicottaggio, alle sanzioni e all’aggressione della comunità internazionale dei gruppi imperialisti fino a instaurare il socialismo.

Ogni passo fatto in questo senso, anche quello che superficialmente sembra piccolo o persino insignificante, è un passo avanti nella rivoluzione socialista.

 

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Operai e lavoratori, è tempo della riscossa!

Operai e lavoratori, è tempo di prendere in mano il governo del paese!

I motivi che rendono necessario e urgente mobilitarsi per cambiare le cose voi li conoscete meglio di tutti. Nonostante abbiate un posto di lavoro, gli stipendi sono insufficienti per garantire alle vostre famiglie una vita dignitosa e senza preoccupazioni: gran parte se ne va per mutui e finanziamenti, nelle bollette e nel soddisfacimento delle necessità primarie. Si paga a caro prezzo ogni tipo di svago o di ricreazione. Molti diritti che erano garantiti, come la sanità e l’istruzione, sono tornati a essere venduti come merci e la loro qualità dipende da quanto si è disposti a pagare. Con l’inizio del 2020 aumenta tutto e lo stipendio vale sempre meno.

A milioni siete costretti alla precarietà, a lavorare con contratti a tempo determinato o a chiamata, a fare una montagna di ore di straordinario pagate in nero, in posti di lavoro insalubri e insicuri dove ancora oggi, nel XXI secolo, in media 3 lavoratori al giorno muoiono per la mancanza dell’applicazione delle leggi e dei sistemi di sicurezza che pure esistono, ma su cui il padrone risparmia… (leggi tutto)

 

Hitachi di Pistoia: abbattere il regime da caserma

Una grande fabbrica con circa 1000 operai come l’Hitachi non può essere gestita con il regime da caserma senza la complicità dei sindacati. Quando parliamo di regime da caserma non si intende solo la repressione e la rappresaglia contro gli operai che alzano la testa e organizzano lotte (è anche questo!), ma il clima imposto a colpi di piccole e grandi forzature, intimidazioni e rappresaglie che hanno lo scopo di obbligare gli operai a sottomettersi a condizioni di lavoro sempre peggiori, più precarie e usuranti, più pericolose e alienanti… e più funzionali al profitto dei padroni… (leggi tutto)

 

Un lavoro dignitoso è un lavoro in sicurezza – Campagna per la sicurezza sul lavoro nelle aziende del gruppo Agnelli – Elkann

(…) “Lavorare in sicurezza al primo posto” recita il primo dei dieci principi del World Class Manifacturing (WCM), il principale metodo di organizzazione del lavoro vigente in FCA e nel resto delle aziende del gruppo Agnelli – Elkann. Tuttavia la realtà, come dimostrato dal bollettino di guerra di ottobre, è decisamente l’opposto. L’organizzazione del lavoro del WCM e il regime di intenso sfruttamento della forza lavoro degli operai che ne deriva sono il principale fattore di messa a repentaglio delle condizioni di sicurezza in queste aziende… (leggi tutto)

  • Il primo volantino della campagna – il WCM nuoce gravemente alla salute (CLICCA QUI)

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“Voi del P.CARC siete troppo ottimisti!”

 

Prendendo per la prima volta in mano Resistenza, un compagno ha commentato: “Siete troppo ottimisti, leggendo il vostro giornale sembra ci sia la rivoluzione”. Non è un caso isolato, nel corso del tempo la critica ci è stata fatta molte volte. Si tratta di una critica preziosa perché ci dà l’occasione di trattare una questione che in tanti compagni alimenta sfiducia e scoramento.

Effettivamente, il nostro “ottimismo” e la nostra fiducia nel futuro non sono immediatamente comprensibili a fronte di una situazione generale catastrofica (aziende che chiudono, disoccupazione, privatizzazione di servizi essenziali, eliminazione di conquiste che fino a poco tempo fa sembravano scontate) e di un movimento delle masse che appare ancora frastagliato e disorganizzato. Del resto, la borghesia, attraverso i suoi media, alimenta continuamente la diversione e la confusione e relega le masse popolari in condizione di passività e disorientamento… (leggi tutto)

 

Anche le Sardine parlano di comunismo

(…) Alcuni avvenimenti delle ultime settimane tengono la discussione ben piantata con i piedi a terra: ogni ambito in cui i comunisti non intervengono diventa terreno di manovra per la destra. Non solo per la destra intesa come gli scimmiottatori del fascismo del XX secolo (Casa Pound, Forza Nuova e altra feccia), ma soprattutto per le Larghe Intese… (leggi tutto)

 

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Dall’agenzia stampa del P. CARC:

[Italia] La lotta contro il 5G è lotta per imporre la sovranità popolare!

 

LOTTA ALLA REPRESSIONE

[Italia] Rosalba Romano in solidarietà con Nicoletta Dosio e con tutti gli attivisti No TAV arrestati

Rilanciamo la dichiarazione di Rosalba Romano, della redazione di Vigilanza Democratica e militante del Partito dei CARC sotto processo per “diffamazione” e “colpevole” di lottare per l’attuazione della Costituzione, contro gli abusi di polizia e l’impunità, in solidarietà con Nicoletta Dosio e con tutti gli attivisti No Tav arrestati. Nicoletta Dosio, storica leader del Movimento No TAV, è stata arrestata ieri 30 dicembre, dopo aver rinunciato alle misure cautelari a seguito della condanna per una mobilitazione del 3 marzo 2012, che vide circa 300 compagni aprire un casello autostradale in segno di protesta contro la Sitaf, società che si occupava dei lavori di preparazione del tunnel TAV. Estendiamo le pratiche di resistenza alla repressione che il movimento NO TAV con Nicoletta in prima fila hanno elaborato in anni di resistenza alla grande, inutile e devastante opera, di lotta e solidarietà contro la repressione dello stato. Guarda il video dell’arresto.

Costruire un ampio fronte di solidarietà per la liberazione di Nicoletta e di ogni NO TAV agli arresti e sottoposto a misure cautelari! Costruire una campagna di disobbedienza diffusa alla repressione contro le lotte! Che si sviluppino 10, 100, 1000 iniziative di lotta e sostegno alla causa No TAV! Estendere la Vigilanza Democratica e il controllo popolare per l’attuazione delle parti progressiste della Costituzione!

Guarda la dichiarazione video qui à   https://youtu.be/iYGA1274Z_0

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Via Tanaro, 7 – 20128 Milano – Tel/Fax 02.26306454
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