Boeing ucraino: per i media occidentali “non avrai altro colpevole che l’Iran”

Il presidente dell’aviazione civile iraniana, Ali Abedzadeh, ha definito “voci insensate” gli annunci secondo cui il Boeing 737 della MAU sarebbe stato colpito da un razzo. “Dal punto di vista tecnico è impossibile che un razzo abbia colpito l’aereo ucraino” ha detto. Tanto più che è accertato che i piloti hanno tentato di tornare verso l’aeroporto: già per questo scompare la versione del missile.

Abedzadeh ha dichiarato anche che l’Iran non consegnerà a Washington le scatole nere dell’aereo, ma che comunque i tecnici della Boeing, così come quelli ucraini, canadesi e dei Paesi di appartenenza delle vittime, prendono parte a Teheran alle indagini sul disastro, costato la vita a 176 persone.

Ovviamente, non appena il Pentagono ha raccomandato a Kiev di cambiare la prima versione (quella che escludeva l’ipotesi di un attentato) ed ha diffuso la velina con la propria verità, tutti i “più seri” media del “mondo libero” si sono gettati a capofitto sulla versione del missile antiaereo iraniano “Tor-M1”, ovviamente di fabbricazione russa che, pur se “per sbaglio”, avrebbe colpito il velivolo civile ucraino.

Non si cura nemmeno di usare un condizionale – quasi d’obbligo in questi casi – Il Sole 24 ore, che sul proprio sito web riporta perentoriamente la certezza yankee: “Media Usa: Boeing 737 abbattuto sopra Teheran da un missile iraniano”, nascondendo poi nei sottotitoli che “Nessuna ipotesi è esclusa”. E poi, via di corsa a citare le americane Newsweek, Cbs, e l’intelligence americana, che “avrebbe intercettato segnali di due missili lanciati dagli iraniani”.

Segue poi un video del New York Times, insieme alle dichiarazioni del premier canadese Justin Trudeau, anche lui, citando imprecisate “fonti di intelligence”, convinto del missile iraniano, quando ieri i gli esperti canadesi avevano escluso ogni ipotesi di atto terroristico. Per quanto riguarda il coinvolgimento nelle indagini degli esperti della Boeing, cui, secondo Il Sole, Teheran avrebbe negato il permesso a partecipare alle investigazioni, bastano le parole di Abedzadeh citate prima.

Di contro, l’agenzia iarex.ru dice chiaramente che gli USA stanno ricorrendo alle menzogne pur di incolpare l’Iran del disastro. Questo perché, a parere del politologo Oleg Lavashov, tra gli osservatori sta prendendo peso l’ipotesi che sia stato invece proprio un drone USA a causare la tragedia.

Tra l’altro, afferma Lavashov, gli americani stanno operando con “banali campagne sui media”, e lo fanno anche in maniera “abbastanza poco professionale, contando sul fatto i media loro amici cantino sulle note USA“. I media americani citano ora a profusione le più svariate “fonti di intelligence” e di altro genere, pur di accusare l’Iran, dice ancora Lavashov; ma, “quando si trattava di scagionare Kiev per il Boeing malese, non si trovava nessuna fonte, dato che gli USA dispongono dei dati secondo cui il Boeing malese era stato abbattuto dall’Ucraina”.

C’è poi la CNN che, citando un’imprecisata “fonte d’intelligence”, parla di due missili terra-aria “SA-15” di fabbricazione russa.

E il segretario del Servizio di sicurezza ucraino, Aleksej Danilov, che nella mattina di giovedì aveva parlato di 4 versioni sulle possibili cause del disastro (razzo antiaereo “Tor”, scontro con uno o più droni, causa tecnica, attentato a bordo), già in serata parlava di 7 ipotesi, tre delle quali, rimanevano al momento “segrete”.

Molto più cauto, almeno in apparenza, il suo capo dello Stato, Vladimir Zelenskij, che venerdì dice che la versione del missile “non è esclusa, ma a oggi non è confermata.Tenendo conto delle dichiarazioni dei leader politici ai media, invitiamo tutti i partner internazionali – in primo luogo i governi di USA, Canada e Gran Bretagna – a presentare dati e prove riguardanti la catastrofe”.

Nella giornata di giovedì si era giunti al punto di mostrare “fotografie” dei resti di un razzo nella zona in cui era precipitato il Boeing, messe su twitter da tale Ashkan Monfared, il cui account, però, secondo il canale-telegram “Sheptun”, risultava da bloccato per altre numerose false informazioni. Inoltre, nota Sheptun, tutti i metadati delle foto erano stati anticipatamente cancellati e una semplice ricerca su Google e Jandex non fornisce risultati utili. Al momento, scrive Sheptun, “gli ‘esperti’ di fama mondiale di Bellingcat, e il loro fedele esercito di investigatori via Internet, stanno cercando di determinare l’origine della fotografia. Finora, tuttavia, senza successo“.

In generale, osserva il sito web fort-russ.com, le affermazioni di Trudeau costituiscono “il primo serio tentativo di legittimare i pettegolezzi originati per la prima volta da anonime fonti del Dipartimento di Stato, poche ore dopo l’incidente“. Trudeau ha dichiarato anche di aver condiviso questa “intelligence segreta” con i governi ucraino e olandese che hanno condotto le indagini sul Boeing malese abbattuto in Ucraina nel 2014. Abbattimento che, peraltro”, nota fort-russ.com, “le recenti dichiarazioni del tenente-colonnello Vasilij Prozorov hanno dimostrato esser stato causato dalle forze di ‘Azov’ collegate al governo Poroshenko, d’intesa con l’intelligence britannica”.

Nessun media del “mondo libero” accenna, nemmeno di sfuggita, alla possibilità ventilata da fonti militari iraniane al canale Live Report, che il Boeing 737 ucraino possa esser stato abbattuto per errore da un missile lanciato da droni USA, a caccia di velivoli governativi iraniani; così come nessuna fonte occidentale fa parola dei resti di un drone MQ-1 “Predator” rinvenuti alla periferia di Teheran.

http://contropiano.org/news/internazionale-news/2020/01/10/boeing-ucraino-per-i-media-occidentali-non-avrai-altro-colpevole-che-liran-0122827?fbclid=IwAR1hFlLxkmd_14CL6TTSq73DJzoL7WwgP0jla0cqmRy-4FdCDTdFzOMxYnA

Dipendenti della Boeing sul 737 MAX: “Progettato dai pagliacci sorvegliati dalle scimmie”

Il gigante aeronautico afferma in una dichiarazione che alcuni dei messaggi sono “completamente inaccettabili” e contengono un “linguaggio provocatorio”

Boeing ha rivelato un altro gruppo di messaggi interni dell’azienda in cui i suoi dipendenti esprimono profonda preoccupazione per il modello di aereo 737 MAX mentre ridicolizzano i loro manager, clienti e regolatori, riferisce il New York Times . I documenti sono stati inviati al Congresso degli Stati Uniti. e la Federal Aviation Administration (FAA).

Il gigante aerospaziale, che continua ad affrontare una grave crisi in seguito alle due catastrofi del 737 ?AX che costarono la vita a più di 300 persone , ha comunicato in una dichiarazione che alcuni di questi messaggi sono “del tutto inaccettabili” e contengono un “linguaggio provocatorio” .

“Questo aereo è progettato da pagliacci, che a loro volta sono sorvegliati da scimmie”, ha scritto un pilota della compagnia a un collega nel 2016. Il dipendente non è stato nominato e non è chiaro quali problemi abbia identificato nel MAX a quel tempo.

Un altro messaggio inviato nel 2018 mostra un dipendente che ha a che fare con preoccupazioni etiche spiegando a un collega: “Non sono stato ancora perdonato da Dio per la copertura che ho fatto l’anno scorso”, in apparente riferimento a un’interazione aziendale con la FAA.

Oltre al sistema di controllo di volo difettoso che si ritiene abbia causato i due incidenti MAX 737 in Indonesia e in Etiopia, i dipendenti hanno anche criticato i simulatori di volo dell’aereo nei messaggi interni.

“Metteresti la tua famiglia su un aereo addestrato nel simulatore MAX?  Non lo farei”, ha chiesto un altro lavoratore a un collega, che ha semplicemente risposto, “No.”

Nella dichiarazione rilasciata insieme ai documenti, Boeing si è scusata “con la FAA, il Congresso, i nostri clienti delle compagnie aeree e con il pubblico in volo” per il “contenuto di queste comunicazioni”, e aggiunge che aveva apportato “cambiamenti significativi come azienda migliorare i processi, le organizzazioni e la cultura della sicurezza “.

Tuttavia, un portavoce della FAA ha dichiarato in che i documenti non rivelano “alcun rischio per la sicurezza che non è stato identificato come parte della revisione in corso delle modifiche proposte all’aeromobile”.

https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-progettato_dai_pagliacci_sorvegliati_dalle_scimmie_i_messaggi_interni_dei_dipendenti_della_boeing_sul_737_max/82_32520/

 

Aereo di linea ‘abbattuto’ in Iran: le menzogne occidentali contro Teheran

Le accuse all’Iran di aver abbattuto l’aereo di linea provengono dalle solite inattendibili e anonime segnalazioni dell’intelligence USA e NATO, quelle responsabili delle più grandi menzogne e dei piu grandi scandali degli ultimi decenni (Tonkin, USS Liberty, WMD di Saddam, ‘ribelli moderati jihadisti’, tutte le rivelazioni di Snowden, Wikileaks, l’elenco potrebbe andare avanti all’infinito).

Questo sviluppo apre uno squarcio importante sugli eventi degli ultimi giorni e chiarisce alcuni aspetti fondamentali:

Innanzitutto partiamo da un punto, sia Trump che Trudeau hanno affermato che si è trattato di un incidente. Rimarcare questo aspetto esclude qualsivoglia risposta militare.

Secondo elemento, lo scopo di queste accuse è gettare discredito internazionale sull’Iran, come fatto per la Russia e il Donbass con le false accuse sull’abbattimento di MH17. Probabilmente anche raccogliere un consenso “internazionale” per forzare nuove sanzioni su Tehran (e spingere gli Europei a lasciare il JCPOA).

Quello che si evince è evidente: gli USA hanno subito un’umiliazione senza precedenti con l’attacco missilistico IRGC e non potendo rispondere militarmente, si limitano ad infangare con false accuse, ma si tutelano, precludendo con la parola “incidente” ogni azione militare, dato che risulterebbe impossibile da sostenere.

In conclusione, questo nuovo sviluppo elimina ogni dubbio su improbabili “modalità concordate” tra USA e Iran nell’azione militare di Tehran (Washington avvertita dagli Iracheni) e probabilmente manda anche un monito ben preciso a Zelenskyj (presidente Ucraina) che si era affrettato a dire che teorie cospirazioniste sugli eventi vanno escluse prima della fine delle indagini.

Casualmente Zelenskyj è anche molto incline a ricucire i rapporti con Mosca.

Trump ha agito d’impulso varcando una linea rossa con Soleimani, non per fini elettorali ma perché completamente in mano ai suoi donatori Israeliani e circondato da Neocon al soldo di Tel Aviv e del complesso militare industriale USA.

L’Iran ha mantenuto la parola e ha dimostrato le proprie capacita lasciando interdetti gli esperti di guerra del Pentagono (osservate la precisione degli Strike, tutti andati a segno e capirete le espressioni attonite dei militari in piedi dietro a Trump nel suo discorso alla nazione di ieri).

Dopo una batosta del genere agli USA e i pochi alleati rimasti non resta che spargere menzogne e accusare Tehran delle peggiori nefandezze, lo stesso atteggiamento visto in Ucraina contro Mosca.

Anche in quel caso si parlava di un’intesa sotterranea tra Trump e Putin.

Auspico a costoro di osservare gli eventi con un po’ più di attenzione e fare pace col proprio cervello.

di Federico Pieraccini

https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-aereo_di_linea_abbattuto_in_iran_le_menzogne_occidentali_confermano_lumiliazione_nordamericana_ad_opera_di_teheran/16990_32514/

 

Andre Vltchek: un eroe iraniano è caduto e il mondo è ora un posto ancora più pericoloso

Si dice che provenisse da un background modesto e salito di livello, diventando, come molti credono, il secondo uomo più potente in Iran. Dicono che sarebbe potuto diventare la prossima guida suprema nel paese.

Ogni volta che visito l’Iran, mi viene detto quanto la sua gente lo adori. È diventato il simbolo della resistenza contro l’Occidente, il simbolo della forza e della dignità della nazione che è stata attaccata, colonizzata e affamata da diverse capitali occidentali.

E ora il comandante della forza di Al Quds in Iran, Qassem Soleimani, non c’è più. E il comandante in capo americano, Donald Trump, rivendica con orgoglio la responsabilità della sua scomparsa.

La dichiarazione del Pentagono è arrivata rapidamente ed era chiaro:”Per ordine del Presidente, l’esercito americano ha adottato misure difensive decisive per proteggere il personale americano all’estero uccidendo Qassem Soleimani … Questo attacco doveva scoraggiare il futuro piano di attacco iraniano. Gli Stati Uniti continueranno a prendere tutte le misure necessarie per proteggere la nostra gente e i nostri interessi ovunque si trovino nel mondo “.

Azione difensiva

Quasi immediatamente, RT e altri mi hanno chiesto di fare un’analisi.
Non ho potuto fare a meno di definire ciò che è stato fatto all’aeroporto di Baghdad, in Iraq, come omicidio stragiudiziale volgare e brutale.
Negli ultimi due mesi sono stato in tutto il mondo, scrivendo (e filmando) tutti questi orrori che l’Impero ha scatenato contro persone di culture diverse, vivendo in diverse parti del mondo.

Medio Oriente, Cina, America Latina.

Sembra che tutti i confini siano stati attraversati. Washington e i suoi alleati della NATO hanno perso ogni controllo, ogni vergogna e decenza. Non ne hanno mai avuto molti, ma ora non ne hanno quasi più.

Tutto sembra essere primitivo, come in un film di mafia mal fatto. Se ai leader occidentali non piacesse nessun paese? In questo caso, semplicemente lo attaccano, lo fanno morire di fame e lo distruggono. Così brutalmente. Nessuna mediazione da parte del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, nessuna argomentazione e nessuna pretesa di alcun processo legale.

Questo è quello che è successo a Hong Kong, in Bolivia, in Venezuela e nella Papua occidentale. Ciò è accaduto anche in Iran, così come in Cina e Russia, sebbene questi paesi abbiano dimostrato di essere molto più difficili da sradicare di quanto inizialmente pensassero i pianificatori di Washington.

Lo stesso vale per gli individui: le persone vengono uccise senza pensare, alcune rapidamente, altre molto lentamente e dolorosamente. Julian Assange è uno di loro, torturato lentamente a morte, di fronte a tutto il mondo, nonostante le proteste di esperti legali e medici che chiedono la sua liberazione.

L’omicidio di Quassem Soleimani e di altri a Baghdad è stato rapido e completamente inaspettato.

Le espressioni facciali dei funzionari americani erano assolutamente scioccanti: come se i leader della mafia fossero stati catturati nell’angolo di una tana sporca da un gruppo di giornalisti dilettanti. Senza rimpianti, hanno sorriso davanti agli obiettivi, suggerendo “E allora?” Che cosa hai intenzione di fare ora? Sfidarci? Noi ? Ti spezzeremo le gambe o qualcosa del genere … ”

E nessuno, assolutamente nessuno osa davvero sfidarli! Non ancora. Al momento no.

È un gioco testato, a prova di proiettile. Distruggi un intero paese o uccidi una persona e poi mostri il tuo lavoro; le tue armi ben mantenute. Esponi le tue armi e la tua terribile fila di denti. Dici, o suggerisci senza dirlo, “Hai una moglie e due figlie nel paese, giusto? Non vuoi che succeda loro niente, vero? ”

Adesso è a quel livello. Non è meglio di così, non vedi?

Se ti difendi, muori; la tua famiglia muore. Oppure i tuoi familiari vengono violentati. O entrambi.
Vi piace ? Non ti piace? Lo odi davvero? Non ci interessa! L’Impero ha armi. Questo è tutto ciò che ha. La capacità di uccidere e stuprare. È diventato stupido, degenerato. Non produce quasi nulla di valore. Ma ha milioni di armi e una mostruosa macchina di propaganda.

*
Ora, sul serio: cosa può fare l’Iran? Cosa può fare una nazione con migliaia di anni di cultura?
Può difendersi? Onestamente, se pensi che possa farlo, allora dillo: come?

Se risponde, potrebbe essere cancellato dalla faccia della terra. Se non fa nulla, perderà la faccia, il rispetto per se stessa e l’obiettivo di continuare la sua lotta per la vera indipendenza e la sua forma unica di socialismo.

Per anni e decenni, l’Iran è stata una spina nel fianco dell’Occidente. I suoi alleati hanno combattuto contro il terrorismo iniettato dall’Occidente in Iraq, Siria e Libano. L’alleato dell’Iran in Libano, Hezbollah, ha difeso il paese contro le invasioni israeliane, fornendo al contempo sostegno sociale ai cittadini poveri e bisognosi.

L’Iran ha dato lavoro e un riparo temporaneo a molti cittadini afgani, in particolare quelli di Herat, a cui non è rimasto assolutamente nulla dopo l’orrenda occupazione del paese da parte degli Stati Uniti e della NATO. Ho lavorato in Afghanistan e ho visto enormi file fuori dal consolato iraniano ad Herat. L’Iran è stato anche profondamente coinvolto in America Latina, aiutando, costruendo alloggi sociali in Venezuela, Bolivia di Evo e altrove.

E ora, recentemente, ha iniziato ad avvicinarsi sempre di più ai due principali nemici di Washington: Cina e Russia.

Ecco perché è stato deciso negli annali di Washington e del Pentagono: l’Iran deve essere fermato, distrutto. Ad ogni costo cioè, ad ogni prezzo che dovrebbe essere pagato dai cittadini iraniani.

*
Sono convinto che questa follia debba essere fermata. Per il bene dell’Iran.

Ma anche perché se l’Iran viene rovinato, distrutto come l’Iraq, la Libia o l’Afghanistan, qualcuno sarà il prossimo. Prima, molto probabilmente, il Venezuela e poi Cuba. Ma poi, forse, molto probabilmente, Russia o Cina, o entrambi.

L’Impero non si fermerà da solo. Se non incontra l’opposizione, sarà sempre più incoraggiato.
È un grave errore lasciarlo letteralmente “cavandosela con l’omicidio”.

Oggi un coraggioso generale iraniano è stato assassinato. Washington sorride provocatoriamente, cinicamente.

Invia messaggi ai quattro angoli del mondo: “Resta sui tuoi divani davanti alla televisione. Pietrificati. Non fare nulla. Altrimenti! ”

Di *Andre Vltchek  

*Andre Vltchek is a philosopher, novelist, filmmaker and investigative journalist. He has covered wars and conflicts in dozens of countries. Five of his latest books are “China Belt and Road Initiative: Connecting Countries, Saving Millions of Lives”, “China and Ecological Cavillation” with John B. Cobb, Jr., Revolutionary Optimism, Western Nihilism, a revolutionary novel “Aurora” and a bestselling work of political non-fiction: “Exposing Lies Of The Empire”. View his other books here. Watch Rwanda Gambit, his groundbreaking documentary about Rwanda and DRCongo and his film/dialogue with Noam Chomsky “On Western Terrorism”. Vltchek presently resides in East Asia and the Middle East, and continues to work around the world. He can be reached through his website and his Twitter. His Patreon
 

Enel condannata a risarcire operaio per malattia contratta dopo esposizione ad amianto

Operaio esposto ad amianto: la Corte di Appello di Roma condanna l’Enel S.p.A. al risarcimento dei danni per placche pleuriche ed esposizione alla fibra killer

Ezio Bonanni, legale e presidente ONA: “l’Enel, risarcisca i lavoratori esposti evitando di costringerli ad adire le vie giudiziarie per il riconoscimento dei loro diritti 

La sezione lavoro della Corte di Appello di Roma, Presidente Maria Antonia Garzia, riformando parzialmente la sentenza di primo grado che aveva negato il diritto al risarcimento dei danni patrimoniali e non patrimoniali per esposizione ad amianto del lavoratore M.B., ha condannato l’Enel S.p.A. e l’Enel Produzione S.p.A. al pagamento della somma di 16.644 euro, oltre gli accessori di legge, le spese processuali e di C.T.U.

La consulenza tecnica d’ufficio, espletata nel corso del processo di appello dal Dott. Andrea Cavalli, ha confermato che il lavoratore è affetto da placche pleuriche bilaterali e disturbo dell’adattamento con ansia e tono dell’umore moderatamente depresso, rappresentando che tali patologie sono etiologicamente riconducibili all’esposizione prolungata a polveri e fibre di amianto.

M.B. è stato assunto alle dipendenze di Enel nel 1976 con mansione dapprima di operaio e poi di elettricista manipolando direttamente amianto per rimuovere e sostituire i componenti usurati, sempre in amianto. Anche dopo la messa al bando del minerale l’esposizione è continuata a causa della contaminazione dell’ambiente lavorativa fino a quando, nel 2014, ha risolto il suo rapporto lavorativo, con pensionamento.

Auspichiamo che l’Enel, quale datore di lavoro, nei casi di insorgenza di patologie asbesto correlate da esposizione all’amianto (mesotelioma, tumore del polmone, asbestosi, placche ed ispessimenti pleurici, e altre malattie), che sono riconosciute dall’INAIL, risarciscano integralmente i lavoratori evitando di costringerli ad adire le vie giudiziarie per il riconoscimento dei loro diritti” dichiara l’Avv. Ezio Bonanni, difensore dell’operaio, componente della Commissione Nazionale Amianto del Ministero dell’Ambiente, e Presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto che, a tutti i livelli, lavora per incentivare le bonifiche e la messa in sicurezza dei siti, la sorveglianza sanitaria dei lavoratori esposti ad amianto, e il riconoscimento dei  loro diritti, anche attraverso lo sportello amianto  https://www.osservatorioamianto.com/sportello-nazionale-amianto/ e il numero verde 800 034 294.

Comunicato stampa

Roma, 10 gennaio 2020

 

Rifugiati, l’UNHCR all’UE: il 2020 sia l’anno del cambiamento per la protezione

L’UNHCR, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati, ha pubblicato una serie di Raccomandazioni, ambiziose ma realizzabili, rivolte alle Presidenze croata e tedesca del Consiglio dell’Unione Europea (UE) per il 2020. Read More “Rifugiati, l’UNHCR all’UE: il 2020 sia l’anno del cambiamento per la protezione”

Vogliamo realizzare “31 Casette romane”

Superando.it

«Vogliamo continuare a progettare e studiare sistemi e soluzioni abitative degne e definitive per ragazzi e famiglie che via via saranno pronti a vivere senza i genitori, insieme a un gruppo di loro amici e con il sostegno di professionisti esperti nella gestione di gruppi di persone con fragilità»: così l’Associazione romana Ylenia e gli Amici Speciali ha lanciato una raccolta fondi nel web, per sostenere il progetto “31 Casette romane”, ideale prosecuzione e allargamento di “Casetta 31”, iniziativa di autonomia abitativa per persone con disabilità intellettiva, condotta negli ultimi anni
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Benvenuti “Libri di accaParlante”!
Dopo avere diffuso per ben trentasette anni buona cultura sulla disabilità e sulla diversità in generale, la rivista del Centro Documentazione Handicap di Bologna «HP-Accaparlante» si è trasformata in una nuova sfida, frutto di una collaborazione con Edizioni la meridiana, vale a dire una collana editoriale composta da tanti libri di approfondimento su temi specifici, ma con il filo conduttore dell’accessibilità, declinata nei suoi molteplici aspetti: accessibilità fisica, ma anche alla comunicazione, alla conoscenza, alla cultura, al fare e saper fare, alla relazione con la diversità
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Quella violenza sconosciuta che fa male
«La violenza psicologica – scrivono Silvia Lisena e Chiara Iengo – ha la costante dell’essere subdola e viene spesso ignorata perché non lascia segni visibili in una società che tende ancora a dare credibilità, ascolto e sostegno soltanto in presenza di prove tangibili. Nel caso poi di violenza nei confronti delle donne con disabilità, il discorso diventa ancora più ostico, perché se già le situazioni di violenza fisica faticano ad essere denunciate, quelle di violenza psicologica tendono ad essere taciute in modo ulteriore»
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Come peggiorare ancora la situazione degli alunni lombardi con disabilità grave
«Chiedo di riconsiderare questa ulteriore penalizzazione degli alunni con disabilità grave che frequentano la scuola, e che in realtà la possono frequentare solo in parte, risultando quasi a pieno carico delle loro famiglie»: lo scrive Davide Soldani, padre di tre figli con disabilità grave, rivolgendosi direttamente al presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana, alla luce di una recente Delibera prodotta dalla Giunta di tale Regione, che prevede appunto un nuovo taglio della cosiddetta “Misura B1”, a danno di alunni con disabilità grave che frequentano la scuola
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Con gli occhi di Sara
Sono in programma nei prossimi giorni (a Reggio Calabria il 10 gennaio; a Vicenza e a Bassano del Grappa il 13 gennaio) alcune presentazioni, alla presenza dell’Autore, del libro “Con gli occhi di Sara. Un padre, una figlia e l’autismo”, recentemente pubblicato da Davide Faraone, senatore e padre di una giovane con autismo. Si tratta, come è stato scritto, di «una narrazione intima e di un’occasione unica per guardare con consapevolezza un futuro tutto da costruire»
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La guerra non regala mai niente
Attingendo ai ricordi personali dei racconti di guerra ascoltati nell’infanzia, da parte dei reduci dalle guerre mondiali, e pensando alla lunga esperienza di lavoro in àmbito di collocamento delle persone con disabilità, Marino Bottà sottolinea che in quindici anni di attività in un Ufficio di Collocamento Disabili si è dovuto occupare solo di tre persone con riconoscimento di invalidità di guerra. E conclude: «Auguriamoci che sia sempre così»
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I nuovi esami di maturità tra luci e ombre
Vengono in generale ritenute positive le modifiche recentemente apportate agli esami di maturità, ma ci sono anche alcune richieste delle Associazioni di persone con disabilità – riguardanti in particolare le prove INVALSI e gli strumenti compensativi per i BES (Bisogni Educativi Speciali) – che non sono state prese in considerazione. Ci si augura quindi che ulteriori cambiamenti possano essere introdotti con l’annuale Ordinanza Ministeriale sugli esami che verrà prossimamente emanata
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Lazio: lavoro congiunto per l’occupazione delle persone con disabilità
«Questo è un risultato importante, che mostra l’intento della Regione Lazio di ampliare il coinvolgimento partecipativo delle organizzazioni rappresentative delle persone con disabilità nelle tematiche che le riguardano»: così Daniele Stavolo, presidente della FISH Lazio, si sofferma sul Protocollo siglato tra la Regione Lazio, l’INAIL e numerose altre organizzazioni del mondo del lavoro e del Terzo Settore, che avrà l’obiettivo di promuovere l’inclusione lavorativa e il reinserimento delle persone con una disabilità conseguente ad un infortunio sul lavoro o ad una malattia professionale
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Logiche di guerra e di amore

L’incubo di una nuova guerra, che si aggiunge a quelle poco visibili sui grandi media, costringe a fare i conti non solo con questioni geopolitiche. Torna la domanda che Einstein pose a Freud: “C’è un modo per liberare gli uomini dalla fatalità della guerra?”. E torna il bisogno di indagare quella mescolanza di amore e odio che attraversa la relazione tra i sessi come la vita sociale, di gruppi e di nazioni. “La guerra, che quasi sempre si accompagna alla nascita e alle vicende più importanti di una nazione – ha scritto qualche tempo fa Lea Melandri -, distrugge, espelle, ma per aggregare e proteggere…”

Foto di Chandler Cruttenden, tratta da Unsplash.com
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Nel Disagio della civiltà Freud si avvicina alla scoperta dell’aspetto violento che si annida nell’amore per quel retaggio preistorico che si porta dentro, come nostalgia dell’originaria unità a due. Violenta è l’appropriazione che il maschio opera rispetto al corpo femminile, da cui ha ricevuto cure e stimoli sessuali (il dominio patriarcale); violento è anche il sogno d’amore, inteso come fusione di due esseri in uno, ricomposizione delle figure del maschile e del femminile create dall’uomo per una sorta di sdoppiamento; pulsione di morte è la tentazione di annegare in una beatitudine che è spegnimento di ogni tensione, e quindi della vita. L’aggressività è necessaria anche per conservare l’unità ideale, per spostare all’esterno ciò che la minaccia. Questo vale anche per l’unità ideale che viene a saldare un gruppo, una nazione, un’etnia (leggi anche Stragi, guerre e orrori privati hanno un sesso).

Sotto questo aspetto – come ripetizione dell’anelito originario – l’Eros contiene in sé logiche di guerra: la guerra mai dichiarata tra i sessi, che passa attraverso l’appropriazione del corpo femminile, la fissazione della donna nel ruolo di madre, la sua espulsione da una comunità storica di uomini, che si configura così come omogenea, con una genealogia in proprio. Si potrebbe parlare di “pulizia sessuale”, cancellazione, da parte del sesso maschile, della sua origine eterogenea.

Ma questa comunità storica, a sua volta, non ha potuto evitare movimenti analoghi, di accomunamento e chiusura, inclusione e settarizzazione. I legami che hanno visto l’uomo nel privato come marito, figlio, amante, si trasferiscono, a volte con accresciuta intensità, nelle sue relazioni pubbliche, in particolare là dove la vita del gruppo appare più minacciata.

“L’intensità dell’amore di guerra – scrive J. Hillman nel suo libro Un terribile amore per la guerra (Adelphi 2004) – nasce dal crollo di tutti gli altri… la disperazione di una vita vissuta insieme comprime tutto l’amore umano in questi pochi con cui faccio la ronda, oltre a mangiarci, a pisciarci, a dormirci insieme”.

Là dove si costituisce una comunità-persona, quasi fosse un’unità organica, in guerra ma anche nei nazionalismi, nella costruzioni identitarie, negli arroccamenti etnici, nell’assolutizzazione delle differenze, si può ipotizzare che si riattualizzi come replica cieca o come ripresa aperta a nuove soluzioni, l’unione originaria con la madre, un modello d’amore immaginario, esclusivo, che vede l’apertura e la diversità come un pericolo. Ciò spiega perché i nazionalismi abbiano avuto anche il consenso delle donne. La “nascita” della nazione è nascita di una genealogia patriarcale, ma è anche richiamo a una “coesione organica”, a una unità totale mistica, che ha a che fare col corpo materno.

È madre-patria o, meglio ancora, matria: un volto d’uomo in un corpo femminile: restaurazione dei ruoli tradizionali di madre, moglie, recupero della metafora della famiglia, che parla di uomini come padri, figli, amanti. Se la nazione è un’idea tutta maschile, ha bisogno tuttavia di incarnarsi in una figura femminile, che non è solo un simbolo, una “muta effigie”.

Per salvaguardare l’Eros nella sua forma “preistorica” – l’unica che secondo lui può dare felicità – Freud è costretto a spostare fuori, su un fattore esterno, l’aggressività, ipotizzando una pulsione di Morte, uguale e contraria all’Eros. È nella Risposta a Einstein (1932), che gli aveva posto la domanda: “C’è un modo per liberare gli uomini dalla fatalità della guerra?”, che Freud si avvicina a una visione meno dicotomica. È proprio la mescolanza di amore e odio, conservazione e distruzione, vita e morte, ad aver reso così difficile il riconoscimento di queste pulsioni. E questo vale sia per la vita intima, per la relazione tra i sessi, sia per la vita sociale: gruppi, nazioni, ecc. Così come l’Eros ha dentro logiche di guerra, anche la guerra è imparentata con l’amore.

La guerra, che quasi sempre si accompagna alla nascita e alle vicende più importanti di una nazione, distrugge, espelle, ma per aggregare e proteggere. È qui che Freud comincia a vedere l’amore e l’odio più intersecati e imparentati di quanto avesse pensato vedendoli come pulsioni contrapposte:

“Amore e odio, conservazione e distruzione sono meno polarizzate di quanto sembri… La guerra come dovere sacrificale, nonostante assolva essenzialmente funzioni distruttive, ha per gli uomini il significato di una distruzione messa la servizio della conservazione di ciò che si ama”.

Forse, con la maggiore consapevolezza di cui disponiamo, si può tentare di sciogliere quel tragico annodamento che oggi va sotto il nome di “guerra umanitaria”.

La coscienza che ha sottratto a una millenaria naturalizzazione il rapporto tra i sessi, oggi può tentare di riportare alla storia – cioè alla cultura, alla politica – altri enigamtici indicibili annodamenti, primo fra tutti quello che imbrigliando vita e morte, amore e violenza, ha impedito finora una messa in discussione radicale dell’uno e dell’altra, e quindi la presa di distanza dall’immaginario che li sorregge. Anche se ancora lontana, comincia a profilarsi la fine di una parentela rovinosa.

Fine della “dialettica”?

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Tratto da Amore e violenza (Bollati Boringhieri 2011), dove è apparso con il titolo completo Il perverso annodamento di logiche d’amore e logiche di guerra.

di Lea Melandri

08 Gennaio 2020