Rifiuti, la Capitale rinuncia alla raccolta “Porta a Porta”

Legambiente su marcia indietro sul porta a porta a Roma “Nella Capitale, pensare di tornare ai cassonetti dove c’è già il porta a porta è una follia”

Dopo le dichiarazioni di dirigenti Ama in commissioni istituzionali del Campidoglio, dove si è affermato che in alcuni luoghi è stato giusto tornare ai cassonetti abbandonando il porta a porta per aumentare le “perfomance aziendali”, e che  alcuni Municipi (IV e VI) chiedono di ritornare ai cassonetti in varie aree dove è avvenuto il passaggio al porta a porta, interviene Legambiente criticando con fermezza quella che l’associazione ambientalista ritiene un errore gravissimo.

“Nella Capitale, pensare di tornare ai cassonetti dove c’è già il porta a porta è una follia – commenta Roberto Scacchi presidente di Legambiente Lazio – Se si pensa di migliorare presunte performance aziendali con il ritorno ai cassonetti si fa un errore gravissimo: per prima cosa bisogna pensare alle performance ambientali e alla pulizia di una città da troppo tempo sporca e con rifiuti ovunque; è gravissimo che siano le istituzioni stesse a chiedere il ritorno ai cassonetti. Ogni utenza porta a porta sostituita da un cassonetto stradale, è un passo indietro gigantesco che porta più rifiuti in strada e più discariche; dove c’è il porta a porta spinto ci sono le strade pulite e non degradate come intorno ai cassonetti, il cui ritorno aggraverebbe anche la già difficile gestione dei rifiuti romana. C’è bisogno di impianti per la differenziata e gli impianti a Roma non si fanno, c’è bisogno di aumentare la percentuale di differenziata e per la prima volta scende da un anno all’altro, c’è bisogno del porta a porta ovunque, indispensabile peraltro al passaggio verso la tariffa puntuale, e il governo della città chiede il ritorno ai cassonetti; ormai è evidente che il Campidoglio, con un errore grave dopo l’altro, sta portando il ciclo dei rifiuti in un punto talmente basso che per riemergere ci vorranno anni”.

Ufficio Stampa Legambiente Lazio

A Vallepietra (RM) è Medioevo: animali in palio nella lotteria di S. Antonio!

“Rimaniamo sconcertati dalla scelta del comune di Vallepietra che nell’anno 2020 si ostina ancora a considerare come “oggetti” degli Esseri Senzienti, quindi individui in grado di provare gioia, dolori ed emozioni”. Read More “A Vallepietra (RM) è Medioevo: animali in palio nella lotteria di S. Antonio!”

Le malattie rare che portano a gravi disabilità fisiche

Superando.it

Dopo avere raccolto le problematiche in termini di riconoscimento di diritti e dell’adeguato sostegno terapeutico assistenziale per le persone con patologie rare che portano a gravi disabilità fisiche, la Federazione Italiana Malattie Rare UNIAMO ha deciso di coinvolgere le Associazioni che si occupano delle necessità di gruppi di patologie con esiti spesso gravemente disabilitanti, allo scopo di costituire un gruppo di lavoro che possa mettere a fuoco le problematiche emergenti e individuare un percorso di azione che la stessa UNIAMO intende supportare al meglio
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L’autonomia abitativa attraverso il rafforzamento delle competenze esistenti
A Pitigliano, in provincia di Grosseto, un gruppo di venti persone con diverse disabilità è stato coinvolto in un progetto di co-housing, ossia un’esperienza temporanea di coabitazione in un ambiente protetto, finalizzata allo sviluppo della massima autonomia personale, attraverso il rafforzamento delle competenze esistenti, con l’impegno in attività di giardinaggio, orticoltura, accudimento degli animali, cucina, fotografia, scrittura e disegno, oltreché con la partecipazione ad alcune escursioni nei siti archeologici del territorio
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Vogliamo circolare liberamente e in sicurezza nelle nostre città
«Il diritto all’inclusione e alla vita indipendente – scrive Vincenzo Falabella, riflettendo sulla tragica morte di un giovane con disabilità a Firenze, deceduto in seguito a una caduta nel centro storico della città – transita attraverso molti requisiti fra loro intrecciati. Uno di questi è poter circolare liberamente e in sicurezza, senza timore per la propria incolumità, nelle nostre città, nei luoghi delle nostre collettività»
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Bisogna proprio arrivare all’esito più tragico per intervenire?
Nell’esprimere il proprio dolore per la morte di Niccolò Bizzarri, studente con disabilità in carrozzina deceduto in seguito a una caduta causata da un dislivello del manto stradale nel centro di Firenze, la Presidente dell’Associazione Toscana Paraplegici si rivolge al Presidente della Consulta Comunale degli Invalidi e degli Handicappati, «con la speranza che non sia necessaria la morte di altri soggetti disabili per far comprendere la necessità di intensificare gli interventi di manutenzione e abbattimento delle barriere architettoniche presenti in diverse zone del nostro Comune»
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Il peso dei bisogni insoddisfatti in ambito sanitario e sociale
La maggior parte delle persone ha difficoltà a gestire una malattia complessa come la sclerosi multipla, sia sul piano sanitario che sociale e i bisogni insoddisfatti che da ciò derivano pesano decisamente sulla qualità di vita. A ribadirlo ora, indicando possibili linee di intervento per migliorare la gestione della malattia e della vita quotidiana, vi è una recente ricerca guidata da Michela Ponzio della FISM, Fondazione che opera a fianco dell’AISM (Associazione Italiana Sclerosi Multipla)
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Nasce a Bologna “Una Casa in San Donato”
Sta per arrivare il momento tanto atteso dalla Fondazione Dopo di Noi di Bologna, frutto di tanto impegno che ha dato vita, lo scorso anno, anche alla campagna “Insieme realizziamo l’impossibile”. Nella mattinata del 18 gennaio, infatti, assumerà concretezza “Una Casa in San Donato”, progetto di convivenza abitativa protetta per persone con disabilità grave, tramite l’inaugurazione ufficiale della residenza che è al centro dell’iniziativa, situata appunto nel quartiere bolognese di San Donato
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Accacadabra
«La potenza insita nel linguaggio (delle persone con disabilità), per risollevarsi dalla propria situazione»: è questo il tema della nuova “incursione” di Gianni Minasso nella nostra rubrica “A 32 denti (Sorridere è lecito, approvare è cortesia)”, all’insegna, come sempre, dell’ironia, del grottesco e talora della comicità più o meno involontaria che, come ogni altra faccenda umana, può riguardare anche il mondo della disabilità
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L’epilessia e le criticità riguardanti alcuni farmaci salvavita
«Per le famiglie apprendere che il proprio farmaco salvavita è posto a completo carico economico della persona è sinonimo che la tutela della Salute, costituzionalmente garantita, non è più un diritto di tutti, ma diviene un privilegio per pochi»: lo hanno sottolineato con forza i rappresentanti delle Associazioni AICE e ANFFAS, nel corso di un positivo incontro con Domenico Mantoan, presidente dell’AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco), voluto per analizzare le criticità riguardanti alcuni farmaci antiepilettici, ma anche gli aspetti sociali delle politiche del farmaco
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“Storie di vita, storie di guerra”

Logo di EMERGENCY

Musawer, Rokhshana, Suliman, Sidra e Hussna. 
5 persone con età, provenienze e storie diverse ma accomunate da un’unica parola: la guerra.

Musawer, 7 anni

È arrivato al Centro chirurgico di Kabul da Maidan, nella provincia dei Wardak, grazie alla nostra rete dei Posti di primo soccorso. È stato colpito da un bombardamento aereo mentre era a raccogliere foglie per gli animali. La prima bomba lo ha colpito alla mano, poi ha iniziato a correre ed è stato raggiunto da una seconda bomba che lo ha lasciato senza la gamba sinistra.

Suliman, 23 anni

Studente di economia dell’Università di Kabul. Era a un matrimonio la sera del 18 agosto 2019, quando un attacco suicida ha provocato 63 morti e più di 180 feriti. L’uomo che aveva accanto e il suo bambino di appena 4 anni sono orti sul colpo. È arrivato al nostro Centro chirurgico per vittime di guerra di Kabul quella notte, dopo circa un’ora dall’incidente, ed è stato subito operato: una scheggia aveva colpito la colonna vertebrale e riportava lesioni interne molto gravi all’addome. Suliman sarà paraplegico a vita. 

Rokhshana, 55 anni

“La situazione peggiora di giorno in giorno. Oggi è peggio di ieri e domani sarà peggio di oggi. Le persone escono di casa per andare a lavoro e non sanno se torneranno la sera.”
Rokhshana lavora con noi da 20 anni, prima nell’ospedale di Anabah e adesso nel Centro di Kabul. È infermiera nel reparto C, quello dedicato alle donne e ai bambini.

Sidra, 9 anni

Due anni fa, la bomba che ha sfondato il tetto della sua casa a Mosul ha ucciso suo cugino e ferito in modo grave uno dei suoi fratelli. Lei a causa dell’esplosione, ha perso la gamba sinistra. L’abbiamo accolta nel nostro centro di riabilitazione e reintegrazione sociale di Sulaimaniya, in Iraq dove ci siamo presi cura di lei, applicandole una protesi e seguendola nella riabilitazione.

Hussna, 13 mesi

“Avevamo deciso di cenare fuori quando all’improvviso i combattimenti sono ripresi, proprio fuori casa nostra. Un proiettile ha colpito Hussna, alla testa.
Sono le parole di Golali, la mamma di Hussna. Vengono dalla provincia di Baghlan, nel nord dell’Afghanistan. Per arrivare fino a Kabul, il padre della piccola ha guidato 7 ore di fila. Hussna è stata operata e adesso sta bene, ma il proiettile non può essere rimosso.


In Afghanistan e in Iraq
la guerra non è ancora finita e coinvolge quotidianamente uomini, donne e bambini che cercano di vivere la loro vita come possono. Noi di EMERGENCY siamo al loro fianco.

Da 20 anni in Afghanistan, nel nostro ospedale, abbiamo curato oltre  300.000 vittime di guerra.