Israele ultimo crimine. Umiliazione e pena di morte senza processo

Erano tre amici, avevano tra i 17 e i 18 anni. Hanno tagliato la rete della gabbia in cui Israele li teneva illegalmente rinchiusi. Hanno camminato per circa 400 metri nel territorio dello Stato assediante. Territorio che, peraltro, non risponde neanche alla partizione proposta dall’Onu nella Risoluzione 181, ma fatto proprio con la forza delle armi nel 1949. E questo è bene comunque precisarlo.

Venivano dal campo profughi di Maghazi al centro-sud della Striscia di Gaza questi tre nuovi giovani martiri. Chissà quanta adrenalina girava nelle loro vene dopo essere riusciti a beffare il potente esercito israeliano e rompere la rete per provare a tornare nella casa dei loro nonni.

Nella Grande Marcia del Ritorno i manifestanti più volte mi hanno ripetuto che non andavano al border per morire, ma che la morte era messa in conto per conquistare la libertà. Dicevano anche “non vogliamo più essere mortificati come animali tenuti in gabbia, vogliamo essere forti sopra la terra o martiri sotto la terra”. L’ho sentito dire tante volte nei venerdì in cui riuscivo ad andare al border per testimoniare quel che vedevo: migliaia di uomini donne e bambini disarmati che chiedevano il rispetto di una risoluzione ONU calpestata da Israele da 71 anni, la n. 194, cioè il diritto al ritorno nelle loro case.

Mohamed, Salem e Mahmoud si saranno sentiti “forti sulla terra” dopo aver varcato la rete, ma dopo circa 400 metri i soldati li hanno fermati. Li hanno umiliati per l’ultima volta facendoli spogliare nudi e poi li hanno assassinati sparandogli. Un altro crimine di guerra che non sconvolge i soldati con la stella di David, tanto sanno che non pagheranno.

Così come noi sappiamo già cosa diranno i media usualmente valletti di Israele e fedeli ripetitori delle sue veline. Sappiamo anche che la versione palestinese sarà diversa. Ma a questo macabro “gioco delle verità” non vogliamo più dedicare tempo perché sappiamo che una verità c’è ed è indiscutibile, al di là delle opinioni, e questa si chiama assedio. Ovviamente illegittimo e illegale.

Finché la comunità internazionale seguiterà a consentire a Israele di assediare la Striscia di Gaza ci saranno ragazzi disposti a morire pur di assaggiare la libertà e dall’altra parte non ci sarà pace per Israele i cui soldati potranno pure divertirsi a uccidere ragazzini inermi o con armi ridicole rispetto alle loro, ma i palestinesi non si fermeranno. In Palestina ho imparato un adagio che fa più o meno così: i palestinesi morti sono più dei palestinesi vivi, ma i palestinesi che seguiteranno a venire al mondo sono molti di più dei primi e dei secondi insieme.

Questo significa che Israele ha solo due vie davanti a sé per il futuro vicino e lontano: o li uccide tutti, superando nella realizzazione del genocidio i criminali del recente passato, o viene costretto al rispetto della legalità internazionale. Altrimenti seguiterà questo stillicidio di crimini che darà enorme e continuo dolore alle famiglie palestinesi, ma che non darà pace neanche allo Stato ebraico e che, incidentalmente, farà male a tutti coloro che si affidano alla supremazia del Diritto in quanto seguiterà a corrodere la legalità internazionale mostrandone l’inutilità.

Altri ragazzi forse già si stanno preparando per fare un passo in più di quelli fatti da Mohamed Abu Mandeel, Salem Zwaid Naami e Mahmoud Said e dopo di loro altri e ancora altri. I governanti israeliani avranno magari buon gioco nel loro creare strumentalmente terrore agitando spettri di insicurezza grazie proprio a questi ragazzi capaci di rompere per poche ore le maglie dell’assedio, ma il popolo israeliano sarà sempre più malato. Malato di paura, di insicurezza e d’odio. E un popolo malato non assicura un buon futuro allo Stato nel quale si riconosce.

di Patrizia Cecconi

 

 

https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-israele_ultimo_crimine_umiliazione_e_pena_di_morte_senza_processo/82_32732/

 

L’appello del Generale Mini e dell’ambasciatore Bradanini: “Liberate Assange, ha detto solo la verità”

Anche in Italia i sostenitori dei Julian Assange fanno sentire la loro voce contro l’estradizione negli Stati Uniti del fondatore di Wikileaks che rischia 175 anni di prigione per “aver detto solo la verità”, come hanno ribadito il Generale Fabio Mini e l’ambasciatore, Alberto Bradanini

Nei giorni scorsi riflettori mediatici di nuovo puntati sul fondatore di Wikileaks, Julian Assange, rinchiuso in una prigione britannica, durante la prima udienza sulla sua estradizione negli USa dove rischia una condanna a 175 anni di carcere.

In Italia i sostenitori di Assange sono tornati a farsi sentire, come riporta l’Adnkronos che cita una dichiarazione del Generale Fabio Mini: “La vicenda di Assange, le accuse più disparate, il trattamento iniquo e le violazioni dei diritti umani che ha dovuto subire dimostrano come le cosiddette ‘grandi democrazie’ occidentali -in particolare, Stati Uniti e Gran Bretagna- non hanno rispetto delle persone e nemmeno delle loro stesse leggi”.

“Non occorre essere complottisti -prosegue il generale- per riconoscere che l’accanimento contro Assange è dovuto a un solo, grave, delitto: aver detto la verità. E, ancor peggio, non aver aggiunto nulla di suo a quanto americani e inglesi affermavano e facevano in spregio a qualsiasi ‘umanità’ e logica, in guerra e in pace, con i nemici e gli alleati. Ma se la persecuzione di questi ‘paladini della libertà e della democrazia’ non stupisce, è invece assordante il silenzio che tutti gli altri Stati mantengono da anni, invece di insorgere non soltanto per ciò che sta accadendo ad Assange, ma per ciò che si è limitato a rivelare”

La comunità internazionale, i servizi d’intelligence, gli eserciti e i politici del mondo “gli sono debitori di molte rivelazioni che nemmeno immaginavano o che si rifiutavano d’immaginare -osserva Mini- Piuttosto che ammetterle, fingono di non averle mai sentite o dicono che si tratta di nefandezze giustificate in quanto parte della guerra e della politica. Il silenzio degli ‘altri’, però, autorizza i ‘paladini’ a insistere con le menzogne, mentre Assange dev’essere lasciato libero -fisicamente e psicologicamente- anche di difendersi o di accusare. In entrambi i casi abbiamo tutto da guadagnare”.

A sostegno di Assange anche l’ex Ambasciatore italiano in Cina e Iran Alberto Bradanini, il quale ha spiegato che il fondatore di Wikileaks sta “pagando con la vita, a vantaggio di noi tutti, la difesa della libertà”. Ed ha aggiunto: ” “La sua prigionia ingiustificata testimonia la pretesa di dominio imperiale dell’élite americana, che teme la verità ed è in preda al panico per il fatto che comuni cittadini possano conoscere trame oscure, corruttele e manipolazioni politiche e mediatiche messe in opera da quella che si autoproclama la ‘più grande democrazia del mondo’”.

Attraverso la pubblicazione di migliaia di documenti degli apparati americani, “ricevuti senza violare alcuna norma, ma solo svolgendo la professione di giornalista -prosegue il diplomatico italiano- Assange ha mostrato come operino strutture Usa occulte o semiocculte. Queste dispongono di ingenti risorse finanziarie e tecnologiche, con cui raccolgono dati su nemici e amici, finanziano tensioni, aggressioni politiche ed economiche, ‘rivoluzioni’ e conflitti contro nazioni, organizzazioni, imprese o individui che non si sottomettono al loro potere. Tutto ciò a beneficio di una minoranza, la plutocrazia dell’1% contro il 99% di una popolazione precarizzata ed eticamente manipolata, che alimenta il mito della ‘nazione indispensabile’, voluta da Dio per governare un mondo recalcitrante”.

Con la richiesta di estradizione, secondo Bradanini, gli Usa si pongono “al di sopra del diritto (nazionale e internazionale), della libertà di stampa, cruciale in un sistema democratico, e del rispetto dei diritti umani, come è evidente anche dalla decisione di tenere aperta la prigione di Guantanamo, dove si può essere rinchiusi senza limiti di tempo e torturati senza aver subito alcuna condanna penale”.

“Gli abusi subiti da Assange, con la complicità del governo britannico -conclude l’ex ambasciatore- possono giustificarsi solo nella presunzione che i cittadini debbano restare all’oscuro di quel che fanno apparati paralleli e servizi di intelligence. Il fondatore di Wikileaks appare come uno dei grandi della scena politica contemporanea, a favore del quale dovrebbero mobilitarsi le nazioni europee. L’Italia democratica e costituzionale -guidata da due partiti che per storie diverse si attribuiscono grande sensibilità ai temi etici- potrebbe offrire asilo politico a Julian Assange. Ma si troverà il coraggio per un passo del genere?”.

Fonte: Adnkronos – Foto AFP

https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-lappello_del_generale_mini_e_dellambasciatore_bradanini_liberate_assange_ha_detto_solo_la_verit/82_32731/

 

Processo al futuro: nuovo rapporto di Fairwatch, Terra! e Cospe

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Così le compagnie fossili denunciano gli Stati per bloccare la transizione ecologica

In occasione del World Economic Forum, Fairwatch, Terra! e Cospe, nell’ambito della Campagna StopTTIP/CETA e dell’iniziativa europea Stop ISDS, lanciano un nuovo rapporto

I dati raccolti dalle tre organizzazioni tracciano un quadro allarmante: cresce il numero delle imprese inquinanti che fanno causa ai governi contro le norme sul clima e l’ambiente. Teatro di queste controversie sono le corti arbitrali, dove regnano l’opacità e il conflitto di interessi. Nel 2020 le cause in tutto il mondo supereranno quota 1000.

In occasione del World Economic Forum di Davos, Fairwatch, Terra! e Cospe lanciano “Processo al futuro”, un nuovo rapporto di denuncia che rivela la strategia delle compagnie fossili per bloccare o rallentare la transizione ecologica. Sempre più spesso, infatti, le grandi imprese attaccano la legislazione ambientale tramite l’arbitrato internazionale, un sistema di corti sovranazionali non trasparenti a disposizione del settore privato. Grazie a questo vero e proprio sistema giudiziario parallelo, le aziende possono chiedere compensazioni miliardarie agli Stati che promuovono leggi lesive dei loro profitti, anche se queste politiche vanno in direzione dell’interesse pubblico o della lotta al cambiamento climatico. In un processo senza giuria né pubblico, davanti a tre avvocati commerciali, i governi devono difendere moratorie sulle trivellazioni, piani di uscita dal carbone o dall’energia nucleare. E spesso perdono la causa o sono spinti a patteggiare per evitare risarcimenti troppo onerosi. Ma spesso il patteggiamento comporta il ritiro delle proposte di legge o l’indebolimento dei piani climatici, con grave danno per i cittadini e l’ambiente.

“L’esistenza di questi tribunali semi-segreti è possibile grazie a migliaia di accordi sul commercio e gli investimenti che gli Stati hanno firmato in questi anni – spiega Monica Di Sisto, vice presidente di Fairwatch e portavoce della Campagna Stop TTIP/CETA – Con questa nuova indagine vogliamo dimostrare che l’agenda commerciale italiana ed Europea oggi è incompatibile con il Green New Deal proposto nelle scorse settimane. Bisogna invertire le priorità fra business e i diritti umani, e i signori di Davos devono essere fermati”.

La clausola di protezione degli investitori (ISDS – Investor-to-State Dispute Settlement) è infatti un punto cardine della maggior parte dei 3 mila trattati commerciali in vigore fra due o più Paesi. Gli ultimi dati disponibili – anche se molte cause rimangono secretate – raccontano che le imprese l’hanno utilizzata 983 volte per trascinare alla sbarra governi “colpevoli” di proporre politiche sgradite. Un numero che nel 2020, stando ai trend attuali, supererà quasi certamente quota 1000. Ad oggi, sono 322 le cause ancora in attesa di sentenza. Delle 677 passate in giudicato, ben 430 hanno visto un successo totale o parziale delle aziende (191 risolte in favore dell’investitore, 139 chiuse con un patteggiamento), 230 hanno visto scagionare lo Stato, 73 sono state sospese e 14 chiuse senza l’attribuzione di un risarcimento. Nella gran parte dei casi, il Paese denunciato (l’ISDS è un sistema a senso unico, in base al quale uno Stato può solo comparire come imputato, mai nelle vesti dell’accusa) ha pagato almeno le spese legali, che mediamente ammontano a 8 milioni di euro ma possono lievitare fino a 30.

Organizzazioni della società civile e movimenti in tutto il mondo si oppongono all’ISDS perché, soprattutto negli ultimi venticinque anni, ha determinato un numero crescente di cause pretestuose, con imprese che hanno preso di mira leggi sulla tutela del lavoro, dei servizi pubblici e dell’ambiente.

“È proprio la legislazione ambientale a trovarsi oggi sotto attacco diretto delle multinazionali del fossile – aggiunge Francesco Panié, ricercatore dell’associazione Terra! tra gli autori del rapporto – Mentre l’Italia e l’Unione Europea si trovano a dover fronteggiare gli effetti del cambiamento climatico, i giganti dell’inquinamento remano contro, usando i tribunali arbitrali come clava per bloccare o rallentare l’azione per il clima”.

In particolare, il Trattato sulla Carta dell’Energia è il più invocato dagli investitori per avviare contenziosi contro i governi: ben 128 cause arbitrali sono state mosse impugnando questo accordo. Il rapporto “Processo al futuro” elenca una serie di casi emblematici in cui diversi Paesi tra cui Italia, Francia, Olanda e Svezia sono stati bersaglio di richieste di risarcimento avanzate da compagnie energetiche dei settori di carbone, gas e petrolio. In particolare, l’Italia potrebbe trovarsi nel 2020 a dover pagare fino a 350 milioni di dollari alla Rokchopper, compagnia petrolifera britannica che nel 2017 ha fatto ricorso in arbitrato contro l’introduzione del divieto di trivellazioni entro le 12 miglia marine.

“Di fronte a questo scandalo l’Unione europea non sta facendo abbastanza – dichiara Alberto Zoratti, ricercatore del Cospe tra gli autori del rapporto – Invece di eliminare l’ISDS dai trattati sugli investimenti, sta negoziando a Vienna in questi giorni una proposta per trasformarlo in una Corte internazionale permanente che diventerebbe a tutti gli effetti un tribunale mondiale per le grandi imprese. Questo non è accettabile”.

Questo processo, che si svolge nell’ambito della Commissione ONU per il diritto commerciale internazionale (UNCITRAL), va in direzione opposta a quanto chiedono centinaia di esperti, organizzazioni e giuristi.

“Bisogna mettere fine al sistema dell’ISDS ed eliminarlo dagli accordi commerciali già conclusi – dichiara Nicoletta Dentico, di Society for International Development e tra gli autori del rapporto – Nel frattempo, l’Unione Europea deve lavorare per concludere un ambizioso trattato vincolante dell’ONU su imprese e diritti umani, che obblighi il settore privato a rispondere delle violazioni perpetrate lungo la filiera e aiuti le comunità colpite da attività impattanti ad ottenere giustizia. Finora Bruxelles ha usato due pesi e due misure, supportando strumenti come l’ISDS, che rafforzano il potere delle corporation, e contrastando l’accordo a difesa dei diritti e dell’ambiente. Senza un’inversione di priorità, la crisi ecologica e sociale non potrà che farsi più acuta”.

 

Dossier Nazionale Mal’aria: Legambiente “Emergenza Smog tutt’altro che risolta a Roma”

Emergenza smog: report nazionale Mal’aria di Legambiente

Frosinone tra le peggiori città da inizio 2020, con 21 giorni di superamenti. A Roma i dati di ieri tornano a superare i valori e siamo già 16 giorni di Smog  

Nel 2019 Frosinione con PM10 alle stelle per 68 giorni, peggior dato italiano del centro-sud. Roma con 27 giorni di Ozono oltre i limiti, supera i 25 giorni massimi consentiti

“L’emergenza smog è tutt’altro che risolta, dopo qualche giorno di tregua anche nella Capitale si torna a respirare la mal’aria e a Frosinone non si è mai attenuata l’emergenza”

Presentato da Legambiente il dossier nazionale Mal’aria con i numeri dei superamenti di valori del PM10 e dell’ozono in tutti i capoluoghi di provincia. Emergono critiche le situazioni a Frosinone con PM10 alle stelle per 68 giorni, il peggior dato italiano del centro-sud e il capoluogo ciociaro è anche uno dei 20 capoluoghi italiani che ha sempre superato negli ultimi 10 anni il massimo di giorni consentiti all’anno di sformanti. Frosinone è anche tra le peggiori città da inizio 2020, con 21 giorni di superamenti registrati dalle centraline Arpa.

Intanto anche a Roma i dati di ieri tornano a superare i valori massimi consentiti e la centralina ARPA di Via Tiburtina segnala 60 ug/m3 (microgrammi per metro cubo) e siamo già 16 giorni di Smog da inizio 2020. Roma, con 27 giorni di Ozono oltre i limiti, supera per il 2019 i 25 giorni massimi consentiti.

“L’emergenza smog è tutt’altro che risolta, dopo qualche giorno di tregua anche nella Capitale si torna a respirare la mal’aria e a Frosinone non si è mai attenuata l’emergenza – commenta Roberto Scacchi presidente di Legambiente Lazio -. Nella capitale bene il blocco ai diesel che è arrivato con un colpevole ritardo, e oggi che ritornano a salire i valori chiediamo un intervento veloce e che ci risparmi altri giorni di smog e rischi per la salute. A Roma però manca una visione risolutoria per togliere dalla strada auto private e sostituirle con tram, metro e corsie preferenziali per bus di superficie: tutto ciò semplicemente non sta avvenendo, sono dieci anni che non si fa un metro di binari e addirittura rischiamo di veder sparire quelli che ci sono se pensiamo alla riduzione illogica che sta subendo il trenino della Casilina. La cura del ferro, a Roma non sta andando da nessuna parte, mentre a Frosinone è veramente incredibile che l’amministrazione non abbia compiuto alcun passo serio per la tutela dell’ambiente e della salute dei suoi cittadini, i provvedimenti di stop alle vetture sono semplicemente ridicoli di fronte all’enorme quantità di smog che attanaglia l’aria”

Ufficio Stampa Legambiente Lazio

In tanti dobbiamo ringraziare “La corsa di Miguel”

Superando.it

«In tanti – scrive Matteo Simone, raccontando la nuova edizione della “Corsa di Miguel”, svoltasi il 19 gennaio a Roma – dobbiamo ringraziare questa manifestazione, un grande contenitore di eventi sportivi, culturali, educativi, aggregativi, un’opportunità per tanti di esserci con proprie modalità, possibilità, risorse, abilità, disabilità, diversità, un’occasione per sperimentare non solo performance, ma anche benessere fisico e mentale, emotivo e relazionale»
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I Giochi di Special Olympics a Sappada: un grande evento di sport e inclusione
600 atleti, 200 tecnici e 500 volontari, tutti pronti a misurasi nelle discipline dello sci alpino, dello sci nordico, dello snowboard e della corsa con racchette da neve: saranno loro, dal 3 al 7 febbraio, ad animare i XXXI Giochi Nazionali Invernali Special Olympics, il movimento internazionale dello sport praticato da atleti con disabilità intellettiva. Sede della manifestazione sarà la città di Sappada, Comune dolomitico entrato da poco a far parte del Friuli Venezia Giulia, in una Regione che si è già fatta notare, in questi anni, tra le “pioniere” dello sport inclusivo agonistico
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Il turismo accessibile alle persone sorde
Durante il nuovo appuntamento del 24 gennaio a Siena, nell’àmbito dei “Venerdì del Pendola” – il tradizionale ciclo di incontri organizzati dalla ONLUS MPDF (Mason Perkins Deafness Fund), con il patrocinio dell’ENS locale (Ente Nazionale Sordi), per dare spazio e visibilità alle storie e alla professionalità di esponenti della comunità sorda e segnante – spetterà ad Amir Zuccalà, responsabile Studi e Progetti dell’ENS, illustrare il progetto “AccessibItaly”, dedicato al turismo accessibile e alla partecipazione attiva delle persone sorde alla vita culturale e sociale del Paese
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L’Associazione Bambini Cerebrolesi Lombardia entra nella rete LEDHA
Organizzazione di auto aiuto tra famiglie di persone con disabilità grave e gravissima, l’ABC (Associazione Bambini Cerebrolesi) si impegna per il diritto dei bambini cerebrolesi a vivere nel proprio nucleo familiare, anche se in realtà si occupa di disabilità a trecentosessanta gradi. Nei giorni scorsi l’ABC Lombardia è entrata a far parte della rete della Federazione LEDHA, la Lega per i Diritti delle Persone con Disabilità che costituisce la componente lombarda della Federazione FISH, mentre la Federazione Italiana ABC ha spostato la propria sede legale a Milano, presso la stessa LEDHA
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Un’area giochi inclusiva in un parco di Gorizia
Dotata di giochi tutti fruibili anche da bambini e bambine con disabilità motoria in carrozzina o con altre forme di disabilità, offre loro la possibilità di giocare assieme agli altri, contemporaneamente, abbattendo così non solo le barriere architettoniche, ma anche quelle della socialità: è la nuova area giochi inclusiva recentemente inaugurata presso l’area verde di Bosco di Piuma a Gorizia
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Esplorare e comprendere la sessualità e l’affettività nella disabilità cognitiva
«Pensiamo che la possibilità di esprimere la propria sessualità e affettività per una persona sia prima di tutto una formidabile risorsa di sviluppo e crescita. Per questo desideriamo aiutare i genitori e chi opera nei diversi settori educativi a prendere in carico questo bisogno e la richiesta che ne deriva»: lo dicono dalla Cooperativa Il Balzo di Rozzano (Milano), presentando l’incontro formativo “Esplorare, significare e comprendere il tema della sessualità e dell’affettività nella disabilità cognitiva”, organizzato per il 25 gennaio e condotto dalla consulente pedagogica Sara Balducci
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La nuova Strategia Europea deve segnare una svolta reale sulla disabilità
Nei giorni scorsi Helena Dalli, commissaria per l’Uguaglianza e la Parità di Genere, ha confermato a più riprese che la Commissione Europea si è impegnata a presentare una più forte Strategia Europea sulla Disabilità post-2020. Nell’accogliere con favore tali conferme, il Forum Europeo sulla Disabilità (EDF) ribadisce le proprie richieste volte a una Strategia Europea sulla Disabilità più forte e ambiziosa, specificando anche gli specifici settori sui quali essa dovrà soprattutto concentrarsi
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Indice Percezione Corruzione 2019: l’Italia sale al 51° posto con un punteggio di 53/100

Il nostro Paese guadagna ben 12 punti dal 2012 ad oggi, ma l’ultimo anno segna una decisa frenata rispetto ai precedenti. Read More “Indice Percezione Corruzione 2019: l’Italia sale al 51° posto con un punteggio di 53/100”

Al via i seminari online sull’azione dell’UE per la tutela ambientale e climatica

Le associazioni partner del progetto Sustainable Civil Society Dialogue for Sustainable Development (SCSD-SD) organizzano un ciclo di 10 webinar gratuiti dedicati al quadro normativo comunitario in materia di giustizia climatica e alle buone pratiche legate alla sostenibilità ambientale.

Cosa prevede la Direttiva europea sull’efficienza energetica? E quali sono le strategie Ue per le energie rinnovabili? E ancora, quali sono gli obiettivi previsti per la riduzione delle emissioni?

Per rispondere a tutte queste domande, a partire da martedì 21 gennaio 2020, Kyoto Club (Italia) e Environmental Energy Association (Turchia), le due associazioni partner del progetto Sustainable Civil Society Dialogue for Sustainable Development, organizzano un ciclo di 10 webinar – ciascuno sarà replicato due volte – dedicati al quadro normativo comunitario in materia di sostenibilità ambientale e alle buone pratiche giustizia climatica. Obiettivo principale del ciclo di seminari online è quello di sensibilizzare la platea sull’azione dell’Unione europea per la tutela ambientale e sull’impegno nella diminuzione delle emissioni.

Rinnovabili, efficienza energetica, tutela della biodiversità, azione climatica, economia circolare, rigenerazione urbana: a trattare queste tematiche saranno ricercatori, esponenti del mondo associativo ed esperti del settore.

I seminari sono rivolti al pubblico turco e a quello italiano, e si terranno in lingua inglese.

Sustainable Civil Society Dialogue for Sustainable Development è un progetto co-finanziato dall’Unione Europea (UE) nell’ambito del programma Civil Society Dialogue – V, che supporta iniziative dedicate allo scambio di conoscenza ed esperienze su temi di interesse comuni alla società civile turca e UE. Scopo dell’azione è quello di aumentare gli scambi bilaterali e la cooperazione a lungo termine tra Turchia e Italia nel settore ambientale, promuovere iniziative di sensibilizzazione sull’importanza e i benefici dello sviluppo sostenibile e diffondere le buone pratiche rispettose del clima e dell’ambiente.


Comunicato stampa
Roma, 20 gennaio 2020
www.kyotoclub.org