Miliziano conferma che i ‘caschi bianchi’ preparavano attacchi chimici per incolpare il governo siriano

Le truppe siriane hanno liberato la strategica città di Maarat al-Numan nella provincia di Idlib, ieri, allo stesso tempo l’esercito russo aveva annunciato di avere informazioni che indicavano che i resti del famigerato “gruppo di salvataggio” dei caschi bianchi stavano complottando provocazioni in Siria per ribaltare una situazione ormai senza speranza per i gruppi jihadisti

L’esercito siriano ha catturato un miliziano che ha fornito loro prove a conferma che i caschi bianchi stavano preparando possibili attacchi chimici sotto falsa bandiera nel nord della Siria. Un video dell’interrogatorio del miliziano è stato fornito ai media dal Centro del Ministero della Difesa russo per la riconciliazione siriana.

Il miliziano, di nome Abu Hamza, ha rivelato nel video di essere responsabile della custodia dei magazzini nella città di Kafer Hamra, nella campagna settentrionale di Aleppo. Lì, ha detto, ha visto di recente l’arrivo di “persone della protezione civile”, cioè dei “caschi bianchi”.

Video Ria.ru

“Non so cosa sia stato conservato lì. Qualche tempo fa alcune persone sono arrivate in un minibus e hanno caricato scatole con razzi e munizioni. Hanno anche preso le attrezzature per le riprese “, ha aggiunto Hamza.

L’uomo ha spiegato che dopo l’inizio dei combattimenti, è stato portato al fronte nell’area di Rashidin-4 nel sud-ovest di Aleppo, dove ha combattuto con il gruppo armato “Jaysh al-Osman”. Non avendo familiarità con l’area, l’uomo ha affermato essersi perso durante il suo ritiro, e quindi successivamente è stato catturato.

La testimonianza arriva sulla scia dei rapporti diffusi secondo cui oltre 40 attivisti dei caschi bianchi erano arrivati ??nel villaggio di Einata, nella provincia di Idlib, con il timore che potessero prepararsi a mettere in scena un attacco chimico sotto bandiera falsa.

Lunedì scorso, il Ministero della Difesa russo ha riferito, citando l’intelligence , che miliziani e resti dei caschi bianchi stavano progettando di mettere in scena una provocazione che implicava l’uso di cloro gassoso contro la popolazione civile per provocare una risposta occidentale. Secondo il portavoce del MoD, il generale Yuri Borenkov, due laboratori chimici nelle città di Akrabat e Selhab nella provincia di Idlib venivano utilizzati per sintetizzare i prodotti chimici, con specialisti che lavorano in questi laboratori che ricevonoaddestarmento in Europa.

Ieri, l’esercito siriano ha ripreso il controllo sulla città strategicamente importante di Maarat al-Numan nella provincia di Idlib. La città, situata all’incrocio dell’autostrada Hama Aleppo, e che collega le due più grandi città della Siria, Damasco e Aleppo, era una roccaforte dei terroristi dal 2012. L’esercito siriano ha iniziato un’operazione per liberare Idlib sud-orientale a dicembre, liberando dozzine di villaggi prima di un cessate il fuoco sono entrati in vigore all’inizio di questo mese. Tuttavia, i miliziani hanno ripetutamente rotto il cessate il fuoco e attaccato truppe governative e i civili, spingendo Damasco a ricominciare la sua offensiva.

https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-video_miliziano_conferma_che_i_caschi_bianchi_preparavano_attacchi_chimici_sotto_falsa_bandiera_a_idlib_per_incolpare_il_governo_siriano/82_32834/

 

Il ministro dell’Agricoltura statunitense in Europa. L’Italia non si pieghi al nuovo TTIP!

Settimana cruciale per il destino del Made in Italy agroalimentare con la visita del ministro statunitense Perdue in Europa. In ballo uno stock di oltre 40 miliardi di export italiano minacciato dai dazi americani

Il ministro dell’Agricoltura statunitense Sonny Perdue è in viaggio in Europa per consegnare un ultimatum del presidente Trump: o si approva in tempi lampo un trattato di liberalizzazione commerciale Usa-Ue che consenta a più prodotti agroalimentari americani di entrare nel mercato europeo, oppure caleranno nuovi dazi sull’Europa, a partire dall’Automotive tedesco. Il ministro, incontrando la stampa internazionale a valle del confronto con Janusz Wojciechowski (Agricoltura), Stella Kyriakides (Salute) e Phil Hogan (Commercio), ha spiegato che a Davos Trump e la presidente della Commissione Ursula von der Leyen hanno concordato di chiudere un accordo “in alcune settimane, non mesi” e che il commissario Hogan “deve convincere gli altri commissari e il Parlamento”.

La Commissione Ue ha ricevuto, infatti, dai Governi europei nella riunione di Consiglio del 21 marzo scorso –  nonostante un secco “no” del Parlamento – un nuovo mandato perché fossero “mossi i passi necessari a una rapida implementazione di tutti gli elementi della dichiarazione USA-UE del 25 luglio 2018” in cui Trump e la vecchia Commissione hanno dichiarato di voler rendere gli scambi transatlantici più facili e sostanziosi. Il primo tentativo in questa direzione, avviato dall’amministrazione Obama con la proposta di una Transatlantic Trade and Investment Partnership (TTIP), era stato interrotto dopo un’ampia protesta che aveva portato in piazza in tutta Europa centinaia di migliaia di cittadini, sindacati, organizzazioni di produttori, consumatori e ambientaliste. Le preoccupazioni, per il settore agroalimentare, riguardavano il prevedibile livellamento degli standard di protezione sanitaria e qualitativi attualmente rispettati in Europa, l’autorizzazione dei prodotti biotech per l’alimentazione umana, l’innalzamento dei livelli di tolleranza dei residui di pesticidi e antibiotici negli alimenti. Il TTIP prevedeva, in più, compresenza a pari titolo nel mercato statunitense ed europeo dei prodotti-campione del Made in Italy gastronomico – prosciutto, parmigiano, Asiago e molti altri ancora – con le loro storiche ‘copie’ a stelle e strisce, come richiesto e ottenuto dalle corporation del settore d’Oltre Oceano, e osteggiato con allarme anche da Coldiretti.
Il mandato doppio oggi in mano alla Commissione le consente di esplorare, da un lato, come evitare l’imposizione di nuovi dazi attraverso la concessione agli stati Uniti di quote di ingresso più sostanziose di quelle attuali per quasi tutti i suoi prodotti eccetto quelli agricoli, per evitare una nuova insurrezione di produttori e consumatori. Dall’altro Bruxelles può capire, per abbattere i costi per gli esportatori, come avvicinare le due sponde dell’Atlantico rispetto agli standard produttivi e alle regole di protezione di lavoratori, ambiente e consumatori-utenti, che stando alla valutazione della Commissione stessa rappresentano fino a circa il 70% degli ostacoli normativi attuali al commercio tra Usa e Ue.

Oggi Perdue arriva in Italia e ha in agenda una serie fitta di incontri con i vertici della Fao, l’agenzia delle Nazioni Unite che si occupa di agricoltura, e con imprese del settore agroalimentare, mentre domani, dopo un incontro con il ministro dell’Agricoltura Teresa Bellanova, parteciperà a un “cooking pasta show” dove prodotti a stelle e strisce interpreteranno le ricette-simbolo della tradizione italiana. Perché questa “improvvisata”? Lo ha spiegato lo stesso Perdue a Bruxelles: il commissario Hogan avrebbe “riconosciuto che dobbiamo conciliare il deficit di 10-12 miliardi di dollari con l’UE” relativamente agli scambi di prodotti agricoli. A questo proposito, ha detto Perdue, Trump sarebbe “completamente concentrato” (laser-focused) “sulla chiusura di quel deficit commerciale agricolo con il blocco europeo”. Ma per ottenerlo ha bisogno del sostegno dell’Italia per contrastare l’opposizione frontale del Governo Macron, che si oppone a qualunque concessione a Trump a seguito del suo disimpegno dall’Accordo di Parigi sul clima. Quali concessioni chiede Washington? I due punti principali sono un allentamento delle maglie delle norme sanitarie e fitosanitarie, così come dei limiti massimi consentiti di residui di pesticidi e altre sostanze chimiche nel cibo, oltre al cambio della legislazione europea sugli OGM per consentire il commercio di alimenti geneticamente manipolati, soprattutto se prodotti con le nuove tecniche di creazione varietale (in particolare quella denominata CRISPR).
Su questi ultimi, però, è stata emessa una sentenza della Corte di Giustizia Europea che obbliga i prodotti di queste nuove tecniche a sottostare alle normative vigenti in tema di organismi geneticamente modificati, quindi l’esclusione dall’alimentazione umana e la segnalazione in etichetta, di cui gli Stati Uniti contestano la validità. Perdue ha spiegato, infine, senza timidezze, che l’approccio complessivo alla sicurezza vigente in Europa non è accettabile, e la nuova Commissione Von der Leyen deve abbandonare il principio di precauzione, vincolante secondo l’articolo 191 del Trattato di funzionamento dell’Unione (TFEU), per basarsi su “una più solida scienza”. Secondo importanti studi legali che si occupano di diritti ambientali, in caso di (frequente) mancanza di certezze scientifiche che garantiscano la sicurezza, in Europa si adottano più efficacemente misure di tutela precauzionale a difesa di cittadini e ambiente, mentre negli Usa l’onere della prova, e i suoi costi, sono affidati ai cittadini, quindi in concreto quasi impraticabili, come lamentano anche le organizzazioni di consumatori Usa.
Ora la palla passa al Governo italiano, chiamato a decidere se cedere al ricatto di Trump che minaccia con nuovi dazi 40,5 miliardi di export agroalimentare Made in Italy, oppure dare battaglia, rispettando gli impegni assunti con associazioni e sindacati, di nuovo sul piede di guerra, da tutti i parlamentari M5S e LeU, ma anche da alcuni del Pd, in campagna elettorale.

di Monica Di Sisto

https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-il_ministro_dellagricoltura_statunitense_in_europa_per_lultimatum_di_trump_litalia_non_si_pieghi_al_nuovo_ttip/82_32840/

Palestina. La grande truffa dell”Accordo del secolo’ di Trump, punto per punto

Il piano prevede la creazione di due stati indipendenti, ma limita notevolmente la sovranità della Palestina in cambio di alcune concessioni territoriali di Israele

Ieri, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha annunciato il suo piano di pace per il conflitto israelo-palestinese, un piano che ha definito “l’accordo del secolo”.

Il testo preparato dalla Casa Bianca è stato pubblicato  sul suo sito ufficiale e lodato dal Primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu come “un grande piano per Israele”. Le autorità palestinesi, d’altra parte, hanno  respinto  la proposta quasi immediatamente. Diamo un’occhiata alle sue disposizioni principali.

Questioni territoriali

Gli autori del documento affermano che una vera pace tra le due nazioni può essere concordata solo dopo aver risolto i gravi problemi territoriali che provocano la divisione del territorio palestinese e l’esistenza delle enclavi israeliane in Cisgiordania.

“Qualsiasi proposta di pace realistica richiede che lo Stato di Israele assuma un significativo impegno territoriale che consenta ai palestinesi di avere uno stato praticabile, rispettare la loro dignità e rispondere alle loro legittime aspirazioni nazionali”, si legge nel piano.

La proposta presuppone l’ aumento del territorio palestinese e la creazione di due aree di dimensioni comparabili alla Striscia di Gaza a sud di questa enclave. Uno di questi sarà un’area di industria avanzata e l’altra, una zona agricola e residenziale. In cambio, 15 insediamenti israeliani saranno conservati in Cisgiordania.

Di conseguenza, il 97% degli ebrei e degli arabi vivrà in insediamenti direttamente collegati al resto del territorio dei loro paesi, prosegue il documento.

Gerusalemme

Il piano di Trump prevede che ” Gerusalemme rimanga la capitale sovrana dello Stato di Israele “. Durante il suo discorso che introduce il piano di pace, il presidente degli Stati Uniti ha ricordato che Washington aveva già riconosciuto tale status per la città nel dicembre 2017.

Allo stesso tempo, Trump ha indicato che il piano consente allo stato arabo di stabilire la sua capitale “nella sezione di Gerusalemme est situata in tutte le aree a est e nord dell’attuale barriera di sicurezza, tra cui Kafr Aqab, la parte orientale di Shuafat e Abu Dis”. La sezione palestinese della città potrebbe essere chiamata con il suo nome arabo, Al Quds, o un altro nome determinato dallo Stato della Palestina, indica la proposta.

Washington aprirà una nuova ambasciata a Gerusalemme est se il suo piano di pace sarà accettato per risolvere il conflitto tra Israele e Palestina, ha aggiunto Trump.

Sovranità limitata della Palestina

Allo stesso tempo, il progetto prevede le dimissioni volontarie delle autorità palestinesi da una parte della loro sovranità.

“Una soluzione realistica darebbe ai palestinesi tutto il potere di governare se stessi, ma non i poteri di minacciare Israele. Ciò implica necessariamente limitazioni di alcuni poteri sovrani nelle aree palestinesi”, delinea il piano e i dettagli che le Forze di Difesa israeliano (IDF) controllerà lo spazio aereo sullo stato arabo e le acque territoriali della Palestina di fronte la Striscia di Gaza. Anche due attraversamenti al confine con la Giordania, che saranno inclusi nella rete stradale palestinese, saranno sotto il controllo israeliano.

“La sovranità è un concetto amorfo che si è evoluto nel tempo. […] L’idea che la sovranità sia un termine statico e costantemente definito è stato un ostacolo inutile nei negoziati precedenti. Preoccupazioni pragmatiche e operative che incidono sulla sicurezza. La prosperità è la cosa più importante “, spiegano gli autori del piano.

Infrastrutture ed economia palestinesi

In cambio della rinuncia parziale alla sua sovranità, il piano di Trump promette alla Palestina la creazione di considerevoli infrastrutture e la conseguente enorme crescita economica.

In particolare, è prevista la costruzione di un  tunnel sotterraneo per collegare le sue due parti, la Striscia di Gaza e la Cisgiordania, che finora non sono collegate tra loro. Lo Stato arabo avrà anche accesso ai porti israeliani di Ashdod e Haifa .

Si sostiene che, combinate con un massiccio investimento di fondi nello Stato palestinese, queste misure genereranno prosperità economica. Pertanto, gli autori del piano stimano che dopo i primi 10 anni di coesistenza dei due Stati, il PIL palestinese aumenterà più del doppio e il tasso di povertà diminuirà del 50%. È prevista la creazione di oltre un milione di posti di lavoro.

Rifugiati palestinesi

Nel 1948 e nel 1967, circa un milione di arabi fuggirono dalle loro case in Palestina all’avanzata dell’esercito israeliano. Attualmente, il numero di rifugiati e dei loro discendenti è stimato in circa 5 milioni di persone. La proposta di Trump cerca di privarli della possibilità legale di tornare in Israele.

“Non vi sarà alcun diritto al ritorno o all’assorbimento di rifugiati palestinesi nello Stato di Israele”, sottolinea il piano, che prevede tre opzioni per i rifugiati: ottenere il passaporto dello Stato palestinese, naturalizzarsi nel loro paese di residenza o trasferirsi in un altro Stato .

https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-palestina_la_grande_truffa_dellaccordo_del_secolo_di_trump_punto_per_punto/82_32826/

Siamo i nuovi cinesi, così si definiscono lavoratori in subappalto per conto di Unieuro

Storie del nuovo sfruttamento: Lavoratori in subappalto per conto di Unieuro in stato di agitazione, stipendi non pagati da ottobre, situazione disperata, alcuni costretti a lasciare la casa e a dormire in magazzino. Read More “Siamo i nuovi cinesi, così si definiscono lavoratori in subappalto per conto di Unieuro”

Un atleta con disabilità nello staff di Special Olympics

Superando.it

Dapprima l’incontro con Special Olympics – il movimento dello sport praticato da persone con disabilità intellettiva e/o relazionale – e la pratica agonistica come apprezzato giocatore di pallacanestro, poi una nuova importante opportunità che si apre per Boris Menna. E così Special Olympics Italia può finalmente assumere nel proprio organico una persona con disabilità
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Accogliere le donne con disabilità vittime di violenza
Compie trent’anni, in questo 2020, la Casa della Donna di Pisa, un punto di riferimento per le donne della città toscana, che tra i propri servizi annovera anche un Centro Antiviolenza il quale, nel biennio 2017-2018, ha accolto 619 donne, alcune delle quali con disabilità. Ne parliamo con Francesca Pidone, coordinatrice del Telefono Donna di tale organizzazione, che parla dei vari tipi di violenza cui sono state esposte quelle donne con disabilità (psicologica, fisica, economica), soffermandosi anche su ciò che si dovrebbe fare per migliorare la situazione in questo àmbito
(continua…)