4 messaggi per gli amici di Erdogan che manifestano sotto l’ambasciata della Grecia

E’ possibile essere così sprovveduti? O si tratta di vera complicità?

Oggi gli amici di Erdogan, e tutti coloro che si fanno incredibilmente manipolare da costoro, manifestano sotto l’ambasciata della Grecia.

1.L’esercito turco invade la Siria a sostegno dei terroristi di Al Qaida ed attacca l’esercito siriano che cerca di liberare il paese dai terroristi.

2.L’esercito turco ed i terroristi chiudono i corridoi umanitari predisposti dal Governo siriano e dai Russi per far defluire i civili coinvolti nei combattimenti verso zone sicure.

3.Per ricattare la Grecia ed altri paesi europei che non hanno espresso pieno sostegno alla politica aggressiva della Turchia, la polizia turca spinge decine di migliaia di profughi e di “migranti” verso il confine greco, o li induce ad imbarcarsi verso le isole greche dell’Egeo.

4.Gli amici di Erdogan ed una miriade di organizzazioni pseudo-umanitarie vanno a manifestare sotto l’Ambasciata greca a Roma a obiettivo sostegno dell’orrido dittatore turco.

E’ possibile essere così sprovveduti? O si tratta di vera complicità?

Vincenzo Brandi

https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-4_messaggi_per_gli_amici_di_erdogan_che_manifestano_sotto_lambasciata_della_grecia/82_33423/

 

Russia: I terroristi hanno cercato di usare le armi chimiche a Idlib contro l’esercito siriano

I miliziani jihadisti hanno tentato di eseguire un attacco con armi chimiche nel tentativo di sventare un attacco dell’esercito siriano, ma la mancanza di esperienza nel trattare le sostanze pericolose si è rivoltata contro di loro, ha riferito il ministero della Difesa russo.

Oltre una decine di terroristi hanno tentato di usare la loro arma come ultima possibilità nella strategica città di Saraqib, che si trova su un importante nodo autostradale nella provincia di Idlib in Siria, secondo il Centro di riconciliazione russo per la Siria.

Nel tentativo di “bloccare l’avanzata delle forze governative siriane” nei quartieri occidentali di Saraqib, hanno cercato di far esplodere “munizioni altamente esplosive insieme a carri armati pieni di sostanze chimiche tossiche”, si spiega nella dichiarazione. Il loro attacco, tuttavia, è stato inutile.

Dato che i terroristi non erano abbastanza abili nel maneggiare sostanze tossiche, uno dei carri armati è esploso, infliggendo vittime agli stessi aggressori che hanno subito “gravi avvelenamenti chimici”.

https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-russia_i_terroristi_hanno_cercato_di_usare_le_armi_chimiche_a_idlib_contro_lesercito_siriano/82_33424/

 

Fra Bahjat Elia Karakach “Noi siriani viviamo dal 2011 in una grande prigione, imposta dalle politiche occidentali”

Fra Bahjat Elia Karakach “Noi siriani viviamo dal 2011 in una grande prigione, imposta dalle politiche occidentali, dai Paesi che si arrogano il ruolo di difensori dei diritti civili, ma mettono sotto embargo una nazione intera…”
Fra Bahjat Elia Karakach Noi siriani viviamo dal 2011 in una grande prigione, imposta dalle politiche occidentali, dai Paesi che si arrogano il ruolo di difensori dei diritti civili, ma mettono sotto embargo una nazione intera…

Segue la lettera di Quaresima di Fra Bahjat Elia Karakach, guardiano del convento di Bab Thouma a Damasco

Carissimi amici, vi scrivo dal carcere.

Ecco arriva il tempo quaresimale che ci aiuta alla conversione attraverso la penitenza. Un tempo in cui siamo chiamati ad essere vicini a chi soffre, agli emarginati con i quali il Signore Gesù si è identificato… I carcerati sono espressamente menzionati nella parabola del giudizio finale in Mt 25,31-46: “Ero in carcere e siete venuti a trovarmi”.

Qui in carcere non sono solo, ma condivido questa cattività con tutti i miei connazionali. Noi siriani, infatti, viviamo dal 2011 in una grande prigione, imposta dalle politiche occidentali, dai Paesi che si arrogano il ruolo di difensori dei diritti civili, ma mettono sotto embargo una nazione intera… e sapete perché siamo in questa prigione? Perché vogliamo difendere il nostro bellissimo Paese dai terroristi che una volta volevano trasformare la Siria in uno Stato oscurantista.

Oggi, i grandi mezzi di informazione amano mettere in luce la storia di una bimba morta di freddo o una famiglia costretta a fuggire dai bombardamenti, ma questi stessi mezzi non vi parlano dei milioni di siriani che soffrono il freddo per mancanza di gasolio, che non sempre possono godere un piatto caldo per mancanza di gas da cucina.

Non vi parlano degli studenti che non possono studiare dopo il tramonto per mancanza di corrente elettrica, non vi parlano degli anziani abbandonati perché i loro figli sono dovuti emigrare… Non vi parlano dei cari prezzi di vita perché la lira siriana è precipitata ulteriormente, non vi parlano dei giovani soldati che combattono il terrorismo in temperature sotto zero e non sanno se potranno farcela, non vi parlano degli ammalati che non possono avere cure dignitose perché i terroristi “moderati” hanno distrutto la maggior parte degli ospedali e perché gli ospedali che funzionano non riescono a riparare i macchinari a causa dell’embargo… e sicuramente non vi parleranno dei bombardamenti che hanno ucciso un giovane universitario due giorni fa [a Damasco ndr.] e neanche dei discorsi apertamente ostili di Erdogan che ha deciso di introdurre nelle scuole elementari la nostalgia ottomana di riconquistare le terre limitrofe tra le quali anche la Siria.

Ma i grandi mezzi di informazione non vi parleranno neanche della gioia degli aleppini da quando l’esercito nazionale è riuscito a liberare i sobborghi ovest di Aleppo, dai quali piovevano i mortai sui civili.

Non vi parleranno mai della gioia di tutti i siriani per la riapertura dell’autostrada Damasco-Aleppo e della rimessa in funzione dell’aereoporto internazionale di Aleppo che ha dato speranza di una possibile ripresa economica… non vi parleranno dell’annuncio della riparazione della via ferroviaria tra la capitale siriana (Damasco) e la capitale industriale (Aleppo) e della possibilità di viaggiare in treno dopo nove anni di guerra…

Perciò vi dico che siamo in carcere… e le nostre notizie, quelle vere, sono scarsamente diffuse.
Qualche volta qualcuno viene a trovarci, ci fa sentire parte del mondo e ci dà la speranza di poter tornare ad essere una nazione “normale”, non tagliata fuori mondo.

Da questo carcere sentiamo notizie tristi e preoccupanti del coronavirus, che invade il mondo e la nostra amata Italia, preghiamo per voi e qualche volta, volendo sdrammatizzare, diciamo che questa volta è un vantaggio l’essere in “carcere”, perché almeno questo maledetto virus non riesce facilmente a penetrare le mura della nostra nazione.

Dal “carcere” vi auguriamo ogni bene e un buon cammino di quaresima… Non abbiate paura, Gesù con la sua Croce ha vinto la sofferenza, il peccato e la morte.

https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-fra_bahjat_elia_karakach_noi_siriani_viviamo_dal_2011_in_una_grande_prigione_imposta_dalle_politiche_occidentali_dai_paesi_che_si_arrogano_il_ruolo_di_difensori_dei_diritti_civili_ma_mettono_sotto_embargo_una_nazione_int/82_33428/

 

Emergenza Covid-2019: Lettera all’USR e ai dirigenti delle scuole bolognesi

A seguito delle segnalazioni ricevute ci troviamo costretti a ricordare che la situazione di eccezionale sospensione delle ordinarie attività didattiche nelle scuole non può in alcun modo dare adito a improbabili e illegittime interpretazioni del funzionamento degli organi collegiali, né introdurre piani di riorganizzazione e obblighi di lavoro non previsti dalla normativa vigente.

In particolare non possono in alcun modo essere equiparati ad atti del Collegio dei docenti la compilazione di questionari-sondaggi on line, che al massimo possono costituire una fonte di informazione, né le decisioni prese da collegi straordinari virtuali, convocati al di fuori di ogni regolamentazione. Il collegio dei docenti è infatti un organo collegiale con potere deliberante, si muove all’interno di una cornice di regole precise e si fonda sul libero e paritario confronto tra i suoi membri.

Quanto sta accadendo è certamente un effetto della contraddittorietà di un passo del testo del DCPM del 1 Marzo 2020, che richiama la necessità di un pronunciamento del Collegio dei docenti per attivare modalità di didattica a distanza, quando l’effettiva convocazione del Collegio è preclusa dalla ratio stessa del provvedimento. Nel merito specifico riteniamo che un semplice invito ai docenti, nel rispetto della libertà di insegnamento, a trovare forme di contatto con alunne e alunni per proporre attività da svolgere in questo periodo, non necessiti di una delibera collegiale a meno che quella che è indicata nel Decreto governativo come semplice possibilità non sia intesa come occasione per imporre modalità emergenziali di rapporto con il personale, nuovi obblighi di lavoro, strumenti e metodologie didattiche standard.

Riteniamo che l’invito ad utilizzare il registro elettronico per comunicare le modalità scelte liberamente dai docenti per affrontare i giorni di sospensione – scelta praticata da molte scuole – sia la modalità di gestione più sobria, aperta ed adeguata anche per rispondere al bisogno, ampiamente diffuso tra le docenti e i docenti, di ripristinare la relazione con gli studenti e ritornare alla “normalità”. Ciò non necessita alcuna delibera proprio perché è un invito e non impone nulla a nessuno, né ai docenti né agli studenti. E’ opportuno ricordare anche che ogni atto valutativo ufficiale da parte dei docenti durante il periodo di sospensione delle attività didattiche si espone a forti dubbi di legittimità.

Crediamo sia interesse di tutti evitare oggi scelte improvvisate che producono un indesiderato effetto di amplificazione dell’ansia e dell’incertezza comune.

Con la presente diffidiamo i dirigenti scolastici dal mettere in atto procedure illegittime di convocazione e svolgimento dei Collegi dei docenti così come forme di riorganizzazione delle attività funzionali obbligatorie non deliberate nel piano annuale delle attività.

Vista la forte disomogeneità dei comportamenti adottati dai dirigenti scolastici del territorio di Bologna e Provincia, ci sembrerebbe utile che l’Ufficio scolastico regionale accompagnasse la nota di suggerimenti sull’attività didattica a distanza già diffusa con una ulteriore nota di chiarimento sui temi esposti, tale da consentire a tutte e tutti di muoversi con la necessaria serenità in un quadro di regole certe e condivise.

COBAS SCUOLA BOLOGNA

 

Il 5 Marzo al Pantheon per chiedere la scarcerazione di Patrick Zaki

Giovedì 5 marzo a Roma, dalle 18 al Pantheon, Amnesty International manifesterà nuovamente per chiedere la scarcerazione dello studente egiziano dell’Università di Bologna Patrick George Zaki.

L’appuntamento precederà l’udienza di sabato 7 marzo nella quale si deciderà se rinnovare o meno la detenzione preventiva di Zaki.

L’udienza avrà luogo a un mese esatto dall’arresto, avvenuto all’aeroporto del Cairo, dell’attivista e ricercatore egiziano di 27 anni.

Zaki era partito da Bologna, dove vive per motivi di studio, per trascorrere un periodo di vacanza nella sua città natale, Mansoura, in Egitto. Una volta atterrato all’aeroporto è scomparso per 24 ore. Nessuno, compresi i suoi genitori, è stato inizialmente informato del suo arresto.

È stato poi posto in detenzione preventiva, indagato per cinque diversi capi d’accusa contenuti in un mandato di cattura emesso nel settembre 2019, quando era già in Italia: minaccia alla sicurezza nazionale, incitamento a manifestazione illegale, sovversione, diffusione di notizie false e propaganda per il terrorismo.

“L’obiettivo della detenzione preventiva prolungata è di consegnare un prigioniero all’oblio. Per questo, è fondamentale che in vista dell’udienza di sabato prossimo, e di quelli che eventualmente seguiranno, non si disperdano l’entusiasmo, l’emozione e la solidarietà dell’ultimo mese e che ognuno continui a fare la sua parte”, ha dichiarato Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International Italia.

Alla manifestazione di giovedì 5 marzo hanno aderito, tra gli altri, Federazione nazionale della stampa italiana, Articolo 21 e Cooperativa Auxilium.

Roma, 4 marzo 2020

L’appello “Libertà per Patrick” è online all’indirizzo:
https://www.amnesty.it/appelli/liberta-per-patrick/

Per ulteriori informazioni:
“Egitto: Rapporto “Stato d’eccezione permanente” (27/11/2019)
https://www.amnesty.it/egitto-rapporto-procura-sicurezza-di-stato/

 

Alberto Negri: “Perché ci meritiamo il ricatto di Erdogan sui profughi siriani”

L’Europa meno interviene meglio è: nei guai non l’ha messa soltanto l’arroganza di Erdogan. Il ricatto di Erdogan sui profughi lo ha voluto e se lo è cercato. Ha usato per anni la Turchia per abbattere il regime di Assad e adesso si lamenta, dopo avere versato a Erdogan la cifra di 6 miliardi di euro per tenersi in casa oltre tre milioni di rifugiati siriani: un milione di loro, nel 2015, si riversò sulla rotta balcanica accolti in gran parte dalla Germania della cancelliera Merkel, che oggi, con la destra estrema sempre più in ascesa, non può permettersi un altro gesto simile.

La Grecia

Cosa che non puo’ permettersi neppure la Grecia dove i neonazisti di Alba Dorata trovano in questa nuova ondata terreno fertile per la loro propaganda. La Grecia è nel mirino di Erdogan e la tensione è salita di nuovo alle stelle per la questione di Cipro greca dove la Turchia rivendica il diritto a estrarre il gas in una zona economica esclusiva dove opera una joint venture Eni-Total. Erdogan, che tiene in piedi il governo libico di Tripoli sotto botta del generale Khalifa Haftar, ha fatto firmare un memorandum ad Al Sarraj per dare consistenza alle sue rivendicazioni.

Detto per inciso Erdogan anche in Libia può usare contro di noi l’arma dei profughi visto che sostiene militarmente Sarraj e ha inviato sul campo militari turchi e centinaia di mercenari jihadisti reclutati proprio in Siria.

Dietro la nuova ondata di profughi

Dietro la nuova ondata di profughi c’è la feroce battaglia incorso a Idlib tra la Turchia e i suoi alleati di Al Qaida contro siriani e russi ma ci sono anche forti motivazioni economiche. Erdogan prende di mira militarmente Damasco e l’Europa usando l’arma dei profughi per mascherare la sua sconfitta non potendo entrare troppo in rotta di collisione con Putin. E’ il gas della Russia che ha reso la Turchia il principale hub energetico del Mediterraneo e ad Ankara non conviene litigare con Mosca.

Quindi per far sentire le sue ragioni alla Nato e sul piano internazionale “lancia” migliaia di profughi verso i confini. I profughi Erdogan se li è voluti per fare la guerra ad Assad e per cacciare migliaia di curdi siriani dai loro territori. Non sono un evento meteorologico ma fanno parte di una ben precisa strategia di pulizia etnica che adotta anche il regime di Assad nei confronti delle popolazioni sunnite che avevano aderito alla rivolta contro Damasco.

Violati i patti con Mosca

Ora la Turchia, dove la popolazione è sempre più irritata nei confronti dei siriani ma anche delle avventure militari di Erdogan, vorrebbe mantenere la sua presenza a Idlib per scaricare una parte dei rifugiati che ha in casa: né i siriani di Damasco né i russi né gli iraniani, alleati di Assad, hanno intenzione di concedergli questo. Per un semplice motivo: Erdogan ha violato i patti con Mosca e Teheran di due anni fa.

Si era impegnato a disarmare i ribelli e in particolare le milizie jihadiste e quelle di Al Qaida ma non lo ha mai fatto, anche perché voleva continuare a controllare la provincia e i collegamenti autostradali vitali per Damasco. Insomma voleva prendersi un altro pezzo di Siria di valore strategico dopo quello strappato ai curdi.

Finito il Califfato e ucciso Al Baghadi è lui il vero capo dei jihadisti in Siria che manovra a seconda dei suoi obiettivi: li usa contro i curdi, i nostri maggiori alleati nella guerra all’Isis, contro il regime di Damasco, contro i russi e da qualche tempo anche in Libia.

L’Europa

In questa situazione l’Europa ha avuto un ruolo e una grande responsabilità.

Giusto per rinfrescarsi la memoria ricordatevi quando Erdogan nell’ottobre scorso ha massacrato i curdi siriani, provocando un’ondata interna alla Siria di oltre 200mila profughi. La causa immediata fu il vergognoso ritiro degli Stati Uniti dal Rojava, la regione autonoma curda dove Trump avrebbe dovuto contenere la Turchia per salvare i suoi alleati nella guerra contro il Califfato.

Ma anche gli europei si comportarono vergognosamente: promisero di mettere sanzioni sulla vendita di armi alla Turchia ma in realtà non se ne fece nulla. Come oggi vorrebbero fare una missione in Libia per far rispettare l’embargo: ma come credere possibile che fermeremo le armi della Turchia paese della Nato che noi stessi riforniamo? Forse il nostro ministro degli Esteri ignora che egli elicotteri d’attacco Agusta di Leonardo-Finmeccanica che colpirono i curdi noi li assembliamo direttamente in territorio turco.

L’origine della guerra

Bisogna anche ricordarsi come è nata questa guerra siriana: una rivolta contro il regime di Bashar Assad che si è trasformata ben presto in una guerra per procura. L’Europa sulla spinta dell’allora segretario di stato Hillary Clinton si allineò nel 2011 alla strategia del “guidare da dietro” la rivola contro Assad accreditando un’opposizione manovrata dalla Turchia che ha fatto affluire dal suo confine migliaia di jihadisti e terroristi provenienti da tutto il mondo musulmano. L’Europa, gli Usa, hanno permesso l’espansionismo della Turchia in Siria, lo hanno incoraggiato e poi accettato dopo il fallito golpe del 2016. E oggi sperano che sia Putin a fermarlo.

di Alberto Negri – Tiscali

https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-alberto_negri__perch_ci_meritiamo_il_ricatto_di_erdogan_sui_profughi_siriani/82_33391/

 

Un patto tra Servizi e Associazionismo, per diritti sociali realmente esigibili

Superando.it

Un patto tra Servizi e Associazionismo, per diritti sociali realmente esigibili
«L’Associazionismo – scrive Fausto Giancaterina – è da sempre impegnato nel promuovere ed esigere – molto spesso con lodevole successo – leggi e decisioni politico-amministrative per il riconoscimento dei diritti delle persone con disabilità. Ma questo lodevole impegno non basta più: occorre attrezzarsi per analizzare con intelligenza e capire perché, alla fine, quelle leggi e disposizioni amministrative stentino a concretizzare effettivamente l’esigibilità di quei diritti. Per questo, dunque, occorre un nuovo patto tra Associazionismo e operatori dei Pubblici Servizi»
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Slitta al 2021 la ventiduesima edizione di Exposanità
Prevista inizialmente per le giornate dal 15 al 17 aprile prossimi, Exposanità, ventiduesima edizione della Mostra Internazionale di Bologna al Servizio della Sanità e dell’Assistenza, è stata rinviata di un anno, nel rispetto delle indicazioni emanate dalle Istituzioni sovranazionali, nazionali e locali all’anno prossimo. Si svolgerà dunque esattamente dal 21 al 23 aprile 2021, nella tradizionale sede di BolognaFiere.
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Risolvendo i problemi per le Malattie Rare, risolveremo i problemi di tutti
«Come una sorta di “nave rompighiaccio”, quando risolveremo i problemi per le Malattie Rare, avremo risolto i problemi di tutti. Ed è importante in particolare un supporto sociale, perché ci sono persone che dedicano la vita a chi ha bisogno di assistenza, familiari che sostituiscono lo Stato e pagano terapie e alcuni farmaci non esenti»: a dirlo è stata Annalisa Scopinaro, presidente di UNIAMO-FIMR (Federazione Italiana Malattie Rare), coordinando i lavori della diretta social promossa dalla Federazione stessa il 29 febbraio scorso, in occasione della Giornata Mondiale delle Malattie Rare
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Non permettiamo ai disturbi uditivi di limitarci!
Oggi, 3 marzo, è la V Giornata Mondiale dell’Udito, promossa dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, e pur con semplicità, vista la coincidenza con questo periodo di emergenza sanitaria globale, ma con fermezza, l’APIC (Associazione Portatori Impianto Cocleare) intende ricordarne il tema che è «L’Udito per la vita: non permettiamo ai disturbi uditivi di limitarci!». Ovvero, in altre parole, «Superare la sordità è possibile!»
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Un percorso di sostegno ai genitori di bambini e ragazzi con la SMA
In collaborazione con la Fondazione Policlinico Gemelli e con il finanziamento della Fondazione Roche, il Centro Clinico NEMO di Roma (NeuroMuscular Omnicentre) ha dato il via al progetto denominato “Chilometri di vite”, iniziativa che attraverso un parent training interculturale e attività ricreative, mira a sostenere i genitori di bambini/e e ragazzi/e che convivono con la SMA (atrofia muscolare spinale), grave malattia genetica rara che colpisce in Italia un bambino o una bambina su 8.000, indebolendo progressivamente le capacità motorie
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L’“abilismo” e il rischio di minare sempre più l’accettazione della disabilità
«Gli sviluppi della terapia genica, dell’ingegneria genetica e dello screening prenatale hanno fatto registrare un’enorme crescita, aumentando il nostro potere di prevenire le malattie, ma mettendo in guardia anche sulla possibilità di “eliminare” le caratteristiche umane ritenute indesiderabili, consolidando il pensiero secondo cui si dovrebbe “evitare di vivere con una disabilità”»: lo ha dichiarato Catalina Devandas, Relatrice Speciale delle Nazioni Unite sui Diritti delle Persone con Disabilità, nel presentare la propria relazione al Consiglio dell’ONU per i Diritti Umani
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Nessuna soluzione in vista per le 791 famiglie romane escluse dal contributo
La Regione Lazio sta lavorando, ma fino al prossimo anno non potrà risolvere il problema, il Comune di Roma, invece, oltre ad attribuire la responsabilità alla Regione stessa, dichiara di non avere fondi, ma che «se anche li avesse, avrebbe altre priorità». 791 famiglie del Comune di Roma rimangono quindi escluse dal fondo per disabilità gravissima, come denuncia l’Associazione Viva la Vita, e molti malati ad esempio di SLA saranno costretti a licenziare la badante. La protesta sale, anche sui social, e le persone con disabilità gravissima sono pronte a scendere in piazza
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Disabilità e lavoro: la Regione Lazio punta su inclusione e valorizzazione
«Intendiamo sostenere una nuova percezione della disabilità nelle politiche pubbliche regionali, con particolare attenzione all’inclusione e alla valorizzazione nel mercato del lavoro e nelle realtà aziendali, istituendo anche la figura del disability manager»: lo ha dichiarato Eleonora Mattia, presidente della IX Commissione Lavoro della Regione Lazio, prima firmataria di un emendamento su disabilità e lavoro inserito nel “Collegato” che ha trasformato in Legge Regionale la Proposta recante “Misure per lo sviluppo economico, l’attrattività degli investimenti e la semplificazione”
(continua…)

Perché l’ANMIC ha ratificato il Manifesto sui diritti delle donne con disabilità
«È un fenomeno grave, diffuso e fin troppo sottaciuto – scrive Annalisa Cecchetti, vicepresidente nazionale dell’ANMIC – quello delle donne con disabilità, vittime di una discriminazione multipla, in quanto donne e in quanto disabili, che ne condiziona pesantemente la vita in diversi àmbiti. Per questo la nostra Associazione ha ratificato il “Secondo Manifesto sui diritti delle Donne e delle Ragazze con Disabilità nell’Unione Europea”, documento dall’inestimabile valore politico e programmatico»
(continua…)

Un impegno per il parcheggio gratuito tra le strisce blu, a livello nazionale
Come dichiarato dal sosttosegretario alle Infrastrutture e ai Trasporti Roberto Traversi, dopo un incontro con l’organizzazione Cittadinanzattiva e con l’Associazione UILDM, arriverà presto in Parlamento la modifica al Codice della Strada, volta a uniformare a livello nazionale il parcheggio gratuito tra le strisce blu da parte delle persone con disabilità, quando gli spazi riservati siano già occupati o non presenti. Attualmente, infatti, sono i singoli Comuni a decidere di volta in volta se far pagare o meno il parcheggio tra le strisce blu alle persone con disabilità munite di contrassegno
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Consigli utili sul coronavirus in linguaggio facile da leggere e da capire
È più che meritoria l’iniziativa dell’Associazione ANFFAS di Cremona e della Cooperativa Sociale Ventaglio Blu della città lombarda, che con la supervisione dell’ANFFAS Nazionale, hanno tradotto in linguaggio facile da leggere e da capire (“Easy to Read”) i consigli trasmessi dal Ministero della Salute per evitare la trasmissione del coronavirus, allo scopo, segnatamente, di renderli accessibili anche alle persone con disabilità intellettive e non solo a loro
(continua…)

Rifiutare l’iscrizione di un alunno con disabilità è discriminazione
«In assenza di ragioni normative, regolamentari o di evidente esigenza didattica, il rifiuto all’iscrizione di un bambino – fondato sulla sola circostanza della disabilità – assume di per sé carattere discriminatorio»: lo si legge in una recente Ordinanza prodotta dal Tribunale Civile di Milano, che ha parzialmente accolto il ricorso dei genitori di un alunno con disabilità, nei confronti di una scuola paritaria che gli aveva negato l’iscrizione alla primaria, motivando tale condotta con il fatto che in ciascuna delle prime classi era già presente un alunno con disabilità
(continua…)

Soste selvagge e coscienze in stand-by
«Ho sempre creduto – scrive Giuseppe Fornaro – che il progresso scientifico e tecnologico avrebbe portato con sé anche nuove coscienze. Certo, sono ormai dimenticati i tempi in cui la disabilità era una macchia da mimetizzare nei colori dell’indifferenza quotidiana e tuttavia ci sono esempi del nostro vivere quotidiano che non lasciano ben sperare, come i superficiali controlli delle soste selvagge, con l’invasione delle aree di parcheggio riservate; eppure i vigili controllano il traffico come hanno sempre fatto. Ecco, forse il problema è proprio lì… come hanno sempre fatto!»
(continua…)

Undici anni dopo la ratifica della Convenzione ONU: le disabilità in movimento
Era il 3 marzo 2009, quando la Legge 18/09 ratificò la Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità, rendendo quest’ultima una Legge dello Stato Italiano. Undici anni dopo, la Federazione FISH Lazio farà riferimento a quella data con il convegno del 4 marzo a Roma, intitolato “Le disabilità in movimento. Le politiche di inclusione nella Regione Lazio”, che prevede un ampio confronto con esponenti del mondo politico-istituzionale nazionale, regionale, comunale e associativo, sullo stato di attuazione nel Lazio della prima Dichiarazione dei Diritti Umani del nuovo millennio
(continua…)

“Down!”, “Mongoloide!”: è davvero l’ora di finirla!
«Siamo stanchi di dover reagire di nuovo al linguaggio violento e all’ignoranza in TV. Non è possibile però tacere, bisogna condannare fermamente ogni episodio. Perché non si tratta solo di programmi che hanno fatto dell’esagerazione e della volgarità la loro cifra, come il “Grande Fratello Vip”, ma anche di contenitori televisivi come “L’Assedio”, che dovrebbero fare informazione e cultura»: a dirlo è Antonella Falugiani, presidente del CoorDown, a proposito dei nuovi episodi riguardanti l’utilizzo in TV di parole come “Down” o “mongoloide” quali insulti o scherzi su cui fare della comicità
(continua…)

Amianto in Marina Militare: il Tar del Lazio condanna il Ministero della Difesa ad assunzione orfana militare

Il TAR del Lazio ha condannato il Ministero della Difesa all’arruolamento di Maria Cristina Brigida Anastasi, orfana di Giuseppe Mario Paolo Anastasi, deceduto per carcinoma polmonare. Read More “Amianto in Marina Militare: il Tar del Lazio condanna il Ministero della Difesa ad assunzione orfana militare”

Legge sull’omofobia, Gay Center: “Nessun sostegno a testi senza tutela delle vittime”

Legge sull’omofobia? Attendiamo di vedere il testo base, nessun sostegno a testi senza tutela delle vittime

E’ stata calendarizzata alla Camera per il 31 Marzo la legge contro l’omotransfobia.

Purtroppo ad oggi non conosciamo ancora il testo, ma analizzando gli attuali testi presentati,  rileviamo che nessun diritto effettivo viene dato alle vittime. I centri antiviolenza e le case rifugio non sono garantite con gli attuali testi, e nella migliore delle ipotesi dipenderanno dal Ministro dell’Economia di turno,  quindi senza nessuna garanzia di continuità.

Ricordiamo poi che neanche il reato di propaganda d’odio viene garantito, reato oggi punito per chi istiga odio contro le persone di religione differente, come con la legge sul vilipendio alla religione, o contro le persone di differente etnia, colore della pelle, etc, come con la legge Mancino.

Le attuali proposte, nelle migliore delle ipotesi, forniscono solo l’aggravante della pena per i reati di omofobia e poco altro,  lasciando così le vittime sole e senza un sostegno concreto. Facciamo appello alla sensibilità dei parlamentari per una legge che aiuti veramente le vittime, e non per avere solamente un titolo di giornale.

Fabrizio Marrazzo, Portavoce Gay Center