Rompere il grande inganno del “bene comune”!

Ogni volta che sentite parlare di interesse nazionale, interessi comuni, bene comune e sentite dire che “siamo tutti sulla stessa barca”, insospettitevi: siete di fronte a qualcuno che alimenta un grande inganno oppure a qualcuno che è caduto in un grande equivoco.

Rompere il grande inganno del “bene comune”

Ogni volta che sentite parlare di interesse nazionale, interessi comuni, bene comune e sentite dire che “siamo tutti sulla stessa barca”, insospettitevi: siete di fronte a qualcuno che alimenta un grande inganno oppure a qualcuno che è caduto in un grande equivoco.

La società è divisa in classi (sfruttatori e sfruttati, borghesia e proletariato) e ogni classe ha diversi e specifici interessi, opposti fra loro e inconciliabili.

Il grande inganno è quello alimentato dalla classe dominante per far credere che gli interessi della borghesia e quelli del proletariato possono e devono incontrarsi per il bene comune (per l’interesse del paese). Il grande equivoco è quello in cui cadono gli elementi delle masse popolari che le danno retta e che, credendo di perseguire il bene comune, si accodano agli interessi della borghesia.

Se avete dei dubbi a riguardo, il dibattito politico di queste settimane li elimina efficacemente più di mille discussioni “di principio”… (leggi tutto)

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Ai compagni del PC in vista dell’avvio della fase congressuale

Ai compagni del Partito Comunista che il 7 e 8 marzo con l’Assemblea di Chianciano danno avvio alla fase congressuale che li porterà al III Congresso.

Con l’iniziativa di Chianciano aprite la fase dei lavori congressuali e il P.CARC vi augura che siano proficui e rappresentino un passo avanti per la rinascita del movimento comunista cosciente e organizzato nel nostro paese.

In questa fase storica i comunisti italiani hanno una doppia responsabilità: abbiamo la responsabilità di conoscere, comprendere e usare il bilancio della prima ondata della rivoluzione proletaria (1917 – 1976) entro la quale il socialismo è stato instaurato in molti paesi del mondo, ma in nessun paese imperialista: dobbiamo comprendere a fondo i limiti e superarli per compiere ciò che non è ancora stato compiuto, instaurare il socialismo in un paese imperialista, il nostro. Nel contesto di questo compito storico, abbiamo la responsabilità di dotare la classe operaia e le masse popolari del nostro paese di una guida e di una direzione solide, scientifiche, di classe e rivoluzionarie in modo da valorizzare le mille forme di resistenza spontanea al procedere della crisi generale che esistono già in ordine sparso e si manifestano anche in modo contraddittorio una con le altre. Mille contraddizioni in seno alle masse popolari sono la manifestazione più chiara dell’attuale debolezza del movimento comunista nel nostro paese… (leggi tutto)

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Coronavirus: uccidono di più il lavoro salariato e l’inquinamento!

Nel momento in cui chiudiamo questo numero del giornale l’emergenza Coronavirus ha investito il paese, governo e regioni hanno imposto misure straordinarie per fronteggiarla: isolamento di aree del paese, per ora circoscritte, stato di emergenza in 7 regioni, chiusura di scuole, università e tribunali, chiusura dei pub dopo le 18, divieto di manifestazioni pubbliche e assembramenti. Il panico è scoppiato in molte città, in particolare a Milano, con i supermercati presi d’assalto. C’è un grande squilibrio fra il modo con cui la politica ha trattato l’epidemia – fin da quando era “confinata” fuori dall’Italia, ufficialmente fino al 21 febbraio – a livello mediatico e la reale capacità da parte delle istituzioni e delle autorità di predisporre protocolli efficaci una volta che il virus è stato individuato in Italia. E’ una situazione molto dinamica, le cose cambiano in fretta, ma alcune riflessioni sono possibili e utili, benché parziali… (leggi tutto)

[Italia] Coronavirus: epidemia o stato di polizia?

Sabato 21 febbraio è iniziata una vera e propria campagna terroristica contro le masse popolari da parte dei vertici della Repubblica Pontificia e i giornali loro lacchè che gli hanno fatto eco: “IL VIRUS E’ TRA NOI”, “TENTATA STRAGE”, “EPIDEMIA”, “ALLARME ROSSO” sono alcuni dei titoli dei giornali e telegiornali che, in prima pagina e con “aggiornamenti ora per ora” hanno terrorizzato le masse popolari italiane per “l’emergenza Coronavirus”. A questo si sono aggiunte le “misure emergenziali” di governo e regione: zone rosse e “coprifuoco”, militarizzazione dei territori (37 posti di blocco 24 ore su 24 nel lodigiano), isolamento e quarantena di decine di migliaia di persone, cancellazione di treni e aerei, chiusura di scuole e uffici pubblici, divieto di aggregazione e di manifestazioni ecc. Il tutto per un virus influenzale ancora sconosciuto ma poco più mortale (in percentuale) dell’influenza stagionale, che conta una decina di morti in età molto avanzata e tutti con patologie gravi, le cui condizioni sono peggiorate a causa del Coronavirus.

Queste misure sono vere e proprie prove generali di “stato di polizia”… (leggi tutto)

Mantenere le iniziative e gli scioperi. Sostenere chi non le annulla ed estendere la mobilitazione!

Raccogliamo e rilanciamo dalla pagina facebookIl Picchetto”:

Condividiamo uno spunto di riflessione inviatoci da un operaio e delegato sindacale, in merito all’emergenza Corona Virus.

Risultano chiare a tutti le contraddizioni e le “stranezze” che stiamo vivendo in questi giorni, a seguito delle ordinanze ministeriali per contenere la diffusione del Corona Virus: le scuole restano chiuse ma le fabbriche no; non è possibile fare assemblee sindacali ma in linea di montaggio ci si può stare; vengono sospese iniziative pubbliche ma i centri commerciali e i supermercati restano aperti. Risulta quindi palese che la salute pubblica conti, ma prima devono essere garantiti i profitti dei padroni. Tutto è subordinato ai loro profitti!!

Io sono un RSU e RLS di una fabbrica vicentina di media grandezza. Ho avuto, e sto avendo, difficoltà nel capire come affrontare la questione del “decreto ministeriale” e la sua applicazione.

Mi spiego meglio:

sul posto di lavoro, di fatto, abbiamo spinto per attuare le disposizioni del ministero in termini di sicurezza; i sindacati (sia confederali che di base) hanno chiesto di rivedere DVR e norme aziendali e, in linea generale, hanno spinto per garantire la salute dei lavoratori. Ci sono stati abusi da parte di alcune aziende (sospensione mense aziendali, rilevazione coatta temperatura corporea, allontanamento di alcuni lavoratori sospetti di avere il virus, etc.), e su queste cose ci siamo spesi per eliminare gli abusi e garantire il rispetto del decreto del ministero. La linea più oltranzista che è emersa, da alcune RSU, che sarebbe la più giusta e coerente, E’ QUELLA DI CHIUDERE TUTTE LE ATTIVITA’ PRODUTTIVE, COME E’ STATO FATTO PER LE SCUOLE. Comunque, in linea generale, sui posti di lavoro si è cercato di garantire la salute collettiva, spingendo in questa direzione e quindi garantendo la piena applicazione del decreto ministeriale e, in alcune situazioni, il suo superamento, ponendo la questione di chiudere tutte le fabbriche. E fin qua ci sta!

Poi, però, quando usciamo dalla fabbrica partecipiamo a iniziative politiche (assemblee, dibattiti, iniziative in generale) e qui c’è stata una forte discussione se confermare o meno le iniziative stesse. Il problema è sorto per quanto detto nel primo paragrafo, e cioè che i centri della produzione del profitto hanno tenuto aperto, mentre il resto è rimasto chiuso. Quindi, in sostanza, molti compagni hanno deciso di confermare le iniziative, mentre altri hanno sospeso tutto. E penso che sia stato giusto confermare le iniziative.

La contraddizione è proprio questa! Durante il giorno si pretende il rispetto del decreto ministeriale nelle aziende al fine di garantire l’incolumità dei lavoratori rispetto al virus e dove possibile si spinge per bloccare l’attività produttiva (quindi sempre seguendo una linea di precauzione e prudenza al fine di evitare il contagio); e poi quando esco dalla fabbrica rivendico l’agibilità politica contestando il decreto ministeriale perché ingiusto!

Condivido questa riflessione perché magari anche altri compagni hanno avuto difficoltà o comunque si sono posti qualche riflessione in merito a questa situazione”.

Mobilitazioni per l’8 marzo CONFERMATE

a Napoli – www.facebook.com/nonunadimenonapoli/posts/2910823905645353

a Firenze – www.facebook.com/events/640365153389543

a Milano – www.facebook.com/events/2543672202554383

L’8 marzo parla di futuro

Mentre in Italia uno come il senatore Pillon può affermare impunemente “vieteremo alle donne di abortire”, una parte della borghesia “democratica” e progressista continua a scambiare la lotta per i diritti delle donne con la lotta delle donne contro gli uomini.

I vari Pillon sono solo miseri e insignificanti burattini, interni a un sistema economico, politico e sociale basato sulla sottomissione e sullo sfruttamento delle masse popolari che alimenta a suo vantaggio la “guerra tra poveri” (italiani contro immigrati, eterosessuali contro omosessuali, cattolici contro musulmani, uomini contro donne, ecc.). La lotta delle donne non si esaurisce nella contestazione dei vari Pillon né nel “dichiarare guerra agli uomini”, ma si realizza nel rovesciamento della società capitalista e con essa del Vaticano.

Con questo articolo vogliamo contribuire a dare una prospettiva all’8 marzo. Il movimento di emancipazione delle donne deve guardare al futuro e non limitarsi a contestare il cattivo presente… (leggi tutto)

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[Italia] Donato Laviola vince la sua battaglia!

Donato Laviola, compagno No Tav e attivista nei movimenti di lotta per la casa a Torino, ha annunciato qualche settimana fa di voler violare le misure restrittive imposte dal tribunale di Torino che non gli permettevano di poter andare a trovare la sua famiglia in Puglia. La sua battaglia resa pubblica sui social, ha raccolto tantissima solidarietà: a tal punto che il tribunale è stato costretto a cedere e addirittura è stato costretto a ridurgli le misure restrittive (dall’obbligo di firma giornaliero a due giorni a settimana)… (leggi tutto)

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Sostieni l’Associazione Resistenza con il tuo 5 per mille!

L’Associazione Resistenza è una associazione di promozione sociale. Da una parte all’altra d’Italia diamo il nostro contributo (con iniziative culturali e sociali) alla difesa e alla promozione di valori di democrazia popolare e partecipata che riteniamo importanti e che nascono dalla Resistenza antifascista su cui si fonda il nostro paese. Valori che sono attuali, che vanno difesi ed estesi.

L’Associazione Resistenza

  • promuove la conoscenza della storia del nostro paese a partire dalla Resistenza antifascista;

  • promuove il protagonismo e l’autorganizzazione popolare attraverso la costruzione di campagne sociali, di spazi, reti e strutture di coordinamento e di solidarietà tra le persone;

  • promuove aggregazione di lavoratori, giovani, donne e anziani e la valorizzazione del rapporto tra le diverse generazioni;

  • promuove la finanza etica, l’educazione al consumo critico, il rapporto diretto tra produttore e consumatore (costruire e fare rete);

  • promuove la cultura popolare, la conoscenza e l’interazione tra diverse culture attraverso creazione di spazi e reti di attività culturali e artistiche.

Destina il tuo 5 per mille all’Associazione Resistenza: codice fiscale 97439540150

Il cinque per mille è una forma di finanziamento che non comporta oneri aggiuntivi al contribuente sceglie semplicemente la destinazione di una quota della propria IRPEF sia che faccia o non faccia la denuncia dei redditi.

Link a sitoLink pagina FB

Anche se non devi presentare la dichiarazione dei redditi puoi devolvere il 5 per mille:

  1. Compila la scheda fornita insieme al CU dal tuo datore di lavoro o dall’ente erogatore della pensione, firmando nel riquadro indicato come “Sostegno del volontariato e delle altre organizzazioni non lucrative…” e indicando il codice fiscale dell’Associazione Resistenza 97439540150;

  2. inserisci la scheda in una busta chiusa;

  3. scrivi sulla busta “DESTINAZIONE CINQUE PER MILLE IRPEF” e indica il tuo cognome, nome e il codice fiscale dell’Associazione Resistenza 97439540150;

  4. consegnala a un ufficio postale o a uno sportello bancario (che le ricevono gratuitamente) o a un intermediario abilitato alla trasmissione telematica (CAF, commercialisti, ecc.).

Se presenti il Modello 730 o Modello Unico Persone Fisiche:

  1. Compila la scheda sul modello 730 o Modello Unico Persone Fisiche;

  2. firma nel riquadro indicato come “Sostegno del volontariato e delle altre organizzazioni non lucrative…”;

  3. indica nel riquadro il codice fiscale dell’Associazione Resistenza 97439540150

Promuovi il 5×1000 all’Associazione Resistenza SCARICA E DIFFONDI IL VOLANTINO FronteRetro

Associazione Promozione Sociale – Codice Fiscale: 97439540150

Via Tanaro 7, 20128 Milano, Tel: 02.26.30.64.54, Email: ass.resistenza@libero.it, Facebook: Associazione Resistenza

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