STOP5G DISconnessi Speciale 12 Settembre

Alleanza Italiana Stop 5G – sito ufficiale 

Sabato 12 Settembre 2020 a Roma in Piazza del Popolo, dalle ore 15:00 alle ore 18:00, l’Alleanza Italiana Stop 5G promuove la manifestazione nazionale Stop 5G dal titolo “Per la moratoria, la Costituzione, le libertà e l’autodeterminazione digitale” nell’intento di rinnovare al Governo la richiesta di un’urgente sospensione della pericolosa sperimentazione dell’Internet delle cose, sperimentazione con evidenti ripercussioni sociali, sanitarie, ambientali e che mina le libertà personali e i diritti sanciti dalla Costituzione della Repubblica italiana. Sul palco si alterneranno relatori che, da angolazioni medico-scientifiche, politiche, educativo-scolastiche, giuridiche, amministrative e artistiche, convergeranno all’unisono sullo stesso tema, ovvero la denuncia dei lati oscuri del 5G nel modello di società iper-digitale.

Interverranno:

Dott.ssa Tonia Di Giovacchino, biologa, Stop 5G Abruzzo

Luciano Chiappa, pubblicista, scrittore, Stop 5G Marche

Dott. Ferdinando Laghi, medico, presidente ISDE International

Avv. Giuseppe Cannizzo, legale, Stop 5G Sicilia

Prof.ssa Annalisa Buccieri, Osservatorio Scuola dell’Alleanza Italiana Stop 5G

On. Veronica Giannone, parlamentare della Repubblica

Franca Biglio, Sindaco di Marsaglia (Cuneo), presidente ANPCI

Luca Albertazzi, Sindaco di Dozza (Bologna)

Dott.ssa Debora Cuini, medico, Stop 5G Marche

Enrico Montesano, attore, artista

Dott.ssa Anna Rita Iannetti, medico, Movimento 3V

Sen. Saverio De Bonis, parlamentare della Repubblica

On. Sara Cunial, parlamentare della Repubblica

Dott. Maurizio Martucci, portavoce nazionale Alleanza Italiana Stop 5G

La manifestazione sarà presentata e condotta dai giornalisti Fabio Frabetti e Margherita Furlan.

 

Tra gli altri, aderiscono alla manifestazione nazionale Stop 5G “Per la moratoria, la Costituzione, le libertà e l’autodeterminazione digitale” anche: Prof. Paolo Maddalena (giusta, magistrato, presidente emerito Corte Costituzionale, presidente Attuare la Costituzione), Prof. Mauro Scardovelli (giurista, psicoterapeuta, presidente emerito UniAleph), Avv. Luca Saltalamacchia (legale, Terra), Miguel Bosè (artista, cantante), Diego Fusaro (filosofo, scrittore), Francesco Amodeo (giornalista, scrittore), Enrica Perucchietti (giornalista, scrittrice), Claire Edwards (ex collaboratrice ONU, co-promotrice dell’Appello Internazionale Stop5G dalla Terra e dallo Spazio, circa 300mila raccolte in 219 nazioni al mondo).

La manifestazione nazionale Stop 5G “Per la moratoria, la Costituzione, le libertà e l’autodeterminazione digitale” si inserisce nelle azioni internazionali patrocinate dall’Alleanza Europea Stop 5G che Sabato 19 Settembre 2020 promuove una manifestazione a Lione (Francia) davanti la sede dell’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC-OMS).

12 Settembre 2020, tutti a Roma: lo spot

Newsletter OIPA del 31 agosto 2020



UN ALTRO ORSO CATTURATO IN TRENTINO: FALLIMENTARE LA GESTIONE DEL PROGETTO LIFE URSUS DA PARTE DELLA PROVINICIA AUTONOMA DI TRENTO

La notizia della cattura di altro giovane orso, probabilmente M57, a seguito di una presunta aggressione a un carabiniere ad Andalo, non può che sancire il fallimento del progetto Life Ursus e, soprattutto, l’incapacità della PAT di gestire la reintroduzione forzata dei plantigradi nel suo territorio. La popolazione andrebbe informata ed educata sui corretti comportamenti da adottare nel caso s’incontri un orso durante un’escursione, ma il Trentino è ancora lontano anni luce da una moderna cultura di convivenza uomo-animale.

BIANCHINO, UN TUMORE ALLE ORECCHIE LO STAVA DIVORANDO: OPERATO D’URGENZA GRAZIE AL PROGETTO “I GATTI DI ALICE” DELL’OIPA MILANO

Bianchino, randagio che non aveva mai conosciuto l’affetto dell’uomo, è stato accolto in una delle colonie feline del progetto “I Gatti di Alice” e accudito con amore dai volontari dell’OIPA di Milano. Ammalatosi di carcinoma squamo cellulare, un tumore che colpisce i gatti di colore chiaro, è stato fatto operare d’urgenza per evitare che le sue condizioni di salute peggiorassero.

ABBANDONATO E LEGATO, KOBY ERA IN FIN DI VITA: SALVATO DALLE GUARDIE DELL’OIPA DI VARESE

Ritrovato legato e allo stremo delle sue forze, Koby era in condizioni gravissime quando è stato soccorso dalle guardie dell’OIPA di Varese. Scheletrico, pesava appena 800 gr anziché i 2/2,5 kg previsti per un cane delle sue dimensioni. Ricoverato per quattro giorni in terapia intensiva, questo scricciolino è riuscito a vincere la sua battaglia ed è stato adottato da una delle guardie che l’ha soccorso.

PRANDO, CONIGLIETTO DESTINATO ALLA SOPRESSIONE, SALVATO DAGLI ANGELI BLU DELL’OIPA DI LODI. AIUTIAMOLO ANCHE NOI!

La vita di un coniglietto vale così poco? Per alcuni purtroppo sì, ma chi non ha mai avuto un coniglio non riesce ad immaginare quanti siano intelligenti, affettuosi a modo loro, simpatici e, ahimè, anche molto delicati. Dopo essere stato acquistato, Prando era destinato alla soppressione per un problema di mala occlusione che, però, era risolvibile con un’operazione. Le guardie dell’OIPA di Lodi l’hanno aiutato, anche noi possiamo farlo contribuendo alle spese veterinarie per l’intervento.

RECLUSO IN UN RUDERE, SOLO E SENZA CURE: GIOVANE PASTORE LIBERATO DALLE GUARDIE DELL’OIPA DI BRESCIA

Non si può descrivere la felicità di Ferro nel momento della sua liberazione: era semplicemente incontenibile. Detenuto all’interno di un rudere in luogo isolato, riusciva a distinguere il giorno dalla notte solo grazie ad un piccolo foro da cui filtrava la luce. Malnutrito e terribilmente solo, Ferro era recluso h24, privato di contatti sociali, affetto e di cure. Liberato dalle guardie dell’OIPA di Brescia, ora è al sicuro e cerca una famiglia con cui possa condividere finalmente la libertà e lunghe passeggiate all’aria aperta.

GINEVRA, CUCCIOLA INVESTITA A SOLI 4 MESI, HA IL BACINO FRATTURATO. CURIAMOLA INSIEME AI VOLONTARI DELL’OIPA DI LAMEZIA TERME

Segnalata sul ciglio di una strada ad alto scorrimento, la piccola Ginevra è stata soccorsa dai volontari dell’OIPA di Lamezia Terme: operata al bacino, si sta riprendendo, ma le spese sanitarie sono ingenti, ecco perché c’è bisogno dell’aiuto di tutti! Anche tanti piccoli contributi faranno la differenza!

IN “SALVO” GRAZIE A VOI!

Ricordate Salvo, gattino soccorso dai volontari dell’OIPA di Gela? Recuperato in stato confusionale, il piccolo micino presentava una profonda ferita all’arto anteriore, probabilmente causata dal suo tentativo di districarsi dal motore di un’auto. Guardatelo adesso, a quasi due mesi di distanza dal suo recupero: è ritornato in gran forma, un risultato incredibile raggiunto grazie a tanti di voi che ci seguono e ci sostengono! Salvo adesso cerca una famiglia con cui passare il resto della sua vita, perciò fatevi pure avanti, lui non aspetta altro che inondarvi con le sue fusa!

Con il tuo 5×1000 potremo aiutare tante altre anime sofferenti, a te non costa nulla, ma per tanti animali è la salvezza! Codice fiscale 97229260159

 

REGALI SOLIDALI OIPA PER GLI ANIMALI

Le vacanze sono finite ed è tempo di tornare in ufficio e a scuola. Quale migliore occasione per portare con sè le chiavette USB OIPA a forma di cane e gatto? Le offerte saranno destinate agli animali. Che aspetti?

info@oipa.orgwww.oipa.org

 

Tribunale di Roma accoglie tesi Unione Inquilini, non si sfratta chi non ha ricevuto ammortizzatori sociali

Comunicato stampa – dichiarazione di Walter De Cesaris della segreteria nazionale e Avv. Guido Lanciano coordinatore nazionale ufficio legale

UNIONE INQUILINI SFRATTI: Tribunale di Roma accoglie tesi Unione Inquilini, non si sfratta chi non ha ricevuto ammortizzatori sociali

31 agosto 2020 – Un segnale importante ci indica l’ottimo lavoro del gruppo dei legali Unione Inquilini che si prepara per una stagione molto dura nei tribunali di tutta Italia.

Il Tribunale di Roma il 28 agosto ha infatti comunicato un’Ordinanza di rigetto per morosità dovuta a COVID.

Il giudice osserva: “che, parte intimata non ha contestato la morosità, eccependo che, a causa della pandemia da Covid – 19, veniva messa in Cassa Integrazione senza percepire ancora alcunché;

che, inoltre, non aveva potuto chiedere il contributo comunale al pagamento

del canone di locazione, data la dichiarata natura transitoria del contratto de quo;  e che, in ogni caso, la conduttrice ha manifestato la volontà di adempiere all’obbligazione contrattuale versando somme in acconto (€ 250,00 per il mese di aprile ed € 200,00 dopo la notificazione dell’atto di intimazione) e che, dunque, il suo comportamento risulta incompatibile con la volontà di porre fine al contratto di locazione;”

Possiamo quindi portare in difesa degli inquilini l’articolo 91 del Decreto Cura Italia, che prevede l’esclusione delle responsabilità del debitore nel caso di omissioni o inadempienze se si provasse che la causa è stata dettata dell’emergenza sanitaria. Nel caso specifico l’inquilino non aveva percepito la cassa integrazione e tantomeno il contributo all’affitto.

Una misura necessaria per placare l’emorragia di sfratti che già avevamo segnalato con 500 richieste a settimana solo nel Tribunale di Roma.

Inoltre il giudice aggiunge che: “il perdurare dell’emergenza richiede estrema prudenza nel valutare la richiesta concessione di ordinanza di rilascio;che, in definitiva, sussistono gravi ragioni per denegare il provvedimento di  rilascio.” Insomma l’emergenza sanitaria ha imposto una crisi economica senza precedenti che non può essere addebitata ai soli cittadini, soprattutto di coloro che stanno vivendo le maggiori difficoltà perdendo il lavoro e di fronte ad amministrazioni incapaci di elargire tempestivamente i contributi affitto sui quali il Governo per altro ha speso ben poco delle risorse in disponibilità.

Insomma i ritardi nello stanziamento degli ammortizzatori sociali non possono determinare la perdita della casa, per questo invitiamo tutti gli interessati a rivolgersi alle sedi unione inquilini per contrastare efficacemente le richieste di convalida di sfratto.

Ufficio Stampa – Unione Inquilini

YouAnimal.it – Newsletter degli animali n. 30/2020

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Fugatti vuole l’orso di Andalo in gabbia

Oipa:  «Procederemo nelle opportune sedi legali a difesa degli orsi» Il presidente della Provincia autonoma di Trento, Maurizio Fugatti, al termine del Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica ha annunciato che emanerà un’ordinanza di cattura ai danni di un altro orso. Si tratterebbe di un “esemplare confidente” avvistato ad Andalo. Ma non basta: minaccia […]

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“L’albero del riccio”, di Antonio Gramsci

Questo brano, tratto dalla lettera di Antonio Gramsci al figlio Delio del 22 febbraio 1922, racconta un episodio cui il politico-filosofo assistette e che ha per protagonista una famiglia di ricci. L’aneddoto ci fa sapere che i piccoli porcospini hanno un grande ingegno. | Sostieni YouAnimal.it entrando su Amazon da questo link | Da notare la […]

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Il decalogo del fotografo naturalista

Dieci punti per un corretto comportamento del fotografo naturalista, rispettoso degli animali e dell’ambiente. | Sostieni YouAnimal.it entrando su Amazon da questo link | 1. Rispetta sempre gli animali selvatici e cerca di non disturbarli in alcun modo 2. Parla sottovoce, abbassa la suoneria o spegni il cellulare 3. Non usare richiami per attirare gli uccelli […]

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Caccia. Covid e incendi non fermano la preapertura nel Lazio

Né il Covid né gli incendi sono serviti a sospendere le giornate di preapertura della caccia nella Regione Lazio. Il presidente Nicola Zingaretti ha autorizzato con decreto l’apertura anticipata della stagione venatoria 2020-202. E così, il 2 e il 3 settembre le doppiette andranno a caccia, teoricamente solo della Tortora (Streptopelia turtur turtur), dalle 5,40 […]

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Il camoscio appenninico a rischio di estinzione per il clima

Il camoscio appenninico è a rischio di estinzione nel giro dei prossimi 50 anni a causa del riscaldamento globale secondo uno studio dell’Università di Siena e dell’Università di Pavia condotto nell’habitat storico ossia nel Parco nazionale dell’Abruzzo. Per lo studio ci sarà una forte diminuzione di esemplari entro il 2070 della specie scientificamente classificata come […]

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Catturato un altro orso. Oipa: “Life Ursus fallito”

Comparotto: «Gli Stati Uniti, con i loro grandi parchi abitati da orsi, dovrebbero insegnare qualcosa, ma evidentemente il Trentino è lontano anni luce da una moderna cultura di convivenza uomo-animale» Reagire al primo contatto fra un umano e un orso con la cattura e messa in cattività dell’animale è un’ammissione implicita del fallimento del progetto Life […]

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Una casa di riposo adotta un cagnolino salvato dall’Oipa

Iniziativa pionieristica al Sud Italia. Esempio da seguire dal doppio vantaggio: si salva un randagio e si porta gioia tra gli ospiti della casa di riposo    Un cucciolo meticcio salvato dai volontari dell’Oipa Italia è stato adottato dal centro anziani Villa Letizia di Grumento Nova (Potenza). Cocò, questo il nome del cagnolino, è stato accolto con gioia dai pensionati […]

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SalvaUnAmico. Il numero per segnalare gli abbandoni

Dal 13 giugno al 30 settembre 2020  è attivo h24 il numero di SalvaUnAmico 392 5220090    cui inviare sms o messaggi Whatsapp con la segnalazione e la localizzazione di un animale abbandonato. Il servizio è gratuito ed è un’iniziativa di Emergenza24. Ogni segnalazione viene tracciata ma per motivi organizzativi non è possibile per gli operatori […]

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Neanche l’emergenza Covid ferma Palii e Giostre

Oggi,16 agosto, il Palio di Siena non si terrà. Invece non è stata annullata la Giostra dell’Anello a Servigliano (Fermo), il cosiddetto Palio di Castel Clementino, in programma sempre oggi, primo torneo cavallaresco autorizzato in Italia dopo il lockdown. Due pesi e due misure, proprio quando gli assembramenti estivi stanno facendo risalire la curva del […]

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Gozzano: “D’estate in un sentiero di campagna…”

D’estate in un sentiero di campagna, v’occorse certo d’incontrare un bruco enorme e glabro, verde e giallo, ornato di sette zone oblique turchine. Il bruco errava in cerca della terra Dove affondare e trasmutarsi in ninfa; e dalla gaia larva, a smalti chiari, nasceva nell’autunno la più tetra delle farfalle: l’Acherontia Atropos. [Guido Gozzano, da […]

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Animali in strada: i numeri da chiamare

Cosa fare se s’incontra un cane abbandonato? Innanzitutto non girarsi dall’altra parte per ignorarlo, ma contattare immediatamente il numero verde ProntoAnas 800841148 e/o le forze dell’ordine (Polizia stradale, Carabinieri, Polizie locali, Vigili del Fuoco), che sono gli organi preposti per legge a intervenire. | Sostieni YouAnimal.it entrando su Amazon da questo link | Se si assiste direttamente all’abbandono […]

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Animali e boschi vittime delle lanterne cinesi

Le “lanterne cinesi”, fatte volare in occasione del Capodanno, delle feste patronali o di cerimonie private, possono causare il ferimento e la morte degli animali. Si sono verificati diversi casi di animali, selvatici e domestici, ustionati, strangolati, o morti per emorragia interna dopo aver ingoiato il metallo tagliente delle lanterne. Il volo incontrollato delle lanterne è inoltre potenzialmente molto […]

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Lanterne cinesi: multe e divieti

Come è noto, le lanterne cinesi, fatte volare in occasione del Capodanno, delle feste patronali o di cerimonie private, possono causare il ferimento e la morte degli animali. Le lanterne volanti sono vietate? Possono essere lanciate senza preventiva autorizzazione dell’autorità competente? Ecco una breve guida sulla disciplina delle khom fai, le caratteristiche lanterne volanti, tratta dal sito Studio Cataldi. […]

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Orsi. Costa e Fugatti: “Un Tavolo scientifico sui grandi carnivori”

Roma, 12 agosto 2020 – “Un incontro produttivo e soddisfacente”, così il ministro dell’Ambiente Sergio Costa che oggi ha incontrato al Ministero il presidente della Provincia autonoma di Trento, Maurizio Fugatti, accompagnato dall’assessore all’Agricoltura Giulia Zanotelli e dal capo del corpo forestale Romano Masè. | Sostieni YouAnimal.it entrando su Amazon da questo link | “Si aprirà […]

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Franca Valeri, paladina degli animali

La grande attrice Franca Valeri è stata da sempre amante degli animali, tanto da aver fondato nel 2004 un’associazione a Trevignano Romano. La giovane signora tedesca Marianne Hegenberger, accompagnando il suo compagno trasferitosi a Trevignano per lavoro, si accorse di quanti cani abbandonati vivevano (o – meglio – sopravvivevano) in questo paese, quanti restavano uccisi […]

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Rete unica, oggi l’ok di Tim a FiberCop, inizia “l’ammucchiata”

 

Il giorno è dunque arrivato, oggi il cda di Tim con il beneplacito del governo vara il lancio di FiberCop, la società unica per la gestione della banda ultralarga in tutto il territorio nazionale.

Il miraggio della rete unica per la rete secondaria – il cosiddetto ultimo miglio dell’infrastruttura, quello che va dagli armadi sulle strade alle abitazioni – diviene realtà, portando con sé una sequela di società private (oltre a Tim stessa, Tiscali, Fastweb, il fondo statunitense Kkr, e poi Sky, Vodafone, Wind-Tre) che molti dubbi lascia sul ruolo che lo Stato possa andare a ricoprire nella nuova configurazione societaria. Ma andiamo con ordine.

Governo e Tim daccordo su FiberCop

La nascita di FiberCop era stata temporaneamente congelata dal governo all’inizio di agosto, quando con una lettera il ministro dell’economia Roberto Gualtieri e dello sviluppo economico Stefano Patuanelli avevano chiesto di posticipare l’operazione (che prevedeva l’entrata di Kkr e Fastweb nella società) all’ad di Tim Luigi Gubitosi, vista l’importanza del settore per gli interessi nazionali.

Da lì, giorni di intense trattative, con il governo che palesava l’intenzione di giocare un ruolo di peso nella nuova conformazione di un ambito come quello delle telecomunicazioni (tlc) decisivo per lo sviluppo, nonché per la sicurezza, dello stivale.

Fino al lasciapassare per il nuovo assetto nel vertice di giovedì, alla presenza dei pezzi pesanti del governo quali Conte, Gualtieri, Patuanelli, Pisano, Bonafede, Franceschini, Speranza, Orlando e Marattin, insieme all’ad di Cassa depositi e prestiti (Cdp) Fabrizio Palermo, in qualità di big per la parte pubblica dell’operazione.

Qual era il termine della contesa, quali gli attori in campo, e come è andata a finire? Un breve sguardo all’evoluzione degli ultimi anni aiuterà a districarsi meglio nella babilonia di attori che hanno avuto e avranno un ruolo nel futuro dell’internet (e non solo) del paese.

Una privatizzazione fallimentare

Come si sa, quello delle tlc è un capitalo delicatissimo della storia della Seconda repubblica, tristemente noto per essere stata la peggiore privatizzazione della follia neoliberale messa in atto a seguito della firma del Trattato di Maastricht.

La nascita di Telecom Italia e la sua completa privatizzazione, con l’entrata in borsa nella seconda metà degli anni Novanta, portano in dote una serie di gestioni, acquisizioni e passaggi di mano che hanno visto protagonista la “crema” dell'(im)prenditoria italiana, come la famiglia Agnelli, i Benetton, Franco Bernabè, Marco Tronchetti Provera, Generali, Mediobanca, ecc. Un disastro.

Il risultato è stato il cosiddetto “deficit originario”, ossia quello che ha impedito a buona parte del territorio di avere accesso a internet veloce, non essendo profittevole investire negli angoli remoti della penisola, con tutte le conseguenze in termini di diseguaglianze tecnologiche e di opportunità per chi non viveva in prossimità dei centri urbani (che fossero studenti, lavoratori o anche imprenditori).

Tim alla fine finisce in mano alla francese Vivendi (la stessa che vorrebbe impedire a Mediaset di fondare un polo televisivo europeo; per farlo essa stessa, s’intende…), società che detiene il 23% delle quote seguita da Cdp con il 9%. Cassa che tuttavia, nonostante sia la seconda azionista, non esprime nessun membro nel cda…

La nascita di Open Fiber

Per appianare queste diseguaglianze il governo Renzi dava alla luce nel 2015 a Open Fiber, concorrente pubblico di Tim partecipata al 50% da Cdp (con evidente conflitto d’interessi con la partecipazione in Tim) e al 50% da Enel, di cui si sarebbero volute sfruttare le infrastrutture (tubi, pozzetti ecc.) per far arrivare la fibra lì dove si registrava il “fallimento del mercato”, ossia proprio quelle “aree bianche” dove a Tim non conveniva investire.

Il mantra della “concorrenza” avrebbe dovuto spingere Tim a non perdere quote di controllo della rete secondaria in favore di Open Fiber, ma né quest’ultima ha mantenuto la promessa di connettere con la fibra il resto del paese (anche se controllate dal Mef, Cdp e Enel sono infatti due S.p.a. – rispondono alla logica di mercato e quindi del profitto – e non possono perciò rendere un “servizio al paese” se questo non è remunerativo per il capitale investito), né Tim ha reagito come preventivato all’entrata del competitor.

La svolta con il Covid

La svolta arriva con il Covid, la necessità conclamata di colmare il gap con il resto del Vecchio continente e la possibilità di sfruttare i miliardi messi in palio dal Recovery Fund per la digitalizzazione del paese, funzionale allo smart working, allo sviluppo dell’industria 4.0, dell’intelligenza artificiale, dell’automazione, nonché – parole di Patuanelli, sabato su il Sole 24 ore – al «5G e ai data center e server di prossimità», ossia il nocciolo della competizione tecnologica dei prossimi anni.

Un boccone ghiotto, ghiottissimo, perché offre la possibilità di acquisire quote di mercato nella gestione dell’infrastruttura che consente l’accesso a un numero di dati tanto sensibili quanto decisivi per la predizione dei comportamenti degli utenti, che nel modello di sviluppo attuale significano sia possibilità di profitti (anticipare o convogliare le “esigenze” del consumatore), sia capacità di controllo.

Non sorprendeva dunque la volontà del governo di avere una parola nell’assetto della nuova società, così come la lista degli interessati all’investimento, preoccupati tuttavia – questi ultimi  – che il nuovo veicolo risultasse di fatto “indipendente” sia dall’ingerenza dello Stato, sia dal controllo di Tim in quanto azionista maggioritario.

Per il primo, il caso Autostrade avrebbe potuto far dormire sonni tranquilli ai vari Kkr, Tiscali ecc., mentre quelli di Alitalia o dell’Ilva sono ben lontani dal rappresentare il ritorno dello Stato nell’economia, come ammesso dall’inquilino del Mise sempre nell’intervista a il Sole.

Ma la levata di scudi dei paladini della “libertà d’impresa”, come Franco Debenedetti, sono comunque funzionali affinché venga seppellito in partenza ogni minimo accenno a un pensiero-altro rispetto a quello neoliberista.

La soluzione trovata nel caldo di agosto prevederebbe perciò l’ok del governo al trasferimento in FiberCop della rete secondaria di Tim, la partecipazione del fondo Kkr Infrastructure e le attività di FlashFiber (la joint-venture tra Tim e Fastweb), con il successivo convogliamento di Open Fiber che permetterebbe a Tiscali la migrazione dei propri clienti sulla rete di FiberCop (ora su Open Fiber) e la possibilità di un eventuale ingresso nell’azionariato di FiberCop stessa.

Per Open Fiber, stando alle ultime, Enel potrebbe cedere fino al 10% delle sue quote a Cdp e il restante al fondo australiano Macquaire, dando alla Cassa (che ricordiamo ha anche il 9% in Tim) un ruolo rilevante nella governance del nuovo veicolo.

Governance pubblica o indipendenza strategica?

Se “la regia statale degli investimenti” è lo slogan con cui il governo ha salutato con favore il possibile accordo, d’altra parte Gualtieri, Patuanelli e lo stesso Palermo tengono a sottolineare «l’indipendenza strategica e operativa della nuova società», ossia a tranquillizzare i mercati che saranno i loro appetiti a indirizzare le scelte d’investimento.

Ma delle due l’una, o si privilegiano i bisogni della popolazione o si staccano le cedole per l’azionista di turno. La storia delle tlc nostrane insegnano questo, tertium non datur. Aldilà della retorica governativa, le parole di apprezzamento sul progetto e possibilità di coinvolgimento espresse dagli ad di Sky, Vodafone e Wind-Tre fanno propendere decisamente per la seconda.

E anche se la risposta definitiva si avrà solo alla nomina del cda (quello di Tim non è un precedente incoraggiante), a ora più che la semi-nazionalizzazione di un settore strategico, sembra più un’ammucchiata privatissima con Tim in testa (tanto da far dire al renziano Anzaldi che Tim ha «un po’ troppa influenza su alcuni settori del governo») per la corsa all’oro del XXI secolo, i big data.

Il fondo statunitense Kkr

A questo proposito, un’ultima nota su Kkr. La Kohlberg Kravis Roberts & Co. è un operatore internazionale di private equity che gestisce investimenti per più di 150 miliardi di dollari, dove uno dei fondatori – Henry Kravis – è un “filantropo” repubblicano finanziatore delle campagne di George W. Bush, John McCain e ultimo Donald Trump.

Inoltre, il presidente del Kkr Global Institute, sezione d’analisi fondata nel 2013, è il Generale ed ex-direttore della Cia David Petraeus. L’istituto ha il compito di studiare le implicazioni macroeconomiche, sociali e geopolitiche degli investimenti della società, in particolare per quelli nelle nuove aree geografiche (Reuters).

Nella feroce competizione interimperialistica odierna, non proprio il partner ideale. Com’era la storia della “regia statale”?

– © Riproduzione possibile DIETRO ESPLICITO CONSENSO della REDAZIONE di CONTROPIANO

 

https://contropiano.org/news/news-economia/2020/08/31/rete-unica-oggi-lok-di-tim-a-fibercop-inizia-lammucchiata-0131198

 

“Stavolta diciamo SÍ!”

Stavolta diciamo SÍ!

Ci scuserà il compagno Pascale che su Marx XXI ha spiegato le ragioni per cui al prossimo Referendum sulla legge che riduce il numero dei parlamentari bisognerebbe votare per l’abrogazione, mettendo un NO sulla scheda, se qui sosteniamo la posizione opposta, quella del SÍ.

Con questo non vorremmo però aprire una guerra di religione, come a sinistra si usa spesso fare in caso di dissenso su una scelta politica, ma riportare la discussione sul terreno del ragionamento e delle valutazioni strettamente attinenti alla questione, anche per evitare che si dipinga una situazione in cui, come si usa dire, nella notte nera tutte le vacche sono nere.

Purtroppo, a nostro parere, è da tempo che a sinistra, e anche tra quelli che si definiscono comunisti, si dà una lettura della situazione politica che non trova corrispondenza nella realtà. E questo ci pare il caso anche sulla questione del referendum di settembre.

La riduzione del numero dei parlamentari ha una lunga storia ed è stata spesso invocata anche da sinistra, per esempio da Nilde Jotti. Sembra inoltre assai difficile sostenere che una equilibrata riduzione del numero vada a scapito della centralità del Parlamento o ne comprometta l’efficacia. Sembrerebbe assai più plausibile il contrario. Adesso però tutti i giustificati allarmi per il prevalere degli istinti autoritari dei poteri forti del sistema liberista che fanno strame della democrazia vengono convocati tutti assieme al solo scopo di affossare, se possibile, questa riforma.

Bisogna battersi, si dice, contro l’antipolitica e il populismo, che sarebbero la vera minaccia incombente. Non ci si cura di cantare nel coro assai equivoco, per non dir di peggio, di un Panebianco sul Corriere della Sera o della nuova Repubblica di Elkann. In realtà quello che molti auspicano non è una vittoria della democrazia, ma la sconfitta dei 5 Stelle. La riduzione del numero dei parlamentari sta infatti dentro al percorso inaugurato dai 5 Stelle, che parte dal decreto dignità, dalla legge spazzacorrotti, dal blocco della prescrizione, dalla riduzione dei vitalizi e ha per sbocco naturale il sistema elettorale proporzionale che è sicuramente quello che dà un carattere più democratico alla rappresentanza parlamentare. Non ci troviamo di fronte ad un Renzi che sognava di stravolgere la Costituzione per dare il potere a un uomo solo al comando, cioè lui. Qui siamo dentro un processo che cerca di rompere la tradizione di corruzione che ha storicamente contraddistinto la rappresentanza politica in Italia. Il concetto non è ridurre il ruolo del parlamento ma ridurre e controllare più facilmente il mercimonio che attorno ad esso ruota. Possibile che non si riesca a distinguere questo da un attentato alla democrazia?

Saranno i risultati del referendum a dimostrare che milioni di italiani hanno ben capito di che cosa si tratta, mentre molti politici, che pure sono costretti dalla pressione dell’opinione pubblica a dichiararsi per il SÍ, in modo più o meno obliquo, ma anche con clamorosi voltafaccia, coltivano la speranza – motivata da considerazioni in cui la democrazia entra assai poco – che la legge costituzionale venga abrogata. Si prendano in considerazione a questo proposito i dubbi e le reticenze piddine e il fatto che il referendum è stato reso possibile dall’apporto decisivo dei parlamentari della Lega. Si osservi come da tempo giornali come Repubblica e gli altri del fronte unico padronale danno risalto a dichiarazioni trasversali volte a superare il muro dei SÍ che i partiti di riferimento evitano prudentemente di attaccare direttamente.

Chi si occupa di storia, come il compagno Pascale, ricorderà a questo proposito il referendum monarchia o repubblica del 2 giugno1946. La repubblica vinse, ma lo scarto fu minimo perchè la DC di De Gasperi pur dichiarandosi per la repubblica parteggiava per la monarchia.

Quando invitiamo dunque a interpretare correttamente la situazione, vogliamo suggerire a coloro che in buonafede si schierano per il NO di approfondire meglio il ragionamento e uscire da schematismi che schiacciano la sinistra e i comunisti su posizioni slegate dalla dinamica reale dello scontro, che ha oggi per protagonisti da una parte i liberisti e dall’altra chi cerca quanto meno di limitarne l’azione, devastante anche sul piano della corruzione. Scambiare Renzi con Conte porta solo acqua al mulino di Salvini e soci.

Questo ci preme di dire – senza voler fare della nostra scelta di comunisti rispetto al referendum una trincea dove si fa l’Italia o si muore – per cercare di uscire dalla logica identitaria e/o movimentista e scendere sul concreto delle battaglie politiche che come comunisti dobbiamo imparare a fare. A questo proposito ci sembra importante la nota di Angelo Ruggeri su Togliatti pubblicata su Marx XXI il 21 agosto, nell’anniversario della morte del grande dirigente comunista, che suona come un invito ai compagni a riflettere su come i comunisti italiani erano diventati un grande partito.

22 agosto 2020

Roberto Gabriele e Paolo Pioppi

Aginform

Siria e Cuba rafforzano le loro relazioni per affrontare il blocco economico degli USA

Siria e Cuba rafforzano le loro relazioni per affrontare il blocco economico degli USA

Siria e Cuba rafforzano le loro relazioni per affrontare il blocco economico degli USA
L’ambasciatore cubano in Siria, Miguel Porto Parga, ha ratificato la volontà del suo paese di rafforzare le relazioni con la Siria in tutti i campi e ha fatto riferimento alle difficoltà incontrate da entrambi i paesi a causa delle misure coercitive unilaterali imposte dall’amministrazione statunitense.

Intervistato dall’agenzia SANA in occasione del 55° anniversario dell’instaurazione delle relazioni diplomatiche tra Cuba e Siria, l’Ambasciatore Porto ha sottolineato l’importanza che i due Paesi abbiano fiducia nella propria esperienza e capacità di affrontare misure coercitive.

In questo contesto, ha spiegato che gli Stati Uniti hanno imposto sanzioni a tutti gli enti che effettuano scambi commerciali con il suo Paese, multando 128 banche internazionali per un importo equivalente a 3 miliardi e 751 milioni di dollari per aver mantenuto un accordo commerciale con Cuba, e lo stesso si applica alle parti che stabiliscono o vogliono stabilire relazioni commerciali con la Siria.

Il capo della missione diplomatica cubana ha fatto una panoramica dei momenti storici più importanti nelle relazioni bilaterali, dove ha sottolineato che Cuba ha inviato una brigata di carristi a combattere al fianco della Siria nella guerra di liberazione dell’ottobre 1973, e ha ricordato che la Siria ha condannato 27 volte l’ingiusto blocco economico e commerciale imposto a Cuba dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, mentre Cuba denunciava le sanzioni e la guerra terroristica contro Damasco dal 2011.

Ha sottolineato che l’ambasciata cubana ha tenuto le sue porte aperte durante gli anni della guerra in modo che entrambe le nazioni coordinassero le posizioni e continuassero allo stesso tempo a proteggere la cooperazione in tutti i campi.

Per quanto riguarda la cooperazione bilaterale in materia accademica, l’ambasciatore Porto ha osservato che il suo paese continua a concedere borse di studio a studenti siriani per i livelli universitari e laureati, in particolare nel campo della medicina.

Ha riferito che gli esperimenti degli scienziati cubani per sviluppare un vaccino contro il Covid-19 sono entrati nella prima fase degli studi clinici e il cosiddetto vaccino “Sovrana” dovrebbe essere pronto all’inizio di febbraio 2021.

Ha confermato che Cuba darà la priorità ai paesi amici, inclusa la Siria, per quanto riguarda la fornitura del vaccino e ha sottolineato che l’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) ha approvato solo 30 sperimentazioni su un totale di 200 legate allo sviluppo della medicina antivirale, e il cubano era tra queste, un fatto che costituisce una conquista per il Paese latinoamericano che da 61 anni subisce un soffocante assedio.

Notizia del:
https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-siria_e_cuba_rafforzano_le_loro_relazioni_per_affrontare_il_blocco_economico_degli_usa/82_36986/

Gli insegnamenti di Marx sono la migliore speranza per la classe operaia maltrattata

Gli insegnamenti di Marx sono la migliore speranza per la classe operaia maltrattata

 Gli insegnamenti di Marx sono la migliore speranza per la classe operaia maltrattata
L’analisi e lo studio di Lisa McKenzie si basa sulla Gran Bretagna ma è un problema e un consequenziale richiamo a Karl Marx che riguarda anche l’Italia. Soprattutto in uno scenario di pandemia economica devastante per i ceti deboli. Bisogna ricordare che le cose non è che andassero così bene prima, anzi. Da decenni, secondo l’accademica, si parla di “problemi dell’equa distribuzione della ricchezza, del tempo, del lavoro e delle risorse, ma non vengono mai affrontati. Adesso è il momento di seguire l’esempio di Marx e tentare di cambiare le cose in meglio per tutti”.

di Lisa McKenzie* – RT

Karl Marx credeva che la creatività e il lavoro dovessero essere equamente distribuiti nella società. Questo sarebbe un buon progetto da seguire per la Gran Bretagna in rovina, che affronta una recessione che colpirà duramente i suoi poveri.

Mentre l’estate volge al termine, avanza il piano di licenziamento del governo e le nuvole temporalesche si stanno addensando sul Regno Unito. Quello che verrà dopo sarà brutale.

Il numero di licenziamenti annunciati ogni giorno può facilmente sfuggirti, ma dobbiamo sempre ricordare che dietro ciascuno di essi c’è una vera miseria. Il futuro si preannuncia davvero cupo e ora siamo ufficialmente entrati in quella che sarà una recessione devastante.

I politici avvertono delle difficoltà a venire, come se gli ultimi 20 anni fossero stati ricchi di ricchezza e prosperità per tutti. Ma ovviamente non l’hanno fatto e, con il virus ancora tra noi, è probabile che ci sarà più miseria nei prossimi mesi invernali.

Come accademica, il mio calendario inizia a settembre, quando un nuovo gruppo di studenti varca le porte dell’università con gli occhi spalancati e pieni di meraviglia. Questo settembre, non sono sicuro in che cosa si imbatteranno quegli studenti.

Eppure solo poche settimane fa abbiamo salutato i nostri laureati del terzo anno verso un futuro che offre pochissimo, mentre quelli tra i 20 ei 30 anni vengono licenziati a tassi allarmanti. Riesco a vedere un nastro trasportatore di concorrenza poiché ogni generazione deve accendersi l’altra per sopravvivere.

L’elemento più triste di tutti è che siamo già stati qui, più e più volte. E mi chiedo perché la società commetta continuamente gli stessi errori. Forse è tempo di guardare indietro per guardare avanti e considerare, ad esempio, le parole di Karl Marx.

Quasi 200 anni fa, Marx ha parlato e scritto di ciò che rende una buona società. Ha sostenuto che le arti, la creatività e il lavoro per il bene della società dovrebbero essere equamente distribuiti. Perché una persona non può essere sia un pescatore che un artista, ha sostenuto.

Questo deve essere un progetto migliore da seguire rispetto a quello che stiamo facendo attualmente. E questo sarà confermato da ciò che verrà dopo, perché ho vissuto una crisi come questa prima e sarà brutta. Alla fine degli anni ’80 e all’inizio degli anni ’90, le comunità minerarie e altre comunità industriali hanno affrontato lo stesso destino che abbiamo oggi, con il passato, il presente e il futuro che sono stati spazzati via. Ogni età, uomo e ragazzo, stava perdendo il proprio reddito e non c’era nient’altro a cui rivolgersi.

Non c’era alcun piano per coloro che sarebbero stati licenziati e nessuna cura di ciò che sarebbe accaduto loro. Gli uomini tra i 40 ei 50 anni non hanno mai più lavorato. Uomini più giovani e giovani che hanno abbandonato la scuola si sono contesi tra di loro per i successivi 10 anni per quel poco lavoro disponibile. Molti hanno lasciato le loro comunità; gli anni ’80 e ’90 furono tempi desolati per la classe operaia in Gran Bretagna.

E non c’era solo una generazione perduta di diplomati, c’erano, e ci sono ancora, più generazioni perdute di famiglie, alcune che non si sono riprese. Le donne in queste comunità non se la passavano meglio, poiché le fabbriche che tradizionalmente le impiegavano trasferivano il loro commercio all’estero; i loro concorrenti per il lavoro erano dall’altra parte del mondo.

Questo è un quadro cupo che sto dipingendo, e se dovessi raccontare i dolori e le lotte personali e individuali di cui ho assistito sarebbe molto più cupo. È una storia dell’orrore di dipendenza, suicidio, povertà e disperazione.

Quindi ora è il momento di guardare indietro a quegli anni con onestà, e di chiedere ferocemente nelle strade e nelle nostre comunità, che non sia più permesso perdere alla nostra gente. Ci sono soluzioni, ed erano lì negli anni ’80 e ’90, ma i governi dell’epoca scelsero di non impegnarsi con loro e invece di utilizzare politiche di welfare draconiane per punire le persone.

Ora ci sono molte persone che, non per colpa loro, sono disoccupate. Non c’è lavoro. Possiamo cercare soluzioni rapide e grandiose azioni per aiutare – come il modello di magazzino amazzonico e altri mulini satanici – oppure possiamo pensare seriamente alle idee di Marx e introdurre un New Deal per le arti e per l’istruzione.

Le comunità della classe operaia sono piene di persone riccamente creative che possono raccontare una storia, con parole, immagini e musica. Ci sono ricche tradizioni in ogni comunità operaia, di dibattito, filosofia e arte. Tuttavia, non vengono riconosciuti per quello che sono e invece vengono svalutati attraverso un sistema educativo limitato. Ciò che le persone della classe lavoratrice non hanno è il tempo, le risorse e le opportunità per coltivare i propri talenti in un modo che funzioni per loro.

Questo non è mai stato un affare facile. Governi, responsabili politici e politici possono tutti sentirsi a disagio nel far sembrare la vita facile a chi non lavora. I discorsi politici sono spesso disseminati di un linguaggio aggressivo per garantire che la mancanza di lavoro sia punita.

Le parole di George Osborne mi risuonano ancora nelle orecchie mentre diceva al paese che non avrebbe più tollerato “quelli con le persiane chiuse che vivono una vita di sussidi”. O che dire di Norman Tebbit negli anni ’80, che diceva al paese, nel mezzo della disoccupazione di massa, che le persone avevano bisogno di aiutare se stesse salendo sulla bicicletta per cercare lavoro? O Tony Blair nei giorni dopo le elezioni del 1997, quando si trovava fuori dalla tenuta del consiglio di Aylesbury nel sud di Londra e ci disse che non ci sarebbero stati “persone dimenticate”, mentre il suo messaggio ai 250.000 giovani che all’epoca erano disoccupati era ” il lavoro è il miglior benessere. ‘

Niente di tutto questo è nuovo; continuiamo questo ciclo decennio dopo decennio in cui i problemi alla radice dell’equa distribuzione della ricchezza, del tempo, del lavoro e delle risorse non vengono mai affrontati. Adesso è il momento di seguire l’esempio di Marx e tentare di cambiare le cose in meglio per tutti.

Invece di terrorizzare le persone con minacce ai loro redditi o attraverso un sistema di welfare che è crudele e le logora intenzionalmente, potremmo portare speranza, arte, creatività e opportunità. Abbiamo le migliori università del mondo, ma sono state a lungo chiuse alle persone locali che vogliono riqualificarsi o acquisire una nuova abilità o semplicemente imparare semplicemente a godersi il processo di scoperta della conoscenza.

Anni fa, non sono diventati luoghi di apprendimento, ma di vendita della merce che è “la qualifica”. In questo spaventoso nuovo mondo in cui stiamo entrando, questo modello di lavoro e di istruzione non è adeguato e fallirà questa generazione, la prossima e quella successiva.
Nell’East London, di fronte alla Whitechapel Gallery, c’era un college d’arte. Gli studenti erano per lo più residenti della classe operaia: diversi e frizzanti di creatività.

L’edificio è stato venduto e demolito, e oggi in quel sito gli sviluppatori stanno costruendo appartamenti ancora più lussuosi. Ironia della sorte, alcuni sono per ricchi studenti universitari stranieri, che potrebbero non prendere il loro posto. A Nottingham, il centro di istruzione per adulti dell’università è stato chiuso dieci anni fa e venduto e ora ospita una compagnia di assicurazioni.

In questi tempi difficili, università, istituti di istruzione superiore, centri comunitari, biblioteche e qualsiasi altro luogo che abbia spazio devono aprirsi e fornire il tempo e le risorse affinché le persone della classe lavoratrice di qualsiasi età possano apprendere e far parte della propria creazione di conoscenza, senza costi.

Ciò non solo sarebbe determinante per sottrarre le persone al credito universale, ma consentirebbe loro di contribuire alla società in ogni modo possibile, sia che si tratti di raccontare storie attraverso la musica, l’arte e le parole, e allo stesso tempo consentire loro guadagnarsi da vivere che permetta la dignità. La classe operaia non dovrebbe più essere umiliata come esclusivamente i cavalli da lavoro della Gran Bretagna, ma ricevere un accordo che gli permetta di essere fiduciosa e creativa.

Gli artisti professionisti e creativi di oggi e di ieri sono troppo spesso scelti e nascono dal nepotismo e dal privilegio, ma come diceva Marx, la distribuzione del lavoro dovrebbe essere di ciascuno secondo le proprie capacità e di ciascuno secondo le proprie necessità. Quindi, lascia che i nostri artisti e creativi escano dai mulini satanici, dai centri per l’impiego e dalle tenute popolari.

*Accademica della classe operaia. È cresciuta in una città mineraria del Nottinghamshire e si è politicizzata durante lo sciopero dei minatori del 1984 con la sua famiglia. A 31 anni è andata all’Università di Nottingham e ha conseguito una laurea in sociologia.  McKenzie tiene lezioni di sociologia all’Università di Durham ed è l’autorrice di “Getting By: Estates, Class and Culture in Austerity Britain”. È un’attivista politica, scrittrice. Account Twitter @redrumlisa .

Notizia del:
https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-gli_insegnamenti_di_marx_sono_la_migliore_speranza_per_la_classe_operaia_maltrattata/82_37039/

Notizie da Pressenza IPA: Qatar, due piccoli passi avanti nella tutela dei diritti dei lavoratori migranti

Pressenza

Notizie da Pressenza IPA – 31.08.2020

Qatar, due piccoli passi avanti nella tutela dei diritti dei lavoratori migranti

Riccardo Noury

Pressenza

Diritti Umani, Medio Oriente

Carovane migranti: la penultima tappa al CPR di Torino

Redazione Torino

Pressenza

Diritti Umani, Europa, Migranti, Video

Referendum costituzionale: diciamo NO ad un altro passo verso il totalitarismo

Flavio Del Santo

Pressenza

Europa, Opinioni, Politica

350 naufraghi ancora in attesa di un porto sicuro

Redazione Italia

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Europa, Migranti

La Bielorussia dovrebbe imparare dal Sudan

Kester Kenn Klomegah

Pressenza

Africa, Europa, Internazionale, Opinioni, Politica

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La sentenza per l’omicidio di Rafik Hariri in Libano: la farsa da 1 miliardo di dollari

La sentenza per l’omicidio di Rafik Hariri in Libano: la farsa da 1 miliardo di dollari

di Alberto Rodríguez García* – RT

La Corte speciale che indagava sull’omicidio di una delle figure più importanti della storia moderna del Libano, Rafic Hariri, la cui morte ha dato il via alla “ rivoluzione dei cedri ” e al ritiro della Siria dal paese costiero – indirizzando il contesto verso l’invasione israeliana dal Libano meridionale nel 2006 – si è rivelata un completo bluff; una finzione molto costosa, una farsa da un 1 miliardo di dollari.

L’indagine sull’omicidio di Rafic Hariri avrebbe dovuto portare giustizia in Libano e porre fine – o almeno giustificare per una delle parti – le tensioni settarie degli ultimi quindici anni tra Hezbollah e chi accusa il partito di omicidio dell’ex primo ministro. E ci sono settori tra le élite libanesi che hanno passato anni a stropicciarsi le mani, fantasticando sull’idea di un tribunale sostenuto dalle Nazioni Unite ritebesse Hezbollah e la Siria di Bashar al-Assad responsabili dei problemi interni del Libano. Ma il verdetto non è piaciuto, si legge che “non ci sono prove che la leadership di Hezbollah fosse coinvolta in alcun modo nell’assassinio di Hariri (…) né ci sono prove dirette che coinvolga la Siria” . E con questo verdetto, la coalizione del 14 marzo in Libano e i suoi alleati sono andati su tutte le furie.

Senza un tribunale che fosse d’accordo con loro, i guerrafondai e settari più radicali si sono aggrappati alla conclusione che “la Siria e Hezbollah avrebbero potuto avere motivi per uccidere Hariri”, ignorando che poco prima che fosse chiarito che “Hariri e il segretario generale di Hezbollah, il signor Hassan Nasrallah, ha avuto buoni rapporti negli anni prima della morte di Hariri, oltre a tenere riunioni regolari “. Ed è che la giustizia non è mai stata voluta, ma per riaffermare il settarismo, la divisione e il caudillismo; eliminando non solo i rivali politici, ma anche tralasciando il partito più votato in Libano.

Un settarismo che il giorno dopo il verdetto del Tribunale speciale era già stato sollevato a Khalde, a sud di Beirut, dai seguaci più fanatici del religioso salafita Omar Ghosn. Un settarismo che, ad appena una settimana dal verdetto, ha causato la morte di due giovani dopo che i salafiti hanno attaccato gli sciiti di Khalde con armi pesanti e persino lanciagranate RPG. Una disputa che ha portato a sparatorie fino a tarda notte e che è iniziata perché gli sciiti che celebrano l’Ashura (a differenza dei sunniti, commemorano il martirio dell’Imam Hussein ibn Ali, nipote di Maometto e che considerano il legittimo successore del profeta) hanno appeso uno striscione con la scritta “Mai umiliazione”; La dichiarazione dell’Imam Hussein nella battaglia di Karbala quando il comandante degli Omayyadi Ubayd Allah b. Ziyad si è offerto di arrendersi. Alcune parole che non sono piaciute né a Ghosn né ai suoi seguaci.

Coloro che una decina di anni fa chiesero un tribunale speciale delle Nazioni Unite per indagare sull’omicidio di Rafic Hariri ora non riconoscono le conclusioni del tribunale . Perché … perché … perché … non serve a giustificare 15 anni di divisioni e di odio. Perché sebbene ‘ tutti sappiano chi ha ucciso Hariri’ , nemmeno un tribunale può affermarlo, il che porta alla conclusione che ciò che è successo non è così ovvio, né ciò che ‘ tutti credono’  deve essere vero. E il fatto è che nonostante il rumore, il motivo del delitto è ancora sconosciuto oggi, come avrebbe potuto giovare in minima parte all’imputato, perché altri autori, ipotesi e motivazioni non sono stati presi in considerazione, perché nessuno si chiede chi abbia registrato il video di Ahmed Abu Adass (il presunto attentatore suicida che ha rivendicato l’attacco che il tribunale ha esonerato dalla colpa), che ha inviato il video in cui si denunciava l’attacco ad Al Jazeera, che si è fatto esplodere in realtà … E sebbene non abbiano risposto a quelle domande o apparentemente non risponderanno mai, nell’investimento milionario di Hariri, Arabia Saudita e Israele possiamo vedere che il processo è stato sempre settario e politico. Tanto quanto, o anche di più, l’omicidio di Rafic Hariri.

E nonostante il miliardo di dollari investito, nessuno degli obiettivi della Coalizione del 14 marzo per acquisire rilevanza politica è stato raggiunto. Le stesse persone che hanno affermato che l’esplosione del porto di Beirut fosse opera di Hezbollah per mettere a tacere il Tribunale speciale libanese e il suo verdetto, sono le stesse che stanno cercando a tutti i costi di mettere a tacere il Tribunale speciale libanese e il suo verdetto. Sono le stesse persone che sognavano una nuova rivoluzione del cedro che avrebbe relegato gli sciiti al secondo posto nella società; con Amal che assicura lo status quo e Hezbollah completamente al di fuori della scena politica e sociale del paese. Ma è andato storto, quindi devono solo incitare il settarismo, attraverso lo scontro, in qualche modo legittimare il loro odio più viscerale .

In assenza di argomenti per un colpo di stato totale entro il 14 marzo, devono continuare solo negli ultimi quindici anni. Discorsi di tensione, settarismo, uso di Hezbollah come capro espiatorio per incolpare degli stessi problemi di cui fanno parte anche Futuro, Forze Libanesi, Falange, Partito Socialista Progressista. Una tensione assurda ma che, come è successo questa settimana a Khalde, uccide; sebbene sia “il Partito di Dio” (traduzione di Hezbollah) il mediatore che sta calmando la situazione di fronte all’inattività dell’esercito.

E mentre il paese si distrae con odio e divisione, Israele continua a tormentare l’unico esercito contro il quale ha perso una guerra. In appena un mese, le forze israeliane hanno bombardato due volte il territorio libanese , danneggiando l’abitazione di alcuni civili che vivono nella zona e appiccando il fuoco in un’estate davvero crudele per la popolazione.

I pagatori non sono soddisfatti della farsa che hanno voluto finanziare. In questo caso, l’indipendenza ha vinto sui desideri più cattivi.

*Giornalista, esperto in Medio Oriente, propaganda e terrorismo

Notizia del:
https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-la_sentenza_per_lomicidio_di_rafik_hariri_in_libano_la_farsa_da_1_miliardo_di_dollari/82_37025/

La Controrivoluzione schiavista della Confindustria di Bonomi

La Controrivoluzione schiavista della Confindustria di Bonomi

di Giorgio Cremaschi

Il presidente della Confindustria Carlo Bonomi ha scritto una lettera ai capi delle sue associazioni locali e di categoria per celebrare i cento giorni del suo mandato.

 

 

Quel testo è una dettagliata ricapitolazione di tutte le più sfacciate, inique, miserabili e anche sciocche prepotenze di un padronato tra i più ottusi e dannosi d’Europa, degnamente rappresentato da un piccolo finanziere milanese laureato alla Bocconi.

Bonomi chiede la libertà di licenziamento, la fine della cassa integrazione e del reddito di cittadinanza, nuovi tagli alle pensioni e a ciò che resta del sistema sociale pubblico e poi soldi, soldi, soldi alle imprese , naturalmente senza vincoli e senza controlli: lo stato paga e poi si ritira. Del resto i padroni meritano, non sono forse stati in prima fila nel fermare il Covid? Sì Bonomi lo sostiene e aggiunge indignato che solo inaccettabili pregiudizi antindustriali possono far credere che le imprese abbiano imposto di non fare le zone rosse e non abbiano posto la salute prima del profitto.

Fin qui l’ ingordigia spudorata a danno del paese, che porta agli estremi tutto ciò che da più di trent’anni i padroni vogliono e spesso ottengono: che il sistema pubblico sia al servizio dei loro affari privati. Ma la protervia delirante del presidente degli industriali raggiunge l’apice sui contratti, che il nostro vorrebbe rivoluzionari. Sì è proprio questa la parola usata.

Ora noi sappiamo che a volte il termine rivoluzione viene usato per definire il suo esatto opposto. Il fascismo proclamava la propria rivoluzione. Reagan e Thatcher negli anni ottanta del secolo scorso lanciarono la rivoluzione liberista, in realtà anticipata qualche anno prima da Pinochet.
La parola riforma oggi spesso significa il suo contrario, cioé controriforma, come sanno bene lavoratori e poveri, che appena sentono quella parola si chiedono cosa gli verrà portato via. E lo stesso vale per la parola rivoluzione quando la maneggiano ricchi e padroni: essa significa in realtà controrivoluzione reazionaria.

E questo è esattamente cio che vorrebbe Bonomi, che chiede contratti rivoluzionari che superino – testuali parole- “lo scambio novecentesco salario orario”; e che per questo ha bloccato i rinnovi contrattuali per dieci milioni di lavoratori.

In realtà lo scambio che Bonomi vuole abolire è più antico del secolo scorso. È con la rivoluzione industriale del settecento che gli operai cominciano a ricevere una salario, di fame, per una montagna di ore lavorate. Prima di allora chi lavorava o era schiavo o servo della gleba. Come si sa anche il comunismo pensa al superamento del lavoro salariato, in una società di eguali dove ognuno possa accedere liberamente a ciò di cui ha bisogno. Ma francamente non pare che la rivoluzione di Bonomi abbia a che vedere col comunismo, anche se non è escluso che incontri qualche intellettuale postmoderno ben retribuito che la imbelletti così. Siccome è da escludere che Bonomi voglia rinunciare all’orario di lavoro, è probabile che egli chieda ai lavoratori di non ricevere più il salario. Cosa per altro che già avviene con lo stage e forme simili di lavoro gratuito: non sei già contento di avere un lavoro, non pretenderai anche un salario?

La proposta di Bonomi di superare il salario, mentre si rivendica la piena libertà di licenziamento, ha un solo scopo e risultato: lo schiavismo. Del resto non è un imprenditore milanese, anch’egli bocconiano, quel Guglielmo Stagno D’Alcontres che nella sua modernissima e pluripremiata azienda bio sfruttava come schiavi i migranti, di cui si proclamava razzialmente il maschio dominante? È questa criminalità imprenditoriale dilagante il brodo di coltura della controrivoluzione di Bonomi, che nel nome della modernità vuol tornare nel Medio Evo e che può proclamare le sue follie reazionarie solo perché da decenni la politica italiana si genuflette di fronte ai padroni e alle loro mascalzonate.

Notizia del:
https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-la_controrivoluzione_schiavista_della_confindustria_di_bonomi/6121_37023/

“Perchè votare SI'”

Perchè votare SÍ

La posizione del Fronte Politico Costituzionale

sul referendum per la riduzione del numero dei parlamentari.

Aumentare o diminuire il numero dei parlamentari ha ben poco a che fare con il principio della rappresentanza democratica. Chi vuol far credere che questa dipenda da quanti deputati e senatori siedono in parlamento usa l’argomento a fini strumentali per un obiettivo dichiaratamente politico, che è quello di condurre una battaglia contro il governo Conte, e per mantenere in piedi un sistema di corruttela che passa anche attraverso la manipolazione della rappresentanza con le leggi elettorali maggioritarie e la compravendita di deputati e senatori raccolti nella palude del parlamento.

Non è un caso che dopo che la legge sulla riduzione dei parlamentari è stata votata a larghissima maggioranza si è attivato un fronte trasversale per sostenerne l’abrogazione con il NO. I vecchi maneggioni della ‘rappresentanza’ non vogliono perdere la loro platea di riferimento.

A nostro parere, invece, la riduzione del numero dei parlamentari si inserisce nella tendenza che negli ultimi anni si è espressa contro la ‘politica’ intesa come corruzione, privilegi e disprezzo delle esigenze collettive. Se un partito, nella fattispecie i 5 Stelle, si è fatto carico della proposta di riduzione delle prebende dei rappresentanti della ‘democrazia’ e del numero di coloro che le percepiscono, non siamo di fronte a un attentato alle istituzione repubblicane, ma è stata raccolta e tramutata in legge costituzionale la spinta della gente che è stanca di malversazioni, corruzione, demagogia e subisce lo stravolgimento quotidiano del dettato costituzionale sui rapporti sociali ed economici e sui rapporti internazionali, contro il quale non assistiamo, guarda caso, a nessuna levata di scudi.

Non è la riduzione del numero dei parlamentari che attacca la Costituzione. Sostanziale è invece la questione della legge elettorale che con le scandalose manipolazioni imposte per tanti anni ha gravemente alterato la rappresentanza democratica, consentendo a infime minoranze, ben sostenute da poteri e risorse extraparlamentari, di scalare posizioni di potere o esercitare rilevanti poteri di ricatto (ogni riferimento alla vicenda di Renzi è puramente casuale).

Tutti coloro che hanno capito il gioco fraudolento di tanti improvvisati difensori della ‘democrazia’, così come dei ‘diritti umani’ con cui giustificano guerre e sopraffazioni, vadano a

votare SÍ senza esitazione.

La vittoria del SÍ rafforzerà in Italia l’ancor fragile fronte antiliberista. Ne tengano conto anche coloro che nelle loro nicchie ‘antagoniste’ finiscono spesso per ritrovarsi in cattiva compagnia, come è avvenuto per la vicenda Covid quando i provvedimenti del governo sono stati valutati come azione repressiva lesiva dei diritti costituzionali. Parrà strano, ma l’internazionale nera si muove anche in questo modo, dai ‘libertari’ di Berlino a Salvini. Capiamolo per tempo.

Appello per l’Assemblea Mondiale Virtuale degli Abitanti (2ª parte)

📣 📣 📣 Appello per l’Assemblea Mondiale Virtuale degli Abitanti (2ª parte)

  📌 Lunedì 31/08/2020 13:30-16:30 GMT (clicca per l’ora locale)

Come organizzazioni e reti di abitanti di tutto il mondo convochiamo la 2ª parte dell’Assemblea Mondiale Virtuale degli Abitanti, per stabilire l’Agenda Solidale degli Abitanti per la convergenza delle re-esistenze in tempo di pandemia.

122 donne e 155 uomini provenienti da 48 Paesi iscritti alla prima Assemblea Mondiale Virtuale degli Abitanti della storia il 31/07/2020, quasi 4 ore di interventi mirati e appassionati, la solidarietà espressa con gli attivisti a rischio della loro salute e della loro vita, la decisione di procedere: tutto questo evidenzia l’importanza e il successo dell’evento realizzato nell’ambito della mobilitazione globale Sfratti Zero per Coronavirus promossa dall’Alleanza Internazionale degli Abitanti.

In Africa, Asia, America Latina, Nord America ed Europa, migliaia di organizzazioni di base si mobilitano per la salute, l’alimentazione e il soccorso sociale, in difesa del diritto alla casa e alla terra contro gli sfratti e il costo abitativo. Gli abitanti non sono annichiliti dal virus, né dalle politiche repressive dei regimi autoritari e nemmeno dalle politiche “resilienti” dei governi e delle istituzioni che vorrebbero tornare alla “normalità” del neoliberismo, che è la causa di fondo della crisi svelata dalla pandemia.

Discutiamo, proponiamo e lottiamo insieme, rafforzando le alleanze con le reti internazionali, i sindacati dei lavoratori, le autorità locali e i governi progressisti, definendo strategie per vincere, non solo per testimoniare.

Per questo siamo tutti giustamente orgogliosi di aver partecipato alla AMVA e fiduciosi nella Via Urbana e Comunitaria che abbiamo intrapreso, cioè la convergenza delle re-esistenze in tutti i continenti, per ottenere cambiamenti concreti nelle politiche.

Per fornire al Comitato Promotore AMVA il quadro completo e per condividere le responsabilità nella definizione dell’Agenda Solidale degli abitanti, invitiamo tutti a compilare questo facile Questionario online (anche nella vostra lingua).

📣 📣 📣 Partecipate alla seconda tappa AMVA il 31/08/2020 per stabilire assieme l’Agenda Solidale degli Abitanti!

  • Discuteremo proposte di politiche alternative per la casa e i territori

  • Definiremo una strategia di convergenza di lotte, organizzazioni e reti internazionali

  • Concorderemo un calendario di mobilitazioni a partire dalle Giornate Mondiali Sfratti Zero di ottobre.

🔸 Ospite speciale: Balakrishnan Rajagopal, Relatore ONU sul Diritto alla Casa

👉 Cliccate qui per firmare l’Appello e ricevere il link Zoom per partecipare all’Assemblea

Comitato Promotore dell’Assemblea Mondiale Virtuale degli Abitanti

 

info: vwai2020@habitants.org

FB Virtual World Assembly of Inhabitants

FB Video Assemblea Mondiale Virtuale degli Abitanti (31/07/2020)

PART 1 (2h5′) PART 2 (52′)