[Resistenza] Newsletter 27-2020

Perquisizioni e denunce a due compagni del P.CARC di Torino e  provocazioni poliziesche contro il Movimento NO TAV

 

3 ottobre – manifestazione nazionale a Modena contro la repressione dei lavoratori in lotta

L’adesione del P.CARC

Il P.CARC partecipa e chiama a partecipare alla manifestazione nazionale contro la repressione “Siamo tutti/e colpevoli di sciopero” promossa dal SI Cobas del 3 ottobre a Modena (concentramento ore 14:30 presso il largo Sant’Agostino –  qui l’evento Facebook).

La classe operaia di Modena chiama, ogni solidale deve rispondere! Facciamo appello a tutte le compagne e compagni delle Brigate di Solidarietà, a tutti i compagni che hanno la falce e martello che ancora batte nei loro cuori, agli operai del gruppo FCA /CNHi e della Whirlpool, ai comitati dei familiari delle vittime in CRA e RSA, agli studenti e insegnanti che sono scesi in piazza nei giorni scorsi, ai sindacati combattivi, ai lavoratori e compagni multati sospesi per denunciare la gestione criminale negli ospedali. È la classe operaia che ci chiama: le operaie, le leonesse di Italpizza, gli operai della logistica, i compagni che come noi vengono repressi perché organizzano l’offensiva della classe operaia nella difesa dei propri interessi, contro padroni, caporali e i loro politicanti asserviti, criminali e assassini che per i loro profitti attaccano i nostri diritti. Partecipare a questa manifestazione è importante per non far sentire soli gli operai colpiti dalla repressione, ma non solo, per dare loro fiducia, perché la loro lotta è la lotta di tutti, indipendentemente dalla tessera sindacale e dell’appartenenza politica.

 

 

 

Perquisizioni e denunce a due compagni del P.CARC di Torino

e provocazioni poliziesche contro il Movimento NO TAV

 

La Questura di Torino perquisisce due compagni del P.CARC per il reato di “minacce”

Nella mattina di ieri la Questura di Torino ha fatto irruzione nelle abitazioni di due compagni della sezione di Torino del Partito dei CARC, Andrea Gozzi ed Alessandro Della Malva. Con la pretestuosa motivazione della “ricerca di armi e esplosivi”, sono state perquisite le abitazioni dei due compagni ed è stato sequestrato loro (in maniera arbitraria ed immotivata) materiale politico, supporti digitali e i propri computer. A seguito della perquisizione i compagni sono stati portati in Questura e qui trattenuti per diverse ora con il pretesto della notifica dei verbali della perquisizione e della denuncia per “minacce”.

La perquisizione segue il controllo di polizia subito dai nostri due compagni la sera del 29 settembre a seguito del quale è stata emessa contro di loro una sanzione amministrativa per affissione abusiva.

Con questa azione repressiva la Questura di Torino si è strumentalmente avvalsa della vicenda delle minacce dei giorni scorsi alla giudice Elena Bonu per colpire due compagni la cui responsabilità consisterebbe nella diffusione di un manifestino del Comitato di Partito “Antonio Gramsci” del (nuovo)PCI. La stampa nella giornata di ieri si è occupata della questione per associare la diffusione di questo manifesto alla vicenda dei bossoli inviati alla giudice Elena Bonu. Denunciamo l’intossicazione mediatica e rispondiamo che i nostri compagni non meritano criminalizzazioni nè sanzioni amministrative nè procedimenti bensì un encomio. Abbiamo appreso della diffusione di questo manifestino dai giornali che ne hanno parlato e pubblicato foto. Ebbene, dovessero rivelarsi vere le accuse nei loro confronti, diciamo loro che hanno fatto bene a diffondere un manifestino che giustamente chiama in causa la mafia del TAV che siede in Prefettura, Tribunale e Questura, additando nomi, cognomi e volti di suoi esponenti che hanno ruolo cardine nella repressione che si accanisce contro il movimento NO TAV.

Che 10, 100, 1000 manifestini dello stesso tenore e tipo circolino!

Che tutti sappiano chi sono gli esponenti delle autorità che in nome della legalità e della sicurezza imperversano contro il movimento NO TAV! [Leggi tutto]

 

Sulle perquisizioni di Torino Appello alla solidarietà contro repressione e provocazioni

(…) Se da una parte la Repubblica e la Stampa si sono distinte come succursali dell’ufficio stampa della cupola del TAV e della repressione (ma che aspettarsi? Sono giornalacci filo padronali!), dall’altra ha fatto irruzione nella melma di regime la redazione di Contropiano che, facendo propria e peggiorando la velina della Questura, si spinge oltre ogni limite, ritegno e dignità (si definisce “giornale comunista on line”!) con la pubblicazione di un articolo che ha unico scopo di affermare a mezza bocca che la Carovana del (nuovo)PCI, a cui il P.CARC appartiene, è promotrice di provocazioni per inasprire la repressione contro il Movimento NO TAV. Siamo ben oltre la critica politica – anche aspra, ma leale – fra organismi e aree politiche diverse. Siamo di fronte al tentativo di isolare e infamare dei comunisti a uso e consumo della cupola “del TAV e della repressione”. Qui l’articolo di Contropiano.

Sappiamo per esperienza che “non è nelle corde” di Contropiano e del gruppo dirigente della Rete dei Comunisti praticare la solidarietà di classe e, anzi, prediligono la concorrenza, la denigrazione, il pettegolezzo; mestano nel torbido e non si assumono la responsabilità di quello che dicono o fanno. Per esempio, se sono certi che P.CARC e (nuovo)PCI lavorano per conto della Polizia dovrebbero dirlo chiaramente e mostrare le prove come atto di responsabilità verso tutto il movimento!
La pubblicazione di quell’articolo infame ci spinge a chiarire alcune questioni. Non tanto come “resa dei conti” verso chi l’ha scritto, lo ha condiviso e lo rivendica. Quella è gente che campa delle briciole che cadono dal tavolo della sinistra borghese e che della lotta di classe può giusto scrivere. Le riflessioni sono indirizzate ai tanti compagni e alle tante compagne che sono cresciuti a un’altra scuola, quella per cui “toccano uno, toccano tutti” e “si parte e si torna insieme”. Confidiamo che anche nelle file di Contropiano e nell’area della Rete dei comunisti esistano compagni simili.
A loro la riflessione rispetto al campo della lotta di classe in cui sono trascinati dai vari capetti con prese di posizione similari a quelle dell’articolo in questione.

A loro la decisione di smentire pubblicamente il contenuto di quell’articolo e la pratica da sguattero di regime che esso sottende.

Usando l’occasione che la “brillante” redazione di Contropiano ci offre, le riflessioni principali, tutt’altro che brevi, sono le seguenti. [Leggi tutto]

 

 

Il 21 gennaio 2021 si svolgerà il processo in Cassazione contro la condanna a Rosalba Romano

Leggi la lettera di Rosalba agli organizzatori e ai partecipanti al dibattito “Vite che contano” (3 ottobre 2020 – Festival di Internazionale a Ferrara)

 

 

È uscito Resistenza n. 10/2020

Per inquadrare la situazione politica dopo la tornata elettorale di settembre consigliamo la lettura dei seguenti articoli:

 

Rafforzare il fronte contro le larghe intese

Nel nostro paese esiste già un insieme – oggi disgregato – di forze politiche, sindacali, sociali e associative che hanno un programma comune alternativo a quello della borghesia e del suo clero: la difesa dei posti di lavoro, dei diritti e delle tutele, la difesa dell’ambiente contro le grandi opere inutili e per le piccole opere necessarie, per la difesa e il potenziamento della sanità pubblica, della scuola pubblica, dei trasporti, per la gestione pubblica dei settori decisivi dell’economia nazionale. Fare tesoro degli insegnamenti dell’ultima tornata elettorale significa anzitutto mettersi all’opera per superare le resistenze e le difficoltà che impediscono a queste forze di unirsi e assumere appieno il ruolo di sostegno alla mobilitazione dei lavoratori e delle masse popolari contro il programma di lacrime e sangue delle Larghe Intese, di coordinamento e rafforzamento degli organismi operai e popolari che già ci sono e di incentivo alla loro creazione laddove essi ancora non esistono.

 

Costruire un nuovo sistema di governo – Mettersi all’opera, le condizioni sono favorevoli!

Anche se l’esito del referendum costituzionale era per certi versi scontato, man mano che si avvicinava la data del voto i grandi giornali si sono fatti promotori di una illusoria “rimonta del NO”, dando voce all’aspirazione di colpire e affondare il M5S che ampi settori delle Larghe Intese nutrivano e in certi casi dichiaravano apertamente, senza neppure più nascondersi dietro il paravento della “difesa della Costituzione e della democrazia”.

Combinato all’esito del referendum, anche il risultato delle elezioni era una specie di esame per la tenuta del governo Conte 2 dal momento che una larga affermazione del polo Berlusconi (incarnato dalla Lega in Toscana e da FdI nelle Marche e in Puglia) avrebbe rinfocolato le manovre per farlo cadere o, per lo meno, per dare corpo a un rimpasto attraverso cui isolare ulteriormente il M5S.

Nel complesso, invece, i risultati hanno portato a una temporanea tenuta del governo. Il governo Conte 2 è fragile, si regge sul fatto che la classe dominante non ha al momento un’alternativa ad esso che la soddisfi e non è in grado di gestire l’incognita di eventuali elezioni anticipate. In generale, quindi, la governabilità del paese è ulteriormente indebolita.

 

Risalire la china: il ruolo del M5S nella crisi del sistema politico

I risultati elettorali di settembre sono dunque il frutto del progressivo distacco del M5S dalle masse popolari. Emblematico in questo senso non è solo il fatto che le liste dei candidati erano sostanzialmente diverse, per composizione, da quelle delle elezioni precedenti (professionisti e dirigenti della Pubblica Amministrazione e aziendali hanno preso il posto di piccoli commercianti, lavoratori, operai), ma anche che i contenuti e la condotta della campagna elettorale sono stati ben distanti dalla forma e dai contenuti dello “Tsunami tour” del 2013.

Certo, i tempi e le condizioni sono differenti. Ma proprio tempi e condizioni differenti impongono scelte di campo più nette e mobilitazione senza riserve a sostegno della classe operaia e dei lavoratori. Lungi dall’essere esplicativo di un fenomeno più complesso, è però certamente indicativa in questo senso la risposta che Irene Galletti, candidata del M5S alla presidenza della Toscana (e già consigliera regionale) ha dato agli operai in lotta della Sanac di Massa: “non mi è in alcun modo consentito, visto il ruolo istituzionale che ricopro e quello a cui mi candido, sottoscrivere l’impegno di sostenere tutte le azioni di lotta che gli operai della Sanac metteranno in campo per difendere il proprio posto di lavoro, al di là che siano forme di lotta legali o che vadano in contrasto con gli attuali ordinamenti legislativi”.

Ecco il bandolo della matassa! Scegli il ruolo istituzionale e le istituzioni della Repubblica Pontificia o gli interessi degli operai? Se scegli le prime, non bastano mille impegni e mille promesse per dimostrare che sei diverso dagli altri!

 

I comunisti e la difesa della Costituzione

Giorgio Cremaschi, in un articolo del 22 settembre pubblicato su Contropiano (“La Costituzione non c’è più”) denuncia che con il taglio dei parlamentari “il Parlamento della Repubblica è stato adeguato al degrado della Repubblica”.

Questa manifestazione di incomprensione (e intossicazione per chi legge) del ruolo che le istituzioni borghesi esercitano nei confronti delle masse popolari offre lo spunto per alcune brevi riflessioni.

Non ci dilunghiamo sul fatto che la Costituzione nata dalla vittoria della Resistenza fosse il frutto dei rapporti di forza vigenti nel nostro paese alla fine della Seconda Guerra Mondiale che, grazie alla spinta del movimento comunista che aveva diretto la Resistenza e all’esistenza dell’URSS, vedevano la borghesia imperialista in difficoltà sulla classe operaia. Non ci soffermiamo neppure sul fatto che fin dal 1948 la Costituzione è stata violata ed elusa in tutte le sue parti progressiste. Diamo questi argomenti per conosciuti, dato che ne trattiamo ordinariamente.

Vogliamo invece prendere in esame alcuni punti essenziali per inquadrare il compito dei rivoluzionari e dei comunisti in questa fase.

 

Severa ma giusta

Una valutazione dei risultati elettorali delle liste comuniste e della sinistra radicale

Il ruolo dei comunisti non è quello di rappresentare la classe operaia e le masse popolari nel teatrino della politica borghese, ma quello di organizzare e mobilitare le masse popolari per trasformare la società. Per la natura stessa del movimento comunista cosciente e organizzato, i comunisti diventano tanti solo nel percorso di costruzione della rivoluzione socialista alla cui testa inizialmente non ci sono mai partiti comunisti nati già grandi. Il movimento comunista di certo non accresce e non rafforza le sue fila in virtù del numero dei rappresentanti che ha in Parlamento. Questo indica l’esperienza del vecchio movimento comunista che ha visto trionfare la rivoluzione socialista.

 

Uscire dal pantano: il punto sulla situazione politica

Uscire dal pantano è possibile. L’unico motivo per cui la classe dominante riesce, con fatica, a mantenere il governo del paese risiede nell’arretratezza, nelle incertezze, nelle timidezze, nello scetticismo e nella sfiducia nelle masse popolari di quanti oggi si dichiarano parte integrante del movimento anticapitalista e comunista, ma non lavorano con una giusta concezione (concezione, linea, metodo) per instaurare il socialismo.

 

Partito dei Comitati di Appoggio alla Resistenza – per il Comunismo (CARC)
Via Tanaro, 7 – 20128 Milano – Tel/Fax 02.26306454
e-mail: carc@riseup.net – sito: www.carc.it

 

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