Primo Maggio, Buen Abad e la lotta di classe oggi

Primo Maggio, Buen Abad e la lotta di classe oggi

In un nuovo anniversario della Giornata internazionale dei lavoratori si acuisce il dibattito tra capitale e lavoro, il mondo dello sfruttamento e della schiavitù si confronta con maggiore chiarezza, contro la volontà che anela a costruire una vita di rapporti fraterni ed emancipati, senza classi sociali. L’unità globale e l’azione di trasformazione diventano più urgenti.

Commemoriamo la lotta planetaria contro il capitalismo e la commemoriamo per ripudiare la tragedia globale che costa milioni di vite e perpetra un disastro indicibile. Commemoriamo la lotta della classe operaia dai bassifondi del capitalismo, dove si organizza la barbarie contro gli oppressi, che non solo aumenta la disoccupazione, la fame, le condizioni malsane, la mancanza di istruzione, la mancanza di acqua, luce, medicine e rispetto, ma aumenta anche le tattiche e le strategie per la manipolazione delle coscienze. Milioni di persone sono costrette a mendicare un lavoro, in cambio di un salario di elemosina e rovinando la loro salute in compiti atroci. Vivere nella paura di perderlo. Adesso basta!

Cinicamente, il capitalismo fa di tutto per farci credere che il mondo sarà “diverso” senza dover modificare il suo sistema economico e di “valori”. Alcuni addirittura portano avanti la narrazione che si può “migliorare”, diventare “più umano”, diventare “progressista”. Cercano di convincerci che il “cambiamento” è “riformismo”. Quel “diverso” equivale a “uguale”. Che le guerre sono un affare che può “salvarci”; che le banche sono il nostro miglior aiuto e salvezza con i loro “crediti”; che i “mass media” sono essenziali per aiutarci a capire la “realtà” e che è una bugia che le fake news esistano.

Sappiamo che l’imperialismo usa tutte le sue armi: blocco economico, colpi di Stato, carenze, terrorismo mediatico, canagliate giuridiche e guerra alienante accelerata. E non basta desiderare che il capitalismo muoia, deve essere sradicato definitivamente. È l’unico modo per garantire che il processo rivoluzionario mondiale sia irreversibile. È imperdonabile denunciare come la “globalizzazione” borghese abbia imposto una guerra mediatica alienante e mondiale contro cui il capitalismo si sta precipitando contro ogni iniziativa democratica dal basso.

Nella mischia ideologica per dominare il senso comune, il capitalismo trasforma la sua agonia in un inferno per la classe operaia. E spera che lo salviamo – tutti noi – per offrirlo alla nostra prole come eredità. Come un “tesoro” civilizzatore. Con enfasi e con tracotanza demoliscono il potere d’acquisto. Tutto per la salute del mercato, il loro mercato. La flessibilità del lavoro (occulta o palese) viene propagandata dai “consulenti scientifici”. Fanno le loro cose con i salari della classe operaia sotto la copertura della pandemia e di ogni buffonata “tecnica”. Dicono che bisogna creare milioni di posti di lavoro, ma non confessano di che tipo, a quali condizioni e a quali costi. La folla ideologica borghese tuona nelle sue macchine da guerra ideologiche e ci stordisce con i “telegiornali” che insistono a illuderci con un futuro fuori dal cappello semiotico del gattopardismo. Non una sola notizia sulle proteste dei lavoratori in tutto il pianeta. Ci fanno credere che i lavoratori siano stati smobilitati e che il cosiddetto “internet way of life” sia la terra promessa del telemarketing, della telemedicina, delle relazioni operaio-padrone a distanza, della banda larga e dei big data.

Dobbiamo unirci, rivoluzionare l’unità, verso una nuova visibilità della nostra capacità di organizzazione, protesta e confronto di classe. Accelerare l’uso della tecnologia e della scienza negli obiettivi di emancipazione per le conquiste lavorative che dobbiamo acquisire e confrontarci accuratamente con le squadre di saccenti, “esperti in nuove forme di lavoro”, i loro psicologi, i loro economisti, i loro astrologi e anche i loro teologi… Serve una risposta urgente da parte della classe operaia, per avanzare con passi organizzativi concreti e realizzare i veri cambiamenti che possono venire solo da un’irriverente e nuova organizzazione del lavoro al di sopra del capitale.

Solo uniti. Non ci sono punti d’incontro con le contraddizioni del modo di produzione capitalistico che insiste nel voler impadronirsi della coscienza dei lavoratori, per annientare il livello di mobilitazione e ogni possibilità di unità. Vogliono convincerci ad abbandonare le lotte contro l’estrazione del plusvalore; dimenticare la lotta di classe come motore della storia. Abituarci docilmente all’umiliazione di tutti gli esseri umani. I lavoratori di tutti i paesi commemorano la loro lotta contro ogni violenza e contro ogni oppressione di fame, miseria e umiliazione.

L’unità della classe operaia non può crescere sotto le alleanze con la borghesia, né con i suoi mercanti saccheggiatori e sfruttatori, perché costituiscono il nemico di classe che deve essere sconfitto, espropriato e definitivamente cancellato. L’unità della classe operaia, che abbiamo conosciuto solo incipientemente, ma che concepiamo come un compito storico dinamico per la presa del potere, dovrà sconfiggere i modi di produzione e i rapporti di produzione capitalisti, determinati a fermare il progresso dell’umanità o non sarà niente.

Il programma di unità, con una piena vita democratica e la direzione dei lavoratori, operai, contadini, studenti, casalinghe, intellettuali, artisti, piccoli produttori e commercianti delle campagne e della città, deve garantire la più ampia e scientifica partecipazione, e il protagonismo volto a determinare il loro destino, senza padroni…. La nostra unità deve rivendicare sistematicamente l’internazionalismo, con la certezza che i suoi grandi obiettivi di Rivoluzione Umanista di nuovo tipo saranno raggiunti solo quando i popoli conquisteranno l’organizzazione per l’emancipazione da tutte le forme di alienazione, blocco e silenziamento. Niente di tutto ciò è possibile se l’unità perde di vista la necessità di seppellire il capitalismo, per inaugurare una nuova era nella storia umana.

La nostra unità deve comunicare la sua filosofia basata sul momento storico che le permette di viaggiare, accelerare l’organizzazione concreta e gli obiettivi strategici rivoluzionari. Promuovere ogni pensiero e ogni prassi, per il suo maturo dibattito etico con piena consapevolezza e libertà, con gli obiettivi della rivoluzione. E per questo, è necessario raggiungere il maggior numero possibile di uomini e donne che sono coinvolti nella risoluzione di tutti, i problemi posti dalla lotta, con le sue diverse fasi e livelli: espropriare la borghesia, organizzare la conquista e l’occupazione di fabbriche, e chiedere la nazionalizzazione sotto il controllo operaio delle banche, della terra e dei principali gruppi industriali privati, dell’industria agroalimentare…

Si tratta di argomenti in sospeso dell’unità che devono essere sviluppati con entusiasmo, creatività e scientificità. Questioni aperte che devono essere aggiornate per costruire un’unità dialettica senza precedenti, di cui conoscevamo solo embrioni, che fungano da strumento che, a loro volta, miglioreranno il programma della classe operaia.

L’unità dei lavoratori di tutto il mondo deve crescere e rafforzarsi in modo esponenziale, sempre più da vicino, nelle loro organizzazioni che hanno mostrato una via d’uscita, a migliaia e migliaia di combattenti che sono raggruppati sotto la forza dell’unità. È essenziale prepararsi con rinnovata energia per il combattimento decisivo che sta arrivando. Unità e più unità delle voci rivoluzionarie che crescono nel mondo, anche se l’egemonia mediatica la mette a tacere. Alzare le voci, molteplici e profonde, intonate dalle richieste dei lavoratori che si dispiegano giorno dopo giorno con maggiore audacia e con tutte le ragioni.

Celebriamo il Primo Maggio come una festa di speranza attiva, e in ascesa alla pratica, di milioni di lavoratori che non abbassano la guardia, che non perdono la speranza e che scolpiscono la storia con la loro quotidiana lotta per l’emancipazione. Di tutte e di tutti, contro il giogo del capitale.

di Fernando Buen Abad – Granma

(Traduzione de l’AntiDiplomatico)

1 maggio, Buen Abad e la lotta di classe oggi – OP-ED – L’Antidiplomatico (lantidiplomatico.it)

 

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