Lettera aperta ad Autogrill: “Abbandoni vendita prodotti di sofferenza animale”

“È matematicamente, statisticamente, economicamente impossibile produrre latte senza uccidere un altissimo numero di animali”.

LETTERA APERTA AD AUTOGRILL
NON ESISTE LATTE SENZA CRUDELTÀ
COSA SI NASCONDE DIETRO LA PRODUZIONE DEL PARMIGIANO

Spett.le Autogrill,

difficilmente il consumatore conosce cosa possa esserci dietro la produzione di latte e derivati, compreso dunque il parmigiano.

Vi è un duplice risvolto negativo, da una parte di tipo etico, per le condizioni di sfruttamento e sofferenza insite negli allevamenti di bovini, dall’altra di ordine ambientale, essendo l’allevamento una delle attività più inquinanti del mondo, e della Pianura Padana in Italia.

Nelle stalle italiane sono detenuti senza mai aver commesso alcun reato 5,5 milioni di bovini (dati 2019 dell’Associazione Italiana Allevatori), metà destinati alla produzione forzata di latte, metà destinati ad essere assassinati per produrre cibo.

In Emilia Romagna sono reclusi 570.643 bovini in 6.697 allevamenti, la maggior parte nel comprensorio del Parmigiano Reggiano, primo prodotto DOP in Italia con un giro d’affari, nel 2019, di 1,56 miliardi alla produzione e 2,6 miliardi di euro al consumo.

IMPATTO SULL’AMBIENTE: i liquami prodotti dagli allevamenti producono ammoniaca, in quantità particolarmente critica per la Val Padana. L’AMMONIACA DEI LIQUAMI DEGLI ALLEVAMENTI È FONTE PARTICOLARMENTE INQUINANTE poiché, liberata nell’atmosfera, genera particolato fine, come PM 10 e PM2.5. Secondo i dati ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e Ricerca Ambientale), gli allevamenti intensivi producono il 17 % dell’inquinamento globale (i trasporti stradali solo il 14%, il settore industriale l’11,1%, fonte: Ispra, National sector emissions, 2016).

Lo stoccaggio degli animali nelle stalle e la gestione dei liquami inquinano più di aerei, auto e moto nel mondo. Il livello di smog della Val Padana è tra i peggiori in Europa.

Maggiori sono gli spargimenti di reflui zootecnici (e maggiori sono le emissioni di ammoniaca. Secondo l’International Society of Doctors for the Environment (ISDE), “L’esposizione ripetuta nel tempo a questi materiali sospesi nell’aria, può portare a disturbi respiratori, effetti tossici di varia natura, problemi della funzione polmonare, malattie infettive, infiammazioni croniche respiratorie, asma” (Carlo Modonesi, Comitato scientifico ISDE Italia), oltre ad aumentare il rischio di insorgenza di gravi bronco pneumopatie cronico-ostruttive.

Da tempo il Programma per l’Ambiente delle Nazioni Unite (United Nations Environment Programme,) segnala l’allarmante impatto ambientale delle attività legate agli allevamenti, evidenziati come una delle principali cause di inquinamento sul nostro pianeta.

L’INDUSTRIA CASEARIA È, TRA TUTTE LE ATTIVITÀ UMANE, QUELLA CHE STA MAGGIORMENTE DEVASTANDO LA TERRA.

Le obiezioni sul Parmigiano a cui siamo abituati: “E’ un cibo buono, sano” (replica dei caseificatori), “Fa tanto bene ai bambini, con tutto il calcio che contiene”, dimenticando che la devastazione dell’ambiente non consentirà a quegli stessi bambini di avere alcun futuro. Ed ancora: “Fa parte della nostra tradizione”: una tradizione che porta verso conseguenze disastrose e che deve essere rivista e che solo gli stolti non modificano usanze pericolose.

Nasce inoltre un problema etico, di attenzione verso un’attività di sfruttamento che implica un altissimo grado di sofferenza animale.

Si ritiene comunemente che la produzione di latte non implichi alcuna sofferenza, poiché non c’è uccisione DIRETTA dell’animale. In realtà, pur non essendoci la morte degli stessi individui che producono questi “alimenti” (o almeno, non subito), questo avviene per i loro simili, i loro figli, i vitelli, che in questa catena produttiva vengono uccisi dopo sei mesi. E la loro nascita/morte è fase imprescindibile nella produzione di latte.

È matematicamente, statisticamente, economicamente impossibile produrre latte senza uccidere un altissimo numero di animali.

Quello che a molti sfugge è che per far produrre latte alla mucca occorre farle partorire un vitellino. La mucca non è una macchina che produce latte senza scopo, ma è un mammifero che produce latte solo quando mette al mondo un figlio, per nutrirlo. E dopo un anno, non ha più latte, e per continuare a produrlo, deve partorire di nuovo! Deve dunque essere ingravidata nuovamente, attraverso l’inseminazione artificiale, e non appena le mucche partoriscono, i vitelli vengono loro sottratti.

Forse qualcuno avrà l’ignobile coraggio di sorridere, ma togliere i cuccioli appena nati alla madre, implica un comprovato grado di sofferenza e dolore per entrambi gli animali, al punto che alcune mucche lacrimano. La madre continuerà a piangere per mesi chiamandoli, e i piccoli vivranno la loro misera vita per 6 mesi, piangendo e chiamando la madre che non vedranno mai, dopodiché saranno portati al macello e uccisi. Le vite delle mucche consistono in un ciclo continuo di fecondazione, parto di un vitello che verrà loro sottratto, mungitura e, dopo soli pochi mesi, una nuova gravidanza. Tutto ciò spesso avviene in allevamenti industriali con pavimenti di cemento, nei quali le vacche trascorrono le loro intere vite.

Le mucche sfruttate soffrono di gravi problemi di salute per l’enorme sforzo richiesto al proprio corpo e sono ridotte, dopo 5-6 anni (invece di 20-25), in condizioni così estreme dallo sfruttamento, da non riuscire più a reggersi in piedi da sole.

Quando la produzione di latte di una vacca diminuisce, l’animale viene ucciso. Questo generalmente accade quando l’animale ha tra i tre e i sei anni e non perché non è più in grado di produrre latte, bensì perché non è in grado di produrne tanto quanto le mucche più giovani; diventa così più redditizio rimpiazzarla. Il suo corpo viene poi usato per produrre “macinato di bovino adulto”, comunemente consumato negli hamburger, vergognosi alimenti che grondano sangue ad ogni morso.

NON ESISTE LATTE SENZA CRUDELTÀ. Per produrlo vengono sempre e comunque uccisi e fatti soffrire animali: le mucche e i figli, esseri senzienti, capaci di provare emozioni, gioia e dolore, esattamente come noi esseri umani.

Augurandoci che la Vostra catena decida quanto prima di abbandonare non solo la promozione di sofferenza, ma anche l’uso di parmigiano e di altri prodotti di origine animale, sostituendoli con alimenti di origine vegetale senza fonte di sofferenza.

I volontari di Freccia 45, Associazione di promozione sociale per la protezione e difesa animale

 

Fonti:

– Dradi, Francesco, Quelle vacche invisibili che inquinano più dei Tir, Editoriale Domani, 15 ottobre 2020;

-Murgese, Elisa, Allevamenti intensivi, polveri sottili e Covid-19, www.greenpeace.org, 29-04-2020;

-UNEP, United Nations Environment Programme, Rapporto 2010;

-Schillaci, Filippo, Terremoto in Emilia: “io il Parmigiano Reggiano non lo compro”, www.ilcambiamento.it, 06-06-2012;

-AAVV,Livestock’s long shadow, FAO, Roma, 2006;

-AAVV, Assessing the environmental impacts of consumption and production, UNEP, 2010;

-M. Tettamanti, L. Baroni e altri, “Evaluating the environmental impact of various dietary patterns combined with different food production systems”, European Journal of Clinical Nutrition, ottobre 2006;

-3BMeteo, 30-04-2020;

-www.infolatte.it;

-www.aknews.it, 09-03-2020;

-www.animal-ethics.org/uso-degli-animali-per-alimentazione-umana/lo-sfruttamento-di-mucche-vitelli-e-manzi/.

 

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