[n p c i] Dall’Afghanistan alla GKN e, tramite Pisariev, Lenin e Stalin, fino a Roma

Mentre i soldati USA richiamati da Trump e dal suo successore Biden scappano da Kabul con i loro collaboratori afghani e i loro complici, i soldati di tutti i paesi NATO compresi quelli italiani di nome ma in realtà dei governi Larghe Intese e del Vaticano, noi sogniamo che i lavoratori e il Collettivo di Fabbrica GKN, sollecitati e affiancati dai lavoratori avanzati delle duecento aziende già in agitazione, facciano risuonare da un capo all’altro dell’Italia il loro appello “Insorgiamo” contro il governo Draghi e costituiamo un governo d’emergenza delle masse popolari organizzate, con ministri provenienti dai tre serbatoi.

Ecco cosa oggi bisogna sognare!

E continuiamo con le parole di Lenin (Che fare? in vol. 5 Opere complete, Editori Riuniti 1958, pag. 471).

“Bisogna sognare!” Scrivendo queste parole sono stato preso dalla paura. Mi è sembrato di trovarmi al “Congresso di unificazione” e di avere in faccia a me i redattori e collaboratori del Raboceie Dielo. Ed ecco il compagno Martynov alzarsi ed esclamare minacciosamente: “Scusate! Una redazione autonoma ha il diritto di sognare senza l’autorizzazione preventiva dei comitati del partito?”. Poi si alza il compagno Kricevski, il quale (approfondendo filosoficamente il compagno Martynov che ha da molto tempo approfondito il compagno Plekhanov) continua ancora più minaccioso: “Dirò di più. Vi domando: ha un marxista il diritto di sognare se non ha dimenticato che, secondo Marx, l’umanità si pone sempre degli obiettivi realizzabili e che la tattica è il processo di sviluppo degli obiettivi che si sviluppano insieme con il partito stesso?”. [non sembra, a chi le ha lette, di sentire le Tesi 2 giugno 2021 dei compagni di Rete dei Comunisti o le parole del compagno Renato Caputo su Il marxismo rivoluzionario di Gramsci in La Città Futura 347?]

La sola idea di queste domande minacciose mi fa venire la pelle d’oca e non penso che a trovare un nascondiglio. Cerchiamo di nasconderci dietro Pisariev.

“C’è contrasto e contrasto -scriveva D. I. Pisariev a proposito del contrasto tra sogno e realtà. – Il mio sogno può precorrere il corso naturale degli avvenimenti, ma anche deviare in una direzione verso la quale il corso naturale degli avvenimenti non può mai condurre. Nella prima ipotesi, sognare non reca alcun danno; anzi, può incoraggiare e rafforzare l’energia del lavoratore… In quei sogni non c’è nulla che possa pervertire o paralizzare la forza operaia; tutto al contrario. Se l’uomo fosse completamente sprovvisto della facoltà di sognare in tale maniera, se non sapesse ogni tanto andare oltre il presente e contemplare con l’immaginazione il quadro compiuto dell’opera che è appena abbozzata nelle sue mani, quale impulso, mi domando, l’indurrebbe a cominciare e a condurre a termine grandi e faticosi lavori nell’arte, nella scienza e nella vita pratica? … Il contrasto tra il sogno e la realtà non è affatto dannoso se chi sogna crede sul serio al suo sogno, se osserva attentamente la realtà, se confronta le sue osservazioni con le sue fantasticherie, se, in una parola, lavora coscienziosamente per attuare il suo sogno. Quando vi è un tale contrasto tra il sogno e la vita, tutto va per il meglio”.

Di sogni di questo genere ve ne sono disgraziatamente troppo pochi nel nostro movimento. E ne hanno colpa soprattutto i rappresentanti della critica legale e del “codismo” illegale, che fanno pompa della loro ponderatezza, del loro “senso del concreto”

Lenin non sapeva di parlare di Guido Viale e degli altri “consiglieri del principe” che anche in questi giorni ancora si aggirano speranzosi e famelici pensando a Draghi e ai suoi padrini e mandanti. Ma anche di essi, “navigando il pelago col guardo”, preveggente a noi Lenin parlava.

Noi quindi quando sogniamo alla Pisariev ci rivolgiamo a Lenin, ma più in particolare, in questi giorni, a Stalin. Per questo mettiamo a disposizione, per i nostri compagni di Partito e per quelli che già sognano e che prossimamente si candideranno per arruolarsi, l’antologia di discorsi e scritti di Stalin L’uomo è il capitale più prezioso.

Nei discorsi e negli scritti di Stalin raccolti in questa antologia infatti si vede che la costruzione del socialismo fatta negli anni 1921-1941 nella parte dell’ex impero russo che tra il 1917 e il 1921 era diventata l’URSS, Stalin e il suo Partito l’hanno fatta combinando due indirizzi di lavoro: 1. formazione dei membri del Partito, 2. mobilitazione e organizzazione delle masse popolari ed elevazione del loro livello culturale (linea di massa).

I risultati del loro lavoro sintetizzano i progressi che l’umanità ha fatto nel corso del XX secolo. Essi consistevano 1. nella costruzione in ogni paese di un partito comunista i cui membri erano selezionati in base alla dedizione di ognuno alla causa ed erano formati alla comprensione di essa in modo che trasformassero la realtà in cui vivevano, 2. nella costruzione in ogni paese dove i comunisti avevano preso il potere, a partire dall’URSS, di un sistema economico gestito pubblicamente per produrre i beni e i servizi necessari alla popolazione, alla vittoria contro aggressioni, infiltrazioni e manovre promosse dalla borghesia imperialista, alla promozione di relazioni di solidarietà, collaborazione e scambio con gli altri paesi; 3. nella promozione della partecipazione della massa della popolazione (a partire dalle classi sfruttate, dalle donne e dalle nazioni oppresse) alle attività specificamente umane da cui da sempre sono escluse e alla elevazione del loro livello culturale. I comunisti infatti hanno impugnato in ogni paese la bandiera della sovranità nazionale che da tempo la borghesia ha lasciato cadere a terra (in proposito le vicende odierne dell’Afghanistan sono esemplari) e grazie al socialismo che instaurano avviano il proprio paese a una unità mondiale fatta di scambi, di collaborazione e di solidarietà.

La costruzione del socialismo in URSS fatta da Lenin e Stalin e dal loro Partito ha dato prova di sé nella vittoria contro l’aggressione nazifascista (1941-1945) e nella ricostruzione. Gli avvenimenti succedutisi hanno però mostrato anche che, finché la borghesia imperialista non sarà sconfitta in tutto il mondo, ogni costruzione del socialismo fatta nei singoli paesi è precaria. In ogni paese socialista esiste e inevitabilmente si forma una nuova borghesia: quella parte dei dirigenti del Partito, dello Stato e delle altre istituzioni e organizzazioni che tendono a risolvere i problemi dello sviluppo sociale con i metodi propri della borghesia, metodi che una pratica secolare ha reso facili, “ragionevoli”, quasi “naturali”. Essi impersonano una tendenza che può consolidarsi e anche prendere il sopravvento se la sinistra non previene con misure appropriate il loro rafforzamento.

Kruscev e i suoi intaccarono a partire dal XX Congresso nel 1956 proprio le linee con cui i comunisti avevano fatto forte l’URSS, cosa che condusse, ma per arrivarci ci vollero più di 30 anni (più anni di quelli che erano occorsi per costruirla), al crollo dell’URSS nel 1991. Chi non capisce che anche oggi quella è la discriminante ma è contro il catastrofico corso delle cose che la borghesia impone, traccia anch’egli strategie in risposta allo sfascio al quale hanno condotto i trenta anni di nera reazione che abbiamo alle spalle. Ma sono strategie di buon senso, risposte da senso comune agli eventi: destinate a fomentare sfiducia e disperazione causa la mancanza di risultati.

Combinando i due indirizzi di lavoro che Stalin illustra trattando della costruzione del socialismo in URSS negli anni 1921-1941, i comunisti oggi fanno la rivoluzione socialista (che sfocia nella conquista del potere), promuovono la costruzione del socialismo nei paesi arretrati (quanto a forze produttive) dove hanno conquistato il potere, fanno avanzare la fase socialista (transizione dal capitalismo al comunismo, adeguamento del sistema di relazioni sociali al carattere delle forze produttive) nei paesi imperialisti dove conquistano il potere.

Per formare i membri del Partito a dirigere il paese noi comunisti facciamo leva sull’adesione di ognuno di essi alla causa, sulla volontà cosciente di promuovere il movimento comunista che anima ogni individuo che si arruola nel Partito.

Per mobilitare e organizzare le masse ed elevare il loro livello culturale noi comunisti facciamo leva sulla loro resistenza spontanea (cioè indipendente dall’attività del Partito) al catastrofico corso delle cose che la borghesia imperialista impone e che essa necessariamente impone perché ne va della sopravvivenza del modo di produzione che essa impersona.

La via che dobbiamo seguire per ottenere risultati è difficile, in alcuni momenti anche dolorosa. Ci vogliono individui che la storia che hanno alle spalle ha portato alla ferma decisione di seguire questa via anche nei momenti difficili. Chi vive alla giornata, secondo l’umore del momento, non va da nessuna parte ed è malcontento, se non disperato oppure “si ubriaca” in una delle tre trappole.

La via che dobbiamo seguire non è libera scelta: è la libertà di chi comprende la necessità del processo che l’umanità sta compiendo in questi secoli, un processo socialmente oggettivo che si realizza tramite libere iniziative degli individui che lo promuovono.

La nostra impresa è difficile, ma possibile e necessaria!

Avanti quindi, con coraggio e abnegazione, con scienza e coscienza!

Il nuovo Partito comunista italiano è l’associazione dei promotori di questa impresa

Costituire Comitati di Partito clandestini

in ogni azienda, scuola, università, istituzione, quartiere e paese!

La riscossa delle masse popolari è possibile! Ciascuno può e deve dare il suo contributo!

Avviso ai naviganti 114

18 agosto 2021

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