Afghanistan, la catastrofe delle “missioni di pace”

La foto del marine che afferra un bambino passato da una donna afghana oltre il filo spinato dell’aeroporto di Kabul occupa oggi la prima pagina di tanti giornali. Una foto disperata. L’immagine di una salvezza fra le braccia di un soldato americano. Ma qual è la realtà oltre la propaganda?

 

Un esercito di occupazione e un regime fantoccio

Quella foto che si colloca in una comunicazione dal sapore di propaganda militare. Infatti – se la popolazione afghana avesse voluto affidare i propri bambini ai soldati americani – non li avrebbe cacciati. Internet è piena di foto di bambini afghani a cui i marines porgono aiuto. C’è un’ampia retorica fotografica. In realtà i marines sono stati percepiti in questi venti anni come un esercito di occupazione, privo di consenso e appoggio popolare. E nessun sostegno popolare ha ricevuto neppure l’esercito afghano (350 mila soldati armati dagli Stati Uniti e addestrati dalla NATO, dotati della copertura di oltre cento aeromobili guidati da afghani) che era dalle 4 alle 5 volte superiore numericamente agli insorti, privi di ogni supporto aereo.

E quale sostegno avrebbe potuto ottenere un regime fantoccio che arrestava e torturava i bambini sospettati di collaborare con gli insorti? Nessuna foto di quei bambini abbiamo mai trovato in prima pagina. La denuncia è del 21 giugno 2021, poco prima dell’avanzata dei talebani, e porta la firma di Human Rights Watch. Tutto documentato qui: https://www.osservatoriodiritti.it/2021/06/22/bambini-afghanistan-soldato-guerra/

Va da sé che le torture del governo afghano appoggiato dai paladini della libertà e dei diritti umani era all’ordine del giorno anche per i prigionieri adulti. Il 25 febbraio 2015 l’ONU diramava un allarmante rapporto sulle carceri che documentava torture nel 35% dei casi di detenuti in Afghanistan.

Né gli americani hanno fatto di meglio nella prigione di Guantanamo, di cui è importante cominciare a chiedere la chiusura.

 

L’incoerenza etica della missione americana

L’incoerenza dei governi della coalizione USA-NATO che ha occupato militarmente per un ventennio l’Afghanistan è plateale. Hanno predicato i diritti umani per violarli essi stessi. Hanno presentato al mondo una “missione di pace” che era una in realtà una truffa internazionale basata sulla propaganda e la rapidità della disfatta è un indicatore delle dimensioni della truffa. Questa “missione di pace” è finita nel disonore e nella vergogna, lasciando alle spalle un lunga scia di sangue e di bugie.

 

Una disfatta nella credibilità

Siamo quindi di fronte ad una disfatta epocale, non solo militare ma anche civile e di credibilità mediatica, una sconfitta di proporzioni mai viste e che troveremo nella prossima ristampa dei libri scolastici di storia. E se i vietcong entravano a Saigon nel 1975 con le armi fornite dalla Cina e dall’URSS (e con il supporto dei cingolati del Vietnam del Nord), i talebani entrano a Kabul senza il rifornimento militare di alcuna grande potenza.

E’ la disfatta di un delirio di onnipotenza che venti anni fa voleva plasmare il mondo con “missione di pace”, buttando giù uno dopo l’altro i regimi che entravano nel mirino della Casa Bianca.

E’ la disfatta dell’imperialismo, parola che i politici oggi evitano accuratamente ma che è ancora presente sui libri di scuola e che mi permetto quindi di usare anche qui.

 

Il male oscuro dei soldati americani: 22 suicidi al giorno

Ma la più grande catastrofe è rappresentata dai numeri dei suicidi che si registrano fra chi ha combattuto quella che è stata definita la “guerra giusta”.

Ogni giorno 22 reduci dei marines si suicidano negli Stati Uniti.

(fonte:U.S. Department of Veterans Affairs)

Quei soldati che nella immaginazione mediatica afferrano i bambini per portarli in salvo, in realtà non sono stati in grado di portare in salvo neppure la propria anima, e neppure il proprio corpo. Oggi il rischio è che si possa assistere alla disfatta psicologica totale, con un aumento dei suicidi. Grande è il dramma umano di chi sente di essere stato ingannato e di aver combattuto una guerra per nulla.

 

Consulenti sotto shock

Gli Stati Uniti umiliati dall’Afghanistan.
La NATO di fronte alla più grande sconfitta della sua storia.
Staff di consulenti di Biden sotto shock per la dissoluzione dell’esercito afghano, costato 82 miliardi di dollari.
Leader europei disorientati.
Una sconfitta epocale preceduta da venti anni di errori.
Oltre due trilioni di dollari bruciati in una guerra senza senso e priva di sbocchi.
Aiuti umanitari mai arrivati alla popolazione e ingoiati dalla corruzione.
Una nazione allo stremo, dove la povertà e l’analfabetismo sono aumentati invece di diminuire.
Vent’anni di guerra, un fallimento completo.

Così la stampa internazionale, letta stamattina da Rainews24, descrive la più grande disfatta del blocco militare occidentale di fronte alla resistenza militare di appena 75 mila talebani, ma durata vent’anni. L’esercito più potente del mondo batte in ritirata perché logorato, privo di motivazione e di obiettivi.

Scopriamo poi che i talebani afghani non risultano nella black list del terrorismo internazionale stilato dall’Unione Europea. Curioso scoprirlo ora, vero?

 

La “guerra giusta” della sinistra con l’elmetto

La “guerra giusta”, presentata in questi anni come la soluzione dei problemi dell’Afghanistan, si è rivelata la più pericolosa tentazione della storia. E la più fallimentare.
Fallisce anche la sinistra con l’elmetto che rimbrottava i pacifisti che non erano a favore della “guerra giusta”.
La guerra abbracciata da D’Alema, Napolitano e Prodi è oggi fallita. Fallita definitivamente.
La coerenza di Gino Strada
Emerge adesso la nitida coerenza con cui Gino Strada condannava la guerra, senza se e senza ma, dimostrando cultura, coraggio ed etica: perché lui gli afghani li ha aiutati veramente. Oggi sentiamo la mancanza della sua figura e domani saremo spiritualmente con Emergency, nella camera ardente, a rendere omaggio alla sua coerenza e al suo esempio.
I pacifisti avevano ragione venti anni fa e a maggior ragione oggi
I pacifisti sono stati venti anni fa contro questa guerra e oggi continuiamo a farlo perché solo senza la guerra possiamo premere perché l’Afghanistan sia impegnato sul fronte – non militare ma civile – di un maggiore rispetto dei diritti umani.
Il nuovo regime va incalzato per il rispetto dei diritti umani, ma rinunciando ad ogni scorciatoia militare.

PeaceLink continuerà a battersi per la pace e per i diritti umani, a 360 gradi, senza sconti per nessuno ma rigorosamente senza elmetto e senza paraocchi. Ogni giorno potrete seguire gli aggiornamenti sull’Afghanistan cliccando su:

 

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