Carcere Guantanamo, anche padre Zanotelli ne chiede la chiusura tramite una petizione

Il missionario comboniano Alex Zanotelli aderisce alla Campagna Guantanamo.

Obiettivo della campagna

La campagna ha lo scopo di fare pressione sul Governo italiano perché chieda a Joe Biden la fine della prigione di Guantanamo. https://lists.peacelink.it/dirittiglobali/2021/08/msg00010.html
Nel 2009 Biden si espresse per la chiusura di quella prigione che violava e viola ancora i diritti umani.

Raccolta firme
La Campagna Guantanamo è ancora nella sua fase organizzativa ma a giorni partirà la raccolta firme sotto un testo di una lettera da inviare al presidente del Consiglio Mario Draghi. Il testo, concordato da un gruppo di promotori e che tutti potranno firmare, è il seguente.

Al Presidente del Consiglio Mario Draghi

Gentile Presidente,

in questo delicato momento in cui si invoca il rispetto dei diritti umani in Afghanistan, noi crediamo che sia importante dare il buon esempio chiedendo al tempo stesso che venga posta fine alla violazione dei diritti umani nella prigione di Guantanamo, gestita dagli Stati Uniti.E quindi le scriviamo affinché lei richieda formalmente al Presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, un gesto importante e altamente significativo come la chiusura della prigione di Guantanamo.Amnesty International non solo ne chiede la chiusura ma chiede che vengano processati i responsabili di quella vergognosa e criminale esperienza di sospensione del diritto umanitario. Noi concordiamo con tale richiesta di Amnesty International.Non si può essere credibili nel chiedere ai talebani il rispetto dei diritti umani se poi noi quel rispetto non lo chiediamo agli Stati Uniti.Quella prigione è come la Bastiglia e non ha più ragione di esistere. È il simbolo odioso delle torture e degli abusi, in aperta violazione delle Convenzioni di Ginevra, compiuti in nome della lotta al terrorismo. Con la caduta di Kabul quell’orribile prigione, quella vergogna della storia, non ha più alcun appiglio per restare in piedi.Le chiediamo pertanto di rispondere a questa nostra richiesta di giustizia internazionale. Oggi – in questo contesto di grandi cambiamenti – la chiusura del carcere di Guantanamo ha molta più possibilità che in passato di avvenire. Farebbe onore all’Italia, a cui tra l’altro era stato affidato il compito di riformare il sistema giudiziario in Afghanistan, farsi promotrice, anche in seno all’Unione Europea, di un passo verso la giustizia e il rispetto dei diritti umani.Per essere credibili in Afghanistan bisogna dare il buon esempio a casa propria.

Distinti saluti

 
Seguono le firme.
 
Alcune informazioni sulla prigione americana di Guantanamo
 
Origine
Il giorno 11 gennaio 2002 il governo presieduto da George W. Bush, ha aperto un campo di prigionia all’interno della base USA di Guantanamo (a Cuba), finalizzandolo alla detenzione di prigionieri catturati in Afghanistan e in Pakistan, anche tramite extraordinary rendition, ritenuti collegati ad attività terroristiche, coniando il nuovo status di “combattenti nemici illegali”, non contemplato nel lessico del diritto umanitario.
Extraordinary rendition
Extraordinary rendition (in italiano traducibile come consegne straordinarie), anche semplicemente rendition, designa un’azione (sostanzialmente illegale o per lo meno “extralegale”) di cattura, deportazione e detenzione. Vengono violati i principi basilari dell’habeas corpusLa cattura è eseguita nei confronti di un “elemento ostile”, sospettato di essere un terrorista. L’utilità di tali rendition sotto il profilo della lotta giudiziaria al crimine è stata spesso messa in dubbio, visto che nessuna Corte considera utilizzabili dichiarazioni rese sotto tortura, men che meno quando sono rese in stato di detenzione in Stati esteri sospetti di estorcere dichiarazioni confessorie. L’illegalità delle rendition è confermata dal processo che si è concluso il 19 settembre 2012 dinanzi alla Corte di Cassazione italiana e che ha condannato definitivamente 23 agenti americani Cia (sono risultati coinvolti anche i servizi segreti italiani).
Status giuridico dei detenuti
I reclusi non sarebbero classificati dal governo USA come prigionieri di guerra, né come imputati di reati ordinari (il che potrebbe garantire loro processi e garanzie ordinarie), ma sarebbero invece ristretti come detainees (detenuti) senza altro dichiarato titolo: un vero e proprio “buco nero legale”.  L’allora Segretario della difesa Donald Rumsfeld ha dichiarato che questi prigionieri sarebbero “combattenti nemici” per i quali non si applica “alcuno dei diritti della Convenzione di Ginevra“. Nel gennaio 2002 l’Alto Commissario per i Diritti dell’Uomo dell’ONUMary Robinson, ha protestato contro le condizioni di detenzione dei prigionieri.
Detenuti senza accuse né processo
Le autorità degli Stati Uniti hanno approvato nel maggio di quest’anno il rilascio del prigioniero più anziano del carcere di massima sicurezza a Guantanamo. Si tratta di Saifullah Paracha, 73 anni, detenuto dal 2004, senza mai essere stato processato per rispondere ad accuse precise. La pratica della detenzione senza accuse né processo è la caratteristica di Guantanamo. Oltre a lui è stata approvata anche la scarcerazione di Uthman Abd al-Rahim Uthman, yemenita, detenuto a Guantanamo dal 2002 e senza che – anche per lui – sia mai stata formalizzata alcuna accusa. Attualmente il carcere ospita 40 detenuti contro i 700 del 2003, quando si raggiunse il picco. Come l’ex presidente Barack Obama anche Joe Biden vuole chiudere Guantanamo.
Sistematiche violazioni della Convenzione di Ginevra 
La struttura detentiva statunitense di massima sicurezza si trova nella base navale USA, sull’isola di Cuba. Il campo è noto all’opinione pubblica mondiale per via delle sistematiche violazioni delle Convenzioni di Ginevra riguardo ai prigionieri di guerra, quali detenzioni a tempo indefinito senza previo processo e torture su prigionieri ritenuti connessi al terrorismo di matrice islamica.
“Interrogatori avanzati” e “forme legalizzate di tortura”
James Mitchell è uno psicologo statunitense, ex membro dell’Aeronautica degli Stati Uniti, e fondò assieme a Bruce Jessen una società che, fra il 2002 e il 2009, ricevette dalla CIA un contratto da 81 milioni di dollari per ideare e sperimentare “forme legalizzate di tortura”, per “interrogatori avanzati”.
Torture
Valga per tutti quanto è avvenuto a Ahmed Rabbani, appeso per i polsi e torturato per 540 giorni. Questo è il suo racconto:
“Sono stato ancora sottoposto alle “tecniche” di Jessen e Mitchell per 540 giorni. Queste tecniche includevano la sospensione del mio corpo, appeso per i polsi e poi calato in un buco in modo che i miei piedi potessero a malapena toccare il terreno. Sono stato lasciato nell’oscurità totale per giorni, forse una settimana. Senza cibo. In punta di piedi nei miei escrementi. Più tardi ho appreso che questo era qualcosa che Jessen e Mitchell avevano raccolto dall’Inquisizione spagnola, lo “strappado” lo chiamavano. Il dolore era lancinante”.
Tentativi di chiusura della prigione
Nel dicembre 2008 iniziò a essere affrontato il problema della chiusura della prigione, dopo che il neoeletto presidente Barack Obama aveva manifestato tale intenzione. Il 21 gennaio 2009 il presidente statunitense firmò l’ordine di chiusura del carcere. Ma c’è stato il voto contrario del Senato degli Stati Uniti, il quale, con 80 voti sfavorevoli e 6 favorevoli, ha respinto il piano di chiusura.

La posizione di Amnesty International 
L’11 gennaio 2021 Amnesty International ha preso nuovamente posizione sul carcere di Guantanamo facendo un appello a Joe Biden, che nel 2009 si espresse per la chiusura. Questo è il testo pubblicato sul sito italiano di Amnesty International.

In occasione dell’ingresso nel ventesimo anno di operatività e mentre un nuovo presidente sta per insediarsi alla Casa Bianca, Amnesty International ha diffuso un nuovo rapporto sulle violazioni dei diritti umani ancora in corso nel centro di detenzione di Guantánamo Bay.

Il nostro rapporto non riguarda solo le 40 persone ancora detenute, ma anche i crimini di diritto internazionale commessi a Guantánamo negli ultimi 19 anni e la continua mancanza di accertamento delle responsabilità. Riguarda allo stesso tempo il futuro, dato che nel 2021 saranno trascorsi 20 anni dagli attacchi dell’11 settembre e dall’inizio della ricerca di una giustizia autentica”, ha dichiarato Daphne Eviatar, direttrice del programma Sicurezza e diritti umani di Amnesty International Usa.

Il rapporto descrive tutta una serie di violazioni dei diritti umani commesse ai danni dei detenuti di Guantánamo, dove ancora oggi vittime di tortura sono trattenute a tempo indeterminato, senza cure mediche adeguate e in assenza di un processo equo. I trasferimenti si sono fermati e anche i detenuti per i quali è stato deciso il rilascio anni fa restano lì.

Il centro di detenzione di Guantánamo è stato aperto nel contesto della “guerra globale al terrore”, la risposta statunitense agli attacchi dell’11 settembre, con l’obiettivo di ottenere informazioni d’intelligence a spese delle tutele sui diritti umani.

Nei confronti di persone sottratte alla supervisione giudiziaria e trattenute a Guantánamo o in centri segreti di detenzione diretti dalla Central intelligence agency (Cia), sono stati commessi crimini di diritto internazionale come torture e sparizioni forzate.

Il rapporto di Amnesty International chiede un genuino e urgente impegno in favore della verità, dell’accertamento delle responsabilità e dei rimedi giudiziari insieme al riconoscimento che la detenzione a tempo indeterminate a Guantánamo non può proseguire oltre.

Le persone ancora detenute a Guantánamo sono inesorabilmente intrappolate a causa di multiple condotte illegali dei governi Usa: trasferimenti segreti, interrogatori in regime d’isolamento, alimentazione forzata durante gli scioperi della fame, torture, sparizioni forzate e il totale diniego del diritto a un giusto processo”, ha commentato Eviatar.

Nel 2009, in occasione della Conferenza sulla sicurezza di Monaco, l’allora vicepresidente e ora presidente eletto Joe Biden dichiarò: “Rispetteremo i diritti delle persone che vogliamo portare a processo e chiuderemo il centro di detenzione di Guantánamo Bay (…) I trattati e gli organismi internazionali che edifichiamo devono essere credibili ed efficaci”.

Dodici anni dopo, mentre si appresta a diventare presidente degli Usa, Biden ha l’occasione per dare seguito alle sue parole. Non deve perderla.

Fonti della presente scheda
  • Wikipedia
  • Amnesty International
  • Repubblica 22/1/2020
  • Repubblica 21/5/2021
Approfondimenti
Detenuti senza processo
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