[n p c i] La catastrofe non è incominciata l’8 dicembre 1991!

Comunicato CC 35/2021 – 12 dicembre 2021 anniversario della Strage di Stato del 1969 a p.zza Fontana a Milano

 

La catastrofe non è incominciata l’8 dicembre 1991!

A tutti quelli che vogliono porre fine al catastrofico corso delle cose che i vertici della Repubblica Pontificia impongono alle masse popolari del nostro paese!
A tutti quelli che vogliono porre fine al catastrofico corso delle cose che la borghesia imperialista impone nel mondo: epidemie, guerre, fame, emigrazione, devastazione del territorio, riscaldamento climatico, abbrutimento intellettuale e morale!

Trenta anni fa i dirigenti dell’URSS ponevano fine anche ufficialmente al primo paese socialista, l’Unione Sovietica.

I problemi della Russia di oggi hanno origine negli eventi del 1991 titola un articolo che riportiamo in Appendice, steso da Giulio Chinappi (https://giuliochinappi.wordpress.com) e ripreso dal sito MarxVentuno: ad esso rimandiamo per ulteriori dettagli.

Tutti quelli che vogliono porre fine all’attuale catastrofico corso delle cose devono tirar lezione dai motivi della decadenza che l’Unione Sovietica ha subito da quando con il XX Congresso del PCUS (febbraio 1956) i revisionisti moderni sovietici capeggiati da Kruscev hanno inaugurato il corso delle cose che ha portato alla dissoluzione del 1991. Indicare questa come l’inizio della catastrofe della Russia significa privarsi e incitare a privarsi degli insegnamenti dell’esperienza della rivoluzione socialista. Chi non impara dall’esperienza della rivoluzione socialista non supera i limiti che essa ha messo in luce e ripete gli errori che l’hanno inceppata.

L’Unione Sovietica era il frutto della vittoria della Rivoluzione d’Ottobre nel 1917 e della costruzione del socialismo promosse dal Partito comunista russo capeggiato prima da Lenin e poi da Stalin. Contro l’Unione Sovietica inutilmente da subito si erano mobilitati tutti gli Stati imperialisti: “Soffocare il bambino finché è ancora nella culla” era stata la parola d’ordine lanciata da Churchill e seguita dai Papi e dai capi di Stato di tutte le grandi potenze. Ma dopo aver vinto la guerra civile 1918-1921 scatenata dalla nobiltà e dalla borghesia russe sostenute dall’intervento anche militare di ben 14 paesi, in soli venti anni (1921-1941) l’Unione Sovietica degli operai e dei contadini era diventata a livello mondiale una grande potenza in campo economico, scientifico, tecnologico e militare, tale da resistere e infine sconfiggere l’aggressione scatenata nel 1941 dalla Germania nazista di Hitler appoggiata dall’Italia fascista di Mussolini e benedetta dal Vaticano di Pio XII.

Contemporaneamente allo sviluppo dell’Unione Sovietica, il Partito comunista di Lenin e di Stalin aveva fondato e animato la prima Internazionale Comunista che promosse la prima ondata di rivoluzioni socialiste e anticoloniali che ha cambiato il volto del mondo. Essa non solo rese impossibile alla borghesia imperialista di Francia, Gran Bretagna e USA di unirsi alla Germania nazista nell’aggressione del 1941 all’URSS, ma diede origine alle rivoluzioni di cui sono frutto l’attuale Repubblica Popolare Cinese e gli altri paesi, dalla Corea del Nord, a Cuba, al Vietnam e al Laos, che oggi nel mondo si professano socialisti.

I revisionisti moderni capeggiati da Kruscev riuscirono a prendere il sopravvento nel PCUS e in Unione Sovietica a causa delle incertezze emerse nel PCUS stesso circa la direzione da prendere nella situazione nuova creata dalla vittoria dell’URSS contro l’aggressione nazifascista (1941-1945), dalla fondazione delle democrazie popolari in Europa orientale (1945-1948), dall’incapacità dei partiti comunisti dell’Europa occidentale (PCI e PCF in primo luogo) di tenere in mano il governo e prendere il potere nei rispettivi paesi (1945-1947), dalla vittoria in Cina della rivoluzione guidata dal PCC capeggiato da Mao Tse-tung (1949) e dalla sconfitta dell’aggressione (1950-1953) degli imperialisti USA alla Corea governata dal Partito del Lavoro della Corea con alla testa Kim Il Sung. Essi promossero e alimentarono la decadenza del movimento comunista cosciente e organizzato in gran parte del mondo. Il tentativo del PCC con alla testa Mao Tse-tung di opporsi alla loro opera non ebbe successo.

Chi vuole porre fine all’attuale catastrofico corso delle cose deve studiare l’esperienza della prima ondata mondiale delle rivoluzioni proletarie (1917-1976). A questa esperienza è dedicato il Capitolo I del Manifesto programma del (nuovo) PCI. La borghesia imperialista ha ripreso a guidare il mondo negli anni ’70 del secolo scorso, quando l’esaurimento della prima ondata di rivoluzioni proletarie ha permesso anche che si sviluppasse la seconda crisi generale del capitalismo per sovrapproduzione assoluta di capitale.

Il (nuovo) Partito comunista italiano ha fatto il bilancio dell’esperienza del movimento comunista cosciente e organizzato del nostro paese guidato dal primo PCI orfano di Gramsci e capeggiato prima da Togliatti e poi da Berlinguer. Sostenere che la rovina del movimento comunista cosciente e organizzato del nostro paese incomincia con lo scioglimento del PCI promosso da Occhetto nel 1991 vale quanto sostenere che la catastrofe della Russia inizia con la dissoluzione dell’URSS nel 1991. Al bilancio del movimento comunista in Italia è dedicato il Capitolo II del Manifesto programma del (nuovo) PCI. Nei Capitoli III e IV dello stesso, il (n)PCI indica la linea generale con cui promuove la rivoluzione che instaurerà il socialismo nel nostro paese e contribuisce alla rinascita del movimento comunista cosciente e organizzato nel mondo.

[Scaricate il testo del comunicato in Open Office / Word ]

 

Arruolatevi nel (nuovo) Partito comunista italiano!

Non sono i padroni a essere forti, sono i lavoratori e le masse popolari che devono organizzarsi e coordinarsi per far valere la loro forza!
La riscossa delle masse popolari è possibile! Ciascuno può e deve dare il suo contributo!
Il partito comunista è il fattore decisivo della vittoria!
Costituire Comitati di Partito in ogni azienda, scuola, istituzione pubblica e in ogni territorio!
Il primo passo da compiere per arruolarsi è costituire un gruppo di studio del Manifesto Programma del (n)PCI.
Il secondo passo è mettersi in contatto con il Centro del Partito!

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Appendice

I problemi della Russia di oggi hanno origine negli eventi del 1991

di Giulio Chinappi (https://giuliochinappi.wordpress.com)

L’8 dicembre 1991 cessava di esistere l’Unione Sovietica, attraverso la firma del trattato che istituiva la Comunità degli Stati Indipendenti. A trent’anni di distanza, il leader dei comunisti russi, Gennadij Zjuganov, è intervenuto alla Duma di Stato per ricordare la tragica fine del primo Paese socialista della storia.

L’8 dicembre 1991, il presidente della Federazione Russa, Boris Eltsin, il presidente dell’Ucraina, Leonid Kravciuk e il presidente del parlamento della Bielorussia, Stanislav Suskevic, firmavano il trattato che stabiliva la nascita della Comunità degli Stati Indipendenti (CSI), ponendo di fatto fine all’esperienza storica dell’Unione Sovietica. L’accordo affermava infatti che l’Unione Sovietica aveva cessato di esistere comesoggetto di diritto internazionale e realtà geopolitica“.

A trent’anni dagli eventi che hanno posto fine al primo Paese socialista della storia, Gennadij Zjuganov, leader del Partito Comunista della Federazione Russa (KPRF), a Mosca è intervenuto alla Duma di Stato per ricordare quei tragici avvenimenti e tracciare un bilancio dei trent’anni di storia della Federazione Russa come repubblica indipendente.

L’8 dicembre, esattamente 30 anni fa, tre criminali si sono riuniti in quel di Belaveza [al confine tra Bielorussia e Polonia, ndt] e hanno annullato la volontà dei cittadini sovietici di vivere in un unico Paese. Si prega di notare che i risultati del referendum non hanno un termine di prescrizione. Questa decisione è vincolante per tutti noi. E faremo di tutto per ripristinare la nostra amata Patria in una nuova forma, pacificamente e democraticamente”, ha esordito il leader dei comunisti russi, facendo riferimento al referendum sulla conservazione dell’URSS, svoltosi il 17 marzo 1991, con il quale quasi il 78% dei cittadini si era espresso in favore del mantenimento dell’Unione Sovietica.

Sono rimasto stupito di come questo argomento sia stato trattato oggi su molti canali TV. Chi si è opposto alla distruzione del Paese, in questo caso, non ha avuto parola. Abbiamo preparato i nostri video, articoli e materiali. E penso che Internet aiuterà a diffondere il nostro punto di vista, che otterrà il sostegno di una nuova generazione. Perché questa generazione vuole vivere in un Paese vittorioso, non in un Paese di ubriaconi, ladri, truffatori e alcolizzati”, ha proseguito Zjuganov. Secondo le statistiche ufficiali, dopo la dissoluzione dell’URSS gli uomini russi hanno perso dieci anni di speranza di vita alla nascita a causa del diffondersi dell’alcolismo e di ogni tipo di criminalità in tutto il Paese.

Il leader del KPRF ha ricordato anche il decreto firmato da Boris Eltsin il 23 agosto 1991 per la messa al bando del Partito Comunista. Il giorno successivo, Michail Gorbaciov, uno dei principali responsabili della dissoluzione dell’URSS, rilasciò una dichiarazione per sollecitare il Comitato Centrale del Partito a “prendere una decisione difficile ma onesta a favore dell’auto-scioglimento“, aggiungendo che si sarebbe dimesso dalla carica di segretario generale del partito. Il 29 agosto, il Soviet Supremo dell’URSS ha sospeso il Partito Comunista dell’Unione Sovietica in tutto il territorio del Paese.

Zjuganov, che già allora rappresentava uno dei principali oppositori di Eltsin, fu inizialmente condannato a dieci anni di carcere, “ma l’indignazione in tutto il pianeta si è rivelata tale da costringerci a lasciarci andare alle urne”, ha detto. Infatti, nel 1993 fu fondato il KPRF, che poté dunque partecipare alle elezioni legislative di quell’anno. “Allora abbiamo detto ai cittadini che non era la democrazia che si stava realizzando, ma la mafia dei ladri, che avrebbe diviso il Paese sotto la dettatura della CIA americana”. Il leader comunista ha ricordato “come siano state vendute intere fabbriche con squadre di ventimila persone al prezzo di due o tre auto straniere”.

Secondo me, il compito più importante per Putin e la sua squadra ora è ammettere onestamente che si è trattato di un crimine”, ha rilanciato Zjuganov, rivolgendosi direttamente al capo di Stato, Vladimir Putin, e al suo governo. “Sfortunatamente, questo non è accaduto. E poiché ciò non è avvenuto, sarà molto difficile risanare il Paese sia politicamente che spiritualmente”. “Oggi mi rivolgo di nuovo al presidente. Il garante della Costituzione deve garantire il diritto dei cittadini a vivere e svilupparsi con successo nel proprio Paese. A tal fine, abbiamo preparato il programma ’10 passi per una vita dignitosa’ e dodici leggi settoriali”.

Il segretario generale del KPRF ha ricordato che la dissoluzione dell’Unione Sovietica ha rappresentato una tragedia per i settori della scienza e dell’istruzione. “La prima cosa che ha fatto quella marmaglia è stata assassinare la scuola russo-sovietica. […] Hanno buttato via tutto ciò che c’era di luminoso nel nostro grande Paese. Hanno cancellato l’istruzione primaria, hanno cancellato l’istruzione professionale. Hanno distrutto la scuola di ingegneria, sostenendo che il mercato avrebbe regolato tutto”.

In effetti, hanno eliminato ciò di cui tutti noi eravamo orgogliosi. Il nostro Paese è stato il primo nella tecnologia missilistica e spaziale. Il primo nello sviluppo dell’industria aeronautica. Il primo nello sviluppo della scienza, soprattutto fondamentale e applicata. Nella sola Mosca, c’erano quasi mille istituti che sono stati messi sotto i ferri”, ha ricordato.

Anche il settore sanitario è stato fortemente colpito, e Zjuganov ha lasciato intendere che le difficoltà che sta vivendo la Russia proprio in questi giorni per far fronte all’epidemia di Covid-19 affondano le proprie radici nel processo di liberalizzazione che ha avuto luogo sotto la presidenza di Eltin: “Hanno distrutto tutta la medicina primaria, compresi i servizi sanitari ed epidemiologici. Un tempo si tenne ad Almaty [in Kazakistan, ndtun forum internazionale. […] E tutti i partecipanti al forum votarono per il fatto che l’Unione Sovietica ha la migliore medicina primaria, la miglior profilassi, la migliore prevenzione, le migliori misure per combattere le malattie infettive. Dopotutto, il Paese sovietico ha sconfitto la peste, il colera, la malaria e persino il vaiolo. Ma nell’arco di dieci anni, purtroppo, tutto questo è stato messo sotto i ferri. Hanno tagliato il 40% dei medici. Quasi tutti i servizi sanitari ed epidemiologici sono stati ridotti”.

È estremamente importante per noi che il presidente, il governo e le forze dell’ordine dimostrino la volontà e adempiano ai loro obblighi nei confronti della Costituzione e del popolo. Questi sono gli obblighi per preservare la vera democrazia e proteggere i diritti reali dei cittadini. Faremo del nostro meglio per risolvere questi problemi. Ma non ammettiamo l’arbitrarietà e la distruzione delle imprese del nostro popolo!”, ha concluso Gennadij Zjuganov.

 

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