[Sinistrainrete] Introduzione a «Lessico postfordista»

Adelino Zanini, Ubaldo Fadini: Introduzione a «Lessico postfordista»

Adelino Zanini, Ubaldo Fadini: Introduzione a «Lessico postfordista»

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Introduzione a «Lessico postfordista»

di Adelino Zanini, Ubaldo Fadini

0e99dc 3163078c1dd14ce99f577938fa2f47e9mv2Nel gennaio 2001 usciva per Feltrinelli la prima edizione di Lessico postfordista, a cura di Adelino Zanini e Ubaldo Fadini; dopo pochi mesi, a maggio, era già necessaria una ristampa. Il volume, con oltre sessanta voci e l’impegno di una cinquantina di autori e autrici, si proponeva di costituire – come recita il sottotitolo – un «dizionario di idee della mutazione», che ruotava attorno a una categoria ormai consolidata in diversi ambiti di ricerca, il postfordismo appunto. La sua origine e diffusione, tuttavia, è legata innanzitutto alle elaborazioni sulle trasformazioni dell’organizzazione produttiva e del lavoro della «scuola regolazionista» francese e di quel filone proveniente dall’operaismo che, negli anni Novanta, darà vita alla fondamentale stagione teorico-politica di riviste come «Luogo comune», «DeriveApprodi», «Futur antérieur» e successivamente «Multitudes». Anche l’anno di pubblicazione, il 2001, ha un evidente valore simbolico: è infatti l’anno della mobilitazione contro il G8 di Genova, punto culminante di quel movimento no global che, a dispetto dei cantori delle magnifiche sorti e progressive del capitalismo-mondo, dimostrava che in realtà la storia non si è mai chiusa. Non è un caso che il volume ebbe grande circolazione tra le nuove generazioni di militanti e attivisti, e al contempo un significativo riscontro sui media mainstream: fu ad esempio recensito su «Il Sole 24 Ore», «Repubblica» vi dedicò un paio di pagine, mentre Francesco Alberoni sulla prima del «Corriere della sera» lo indicava – insieme a Empire di Negri e Hardt – come un testo di riferimento per comprendere l’«egemonia del neomarxismo rivoluzionario» sui nuovi movimenti. Insomma, sono davvero molte le ragioni per rileggere l’introduzione al volume scritta da Zanini e Fadini che qui riproponiamo, non solo per ripercorrere i tratti centrali delle elaborazioni sul postfordismo, ma anche per ripensare alle aporie di quella mutazione irrisolta.

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Franco «Bifo» Berardi: Rassegnatevi/2

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Rassegnatevi/2

di Franco «Bifo» Berardi

È tempo di accompagnare il collasso, assecondare il caos: perché resistere può rallentare la catastrofe, ma non può fermarla

bifo imgL’opzione nucleare

La variante Omicron gli sta bene come un vestitino nuovo ai torvi vecchi bianchi che hanno voluto tenersi per sé tutte le fialette. Così il virus ha circolato liberamente nelle zone in cui la privatizzazione del sapere bio-tecnico rende inaccessibile il vaccino. E il virus è tornato più vispo che mai. Non tanto cattivo, però, a quanto pare: la variante Omicron è piccola piccola come il nome suggerisce, e non fa molto male; anche se tutto il sistema dei media ha ripreso a suonare la grancassa del terrore sanitario, anche se si sono bloccati i viaggi da molti paesi a molti paesi, in due settimane pare che questa variante circoli veloce, ma non ammazzi molti umani sul pianeta.

In compenso molti umani si ammazzano fra loro.

Alla High School di Oakland il quindicenne Ethan Crumbley ha ucciso a fucilate quattro suoi colleghi adolescenti. E Thomas Massie, membro del Congresso americano ha pubblicato una foto dell’intera famiglia con l’albero di Natale. Tutti i sette biondi grassocci familiari (moglie e figli) sorridono felici e imbracciano mitragliatrici e fucili di precisione. Il rappresentante del Kentucky ha commentato con la spiritosa scritta “Santa, bring ammo!”: Babbo Natale, portaci delle munizioni.

Il Presidente di quel popolo armato fino ai denti minaccia la Russia dell’opzione nucleare (i giornali la chiamano così) che consiste nell’escludere la Russia da SWIFT, codice di accesso al sistema finanziario internazionale. Timidamente l’Europa si accoda e sussurra: la Russia pagherà care le conseguenze di un’invasione dell’Ucraina.

Non so se Putin ha intenzione di mandare le truppe a Kiev durante il prossimo inverno. So che possiede il rubinetto del gas e potrebbe chiuderlo lasciando l’Europa al gelo, così vediamo come va a finire.

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Michael Roberts: Il dilemma dei banchieri centrali

sinistra

Il dilemma dei banchieri centrali

di Michael Roberts

iStock 1346378991“L’inflazione che abbiamo ottenuto non era affatto quella che stavamo cercando “, ha detto il presidente della Federal Reserve statunitense Jay Powell nella sua conferenza stampa dopo che il Comitato di politica monetaria della Fed ha deciso di accelerare il “tapering” dei suoi acquisti di Titoli di stato a zero entro marzo 2022 e ha segnalato che subito dopo inizierà ad aumentare il tasso di interesse di riferimento (il tasso dei “Fed funds”) da zero.

Cosa intendeva Powell con “non era l’inflazione che stavamo cercando”? Non si riferiva solo al livello del tasso di inflazione. L’inflazione dei beni di consumo e dei servizi negli Stati Uniti è ora molto più alta delle previsioni fatte a settembre dalla Fed durante la sua ultima riunione, ed è quella che viene chiamata “inflazione di base”, che esclude l’aumento dei prezzi dell’energia e dei generi alimentari. A novembre l’inflazione complessiva ha raggiunto il 6,5%, il tasso più alto da quasi 40 anni.

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Manlio Dinucci: «Mossa aggressiva» russa: Mosca propone la pace

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«Mossa aggressiva» russa: Mosca propone la pace

di Manlio Dinucci

L’arte della guerra. La Federazione russa propone agli Usa un trattato e un accordo per disinnescare le tensioni tra le due parti

La Federazione Russa ha consegnato agli Stati Uniti d’America, il 15 dicembre, il progetto di un Trattato e di un Accordo per disinnescare la crescente tensione tra le due parti. I due documenti sono stati resi pubblici, il 17 dicembre, dal Ministero degli Esteri russo. La bozza di trattato prevede, all’Art. 1, che ciascuna delle due parti «non intraprenda azioni che incidono sulla sicurezza dell’altra parte» e, all’Art.2, che «si adoperi per garantire che tutte le organizzazioni internazionali e alleanze militari a cui partecipa aderiscano ai principi della Carta delle Nazioni Unite».

All’Art. 3 le due parti si impegnano a «non utilizzare i territori di altri Stati allo scopo di preparare o effettuare un attacco armato contro l’altra parte». L’Art. 4 prevede, quindi, che «gli Stati Uniti non stabiliranno basi militari nel territorio degli Stati dell’ex Urss che non sono membri della Nato», ed «eviteranno l’adesione di Stati dell’ex Urss alla Nato, impedendo una sua ulteriore espansione ad Est».

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Sara Gandini, Maddalena Loy, Daniele Novara: Dicembre 2021, Italia ancora in DAD

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Dicembre 2021, Italia ancora in DAD

Eppure la situazione è migliore di quella dell’anno scorso…

di Sara Gandini*, Maddalena Loy**, Daniele Novara***

Cosa sta succedendo nella scuola italiana dopo quasi due anni di pandemia?L’anno scolastico 2020-2021 è stato molto burrascoso, e a farne le spese sono stati soprattutto i ragazzi e le loro famiglie. Nonostante un protocollo molto restrittivo rispetto alle scuole europee, diverse Regioni italiane hanno chiuso le scuole anche in assenza di situazioni epidemiologiche preoccupanti, in forma “precauzionale”, con ordinanze volte a “prevenire la diffusione del contagio”. Tali misure sono state impugnate da diversi comitati di genitori.

Grazie alle relazioni scientifiche redatte da alcuni scienziati, tra cui quelli del Comitato Scientifico e Giuridico “Goccia a Goccia”, sia i ricorsi al Tar che al Consiglio di Stato sono stati vinti. Diversi studi internazionali (a cominciare dal nostro, pubblicato su Lancet Regional Health il 26 marzo 2021 – 1) hanno mostrato sin da ottobre 2020 che la scuola è uno dei setting di contagio più sicuri.Le meta-analisi condotte su tutti gli studi pubblicati riguardo alle scuole hanno dimostrato che i giovani trovati positivi hanno il 74% in meno di probabilità rispetto agli adulti di favorire la diffusione virale, e che i minori sono il 40% significativamente meno suscettibili al contagio rispetto agli adulti (2).

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Gennaro Imbriano: Il dubbio come fonte della democrazia costituente

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Il dubbio come fonte della democrazia costituente

di Gennaro Imbriano

Si procederà per slogan, per “tesi”, sette per la precisione, molto secche e immediate.

1. Il dubbio è il metodo della critica. Come uomini moderni dovremmo saperlo da tempo. Contro i miti delle certezze incondizionate, il pensiero critico moderno ha sempre ritenuto che non vi fosse nulla di insindacabile e di indicibile. Sarebbe persino troppo semplice – ma forse oggi non scontato – evocare i nomi di Descartes, di Hume, dello stesso Kant, come esponenti di una attitudine che è moderna e scientifica proprio perché non è mitico-religiosa, in quanto sottopone a dubbio e revisione costante il dato positivo, che è in quanto tale una ipostatizzazione sempre suscettibile di essere aggiornata e aggredita dalla critica.

2. Il dubbio è il metodo della scienza e della filosofia della scienza. La critica che rivendica il suo rapporto costitutivo con il dubbio non è mitologia o anti-scienza. È semmai antiscientismo, anti-positivismo, difesa della dimensione autenticamente critica della ricerca scientifica. Questo dovrebbe essere scontato per quanti si richiamano alla tradizione dell’illuminismo e del razionalismo, sino alle configurazioni più avvertite del pensiero dialettico e della biopolitica.

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Gustavo Esteva: Tempo di catastrofe

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Tempo di catastrofe

di Gustavo Esteva

In Occidente, la giustizia è raffigurata come una donna bendata, per alludere alla sua presunta imparzialità. Montesquieu ha dato un’altra interpretazione. Era necessario mettere bende sull’immagine che rappresenta la giustizia in modo che non vedesse gli orrori che sarebbero stati commessi durante lo stato di eccezione. Questa è la prospettiva attuale, scrive Gustavo Esteva. Non si riferisce affatto solo al Messico, ma denuncia che la brutalità che rende oggi il suo paese il più violento del mondo sarà ora realizzata legalmente e in nome delle illusioni dello sviluppo. L’alleanza tra il grande capitale transnazionale, il governo messicano e alcuni attori locali promuove i megaprogetti con un obiettivo preciso: colonizzare il Sud-Est. Non si tratta solo di investimenti da “proteggere”. Come ha detto il direttore del progetto principale, ci vorrà un genocidio: liquidarli per quello che sono per trasformarli in qualcosa di meglio. Consapevole di questa prospettiva, il governo annuncia che la realizzazione dei progetti sarà garantita dalle forze armate.

* * * *

Non possiamo lasciarci ingannare. Abbiamo ricevuto un avvertimento esplicito. È essenziale prenderlo sul serio per resistere a ciò che implica e sopravvivere.

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Simone Valeri: Nessuno ne parla, ma l’inquinamento da Pfas in Veneto è ormai un allarme globale

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Nessuno ne parla, ma l’inquinamento da Pfas in Veneto è ormai un allarme globale

di Simone Valeri

La questione è così seria che l’Alto Commissariato dell’Onu ha spedito una delegazione in Veneto, per tastare con mano la situazione e fare chiarezza sulle cause dell’inquinamento diffuso. Una missione vera e propria, svoltasi tra il 30 novembre e il 13 dicembre, finalizzata a comprendere se la gestione dell’emergenza abbia violato i diritti umani. Dopotutto, poche settimane fa, il ricercatore del CNR che ha seguito la questione aveva definito senza mezzi termini la situazione veneta: «Il più grande inquinamento Pfas d’Europa per importanza ed estensione. Probabilmente il più grande anche del mondo se escludiamo la Cina». Stiamo parlando dell’inquinamento delle acque da parte di sostanze perfluoroalchiliche (Pfas). Una vicenda di gravissimo allarme per l’ambiente e la salute umana, che da tempo scuote la popolazione veneta e sarebbe alla base di patologie molto pericolose . Un quadro che dovrebbe preoccupare anche i media ed occupare le prime pagine, eppure nessuno o quasi ne parla.

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Giorgio Agamben: La costituzione e lo stato di eccezione

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La costituzione e lo stato di eccezione

di Giorgio Agamben

Intervento al convegno degli studenti veneziani contro il greenpass l’11 novembre 2021 a Ca’ Sagredo

voltairenet.org 1 1 26 0d81bVorrei riprendere, per cominciare, alcuni punti che avevo provato a fissare qualche giorno fa per cercare di definire la trasformazione surrettizia, ma non per questo meno radicale, che sta avvenendo sotto i nostri occhi. Credo che dobbiamo innanzitutto renderci conto che l’ordine giuridico e politico in cui credevamo di vivere è completamente mutato. L’operatore di questa trasformazione è stato, com’è evidente, quella zona di indifferenza fra il diritto e la politica che è lo stato di emergenza.

Quasi vent’anni fa, in un libro che cercava di fornire una teoria dello stato di eccezione, avevo costatato che lo stato di eccezione stava diventando il sistema normale di governo. Come sapete, lo stato di eccezione è uno spazio di sospensione della legge, quindi uno spazio anomico, che si pretende però incluso nell’ordinamento giuridico.

Ma guardiamo meglio che cosa avviene nello stato di eccezione. Dal punto di vista tecnico, si ha una separazione della forza-di-legge dalla legge in senso formale. Lo stato di eccezione definisce, cioè, uno “stato della legge” in cui da una parte la legge teoricamente vige, ma non ha forza, non si applica, è sospesa e dall’altra provvedimenti e misure che non hanno valore di legge ne acquistano la forza. Si potrebbe dire che, al limite, la posta in gioco nello stato di eccezione è una forza-di-legge fluttuante senza la legge. Comunque si definisca questa situazione – sia che si considera lo stato di eccezione come interno o che lo si qualifichi invece come esterno all’ordine giuridico – in ogni caso essa si traduce in una sorta di eclissi della legge, in cui, come in un’eclissi astronomica, essa permane, ma non emana più la sua luce.

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Giovanna Cracco: L’egemonia pandemica

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L’egemonia pandemica

di Giovanna Cracco

Gramsci e i concetti di ‘egemonia’, ‘intellettuale organico’ e ‘crisi di autorità’ per comprendere ciò che accade: milioni di persone hanno abdicato alla logica per leggere la realtà e la maggior parte dell’informazione e della cultura italiana (scienza compresa) si presta a essere strumento di propaganda, rinunciando alla propria deontologia

ajeet mestry UBhpOIHnazM unsplash“Istruitevi, perché avremo bisogno di tutta la nostra intelligenza. Agitatevi, perché avremo bisogno di tutto il nostro entusiasmo. Organizzatevi, perché avremo bisogno di tutta la nostra forza.”

Antonio Gramsci, L’Ordine Nuovo, 1919-1920

Due domande ricorrono di continuo nella mente.

La prima: com’è possibile che milioni di persone abbiano cessato di utilizzare la logica per leggere la realtà, abbiano abdicato alla razionalità che collega fra loro dati, numeri e fonti, e continuino a prestare fede a una classe dirigente che sta gestendo una pandemia con contraddizioni continue, incongruenze, illogicità e affermazioni che la stessa realtà si occupa di smentire dopo pochi giorni (1). È un fatto che non si può spiegare con la semplice capacità di persuasione di una propaganda martellante: c’è altro.

La seconda: com’è possibile che, per la maggior parte, l’informazione e la cultura italiana (anche la scienza è cultura), si prestino da due anni a essere strumento di propaganda senza opporre alcun ragionamento, critica, contestualizzazione agli atti del potere politico; rinunciando non solo alla propria deontologia – i mestieri di giornalista e di medico implicano una responsabilità legata all’etica – ma non temendo nemmeno di apparire stolte marionette; certi dunque che nessun cittadino, un giorno, chiederà loro conto di ciò che stanno facendo.

Sono due domande che scomodano Gramsci e i suoi concetti di ‘egemonia’ e di ‘intellettuale organico’; e un fatto, su tutti, ha rivelato oltre quale limite questa situazione si è spinta. Il 27 novembre scorso il senatore a vita ed ex Presidente del Consiglio, Mario Monti, è ospite alla trasmissione In onda su La7: le sue affermazioni hanno fatto il giro della Rete, quindi sono ormai note. Ma partiamo comunque dalle parole (i corsivi sono miei).

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Lelio Demichelis: Critica della (s)ragione strumentale/calcolante-industriale

economiaepolitica

Critica della (s)ragione strumentale/calcolante-industriale

di Lelio Demichelis

unnameds64s“Ormai solo un Dio ci può salvare”: è una delle risposte – forse la più famosa (e dalle molte interpretazioni possibili) – date da Martin Heidegger nella sua intervista del 1966 a Der Spiegel e pubblicata nel 1976 solo dopo la sua morte per volontà dello stesso filosofo (Heidegger, 1987: 140). Qui invece, da laici e da illuministi diciamo che solo un’altra ragione – umanistica, riflessiva e sostenibile, quindi non solo diversa ma radicalmente opposta alla razionalità strumentale/calcolante-industriale-capitalista dominante da tre secoli – ci può salvare.

 

Uscire dalla razionalità strumentale/calcolante-industriale

E per salvarci (dalla crisi ambientale e da quella sociale), questa nuova ragione deve permetterci soprattutto di riprovare a immaginare – sono passati giusto vent’anni dalla oscena macelleria messicana che lo stato italiano praticò deliberatamente e scientemente a Genova nel 2001 contro i no-global e le loro idee – che un altro mondo sia davvero possibile: un mondo altro dal tecno-capitalismo, altro dall’accumulazione tecno-capitalista, altro dallo sfruttamento dell’uomo permesso dalle nuove tecnologie, altro dallo sfruttamento della biosfera per profitto privato. Con un’economia altra rispetto a quella anch’essa dominante.

Un tornare a immaginare/pensare ancora più necessario quando, come accade da tempo in una sorta di crescendo rossiniano, troppi scienziati (in questo forse non casualmente alleati/allineati con l’ideologia neoliberale e soprattutto con quella tecnologica che ci porta a delegare la nostra vita a un algoritmo e a percepirci come non responsabili di ciò che facciamo), troppi scienziati vogliono farci credere che il libero arbitrio non esiste e che siamo governati da forze deterministiche cieche (cfr., Internazionale nr.1416), alle quali possiamo/dobbiamo solo adattarci senza avanzare critiche e progetti alternativi – e che anche questa economia e questa tecnica sono quindi il nostro destino.

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Andrea Zhok: Uscire dall’illusione

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Uscire dall’illusione

di Andrea Zhok

Nel valutare la presente crisi credo sia giunto il momento di abbandonare l’approfondimento degli aspetti sanitari. Ciò che è necessario sapere per farsi un’idea è oramai disponibile per chiunque voglia ricercarlo, al di là della fabbrica di menzogne rappresentata dall’informazione mainstream. Esistono gruppi e siti che hanno pubblicato documentazione ufficiale e studi scientifici più che sufficienti per districare i punti più controversi. Chi non abbia ritenuto di cercarli e di riflettervi sopra ha fatto una scelta politica, anche se crede di essersi “affidato alla scienza”. Chi di fronte alle infinite giravolte e contraddizioni di questi mesi, ha deciso comunque di fidarsi degli esperti filogovernativi promossi da TV e giornali, ha preso una decisione di carattere politico, non scientifico: ha scelto che delegare il proprio giudizio al potere costituito sia di per sé una cosa buona, raccomandabile.

Cercare di convincere queste persone sul piano dell’argomentazione scientifica è inutile, perché è all’opera un bias cognitivo che assume la voce ufficiale come comunque maggiormente accreditata, quale che sia il contenuto. E questo, di nuovo, è qualcosa che non c’entra nulla con la scienza o con la ragione, ma con una preliminare delega all’autorità costituita.

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Massimiliano Ay: Elezione di Boric in Cile: illudere è sbagliato, disilludere anche!

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Elezione di Boric in Cile: illudere è sbagliato, disilludere anche!

di Massimiliano Ay

Leggo su Facebook dibattiti infiniti fra compagni su quanto di sinistra – più o meno estrema – sia il neo-eletto presidente del Cile Gabriel Boric. Le discussioni sono sempre utili, per carità, ed evitare di credere che Boric sia il nuovo Salvador Allende è corretto. Ma i comunisti sanno che c’è tempo e tempo, modo e modo, per discuterne. Sminuire la vittoria di Boric – con una postura marxista-leninista dura e pura – oggi, adesso, è un errore politico e non ha nulla a che fare con un’attenta e distaccata analisi materialista dialettica. In questo momento è anzi un atto disfattista che umilia il sentimento popolare che, sul piano di massa (e non di nicchia), ha cercato il cambiamento contro gli eredi del fascismo di Pinochet e che si sta riversando proprio in queste ore nelle piazze di Santiago. E’ giusto non illudere, ma è sbagliato disilludere e non stare nelle contraddizioni che oggi esprime quella parte di società cilena, di classe operaia, di movimento studentesco, che vuole un’alternativa.

Chi è Boric? Iniziamo col dire che non è un socialdemocratico, perlomeno non nel senso della Bachelet: il Partito Socialista del Cile, infatti, prima lo ha avversato e solo al secondo turno, dopo un accordo che ne moderava il programma presidenziale, si è deciso finalmente ad appoggiarlo.

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Giorgio Cattaneo: La politica “che non sa dare risposte”

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La politica “che non sa dare risposte”

di Giorgio Cattaneo

Mi fanno sorridere le affermazioni che si leggono / sentono tutti i giorni, in merito ai successi di Mario Draghi. I quali successi sarebbero l’indicazione che “la politica non sa dare risposte, ci è voluto un non politico per ottenere dei risultati”.

Sui risultati in effetti sarebbe lecito smorzare un po’ gli entusiasmi (come, bisogna riconoscere, Draghi stesso non manca di fare).

Il PIL nel 2021 è rimbalzato, ma ha recuperato solo in parte il calo del 2020. E il rimbalzo l’hanno fatto due cose: le riaperture e la liquidità immessa nel sistema economico con i vari DL ristori, sostegni ecc. Inclusa la molto significativa, anche se parziale, applicazione della Moneta Fiscale attuata con il Bonus 110.

Tutte cose che, è corretto ammettere, aveva avviato e in larga misura attuato il governo Conte 2.

Lasciamo poi perdere il PNRR e il Recovery Fund. Non solo perché anche quelli sono stati varati durante il governo precedente, ma anche e soprattutto perché da lì sono arrivati pochissimi spiccioli – sostanzialmente a debito e fortemente vincolati e condizionati – che, è lecito sospettare, all’economia italiana faranno più male che bene. E che comunque non hanno avuto impatto sui risultati 2021.

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Dante Valitutti: Brevi note sullo stato di eccezione pandemico

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Brevi note sullo stato di eccezione pandemico

di Dante Valitutti

Da più di un anno conosciamo una crisi istituzionale piuttosto evidente, che è di fatto favorita anche (se non soprattutto) dalle misure prese in vista del contenimento del virus covid-19 e delle sue varianti, crisi contraddistinta da pulsioni (semi)presidenzialiste e da richiami forti all’uomo solo al comando.

In questo quadro ci sovvengono le categorie classiche della riflessione giuridico-politica. Una tra queste, probabilmente decisiva per capire la fase di passaggio che viviamo, è quella legata alla eccezione, categoria emersa a livello teorico, quasi pleonastico qui ricordarlo, nelle pagine schmittiane degli anni ’20 e ’30 dello scorso secolo.

Ebbene, la decisione ultima del Consiglio dei ministri di proroga dello stato di emergenza fino al 31 marzo 2022, decisione assunta quasi fosse un inevitabile corollario delle strategie di contenimento pandemico, dimostrerebbe ancora una volta la fecondità euristica delle tesi del giurista di Plettenberg, ovvero quanto il nostro, segnato dalla minaccia del virus, sia, più di tutti, il tempo dell’eccezione. Argomento, quest’ultimo, ‘arato’ da tanti in verità.

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Francesca Serra: Abbiamo ancora bisogno degli intellettuali?

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Abbiamo ancora bisogno degli intellettuali?

di Francesca Serra

Gli intellettuali: che rompicapo. Se non ci fossero, andrebbero inventati. Ma quando ci sono, ci piacerebbe ogni tanto staccare loro la spina. Non perché dicano cose che non vogliamo sentirci dire, secondo uno dei loro maggiori miti di nobiltà. Ma perché piangono sempre sulla loro estinzione. È più forte di loro, per un semplice motivo: l’intellettuale moderno nasce brandendo la spada contro la propria epoca, nella misura in cui quest’ultima ha spalancato le porte a una cultura degradata e massificata. In altre parole, non esiste intellettuale senza lotta contro la sparizione che minaccia la sua specie. La sua forza simbolica si fonda su una primordiale immagine di fragilità: quella di un vaso di coccio in mezzo a vasi di ferro. O se preferite quella di un pezzo di cristalleria in balia degli elefanti.

Inoltre, non si può non ricordare che sono tutti maschi. E questo non li turba minimamente. Nelle 300 pagine dell’ultimo libro di Franco Brevini intitolato Abbiamo ancora bisogno degli intellettuali? La crisi dell’autorità culturale (Cortina), che vi consiglio di leggere se volete capire qualcosa della turbolenta storia degli intellettuali, non c’è una riga che problematizzi la presenza o meno di intellettuali donne. Questo lo dico subito, per levarci il pensiero. E perché non scrivo da un luogo intellettuale neutro.

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