[Sinistrainrete] Coniarerivolta: Un’altra Europa con Giavazzi

Negli ultimi giorni del 2021, il Presidente del Consiglio italiano Mario Draghi e il Presidente della Repubblica francese Emmanuel Macron hanno preso carta e penna e scritto una lettera al Financial Times, dall’altisonante titolo “Le regole fiscali dell’Unione Europea vanno riformate…”

 

 

coniarerivolta: Un’altra Europa con Giavazzi

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Un’altra Europa con Giavazzi

di coniarerivolta

dramacrNegli ultimi giorni del 2021, il Presidente del Consiglio italiano Mario Draghi e il Presidente della Repubblica francese Emmanuel Macron hanno preso carta e penna e scritto una lettera al Financial Times, dall’altisonante titolo “Le regole fiscali dell’Unione Europea vanno riformate, se vogliamo mettere in sicurezza la ripresa”. Una lettura superficiale della missiva potrebbe far pensare a un attacco, garbato ma fermo, ai cosiddetti ‘falchi’ che, appena passata la tempesta della pandemia, vorrebbero un ripristino rapido dell’austerità imposta dal Patto di Stabilità e Crescita, sospeso negli ultimi due anni e che tornerà in vigore a partire dal 2023. Una sorta di manifesto politico della nuova Europa che verrà, forgiata nella solidarietà degli ultimi due anni e negli enormi, ci dicono Draghi e Macron, sforzi messi in campo per arginare le conseguenze economiche della pandemia.

La lettera è, in massima parte, deliberatamente vaga e generica, limitandosi ad una enunciazione di principi che ruota intorno alla constatazione che le regole fiscali europee, imperniate sul Patto di Stabilità e Crescita, vanno aggiornate e riformate, alla luce del nuovo scenario globale e delle molte sfide che ci aspettano.

Come dicevamo, la lettera è sì generica, ma è anche particolarmente esplicita nel delineare l’orientamento strategico di un pezzo di padronato europeo, in particolare su come usare l’architettura dell’UE per riprendere a macinare profitti: alle soglie del terzo anno di emergenza sanitaria, l’economia è rallentata in misura talmente violenta che si rende necessario un deciso intervento pubblico, per rimettere in moto la produzione e ridare vigore agli utili, messi a repentaglio dalla mazzata che la pandemia ha inferto al potere d’acquisto di milioni di persone.

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Ian Angus: Il capitale contro i beni comuni/3

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Il capitale contro i beni comuni/3

di Ian Angus

stampa“Il capitale contro i beni comuni” è una serie di articoli sul primo capitalismo e l’agricoltura in Inghilterra.

In questa terza parte si discute dei riformatori protestanti del XVI secolo che si opposero alla crescente spinta verso la privatizzazione della terra.

La prima parte ha discusso il ruolo centrale della proprietà condivisa e dei diritti comuni alle risorse nell’agricoltura pre-capitalista. Nel 1400 quel sistema cominciò a mostrare le prime crepe, iniziando la transizione dal feudalesimo al capitalismo.

La seconda parte ha discusso i processi conosciuti come “enclosure“. Alla fine del 1400, i proprietari terrieri cominciarono a sfrattare i piccoli fittavoli per aumentare i profitti, spesso creando grandi allevamenti di pecore. Nel 1530 questo cambiamento fu intensificato quando Enrico VIII si impadronì delle vaste terre della chiesa e le vendette a investitori che imposero affitti più gravosi e con una durata temporale minore. Le due trasformazioni gemelle che Marx chiamò accumulazione originaria – la terra rubata che diventa capitale e i produttori senza terra che diventano lavoratori salariati – erano ben avviate quando migliaia di contadini si ribellarono ai cambiamenti nel 1549.

 

Contro l’enclosure: gli uomini del Commonwealth

Devo minacciar loro la dannazione eterna, siano essi gentiluomini o qualunque cosa siano, che non cessano di unire casa a casa, e terra a terra, come se solo loro dovessero acquistare e abitare la terra.” – Thomas Cranmer, Arcivescovo di Canterbury, 1550 [1].

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Tiziano Bonini: IA: né intelligente, né artificiale

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IA: né intelligente, né artificiale

di Tiziano Bonini

61cwldgme6lIl Palaquium gutta è un albero che si trova principalmente in Malesia e produce un lattice naturale bianco latte, chiamato guttaperca. Alla fine del 19° secolo, questo albero, finì per essere il centro del più grande boom tecnologico dell’epoca vittoriana. Era stato da poco inventato il telegrafo e il mondo aveva appena iniziato ad essere connesso da chilometri di cavi elettrici per la comunicazione in tempo reale, tramite codice Morse. Nel 1848 lo scienziato inglese Michael Faraday pubblicò uno studio su The Philosophical Magazine sulle potenzialità del lattice di Palaquium gutta come isolante elettrico. Da quel momento, la guttaperca divenne un materiale preziosissimo, perché fu vista come la soluzione al problema dell’isolamento dei chilometrici cavi telegrafici che dovevano resistere alle condizioni ambientali del fondo degli oceani. Con la crescita del business globale dei cavi sottomarini, crebbe anche la domanda di tronchi di gutta di palaquium. Lo storico John Tully descrive come i lavoratori locali malesi, cinesi e dayak fossero pagati una miseria per i pericolosi lavori di abbattimento degli alberi e di raccolta del lattice. Il lattice veniva lavorato e poi venduto attraverso i mercati commerciali di Singapore al mercato britannico, dove veniva trasformato in chilometri di guaine per cavi elettrici sottomarini.

Una palaquium gutta matura poteva produrre circa 300 grammi di lattice. Ma nel 1857, il primo cavo transatlantico era lungo circa 3000 km e pesava 2000 tonnellate – richiedeva quindi circa 250 tonnellate di guttaperca. Per produrre una sola tonnellata di questo materiale erano necessari circa 900.000 tronchi d’albero. Le giungle della Malesia e di Singapore furono spogliate, e all’inizio del 1880 la palaquium gutta si estinse.

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Antonio Amorosi: Governo choc: deposita atto al Senato, prevista proroga emergenza fino a dicembre 2022

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Governo choc: deposita atto al Senato, prevista proroga emergenza fino a dicembre 2022

di Antonio Amorosi

Il mondo va verso l’uscita dalla pandemia. Ma il governo Draghi prevede lo stato d’emergenza fino a dicembre 2022. Una scelta ad oggi senza alcun fondamento

In Italia si governa a colpi di emergenza. Dove è finita la democrazia? E’ regime?

L’emergenza piace tanto al governo di Mario Draghi al punto che la compagine governativa è capace di atti di preveggenza, oltremodo in contrasto con le tendenze di tutti gli altri governi del mondo che stanno pianificando, dopo l’avanzata della variante Omicron (più infettiva ma meno pericolosa), l’uscita dalla pandemia.

E’ stato depositato tra gli atti del Senato, ed emerge con un documento datato 16 gennaio 2022, un testo che prevede di prorogare lo stato di emergenza in Italia fino a dicembre 2022. E’ il Disegno di legge 2448-quinquies presentato dal ministro dell’Economia e delle Finanze Daniele Franco, altro banchiere nel governo e fedelissimo di Mario Draghi.

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Pasquale Pugliese: Pandemia, guerra e capri espiatori

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Pandemia, guerra e capri espiatori

di Pasquale Pugliese

Sarebbe un errore dimenticare la conferenza stampa del 10 gennaio nella quale il presidente del consiglio, con tutto il suo carico di responsabilità politica, ha additato un preciso capro espiatorio responsabile della situazione pandemica: le persone non vaccinate. Non una parola sulle diverse cause della pandemia, non una sulla spese sanitarie che si riducono mentre aumentano quelle militari, ovviamente non una parola sul clima e sul linguaggio di “guerra al virus” che l’Italia alimenta da mesi come pochi altri

“La folla, per definizione, cerca l’azione, ma non può agire sulle cause naturali. Cerca dunque una causa accessibile che sazi la sua brama di violenza. I membri della folla sono sempre dei persecutori in potenza, perché sognano di purgare la comunità dagli elementi impuri che la corrompono, dai traditori che la insidiano” [René Girard, Il capro espiatorio]. Alle dieci ragioni che elencavo nell’aprile del 2020 (riprese e sviluppate nel libro Disarmare il virus della violenza. Annotazioni per una fuoriuscita nonviolenta dell’epoca delle pandemie, edizioni GoWare) per le quali ritenevo sbagliata l’adozione politica e mediatica del paradigma bellico per interpretare e narrare la pandemia di covid-19 come “guerra al virus”, allora iniziata da poco, oggi ancora in corso con la “quarta ondata” – che nel frattempo ha anche generato la gestione militare della campagna vaccinale – è necessario oggi aggiungere esplicitamente a quegli “effetti collaterali” uno ulteriore, che era contenuto in quell’articolo solo in forma implicita: ossia la ricerca ossessiva del capro espiatorio, per dare in pasto alla folla “il colpevole” della sofferenza diffusa, dalla quale dopo due anni non riusciamo ancora a guarire.

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Giuseppe Celi, Dario Guarascio, Annamaria Simonazzi: Sull’affollata via di Damasco

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Sull’affollata via di Damasco

di Giuseppe Celi, Dario Guarascio, Annamaria Simonazzi

Vi ricordate l’austerità espansiva, i limiti alla crescita causati da debiti pubblici elevati (si veda Heimberger in questo numero del Menabò), la necessità di separare la politica monetaria dalla politica fiscale, di ridurre deficit e debito a numeri magici ben definiti, e la necessità di punire i trasgressori per evitare che diano il cattivo esempio (l’azzardo morale), costi quel che costi? Contrordine compagni, forse ci siamo sbagliati.

La pandemia sembra aver finalmente convinto anche gli economisti più riottosi dell’insostenibilità della politica economica dell’EuroZona (EZ). Un’insostenibilità resa evidente già dalla crisi finanziaria del 2008. Il Patto di Stabilità e Crescita (PSC), e gli ulteriori vincoli fiscali introdotti in seguito, hanno contribuito al perdurare della crisi delle economie meridionali, accentuando la divergenza tra centro e periferia, e al complessivo indebolimento dell’economia europea rispetto ai suoi principali concorrenti, Stati Uniti e Cina. Sul fronte monetario, il vincolo statutario che vietava alla Banca Centrale Europea (BCE) di intervenire sul mercato dei titoli ha aumentato i rischi di insolvenza, esponendo l’EZ a un grado di instabilità sconosciuto nelle altre economie sviluppate.

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Ferdinando Pastore: Cose di sinistra

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Cose di sinistra

di Ferdinando Pastore

In estate dissi che con il green pass si sarebbero avallate idee di selezione della specie, di nuovo classismo, che a loro volta avrebbero favorito la diffusione di quella discorsività, di quelle parole d’ordine tra cittadini, in grado di cambiare nella sostanza il comune sentire costituzionale. Mi riferisco alla definitiva scomparsa dei diritti universali, così come sono stati sviluppati nel ‘900, che permisero di costruire il terreno della sicurezza sociale generalizzata. Se in questi decenni sono stati erosi i diritti lavoristi, quelli che non associavano la protezione sociale alla mera indigenza o alla totale esclusione dalle relazioni produttive, ora si attaccano direttamente il diritto alla cura, all’abitazione, ai trasporti pubblici e ai servizi essenziali.

In un primo momento, data la drammatica apparizione della Realtà, si pensava che il tempo dei meccanismi di funzionamento del sistema neoliberale apparisse, anche agli occhi degli ortodossi sacerdoti del libero mercato, in un lampo superato. E difatti quei meccanismi si sono rivelati del tutto irrazionali nel fronteggiare una crisi di questa portata. L’idea che non esistano beni pubblici da tutelare e che la loro salvaguardia non spetti allo Stato che li dovrebbe proteggere dalle conseguenze inique della concorrenza, si è dimostrata, senza margine di dubbio, ideologica e demenziale.

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Anna Lombroso: Cupola alla vaccinara

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Cupola alla vaccinara

di Anna Lombroso

Abbiamo ormai capito che il cauto avvio del revisionismo pandemico prevede la concessione del diritto di parola e forse anche di comparsata in tv anche a qualche eretico prudente, a qualche sanitario timidamente perplesso, a qualche filosofo ammodino.

Purché però, ovviamente, esibisca le credenziali vaccinali, in modo da certificare l’adesione all’unico mezzo di contrasto all’apocalisse, secondo la narrazione governativa, tanto che ci sarebbe da suggerire un aggiornamento dell’algoritmo in modo che riporti il festoso autoscatto della cerimonia di somministrazione.

Deve essere per questa libertà di espressione condizionata, che in tutte le tribune, perfino quelle animate da pulsioni antagoniste e anticapitalistiche, c’è un nuovo fervore contestativo, dopo tante precauzioni e perplessità, depurato però da eccessi incompatibili con l’emergenza. Sicchè infilate nel contesto animoso trovano sempre spazio due o tre righe significative e una ferma dichiarazione di principio: non sono sfavorevole al vaccino, ho già fatto due e mi accingo alla terza o, cito proprio da un blog antiautoritario, “il sottoscritto, con tutte le perplessità del caso e la sua radicale sfiducia nei confronti delle multinazionali farmaceutiche, non è pregiudizialmente contrario alla vaccinazione, e infatti si è vaccinato”.

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Carlo Formenti: La rabbia americana e la pazienza cinese

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La rabbia americana e la pazienza cinese

di Carlo Formenti

Giacomo Gabellini: Krisis. Genesi, formazione e sgretolamento dell’ordine economico statunitense, Mimesis , 2021

gettyimages 1233929294Per chi voglia approfondire i motivi che hanno innescato la Guerra Fredda fra Stati Uniti e Cina, un recente saggio di Giacomo Gabellini (Krisis. Genesi, formazione e sgretolamento dell’ordine economico statunitense, Editore Mimesis) è una lettura a dir poco preziosa. Si tratta di un lavoro corposo, corredato da un’ampia mole di analisi, informazioni e notizie di carattere storico, economico e geopolitico che attraversa un secolo abbondante di storia – dalla seconda metà del secolo XIX a oggi – per descrivere ascesa, consolidamento e crisi dell’egemonia americana. Ricostruirne tutti i contenuti sarebbe impossibile senza scrivere decine di pagine, per cui mi accontento qui di illustrarne alcuni passaggi. Il testo che segue è organizzato in due sezioni: la prima dedicata al percorso evolutivo dell’imperialismo Usa, la seconda alla sfida lanciatagli dall’emergere della Cina come potenza globale. Le due sezioni non rispecchiano il peso reciproco che l’autore attribuisce agli argomenti in questione, nel senso che al secondo ho dedicato più spazio rispetto a quello concessogli dall’autore: la metà della recensione a fronte di un’ottantina di pagine sulle 400 del libro.

 

I. Storia di un ciclo egemonico

Il paradigma teorico che inspira il saggio di Gabellini è quello tracciato dallo storico Fernand Braudel (e arricchito dall’economista Giovanni Arrighi). Braudel, ricorda Gabellini, riteneva che le fasi di espansione finanziaria siano il sintomo che preannuncia la fine di un ciclo egemonico e la conseguente riconfigurazione del quadro geopolitico mondiale.

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Nico Maccentelli: Althusser, quel filoso… vietico

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Althusser, quel filoso… vietico

di Nico Maccentelli

AlthusserPer Marx edito da Editori Riuniti (1973), è una raccolta di saggi di Luis Althusser che in questo caso non tratterò come filosofo, bensì nella sua dimensione politica dell’epoca, quando l’URSS, nel bene e nel male, rappresentava un’alternativa di carattere socialista al sistema capitalista per una bella fetta di umanità. Ho sempre pensato che questa questione non vada trattata con le sole lenti dell’ideologia, né per essere esegeti di quell’esperienza, né per demonizzarla a priori. Sulle lenti di una analisi politica c’è ancora molto da fare. Quello che però qui mi interessa è vedere l’impostazione althusseriana di quegli anni (stiamo parlando degli anni ’60, fino alla metà) in merito a questa questione. Per questo, dei saggi contenuti in questo pregevole libro da bancarella (trovato fortuitamente), mi interessa affrontare solo il capitolo relativo all’URSS, ossia al socialismo reale e all’analisi di classe che Althusser ne trae, per formulare il concetto di “umanesimo socialista”.

Luis Althusser è stato un grande intellettuale e filosofo marxista, che tuttavia risentì sul piano dell’analisi concreta del socialismo dei limiti che l’intellettualità come la militanza comuniste dell’epoca avevano.

Riporto due sue frasi che riguardano la sua adesione al passaggio kruscheviano allo “Stato di tutto il popolo”, che si sarebbe poi cristallizzato nella Costituzione Sovietica del 1977:

«L’Unione Sovietica, impegnata oggi sulla via che dal socialismo (a ciascuno secondo il suo lavoro) la porterà al comunismo (a ciascuno secondo i suoi bisogni), lancia la parola d’ordine: tutto per l’Uomo, e affronta temi nuovi: libertà dell’individuo, rispetto della legalità, dignità della persona.1

(…)

Per più di quaranta anni, in URSS, attraverso lotte gigantesche, l’«umanismo socialista», prima di esprimersi in termini di libertà della persona, si è espresso in termini di dittatura di classe. La fine della dittatura del proletariato apre nell’URSS una seconda fase storica.

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Malcolm Kendrick: Non fare cose tanto per fare, piuttosto non fare niente!

theunconditional

Non fare cose tanto per fare, piuttosto non fare niente!

di Dr. Malcolm Kendrick

francesco ciccolella FCiccolella Editorial 164Qui di seguito, trovate un articolo del Dr. Malcolm Kendrick, medico scozzese. La sua specialità è la cardiologia, ma io lo definirei semplicemente un genio della medicina. Non sto esagerando: come definite voi un “genio”? Io direi “qualcuno che capisce cose che gli altri non capiscono.” Ma aggiungerei anche “e che riesce a spiegare agli altri quello che ha capito.”

Secondo questa definizione, Kendrick è effettivamente un genio; non perché ha inventato cure miracolose (quelli che lo fanno, di solito fanno più danni che altro), ma perché è in grado di spiegare cose utili a quelli che ne hanno bisogno: il primo dovere di un medico, come dice in questo testo, citando William Osler. “Uno dei primi doveri del medico è quello di educare le masse a non prendere medicine.” Se masticate bene l’inglese, leggetevi il suo libro “The Clot Thickens” (letteralmente, “il grumo si inspessisce” https://drmalcolmkendrick.org/books-by-dr-malcolm-kendrick/the-clot-thickens/ ). Nel libro, spiega il meccanismo delle malattie cardiocircolatorie in un modo talmente brillante e chiaro che cambierà la vostra vita per sempre (questo se siete possessori di un apparato cardiocircolatorio, se siete dei bot, non vi interessa)

Qui, Kendrick rivede un po’ tutta la storia del COVID19 e fa una critica devastante della massa di errori, fesserie, calcoli sbagliati e disastri vari che hanno punteggiato la storia della gestione dell’epidemia negli ultimi due anni. E’ un po’ lungo, ma vale la pena di leggerlo anche solo per come descrive il disastro delle mascherine in termini di “bioplausibilità” – il concetto che se una cosa sembra plausibile, allora deve essere vera. Sicuro, come no?

Non vi dico altro, prendetevi una mezz’oretta di tempo e leggetevelo. Imparerete molte cose.

(Prof. Ugo Bardi)

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Nico Maccentelli: Alcune considerazioni sulle manifestazioni del 15 gennaio

nicomaccentelli

Alcune considerazioni sulle manifestazioni del 15 gennaio

di Nico Maccentelli

La manifestazione del 15 gennaio, con le due piazze romana e milanese, al di là del proclama di Ugo Mattei alla costituzione di un Comitato di Liberazione Nazionale, ha visto andare in scena una massa di partecipanti dietro le bandiere egemoni di una borghesia liberale, espressione di quei ceti medi attaccati dall ristrutturazione economica draghista e pandemica.

Di nuovo c’è che nella scena politica nazionale sta entrando una sinistra antagonista che dopo una prima fase in cui i soggetti andavano per ordine sparso, transfughi e cacciati fuori dalle tradizionali organizzazioni politiche e sindacali e centrosociali varie, oggi grazie a realtà unitarie come l’Assemblea Militante ritrova un percorso collettivo.

Certo i nodi da sciogliere non sono pochi, date le diverse provenienze, ma di positivo c’è il fatto che nelle due piazze principali si iniziano a vedere striscioni anticapitalisti e antifascisti, insieme alle bandiere no green pass provenienti dai No Tav sodali.

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Riccardo Paccosi: Impedire che la guerra nucleare arrivi come un ladro nella notte

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Impedire che la guerra nucleare arrivi come un ladro nella notte

di Riccardo Paccosi

Dal 2014 – inizio della crisi ucraina – mi sono ritrovato a discutere su facebook della probabilità di terza guerra mondiale, trovandomi di fronte a un atteggiamento diffuso e trasversale volto alla rimozione del problema.

Su questo tema, infatti, l’incredulità non coincide con l’ormai classica polarizzazione tra populisti e progressisti in merito alle “teorie del complotto”. Certamente, le persone di sinistra rifiutano a priori di credere che il loro adorato capitalismo globale e la loro venerata visione deterministico-progressiva della storia possa volgere alla catastrofe, ma in questo caso la volontà di rimozione oltrepassa tali distinzioni ideologiche.

Da otto anni, in pratica, mi ritrovo a fronteggiare nelle discussioni i seguenti nodi problematici:

1) Gli ottimisti un tanto al chilo, fanno finta di non sapere che, nel campo occidentale, da un decennio si elaborano scenari e previsioni riguardanti una guerra nucleare “delimitata” e che, quindi, la teoria della Mutua Distruzione Assicurata è considerata superata da diversi ambienti militari.

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Prospettiva Marxista: Il difficile gigante

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Il difficile gigante

di Prospettiva Marxista

Una delle inveterate abitudini in cui incorrono molti di coloro che oggigiorno si richiamano al movimento operaio è quella di fare del desiderio il padre del pensiero, di trasformare avventatamente situazioni ed avvenimenti, che pure vedono un’attiva partecipazione della nostra classe – attività anche coraggiosa e generosa, ma sulla quale spesso, purtroppo, nell’assenza di una chiara posizione classista, si viene ad innestare la strumentalizzazione da parte delle logiche interne delle frazioni borghesi e dei vari schieramenti imperialistici in lotta – in cataclismi sociali pressoché insurrezionali, se non addirittura in “comuni” rivoluzionarie… Il tutto sulla base di scarse informazioni, provenienti da veline giornalistiche borghesi o dai più svariati, autoreferenziali e non rappresentativi blog di certa “sinistra”. La prima valutazione dei compagni di Prospettiva Marxista sui recenti avvenimenti del Kazakistan, che qui condividiamo e pubblichiamo, si discosta nettamente dal malsano vezzo di sostituire la frase all’analisi, e persino dal modo di intendere una doverosa solidarietà di classe.

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David Leonhardt: Non è questo il modo di crescere

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Non è questo il modo di crescere

di David Leonhardt

Scritto per la rubrica The Morning Newsletter del New York Times. Grazie a Marilena Falcone per la traduzione di questo bellissimo pezzo. Non perdetelo!

Nel corso dei due ultimi anni, gli Americani hanno accettato di infliggere un danno maggiore ai bambini per infliggerne uno minore agli adulti. Per i bambini americani il 2022 sta iniziando in una situazione di crisi.Da tempo so che la pandemia sta mettendo in uno stato di sospensione le vite dei bambini. Ma solo quando ho iniziato a raccogliere i dati e a leggere i report ho davvero compreso quanto allarmante la situazione sia realmente.–Il prezzo da pagare–I bambini sono rimasti indietro a scuola durante il primo anno di pandemia e non hanno recuperato. Fra gli studenti dalla terza elementare alla terza media, il livello in matematica e lettura è risultato inferiore al normale questo autunno, secondo il gruppo di ricerca NWEA.

La riduzione è stata maggiore per gli studenti di colore e latini, e per gli studenti nelle scuole a elevata percentuale di povertà.“Non abbiamo memoria di crisi di apprendimento di questo genere” ha affermato Michael Petrilli del Thomas B. Fordham Institute a Politico.

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Paolo Cacciari: Non in mio nome

comuneinfo

Non in mio nome

di Paolo Cacciari

La metafora fuorviante della “guerra al virus” ha dunque prodotto il frutto più avvelenato: l’obbligo dei vaccini. Adesso tutti siamo chiamati a ragionare sul serio su come difendere le minoranze da provvedimenti autoritari. Richiamare la scienza e il diritto ora significa arrampicarsi sugli specchi per molte ragioni. «Non in mio nome. Per piacere, da vaccinato, vi chiedo di non giustificare politiche sanitarie dispotiche e repressive usando l’argomento della tutela della mia salute – scrive Paolo Cacciari -… Non basta appellarsi alla scienza, quando la scienza è costellata da “scienziati in affitto” che per decenni l’hanno screditata negando gli effetti cancerogeni del tabacco, la tossicità dei pesticidi, l’effetto serra dei gas climalteranti, le controindicazioni di molti farmaci prodotti dalle stesse Big Pharma che oggi si presentano come salvatrici del mondo… Non basta nemmeno affidarsi a un’idea astratta di diritto, quando le corti dei tribunali non sanno trovare i colpevoli delle stragi sul lavoro, ambientali, politiche…»

Non in mio nome. Per piacere, da vaccinato, vi chiedo di non giustificare politiche sanitarie dispotiche e repressive usando l’argomento della tutela della mia salute. La metafora fuorviante della “guerra al virus” sta dando i suoi frutti avvelenati. Non sono i renitenti, i disertori, gli obiettori di coscienza e nemmeno gli “imboscati” che pregiudicano la “causa comune” complottando con il “nemico”.

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