[Rete Ambientalista] Premio Attila 2021: vince Mario Draghi, secondo Cingolani

Il più votato in assoluto è Mario Draghi. Il responso è che  Supermario  non merita né la presidenza del Consiglio né della Repubblica. Il suo governo infatti  è stato un fallimento, non si capirebbe perciò a quale titolo dovrebbe salire al Quirinale.

 

In centro classifica troviamo: Acciaierie d’Italia, Baerbock Annalena, Cuttica Gianfranco, Di Maio  Luigi, Salvini Matteo, Movimento Cinquestelle, Provincia di Alessandria, Regione Veneto, Sogin, Solvay, TELT, Tirreno Power, Beppe Grillo, Giovanni Toti, Luca Zaia, Giampaolo Bottacin, Legambiente Veneto, Tav Valsusa, W.T.E. Alcuni sono molto votati nel proprio territorio, perciò per il 2022 si può pensare a istituire anche Premi Attila a livelli provinciali e regionali.

Mario Draghi

Premio Attila 2021. Premio Ambiente e Premio Pace

Il più votato in assoluto è Mario Draghi. Il responso è che  Supermario  non merita né la presidenza del Consiglio né della Repubblica. Il suo governo infatti  è stato un fallimento, non si capirebbe perciò a quale titolo dovrebbe salire al Quirinale. Questo è il responso della votazione.  I primi che lo seguono  in graduatoria sono  tutti suoi ministri, a scalare: Roberto Cingolani, Patrizio Bianchi, Francesco Figliuolo, Roberto Speranza e Renato Brunetta.

Il “Governo dei migliori” il  “Governo dei miracoli” viaggia a tutto vapore verso il suo iceberg istituzionale di fine gennaio. Non c’è stato Il miracolo per il quale era stato messo sull’altare un anno fa, in  forma irrituale ed extraparlamentare cioè svincolato dalla ricerca del consenso democraticoAnzi. Avrebbe dovuto “risanare” il Paese dalla grande epidemia e insieme stabilizzare la società politica suturandone le fratture con l’esorcismo della Grande Coalizione, e ha fallito su entrambi i fronti. Oggi, nell’intrecciarsi del “liberi tutti” e della “caccia alle streghe” siamo nel pieno di un’ondata senza precedenti quantomeno per numero di contagi. E mai come ora le forze politiche appaiono divise tra loro e frantumate al proprio interno.

Il banchiere Mario Draghi per dieci, fatali, anni ha guidato la privatizzazione dei beni pubblici degli italiani: servendo, tra gli altri, due governi Amato, due Berlusconi, uno D’Alema. Il risultato non è stata una

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Al secondo posto Roberto Cingolani.

Il più votato in assoluto, dopo Draghi, è Roberto Cingolani. Nessuno ha capito perché Beppe Grillo ha indicato Cingolani come ministro della Transizione ecologica dando l’ok al governo Draghi, fatto sta che il ministro-scienziato-manager (in aspettativa) di Leonardo è riuscito a inimicarsi tutti, ambientalisti e 5Stelle. Al suo ministero regna il caos, la parte “green” del Pnrr disegna un transizione a misura delle grandi imprese (pubbliche) di cui ha ripreso i progetti e a cui ha sveltito l’iter autorizzativo. Il, per così dire, Cingolani-pensiero è stato perfino peggio: pasdaran del nucleare e la scelta degli “ambientalisti radical chic” come nemici giurati.

Il più grande equivoco del governo Draghi, l’equivoco verde: doveva essere il protagonista della svolta, la

(continua  cliccando qui da pagina  7)

Al terzo posto Patrizio Bianchi

Patrizio Bianchi in un anno non è riuscito  a recuperare spazi e docenti per tenere in classe, distanziati, gli alunni. L’incaponimento del ministro dell’Istruzione nel voler riaprire la scuola il 10 gennaio dimostra soltanto totale mancanza di cognizione sulle dinamiche didattiche. Con i mezzi di trasporto stracolmi, con le aule affollate, senza distanziamento adeguato, senza sistemi di aerazione, si replica la situazione degli ultimi giorni di dicembre, prima della chiusura natalizia: i tanti contagi, quarantene e tamponi hanno determinato un caos tale per cui la didattica è rallentata fino quasi a fermarsi. Della sicurezza e della salute dei ragazzi, delle loro famiglie e di chi lavora nella scuola gli importa realmente?

Il 10 gennaio si torna in classe, in teoria. A nulla è valso l’appello  del presidente dell’Associazione nazionale

(continua cliccando qui da pagina 10)

Al quarto posto Francesco Paolo Figliuolo

Quando si presenta attorniato dai militari in uniforme, il Comm. Str. Gen. C. A. F. P. F.  diventa subito una macchietta in mimetica nazionale, pancia in dentro e petto in fuori. Militari in uniforme da combattimento: significa che sono in missione armata. Eppure  sta svolgendo un incarico civile per conto del governo italiano: dovrebbe  vestirsi con abiti civili. Ci si può vestire in uniforme da combattimento per andare a fare delle vaccinazioni? La scelta di vestirsi in quel modo vuole comunicare qualcosa. Ed è un qualcosa che non piace. Perché sopra di lui c’è un generalissimo.

Quando inizia il passaggio delle consegne, dalle mani di Domenico Arcuri alle sue, il generale Francesco

(continua cliccando qui da pagina 11)

Al quinto posto Roberto Speranza

Speranza è la foglia di fico con cui Draghi si copre con la mano sinistra. E’ considerato uno dei membri più in vista della sinistra italiana e, a sfatare il detto che a sinistra ormai si trovano soltanto piccoli lavoretti a tempo determinato,  è invece  il ministro più longevo: da quasi quattro anni  ministro della salute, dottore, non in medicina ma con 110 e lode in scienze politiche,  anzi con un successivo dottorato di ricerca in storia dell’Europa mediterranea, poi a Londra per iscriversi alla London School of Economics.

Da Ministro della Salute, Roberto Speranza affronta l’emergenza sanitaria causata dalla pandemia di Covid-19, è quello che in televisione ci mette la faccia.  Durante la pandemia ha scritto un libro intitolato “Perché guariremo“, che al momento dell’uscita è stato ritirato dalle librerie in concomitanza di un aumento generalizzato dei contagi. Sostiene da sempre la necessità di una riforma del Servizio Sanitario Nazionale

(continua cliccando qui da pagina 13)

Al sesto posto Renato Brunetta

Si rischia di non colpirlo, Brunetta, se si spara ad altezza d’uomo. Meglio dunque evitare la satira in quanto c’è chi indica addirittura Renato Brunetta a sostituire Draghi come primo ministro.

Solo un fannullone ministro della Funzione Pubblica, proprio mentre i contagi esplodono, può licenziare  una circolare supercazzola sullo smart working che recita testualmente: “Ogni amministrazione può

(continua cliccando qui da pagina 16 a 20)

Il Premio Attila è nel suo genere dal 2004 la più alta onorificenza italiana che incorona vincitori i nostri figli peggiori: industriali, politici, amministratori che nel corso dell’anno si sono particolarmente distinti a danno dell’ambiente, della salute e della pace.  La “Rassegna dei Premi Attila dal 2004”  (pagine 140) è esaurito in stampa ma disponibile on line a chi ne fa richiesta a movimentolotta.maccacaro@gmail.com

Premio Attila 2021 a Mario Draghi. – RETE Ambientalista (rete-ambientalista.it)

 


 

Vivere con i veleni della Solvay.

E’ in edicola un vasto reportage di Marina Forti sul settimanale L’Essenziale riguardante il disastro ecosanitario provocato dallo stabilimento della Solvay di Spinetta Marengo (Alessandria). Vivere con i veleni oppure chiudere gli impianti? La seconda opzione si sta sempre più allargando  tra le associazioni e i comitati. Prossimamente sul Sito pubblicheremo alcuni servizi  che  esaminano la questione Pfas, in particolare dopo la dura presa di posizione della Commissione parlamentare Ecomafie contro la multinazionale belga e i complici politici e istituzionali istituzionali.

 


 

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