[Sinistrainrete] Marcello Tarì: Lenin in Inghilterra, Krahl in Italia

Questo articolo mi è stato domandato tempo fa da Meike Gerber, Julian Volz e Emanuel Kapfinger per il volume “Für Hans-Jürgen Krahl. Beiträge zu seinem antiautoritären Marxismus” che esce in questi giorni in Germania per la casa editrice Mandelbaum Verlag.

 

 

Marcello Tarì: Lenin in Inghilterra, Krahl in Italia1

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Lenin in Inghilterra, Krahl in Italia1

di Marcello Tarì

Questo articolo mi è stato domandato tempo fa da Meike Gerber, Julian Volz e Emanuel Kapfinger per il volume “Für Hans-Jürgen Krahl. Beiträge zu seinem antiautoritären Marxismus” che esce in questi giorni in Germania per la casa editrice Mandelbaum Verlag in onore e memoria del leader francofortese del SDS scomparso a soli 27 anni nel 1970. Il volume tratta i temi centrali delle sue ricerche come l’analisi di classe, il suo confronto con Adorno, la mediazione di teoria e pratica, la dialettica e quindi la ricezione internazionale e la rilevanza contemporanea dell’approccio antiautoritario di Krahl. L’articolo è una breve rassegna ragionata della ricezione della sua opera in Italia a partire dal 1968 e nella sua versione tedesca è arricchito da una bibliografia e alcune note esplicative per il pubblico tedesco. Hanno partecipato al volume Pauline Corre-Gloanec, Samuel Denner, Andreas George, Meike Gerber, Emanuel Kapfinger, Robin Mohan, Alexander Kluge, Hermann Kocyba, Hans-Jürgen Krahl, Marcello Tarì, Julian Volz e Frieder Otto Wolf

01 2 1024x758La ricezione italiana delle idee di Hans-Jürgen Krahl fu non solo immediata rispetto alla loro formulazione, ma quasi contemporanea a quella della Scuola di Francoforte da parte del grande pubblico. Sebbene infatti alcuni dei lavori di T.W. Adorno fossero stati pubblicati in italiano a partire dalla metà degli anni ’50 – ma Dialettica dell’illuminismo appare in traduzione italiana solamente nel 1966 – fino al ’68 le idee della scuola francofortese non ebbero grande circolazione oltre il ristretto circolo di specialisti e studiosi, soprattutto per via dello stretto controllo del Partito Comunista sul dibattito teorico che al tempo era ancora dominato dallo storicismo nella sua variante specificamente italiana. Quindi, la cosa abbastanza curiosa che accadde è che la conoscenza della Scuola di Francoforte da parte del grande pubblico fu contemporanea a quella della sua critica da sinistra operata dal movimento studentesco tedesco. Non per caso, a parlare per primi di Krahl in Italia furono due giovani ricercatori italiani che si trovavano a studiare la Teoria Critica a Francoforte durante il ’68 e che ovviamente partecipavano alla ribellione in corso, la quale era una rivolta contro la società capitalista ma anche nei confronti dell’ortodossia marxista-leninista e dello storicismo (e il moralismo) italiano.

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Carlo Formenti: Rileggere Marx con gli occhi di Lukàcs

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Rileggere Marx con gli occhi di Lukàcs

di Carlo Formenti

gyorgy lukacs“Ombre rosse”, che sarà a giorni in libreria per i tipi di Meltemi, è un saggio atipico rispetto ai miei libri precedenti, nella misura in cui prende di petto alcuni nodi teorico-filosofici che altrove erano appena abbozzati, o rimanevano sullo sfondo rispetto all’analisi sociologico-politica. L’esigenza di imbarcarmi in questa impresa è nata un paio d’anni fa, subito dopo l’uscita di un volumetto (1) che conteneva la registrazione di una lunga conversazione fra chi scrive e Onofrio Romano, nel corso della quale tentavamo di capire di quali limiti la teoria marxista dovrebbe sbarazzarsi per riacquistare tutto il suo potenziale rivoluzionario. L’intento non era, come troppo spesso capita, riscoprire l’autentico pensiero di Marx per contrapporlo alle falsificazioni degli epigoni. “Il punto di vista adottato dagli autori di questo libro, scrivevamo, è diverso: partendo dal presupposto che l’originario corpus teorico marxiano – accanto a straordinari elementi di attualità sia sul piano teorico che su quello politico – contiene tesi datate, incomplete e contraddittorie, assume che non lo si possa contrapporre né separare dai tentativi storici di calarlo nella realtà. Pensiamo che sia più utile cercare di capire quali concetti – presenti tanto in Marx quanto nelle varie tradizioni marxiste, anche se con diverse sfumature – vadano aggiornati o addirittura archiviati, in quanto non servono più alla trasformazione rivoluzionaria dell’esistente, se non rischiano di contribuire alla sua conservazione.”

Nella nostra conversazione venivano indicati una serie di punti di criticità: in particolare, affermavamo la necessità:

1) di problematizzare la visione ottimista secondo cui, una volta superata l’estraneità del lavoratore al prodotto del proprio lavoro attraverso il processo di ri-appropriazione dei mezzi di produzione, si passerà automaticamente dal regno della necessità al regno della libertà;

2) di criticare l’ideologia progressista che accomuna certe parti delle opere di Marx al culto liberale della missione “civilizzatrice” della società capitalista;

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Wu Ming: Il Passante «green». Una civica e coraggiosa colata d’asfalto

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Il Passante «green». Una civica e coraggiosa colata d’asfalto

di Wu Ming

 

Schermata 2022 01 14 alle 18.48.36Cinque anni fa, insieme a Wolf Bukowski, abbiamo condotto un’inchiesta in sette puntate sul «Passante di Bologna», ovvero l’allargamento a 16/18 corsie del nastro autostradale che attraversa la periferia del capoluogo emiliano, a poco più di tre chilometri dalle Due Torri.

I primi tre articoli vennero pubblicati sul sito di Internazionale, con le foto di Michele Lapini, nel dicembre 2016. Gli altri quattro qui su Giap, tra gennaio e marzo 2017.

Non si trattò di un lavoro fatto solo sulle carte: assistemmo agli incontri del farlocchissimo «percorso partecipativo», ci intrufolammo alle cerimonie di presentazione del progetto, incontrammo le persone che abitano a ridosso dell’opera, organizzammo iniziative e camminate a tema.

 

Una sera di gennaio

L’11 gennaio 2017 illustrammo la prima parte della nostra ricerca al centro sociale Làbas, nell’ex-caserma Masini, tra le altre cose un luogo di memoria, dove furono rinchiusi e torturati diversi partigiani.

Non eravamo habitués di quello spazio e per la prima volta contribuivamo a riempirlo, per dare un segnale in un momento critico. Fioccavano le minacce di sgombero, di svendita dell’immobile da parte della proprietà – Cassa Depositi e Prestiti – e di speculazione edilizia in tandem con l’amministrazione. Non passava giorno senza che sulla stampa si leggesse di future, mirabili «riqualificazioni». L’allora sindaco Merola parlava di un albergo di lusso e di nuovi parcheggi. Fermare quei progetti e fermare il Passante per noi erano la stessa lotta, contro il partito dell’asfalto e del cemento-e-tondino.

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I Diavoli: Fascismo mainstream

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Fascismo mainstream

di I Diavoli

«Un nuovo fascismo sarà la forma di governo che ci accompagnerà dal nostro presente fino alla catastrofe ecologica?». Se lo chiede Valerio Renzi nel suo ultimo libro “Fascismo Mainstream”. E considerando le risposte reazionarie dei governi globali a crisi sociale e catastrofe climatica, la domanda appare lecita

«Un nuovo fascismo sarà la forma di governo che ci accompagnerà dal nostro presente fino alla catastrofe ecologica?». Se lo chiede Valerio Renzi nel suo ultimo libro, Fascismo Mainstream (Fandango Libri 2021). E la domanda non sembra affatto campata in aria, soprattutto a ben vedere le deboli e vacue risposte dei governi globali al dramma dell’emergenza climatica, e le crudeli e disumane risposte degli stessi a quei fenomeni migratori di massa che spesso e volentieri nascono proprio dai disastri ecologici.

La stessa domanda se l’era posta qualche anno fa Peter Frase nel suo Quattro modelli di futuro (Treccani 2019) in cui combinando automazione e crisi climatica l’autore individuava quattro possibili sistemi sociali ed economici a venire: il comunismo (abbondanza e uguaglianza), il renditismo (abbondanza e gerarchia), il socialismo (scarsità e uguaglianza) e lo sterminismo (gerarchia e scarsità).

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coniarerivolta: Donne e lavoro, la ripresa delle disuguaglianze

coniarerivolta

Donne e lavoro, la ripresa delle disuguaglianze

di coniarerivolta

C’è un mito che aleggia sulle nostre vite, dall’ormai lontano marzo 2020: la pandemia, una sciagura biblica che ha luogo nei tempi moderni, colpirebbe trasversalmente e indistintamente tutti. Una piaga che non si fermerebbe davanti a nulla e a nessuno, affliggendo in egual modo ricchi e poveri, uomini e donne, bianchi e neri. A distanza di ormai due anni dall’inizio dell’emergenza, stiamo scoprendo, dati alla mano, che le conseguenze della crisi da Covid sono tutt’altro che simmetriche.

Non è questa la sede per parlare delle possibili differenze negli effetti del virus in termini di letalità, sebbene sia ormai assodato che il Covid abbia conseguenze più gravi nelle fasce meno abbienti della popolazione, spesso maggiormente affette da patologie pregresse e malcurate proprio a causa del disagio economico in cui si trovano. Pur non trascurando la rilevanza di questo aspetto, stiamo qui facendo riferimento alle dimensioni sociali ed economiche della crisi. Abbiamo già visto come durante le fasi più acute dell’emergenza, quelle dei lockdown totali o parziali (per intenderci, da marzo a luglio 2020) i paperoni d’Italia e del mondo hanno visto aumentare sensibilmente la loro ricchezza: in piena emergenza sanitaria, mentre si moriva perché in ospedale mancavano i posti letto e i respiratori, mentre lavoratori e disoccupati faticavano ad arrivare alla fine del mese, qualcuno si arricchiva sensibilmente.

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Salvatore Bianco e Fabrizio Venafro: Brevi annotazioni per un discorso critico sulla Dad

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Brevi annotazioni per un discorso critico sulla Dad

di Salvatore Bianco e Fabrizio Venafro

Pare sia il maleficio del nostro tempo quello di trasformare ogni campo di discussione possibile in un campo di battaglia di persistente reciproca delegittimazione. Ebbene, il dibattito sulla Dad non sembra sottrarsi a questo genere di contrapposizioni sterili e irriflesse. Anche chi dice di essere favorevole alla scuola in presenza non sfugge a questa sorta di incantesimo e si limita ad enunciare un dogma privo di alcuna valida giustificazione argomentativa. Eppure basterebbe partire dalla radice greca del termine scuola, scholé, come avevano provato a fare tra un’ondata pandemica e l’altra un gruppo di prestigiosi intellettuali italiani[1], per scoprire che si tratta di quella dimensione specifica e particolarissima di tempo libero, sottratto per principio alle necessità utilitaristiche dei saperi banausici. Per i Greci, era quello il tempo propizio alla paideia, intesa come formazione spirituale totale dell’uomo, il cui significato trasmigrerà in buona parte nella nostra nozione moderna di educazione, dal verbo latino edùcere che significa condurre su, sollevarsi, trarre maieuticamente da sé mediante uno sforzo[2]. Dunque, da questi primi elementi introduttivi si comprende già bene come in gioco ci sia molto di più di una semplice istruzione, intesa come mera trasmissione di nozioni e cognizioni in vista di uno scopo.

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Sara Gandini e Clementina Sasso: Niente sport per i non vaccinati. Ancora una volta manca il senso della misura

fattoquotidiano

Niente sport per i non vaccinati. Ancora una volta manca il senso della misura

di Sara Gandini, epidemiologa/biostatistica, e Clementina Sasso, astrofisica

C’è una cosa che più di altre è mancata in questi due anni di pandemia: si tratta del senso della misura. Un senso della misura che, in un evento come quello rappresentato da un’emergenza sanitaria globale, dovrebbe guardare principalmente alla solidità delle valutazioni scientifiche, mentre troppo spesso si è sconfinati nel campo dell’ideologia e dell’etica: come era immorale passeggiare da soli in epoca di lockdown duro – per rispetto a chi soffriva, non perché ciò costituisse un ostacolo alla guarigione o potesse in alcun modo alleviare sofferenza e morti – così oggi diventa immorale l’essere sprovvisti di vaccinazione, indipendentemente dall’età e da valutazioni sui rischi del singolo individuo – sesso, abitudini sociali, etc. – che dovrebbero invece costituire il pilastro di una medicina personalizzata, insieme alla valutazione del rapporto rischi/benefici di ogni misura di prevenzione, che fino a qualche tempo fa era invece un metro fondamentale.

Ecco perché lasciano esterrefatti le disposizioni contenute nell’ultimo decreto legge del Governo Draghi circa la necessità di esibire il Super Green Pass (derivante da vaccinazione o da guarigione) a partire dai 12 anni per l’accesso a palestre, piscine, centri e impianti sportivi, sia al chiuso che all’aperto.

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Salvatore Bravo: Presidentessa donna

sinistra

Presidentessa donna

di Salvatore Bravo

Nelle TV generaliste si ripete l’appello ad eleggere una Presidente della Repubblica, al punto che in una TV si è ribadito il concetto in modo pleonastico: presidentessa donna. La saga della chiacchiera gira a vuoto e mette in scena un’altra puntata dell’eterna simulazione a cui il neoliberismo nella sua fase apicale e decadente ha abituato il popolo ridotto a spettatore della tragicommedia in corso. L’ex ministro dell’istruzione Vittoria Fedeli ha dichiarato:

È una forza del Paese -ha concluso Fedeli- avere donne con prime responsabilità nei punti più alti della rappresentanza politica. Quello che non può succedere dal mio punto di vista, come da quello di molte donne e uomini Democratici, è scegliere due uomini per la presidenza della Repubblica e per la presidenza del Consiglio. No al monopolio maschile delle prime responsabilità”.

In una nazione “normale”, si chiederebbe l’elezione alla presidenza della Repubblica, il cui fine è rappresentare tutti i cittadini, di un “cittadino” di ferma fede costituzionale. In un momento storico nel quale sono riapparse discriminazioni e si mette la museruola ai dissenzienti, una figura credibile e politicamente all’altezza potrebbe essere il collante istituzionale di una nazione divisa ed impaurita. Il politicamente corretto nel suo vuoto concettuale evita di affrontare il problema sulla qualità della politica per soffermarsi sulla numerazione dei Presidenti “tutti maschi” e sull’assenza di figure femminili.

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Domenico Moro: L’integrazione continentale dell’industria bellica e l’imperialismo europeo

laboratorio

L’integrazione continentale dell’industria bellica e l’imperialismo europeo

di Domenico Moro

Complesso militare industrialeLa crisi è sempre una spinta a centralizzare i capitali, cioè a unire capitali diversi sotto una medesima direzione, attraverso processi di fusione e acquisizione di imprese. Infatti, mettere insieme più imprese comporta un risparmio di costi, grazie alla realizzazione di migliori economie di scala, e permette alle imprese di allargare e meglio presidiare il proprio mercato di sbocco, creando oligopoli. In questo modo, il capitale combatte la caduta tendenziale dal saggio di profitto. Dal momento che oggi, in un’epoca di globalizzazione, le imprese operano su scala mondiale o almeno continentale, le fusioni e le acquisizioni avvengono soprattutto attraverso le operazioni cosiddette cross-border, cioè oltre i confini nazionali, con la creazione di oligopoli su scala europea e mondiale. Per quanto riguarda il capitale italiano si sta assistendo a un ulteriore salto di qualità del suo livello di internazionalizzazione, che passa attraverso un processo di integrazione con altri capitali, in primo luogo quello francese e quello tedesco. Questo è particolarmente evidente anche nel settore dell’industria della difesa, che, a causa della sua natura strategica per lo Stato, è di particolare importanza per i risvolti politici e geostrategici e per le implicazioni riguardo al processo di integrazione politica europea, nonché per definire il ruolo e le caratteristiche della formazione economico-sociale italiana a partire dalla struttura del capitale industriale italiano.

Cominciamo dal quadro generale. Le attività di fusione e acquisizione (M&A, Merger and Acquisition), che hanno visto protagoniste le imprese italiane, hanno raggiunto nel 2021 un nuovo record.

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Geraldina Colotti: I tentacoli della Nato dall’Europa all’America Latina

lantidiplomatico

I tentacoli della Nato dall’Europa all’America Latina

di Geraldina Colotti

720x410c50Spesso, e comprensibilmente, si domanda agli analisti internazionali se vi sarà un cambiamento nella politica estera degli Stati Uniti a seconda che alla Casa Bianca governi un presidente repubblicano o uno democratico. Premesso che, per un marxista, è sempre buona norma sfuggire i manicheismi e guardare alla situazione concreta nei suoi rapporti di classe, determinati storicamente, rilevare che, a livello internazionale, l’essenza della politica estera nordamericana non presenta discontinuità effettive, non è una presa di posizione ideologica.

“Tutto cambia perché niente cambi” è uno schema che ben si attaglia alla strategia Usa nel mondo. Sia esso ammantato da una ruspante retorica trumpista o da un più persuasivo “multilateralismo” alla Biden, alla base del modello politico nordamericano nel mondo resta l’idea fondante della supremazia armata. Un paradigma che si alimenta e alimenta gli interessi del complesso militare industriale, supportato, rilanciato e attualizzato dai suoi motori ideologici, scuole di pensiero e media.

Su questa base, gli Usa si credono i gendarmi del mondo, legittimati a una corsa agli armamenti per proteggersi da un sempiterno pericolo, sia all’interno che nelle proprie zone di influenza, che perciò brulicano di basi militari a stelle e strisce. Un apparato che necessita, di tanto in tanto, di mettersi alla prova, per dimostrare agli alleati-sudditi che vale la pena pagare per garantirsi la pace mediante il prestigio vicario di quella supremazia armata.

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Gigi Roggero: Dove non è il luogo e quando non è il momento

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Dove non è il luogo e quando non è il momento

Lenin, Luxemburg, i populisti: lotta di classe e sviluppo del capitalismo

di Gigi Roggero

0e99dc 638bc177a04f48c4804f4fe673a1faa6mv2Il saggio di Gigi Roggero che pubblichiamo per la prima volta in italiano, suddiviso in due parti, è stato scritto nel 2012 per un volume curato dagli studiosi militanti della rivista polacca «Praktyka Teoretyczna». Come indicato nel sottotitolo, viene trattato il rapporto critico tra Lenin, Luxemburg e i populisti russi rispetto alla questione dello sviluppo del capitalismo. Più precisamente, da un lato viene tratteggiata in chiave genealogica la polemica di Lenin contro i populisti dell’ultimo decennio dell’Ottocento, sbiaditi eredi di una grande tradizione rivoluzionaria; dall’altro, vengono analizzate le ricchezze e i vicoli ciechi della lettura luxemburghiana dell’accumulazione del capitale. Lungi dall’essere un tema di semplice interesse storiografico, la tensione dell’intero testo è volta all’evidenziazione dell’attualità e della posta in palio politica di quel dibattito apparentemente remoto.

* * * *

Nel settembre 1870 Marx definì l’insurrezione una follia. Quando però le masse si sollevano, Marx vuole marciare con loro, imparare insieme con loro nel corso della lotta, e non solo declamare istruzioni burocratiche. Egli comprende che il tentativo di determinare in anticipo le prospettive con assoluta precisione sarebbe ciarlataneria o sconfortante pedanteria. Al di sopra di tutto egli pone il fatto che la classe operaia fa di propria iniziativa, eroicamente, con abnegazione, la storia universale.

(V.I. Lenin, Prefazione alla traduzione russa delle lettere di K. Marx a L. Kugelmann)

La sera m’aveva avvolto nel vivifico umore delle sue lenzuola crepuscolari, la sera mi aveva posato le palme materne sulla fronte rovente. Io leggevo ed esultavo, ed esultando, spiavo la misteriosa curva della retta di Lenin.

(I. Babel’, L’Armata a cavallo)

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Ferdinando Pastore: Potere al Popolo (PaP) e Paolo Maddalena

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Potere al Popolo (PaP) e Paolo Maddalena

di Ferdinando Pastore

Le forze politiche che in questi anni si sono trovate all’opposizione del sistema neo-liberale, quindi non tanto di uno specifico governo, ma di tutto l’impianto ideologico sottostante l’impalcatura della Governance dei mercati, per la prima volta sono riuscite ad esprimere un nome unitario per la Presidenza della Repubblica. Il fatto non è così scontato come apparentemente potrebbe apparire. Quell’area politica, poco rappresentata in Parlamento, conta su forze eterogenee, non tutte provenienti dalla tradizione socialista o comunista. Molte di esse fanno riferimento a quel radicalismo costituzionale che si è sviluppato nella coscienza popolare a seguito della sempre più invasiva gestione del Paese da parte delle istituzioni sovranazionali.

Con i suoi vincoli di bilancio e monetari, con le sue determinazioni di dottrina in netto contrasto con l’ispirazione sociale della Costituzione. In particolare l’accordo si è trovato sul Prof. Paolo Maddalena, ex Giudice della Corte Costituzionale. In questi anni Maddalena si è contraddistinto per le sue coraggiose prese di posizione, in netta controtendenza con il sapere giuridico dei nostri tempi, sempre accomodante con lo spirito di costituzionalizzazione del diritto privato.

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nlp: Sud America: vinci le elezioni? E’ guerra finanziaria contro la tua moneta

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Sud America: vinci le elezioni? E’ guerra finanziaria contro la tua moneta

di nlp

Qualche giorno fa la banca mondiale ha fatto ufficialmente notare come almeno 70 paesi a basso reddito , a causa dell’esplosione del debito, rischino di entrare in un serio stato di paralisi economico-sociale entro uno-due anni. Le conseguenze sociali, se non saranno prese misure serie di salvataggio, saranno simili a quelle di un conflitto.

Questo è uno degli aspetti dell’economia di questi anni – tra crisi covid ed esplosione del debito dei paesi emergenti – del quale merita notare una particolarità: nei paesi del Sudamerica dove la sinistra ha vinto le elezioni la moneta va veramente male.

Diamo un’occhiata a questo grafico del Financial Times:

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Agata Iacono: Gli errori elementari nei dati ISS e una certezza che viene dalla Spagna: il fallimento totale dei vaccini a mRNA

lantidiplomatico

Gli errori elementari nei dati ISS e una certezza che viene dalla Spagna: il fallimento totale dei vaccini a mRNA

di Agata Iacono

Riportato copia incolla da tutte le agenzie e i media il rapporto ISS di ieri farebbe ridere, se non facesse davvero innervosire.

Titolo a caso tra i tanti uguali di Repubblica: “Iss, tasso in intensiva 26,7 casi ogni 100mila per i non vaccinati e 0,9 per chi fa fatto la terza dose”.

L’articolo poi recita “coerentemente”: “Il Report dell’Istituto superiore di sanità evidenzia anche che il vaccino è efficace al 98% contro malattia grave con il booster. Per il presidente della Federazione degli ordini dei medici servono “chiusure selettive e mirate”. E aumentano casi tra gli operatori sanitari: 12mila in una settimana”.

Se la matematica non è un’opinione, come invece sembrano diventate la scienzah e l’epidemiologia alla Giufà, i conti non tornano.

Secondo l’istituto superiore di sanità, quindi, e secondo i sudditi di Repubblica, in Terapia i ricoverati con seconda dose sono quindi 72.400 su 100.000.

Il 72,4 %.

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Marco Gatto: Per Lukács

ospite ingrato

Per Lukács

di Marco Gatto

Si è da poco chiuso un anno lukacsiano. Il cinquantesimo anniversario della morte ha visto sorgere, anche nel nostro paese, più di un’iniziativa di commemorazione (convegni, seminari, libri). Simili ricorrenze si portano dietro sempre un sentimento di nostalgia. Nel caso del più grande critico letterario marxista del Novecento, si aggiungono il disappunto di vederlo spesso ridotto a figura vetusta di un secolo ormai lontano e l’amarezza per l’oblio a cui è destinato anzitutto nella “sua” Ungheria.

Aveva probabilmente ragione un sibillino Cesare Cases, che nel 1985 (a cento anni dalla nascita dell’autore di Teoria del romanzo), introducendo le pagine di Su Lukács. Vicende di un’interpretazione, confessava:

Ha luogo oggi un processo esattamente inverso a quella «appropriazione dell’eredità» di cui parlava Lukács (qui del resto in armonia con l’ufficialità socialista). Non c’è nessuna eredità, tutto è morto ma si disseppellisce periodicamente e si rianima con una trasfusione di sangue (sintetico, naturalmente) perché l’umanità abbia uno spettacolo in più, attinto a un passato che aveva di meglio da offrire. Forse nel 2018 si realizzerà il comunismo per festeggiare il secondo centenario della nascita di Marx, ma durerà un anno solo perché poi ricorrerà quello di qualche reazionario. Così temo che dopo una ventina di congressi e una cinquantina di pubblicazioni si tornerà a non parlare più di Lukács.1

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“Fermate la follia di vaccinare tutti per una malattia che non uccide quasi più”

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“Fermate la follia di vaccinare tutti per una malattia che non uccide quasi più”

Intervento del prof. Christian Perronne al Parlamento di Lussemburgo

Il 12 gennaio scorso il Parlamento di Lussemburgo, che sta discutendo sull’introduzione dell’obbligo vaccinale per i cittadini con più di 50 anni, ha ascoltato il professor Christian Perronne, medico e docente universitario francese specializzato in malattie infettive, ex presidente della Commissione malattie infettive del Consiglio superiore della sanità pubblica francese (il video dell’intervento integrale). In questa funzione, per quindici anni, il professor Perronne ha consigliato diversi governi francesi sulla gestione delle crisi sanitarie e dell’epidemie. Per anni è stato anche presidente del Comitato tecnico sulle vaccinazioni, dunque è l’uomo che ha presieduto la politica vaccinale della Francia.

Non sono un no vax, ma un convinto sostenitore dei benefici delle vaccinazioni”, ha dichiarato il professore dinanzi ai deputati lussemburghesi.

In questa crisi abbiamo calpestato la scienza e il diritto”, ha detto l’infettivologo, che ha denunciato i conflitti di interesse degli esperti governativi con l’industria farmaceutica.

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