Fulvio Grimaldi: “Cosa dobbiamo aspettarci ancora?”

Cosa è successo lo dobbiamo dimenticare, cosa sta succedendo lo dobbiamo subire, cosa succederà lo dobbiamo ignorare. Intervista di Gianluigi Spina (“Io Penso”) Fulvio Grimaldi.

 

Video dell’intervista: https://www.iopenso.eu/interviste/cosa-dobbiamo-aspettarci-ancora 

La Costituzione? Meglio una costituente

La costituzione già non c’è più. Chi si accanisce a proporne la difesa si mette a baluardo di una pioggia di coriandoli. E’ passata per il tritacarta di una successione di premier e capi di Stato lunga trent’anni. Non c’è da recuperarla, anche perchè è lungi dall’essere perfetta. All’affermazione di diritti e garanzie aggiunge un sacco di scappatoie. Vedi la guerra (art.11), l’informazione (art.21), la salute (art.32). La si confronti con la Costituzione venezuelana di Ugo Chavez, o perfino con la Carta del Carnaro di D’Annunzio-De Ambris, o, soprattutto, con la Costituzione della Repubblica Romana (1849).

Occorreranno, una volta reinsufflato un po’ di ossigeno nel corpo di un mondo raso al suolo, un’assemblea costituente, un referendum e una nuova costituzione, radicalmente scevra dai condizionamenti totalitaristi di una qualche entità che si definisca “europea”, o “atlantica”, oppure peggio, direttamente, Finanza Globale.

Nel frattempo assistiamo ai giochi e alle giostre di un futuro incombente che, mentre sto scrivendo, si va facendo presente: quello di  chi si becca cosa del PNRR (regalo oggi, sventura per quelli del dopo, ma chissenefrega) e a chi, in Italia, vada il timone del piroscafo indirizzato verso il mondo nuovo. La chiamano “elezione del capo dello Stato”. E per non finire negli schiamazzi o demenziali, o velleitari, o idioti, o scaltri, di cui veniamo ammorbati su questa vicenda – scontata – da tre mesi, ci basterà dire una cosa evidente perfino al merlo che vedo sui rami nudi della mia quercia canadese.

L’uomo solo al comando si chiama Mario Draghi. Tutto il resto è fuffa, polvere di stelle accecante. Che lo sia dal Quirinale, da Palazzo Chigi, o dallo sgabuzzino delle scope, il capo è lui e lo sarà finche l’opera non sarà completata. Quale opera?

Volete che le veramente Grandi Opere, quelle della cementificazione e poi desertificazione delle coscienze, scienze ed essenze umane, di cui è stato incaricato Draghi molti lustri fa da chi questi incarichi li può dare, possano essere garantiti da fondi di magazzino come Casini,. Moratti, Frattini, Pera? Che a costoro siano dati il potere decisionale della firma di atti epocali come i vari passaggi verso il trans- o post-umano e la concentrazione di ogni ricchezza e di ogni potere nelle mani degli dei dell’Olimpo (che si erge a Manhattan)? Ombre cinesi. Dietro non c’è niente. Anzi c’è lui. Per loro.

Aspettando Tom Cruise

Lo hanno installato qui trent’anni fa. Da allora non ha operato che contro questa nazione e per i suoi mandanti. Da quando fece svalutare a Soros e a Ciampi la nostra valuta perchè, una volta deregolamentata e privatizzata ogni dello Stato (nostra), potesse passare a prezzo di saldi nelle mani di amici e, appunto, mandanti. Fu premiato con la vicepresidenza della banca più in alto sulle pendici dell’Olimpo (qualche centinaio di metri sotto i Blackrock, Vanguard, State Street). E poi, a consolidamento di un’Europa inchiavardata nella “crazia senza demo”, con la direzione dei nostri soldi alla BCE-killer. Può una carriera del genere culminare senza che il “comander in chief” assuma il controllo assoluto e totalitarista di una repubblica diventata, grazie a lui, presidenziale e di cui vanta, abusivamente, origini e cittadinanza?

Non può. Finche una missione impossible non veda arrivare Tom Cruise a capo di una sollevazione popolare dieci volte quella dell’altro giorno a Bruxelles

Guerre-guerre e guerre altre

Visto che tra le cose di cui parliamo nell’intervista su IO PENSO ci sono anche le guerre, ragazzi parliamone. L’ultima pare che ci stia precipitando addosso domani. Uso, in questo caso, il termine al plurale non per via delle ininterrotte aggressioni NATO-amerikane a popoli e Stati, ma con riferimento alle due che tutte le altre le riuniscono in sè: la digital-medica  e la bellica.

Quest’ultima ha, al momento, la sua punta di diamante in quanto si va agitando in Est Europa, dove una propaganda assordante che trasforma l’agnello russo, che se ne sta a casa sua, in lupo che aggredisce per ogni dove, ci prospetta un armagheddon per domani, o poco dopo. Gli americani l’hanno annunciata: ci sarà una False Flag russa, una provocazione mascherata (sottinteso: la faremo noi, superesperti da sempre, 11/9 compreso) e poi l’orso vorrà mangiare l’Ucraina. Noi USA-Nato siamo già sul posto, con tanto di valenti milizie naziste da noi addestrate, con i baldi olandesi, i vichinghi danesi, i mangiaspaghetti italiani, gli spagnoli memori di come avessero sistemato i comunisti.

Guerra o fuffa?

Mi voglio arrischiare a fare una previsione. Previsione che comporta anche la classica cantonata del pronosticante. Tutta fuffa. Fuffa nel senso di tanto rullìo di tamburi e pochi spari. E allora? Allora intanto ci scordiamo quanto ci abbiano preso per il culo, quanto avvelenato, quanto ridotto in zombie a forza di brodaglia tossica tirataci in corpo. Al terrore della gocciolina volante, a quello dell’altra infermiera, Greta, che ci vede destinati alla graticola climatica, si somma il terrore della guerra tra colossi, quindi mondiale, inevitabilmente atomica. E anche il superterrore perchè quelli là, al di dell’oceano, ci hanno messo in mezzo e i primi carbonizzati saremo noi.

Ricordiamoci sempre che è dalla tensione, dal conflitto ventilato, minacciato, che si alimenta il mercato. Chi non comprerebbe tonnellate di cavalletticida se Greta gli annuncia un’ordalìa all’egiziana? E’ così per le armi, i riarmi, i profitti di quelli che i chimico-digitali, hanno messo in ombra, visto che nè in Siria, nè in Iraq, un pochino in Yemen, per niente in Afghanistan, il percussore batte più. E non è che il soccorso jihadista usi F-35, o atomiche B1, o missili Hellfire La guerra, ora che con Russia o Cina diventa per forza atomica, non conviene neanche al famigerato complesso militarindustriale. Ci sarebbe troppo poco da riarmare. Sbaglierò.

E così i chimico-digitali sono come il Bayern Monaco. Il Manchester United non è più quella, la Juve è opinabile, il Real Madrid non evita le crisi, il Barcellona, Barce…che? Nessuno di questi ha più un euro che abbia la consistenza della moneta così chiamata. Ma il Bayern è lì, in altissimo, con tutti gli euro pingui e belli in salute.

Terzo anno della Guerra Mondiale III

E’ l’altra guerra che viene fatta. La guerra mondiale di cui ti accorgi quando, o sei sul lastrico, o sei morto.  Che semina caduti e feriti, distruzioni e devastazioni. Tutto ciò che deve fare una guerra, infatti così chiamata dai moderni comandanti, cappellani e ufficiali sanitari con le stellette e i nastrini.

Lo Stato maggiore delle tre armi, Draghi, Speranza, Figliuolo, ha appena depositato in Senato il DL per la proroga dello Stato d’assedio (d’emergenza, è lo stesso) fino al 31 dicembre di quest’anno. Per ora. E con l’emergenza viaggia anche il certificato green (mi dispiace usare su questa schifezza la parola italiana per alberi e prati). Fino alla fine dell’anno? Illusi. Un passi green è per sempre, come il diamante. Ma da questo non è che nasca niente. Nasce la totale elettronizzazione dell’essere umano. Da banca dati di quel trattamento nell’hub, secondo quanto già previsto dall’UE addirittura tre anni fa, prima della prevista pandemia, il pass diventa la banca dati di tutto quello che sei, fai, dici, compri, perdi, scegli.

E’ la famosa identità digitale che Bill Gates avrebbe voluto innestare sottopelle agli appena nati di tutto il mondo. Ricordate l’Agenda 2020 di Klaus Schwab e del Forum Economico Mondiale? Intanto lo sperimentano nel Bangla Desh. Ci vanno piano. Per ora si accontentano del passaporto green. Più niente narcisistica privacy, più niente scomodi e contaminanti contanti. Più niente proprietà personale, neanche del corpo, figurati del pensiero.

Ma una via il passaporto digitale te la apre. Dritta come un fuso. Quella verso la beota serenità del Metaverso. Cosa vogliamo di più?

Fulvio Grimaldi
25 gennaio 2022

https://fulviogrimaldi.blogspot.com/2022/01/cosa-ci-e-successo-lo-dobbiamo.html

 

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