[n p c i] Difendere l’apparato produttivo italiano

Comunicato CC 3/2022 – 30 gennaio 2022

 

Il contributo del CdF e degli operai della GKN alla creazione delle condizioni per costituire il Governo di Blocco Popolare

Cosa è giusto dire? Cosa è giusto fare? Quello che occorre per vincere!

Osare combattere! Osare vincere!

La spettacolo dato nei giorni scorsi nel teatrino della politica borghese dal sistema dei partiti delle Larghe Intese (e dal M5S diventato una sua costola) in occasione dell’elezione del Presidente della Repubblica ha mostrato e confermato a milioni di uomini e donne delle masse popolari italiane la crisi politica della borghesia imperialista e lo stato della Repubblica Pontificia sotto commissariamento dell’Unione Europea e della NATO. Il suo governo è ridotto a un insieme di uffici recalcitranti agli ordini del Commissario dell’UE e della NATO; il Parlamento è ridotto a un ufficio di registrazione delle leggi e norme del governo. Questo conferma che in Italia il terreno è fertile per la creazione del nuovo sistema di potere, il potere delle masse popolari organizzate. Dipende da noi comunisti far fruttare il terreno e arrivare alla costituzione del Governo di Blocco Popolare. Con esso le masse popolari italiane inizieranno a dare una soluzione a ognuno dei loro problemi, inizieranno a rimuovere ognuno degli ostacoli che impediscono loro di vivere serenamente nel proprio bel paese e di praticare relazioni di solidarietà, collaborazione e scambio con le masse popolari degli altri paesi in grado di praticarle: allora inizierà una nuova fase della Guerra Popolare Rivoluzionaria con la quale instauriamo il socialismo.

La lotta contro lo smantellamento dell’apparato produttivo del nostro paese è uno dei fronti della lotta in corso per creare le quattro condizioni necessarie per costituire un Governo di Blocco Popolare (GBP): il fronte principale perché su questo fronte protagonisti sono gli operai. Dal 9 luglio 2021 il Collettivo di Fabbrica (CdF) e gli operai della GKN di Campi Bisenzio (FI) hanno svolto un grande ruolo in questa lotta. Essi hanno reagito ribellandosi al licenziamento in tronco comunicato dal fondo finanziario Melrose, il proprietario che vuole chiudere e delocalizzare. Si sono giovati del fatto che negli ultimi anni nell’azienda si è formato un collettivo autorevole presso i circa 500 dipendenti. Hanno anzitutto occupato e preso in mano l’azienda, impedito l’uscita dei prodotti stoccati e la rimozione del macchinario, hanno chiesto e ottenuto solidarietà dai lavoratori di altre aziende e dalle masse popolari della zona e oltre: la grande manifestazione del 18 settembre nelle strade di Firenze lo ha dimostrato. Hanno reclamato e ottenuto l’annullamento del licenziamento e la continuazione del pagamento del salario.

Perché la borghesia imperialista e le sue autorità hanno annullato il licenziamento e continuato a pagare i salari?

Perché il suo sistema di potere è oramai giunto a un punto tale che la borghesia imperialista è in grado di prolungarne l’esistenza solo se riesce a generare e conservare nelle masse popolari, con il suo sistema di manipolazione e intossicazione delle menti e dei cuori, un certo livello di consenso e di rassegnazione. La ribellione degli operai della GKN e la mobilitazione che a seguito della loro ribellione e dei loro interventi essi hanno suscitato riducevano su scala crescente consenso e rassegnazione delle masse popolari.

Giustamente gli operai della GKN guidati dal CdF hanno combinato la difesa del loro posto di lavoro e del loro salario con la mobilitazione di uomini e donne di aziende private e pubbliche, delle scuole e di altri settori delle masse popolari. Pur non aderendovi apertamente, di fatto hanno risposto all’appello lanciato dal (nuovo) Partito Comunista Italiano con il Comunicato CC 15/2021 del 10 luglio. A loro volta ma apertamente la Carovana e molti altri organismi, gruppi ed esponenti del movimento comunista cosciente e organizzato hanno sostenuto la lotta degli operai della GKN e contribuito ad estendere la mobilitazione delle masse popolari. È la storia dei sei mesi trascorsi dal 9 luglio 2021. Gli operai della GKN sono diventati promotori efficaci in un processo incompatibile con la prosecuzione del dominio della borghesia imperialista e del suo clero.

Quale è stata l’arma principale brandita dagli operai della GKN? Certo era necessario, indispensabile e quindi giusto che bloccassero l’uscita dei prodotti stoccati nel magazzino di Campi Bisenzio e la rimozione del macchinario, ma a questo la borghesia aveva un rimedio. Di soldi per far costruire altri stabilimenti e produrre altri macchinari la borghesia imperialista e le sue autorità ne creano quanto loro conviene. A questo servono le loro banche centrali e il connesso sistema bancario e monetario: proprio Mario Draghi, l’attuale commissario boia dell’UE in Italia, lo ha praticato e anche dichiarato quando faceva il presidente della Banca Centrale Europea. I soldi, per secoli merce universale (ossia accettata in cambio di ogni altra merce), a questo punto della storia umana sono diventati solo titoli, garantiti dalle autorità politiche, che danno diritto al comando sul lavoro altrui. Ma l’arma principale degli operai della GKN è stata la mobilitazione di lavoratori e altre masse popolari che essi suscitavano con la loro ribellione al licenziamento e il loro appello alla mobilitazione contro lo smantellamento dell’apparato produttivo (in particolare delle aziende del settore autoveicoli: Stellantis e le altre) e contro le altre misure inique imposte dalla borghesia imperialista nelle aziende e nelle scuole (l’uccisione del diciottenne Lorenzo Parelli a Udine è solo una delle manifestazioni di queste misure), contro la criminale gestione della pandemia e la distruzione del servizio sanitario nazionale, contro le grandi opere inutili e dannose, contro la devastazione dell’ambiente e l’incombente catastrofe ecologica, contro la guerra e le “missioni umanitarie” che inducono milioni di uomini e donne ad emigrare.

Il contributo all’esito della guerra in corso in cui gli operai della GKN di fatto si sono arruolati dipendeva e dipende da quanto bene gli operai della GKN maneggiavano e maneggeranno quest’arma. Perché la nostra vittoria dipende da quanto crescerà il coordinamento tra organismi operai e popolari, da quanto crescerà tra questi organismi la volontà di costituire un governo d’emergenza composto da uomini di loro fiducia, da essi revocabili e disposti e capaci di tradurre in leggi e altre misure politiche le soluzioni da questi organismi indicate. Come hanno dimostrato di fare i tecnici, i giuristi, gli economisti e gli ingegneri che proprio gli operai della GKN hanno riunito a Campi Bisenzio per elaborare, su loro indicazione, il decreto legge antidelocalizzazioni e il piano per la mobilità sostenibile.

L’assemblea degli operai della GKN il 20 gennaio 2022 ha approvato l’accordo quadro firmato dal CdF (con riserva di approvazione da parte dell’assemblea) il 19 gennaio al MISE (Ministero dello Sviluppo Economico) con Francesco Borgomeo, il capitalista che lo scorso 23 dicembre 2021 ha comperato la GKN dal fondo finanziario Melrose. Questo richiede di fare il punto sulla lotta promossa negli ultimi sei mesi dal CdF e dagli operai della GKN (ora QF Spa), trarne lezioni e metterle in pratica.

Cosa cambia nel contributo che essi portano alla Guerra Popolare Rivoluzionaria in corso? Con l’accordo quadro essi si sono imbarcati con sindacati di regime e altri intermediari tra lavoratori da un lato e dall’altro padroni e loro autorità in un percorso promosso da Borgomeo & Co di ammortizzatori sociali all’insegna della reindustrializzazione promessa, controllata, scadenzata e garantita da impegni, promesse e soldi pubblici. A cosa mira la borghesia imperialista con simile percorso lo mostrano inequivocabilmente centinaia di aziende chiuse: dalle recenti Embraco di Chieri (TO) e Whirlpool di Napoli, alla Lucchini di Piombino, alla FIAT di Termini Imerese, all’Alfa Sud di Pomigliano-Napoli: ognuna con la sua storia di promesse, garanzie, controlli, scadenze ed erogazione di soldi pubblici. Lo ha confermato Tavares, l’amministratore delegato di Stellantis, che ha già messo in dubbio l’ostentato proposito della grande fabbrica di Termoli.

Per evitare di giungere allo stesso risultato il CdF e gli operai della GKN (ora QF Spa) si propongono di intervenire con più energia nella mobilitazione delle masse popolari e hanno già incominciato a farlo. Essi quindi si propongono di superare i limiti dell’attività che hanno svolto nei sei mesi passati. Limiti consistiti nel lasciare che i produttori di autoveicoli già acquirenti dei semiassi prodotti da GKN di Campi Bisenzio, da luglio 2021 si approvvigionassero altrove (non cercare di mobilitare gli operai delle relative aziende, neanche di quelle italiane: Stellantis & Co, anch’esse minacciate di morte), nell’essere tiepidi nel mobilitare gli operai delle aziende già apertamente condannate a morte lenta ma non ancora scesi in lotta e nell’essere ancora più tiepidi nel mobilitare gli operai delle aziende industriali ancora non apertamente minacciate di condanna a morte (lenta o rapida).

Per vincere bisogna che il CdF di Campi Bisenzio superi questi limiti e che altri organismi operai di altre aziende si affianchino ad esso. Vincere la lotta per la reindustrializzazione prevista dall’accordo quadro firmato al MISE il 19 gennaio non è meno difficile di vincere la lotta per il riavvio della produzione di semiassi per autoveicoli.

Bisogna che tutti gli organismi, gruppi ed esponenti del movimento comunista cosciente e organizzato prendano subito e chiaramente posizione: indichino la via della vittoria, la pratichino e illustrino perché è possibile vincere. Per le masse popolari è possibile vincere perché la borghesia imperialista politicamente è allo sbando, in Italia e in ogni paese imperialista e nelle neocolonie. Il sistema sociale che ha preso in mano a seguito dell’esaurimento della prima ondata (1917-1967) della rivoluzione proletaria è in putrefazione. In Italia la borghesia imperialista non può tollerare che l’insofferenza, la mancanza di consenso e di rassegnazione si diffondano su scala più grande tra le masse popolari.

La lezione più importante della lotta condotta finora dal CdF e dagli operai della GKN di Campi Bisenzio è che un organismo che gode di una certa autorità presso il resto dei lavoratori di un’azienda (e una cosa analoga vale per un ospedale e per una scuola o università) è in grado di creare nell’intero paese una mobilitazione che la borghesia imperialista non è in grado di gestire e la costringe a fare concessioni. Bisogna imporle concessioni di cui possiamo e sappiamo approfittare per costringerla a farne di maggiori e bisogna che ne approfittiamo. Nel 1944 (Svolta di Salerno) la Resistenza dei Partigiani l’aveva ridotta ad invocare la partecipazione del PCI e di altri esponenti del CLN (Comitato di Liberazione Nazionale) al governo, cosa di cui il PCI e gli altri del CLN non seppero approfittare per andare oltre, a causa dei loro limiti.

Il nuovo PCI e la sua Carovana hanno imparato la lezione e sono decisi ad applicarla. Atri organismi, gruppi ed esponenti del movimento comunista cosciente e organizzato oggi in fermento all’insegna dell’unità dei comunisti e anche esponenti della sinistra borghese (un esempio sono quelli che si uniscono nel Comitato di Liberazione Nazionale promosso da Ugo Mattei) contrari al corso delle cose imposto dalla Comunità Internazionale dei gruppi imperialisti europei, USA e sionisti, dall’UE e dalla NATO hanno anch’essi interesse ad applicarla, perché è la condizione per realizzare gli obiettivi a cui aspirano.

[Scaricate il testo del comunicato in Open Office / Word ]

 

Non sono i padroni a essere forti, sono i lavoratori e le masse popolari che devono organizzarsi e coordinarsi per far valere la loro forza!

La riscossa delle masse popolari è possibile! Ciascuno può e deve dare il suo contributo!

Il partito comunista è il fattore decisivo della vittoria!

Costituire Comitati di Partito in ogni azienda, scuola, istituzione pubblica e in ogni territorio!

Il primo passo da compiere per arruolarsi è costituire un gruppo di studio del Manifesto Programma del (n)PCI.

Il secondo passo è mettersi in contatto con il Centro del Partito!

 

Riprodurre e affiggere ovunque, con le dovute cautele,la locandina di pag. 72 di La Voce 69 e gli adesivi dell’Avviso ai naviganti 103 è un’operazione di guerra: vedere che il (n)PCI clandestino è presente anche dove non se l’aspettano infonde fiducia nei lavoratori e smorza l’arroganza dei padroni!

http://www.nuovopci.it

 

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