Fulvio Grimaldi: “Bloody Sunday… io c’ero”

Nei giorni in cui si ricorda una vero momento di svolta nella storia di oppressi e oppressori, quando il potere ha mostrato più senza infingardaggine e mimetizzazioni il suo volto necrofilo, in me rivive un ricordo personale. La Domenica di Sangue a Derry, Nordirlanda, il 30 gennaio 1972, ha cambiato la mia vita, la mia visione del mondo, la strada che avevo intrapreso, la consapevolezza di cosa cercare, vedere, comunicare. Su quale fronte e con quali compagni impegnarmi per sempre.

30 gennaio 1972

Ho avuto la fortuna, con le mie foto e le mie registrazioni audio, sottratte ai militari britannici che avevano dato l’ordine di spararmi a vista per recuperare il mio materiale, prova dell’eccidio a freddo programmato da Londra, di fornire all’opinione pubblica, e poi a inquirenti parzialmente onesti, la verità sul Bloody Sunday.

Il murales sulla facciata all’ingresso del ghetto repubblicano di Derry tratto da una mia foto di Bloody Sunday: la prima vittima, Jack Duddy, 16 anni. (Fulvio Grimaldi)

In questo brevissimo racconto a Byoblu dei momenti salienti della strage dei paracadutisti di Sua Maestà, c’è l’anticipazione di una narrazione più ampia nella rubrica “MONDOCANE”, sulla stessa rete, che uscirà la settimana prossima.

Fulvio Grimaldi

01/02/2022

https://fulviogrimaldi.blogspot.com/2022/02/bloody-sunday-io-cero-da-byoblu-31.html

 


 

Il racconto su Byoblu

Gli antefatti

Irlanda del Nord 1969, crescono i movimenti per i diritti civili. Tra questi il Nicra, Norther Ireland Civil Right Association, o il People’s Democracy), che denunciano le disparità tra le due comunità nordirlandesi, da un latro quella cattolica, dall’altro quella protestante. La prima si sente maggiormente legata all’Irlanda, la seconda vuole mantenere l’unità con la Gran Bretagna. Questo il contesto che farà da sfondo alla “Bloody Sunday” qualche anno più tardi.

La tensione salì alle stelle in corrispondenza della rivolta cattolica nella città di Derry, scoppiata in opposizione a una marcia unionista che aveva attraversato il Bogside, storico quartiere cattolico della città. I disordini e le violenze tra le due comunità si estesero anche a Belfast; qui britannici decisero di costruire un muro, ancora oggi esistente, per separare il quartiere cattolico da quello protestante, nell’ovest della città. È l’inizio dei cosiddetti ‘Troubles’ (in italiano: disordini), che videro da quel momento in avanti il sistematico scoppio di violenze tra le due fazioni.

La mattanza

Il 30 gennaio 1972 la tensione raggiunse un livello drammatico. Un gruppo di paracadutisti britannici fece fuoco sulla folla presente a una manifestazione di protesta di civili disarmati a Derry, città che gli unionisti chiamano Londonderry. Rimasero uccise 14 persone appartenenti alla comunità cattolica. Si consuma la cosiddetta “Bloody Sunday“, la domenica di sangue.

Il governo britannico riuscì a far credere che i paracadutisti avessero risposto al fuoco, e che le vittime della Bloody Sunday fossero in qualche modo legate all’IRA, l’esercito indipendentista clandestino irlandese, formazione considerata terroristica dai britannici. In tutta fretta fu avviata un’inchiesta che si concluse pochi giorni dopo; venne scagionato l’operato dei militari e aprendo definitivamente la strada a un conflitto destinato a durare un altro quarto di secolo.

“Quello che accadde quel giorno a Derry cambiò radicalmente il corso degli eventi, trasformando una protesta pacifica in una rivolta armata – spiega lo storico irlandese John Dorney – fino ad allora, la minoranza cattolica aveva creduto che lo Stato dell’Irlanda del Nord fosse riformabile, e si era impegnata con manifestazioni e proteste pacifiche per far cessare le discriminazioni. Ma nelle settimane successive al massacro centinaia di giovani irlandesi si convinsero che protestare pacificamente non serviva a niente, se non a rischiare di essere ammazzati, e andarono a ingrossare le file dell’IRA”.

Gli sviluppi politici e sociali

I problemi tra le due comunità iniziano già dalla creazione dell’Irlanda del Nord, nel 1921; i britannici dividono l’Irlanda in due parti, una appartenente alla corona inglese e l’altra che andrà a formare lo Stato libero irlandese nel 1922.

La maggior parte della popolazione dell’Irlanda del Nord era protestate e unionista, favorevole all’unione con la Gran Bretagna. Tuttavia era presente una cospicua minoranza cattolica che non accettava il nuovo assetto dello Stato; si premeva per una unificazione dell’Irlanda che comprendesse anche la parte Nord.

Alle contrapposizioni tra i cittadini di fede religiosa diversa sorsero quelle di formazioni paramilitari terroristiche che puntellarono la storia della regione per lungo tempo. Basterà citarne due, la già citata IRA, l’esercito irlandese repubblicano, formazione cattolica e favorevole all’unione con l’Irlanda e dall’altro lato l’UDA, l’associazione per la difesa dell’Ulster.

Gli attentati terroristici continuarono ben oltre il cessate il fuoco che portò poi nel 1998 all’accordo del Venerdì Santo, in cui le parti in causa, i britannici, gli irlandesi e le formazioni protestanti e cattoliche firmarono un accordo di pace.

Da quel momento l’Irlanda del Nord visse un periodo di pace relativa con un conseguente sviluppo economico. Ma le differenze e le tensioni sotterranee tra le due comunità hanno continuato a segnare le storie dei cittadini dell’Irlanda del Nord fino ad oggi.

Byoblu ha sentito Fulvio Grimaldi, testimone oculare di quel 30 gennaio 1972. Il giornalista è stato, insieme ad un collega francese, l’unico della stampa internazionale a scattare foto esclusive del massacro durante la Bloody Sunday.

Edoardo Gagliardi

BLOODY SUNDAY: IL LUNGO CONFLITTO NORD IRLANDESE TRA CATTOLICI E PROTESTANTI

 

 

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