[Sinistrainrete] Nicoletta Cocchi: Io, terrapiattista femminista

C’è chi pensa che non siano sufficienti finora le letture femministe della pandemia, proprio ora che i corpi sono al centro di decisioni a qualsiasi livello.

 

 

Nicoletta Cocchi: Io, terrapiattista femminista

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Io, terrapiattista femminista

di Nicoletta Cocchi

C’è chi pensa che non siano sufficienti finora le letture femministe della pandemia, proprio ora che i corpi sono al centro di decisioni a qualsiasi livello. Certo, alcune analisi hanno mostrato come la pandemia abbia ulteriormente penalizzato la vita delle donne e aumentato le violenze in tutte le loro forme, ma anche come il covid sia per alcuni aspetti una crisi della cura. E rispetto al green pass? E sul bisogno di riappropriarsi della medicina? E sui diversi dispositivi autoritari approvati, soprattutto in Italia? Un contributo di Nicoletta Cocchi, ricercatrice e traduttrice femminista

242073100 1748252228699285 1449877660569251708 nDa due anni m’interrogo come molte altre su quello che sta accadendo alle nostre vite e alle scelte che siamo chiamate a fare sui nostri corpi cercando di darmi risposte posizionate, incarnate, alias femministe. Fin dall’inizio dell’emergenza ho cercato di non oppormi aprioristicamente alle difficili scelte dei nostri governi, ma di fronte ai tanti divieti, prescrizioni, recinzioni e gabbie fisiche e mentali che si alternavano a misure di allentamento per poi tornare con una presa sempre più totalitaria sulle nostre vite, il mio atteggiamento è cambiato. Ogni mia previsione, anche la più distopica, si verificava regolarmente.

Allora come oggi mi guardo intorno, m’informo cercando fonti attendibili, parlo e discuto con vicine/i, amiche femministe e non, dosando le parole in acrobatiche conversazioni per non infilarmi in contrapposizioni prive di soluzioni, cerco dati, prove, tento ragionamenti. Quando, non più tardi di qualche mese fa, la presunta nuova normalità sembrava essersi imposta, ho avuto la certezza che qualcosa si era irrimediabilmente rotto, e gli ultimi decreti che entreranno in vigore in questi giorni mi danno la conferma che così è. Sono tra coloro che hanno scelto di non vaccinarsi, dunque non partecipo a convegni, incontri in librerie, non frequento biblioteche e nemmeno più l’associazione di donne che ho frequentato per anni, e naturalmente non vado al ristorante e al cinema.

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Melinda Wenner Moyer: Generazione COVID: la pandemia sta influenzando il cervello dei bambini?

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Generazione COVID: la pandemia sta influenzando il cervello dei bambini?*

di Melinda Wenner Moyer

124947491 0da63144 eef8 436b 8f24 239e7c092693Come molti pediatri, Dani Dumitriu era in allerta per il possibile impatto dell’arrivo del coronavirus SARS-CoV-2 nei suoi reparti, ma si era sentita sollevata quando la maggior parte dei neonati del suo ospedale che erano stati esposti al COVID-19 sembravano stare bene. Conoscendo gli effetti di Zika e di altri virus, che possono causare difetti alla nascita, i medici erano attenti a questo tipo di problemi.

Tuttavia erano seguiti a ruota gli indizi di una tendenza più sottile e insidiosa. Dumitriu e il suo gruppo al NewYork-Presbyterian Morgan Stanley Children’s Hospital di New York avevano a disposizione dati sullo sviluppo infantile raccolti in due anni: dalla fine del 2017, avevano analizzato la comunicazione e le capacità motorie dei bambini fino a sei mesi. Pensando che sarebbe stato interessante confrontare i risultati dei bambini nati prima e durante la pandemia, Dumitriu aveva quindi chiesto al suo collega Morgan Firestein, ricercatore post-dottorato alla Columbia University di New York, di valutare se ci fossero differenze nello sviluppo neurologico tra i due gruppi.

Pochi giorni dopo, Firestein ha chiamato Dumitriu in preda all’agitazione. “Ha detto qualcosa come: Siamo in crisi, non so che cosa fare, perché non solo siamo di fronte a un effetto della pandemia, ma è un effetto significativo”, ricorda Dumitriu che rimase sveglia quasi tutta la notte a esaminare i dati. I bambini nati durante la pandemia avevano ottenuto, in media, un punteggio più basso nei test di motricità grossolana (o abilità grosso-motoria), motricità fine e capacità di comunicazione rispetto a quelli nati prima (entrambi i gruppi sono stati valutati dai loro genitori usando un questionario standard). E non importava se il loro genitore naturale era stato infettato dal virus o no; sembrava esserci qualcosa che riguardava l’ambiente stesso della pandemia. Dumitriu era sbalordita. “La sensazione era: oh, mio Dio. Stiamo parlando di centinaia di milioni di bambini.”

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Raffaele Scolari: Note sul pessimismo climatico

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Note sul pessimismo climatico

di Raffaele Scolari

pessimismPrendo spunto da due testi pubblicati recentemente su climalteranti.it. Il primo è una recensione del nuovo libro di Michael Mann, La nuova guerra del clima, in cui il climatologo americano, oltre a mettere in guardia contro le nuove forme di negazionismo camuffato, pone in risalto la pericolosità di visioni “eccessivamente cupe del nostro futuro”. Il secondo articolo verte sulla COP 26 di Glasgow e sui risultati che essa potrà produrre. Anche in questo caso vi è una sorta di messa in guardia: contro “una visione semplicistica del negoziato sul clima”. Secondo questo post, la contrapposizione “successo vs. fallimento” è fuorviante, perché ignora sia la complessità delle trattative sia i risultati intermedi che, come in occasione di passate edizioni, possono essere ottenuti e che comunque, ai fini di una efficace lotta contro i cambiamenti climatici, sono molto importanti.

Qui di seguito intendo, se non proprio mettere in guardia contro queste e altre simili messe in guardia, presentare alcune riflessioni critiche al loro riguardo. Per cominciare una nota sul titolo del saggio di Mann: considero l’impiego della metafora della guerra in riferimento al riscaldamento globale come problematico e opinabile, e comunque contradditorio rispetto al dichiarato intento di denunciare i facili allarmismi e pessimismi. Data la natura dell’oggetto in questione, il clima mondiale, se di guerra si tratta, quella contro il Climate change deve o dovrà necessariamente assumer l’aspetto di una guerra totale, contro un nemico assai potente e da tempo conosciuto, e in cui nessuno potrà risparmiarsi. Sennonché il nemico non risiede dall’altra parte della frontiera o del mare, bensì è in mezzo a noi, nelle nostre distese metropolitane, nei gangli del potere politico ed economico e pure nelle nostre menti e abitudini, talché se proprio si vuol ricorrere alla metaforica bellica, meglio sarebbe parlare di “nuova guerra civile del clima”.

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Marco Palladino: Questo paese è una città in fiamme

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Questo paese è una città in fiamme

di Marco Palladino

Siamo andati oltre la nausea. Oltre ogni immondizia immaginabile. Questa politica e queste istituzioni, offenderebbero una discarica. Gente che fa solenni promesse, poi smentite senza vergogna. Come succede ormai da tempo, vincono gli usurpatori e gli occupanti stranieri. Grazie a dei veri e propri maggiordomi, che non sanno neanche offrire uno spettacolo accettabile.

Il timone è saldamente in mano ai “mercati” che dal giorno del Britannia, ci tengono in scacco. Questo all’apice. Nei piani sottostanti, quelli dei luogotenenti, una guerra tra bande da fare invidia alla Chicago del 1929.

Come dimostra la vicenda Belloni, responsabile dei servizi, lanciata vincente ieri sera e impallinata immediatamente in primis da Renzi. Illuminante lo scontro acceso tra quest’ultimo e il re della maratone televisive, che ha sfiorato l’offesa personale. Una mattanza che ha operato persino all’interno delle singole formazioni politiche: Conte contro Di Maio, Salvini contro Giorgetti. Per il bene dell’Italia, statene certi.

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Nico Maccentelli: L’orchestrina di Auschwitz

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L’orchestrina di Auschwitz

di Nico Maccentelli

Un mio caro amico, un compagno che è tra i gestori di un centro sociale (ovviamente non menziono né nome né luogo) ha disdetto una ricorrenza piuttosto significativa: quella dello striscione del Drago dell’Autonomia Operaia del ’77 bolognese. Per fare la festa sarebbe occorso il green pass. E ve lo immaginate compagne e compagni che ancora si riconoscono in quella storia di sinistra rivoluzionaria e di classe, dover esibire il pass che oggi discrimina le persone… un ossimoro, una contraddizione palese e diciamolo: umiliante.

Così, questo compagno ha fatto un esempio, pur paradossale, ma che mi ha fatto pensare: controllare il green pass sarebbe come l’orchestrina di Auschwitz che accoglieva i deportati usciti dai vagoni bestiame e che andavano incontro al loro tragico destino. Una musica ironica per dei buoi che oggi non capiscono dove vanno e che accettano inconsapevoli il macello.

Buoi tra i buoi indottrinati dalla propaganda di regime… è quello che si sono rivelati molti compagni e intere piccole organizzazioni della sinistra di classe e sindacale, diciamolo, ininfluenti da decenni e ora si capisce anche il perché.

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Nicolo Biondi: Il realismo capitalista e la costruzione dell’uomo economico

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Il realismo capitalista e la costruzione dell’uomo economico

di Nicolo Biondi

Nel 2009 Mark Fisher pubblicava Realismo capitalista, un’opera il cui sottotitolo parla da solo: Esiste un’alternativa? Fisher intendeva esprimere, con l’amarezza tipica di un intellettuale consapevole dell’irreversibilità dei processi di lunga durata, il fatto che all’inizio del Ventunesimo secolo il sistema capitalistico sembra ormai costituire l’intero orizzonte del possibile e dell’immaginabile, al punto che l’affermazione propagandistica di Margareth Thatcher “there is no alternative” è ormai diventata la convinzione fondamentale che struttura l’immagine del mondo oggi diffusa nella popolazione. Che non ci sia alcuna alternativa rispetto ad una società strutturata intorno ai processi di mercato, alle diseguaglianze che conseguono agli esiti spontanei del mercato capitalisticamente strutturato, alla competizione interindividuale, alla necessità di concepire sé stessi come imprenditori in possesso di un capitale umano e che devono economizzare costantemente nell’uso del proprio tempo e raggiungere il maggior risultato nelle relazioni con gli altri, è ormai semplice “senso comune”, una pura e semplice constatazione dell’incontestabile “normalità delle cose”.

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Moreno Biagioni: Lanterne verdi

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Lanterne verdi

Ovvero la necessità urgente di un forte impegno antirazzista

di Moreno Biagioni

In un periodo in cui, per impedire l’accesso sul suolo europeo a richiedenti asilo, profughi/e, migranti, sorgono muri e non si soccorre chi naufraga in mare, diviene ancora più necessario impegnarsi sul terreno dell’accoglienza solidale e dell’antirazzismo.

Tanto più che adesso è messa sotto accusa l’idea stessa di solidarietà (si veda la condanna di Mimmo Lucano e l’incriminazione, poi rientrata, delle persone che a Trieste davano rifugio e sostegno ai migranti provenienti dalla rotta balcanica) ed occorre quindi riaffermarla come principio basilare della convivenza umana.

Per questo vorremmo qui riproporre le iniziative della Rete Antirazzista che da oltre un ventennio si batte in città, a Firenze, contro ogni tipo di discriminazione, sia nella società che a livello delle istituzioni, e di “Umani per r/esistere”, un soggetto nato, sempre a Firenze, al tempo dei Decreti Salvini al fine di unire all’azione di denuncia e di contrasto nei confronti di tali decreti un’attività pratica volta a dare ospitalità a coloro che venivano messi fuori, sulla base appunto delle nuove norme, dai centri di accoglienza istituzionali.

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Silvia Capodivacca: “The Matrix Resurrections”, ritornare nella caverna. Un itinerario filosofico dentro la Matrice

scenari

“The Matrix Resurrections”, ritornare nella caverna. Un itinerario filosofico dentro la Matrice

di Silvia Capodivacca

 

Vent’anni di rapporto uomo-macchine

Il tema che attraversa tutta la saga di Matrix è senza dubbio quello del rapporto tra uomo e tecnologia o uomo-macchine, per utilizzare il linguaggio della sceneggiatura. Nel primo episodio (e a strascico anche nel secondo e terzo) la questione è affrontata nei termini di una contrapposizione, di una lotta tra due universi differenti e inconciliabili, vincolati tra loro da un rapporto di subordinazione che le macchine vorrebbero imporre all’uomo, ma al quale quest’ultimo si ribella combattendo strenuamente per recuperare una dimensione esistenziale autentica al di là della cortina di finzione imposta dal filtro della tecnica. Nel 1999, anno di uscita della pellicola, questa storia aveva saputo toccare un argomento decisamente attuale, e lo aveva fatto in modo da essere molto aderente a quello che era lo spirito del tempo: dinnanzi all’avvento su larga scala di internet e dei suoi annessi e connessi, gran parte del pubblico si sentiva in qualche modo snaturato e avvertiva quindi come una necessità quella di tenere distinta la propria identità dalla quella sovrastrutturale delle macchine.

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Sandro Mezzadra: Il modello cinese e lo spazio del conflitto

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Il modello cinese e lo spazio del conflitto

di Sandro Mezzadra

Una lettura importante, sotto la lente dell’attualità, del libro di Giovanni Arrighi, Adam Smith a Pechino, Mimesis, 2021. Si tratta di una nuova edizione del volume dopo la prima pubblicazione italiana, da tempo esaurita, uscita per Feltrinelli nel 2008 (la prima edizione in inglese è del 2007)

511bfRls3SL. SX329 BO1204203200 Adam Smith a Pechino, di Giovanni Arrighi (2007), è un libro ormai classico. La scomparsa del suo autore solo due anni dopo la pubblicazione mette ancora più in risalto la creatività e l’apertura delle analisi presentate in questo volume, che si muovevano certo all’interno della cornice della “teoria del sistema mondo” e del lavoro dello stesso Arrighi nei decenni precedenti, ma con elementi di significativa innovazione. È dunque meritoria l’iniziativa della casa editrice Mimesis, che propone una nuova edizione del libro, arricchita di una prefazione di Salvo Torre e di una postfazione di Andrea Fumagalli. Rileggere Adam Smith a Pechino nel tempo della pandemia, e mentre tensioni crescenti segnano i mutamenti dell’ordine e del disordine mondiale, getta nuova luce su alcune delle tesi di fondo di Arrighi. Ne proporrò naturalmente una lettura selettiva, isolando alcune questioni che mi sembrano particolarmente importanti.

Adam Smith appare qui un pensatore lontano dall’immagine abituale di apologeta di un capitalismo in pieno sviluppo. Certamente teorico di una società di mercato, Smith considera tuttavia “lo sviluppo economico come processo inserito (embedded) in uno specifico ambito geografico, sociale e istituzionale e che in tale ambito trova anche i propri limiti”. Il capitalismo, definito da Arrighi a partire dallo stretto nesso tra capitale e Stato (tra accumulazione illimitata di capitale e accumulazione illimitata di potere) assume nella prospettiva di Smith caratteri profondamente “innaturali”. E si dispiega storicamente attraverso un “ciclo delle egemonie” che, nel passaggio di testimone dalla Repubblica di Genova ai Paesi Bassi, dall’Inghilterra agli USA, ne articola e garantisce l’estensione globale. Marx e Braudel, Schumpeter e Wallerstein sono i principali riferimenti teorici di Arrighi, che propone qui in forma sintetica i lineamenti di un’analisi sviluppata altrove in modo più ampio (in particolare in Il lungo ventesimo secolo, del 1994).

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Gigi Roggero: Dove non è il luogo e quando non è il momento (seconda parte)

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Dove non è il luogo e quando non è il momento (seconda parte)

Lenin, Luxemburg, i populisti: lotta di classe e sviluppo del capitalismo

di Gigi Roggero

0e99dc 52a1d6e5a3da4e979de7f6d91ecacbbfmv2Il saggio di Gigi Roggero che pubblichiamo per la prima volta in italiano, suddiviso in due parti, (qui la prima parte) è stato scritto nel 2012 per un volume curato dagli studiosi militanti della rivista polacca «Praktyka Teoretyczna». Come indicato nel sottotitolo, viene trattato il rapporto critico tra Lenin, Luxemburg e i populisti russi rispetto alla questione dello sviluppo del capitalismo. Più precisamente, da un lato viene tratteggiata in chiave genealogica la polemica di Lenin contro i populisti dell’ultimo decennio dell’Ottocento, sbiaditi eredi di una grande tradizione rivoluzionaria; dall’altro, vengono analizzate le ricchezze e i vicoli ciechi della lettura luxemburghiana dell’accumulazione del capitale. Lungi dall’essere un tema di semplice interesse storiografico, la tensione dell’intero testo è volta all’evidenziazione dell’attualità e della posta in palio politica di quel dibattito apparentemente remoto.

* * * *

2. Il mercato mondiale è ancora sempre in formazione?

Anche in questo caso, la contraddizione tra forze produttive e rapporti di produzione, interamente dentro al rapporto di capitale (ciò che faceva dire a Marx che «la vera barriera della produzione capitalistica è il capitale stesso»), è stata decentrata e trasformata in una dicotomia tra interno ed esterno. Dicotomia che, si badi bene, quando Luxemburg scriveva era indubbiamente radicata nella realtà, ma la cui tendenziale scomparsa – come lo scenario attuale dimostra – non avrebbe significato il crollo del capitalismo. Eppure, secondo Luxemburg, è questo il vicolo cieco di Marx, ciò che rende la sua astrazione del sistema capitalistico irrealizzabile nella sua forma pura: «Una volta raggiunto il risultato finale – che rimane tuttavia una costruzione teorica –, l’accumulazione diventa impossibile: la realizzazione e capitalizzazione del plusvalore si trasforma in un problema insolubile.

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coniarerivolta: Il lavoro povero e la povertà della politica economica

coniarerivolta

Il lavoro povero e la povertà della politica economica

di coniarerivolta

Sono state di recente pubblicate le conclusioni del Gruppo di lavoro “Interventi e misure di contrasto alla povertà lavorativa”, elaborate da un gruppo di esperti su iniziativa del Ministro del Lavoro Andrea Orlando, nel quale si evidenziano alcuni aspetti preoccupanti delle condizioni economiche dei lavoratori nel nostro Paese. Un aspetto che emerge in maniera, ahinoi, particolarmente lampante, è il progressivo e inesorabile impoverimento dei lavoratori. Si tratta di un fenomeno che di certo non costituisce una novità. Il nuovo rapporto, però, ci permette, anche attraverso la constatazione di alcuni suoi limiti, di mettere in risalto le cause profonde di questo sfacelo.

Prima di venire ai dati, occorre specificare che il rapporto si focalizza su coloro che, pur avendo un lavoro, versano – o rischiano di versare – in una condizione di povertà. Ciò significa che non stiamo parlando dello stato o del rischio di povertà di tutta la popolazione, ma solo di coloro che hanno ‘la fortuna’ di avere un lavoro.

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Il Chimico Scettico: Perchè quel che è fatto è fatto

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Perchè quel che è fatto è fatto

di Il Chimico Scettico

Era il 2019, quindi l’altro ieri. Ma in realtà oggi siamo in una nuova era, rispetto al 2019, e la fondazione, o meglio il suo volto pubblico, nella nuova era ha trovato una nuova dimensione e nuovi temi – i vecchi cavalli di battaglia sono spariti dalla circolazione. L’obiezione classica è “si tratta di tagli al tendenziale, la spesa sanitaria invece è aumentata”. Parrebbe che quindi siano aumentate le risorse del comparto sanità pubblica. Poi fai il conto di quante strutture sanitarie sono state chiuse, di quanto è calato il numero delle guardie mediche e dei medici di base e francamente viene difficile credere a “più risorse per la sanità pubblica negli ultimi 10 anni”.

Detto questo…

La vertenza del personale sanitario non dovrebbe essere con i cittadini.

La vertenza dei pazienti non dovrebbe essere con altri pazienti.

Ma quel che è fatto è fatto, pare.

Il 14 dicembre scorso Jeremy Corbyn twittava: “Stasera mi opporrò all’obbligo vaccinale per lo staff di NHS e l’introduzione di passaporti vaccinali. Entrambe le misure sono controproduttive e creeranno divisione quando abbiamo bisogno di cooperazione e unità”.

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Sebastiano Isaia: Ricordare e – soprattutto – capire

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Ricordare e – soprattutto – capire

di Sebastiano Isaia

Coloro che scelgono il male minore, dimenticano molto rapidamente di aver scelto il male (Hannah Arendt)

Scrive oggi Mattia Feltri: «Ogni indagine segnala in crescita gli episodi di antisemitismo da molti anni, e specialmente in questi di pandemia, in cui l’inafferrabilità della minaccia virale ingrassa le superstizioni. I social, luogo delle viscere per loro natura, diventano il ricettacolo di quelle eterne menzogne che sono le cariatidi dell’antisemitismo: gli ebrei sono avidi, gli ebrei sono truffatori, gli ebrei sono doppi, gli ebrei sono dei succhiatori di sangue, gli ebrei complottano contro di noi. Nel Giorno della memoria dobbiamo anzitutto ricordarci che l’antisemitismo ancora erutta da sotto i nostri rancori perché, come disse l’immenso Vasilij Grossman, dimmi di quali colpe accusi gli ebrei, ti dirò quali colpe hai» (La Stampa). Non c’è dubbio. Ma la questione si esaurisce in questa pur giusta presa d’atto?

A mio avviso dovremmo in primo luogo domandarci com’è possibile che ancora oggi, nell’epoca della tecnoscienza più avanzata (e sfrenata), dei viaggi spaziali e dell’Intelligenza Artificiale trovino spazio nella testa delle persone idee e sentimenti vecchi di secoli, se non addirittura di millenni.

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Miguel Martinez: Le bimbe ci ripiombano nei tempi più bui!

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Le bimbe ci ripiombano nei tempi più bui!

di Miguel Martinez

Quando si pensava che tra Covid, guerra mondiale imminente a oriente, le prime Olimpiadi invernali su neve interamente artificiale ed elezioni del Presidente della Repubblica avessimo toccato il fondo…

Arriva una notizia sconvolgente, da Venturina Terme, che è una frazione di Campiglia Marittima, che se non sapete dov’è sta nell’angolo più remoto della provincia di Livorno.

Sulla pagina nazionale del sito di Repubblica, apprendo che la sindaca di Campiglia Marittima ha scritto su una pagina Facebook quanto segue, e che merita di essere citato per intero, come esempio di letteratura contemporanea:

“Una situazione incredibile, da pelle d’oca, sembra di essere ripiombati nei tempi più bui della storia del nostro paese – ha detto la sindaca di Campiglia Marittima, Alberta Ticciati – l’Amministrazione comunale non intende sottacere o banalizzare quanto accaduto che è di una gravità inaudita. Abbiamo invitato la famiglia a fare i propri passi.

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Fabrizio Masucci: Temere la complessità

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Temere la complessità

di Fabrizio Masucci

Ospitiamo con grande gioia un bellissimo contributo, colto e profondo, che Fabrizio Masucci ci ha regalato. È un grande onore per noi ospitarlo e diffonderlo. Ricordiamo che Masucci ha dato le dimissioni dalla carica di presidente e dal ruolo di direttore del Museo Cappella Sansevero, quando hanno imposto il green pass per accedere al museo, con una lettera potente che invitiamo a leggere (1)

Immaginate sui mezzi di comunicazione: toni e contenuti esasperati, una tavolozza retorica grezza e morbosa, un vocabolario limitato e cupo, una brutale intimidazione – attraverso l’uso ricattatorio delle morti e del dolore – di ogni tentativo di ragionamento articolato, un’acritica e volenterosa adesione a una strategia presentata stolidamente da governo ed esperti come l’unica possibile. Ora mescolate il tutto con l’onnipresenza del messaggio. “Benvenuti in America, più o meno nel 2003”.

Perché, che avevate capito? A questo sforzo immaginativo ci invita George Saunders, uno degli scrittori statunitensi contemporanei più influenti (che brutta parola, direi piuttosto: uno dei più bravi!), all’inizio del suo agile saggio intitolato “L’Uomo col Megafono”, che restituisce con impietosa lucidità lo stato pietoso dei media americani nella fase successiva all’11 settembre 2001.

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