Fulvio Grimaldi: “La guerra virtuale nel metacampo e la guerra reale per il capovolgimento del mondo”

In questa puntata di “O green o verde” su Byoblu (ogni lunedì alle 21.30 canale 262 digitale terrestre) affronto per la seconda volta l’operazione globalista degli spostamenti indotti di popolazioni.

 

Un’operazione che si affianca ed è complementare alle altre, sinergiche, della stessa strategia economica, sociale, politica e culturale per il Nuovo Ordine Mondiale. Strategia creativa che ora ha promosso una sua nuova acutizzazione inducendo nella popolazione ucraina e internazionale l’artificiale terrore di una guerra inventata da regimi e media occidentali. Per l’Ucraina da buttare da questa propaganda ci si aspetta l’esodo di ben 5 milioni di profughi. Nessuno verso gli Stati Uniti, motore principale della manovra, tutti in un’Europa, già pesantemente provata da altre annose migrazioni, sollecitate da identici operativi all’origine e alla destinazione.

E così ci troviamo davanti all’evidenza dei risultati che i protagonisti della guerra fantasma, USA e NATO, si ripromettono dalla loro operazione, o hanno già conseguito.

Metaguerra in Ucraina 

1) Una guerra metaverso dei neocon occidentali e una vera contro il Donbass finalizzate alla parossistica criminalizzazione di Putin e della Russia, ordinata a un sistema mediatico ridottosi a mera trombetta, strepitata ma stonata e sfiatata, della truffa ordita dai vertici finanziari globalisti della biotecnodittatura. Quelli che, dall’alto delle loro piramidi oligarchiche, danno dell’oligarca a tutti i russi. E lo squittiscono anche coloro che, da noi, sono degli yo-yo in mano ai Blackrock, Vanguard, Street State e, a scendere, dei McKinsey (che governa il nostro PNRR), Goldman Sachs, Bic Pharma, Silicon Valley e depopolatori vari.

Un contributo terra terra al gigantesco falso lo danno i soliti “analisti” dall’ordine di servizio CIA incorporato e un gregge di avventizi con l’elmetto che, miracolati dalla “guerra”, da lontanissimi hotel sul “campo”  straparlano  di  battaglie che non ci sono e si sono dimenticati dell’unica che c’è da otto anni. Umiliano l’unica forma nobile rimasta di un giornalismo fondato sulla realtà vissuta, quella dell’inviato di guerra (da tempo ridottasi a dei copia e incolla redatti dal banco del bar nell’Hotel). Là dove questi danno ampio spunto agli sghignazzi, sopperiscono i telecreativi che descrivono la “guerra” alla mano di videogiochi. E, con assoluto rispetto per i principi della libertà di stampa, si sopprimono i due canali dell’informazione russa in Occidente (Sputnik e RT), con simultanea citazione entusiasta delle verità riconosciute ai canali indipendenti che pur sopravvivono nell’autocrazia dello Zar, grazie anche alle liberalità di George Soros.

Guerra vera al Donbass 

C’è da osservare che la massiccia mistificazione dell’operazione virusiana, condotta in parallelo e sinergia, ha ridotto intere popolazioni a una tale perdita di buonsenso e perspicacia, da accettare a occhi spenti le ridicole cronache di una “guerra” inesistente. Una guerra rappresentata dai bagliori di esplosioni all’orizzonte, sempre gli stessi, un palazzo sventrato, sempre quello, ripreso da varie angolazioni, ma neanche una foto o un video, non dico di professionisti, ma di qualche soldato ucraino, ovviamente dotato di cellulare fotografante, coinvolto nelle numerose e “durissime battaglie” di qua e di là per il paese. Tutto questo ha provocato nel pubblico, da due anni ammaestrato, compunta partecipazione e neanche l’accenno di uno sghignazzo.

Il volgo e l’ìinclita hanno imparato nulla dal precedente libico, quando la presa di Tripoli da parte degli scagnozzi jihadisti NATO, è stata agevolata dalle immagini su tutte le tv di una Piazza Verde a Tripoli occupata dai jihadisti, festeggiati da popolazioni acclamanti. Non era vero, ma era la piazza tripolina interamente ricostruita nel deserto degli emirati e messa in onda in tutto il mondo, a segno che la guerra NATO alla Libia era vinta.

2) La resurrezione di una piccola fetta della società russa, nostalgica di Eltsin e dei suoi baratti con l’Occidente in cambio di munifici guiderdoni personali. Quota di riferimento degli oligarchi, quinte colonne nella Russia putiniana, chiamata da CIA e NED all’adunata quando si tratti di far casino per Navalny, o di denunciare brogli in qualsiasi elezione si tenga nel paese. Questo allo scopo, abbastanza illusorio, di provocare spaccature nella società russa e di renderle credibili all’opinione occidentale bell’e decerebrata dal chiasso assordante di schermi e carta stampata unificati.

3) Il rovesciamento sull’Europa, e solo sull’Europa, di milioni di “profughi” ucraini. Profughi non dalla guerra, che ancora non c’è, ma da una condizione sociale infima, determinata dalla “protezione economica” dell’UE e da un governo incredibilmente inetto e corrotto, in diretta successione del colpo di Stato nazi-statunitense del 2014. Massa di profughi, preziosi “camerieri e badanti” nella felice definizione della mia ex-direttrice Lucia Annunziata, che aggiunta alle popolazioni strappate dai sud saccheggiati del mondo, è utilizzata per deprimere ulteriormente, col suo peso socioeconomico, la già forte concorrenza che l’Europa svolgeva nei confronti dei poteri multinazionali statunitensi.

Profughi. Stavolta ben vestiti 

4) Lo scaricamento di enormi volumi di armamenti europei (italiani compresi) e statunitensi in Ucraina e nei paesi vicini, con lo scopo di avere a disposizione quanto occorre per l’evenienza (voluta da larghi settori americani ed europei) di un autentico assalto alla Russia. Sempre a condizione che non venga redenta dall’interno e da un sognato isolamento internazionale aggiunto all’effetto auspicato delle “sanzioni devastanti”. Il corollario di questo riarmo ad est è il profitto che ne traggono le industrie delle armi, bonus concesso da Nato e USA all’Europa da tenere sotto scacco e altrettanto remunerativa apertura alla licenza di superare ogni vincolo alla vendita di armi a chiunque.

5) Apoteosi armamentaria, materiale come psicoculturale, il nuovo Zeitgeist, che ricompatta i vari peduncoli europei in una NATO sgangherata e largamente percepita  come onere del tutto superfluo, diventata  la brutta copia della prospera edizione combattente su vari fronti, dalla Serbia all’Iraq, dall’Afghanistan al Medioriente, però uscitane come Fantozzi dall’incontro con il  Super Mega Direttore.

E allora, articolo 5 bis,  ecco che avanza uno strano alieno che, ridotta in poltiglia prima il patrimonio industriale italiano e poi , tramite virus, lo stesso popolo che da quegli asset  traeva lavoro, benessere e prestigio, ne sbianchetta via via la Costituzione. I fuochi d’artificio sull’orizzonte di Kiev vi hanno impedito di accorgervi come ora, con un semplice decreto, abbia piazzato le sue truppe nel buco dove stava scritto “L’Italia repudia la guerra” e ora ci sia  la scritta “Pronti alla Terza Guerra Mondiale”. Compari nel crimine, UE e  Italia hanno aggiunto un altro ai loro mille peccati mortali: ufficialmente (e non più di soppiatto) forniture si armi a un paese belligerante: la violazione del più grande dei tabù.

6) Il blocco del gas, con cui l’UE si è frantumata la minchia, UE che ne campava quanto a calore, frescura, luce e funzionamento di macchinari, e la sua sostituzione con quasi niente. Cioè con lo sporchissimo gas USA da scisti, tirato fuori da un sottosuolo stuprato con chimica ed esplosioni, liquefatto, messo a -160° su  navi-cisterna speciali, delle quali ne esistono pochissime, scaricato in porti attrezzati, dei quali ne esistono pochissimi, rigassificato in pochissime centrali speciali che ancora non ci sono, e poi immesso in tubi da costruire.

E’ la transizione ecologica che non può non ridarci il carbone e la legna del bosco da abbattere, oltre a prezzi stratosferici di ogni consumo indispensabile, tanto da far scomparire nel sottoproletariato, se non alle mense di Sant’Egidio (che campa di tutto questo), quel che rimane del ceto medio. Per la maggiore gioia di Greta Thunberg e dei suoi apostolini che non hanno mai saputo dire una sola parolina sull’effetto ecologico delle guerre (anche di quelle di fantasia).

7) I pacifisti richiamati in piazza e ivi ingigantiti e moltiplicati, con particolare sollecitudine dal giornaletto, scritto malissimo, ma in deliquio globalimperialista e waco, “il manifesto”, hanno ritrovato una loro causa. L’assopimento che ha accompagnato le guerre e i genocidi a raffica degli ultimi trent’anni, per disintegrare e spolpare Iraq, Jugoslavia, Serbia, Libia, Siria, Afghanistan, i colpi di Stato cruenti  contro Ucraina, Honduras, Bolivia, Paraguay, Venezuela e Nicaragua (tentati), è stato seguito dal risveglio di scatto per finalmente la causa giusta. Quella del padrone, del guerrafondaio, del decostruttore.

O in termini di parata trionfale, con banda e passo dell’oca, o in termini di chi spia guardingo dalla finestra. Questi ultimi, che hanno per proprio quotidiano quello stesso “manifesto”, sono nati come “Né-Né al tempo dell’apparentemente neutrale, ma fortemente pencolante Nè con la Nato Né con Saddam, poco dopo ribadito con Né con la Nato, Né con Milosevic. E’ gente che sta con la parte vincente, ma con il culo degli altri.

8) La ritrovata continuità organica, occultata, ma fondamentalmente da sempre perseguita con i primi esperimenti negli anni venti e trenta in Germania e Italia, ne esce rafforzata e ora splendidamente esibita nella sua veste più avanzata e pubblicamente vantata. I reggimenti nazisti che sostengono il Reichstag costruito a Maidan otto anni fa, ne sono solo il segno più rozzo e infantile. Klaus Schwab, il super-Fuehrer a  Davos del Grande Reset,  ci annuncia un’ulteriore “Grande Crisi”, dopo i successi del quasi accantonato leviatano pandemico, dallo sguardo paralizzante di Medusa. Dunque, “non abbassare la guardia!”  intimano nella seconda persona singolare. Ma la intendono nella prima persona plurale

Incominciano i tempi supplementari e vedrete che finiremo ai rigori. La partita non si gioca a Kiev, ma nel campetto sotto casa.

Ucraini divergenti

Fulvio Grimaldi

28/02/2022

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LA GUERRA CHE C’E’, QUELLA CHE NON C’E’ E QUELLA FATTA A/DA NOI

Integro un mio post diffuso ieri, intitolato “Guerra virtuale nel Metaverso….” In cui esprimevo la mia impressione che in Ucraina si tratti di un conflitto in grande misura inventato. Ribadisco l’idea.

Quello che a noi arriva dai comunicatori (non chiamiamoli giornalisti) e commentatori è tutto fondato su quanto l’apparato del regime di Kiev fa sapere a inviati asserragliati nei loro hotel, lontani da qualsiasi azione sul campo, che quindi, rinunciando al mestiere nobilissimo dell’inviato di guerra, fanno da camera dell’eco alla propaganda di regime. Con, peraltro, piena soddisfazione dei rilanciatori a casa. Una guerra, resa invisibile a chi la dovrebbe documentare e ne mostra solo foto di repertorio, quando non ricorre a vecchi videogiochi per raccontare una “pioggia di missili”, fornisce convincenti motivi, specie a chi ha esperienza in proposito, per dubitarne.

Tanto più che delle immagini, invisibili, di atrocità, distruzioni e morti subite, non ne scorre traccia sui nostri schermi, mentre dell’unica guerra che si sa in corso, ma che viene totalmente ignorata, è quella dei resistenti nel Donbass, da otto anni sotto attacco e ora soccorsi da unità russe. Che forze russe intervengano in difesa di una popolazione aggredita da reparti dichiaratamente nazisti, colonna portante anche dell’assetto istituzionale dell’Ucraina, rivelerebbe qualche buona ragione per “l’invasione russa” del criminale dittatore Putin.

In virtù di quanto i grandi strateghi globali intimano al cliente Zelinsky di comunicare, si sono a tal punto invertiti attori, cause, e obiettivi del confronto USA, NATO, UE con la Russia, da assolvere i regimi UE da ogni reato di violazione della norma internazionale, che vieta l’export di armi a Stati in azione belligerante. Con la conseguenza di fare in modo che l’UE e i governi europei riversano le terrificanti conseguenze economiche e sociali della manovra sui propri popoli. Alla loro insaputa di quanto succede e perché.

Avendo potuto riferire dal luogo degli accadimenti bellici, a cui nessuna “dittatura” mi ha mai impedito l’accesso e il lavoro, né in Iraq, né in Libia, né in Siria, né in Irlanda del Nord, né ovunque, ho anche lunga esperienza di come operano certi colleghi occidentali giustamente definiti “embedded” e poi “presstitute”, che ora ritrovo in Ucraina, a fare il giro dei loro alberghi.

LA VOCE DELL’ALTRO NON DEVE ESSERE SENTITA.

A creare questa situazione è indispensabile silenziare ogni voce dissenziente e, subito subito, quella del “nemico”. A Belgrado, nei primi giorni dei bombardamenti del 1999, vidi radere al suolo il centro della TV di Stato, con dentro 17 tra giornalisti e tecnici. Stessa cosa a Baghdad nel 2003, in Libia e Siria nel 2011. E l’idea che in Occidente, o almeno in quell’euro-atlantista, hanno della democrazie e del pluralismo delle voci.

Bombardare a Mosca la TASS, sarebbe eccessivo e anche imbarazzante. E allora, davanti al cattivo esempio di Putin, che lascia in vita giornali e canali di opposizione critici del regime, ma “indipendenti” grazie a mezzi spesso assicurati dalla Open Society di Soros, o dalla National Endowment for Democracy (che ospita nel retrobottega la CIA), si procede a mozzare la lingua (e a tappare a noi occhi e orecchie) di chi dice altro. Ieri un’Ursula von der Leyen raggiante, che in Ucraina favorisce gli eredi dei suoi connazionali che hanno fatto Marzabotto, ha dato la notizia che in Europa vanno silenziati e chiusi le due fonti d’informazione russe, Sputnik e RT. Media che, fino a ieri, ci mantenevano in ambito democratico dandoci la loro versione dei fatti dell’Ucraina e del mondo.

Già infantilizzati a dovere dall’informazione e dai diktat pandemici, a noi non spetta la facoltà di discriminare tra verità del rispettivo nostro Ministero e l’odiosa propaganda e disinformazione dei russi.

Magari i comunicati del governo russo e delle sue forze armate potranno contenere elementi di propaganda, quando ci dicono che non è mai stato colpito un obiettivo civile e che i bombardamenti hanno distrutto fino a ieri solo 1.146 infrastrutture militari (posti di controllo e comunicazione, carri armati, aerei ed elicotteri, difese antiaeree, lanciamissili, artiglieria di campagna, missili e radar). Riferiscono anche dell’avanzata di alcuni chilometri delle forze delle Repubbliche popolari di Donetsk e Lugansk. Notizie che potrebbero risultare imbarazzanti per la narrazione ucraina dell’eroica resistenza, strada per strada, dei soldati e del sacrificio di civili, donne e bambini, che nessuno, neanche con un cellulare riesce a riprendere. E’ che è dunque pericoloso far conoscere a dei bambini.

Ognuno creda quel che vuole, ma una guerra c’è, già c’era dal 2014, l’altra si racconta. Quello che non si racconta, se non in bisbigli angosciati, è quanto i salvatori dell’Ucraina ci faranno pagare il loro buoncuore in termini di paura, fame, degrado. E l’emergenza? Non è mica anche per tutto questo che viene prolungata a fine anno? Il virus non gli è bastato. Anzi, gli ha aperto la strada.

E la Costituzione che lo vieta? La Costi…che?

Fulvio Grimaldi

01/03/2022

MONDOCANE: La guerra virtuale nel metacampo e la guerra reale per il capovolgimento del mondo — MA QUALE UCRAINA! (fulviogrimaldi.blogspot.com)

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