Fulvio Grimaldi: “Ucraina e globalizzazione: zitti zitti stiamo rinazificando!

E l’Italia che c’entra?

 

Fulvio Grimaldi, intervistato da Domenico D’Amico (Playmaster/Movie di Alessandro Amori)

https://playmastermovie.com/il-ruolo-dellitalia-nel-conflitto-in-ucraina-fulvio-grimaldi

 

La NATO e gli USA in Ucraina
Diversamente nazisti
 
Neonazisti ucraini

Ci siamo tenuti un po’ tutti, chi facendolo vedere, chi sentendosene complice e perciò nascondendosi, a scoprire giornalisti, politici, intellettuali, bonzi in corsa precipitosa verso i propri archivi a cancellare quanto avevano scritto, detto (per loro fortuna verba volant), ripetendo i però incancellabili giudizi di ONU e OSCE, appena l’altro giorno. Trattavasi delle oggi esecrabili, ma ieri doverose valutazioni del reggimento Azov, della consorteria Centuria, e di altri “sanguinari terroristi nazisti” incistati nel regime di Kiev e facilitatori di quel colpo di Stato.

Ora quel colpo di Stato ha dovuto diventare una protesta democratica e i cecchini tagliagole dell’Azov imbandierato con la svastica e le insegne delle SS (Divisione “Das Reich”) che commettevano atrocità al pari dei jihadisti, altro mercenariato USA-NATO, sono diventati eroici difensori della patria. Perfino oggi, quando fanno passare per russi i missili che lanciano su ospedali e teatri dei loro concittadini nel Donbass.
Mai così in basso
La Stampa fa passare per russo il bombardamento dei nazi Azov su Donetzk
Il Cancel Culture, che fa parte della visione del mondo di Bersani quando dice “Stiamo alla cronaca, che ci frega della Storia”, per questi è la cancellazione oggi di quello che avevano scritto ieri, è l’affermazione del suo opposto. Si potrebbe anche chiamare “continuity”, che è il termine cinematografico per indicare che una sequenza si riallaccia all’altra. A me viene in mente la mitica e ancora oggi antropologica, rituale ma non sempre,  “uccisione del padre”, di sofoclea memoria (Edipo).

C’è un padre da uccidere per tutti, allo scopo di rinnovarne e ammodernarne funzione e poteri. Si incomincia con Crono e Zeus, si prosegue con l’imperialismo ucciso dai feudatari, questi ultimi uccisi dalla borghesia capitalista e costei a sua volta che va esalando gli ultimi respiri, strangolata dalla globalizzazione dei signori del Nuovo Ordine Mondiale. Sfido qualche testa d’uovo a negare che attraverso queste successioni non si sia mantenuto l’essenziale della cosmologia: il dominio e lo sfruttamento del più forte sul più debole.

Così, ci risiamo e stavolta il papà nazifascista, in appena un paio di decenni del secolo scorso, viene ammazzato dai figli parademocratici, e ora ne vediamo la progenie gettare finalmente la pelle di pecora e riconoscersi in quella discendenza. Cambia la sovrastruttura, non la struttura. Diversamente nazisti. Ma anche meglio.

Dunque è logico, naturale, coerente che si mandino armi ai nazisti ucraini affinchè estendano e prolunghino la guerra  e, grazie a questa, la grande depopolazione del Grande Reset. E che si provi a non farne sapere nulla alla plebe (grazie operai dell’aeroporto di Pisa!!!), come vuole la “struttura” restaurata.

Gli Usa, la Cupola globalista che ne fa uso, vogliono che la guerra in Ucraina continui, anche se l’attor giovane che lì hanno messo in campo incomincia a sudare freddo e farfuglia di accordi con Mosca. Stando così le cose volete che Draghi, garzone di bottega della Cupola pescato nell’iperuranio, non si precipitasse a spedire alle formazioni con la svastica e relativi gangster mercenari da mezzomondo, ogni ben di armamento? E che, diversamente da tutti i paesi europei contribuenti, secretasse il decreto? E’ di nuovo la “struttura” che lo impone. E anche le belle camicie brune dei riceventi.

Quando la lungimiranza vale solo per il domani e la chiaroveggenza solo per l’oggi ed entrambe sono cieche all’ieri, ecco il cranio ed ecco la cantonata

A Di Martedì  trovo un Floris sorprendentemente gentile con un antagonista brutto, sporco e cattivo, come il sottoscritto. Gli serve una miccia ed ecco, pronto accanto a me, Pierluigi Bersani. Il simpatico figlio di benzinaio non è persona da poco, anche se nei vaghi ricordi del popolo non rimane che quel suo incontro con una mucca nel corridoio.

Ma, ragazzi, non scherziamo. Quest’uomo, per quanto politicamente un po’ stazzonato ha dietro sè, molto dietro sè, una storia notevole. Figliuolo di gente non tracimante denari, ce l’ha fatta a laurearsi alla “Alma Mater”, in filosofia! Cioè in pensiero! E’ uno della crème de la crème. Senza neanche menzionare come, con la celebrata “lenzuolata” deregolamentatrice, abbia iniziato la demolizione del piccolo commercio italiano. Già presidente della Regione Emilia Romagna, già ministro, già segretario dell’allora primo partito d’Italia. Roba da far piegare il ginocchio davanti alla di lui poltroncina.

Bersani ha subito attinto alle munizioni fornitegli dalla Casa e dalle circostanze generali e mi ha messo di fronte alla marmorea epigrafe “donne e bambini”, sotto cui si pratica lo schiacciamento di qualsiasi polemista non conforme. E, badate, non si riferiva ai diecimila bambini yemeniti spezzettati dalle nostre bombe, e neppure ai 300.000 morticini imminenti da denutrizione denunciati dalla FAO nello stesso paese. E neppure parlava di donne e bambini scomparsi  nella decina di guerre e dittature riconducibili ai nostri alleati.

Qui si trattava di qualcosa di ben più grave: di bambini e donne che fanno parte di quelle 380 vittime denunciate (prima delle imprese di Donetzk e Mariupol) dall’inconfutabile governo democratico di Kiev. Governo di un funzionario CIA, presidente vero mentre la sua controfigura, Zelensky, va per televisioni e un pugno di “ministri”, in rappresentanza dei partiti e reggimenti nazisti, Pravy Sector, Centuria e Guardia Nazionale con Azov, si occupano degli affari correnti e di come presentarli ai cronisti.

Scurdammoce o passato…

“Ieri, cosa? Non sento bene…”

Ma torniamo al visionario di vacche. Alla sua perorazione contro la decimazione di ucraini, donne e bambini sempre, ho obiettato che quelle perdite di vite potrebbero forse essere la coda di un genocidio strisciante, durato otto anni e realizzato nella resurrezione della sinergia nazismo-imperialismo.

Affezionato a quella vacca, Bersani si è avventurato in un’altra affascinante metafora. Ciò che gli interessa è quanto il bovino (la bovina?) sta mangiando in quel momento per lui. Quella è il presente, è l’attualità “è la cronaca”, ha detto. Al massimo può provare a ipotizzare quale tipo e mole di cacca lascerà in corridoio da lì a poco. Assolutamente insignificanti per lui sono le questioni, di dove venga, chi siano i genitori, quale la mandria, cosa abbia fatto l’altro ieri. Indicando anche che la “storia”, fuffa e polvere, gli fa anche un po’ schifo. Come e chi abbia cucinato, apparecchiato, versato il vino, trucidato donne e bambini, prima, sono “la storia”, mica la cronaca. Chè, vogliamo ruminare ancora nella storia…?

Quindi, quegli otto anni di attacchi, sabotaggi, bombardamenti di civili (civili, nel Donbass, lo sono necessariamente tutti, perfino, pensate, “donne e bambini”), stupri, torture (secondo l’ONU e l’OSCE), che sono tra i motivi principali dell’intervento russo, sono Storia. E vanno lasciati perdere. Lo Zeitgeist del tempo impone che di Storia non ce ne sia, di memoria non ce ne debba essere. Il rischio sarebbe che ci sia gente che ne approfitti per capire le cose del presente, dell’attualità, della cronaca.

Ho raccontato questo episodio di un uomo chiaroveggente e lungimirante, che dichiara di volerlo essere solo da quel momento in poi. Non gli interessa esserlo un attimo prima di entrare nello Studio di Floris. Tanto meno nel giorno che precede l’ingresso russo nel paese che gli stava ammazzando un sacco di russi. Che metaforona, Pierluigi!

Vi mando questa mia intervista di Domenico d’Amico per Playmaster/Movie perchè, a proposito di cancel culture, cancel history, cancel memory, cancel context, che governa anche tutta la vicenda NATO-UE-Russia, simboleggiata da Bersani nel suo “attualismo” rovescista, dobbiamo sapere che contro di noi è un’arma fine del mondo. Nell’intervista esaminiamo questa guerra da varie angolazioni. Tutte tese a illuminare la scena e i suoi sviluppi e connessioni. Senza neppure attualizzare il tutto con la rivelazione che Putin è matto, lebbroso, brucellosico, sclerotico, sifilitico, omofobo e maschilista che pizzica il culo alle cuoche.

Voi, però, restate nella cronaca e, bersanianamente, a pranzo, sghignazzate  in faccia a chi vi chiede se, prima, vi siete lavato i denti. Non è passato quello?

 

Fulvio Grimaldi

18/03/2022

MONDOCANE: UCRAINA E GLOBALIZZAZIONE: ZITTI ZITTI ! STIAMO RINAZIFICANDO… E l’Italia che c’entra? — (fulviogrimaldi.blogspot.com)

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