Pierluigi Fagan: “Dai dubbi su Zelensky ai dubbi di Zelensky”

Visto che ultimamente è d’uso entrare nella testa altrui per dire cosa ha in testa tizio o caio, come si conviene in ogni finzione letteraria che dipani fatti e motivazioni che li causano, vediamo di azzardare una ipotesi mettendoci nei panni del nostro eroe. Da subito abbiamo scritto in forma a dir poco critica contro l’attore ucraino, ma oggi vogliamo metterci nei suoi panni, riconoscendogli almeno la buona fede di chi ora ha un dubbio sulla situazione in cui si è ficcato pensando di aver agio di manovra, che pare stia ora scoprendo non avere affatto.

La composizione allegata è tratta dalla timeline di Repubblica aggiornata a stamane, ore 10.00 (qui da noi). Nei giorni scorsi, Zelensky ha gradatamente preso atto che non entrerà nella NATO e non avrà aerei da combattimento senza i quali il confronto militare coi russi è perso per certo. Ma nei due giorni scorsi, l’ho sentito accennare al fatto che i presunti aiuti militari sbandierati qui in Occidente, tardano ad arrivare. Da quello che faceva trasparire c’è qualche problema solo in parte logistico ed in più parte politico.

Come funziona effettivamente la catena logistica che dovrebbe portare i nuovi sistemi d’arma pesante in Ucraina? Escluso che Romania, Moldova, Ungheria e Slovacchia permettano il transito d’armi pesanti al fronte per paura delle ritorsioni russe che sono state più volte da questi minacciate, e dopo quello che sta succedendo forse ai russi va dato almeno il credito della parola, rimane la sola Polonia. Ma siamo sicuri che invece i polacchi non si curino delle minacce russe? O i tedeschi permettano a Ramstein di far da base per il transito via Polonia? Da come ha parlato al Bundestag, sembra Zelensky sappia cose sui tedeschi che non lo rassicurano affatto. Così per il discorso a NATO e Consiglio europeo. Zelensky ha specificato che è pieno di mitra e missiletti a spalla, ma non è quello che gli serve contro carrarmati, blindati ed Iskander. Pare logico, in effetti.

Stamane invece, se la prende in maniera articolata contro le sanzioni. Annuncia una commissione tecnica che ne valuti l’effettiva efficacia, mette in conto all’Occidente i morti che si potevano evitare con un appoggio più coraggioso e meno chiacchierone, ha ridicolizzato gli ultimatum condizionali settati sull’uso di armi chimiche come condizione necessaria per qualche sforzo in più, ha anticipato i risultati dell’annunciata commissione tecnica dicendo che queste sanzioni sono una beffa o poco più.

A chi parla Zelensky? Sembrerebbe in tutta evidenza parlare agli occidentali, forse d’accordo con gli USA che lo chiamano a forzare le ritrosie e paure degli europei. Può darsi anche se la forza di comunicazione di questi reiterati appelli, l’impatto sulle opinioni pubbliche europee è minima e lui ed i suoi consulenti lo sanno in altrettanta chiara evidenza perché sono dei professionisti. O forse sta parlando ai suoi al fronte, la variabile più problematica per un futuro accordo di pace, per quanto precaria. Quanti morti vogliamo ancora avere senza speranza di poter effettivamente vincere o almeno pareggiare il confitto dal momento che gli alleati parlano molto ma fanno assai poco e male? Cosa ce ne facciamo di un Paese dilaniato e raso al suolo “dopo”? Come verremo giudicati in questo “dopo” dai nostri stessi concittadini che dovranno o meno votarci, magari costretti ad accettare condizioni che accettate subito ci avrebbero salvato dal tributo di sangue e distruzione? Per chi o cosa stiamo combattendo?

A riguardo, si tenga conto dei colloqui ad alto livello che si terranno in Turchia. Questa raffica di dichiarazioni notturne e mattutine sembra una preparazione ed a proposito dei colloqui di pace ci sarebbe anche da domandarsi se è vera la storia degli avvelenamenti non letali e se è vera in capo a chi potrebbe andare per intenzione e guadagno. Questi colloqui di pace sono inutili da quando è iniziato il conflitto, i russi non recederanno mai nella sostanza (forse si può trattare la forma) dalle loro richieste e gli ucraini, viepiù mandati allo sbaraglio, mai vinceranno sul campo. Fino a quando? Mesi, anni secondo Biden. Ma secondo Zelensky? Come se poi Zelensky non sapesse che le sanzioni non hanno mai fatto vincere una guerra a nessuno e se quando e se agiranno sui russi, saranno rimasti in piedi una manciata di ucraini martoriati da settimane, mesi, forse anni di conflitto con una potenza più grande di loro. E come va letta l’uscita dell’intelligence ucraina che teme alla fine una Ucraina coreanizzata?

Allora, forse Zelensky sta dicendo ai suoi “guardate, io chiedo e chiedo disperato, ma questi mi prendono in giro, ci prendono in giro, ci stanno usando per ragioni loro che però non sono del tutto le nostre”. Zelensky ha già sdoganato il problema NATO in Costituzione e su armamenti e nazisti, si sa che l’obiettivo è talmente vago da permettere accordi che facciano dire all’uno “ho vinto” ed all’altro “non ho perso”, stante che comunque in un mese postazioni e strutture militari ucraine e qualche parte delle milizie più agitate è stato sensibilmente ridotto. Ma rimane l’integrità territoriale, Donbass e Crimea.

Zelensky sta forse cercando di crearsi una strada per scaricare sugli alleati la responsabilità di cedere anche su questi? Sta cercando di dire agli sponsor americani e britannici “io ce la metto tutta, ma se voi non siete in grado di aiutarmi sul serio, io debbo andare a patti”.

Ed i russi in tutto ciò? È interesse dei russi Zelensky rimanga nel dopo conflitto? Chi altro potrebbe avere potere e carisma per garantire il rispetto dei patti siglati alla fine della guerra? Quanto va umiliato e quanto invece salvato agli occhi del suo popolo per averlo “dopo”? E come vedono questa operazione che fa l’ucraino, alla fine della quale la NATO, l’Europa e gli stessi USA faranno nei confronti di tutti i più preoccupati paesi dell’est Europa, la figura di chi davanti a 6000 testate atomiche si ferma per sante ragioni rivelando che se nel discorso teorico vale l’idealismo, in quello pratico vale il realismo? E che affidabilità può dare una alleanza del genere per tutti coloro che vorrebbero espandere l’Alleanza a nuovi Paesi, ora pare non solo europei? Ma poi, ai russi conviene facilitare un processo di pace o arrivati a questo punto, preferiranno perseguire l’obiettivo ipotizzato di prendersi comunque mezza Ucraina? A quali prezzi?

E cosa faranno gli europei tra qualche settimana o mesi quando costi dell’energia, materie prime, grano ed olii, milioni e milioni di migranti a cui dare salario, lavoro e case con economie in recessione, renderanno concreta quella promessa che sottolineammo già il giorno dell’inizio del conflitto in un post del 24 febbraio: “Noi europei quindi siamo i veri destinatari del conflitto e del suo sciame di conseguenze. I princìpi, ammesso noi se ne abbia davvero, e l’ignavia ovvero il nostro non prenderci le reali responsabilità del mondo complesso, costano. Forse Putin, ci renderà noto quanto.”. E’ antipatico dirlo, ma che effetto farà dare i ventilati mille euro al mese di sussistenza ad ogni ucraino migrato quando avremo disoccupazione indigena a due cifre?

Ipotesi, congetture, strategie. Facciamo uso pubblico della ragione applicata ai fatti che vediamo, ma siamo anche costretti ad immaginare quelli che non vediamo. Se i primi sono del regno delle interpretazioni, i secondi sono del tutto in quelli dell’immaginazione per quanto ragionata. C’è solo una colpa umana più grave del permettere che tutto ciò che sta accadendo accada, il non capire perché accade.

Pierluigi Fagan

29/03/2022

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