Il ‘whitewashing’ dei nazisti non aiuta l’Ucraina

Gli stessi media occidentali che una volta documentavano e condannavano l’estrema destra ucraina, ora la minimizzano e addirittura riabilitano i suoi leader – inclusi i veri nazisti. Tale apologetica non sta facendo alcun favore agli ucraini o alla loro lotta contro l’aggressione della Russia.

Da quando il presidente russo Vladimir Putin ha lanciato l’invasione della vicina Ucraina un mese fa, qualcosa di curioso è successo con la copertura mediatica occidentale sull’estrema destra del paese. In mezzo all’ondata globale di indignazione per la guerra di aggressione della Russia, che Mosca ha giustificato con il pretesto della “denazificazione”, la stampa occidentale – fissata negli ultimi cinque anni sulla prospettiva del fascismo e dell’estrema destra in patria – ha iniziato a minimizzare la questione.

L’estrema destra ucraina, ci dicono ora, è trascurabile, non diversa o più influente delle sue controparti in Occidente e irrilevante grazie alla sua mancanza di successo elettorale. Qualsiasi affermazione del contrario è mera propaganda putiniana. Come potrebbe non esserlo, quando il presidente del paese, Volodymyr Zelensky, è egli stesso ebreo? Per quanto riguarda il nome più famoso del movimento – il neonazista Reggimento Azov che è stato ufficialmente incorporato nella Guardia Nazionale Ucraina nel 2014 – beh, Azov, ci dicono, non è più di estrema destra.

Con il Cremlino che fa del suo meglio per dipingere l’intera popolazione dell’Ucraina come fascista mentre riduce scuole e ospedali in macerie, si può capire perché questa linea di argomento possa essere allettante. Ma la narrazione emergente è infondata – un tradimento della missione del giornalismo di raccontare la verità, e che rischia di mettere a tacere il dibattito su un movimento pericoloso e violento la cui esistenza è altamente rilevante per le questioni della politica occidentale verso la guerra. Ci sono modi migliori per sostenere gli ucraini che lottano per ripristinare l’indipendenza e la sicurezza del loro paese, piuttosto che fingere che l’estrema destra locale non sia un pericolo – o addirittura riabilitare i veri nazisti.

Whitewashing Azov

La parte più audace di questa campagna di contropropaganda è una spinta a coprire il Reggimento Azov, per molti anni praticamente sinonimo di tutta l’estrema destra ucraina. Ora, ci viene detto, non è niente del genere.

Dopo che Azov è stato portato nella Guardia Nazionale, l’emittente tedesca Deutsche Welle ci dice: “C’è stata una separazione del movimento e del reggimento, che usa ancora simboli di destra, ma non può più essere classificato come un corpo estremista di destra”. Un servizio della BBC ci informa che non è “la stessa forza che era nel 2014”, mentre un mezzobusto afferma che il suo “nucleo radicale è stato annegato dalla massa dei nuovi arrivati”, mentre il suo fondatore suprematista bianco, Andriy Biletsky, ha lasciato nel 2016 per lanciare un partito politico, il Corpo Nazionale. Con una “appartenenza in evoluzione” e con i social media del gruppo che non mostrano segni esteriori di estremismo, la BBC conclude che non c’è granché da vedere.

Questi non sono esempi isolati. Il London Times ha recentemente passato del tempo con Azov e ha trovato “un battaglione d’élite che sfidava la sua reputazione di estrema destra”. (“Vi chiedo di non confondere il patriottismo con il nazismo”, affermava un comandante, mentre altri membri chiedevano più armi occidentali.) “È certo che Azov si è depoliticizzato”, ha assicurato un esperto al Financial Times. In un pezzo stranamente equivoco che non passerebbe mai l’esame nel riferire su un gruppo di odio interno, la CNN concede ad Azov una lunga dichiarazione dove si afferma che non ha “nulla a che fare con le attività politiche [di Biletsky] e il partito del Corpo Nazionale”, mentre gli esperti insistono che ci sono “presumibilmente” elementi di estrema destra tra tutti i militari e che la percentuale di estremisti nelle sue fila è probabilmente più piccola ora.

Tutto questo è, per usare un eufemismo, dubbio.

“Il Reggimento Azov mantiene stretti legami con il Corpo Nazionale”, dice Ivan Katchanovski dell’Università di Ottowa. “Questo è il braccio politico del Reggimento Azov, ribattezzato Patriota dell’Ucraina. Pertanto, il Reggimento Azov può essere meglio descritto come guidato dall’estrema destra o legato all’estrema destra”.

“Credo che siano assolutamente parte dello stesso movimento, e ne ho presentato le prove”, dice Oleksiy Kuzmenko, un reporter dell’influente fonte aperta di intelligence Bellingcat e dell’emittente statale statunitense Voice of America.

Il Corpo Nazionale è ancora collegato al reggimento, rendendo omaggio ai suoi soldati caduti, aumentando la consapevolezza sui membri di Azov perseguiti – o, ai loro occhi, perseguitati – dal governo, e promuovendo una conferenza sulla difesa a Mariupol lo scorso maggio che ha visto la partecipazione dell’attuale comandante di Azov, Denis Prokopenko, oltre a funzionari del governo e veterani della guerra. Quest’ultimo gruppo includeva un membro dell’Alto Consiglio del Corpo Nazionale.

Quella conferenza ha anche coinvolto il fondatore e leader del Corpo Nazionale Biletsky, il quale una volta ha scritto che la “missione storica” dell’Ucraina era di “guidare le razze bianche del mondo in una crociata finale per la loro sopravvivenza” contro “gli Untermenschen guidati dai semiti” e che continua ad avere legami con il Reggimento Azov. Sia che stia celebrando l’anniversario della fondazione di Azov – nel 2019 disse che sarebbe “rimasto per sempre nei ranghi della grande famiglia di Azov, che negli ultimi cinque anni si è formata intorno al reggimento” – o partecipando agli eventi con Prokopenko per commemorare le recenti vittime, è una forzatura dire che Biletsky non è più coinvolto.

Infatti, non è solo coinvolto, ma strumentale. In un’intervista del 2019 con UMN (Ukrainian Media Network), il capo del personale del reggimento Azov ha risposto a una domanda sul perché Azov fosse così ben fornito e avesse un aspetto migliore di altre componenti della Guardia Nazionale:

Abbiamo un leader, Andriy Biletsky, un parlamentare indipendente nella Verkhovna Rada [parlamento ucraino]. Oltre ad essere un parlamentare, ad esempio, viene sempre a trovarci all’accampamento del poligono di tiro. I cittadini non hanno contribuito nemmeno un centesimo al suo miglioramento, sviluppo e funzionamento. Andriy Biletsky cerca sponsor, uomini d’affari che possano contribuire a ciò che abbiamo ora, per esempio, bei vestiti, acquisti, buoni poligoni di tiro, ecc. . . Molti battaglioni di volontari hanno smesso di esistere come noi, e siamo rimasti in questa sfera, perché Andriy, a differenza di altri, non è preoccupato per i suoi affari ma è sempre in visita, aiutandoci sempre.

Ecco Biletsky alla celebrazione del quarto anniversario del Reggimento Azov, in piedi con Prokopenko di fronte al Wolfsangel modificato di Azov, l’antica runa medievale notoriamente adottata come simbolo dalle SS naziste. Azov insiste con una implicita strizzatina d’cchio che la figura rappresenta semplicemente una combinazione delle lettere “N” e “I”, per “l’idea della nazione”.

Se il Battaglione Azov non è collegato al più ampio movimento Azov o all’estrema destra nel suo complesso, allora perché, proprio l’anno scorso, il “Corpo Giovanile” del suo braccio politico si è addestrato in una delle basi del reggimento, con Prokopenko lì a tenere un discorso di apertura? Cosa spiega allora questo video del 2019 prodotto dal Corpo Nazionale, in cui Prokopenko si siede con Ihor Mykhailenko, ex comandante di Azov e ora capo della Milizia Nazionale paramilitare del movimento Azov, e Maksym Zhorin, un altro ex comandante e ammiratore di Hitler che ora dirige l’ufficio centrale del Corpo Nazionale?

Prokopenko stesso ha un background sospetto, un po’ avvolto nel mistero grazie al fatto che, come ha scritto il quotidiano spagnolo El Mundo, le informazioni su di lui sembrano essere state cancellate da internet in Ucraina. Quello che si sa è che Prokopenko è stato con Azov fin dai suoi primi giorni, rendendo più difficile sostenere che la sua attuale versione sia una rottura radicale dalle sue origini.

Prokopenko è stato uno dei leader degli ultras della Dinamo Kiev, una particolare fazione di hooligans violenti e virulentemente razzisti che hanno costituito alcune delle prime reclute di Azov e altri paramilitari anti-russi. Solo poche settimane fa, uno di questi gruppi “ultra”, il White Boys Club (WBC), ha reso omaggio a Prokopenko, “il leggendario comandante del reggimento ‘A’ che rappresenta anche la nostra piattaforma”, affermano.

Secondo Reporting Radicalism, un’iniziativa della Freedom House finanziata dal governo degli Stati Uniti, l’emblema del gruppo utilizza un’immagine del principe Svjatoslav di Kiev, osannato dall’estrema destra moderna per la sua sconfitta nel decimo secolo dell’Impero Khazar, i cui reali si erano convertiti al giudaismo nei secoli precedenti. La WBC sostiene, con una strizzatina d’occhio, che il loro nome è solo un riferimento ai colori della loro squadra, ma qui li si può vedere indossare cappucci tipo Klan e brandire svastiche davanti a un cartello che recita “100% bianco!

Come riconoscono anche gli equivoci scritti su Azov, è difficile minimizzare le tendenze neonaziste del reggimento quando continua a ostentare simboli di estrema destra e ha realizzato pogrom contro i rom locali fino al 2018. Ma forse è meglio andare a una fonte diretta. Ecco il noto neonazista russo e hooligan di calcio Denis Kapustin (alias Denis Nikitin) – fondatore del marchio di abbigliamento sportivo neonazista White Rex, promotore di Azov, e attualmente sottoposto a divieto di viaggio in tutta Europa – che si lamenta in termini volgari dell’improvviso voltafaccia dei media occidentali sull’estrema destra ucraina:

È divertente osservare come la spazzatura liberale, i divoratori di sussidi, i froci e i lottatori per i diritti dei pervertiti stiano fingendo che coloro che si oppongono all’esercito russo non siano quegli stessi “neonazisti, omofobi e fascisti”, che odiavano, di cui avevano paura e che stavano “cancellando”. . . . Prima del 24 febbraio stavate corrompendo la società ucraina con la propaganda LGBT della perversione, chiedevate al governo di metterci in prigione e di vietare qualsiasi formazione nazionalista, ma ora fate calze a maglia per l’esercito ucraino, fate foto con i fucili ai posti di blocco, e vi piacciono le foto. Pensate di ottenere punti? Pensi che abbiamo dimenticato le vostre prepotenze?

Se alcuni nella stampa occidentale sembrano voler credere che non ci sia un problema significativo di estrema destra in Ucraina, i neonazisti stessi non nutrono tali illusioni.

Niente di cui preoccuparsi (dal 2022)

Questo ripulire Azov fa parte di una più ampia tendenza a minimizzare l’influenza dell’intera estrema destra ucraina. Persino la Anti-Defamation League sta ora cerando di rassicurare le persone che l’estrema destra è “un gruppo molto marginale senza influenza politica e che non attacca gli ebrei o le istituzioni ebraiche in Ucraina”.

Questo tentativo di raffigurare improvvisamente le preoccupazioni sull’estrema destra ucraina come una sorta di frangia, propaganda putinista, cozza in modo imbarazzante con anni di articoli della stampa mainstream e avvertimenti dell’establishment sulla sua minaccia.

Un rapporto del 2019 del Soufan Center, una no-profit fondata dall’ex agente speciale dell’FBI Ali Soufan che si concentra sul terrorismo e la politica estera, ha dichiarato che l’Ucraina stava “emergendo come un hub nella più ampia rete di estremismo di supremazia bianca transnazionale”, con la guerra civile che infuria nell’est dal 2014, attirando migliaia di tali estremisti da tutto il mondo per utilizzare il paese “come un laboratorio di battaglia”. Come l’Afghanistan degli anni ’80 per i jihadisti, il rapporto indica, “così anche alcune parti dell’Ucraina stanno diventando un rifugio sicuro per una serie di gruppi estremisti della suprematismo bianco per riunirsi, addestrarsi e radicalizzarsi”, i cui obiettivi sono “tornare nei loro paesi d’origine (o paesi terzi) per seminare il caos e utilizzare atti di violenza come mezzo per reclutare nuovi membri alla loro causa”.

L’anno successivo, Soufan ha scritto un op-ed per il New York Times con il rappresentante Max Rose (D-NY), avvertendo che “i suprematisti bianchi oggi si stanno organizzando in modo simile alle organizzazioni terroristiche jihadiste, come Al Qaeda, negli anni ’80 e ’90”, e “utilizzando il conflitto in Ucraina come laboratorio e campo di addestramento”. I due hanno indicato un affidavit dell’FBI del 2018 che definiva il Reggimento Azov una “unità paramilitare” nota per la sua “associazione con l’ideologia neonazista” e si sono lamentati che anche allora sono stati accusati di essere parte di una campagna del Cremlino per aver sollevato questi punti.

Un rapporto del 2020 del Combating Terrorism Center (CTC) di West Point afferma che, pur non essendo al livello delle reti jihadiste in Siria e Iraq, l’Ucraina è “la destinazione preferita di molti suprematisti bianchi nordamericani ed europei”, che hanno “stabilito una rete di legami informali con gruppi simili in Europa”. Un rapporto separato del CTC l’anno successivo ha rilevato che “alcuni di coloro che si sono incontrati sul campo di battaglia o in formazione o in una delle funzioni che sono cresciuti dallo sforzo originale di mobilitazione degli estremisti di estrema destra nella guerra in Ucraina, hanno poi creato reti di coetanei” e talvolta “acquisito un know-how cruciale, sia militare che ideologico”.

Anche le organizzazioni per i diritti umani hanno evidenziato la minaccia dell’estrema destra ucraina. Freedom House ha avvertito nel 2018 che “le forze politiche di estrema destra presentano una minaccia reale allo sviluppo democratico della società ucraina” e che dalla rivoluzione del 2014 e dalla guerra civile nel Donbass, “le opinioni e i gruppi nazionalisti estremi, insieme ai loro predicatori e propagandisti, hanno ottenuto una legittimità significativa dalla società più ampia.” Erano “una reale minaccia fisica per gli attivisti di sinistra, femministi, liberali e LGBT, i difensori dei diritti umani, così come le minoranze etniche e religiose”, affermava l’organizzazione, e avvertiva che erano “diventati sempre più attivi”, disturbando gli eventi e compiendo attacchi con una frequenza maggiore.

Lo stesso anno, Human Rights Watch ha documentato almeno due dozzine di attacchi violenti da parte di gruppi di estrema destra nei primi sei mesi dell’anno, avvertendo che erano “in aumento” e ammonendo il governo per aver fatto poco al riguardo o addirittura reclutando membri per “attività di polizia”. “Le autorità in Ucraina hanno costantemente fallito nel prevenire e punire la violenza dei gruppi di ‘estrema destra’, che è cresciuta costantemente almeno dal 2015”, riferiva Amnesty International, accusando le autorità di “una palese noncuranza per i diritti alla libertà di espressione e di riunione pacifica” delle persone prese di mira, e lamentando che gli estremisti “pianificano e perpetrano tali attacchi apertamente, e spesso si vantano delle loro azioni violente sui social media e offline”.

La stampa oggi sottolinea la diminuzione del successo elettorale dell’estrema destra, ignorando che ha coinciso con l’adozione opportunistica da parte del centro politico di parti delle rivendicazioni dell’estrema destra, compresa la glorificazione dei collaboratori nazisti e la promozione del “revisionismo” dell’Olocausto. È per questo motivo che il Centro Simon Wiesenthal ha accusato nel 2018 che “l’Ucraina è stata uno dei principali propagatori di una versione distorta della storia dell’Olocausto che cerca di nascondere o minimizzare i crimini commessi dai nazionalisti ucraini” e che stava “scegliendo di riabilitare l’antisemitismo e di censurare la storia”. Quello era lo stesso anno in cui il governo israeliano pubblicò un rapporto in cui si affermava che gli attacchi antisemiti nel paese erano raddoppiati dall’anno precedente e ammontavano a più del totale di tutta l’Europa orientale messa insieme.

Infatti, alcuni dei migliori resoconti sui pericoli dell’estrema destra ucraina sono venuti proprio dalla stampa mainstream occidentale che ora li minimizza. La stessa BBC che ora rassicura i suoi spettatori sul fatto che gli ultranazionalisti in Ucraina non sono nulla di cui preoccuparsi, e che comunque non hanno simpatie naziste, ha pubblicato negli anni un pezzo dopo l’altro su Azov e sull’estrema destra in generale.

Questo servizio del 2015 sul partito Pravyi Sector di estrema destra e i suoi sogni di rovesciare un altro governo, così come questo servizio del 2018 sulla Milizia Nazionale, gruppo paramilitare legato ad Azov che lavora con la polizia per pattugliare le strade dell’Ucraina. Mentre i funzionari del governo avvertono in quest’ultimo video che gli estremisti si stanno preparando per un colpo di Stato e sono tollerati dal ministero dell’Interno dell’Ucraina, ci viene detto che Azov “ha legami ben stabiliti con l’estrema destra”, “il suo logo ha chiare sfumature naziste” e il suo “razzismo tossico è stato sostituito almeno in pubblico dal nazionalismo patriottico”. Possiamo solo supporre che la BBC di oggi non sia consapevole dei suoi stessi servizi passati, o che li consideri anch’essi parte di una campagna di propaganda efficace del Cremlino.

Nonostante copra ampiamente il tema del fascismo nel contesto della politica interna in Occidente, il solitamente progressista Guardian ha a malapena menzionato l’estrema destra ucraina durante questa guerra, tranne che per minimizzare la questione e cambiare argomento con Putin. Eppure era qui solo quattro anni fa a riferire “i timori che la traballante democrazia dell’Ucraina fosse in pericolo di essere dirottata da un’estrema destra sempre più fiduciosa”. Qui invece un anno prima, riferiva della vasta rete di campi estivi per bambini di Azov, notando che “la sua influenza si sta diffondendo” e mostrando istruttori chiaramente tatuati con slogan razzisti e insegne naziste che lavorano con i bambini. Qui è anni prima, sulla “crescente preoccupazione” che gruppi come Azov “pongano la più seria minaccia al governo ucraino, e forse anche allo Stato, quando il conflitto nell’est sarà terminato”.

Infatti, anche Radio Free Europe/Radio Liberty, finanziata dal governo degli Stati Uniti, ha riferito per anni sui pericoli dell’estrema destra ucraina, cosa che ora le costerebbe l’accusa di diffondere propaganda del Cremlino. L’emittente ha registrato le dichiarazioni di ammirazione dei funzionari di polizia per il famoso collaboratore nazista Stepan Bandera, una serie di attacchi impuniti contro i campi rom da parte degli ultranazionalisti, la ricezione di fondi governativi da parte di alcuni di questi stessi gruppi, un gruppo designato come “di odio” dal Dipartimento di Stato ha vinto una causa contro una testata giornalistica che lo considerava neonazista, così come la crescente “presenza pubblica” del movimento Azov e i suoi sforzi per “l’espansione del suo movimento all’estero”.

Ecco la rivista Time proprio l’anno scorso che riferisce di Azov, che definisce “molto più di una milizia”, a causa del suo partito politico, dei campi estivi, delle case editrici e della forza di vigilanza associata alla polizia. Il suo portavoce affermava al Time che l’obiettivo di Azov era creare una coalizione di estrema destra in tutto l’Occidente per prendere il potere in Europa. “A differenza dei suoi pari ideologici negli Stati Uniti e in Europa, ha anche un’ala militare con almeno due basi di addestramento e un vasto arsenale di armi, da droni e veicoli blindati a pezzi di artiglieria”, riportava l’articolo, che citava “funzionari delle forze dell’ordine in tre continenti” per accusare Azov di “un ruolo centrale in una rete di gruppi estremisti che si estende dalla California alla Nuova Zelanda”. Tutto questo è difficile da far quadrare con l’affermazione ormai onnipresente che l’estrema destra ucraina è irrilevante, non significativa, e gioca un ruolo non diverso da quello di gruppi simili in Occidente.

Questa è solo una parziale rassegna. Mentre troverete ancora la vostra giusta quota di negazionismo nei servizi più vecchi – l’impulso tra i giornalisti di correggere eccessivamente di fronte alla propaganda russa non è una novità – gli articoli della stampa occidentale tradizionale (sia negli Stati Uniti, in Gran Bretagna, in Germania o altrove in Europa) prima del 2022 vi lasceranno generalmente molto più informati sulla realtà dell’estrema destra ucraina e sui pericoli che essa pone rispetto a qualsiasi cosa pubblicata ora o, da quello che sembra, nei prossimi mesi e anni.

E quando questa massa di articoli e servizi scomodi non viene semplicemente rimossa dalla memoria, è completamente distorta. Un recente articolo di Yahoo! News ha liquidato come propaganda del Cremlino il fatto ben documentato che gruppi di estrema destra hanno sostenuto la rivoluzione del 2014, citando un U.S. News & World Report dell’epoca che ha definito l’accusa “completamente infondata”. Chissà quanti lettori hanno cliccato sul rapporto vero e proprio e hanno scoperto che il pezzo non solo non utilizza quelle parole per quell’accusa specifica, ma che in realtà afferma che “i gruppi conservatori di estrema destra esistono in Ucraina e hanno svolto un ruolo centrale nella rivoluzione in corso”?

Prima di questa guerra, la copertura dei media occidentali presentava un’estrema destra ucraina che era unicamente ben organizzata, ben collegata sia allo Stato ucraino che a finanziatori privati, sempre più incoraggiata, violenta e minacciosa per la democrazia, e in marcia in termini di influenza. Improvvisamente, questi stessi media ci stanno dicendo che tutto questo è semplicemente menzogna e propaganda russa, in linea con il punto di vista preferito dai neonazisti stessi. Definire questo “orwelliano” non rende giustizia.

I pericoli della disinformazione

Gli organi di stampa che si impegnano in questo revisionismo e addirittura riabilitano Azov e altri estremisti di estrema destra stanno facendo un enorme disservizio al loro pubblico e non stanno aiutando l’Ucraina nel processo.

“La copertura da parte dei media occidentali dell’estrema destra in Ucraina durante la guerra Russia-Ucraina può contribuire ad aumentare significativamente la popolarità dell’estrema destra ucraina in Occidente”, dice Katchanovski. “Può aiutare ad attirare molti volontari occidentali di estrema destra verso formazioni armate di estrema destra o legate all’estrema destra in Ucraina e nuovi seguaci di estrema destra nei paesi occidentali. Ci sono già questi segnali”.

Prima della guerra, il Counter Extremism Project, finanziato dal governo tedesco, aveva avvertito che l’infrastruttura di addestramento paramilitare dell’Ucraina “presenta il rischio che estremisti di destra orientati alla violenza e individui terroristi dall’estero ottengano armi e addestramento sugli esplosivi in Ucraina”, potenzialmente “aumentando l’efficacia della violenza che questi individui possono perpetrare nei loro paesi di origine”. Eppure, nonostante anni di fissazione dei media sulla minaccia del terrorismo di estrema destra – una minaccia che è ancora relativamente piccola in questa fase, ma che ha il potenziale per peggiorare molto – questa preoccupazione, quando non è liquidata come un argomento del Cremlino, passa quasi del tutto sotto silenzio nella stampa occidentale, anche se migliaia di combattenti stranieri, alcuni dei quali estremisti cresciuti in casa, fluiscono nel paese.

Ci sono seri rischi anche per l’Ucraina. Un pubblico occidentale disinformato sui pericoli dell’estrema destra sta guardando i suoi governi, senza alcun dibattito, inviare una valanga di armi nel paese, dove cadranno (e alcune sono già cadute) nelle mani degli estremisti – gli stessi estremisti che hanno attaccato ripetutamente gruppi vulnerabili, vogliono istituire una dittatura, hanno ripetutamente minacciato e compiuto violenza contro il governo, e hanno già aiutato a rovesciare un presidente. Con Zelensky che ora immagina una società ucraina post-bellica con più persone armate nelle strade, e membri dell’esercito e della Guardia Nazionale – entrambe istituzioni dove gli estremisti hanno stabilito loro basi – che pattugliano i luoghi quotidiani, questo rischio è ancora più grande.

La guerra di Putin all’Ucraina è stata, ironicamente, una manna per l’estrema destra  di Kiev, che è stata ulteriormente legittimata, meglio equipaggiata e fornita di volontari come risultato del suo attacco. Tragicamente, anche la stampa occidentale sta assistendo a questo processo, avanzando inconsapevolmente i punti di discussione preferiti dagli estremisti. Non dobbiamo fingere che non ci sia un problema di estrema destra in Ucraina per dare al paese il nostro sostegno e solidarietà. Ma riscrivendo la storia e facendo pubbliche relazioni per nazisti nel vero senso del termine, potremmo essere sonnambuli verso un ulteriore disastro.

Fonte: Whitewashing Nazis Doesn’t Help Ukraine (jacobinmag.com)

09/04/2022

(Traduzione de l’AntiDiplomatico)

Il ‘whitewashing’ dei nazisti non aiuta l’Ucraina – OP-ED – L’Antidiplomatico (lantidiplomatico.it)

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