[Sinistrainrete] Thomas Fazi: Federico Caffè sulla controffensiva neoliberista degli anni Settanta

Estratto dal libro di prossima uscita “Una civiltà possibile. La lezione dimenticata di Federico Caffè” di Thomas Fazi

Thomas Fazi: Federico Caffè sulla controffensiva neoliberista degli anni Settanta

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Federico Caffè sulla controffensiva neoliberista degli anni Settanta

di Thomas Fazi

Estratto dal libro di prossima uscita “Una civiltà possibile. La lezione dimenticata di Federico Caffè” di Thomas Fazi (Meltemi, 2022)

Caffe Federico 305x205Alla metà degli anni Settanta, si sviluppò in Italia un fervente dibattito su quelli che nel discorso pubblico erano presentati come i due “mali” del paese: l’inflazione e gli squilibri con l’estero. Per ironia della sorte, la discussione vide confrontarsi da un lato il relatore della tesi di dottorato di Mario Draghi, Franco Modigliani, e dall’altro il relatore della sua tesi di laurea, Federico Caffè.

La tesi di Modigliani, a grandi linee, era la seguente: esiste un unico livello del reddito (in termini macroeconomici) compatibile con la stabilità dei prezzi, dato il livello dei salari reali. Ciò implica che ogni sforzo per accrescere l’occupazione sopra quel tasso determinerà inflazione, anche se non si raggiunge un reddito coerente con il pieno impiego delle risorse. Per questo motivo, l’Italia si trovava attanagliata in una sorta di ciclo infernale inflazione-svalutazione-disoccupazione, di cui il principale responsabile, per Modigliani, era la scala mobile (cioè il meccanismo di indicizzazione dei salari all’inflazione).

Era quindi nell’interesse dei lavoratori stessi, e compito dei sindacati, cancellare la scala mobile, rivedere lo statuto dei lavoratori (che creava “assenteismo”) e accettare un livello salariale più basso, compatibile con la piena occupazione e con l’equilibro dei conti con l’estero. Questo, ammetteva Modigliani, «richiede qualche sacrificio ai lavoratori», ma in cambio la classe operaia avrebbe ottenuto la difesa dell’occupazione, il riassorbimento della disoccupazione e la fine dell’inflazione.

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Roberto Fineschi: Discussione intorno al senso della guerra

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Discussione intorno al senso della guerra

di Roberto Fineschi

Sabato 9 aprile, il Centro Casa Severino e l’Associazione di Studi Emanuele Severino hanno promosso un incontro interdisciplinare sul tema della guerra. Il video è disponibile a questo link. Qui sotto la trascrizione minimamente rivista del mio intervento

imagekjhre4Da una parte vorrei tentare di fare un discorso più generale diciamo di quadro. Facendo questo inevitabilmente ci si presta alla critica di non cogliere la drammaticità del presente: quando muoiono persone, si distruggono città è difficile distogliere lo sguardo; ovviamente si tenta di farlo non per ignorare il dramma ma per proporre una riflessione più ampia, inquadrata in un contesto di sistema, in questo caso relativo al concetto di guerra e violenza nella modernità e, a fortiori, anche al caso ucraino.

La guerra non è certo una novità contemporanea; da quando esistono società complesse l’uomo ha sempre fatto guerre; da sempre i filosofi se ne sono occupati, ma più recentemente è nata una disciplina che in modo più politically correct ha cercato di affrontarla in maniera ancora più esplicita: le relazioni internazionali. In esse si cerca di sciogliere il nodo della guerra non per giustificarla da un punto di vista morale, ma per spiegarne la necessità fattuale nel mondo politico (i rapporti di potere producono degli equilibri che non si tratta di giudicare perché belli o brutti, ma semplicemente in quanto instaurano un ordine) o nel tentativo di evitarla proprio per le caratteristiche che ha. Tanto gli approcci realisti e neorealisti, quanto quelli che hanno invece cercato una via diplomatica, non violenta alla soluzione delle controversie internazionali di stampo liberale o neoliberale (Bobbio ad esempio), a mio modo di vedere hanno una questione filosofica di fondo che consiste nel partire da una concezione che dal punto di vista di Marx è criticabile, vale a dire il contrattualismo: considerare la formazione dell’istituzione statuale come un contratto sociale, che naturalmente si risolve poi diversamente in diversi filosofi.

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Il Pedante: Ti tirano le pietre

ilpedante

Ti tirano le pietre

di Il Pedante

generico 2018 758034«Tu sei buono e ti tirano le pietre. Sei cattivo e ti tirano le pietre. Qualunque cosa fai, dovunque te ne vai, sempre pietre in faccia prenderai!» cantava Antoine nel 1967. Qualcosa del genere accade oggi, mentre una serie di inanellate «emergenze» chiede ogni volta soluzioni in deroga ai principi etici e giuridici che varrebbero in tempi «ordinari». I più attenti hanno già osservato che si è così normalizzato lo «stato di eccezione» teorizzato dai filosofi del diritto, cioè la sospensione a tempo indeterminato delle garanzie e dei vincoli che intrecciano la trama dello Stato di diritto e la conseguente espansione dei poteri governativi ben oltre le previsioni dell’architettura costituzionale (la quale, per inciso, non prevede alcuno stato di eccezione). Il prolungamento di queste forzature sta in effetti deformando il nostro modello sociale oltre il punto elastico di ritorno alla normalità. Nel diventare esso stesso normalità, sta agendo come la testa d’ariete di un’operazione riformistica che non teme né opposizioni né limiti, siano essi di natura parlamentare, elettorale etica o legale.

I più attenti ancora hanno notato che, per quanto diversi siano per intensità e natura i trigger dell’eccezione, i rimedi invocati sono sempre gli stessi e sempre peggiorativi del benessere materiale e sociale dei cittadini. Ne ho scritto su queste pagine all’alba della stagione «pandemica» e ne scrivo ora a proposito della guerra in corso in Ucraina. Cambiano i luoghi, i pericoli, i protagonisti e gli scenari, ma come «sempre, pietre in faccia prenderai».

Consideriamo la sospensione annunciata delle importazioni di fonti energetiche dalla Russia, che oggi coprono un quarto del nostro fabbisogno e soddisfano due quinti dei nostri consumi domestici e industriali di gas naturale, e quindi quasi un quarto di quelli elettrici.

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Eugenio Donnici: “Fate l’amore non fate la guerra”

sinistra

Fate l’amore non fate la guerra”

di Eugenio Donnici

fate l amore non la guerra graffiti sulla parete segno pace grafico simbolo arte progettazione mattone cuore hippy estratto fondo 1525632711.

Sul finire del ventesimo secolo, il protagonista del documentario Operazione Canadian bacon, di Michael Moore, raccoglie i cadaveri dei disoccupati che si suicidano buttandosi nelle spettacolari acque delle cascate del Niagara, la guerra fredda è finita da pochi anni e la florida industria di testate nucleari è in profonda crisi. Il consenso dei cittadini americani nei confronti del Presidente degli USA precipita, mentre gli industriali, per vendicarsi dei danni subiti, vorrebbero scatenare una guerra globale. Il Governo russo si tira fuori dall’escalation militare, esplicitando di voler sostenere la produzione di elettrodomestici, di autovetture, di materiale edile e in generale di tutti quei beni e servizi di cui necessitano i propri cittadini, dato che un’ampia fascia di bisogni materiali rimangono ancora insoddisfatti.

Non c’è scampo! Occorre inventarsi un nemico! I guerrafondai fanno appello al patriottismo e coadiuvati dagli esperti della propaganda mettono in piedi una potente macchina denigratoria nei confronti del pacifico Canada.

La satira pungente di Moore ci dice fondamentalmente due cose:

  1. le lobby statunitensi delle armi avrebbero trovato a ogni costo nuovi “nemici”, pur di continuare ad incamerare esorbitanti extraprofitti derivanti dal macabro business;
  2. l’acuto pensiero dell’autore manda in frantumi le terribili semplificazioni secondo le quali tutti gli americani appoggerebbero “l’economia di guerra”.

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Antonio Mazzeo: Ucraina. Italia cobelligerante. Giunto a Sigonella sistema AGS per spiare la Russia

antoniomazzeo

Ucraina. Italia cobelligerante. Giunto a Sigonella sistema AGS per spiare la Russia

di Antonio Mazzeo

Escalation USA e NATO nel conflitto Russia-Ucraina mentre a Sigonella diviene pienamente operativo l’AGS – Alliance Ground Surveillance, il sistema avanzato di sorveglianza terrestre dell’Alleanza Atlantica basato su cinque grandi droni d’intelligence. A renderlo noto il colosso aerospaziale statunitense Northrop Grumman, ideatore e main contractor dell’AGS.

“La Nato AGS Management Agency (NAGSMA) ha ricevuto in consegna il sistema completo per la piena operatività dei velivoli a pilotaggio remoto assegnati alla AGS Force”, ha annunciato il 7 aprile 2022 la vice presidente e direttrice generale dell’azienda, Jane Bishop. “Questo sistema è da oggi nella principale base operativa di Sigonella, in Sicilia, e rappresenta una pietra miliare del programma Nato AGS. Esso è stato predisposto specificatamente per l’Alliance Ground Surveillance e realizzato unicamente secondo le richieste Nato per assicurare ai 30 paesi membri dell’alleanza la consapevolezza delle situazioni critiche d’intelligence, sorveglianza e riconoscimento ISR”. (1)

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Aginform: Per contribuire alla lotta contro la guerra sul terreno dell’informazione

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Per contribuire alla lotta contro la guerra sul terreno dell’informazione

di Aginform

Il torrente in piena della propaganda di guerra senza ritegno che si riversa in queste settimane sulle popolazioni dei paesi occidentali rende evidente quello che almeno i meno giovani tra noi avevano appreso già nei decenni scorsi dalle guerre americane e NATO dopo il crollo dell’URSS, dalle vicende delle torri gemelle di New York e dalla ‘guerra contro il terrorismo’. Nell’occidente imperialista domina “la fabbrica del falso” (vedi Giacchè, Imprimatur 2016 ma anche, per es., Webster G. Tarpley, La fabbrica del terrore, in italiano, Arianna, 2007).

La menzogna non è semplicemente il portato dell’ideologia (e della realtà sottostante) delle classi dominanti, le cui idee per ciò stesso sono anche le idee dominanti, ma è ormai, in un crescendo esponenziale, un processo consapevole e organizzato di fabbricazione di una realtà artificiale, la fabbricazione su scala industriale di un prodotto destinato al consumo di massa e imposto al largo pubblico attraverso i media addomesticati che ne sono gli agenti pubblicitari e i venditori.

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Pierluigi Fagan: È il momento di farci una domanda: “che domanda dovremmo farci?”

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È il momento di farci una domanda: “che domanda dovremmo farci?”

di Pierluigi Fagan

L’intero apparato di gestione e controllo del pensiero e conseguente dibattito pubblico, ha ricevuto precise indicazioni dagli strateghi della psicologia comportamental-cognitivista. Per tutti costoro c’è una sola domanda da farsi: che fare davanti ad una ingiustificabile aggressione che provoca morte, distruzione e dolore ad un aggredito?

Qualcuno segnala la stranezza di farsi tali domande oggi quando non ce le siamo mai fatte e continuiamo a non farcele per molti altri tristi casi di conflitto planetario. Altri pensano forse che l’aggressione se non giustificabile andrebbe almeno contestualizzata. Qualcun altro pensa forse che anche l’aggredito non è esente da responsabilità pregresse. Altri infine sospettano che tra aggredito ed aggressore c’è un terzo incluso che andrebbe specificato per capire meglio la situazione per poi prender decisioni. C’è anche chi la mette sul pragmatico e cinicamente invita a farci i conti di quanto costa rispondere in un modo o in un altro a quella domanda. Ma è davvero questo la domanda più importante da farsi? O forse la domanda da farsi prima di ogni altra è proprio “ma chi ha deciso che è questa la domanda più importante da farci?”.

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coniarerivolta: Sfruttamento somministrato

coniarerivolta

Sfruttamento somministrato

di coniarerivolta

Mentre la pandemia è scomparsa dalle cronache, spazzata via dai tremendi venti di guerra, vi è una battaglia che i liberisti e i loro media non abbandonano mai: quella contro i lavoratori e le lavoratrici. Cattura la nostra attenzione un articolo recentemente pubblicato su Il Sole 24 ore, dal titolo Troppi vincoli alla flessibilità e il mercato del lavoro s’inceppa, che affronta il tema della (poca, secondo l’autore) flessibilità del lavoro italiano. Se noi ci permettessimo di scrivere un articolo con un tono così assertivo, verremmo sicuramente tacciati di essere ideologici. Al contrario, certe affermazioni, prive di giustificazioni, non supportate da nessun tipo di argomentazione né avvalorate da dati, trovano sovente spazio nei maggiori quotidiani nazionali.

L’articolo in questione è un susseguirsi di prese di posizione violente e campate in aria, che trasudano di ideologia antioperaia. La tesi principale che l’autore dell’articolo intende sostenere è la seguente: sembrerebbe che le difficoltà economiche legate alla guerra si scaricheranno sull’occupazione perché l’attuale assetto del mercato del lavoro tutelerebbe troppo i lavoratori, ponendo vincoli eccessivi e crescenti alle assunzioni (leggasi, penalizzanti per i padroni).

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Nico Maccentelli: Riflessioni sulle sinistre francesi e italiane

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Riflessioni sulle sinistre francesi e italiane

di Nico Maccentelli

Inutile girarci intorno: nel ballottaggio francese delle presidenziali, Il quasi 20% di France Insoumise pesa e non poco. È l’ago della bilancia. E infatti Melenchon si è subito premurato di mettere le mani avanti: non un voto alla Le Pen. Ma forse vuol dire votare Macron? Non lo ha detto, per cui…

Mi ricorda il finale di The Last Kingdom, quando il figlio della regina di Mercia parlando di suo zio alla mercé dell’erede al trono del regno d’Inghilterra dice al cuginastro: fa di lui quello che vuoi.

Se fossimo in Italia lo zio sarebbe lo zio, anche se assassino della madre, anche se un po’ (molto) euroimperialista, agente come Macron dei criminali neoliberisti di Davos. E certamente con Potere al Popolo, rifondaroli e compagneria varia, il PD di Letta avrebbe più fortuna, perché alla fine le distinzioni famigliari e i crimini evaporerebbero come neve al sole di fronte alle orde scozzesi, leggi: ai fascisti lepenisti, meloniani ecc.

Questo è il grande problema della sinistra italiana che si propone come alternativa di sistema al neoliberismo se non addirittura al capitalismo.

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Ferdinando Pastore: Fascismo modernista

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Fascismo modernista

di Ferdinando Pastore

All’armi! all’armi! Un coro si agita sulle nostre teste, si diffonde implacabile dagli altoparlanti che un giorno potrebbero far urlare gli allarmi.

L’antropologia liberale ha costruito minuziosamente l’apologia del totalitarismo bellicista. Congegnato alla perfezione l’essere umano caratterizzato dai giudizi morali implacabili. La dicotomia Bene/Male è stata progettata nell’ambito sociale. La competizione genera scarti. Vincenti e perdenti. Su questa stratificazione classista si è determinata l’esclusione politica degli sconfitti. Certo apparentemente, formalmente, non razziale, ma che presupponeva i medesimi imperativi d’intolleranza.

Ha elevato una qualità impalpabile a confine per la cittadinanza. Il merito. Colpevolizzato gli ultimi, individualizzato la vulnerabilità sociale. Chi non godeva delle concessioni meritocratiche si appellava alla recriminazione impolitica, alla cura farmacologica e psichica, alle pratiche di rigenerazione del presente.

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Andrea Zhok: Il sogno liberale

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Il sogno liberale

di Andrea Zhok

20220413T074244 cover 1649835766169Come mi è capitato di sottolineare altrove, la nozione di “liberale” è strutturalmente ambigua per ragioni storiche. Purtroppo tale ambiguità continua a creare confusione e a smussare le armi dell’analisi, dove di volta in volta, di fronte agli stessi eventi, si finisce per invocare l’aggettivo “liberale”  a volte come causa di oppressione, a volte come fattore di emancipazione (così ha fatto recentemente, ad esempio, il prof. Orsini). Di fronte all’irreggimentazione, al controllo sociale, alla crescita di impulsi persecutori che ha tratteggiato questi ultimi due anni c’è ancora chi lo caratterizza utilizzando l’aggettivo “illiberale”, come se tutto ciò fosse estraneo e contrario all’essenza del liberalismo.

È perciò opportuno tentare un breve chiarimento concettuale e terminologico. Non provo qui a fornire un’analisi dello sviluppo storico e delle sue ragioni – svolta in altra sede – ma mi limito ad esplicitare l’ambiguità del termine liberalismo e a ribadire perché l’uso emancipativo del termine è latore di confusione.

 

I. Il liberalismo perfezionista

Esiste davvero una forma emancipativa del liberalismo?

Sì, esiste, si tratta di un’idea che concepisce il liberalismo come staccato dalla sua componente economica e che lo pone come una visione teorica che promuove il libero sviluppo umano. Questa concezione può essere chiamata “liberalismo perfezionista”, laddove il termine “perfezionista” è utilizzato nella filosofia morale contemporanea per definire una teoria che pone il senso dell’azione umana nell’esercizio e nel libero sviluppo delle proprie facoltà.

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Valerio Romitelli: Resistenza ucraina?

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Resistenza ucraina?

di Valerio Romitelli

battaglione.azov .ucraina.20211.1400x840In occasione del 25 aprile quest’anno un dibattito si impone. Il tema è ovviamente riguarda i possibili accostamenti tra quello che è accaduto in Italia tra il 1943 e il 1945 e quello che sta accadendo in Ucraina a seguito dell’abominevole aggressione russa.

L’Anpi dichiarandosi contro l’invio di armi da parte del governo italiano a sostegno di quello di Zelensky ha già escluso ogni facile similitudine tra i combattenti schierati con quest’ultimo e i partigiani italiani operanti negli ultimi due anni della seconda guerra mondiale. Ciò nonostante la tentazione di una simile associazione continua a riproporsi a livello dell’opinione dominante nel nostro paese trovando anche sostegni  non scontati.

La prima domanda che sarebbe il caso di porsi è come mai ciò avvenga in occasione di questo conflitto, mentre niente di simile negli ultimi vent’anni è avvenuto in riferimento ad altre guerre di invasione e ad altre conseguenti reazioni armate da parte degli invasi, come accaduto ad esempio in Iraq, Libia, Siria, Yemen. Anzi sarebbe da ricordare anche lo scandalo che travolse chi, a proposito della strage di Nassiriya di soldati italiani, tentò di giustificarla come atto di resistenza da parte del popolo iracheno invaso. Se ne dovrebbe concludere che la resistenza legittima sia solo quella condotta in nome di “valori occidentali”? In ogni caso, così certo non era per i partigiani italiani tra i quali primeggiava il riferimento alla vittoria sovietica sui nazisti a Stalingrado.

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Antonino Morreale: Marx, Il Capitale, I, (5-9). Una guida per principianti

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Marx, Il Capitale, I, (5-9). Una guida per principianti

di Antonino Morreale

AO2kzM4gzN5gDO4cTONel primo libro del Capitale, col capitolo 4, la “trasformazione del denaro in capitale”, Marx ha chiuso la sua vacanza “logico-deduttiva”, “hegeliana”, per scaraventarsi nel mondo. Il “denaro” si è trasformato in “capitale”, grazie al casuale ritrovamento di qualcosa di particolare, la forza-lavoro che lo ha fatto crescere. Una volta afferrato il concetto del capitale è possibile riconoscerlo nella storia ed esporne lo sviluppo. La logica ha guidato la ricerca storica. Giunti a questo, il capitale ormai non si può più permettere di lasciare ai ritrovamenti casuali del plusvalore “assoluto” il proprio destino storico, perciò ha creato il proprio presupposto, il proprio plusvalore specifico, unico “relativo” a sé. Ha provato a chiudere il cerchio per garantirsi un’esistenza eterna, circolare, una “circulata melodia”. Da adesso, è di questo che Marx si occuperà.

 

Cap.5 Processo lavorativo e processo di valorizzazione

“L’uso della forza-lavoro è il lavoro stesso. Il compratore della forza-lavoro la consuma facendo lavorare il venditore di essa. Per tale via, quest’ultimo diviene actu forza-lavoro che si attua, lavoratore, ciò che prima era solo potentia”1.

Anche se, come si vedrà, è faticoso e poco lineare, questo capitolo ha una importanza speciale. Marx vi svela il sorgere del “plusvalore assoluto”.

Processo lavorativo

Ripartiamo da lì, dal finale del cap. 4; dal teatrino messo in scena dal capitalista. Da una parte l’acquisto di forza-lavoro da parte del “sorridente e significativamente compiaciuto”, “possessore di denaro”, che “marcia in testa come capitalista”; dall’altra, “il possessore della forza-lavoro”, “timido, riluttante” che “non ha da aspettarsi altro che la -concia”2.

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Francesco Maringiò: La guerra cambia il mondo

marx xxi

La guerra cambia il mondo

di Francesco Maringiò

In un precedente editoriale di marx21.it abbiamo fatto riferimento al pensiero strategico cinese espresso da Qiao Liang e Wang Xiangsui ed all’uso della guerra come strumento per arrestare gli investimenti di capitali in una data regione e dirottarli verso i mercati americani. Uno dei saggi più famosi del generale Qiao è stato recentemente pubblicato in Italia su iniziativa di Fabio Mini, generale di corpo d’armata e commentatore di questioni strategiche e militari, che proprio ieri ha affidato alle colonne del Fatto Quotidiano un importante contributo dal titolo eloquente: “Biden e la dittatura del dollaro”. Quanto emerge da questo articolo, così come da quelli che dall’inizio del conflitto vengono pubblicati su questo sito, aiuta ad inquadrare in una prospettiva storica la battaglia effettiva tra Ucraina e Russia, che ci parla delle doglie di un mondo nuovo che sta lottando per venire alla luce.

Partiamo da un punto: nel breve periodo gli Usa stanno conseguendo una vittoria significativa da tutta questa situazione. I capitali in fuga dall’Ucraina (e soprattutto dalla Russia) vengono attratti dagli asset rifugio statunitensi ed i paesi Nato si sono impegnati ad acquistare GNL statunitense via nave (nonostante non potranno costruire una sufficiente capacità portuale prima del 2024) ed armi da inviare all’Ucraina prodotti dall’apparato militare ed industriale americano.

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Umberto Bianchi: L’arma segreta della Nato

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L’arma segreta della Nato

di Umberto Bianchi

È oramai cosa risaputa, che le guerre si vincono anche a colpi di propaganda. Un fenomeno questo, che con la massiccia diffusione delle tecnologie legate all’informazione, ha oggi assurto a vero e proprio paradigma. Ed il caso del conflitto in Ucraina, sta lì a dimostrarcelo. Mai come in questo frangente, i media “embedded”, hanno saputo distorcere ed orientare tutte a favore di una certa narrazione, le vicende legate a questo evento. Che le guerre non siano mai una cosa, né bella né edificante, è fatto risaputo. Ma è anche vero che, la Federazione Russa di Vladimir Putin, si è praticamente trovata costretta, nel vero senso della parola, a procedere “manu militari” nei riguardi dell’Ucraina di Volodimyr Zelenskij.

Il solo fatto di paventare l’ingresso dii questa nazione nella Nato, significava porre le basi concrete, per un decisivo e micidiale accerchiamento della Federazione Russa da parte delle forze del Patto Atlantico, a partire proprio da un territorio, quale quello ucraino per l’appunto, che da sempre ha rappresentato, sin dai tempi dell’invasione napoleonica e del successivo attacco tedesco dell’ultimo conflitto mondiale, un vero e proprio comodo varco d’ingresso per il grande paese.

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Nico Maccentelli: Sieg heil ciao, sieg heil ciao, sieg heil ciao ciao ciao… il 25 aprile degli interventisti

nicomaccentelli

Sieg heil ciao, sieg heil ciao, sieg heil ciao ciao ciao… il 25 aprile degli interventisti

di Nico Maccentelli

Non era ancora finita la campagna vaccinista fatta di nemici no vax, complottisti e terrapiattisti, sanzioni, restrizioni, green pass e super green pass, che con una rapidità incredibile i conduttori pandemici dei media di regime hanno tolto il camice e indossato l’elmetto, messo a casa i televirologi e messi in studio esperti e cartine dell’Ucraina. Ormai il sistema informativo è collaudato e funziona come un orologio svizzero: bisogna far fare profitti a big pharma e far fare un salto biopolitico e tecnologico aall’intero sistema sociale? Ecco la campagna mediatica in grado di attaccare ogni forma di opposizione. Dalla Casa Bianca viene l’ordine di costruire l’escalation nella guerra che essa stessa ha provocato in anni di minacce alla Russia? La macchina della propaganda e della censura, delle veline dirette dalle intelligence costruite con false flag sul campo parte in mondo visione e nei social.

La narrazione è così potente e devastante che riescono a farci credere che inviare armi in Ucraina sia pacifismo e aiuti la trattativa, che dei battaglioni nazisti in un paese nazista, nato da un golpe contro un governo democraticamente eletto, che sopprime l’opposizione e fa pulizia etnica contro la popolazione russofona siano dei veri e propri partigiani che difendono il massimo della democrazia.

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Michele Prospero: È la guerra perpetua e la sinistra non lo sa

riformista

È la guerra perpetua e la sinistra non lo sa

di Michele Prospero

Mentre Ursula von der Leyen si spinge sino a Kiev per rinsaldare lo spirito di vittoria nella santa guerra per la libertà, come per un effetto di ritorno a Budapest, a Belgrado (e ora anche a Parigi) la destra di osservanza putiniana riporta successi significativi. La sinistra pare stretta tra i gagliardetti nazionalisti, che riscaldano il senso dell’impegno dei giornalisti e dei cantanti, e la paura della crisi che stringe più da vicino gli strati popolari e precari. Lo schema è quello dell’appello di Nadia Urbinati e Roberto Esposito che associano stalinismo e nazismo e propongono ai cittadini di sopportare direttamente il costo degli effetti “gravi ma non catastrofici” nell’economia sprigionati dalle più dure sanzioni verso Mosca con l’embargo del gas e del petrolio (“prodotti sporchi di sangue”).

La convenienza materiale viene sfidata dagli ideali cosmopolitici. E quindi, in nome dei puri principi etici, “alcuni diritti alla libertà individuale possono essere sacrificati alla sopravvivenza di molti”. Il problema reale è però che l’estensione della guerra nell’economia ha dei costi nient’affatto trascurabili.

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comidad: La prossima guerra civile americana

comidad

La prossima guerra civile americana

di comidad

La Storia si dà appuntamento sempre negli stessi luoghi, per cui in questo caso è appropriata la frase comune: “ci vediamo al solito posto”. Il Mar Nero è uno di quei punti strategici con cui ci si ritrova a fare i conti ciclicamente e infatti da millenni sono innumerevoli le guerre per garantirsene l’accesso e il controllo, dalla mitica guerra di Troia, alla guerra di Crimea del 1853, sino alla Battaglia di Crimea della seconda guerra mondiale.

Secondo un resoconto di “Defense News” (una testata giornalistica con sede in Virginia, che funge da sponda mediatica del Pentagono), già nell’ottobre scorso, il segretario alla Difesa USA, Lloyd Austin, dichiarava di aspettarsi un attacco imminente della Russia nell’area del Mar Nero. Quindi non un attacco all’Ucraina in quanto tale, ma al Mar Nero, il che vuol dire cercare di occupare sia settori della costa ucraina, sia della costa georgiana. Ciò smonta tutta l’attuale narrativa mediatica sui successi dell’esercito ucraino grazie alle armi occidentali, che avrebbero costretto i russi a ritirarsi da Kiev. Era chiaro sin dall’inizio che la capitale era stata presa di mira per fare da diversivo e tenervi impegnato il grosso dell’esercito ucraino.

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Sergio Cararo: Gott mit uns. L’Europa sta covando un problema: l’Ucraina

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Gott mit uns. L’Europa sta covando un problema: l’Ucraina

di Sergio Cararo

Chiude le porte al Presidente della repubblica tedesco, dice al Papa come deve essere fatta la via Crucis, ha congelato i negoziati per una tregua nella guerra. Va a braccetto solo con Stati Uniti e Gran Bretagna… ma vuole entrare a tutti i costi nell’Unione Europea, e quei due allocchi della Von der Leyen e di Borrell gli hanno portato anche l’invito di persona.

Le esternazioni di Zelenski e l’atteggiamento dei suoi emissari in Europa dovrebbero far venire i brividi invece di raccogliere applausi.

I governi europei forse non se ne sono resi conto ma hanno covato l’uovo del serpente ed ora li sta avvolgendo e sferra i primi morsi. Il presidente ucraino e il suo entourage, che arriva fino agli squadristi nelle Marche, si sentono ormai “dio dalla loro parte”: gott mit uns come la Germania nazista.

L’Ambasciata ucraina presso la Santa Sede ha contestato addirittura la decisione del Vaticano di far portare insieme la croce a una famiglia ucraina e una russa alla Via Crucis del Venerdì Santo al Colosseo, presieduta dal Papa.

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