Macron ringrazia

Le elezioni presidenziali in Francia, nel contesto della situazione europea caratterizzata dal coinvolgimento brutale degli americani nella guerra in Ucraina, rivestivano un ruolo importante nel determinare gli equilibri in seno all’UE e quindi pesare in maniera decisiva sulle prospettive del conflitto. La vittoria di Macron avrebbe rappresentato il consolidamento del blocco atlantico impegnato nella guerra, mentre la sua sconfitta avrebbe messo in crisi la strategia della NATO dal momento che l’antagonista, Marine Le Pen, non era affatto omogenea alla linea di Bruxelles che la definiva una candidata filoputiniana.

Non è un caso quindi che gli europeisti aspettassero con apprensione i risultati degli scrutini. Questi hanno registrato la vittoria di Macron con una percentuale del 58%, non clamorosa, ma tale di consentirgli di ritornare all’Eliseo.

Adesso in Francia, e anche qui da noi, si discute molto sul risultato perchè, seppure Macron l’ha spuntata, al primo turno aveva conseguito solo un 28% a fronte di un 23% di Marine Le Pen e quasi il 22% del candidato della sinistra Mélenchon. Se la matematica non è un’opinione se ne deduce che Macron non esprime affatto la posizione della maggioranza dei francesi, ma esattamente il contrario. Quando si è arrivati al ballottaggio l’esito è stato però quello che conosciamo, anche se la candidata sconfitta e lo stesso Mélenchon rimandano la resa dei conti finale alle elezioni parlamentari di giugno, da cui potrebbe nascere un governo diverso da quello del presidente della Repubblica.

La situazione francese rimane dunque critica per la stabilità politica del sistema a guida europeista ed è caratterizzata da fortissime tensioni sociali che si sono espresse immediatamente dopo il voto con manifestazioni di piazza e scontri, con la polizia che ha pure sparato a un posto di blocco facendo due morti.

Proprio per la debolezza del risultato Macron, presentandosi per festeggiare al Campo di Marte di fronte alla torre Eiffel, ha fatto un discorso di ringraziamento non solo per i suoi elettori, ma anche verso coloro che pur non avendo le sue stesse idee lo hanno votato al secondo turno. Chi erano questi elettori aggiunti che gli hanno consentito di arrivare al 58%? Tra questi c’erano sicuramente i voti del PCF, del partito comunista francese, che dal suo risultato insignificante (2%) ha voluto comunque annunciare pubblicamente il suo sostegno a Macron. La cosa non desta stupore, conoscendo la politica del PCF negli ultimi decenni che lo sta portando alla pratica estinzione. Ciò che più ha contato però rispetto ai risultati del secondo turno è la dichiarazione del candidato della sinistra, Mélenchon, che, forte di un 22%, all richiesta di chi sostenere al ballottaggio ha risposto: l’importante è non votare Le Pen. Il ringraziamento di Macron era dunque rivolto soprattutto agli elettori di Mélenchon che gli avevano consentito di arrivare al 58%? Non abbiamo la possibilità di valutare i flussi elettorali che hanno portato Macron alla vittoria, ma gli opinionisti sostengono che lo hanno votato, dandogli così la possibilità di vincere, una buona parte degli elettori di Mélenchon.

Ma cosa significa in termini di prospettiva la vittoria di Macron? Dal suo discorso a Campo di Marte dopo la rielezione è emerso innanzitutto che la sua ambizione è quella di rilanciare la coesione europea per fare del continente un polo forte dell’economia occidentale di cui la Francia dovrebbe diventare il punto di riferimento. Avanti dunque con l’europeismo, coi suoi progetti militari e col suo atlantismo. Il tema della guerra poi non è stato neppure affrontato, e questo è un particolare assai grave, che sta a significare che la linea rimane quella già tracciata coi suoi partner della NATO.

A questo punto si pone la domanda: qual è la differenza tra Macron e Le Pen e di conseguenza come giudicare l’indicazione di Mélenchon per cui la questione principale era non votare al secondo turno la candidata del Fronte Nazionale? Per rispondere bisogna fare l’analisi concreta della situazione concreta e non usare schemi che non vi si adattano. Sul piano del programma la Le Pen aveva messo al centro le questioni del disagio sociale e sul piano internazionale rivendicava un rapporto critico con le scelte UE, comprese quelle sulle relazioni con la Russia.

Se ci fossimo trovati in periodi di normalità l’opzione più logica per la sinistra sarebbe stata quella dell’astensione ma, data la situazione, in presenza di una escalation della guerra in Ucraina, la scelta andava portata sulla questione principale e cioè sull’effetto che la sconfitta di Macron avrebbe avuto sull’indirizzo dell’Europa.

La sinistra debole, quella che in Europa si è espressa in questi anni in Grecia, in Spagna e in Francia, di fronte alle contraddizioni reali si conferma incapace di reggere il confronto. E anche Mélenchon non è sfuggito alla regola.

Aginform
26 aprile 2022

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