[Sinistrainrete] Pierluigi Fagan: Dal punto di vista di Zelensky

Avrete notato forse che Zelensky ha un preciso entourage e sono tutti mediamente giovani. Molti hanno studiato o lavorato in Gran Bretagna, qualcuno in America. Alcuni di loro zampillano dalle nostre reti televisive o in video on line e sono tutti dotati di capacità argomentativa non banale, sono molto decisi e cosa più importante, sono coordinati nel senso che sembrano usciti da una riunione di briefing in cui hanno condiviso tutti una unica linea. Si può ipotizzare esista una sorta di Zelensky & Partners, un gruppo coeso ed omogeneo di persone che condividono una precisa strategia politica per tenere il potere in Ucraina al fine di …?

Isoliamo questo soggetto collettivo, dimentichiamoci chi ha intorno come partner interessato (USA, UK, una parte dell’Europa orientale e dei vertici della burocrazia euro-unionista, l’oligarca Kolomoyskyi) concentriamoci sulle sue proprie ipotetiche intenzioni. Come forse saprete, questo gruppo è diventato un partito poco prima finisse la terza stagione della serie televisiva che vedeva Zelensky come protagonista. Si è presentato alle elezioni del 2019 e secondo quanto scriveva the Guardian tre anni fa quando ancora non eravamo arruolati: … con “poche informazioni sulle sue politiche o sui piani per la presidenza, basandosi su video virali, concerti di cabaret e battute al posto della tradizionale campagna elettorale” ottenendo un insperato 30%.

La geografia del voto di questo primo turno, lo collocava al “centro”, sia geografico che politico. Ad ovest i nazionalismi di Poroshenko-Timoshenko, ad est i filo-russi confezionati in partiti apparentemente più di “sinistra”. Un gruppo di giovani ben intenzionati, con tecniche di marketing e comunicazione mediatica molto “occidentali” ha incarnato una possibile speranza. Sappiamo che questa speranza stava scemando prima del 24 febbraio, gli indici di gradimento della Zelensky e Partners (Z&P) erano in discesa e la rielezione fra due anni era data come improbabile.

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Fosco Giannini: La Nato e Aiace Telamonio

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La Nato e Aiace Telamonio

L’esigenza dell’unità dei comunisti e delle forze antimperialiste nella lotta contro la guerra

di Fosco Giannini*

Riceviamo e con grande piacere rilanciamo l’ultimo bellissimo editoriale di Fosco Giannini, direttore di Cumpanis: Segnaliamo anche questa importante iniziativa

balc simbolo nato La guerra incombe. Ben la di là dell’Ucraina, la sua ombra cupa si allarga su ogni Paese e su ogni popolo. Con la follia di un Aiace Telamonio al quale la dea Atena ha ottenebrato la mente per poi spingerlo alle più violente fantasie distruttive e indurlo a credere che i capi di bestiame siano gli odiatissimi comandanti degli Atridi da massacrare senza pietà, così – con la stessa hybris della tragedia greca – gli Usa e la Nato hanno abbandonato ogni residua prudenza umana e politica, ogni ponderazione militare teorizzata da von Clausewitz, persino ogni paura dell’ignoto e considerazione del proprio stesso destino, spingendo le loro Basi, le loro testate nucleari, le loro truppe nel cuore profondo dell’Europa dell’Est, là dove non si doveva andare, dove nessun Ettore sagace si sarebbe spinto.

Giungendo, la Nato-Aiace Telamonio, sino al Circolo Polare Artico, nelle Basi militari norvegesi al confine russo di Evenes e Rasmund, tra le città di Narvik e Harstad; ad Ämari, nella lontana e sconosciuta contea di Harjumaa, nei pressi del lago Klooga, in Estonia; nella terra di Šiauliai, in Lituania, ove prende misteriosamente corpo la missione di guerra americana “Baltic Air Policing”; ad Arazil, in Lettonia, dove la Nato trascina dietro sé le Penne Nere, gli alpini italiani del “Task Group Baltic”, minacciosamente operativi col Fronte degli Alleati nell’ambito dell’“Enhanced Forward Presence”. Per poi, attraverso un raptus incontrollabile, installarsi in territorio polacco, lungo lo stesso confine dell’enclave russa di Kaliningrad. Spingendosi sino a Krtsanisi, in Georgia, a 20 chilometri dalla capitale, Tiblisi, collocando lì una nuova Base militare, inaugurata direttamente dal segretario generale della Nato Jens Stoltenberg, a braccetto dell’allora presidente georgiano Margvelashvili, nel settembre del 2015.

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Ludovico Cantisani: Behemoth e Leviathan exsistent. Carl Schmitt e l’arcano

scenari

Behemoth e Leviathan exsistent. Carl Schmitt e l’arcano

di Ludovico Cantisani

carl schmittIl giurista tedesco Carl Schmitt rappresenta una delle pietre angolari del pensiero del Novecento. Non solo e non tanto perché sulle sue tesi, e soprattutto sulla sua nozione di “stato d’eccezione”, sono stati pubblicati innumerevoli libri, saggi e riflessioni, l’ultimo, di poche settimane fa, Che cos’è lo stato di eccezione? secondo Mariano Croce e Andrea Salvatore (Nottetempo, 2022). Schmitt è una pietra angolare anche e soprattutto in virtù della sua non sopita capacità di fare scandalo, uno scandalo che solo in parte si giustifica con la sua momentanea adesione e partecipazione ai primi anni del potere hitleriano in Germania. Ma sfogliare le sue pagine tuttora dona un brivido inesplicabilmente panico, come se in opere di filosofia del diritto in parte datate sia rimasto oscuramente celato qualcosa di grandioso, come un segreto antichissimo che si sporge alla luce.

Giudicata “ai limiti dell’escatologico”, e dello gnostico, da Franco Volpi, ogni pagina di Schmitt è prima di ogni altra cosa una grande lezione di eleganza di pensiero, e di stile. La prosa di Schmitt è segretamente ossessiva, come tutte le grandi prose, quando non lo sono apertamente. Senza dubbio, si tratta di un inseguimento: di riga in riga, di pagina in pagina, Schmitt insegue come un cacciatore sacro le “parole originarie” – il conio è suo – su cui intessere una griglia di interpretazione del politico, e del giuridico. Nihil aliud. Ogni fondazione parte dal tracciare una linea di confine, lo sa fin troppo bene Remo. Ecco allora i confini di Schmitt.

“Un intrigante amalgama di interpretazione storica e teoria politica, mitografia e teologia, filosofia ed esoterismo”, venne definito da Franco Volpi il fortunato saggio di Schmitt Terra e mare, in un’elencazione che potrebbe facilmente essere estesa all’intero corpus schmittiano, e a ogni discorso potenziale sulla sua prosa.

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Carlo De’ Coppolati: Bancarotta col botto

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Bancarotta col botto

di Carlo De’ Coppolati*

Mentre la guerra economica, giocata con le armi, massacra l’inerme popolo ucraino, il resto d’Europa, Italia in testa, s’incammina verso una bancarotta senza precedenti… altro che condizionatori

L’Occidente si piegherà a pagare in rubli il gas e il petrolio della Russia?

Ho letto risposte e commenti da rimanere storditi.

Non uno che ci capisca una ceppa e che faccia un discorso logico.

Chi dice che ci guadagneremo. Chi dice che fra poco compreremo tutto il gas che ci serve dall’Algeria e quindi il problema non si pone. Chi dice che è un capriccio di Putin che non serve a niente. Un po’ di tutto (o di niente).

Per aver lavorato molti anni nel settore della trivellazione di pozzi di petrolio e gas e per diversi anni nel settore della compravendita di petrolio e gas (Blue Green Holding SA, in Italia presente come Tamoil) vi do un paio di informazioni.

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Sergio Cesaratto: Effetto Ucraina. “Senza stop alla guerra l’Italia rischia un massacro sociale”

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Effetto Ucraina. “Senza stop alla guerra l’Italia rischia un massacro sociale”

Lorenzo Torrisi intervista Sergio Cesaratto

La guerra in Ucraina rischia di avere costi sociali importanti in Europa, in particolare nei Paesi più indebitati come l’Italia

Secondo la Bce, l’inflazione, aumentata in maniera significativa nei mesi scorsi, rimarrà elevata e per questo, nel corso della riunione del Consiglio direttivo di giovedì, è stata confermata la riduzione degli acquisti netti di titoli di stato nell’ambito del programma App e la loro conclusione nel terzo trimestre dell’anno.

La fiammata inflattiva sembra dunque far più paura del rallentamento dell’economia. “Qualcosa – ci dice Sergio Cesaratto, professore di politica monetaria europea all’Università di Siena – deve essere mutato nei rapporti di forza all’interno della Bce per cui da dicembre (almeno) è in corso la ‘normalizzazione’ della politica monetaria”.

* * * *

Cosa pensa di quanto deciso dalla Bce giovedì?

Se guardiamo al bicchiere mezzo pieno, i tassi sono ancora fermi e la politica di riacquisto a scadenza dei titoli pubblici già in pancia all’Eurosistema è stato confermata.

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Alessandro Mantovani, Luc Thibault: Michele Michelino, lo “stalinista” che piaceva agli antistalinisti

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Michele Michelino, lo “stalinista” che piaceva agli antistalinisti

di Alessandro Mantovani, Luc Thibault

La morte improvvisa di Michele Michelino ha sollevato sincero cordoglio nei più diversi ambienti della sinistra anticapitalista.

Perché questo sentimento quasi unanime? Ha esso un significato politico che va al di là della figura del militante scomparso?

Certo Michele era uomo dal carisma fuori del comune, un combattente straordinariamente intelligente, generoso e tenace, che sapeva organizzare, che sapeva pensare in grande. Un vero capo proletario, di quelli che un giorno dovranno fare la storia. Ed esprimeva movimenti concreti, reali.

Ma questo non basta a spiegare perché compagni delle più diverse tendenze politiche, compagni che spesso crudamente polemizzano tra di loro, si ritrovino insieme a commemorarlo.

Michele era – come altri hanno già detto – uno che sapeva unire, mettere davanti a tutto non l’interesse di una parrocchietta politica o sindacale, bensì quello della classe nel suo insieme.

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Nicola Licciardello: Guerra di religione?

sinistra

Guerra di religione?

di Nicola Licciardello

Cercando di scrivere un articolo sulla guerra e il buio del futuro – vengo sopraffatto dal Presente. Più che immersi siamo schiacciati sull’attualità, non solo sui suoi paradigmi ma anche sui suoi moduli, sui suoi format, ne siamo parlati e formattati. “Chi controlla il presente controlla il passato, e chi controlla il passato controlla il futuro” (Orwell, 1984). Non c’è tempo per riflettere o esaminare (tanto meno criticare) un’idea sulla guerra, una teoria sulle sue cause e logiche conseguenze – è qualcosa che sembra non interessare più, di fatto siamo o preferiamo essere fusi nel-dal flusso informativo, non ricordiamo la news di un minuto fa, perché dopo pochi secondi un’altra la smentisce – non una ma dieci, cento, nei mille canali del turbocapitalismo mediatico (Fusaro) o cosmopolitismo fucsia: ciascuna è un inverificabile aggiornamento dell’altra… e il flusso vanifica la possibilità di distinguere tra verità e propaganda, tra informazione e talk show, tutto è fluido, dipende dall’orizzonte, tutto s’annulla nella “società liquida” (Bauman).

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Redazione – Guido Salerno Aletta: Qual è – se c’è – l’attuale strategia Usa?

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Qual è – se c’è – l’attuale strategia Usa?

di Redazione – Guido Salerno Aletta

Se si mette da parte la discussione ideologica sui “valori” – dell’Occidente neoliberista, of course – e ci si concentra sugli interessi della varie classi in campo, sulle loro strategie palesi e quelle che risultano dagli atti concreti, le cose diventano improvvisamente più nitide. Non meno tragiche o infami, ma almeno comprensibili.

L’atteggiamento dell’attuale presidenza degli Stati Uniti nei confronti della guerra in Ucraina è razinale solo se si ammette un’intenzione, una strategi, una visione. Altrimenti è da fuori di testa urlare che “Putin non può restare al potere” e contemporaneamente smentire che si voglia realizzare un regime change a Mosca.

Dunque è inutile stare a sentire le dichiarazioni – anche se obbligatorio sapere che ci sono state – e seguire l’antico precetto dei saggi: follow the money.

L’editoriale di Guido Salerno Aletta, questa volta su TeleBorsa, coglie come al solito il punto centrale: qual’è la strategia Usa per mantenere un’egemonia sul mondo? O almeno su una parte consistente?

Dipende da quale frazione del capitale Usa stia conducendo il gioco, ma il cuore del problema è la sofferenza di una gran parte della popolazione che ha perso reddito, peso sociale, lavoro, certezze, status. Chiunque voglia governare – parliamo di frazioni del capitale – deve riuscire a farsi seguire da una maggioranza (alle elezioni) e dunque deve garantire qualcosa di paragonabile a una crescita. O almeno a un recupero dei posti di lavoro perduti.

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Federico Giusti: Il patto a tre per L’Italia. La ricetta padronale per la ripresa economica e il neokeynesismo di guerra

la citta futura

Il patto a tre per L’Italia. La ricetta padronale per la ripresa economica e il neokeynesismo di guerra

di Federico Giusti

Confindustria spiega come superare la crisi in corso e le soluzioni annunciano tagli ai salari e la contrazione dei diritti sociali. Saranno lavoratrici e lavoratori a pagare i costi della guerra

L’Italia è forse in grado di rinunciare al gas russo? In un’intervista al quotidiano “Domani”, uno dei più stretti consiglieri di Zelensky spiega che un gasdotto russo attraversa l’Ucraina che ne ricava 1,3 miliardi annui. Suona strano che l’Ucraina non chiuda quel gasdotto e rispetti un accordo del 2019 quando ogni giorno invoca l’Unione Europea (Ue) di interrompere ogni accordo commerciale con la Russia ponendo fine alle importazioni di gas e petrolio. Il problema è assai complesso. Quel gas non è indispensabile solo per i paesi Ue ma anche per la stessa Ucraina, e il realismo politico impone prudenza e non mosse azzardate. Basterebbe solo questo esempio per spiegare l’ipocrisia che si cela dietro ai conflitti bellici. Ma proviamo a non limitarci a note etiche o morali.

Per alcuni studiosi l’Ue deve dotarsi di una nuova politica energetica andando avanti sulla strada della decarbonizzazione del sistema elettrico, localizzando gli investimenti anche con lo stoccaggio di elettricità e guardando anche al nucleare e alle rinnovabili.

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Alessandro Visalli: Dal Grande Gioco triangolare alla polarizzazione

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Dal Grande Gioco triangolare alla polarizzazione

Circa la posizione diplomatica e strategica cinese: Qin Gang e Yongnian Zheng

di Alessandro Visalli

FFC8DT e1637335413950Sulla rivista cinese Guancha è presente[1] la notizia che il 18 aprile 2022 l’ambasciata cinese a Washington ha pubblicato sulla rivista “The National Interest” un articolo[2] a firma dell’ambasciatore Qin Gang. Nell’articolo l’ambasciatore definisce la posizione del paese.

 

La crisi e le sue ragioni

In primo luogo, la Cina afferma di amare la pace e opporsi alla guerra in ogni possibile circostanza, quindi di sostenere il rispetto del diritto internazionale e le norme che proteggono sovranità ed integrità territoriale di tutti i paesi, incluso l’Ucraina. La posizione cinese è dunque “westfaliana”, incardinata sul principio di sovranità (mentre quella Usa è, almeno dal tempo della crisi Jugoslava, ovvero dalla fine della Guerra Fredda “non vestfaliana”[3] ed imperniata sull’affermazione di una guida unica del mondo). Questa è la principale linea di divergenza che la nota, scritta in un misurato linguaggio diplomatico, esprime. Come risulta anche da precedenti esternazioni dell’ambasciatore si intravede l’interesse della Cina per la prosecuzione di un Grande Gioco triangolare, tra Russia, Usa e Cina ed il forte disappunto per il tentativo americano di semplificare il quadro polarizzandolo in uno ‘scontro di civiltà’ con fortissime connotazioni ideologiche.

Il secondo capoverso entra nella questione centrale delle lezioni che dalla crisi devono essere apprese. Riferendosi non per caso al “sistema internazionale del dopoguerra” (imperniato sull’Onu e quindi sul principio vestfaliano di autodeterminazione dei popoli e sovranità delle nazioni) l’ambasciatore denuncia come si trovi ora a dover fronteggiare la pressione più pesante dal tempo della Guerra Fredda (ovvero dal 1991).

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Domenico Losurdo: L’Holodomor, la propaganda liberale e le rimozioni storiche dell’Occidente

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L’Holodomor, la propaganda liberale e le rimozioni storiche dell’Occidente

di Domenico Losurdo [1]

screenshot.13 11. L’olocausto ucraino quale bilanciamento dell’olocausto ebraico

Le due personalità criminali [Hitler e Stalin ndr], reciprocamente legate da affinità elettive, producono due universi concentrazionari tra loro assai simili: così procede la costruzione della mitologia politica ai giorni nostri imperversante. Per la verità, pur inaugurando questa linea di pensiero, Arendt fa un discorso più problematico. Per un verso accenna, sia pure in modo assai sommario, ai «metodi totalitari» preannunciati dai campi di concentramento in cui l’Inghilterra liberale rinchiude i boeri ovvero agli elementi «totalitari» presenti nei campi di concentramento che la Francia della Terza Repubblica istituisce «dopo la guerra civile spagnola». Per un altro verso, nell’istituire il confronto tra Urss staliniana e Germania hitleriana, Arendt fa valere alcune importanti distinzioni: solo a proposito del secondo paese parla di «campi di sterminio».

C’è di più: «nell’Urss i sorveglianti non erano, come le SS, una speciale élite addestrata a commettere delitti». Com’è confermato dall’analisi di una testimone passata attraverso la tragica esperienza di entrambi gli universi concentrazionari: «I russi […] non manifestarono mai il sadismo dei nazisti […] Le nostre guardie russe erano persone per bene, e non dei sadici, ma osservavano scrupolosamente le regole dell’inumano sistema»[2]. Ai giorni nostri, invece, dileguati il sia pur sommario riferimento all’Occidente liberale e l’accenno alle diverse configurazioni dell’universo concentrazionario, tutto il discorso ruota attorno all’assimilazione di Gulag e Konzentrationslager.

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Giovanni Dursi: Belligeranza senza ideali

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Belligeranza senza ideali

di Giovanni Dursi

Pensieri sul “riconoscimento sociale” della lotta di classe e sulla tossicità del pensée unique capitalista

Simbolo ZLa tragica ed aspra spirale del conflitto bellico paneuroasiatico – che, ad oggi, vede nel territorio ucraino il più recente avamposto – è “coinvolgente”. Interroga tutti gli “uomini di buona volontà”. Terminato il secondo ventennio del XXI secolo, ci sono le condizioni psicologiche, per le giovani generazioni – sia d’ispirazione nerd che “Stúrm und Dráng” – e per le donne e gli uomini nati tra il 1945 ed il 1965 (dai 77 ai 57 anni oggi), per decidere come riorientare anche le proprie esistenze. È giunto il momento di fare i conti con la coscienza e scegliere. Alle stessa stregua di come agirono i partigiani che, per un impulso prepolitico, morale, compirono una scelta di campo e decisero di impegnarsi, mettendo a repentaglio la vita, e combattere con le armi per liberare il mondo dal nazifascismo. Analogamente, è possibile, con consapevole rammemorazione, rievocare il dilemma di Ἀντιγόνη, protagonista della tragedia di Sofocle, rappresentata per la prima volta ad Atene alle Grandi Dionisie del 442 a.C., come utile sollecitazione alla riflessione che si propone ed all’auspicabile agire collettivo.

Si, è indifferibilmente etico intervenire. È una chance che i contemporanei hanno, ob torto collo. Con le armi della “critica”, politicamente e culturalmente. Innanzitutto, dimostrando di comprendere la genesi e l’attuale scenario degli scontri militari in corso. In secondo luogo, perché quando la situazione è atroce, ciò che non si è ancora realizzato, può esserlo. In termini diversi: va esperito il tentativo di affrontare la situazione con un’adeguata disamina ed altrettanto inerente valutazione circa il “da farsi”. Infine, l’auspicata doverosa partecipazione è necessaria anche per contrastare le unilaterali “narrazioni sulla guerra”, le interpretazioni e manipolazioni informative erogate con altrettanta “potenza di fuoco” dal mainstream media subalterno e dagli “utili idioti”, insigni protagonisti del perturbante scenario transdemocratico e al servizio di dissimulate, emergenti cheirocrazie o oclocrazie. (rif. a “L’utile idiota. La cultura nel tempo dell’oclocrazia”, Antimo Cesaro, MIMESIS EDIZIONI, 2020).

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comidad: I falsi dilemmi morali sulla guerra ucraina

comidad

I falsi dilemmi morali sulla guerra ucraina

di comidad

Molti commentatori hanno trovato irritante la frase di Draghi che poneva in alternativa la pace ed il condizionatore. Al di là della goffaggine dimostrata in quel caso da Draghi, l’espediente da lui adoperato rientra nelle consuete tecniche del lobbying, cioè distrarre dalle vere questioni in ballo ponendo dei fittizi dilemmi morali, che però contengono un’insidia semantica.

Nel 1991 la prima guerra del Golfo fu preparata da un “dibattito”, estenuante quanto inconcludente, sulla possibilità della “guerra giusta”. A distanza di più di trenta anni si deve concludere che, a causa del fumo della disinformazione, persino di quella guerra sappiamo ancora molto poco, perciò figuriamoci cosa sappiamo di quelle attuali. Il 26 febbraio del 1991, a poche ore dalla fine ufficiale della guerra, un missile “Scud” di fabbricazione sovietica (che gli Iracheni avevano ribattezzato Al-Husayn) colpì una caserma americana uccidendo ventisette militari. A poca distanza dalla caserma vi era un albergo sede di molti inviati di guerra, perciò gli effetti devastanti dell’esplosione quella volta non poterono essere nascosti.

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Toby Rogers: Cos’è successo al progressismo?

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Cos’è successo al progressismo?

di Toby Rogers*

Dove sono finiti i progressisti? Ho trovato interessante questo articolo di Toby Rogers che esamina la posizione di George Lakoff sui vaccini. Lakoff è un po’ un’icona della sinistra occidentale per la sua posizione che mette in contrasto l’autoritarismo rigido della destra, con l’atteggiamento flessibile e affettuoso della sinistra. Secondo Lakoff, uno stato si può vedere un po’ come una famiglia, dove il governo può funzionare come un padre piuttosto rigido che da ordini o una madre affettuosa che si impegna ad aiutare gli altri membri. A Lakoff si deve anche il concetto importantissimo di “framing” – definito come “non pensare a un elefante” – L’idea è che se nel dibattito tiri fuori un certo argomento o una certa immagine, molta gente adatterà quell’immagine al proprio “frame”, indipendentemente da cosa diceva il messaggio. Un esempio classico è stato quello delle “armi di distruzione di massa” dell’Iraq al tempo di Saddam Hussein. Anche se se ne parlava per negarne l’esistenza, molti capivano che esistevano. Coerentemente con le sue idee sulla comunicazione, Lakoff ha assunto una posizione fortemente “chiusurista” durante il dibattito, approvando i lockdown, le mascherine, le restrizioni, eccetera. Come molte altre persone “di sinistra”, Lakoff ha visto nello stato una madre affettuosa che cerca di proteggere i suoi bambini da un pericolo esterno. Non è riuscito a vedere, invece, l’atteggiamento fortemente autoritario dello stato in queste misure – cosa che invece è risultata chiara a molte persone tendenzialmente di destra.

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Piccole Note: Il Sud del mondo diffida della propaganda di guerra Usa

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Il Sud del mondo diffida della propaganda di guerra Usa

di Piccole Note

L’Occidente stenta a coinvolgere nella campagna anti-russa i Paesi asiatici e africani, al netto dei suoi più stretti alleati. Lo tematizza Trita Parsi sul network americano MSNBC in un articolo alquanto interessante, nel quale spiega che, sebbene tali Paesi sappiano distinguere tra aggredito e aggressore, nondimeno non hanno intenzione di saltare sul glorioso carro della Nato.

Tra questi si annovera l’India, legata alla Russia sin dai tempi della Guerra Fredda e governata da un partito che ricorda bene i tempi nefasti del colonialismo britannico, e i Paesi del Golfo guidati da Arabia Saudita ed Emirati Arabi, che si sono allontanati nettamente da Washington in favore di Mosca.

Secondo la cronista di MSNBC ciò sarebbe dovuto alla ritrosia Usa ad abbracciare la loro vis anti-iraniana, spiegazione fallace data la nota prossimità di Mosca a Teheran, così che occorre trovare ragioni altrove e più precisamente nella diffidenza di questi Paesi per la propensione ai regime-change degli Stati Uniti, che potrebbe interessarli molto da vicino in un prossimo futuro.

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Pier Paolo Caserta: L’anticonformismo conformissimo. Ovvero, brevissima fenomenologia dei Maneskin

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L’anticonformismo conformissimo. Ovvero, brevissima fenomenologia dei Maneskin

di Pier Paolo Caserta

Non foss’altro che per l’increscioso coro mediatico che li esalta innalzandoli all’olimpo dell’esemplarità culturale ed etica (sull’aspetto musicale non mi esprimo), bisogna dire dove stanno in realtà i Maneskin.

Altre volte ho sottolineato come l’ostentazione sistematica e “trasgressiva” della diversità non sia affatto progressiva, né liberatrice. L’odierno progressismo, armato delle sue strutture discorsive politicamente corrette, la utilizza volentieri e con molto profitto per traslare il problema dell’uguaglianza e del suo riconoscimento interamente sul piano individuale, frammentando l’identità in una miriade di possibilità tutte completamente disarticolate dall’ossatura sociale che le produce. I Maneskin rappresentano piuttosto bene questa fluidità dei tempi. Ovviamente la “libertà” con la quale si rimane è in fondo una libertà del tutto esteriore, di costume, che io di certo non contesto, ma non una vera libertà di essere, perché è deprivata dell’essere sociale, la cui questione si mira a rendere persino impossibile porre e pensare.

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Roberto Gabriele: Ucraina, l’esito possibile

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Ucraina, l’esito possibile

di Roberto Gabriele

C’è un settore assai vasto di persone che si esprimono contro la guerra e sperano e agiscono affinchè finisca al più presto con un compromesso accettabile da ambedue le parti in conflitto. Purtroppo però è bene dire le cose come stanno e capire ciò che ci aspetta, per evitare che le nostre speranze rimangano pii desideri e soprattutto ci facciano deviare dalle nostre responsabilità e dai compiti che ci spettano.

E’ bene partire dal fatto che la guerra in Ucraina non è scoppiata per un malinteso che potrebbe anche essere chiarito al tavolo delle trattative. Il conflitto ha radici profonde, di carattere interno e internazionale.

Sulle questioni interne – legame storico con la Russia, vicenda del Donbass, diritti dei russofoni ecc. – Putin annunciando l’inizio delle operazioni militari è stato molto chiaro. Se il conflitto fosse limitato a questi aspetti si sarebbe potuti arrivare abbastanza rapidamente in modo costruttivo al tavolo delle trattative.

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lorenzo merlo: Vita a punti

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Vita a punti

di lorenzo merlo

Maschera e scopo del terrore e del grinpaz

 

Allineati e coperti

Il buon scalatore non è quello muscoloso, coraggioso, vanitoso. Nessuna di queste e simili doti permette scelte e comportamenti idonei alla sicurezza, alla soddisfazione. Il buon scalatore è quello che ascolta il terreno. Per lui, è il terreno che dice la verità. Così muovendo, è in grado di non farsi prevaricare dalle proprie paure, dalle proprie ideologie, dalle proprie vanità. Egli non è lì per affermare se stesso, ma per capire, scoprire, creare. Capire, scoprire e creare la combinazione di spinte, trazioni e orientamento ideale per stare e, dallo stare, proseguire.

La premessa alpinistica per scalare pareti è buona in sé e in quanto metafora per muoversi nelle pareti della vita. Essa è metafora di tutti i contesti dell’uomo. Banalità per chi ci è arrivato per i fatti suoi. Segreti inaccessibili per chi è preda di qualche entità che lo domina, che gli succhia le energie, quali la paura e le ideologie.

La comunicazione in mano a gruppi globalisti ha da tempo un solo intento: operare per non perdere l’egemonia economico-finanziaria-culturale del mondo o del cosiddetto Occidente. L’atlantismo ne è il braccio militare. Si tratta di un progetto che ha quale prima arma proprio la comunicazione. Anche questa è una banalità. Ma non per tutti.

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