Finanziamenti Usa ai biolab ucraini, anche le date non tornano: sapevano del Covid già nel 2019?

Ma siamo proprio sicuri che la pandemia da Covid 19 sia scoppiata all’improvviso agli inizi del 2020 come ci hanno sempre raccontato i giornaloni? Oppure vi sono i famosi puntini che, se uniti opportunamente tra loro, raccontano altro?

Ci sarebbe ad esempio un legame, individuato dal giornale inglese DailyExposé, tra il DOD statunitense ed un laboratorio situato in Ucraina recante il nome di Labyrinth Global Health INC, legame che secondo ricerche in rete si concretizzerebbe qualche mese prima della data ufficiale dello scoppio della pandemia (parliamo di novembre 2019), attraverso un contratto che avrebbe come oggetto la ricerca sul Covid 19.

Questa scoperta tuttavia non è la sola che metterebbe in dubbio una volta per tutte la validità della cronistoria ufficiale degli eventi legati al Covid 19, dato che la Labyrinth Global Health in realtà altro non é che un tassello di un puzzle molto più vasto, principalmente con base su suolo ucraino e legato ad altri istituti quali EcoHealth Alliance e Metabiota, già noti laboratori coinvolti in operazioni poco pulite da parte dello stato profondo internazionale.

Come si arriva a tale rivelazione non é immediato, e pare ovvio che questo sia voluto, tuttavia non é nemmeno impossibile. Esiste una voce su un sito del governo americano che riguarda le spese fatte nel corso del tempo, una di quelle pagine che potremmo definire dedicate alla “trasparenza” di spesa. Ivi vengono elencate tutte le cifre che sono state destinate al Covid 19 negli ultimi anni, si legge infatti nelle varie voci relative alla spesa pubblica di una cifra astronomica pari a 3.63 trilioni di Dollari utilizzati dal governo come risposta alle necessità e agli investimenti cui far fronte durante la pandemia.

É proprio frugando qua che cominciano le stranezze. Si scopre alla voce “premi e riconoscimenti” una lista di 115 enti che hanno quasi unicamente come causale per il trasferimento di denaro dal dipartimento di difesa la spiegazione “materiale di laboratorio per Kyiv“, oppure l’ancora più vaga descrizione di “arredamento d’ufficio per Kyiv”. In mezzo a questi 115 enti appare quindi anche la summenzionata Labyrinth Global Health INC la quale riceve due tranche di denaro, una legata alla richiesta di “portare a termine il compito n.1” (di cosa si tratta però non è specificato), mentre l’altra legata esplicitamente alla documentazione sul Covid19 e alla ricerca effettuata dal laboratorio a tal riguardo.

Se questo non fosse ancora abbastanza, c’è altro. Cercando i dettagli delle informazioni che vengono messe in rilievo nella pagina del governo USA Spending, si trova che la divisione del Dipartimento della difesa che ha finanziato questi progetti é quello chiamato Defense Threat Reduction Agency (DTRA), con un contratto stipulato nel lontano 2012 e conclusosi poi nel 2020. Quindi si tratta dell’agenzia che si occupa della modulazione del rischio all’interno del dipartimento dì difesa.

Ma per quale motivo gli Stati Uniti avrebbe mai dovuto finanziare un laboratorio piccolo come il Labyrinth Global Health, il quale si definisce una modesta realtà basata su imprenditrici donne, che però dicono di vantare partnership internazionali nei quattro continenti sia nel pubblico che nel privato?

Beh la risposta non è probabilmente nel laboratorio di per sé, ovvero nel contenitore, quanto nelle persone che lo guidano. Troviamo infatti Karen Saylors, una delle fondatrici di Labyrinth, più volte sul palco di convegni con EcoHealth Alliance e Metabiota in incontri pubblici e privati. Ricordiamo uno su tutti un evento datato settembre 2019 (quindi addirittura precedente ai fondi ricevuti dal dipartimento di difesa) in cui tutti si riunirono per festeggiare il successo di quella che chiamarono #10yearsofPredict, ovvero dieci anni di analisi in prospettiva utilizzati per prevenire lo sviluppo di pandemie nel mondo.

Vennero mostrate slide su come ad esempio il gruppo avesse conseguito grandi risultati in paesi come il Cameron, e, strano ma vero, vennero anche distribuiti opuscoli tradotti in ben 12 lingue su “Come convivere in sicurezza con i pipistrelli”, ed i protagonisti all’evento furono poi immortalati in foto di gruppo brindando ad “una lunga proficua amicizia”. Strana coincidenza vero?

Mary Guttieri, la collega di Karen Saylors, nemmeno a dirlo, la ritroviamo poi in una sovrapposizione di ruoli, ovvero oltre a fondatrice di Labyrinth, anche vicepresidente di Metabiota, che si scambia email con Hunter Biden, in una delle quali si propone come finalità dell’anno quella di allontanare l’Ucraina in maniera definitiva dalla sfera di influenza russa per inglobarla nella cultura ed economia occidentale.

E potremmo continuare a scavare ancora e ancora, certi di trovare materiale di ogni sorta. Ma per ritornare all’inizio della questione, ovvero al perché il covid 19 venisse menzionato e studiato ben prima che la pandemia scoppiasse, abbiamo due possibilità: o il covid 19 già esisteva in natura, oppure tutti coloro che erano coinvolti nello studio del patogeno erano probabilmente anche coinvolti nella sua creazione in laboratorio.

C’é un ulteriore elemento che spinge in maniera incontrovertibile verso la seconda opzione. In un accordo secretato tra Moderna e il National Health Institute of Allergy and Infectious Diseases, alla pagina 105 di tale documento si legge che già in data 17 dicembre del 2019 le due parti si accordavano per un vaccino candidato contro il covid 19 da trasferire alla University of North Carolina a Chapel Hill, mentre tutti ricorderemo che il mondo intero avrebbe reso noto delle polmoniti anomale in Cina a fine dicembre, ed l’OMS avrebbe utilizzato il termine Covid 19 solo a febbraio.

Se insieme a tutto questo uniamo anche altri fatti come ad esempio lo sviluppo di kit medici diagnostici per il covid 19 ben prima del 2020 (si parla del 2017), nonché la loro distribuzione, (ci riferiamo in questa sede al World Bank, la quale a suo tempo provò a smentire la faccenda anche se senza successo, dicendo prima che “avevano sbagliato data da riportare sul sito” e poi che ” era vero che i kit riportavano l’etichetta di covid 19 ma non erano per il covid 19“), ci rendiamo conto che davvero niente torna. Le date non corrispondono, le prime pagine dei giornali raccontano una storia che appare già vecchia e con finalità unicamente propagandistiche.

Rimane lecito chiederci quanto ancora dovremo scavare prima di poter ricostruire una storia che regga e che riporti la verità.

Non é dato sapere. Al momento.

MARTINA GIUNTOLI

02/05/2022

Finanziamenti Usa ai biolab ucraini, anche le date non tornano: sapevano del Covid già nel 2019? – Visione TV

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