Se gettano la maschera non è per sbadataggine, né per imperizia o imprudenza: le “grandi firme” nostrane sono agitprop che sanno il fatto loro e conoscono benissimo il mestiere – quello di propagandista dei presunti valori occidentali s’intende, perché il giornalismo libero è tutt’altra cosa, ed è comunque una specie in via di estinzione.
Ormai sui quotidiani di regime (cioè tutti, eccezion fatta per La Verità e Il Fatto Quotidiano, su cui residuano spazi di riflessione e dibattito) si dà per scontato e pienamente accettabile che la guerra in corso, dapprincipio presentataci come “difensiva”, sia un’operazione NATO per interposta Ucraina, e il 28 aprile, durante la trasmissione Otto e Mezzo, Massimo Franco ha seraficamente affermato che anche se la Russia fosse effettivamente caduta in una trappola tesale dagli americani (vale a dire: anche ammesso che sia stata indotta/forzata ad attaccare l’Ucraina) giudizi e valutazioni non cambierebbero. Può farmi piacere che un “saggista di fama, membro dell’International Institute for Strategic Studies di Londra (IISS)”, definito “un istituto di ricerca britannico (o think tank) nel campo degli affari internazionali” da Wikipedia, confermi quanto ho scritto in alcuni pezzi per l’interferenza a partire da fine febbraio, ma mi domando cosa motivi questo soprassalto di sincerità. Quando, il 25 febbraio scorso, azzardai che “In questa vicenda sin dall’inizio Joe Biden e i suoi “diplomatici” hanno alimentato le tensioni soffiando quotidianamente sul fuoco: non puntavano a un accordo, ma a provocare l’antagonista spingendolo a un’umiliante resa o a gesti inconsulti. Messo all’angolo dall’intransigenza statunitense Vladimir Putin ha soppesato le poche opzioni sul tavolo, propendendo infine per l’attacco militare – scelta dolorosa e gravida di pericoli anzitutto per la Russia.
Serge Quadruppani: Noi non siamo niente, siamo tutto!
Noi non siamo niente, siamo tutto!
di Serge Quadruppani
Serge Quadruppani ricorda Valerio Evangelisti e i suoi personaggi abietti a cominciare dal più popolare: Eymerich. La descrizione delle forme più atroci di dominazione come incitamento alla ribellione
Valerio Evangelisti è morto lunedì 18 aprile. Non potremmo parlare della sua opera senza cominciare da quella che è sia la parte maledetta che la più visibile, la più conosciuta: Eymerich, quel personaggio storico, Inquisitore Generale del Regno d’Aragona nel 1357, «predicatore di verità», «dottore di prim’ordine», divenuto un personaggio di finzione, antenato di due delle figure archetipiche della nostra modernità, il poliziotto e lo scienziato. Eymerich, dice San Malvagio, imperversa nella sua epoca ma viaggia nel tempo. Le sue avventure sono state raccolte in una saga di dodici volumi di successo internazionale, pubblicate e ripubblicate anche in Francia prima da Rivages/Fantasy, poi da La Volte, in una traduzione a opera del sottoscritto per quanto riguarda i primi volumi, e dell’eccellente Daniel Barberi per i successivi.
Mischiando diversi generi letterari, horror, fantascienza, giallo, avventura, ogni episodio della saga è costruito sull’intrecciarsi di tre temporalità: il medioevo dell’Eymerich storico, un presente o passato recente, e un futuro distopico. Le quarte di copertina, che cercano di restituire la ricchezza di questi intrecci, compongono una sorta di poema barocco che dà le vertigini: «Qual è il legame tra l’indagine di Eymerich sulla rinascita dell’eresia catara in Savoia, la manipolazione genetica dei ricercatori dementi a metà degli anni Trenta e le fosse comuni di Timisoara, in Romania?»; «1358, Castres. Nicolas Eymerich conduce una terribile vendetta contro la setta dei Masc, bevitori di sangue. Ventesimo secolo, Usa. Il Ku Klux Klan, la Cia e l’Oas sono coinvolti da un biologo fanatico di esperimenti su persone di colore.
Gianandrea Gaiani: Verso la guerra ad oltranza in Ucraina
Verso la guerra ad oltranza in Ucraina
di Gianandrea Gaiani
Il ministro della Difesa russo, Sergei Shoigu (apparso nei giorni scorsi in pubblico dopo le voci di presunti problemi di salute dovuti addirittura ad avvelenamento) ha confermato gli obiettivi militari dell’operazione speciale già annunciati da Vladimir Putin all’inizio delle ostilità due mesi or sono.
Shoigu ha sottolineato “il coraggio e l’eroismo” dimostrato dai militari dopo l’annuncio con cui, il 19 aprile, lo stato maggiore ucraino aveva reso noto l’inizio dell’offensiva russa nel Donbass lungo un fronte di 480 chilometri in quella che ha definito “una nuova fase della guerra”.
Mosca del resto aveva annunciato il completamento della concentrazione di forze in vista dell’offensiva nell’est dell’Ucraina mentre il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov in un’intervista ha confermato che l’operazione russa mira “alla completa liberazione delle repubbliche di Donetsk e Luhansk, come annunciato inizialmente”.
Il 22 aprile il generale Rustam Minnekayev, vice comandante delle forze del distretto militare della Russia Centrale, citato dalle agenzie di stampa russe ha detto espressamente che “dall’inizio della seconda fase dell’operazione speciale, uno degli obiettivi è stabilire il pieno controllo del Donbass e dell’Ucraina meridionale. Ciò garantirà un corridoio terrestre verso la Crimea, oltre a pesare sulle infrastrutture vitali dell’economia Ucraina, i porti del Mar Nero attraverso i quali vengono effettuate le consegne di prodotti agricoli e metallurgici.
Il controllo dell’Ucraina meridionale è anche un corridoio per la Transnistria, dove ci sono anche casi di oppressione della popolazione di lingua russa”, ha concluso il generale Minnekayev lasciando così intendere che le offensive proseguiranno anche nel settore di Odessa.
Nico Maccentelli: Riflessioni sul nuovo fascismo e la guerra
Riflessioni sul nuovo fascismo e la guerra
di Nico Maccentelli
S’è visto il 25 aprile a Milano. Ormai i ceffi del PD con le loro bandiere NATO, UE e ucraine sono come squadre, sgherri di regime, come i fascisti. Sì, è il nuovo fascismo che avanza, ammantato di “bella ciao”, mentre sdogana i nazisti banderisti di Pravy Sektor e di Azov.
Ormai non hanno più ritegno nel glorificare i peggiori tagliagole spacciandoli per eroi, di una “resistenza” che usa i civili sequestrati nei sotterranei dell’acciaieria Azovstal come scudi umani, dei “partigiani” delle peggiori atrocità sui prigionieri russi e sugli inermi.
Il PD è di fatto il partito della guerra a completo servizio della NATO, è apparato politico di un esecutivo, il governo Draghi, che ha dato il colpo di grazia a un sistema democratico già leso da decenni di scorrerie costituzionali, da un decisionismo che esautora il Parlamento e che è pura espressione dei poteri forti. È apparato politico al servizio di quello militare che stronca ogni possibilità di trattativa e che ci sta conducendo verso l’allargamento del conflitto, secondo le linee guida della Casa Bianca.
Piccole Note: Usa e Gb: colpire direttamente la Russia… e poi?
Usa e Gb: colpire direttamente la Russia… e poi?
di Piccole Note
Le cose si mettono male. La mattana del sottosegretario della Difesa britannico James Heappey, il quale ha affermato che “non sarebbe un problema” se l’Ucraina usasse le armi fornite dal suo Paese per colpire il territorio russo, non è passata inosservata a Mosca.
La risposta è arrivata immediata dal ministero della Difesa russo e non è quella sproporzionata riferita dai taluni media, cioè di una minaccia a colpire obiettivi Nato, quanto quella più limitata di colpire i centri decisionali di Kiev,
Con un’aggiunta significativa “I consulenti dei paesi occidentali che prestano assistenza nei centri decisionali di Kiev non saranno necessariamente un problema” nel processo decisionale russo riguardo la ritorsione.
E, però, evidentemente la mattana di Heappey non è un caso isolato. Ieri, il Capo del Dipartimento di Stato Tony Blinken, rispondendo a una domanda non casuale di un cronista, ha dichiarato che sta all’Ucraina decidere se colpire o meno il territorio russo con le armi fornite dalla Nato. Di per sé, una risposta logica, ma che de facto mette la Nato direttamente contro Mosca.
Claudio Conti: Alla canna del gas, davvero. Non era un bluff…
Alla canna del gas, davvero. Non era un bluff…
di Claudio Conti
E’ scattata la guerra del gas
I giocatori di poker sanno che c’è un solo modo per scoprire se uno degli avversari bluffa: “andare a vedere”. Ossia puntare i soldi necessari a far calare le carte sul tavolo. Il rischio è ovviamente quello di perdere l’intera puntato, se il bluff non c’è.
E’ proprio quello che avvenendo in questi giorni in Europa, dove tutti i leader euro-atlantici avevano garantito che Mosca non avrebbe mai fermato l’erogazione del proprio gas verso i paesi Ue, perché “è troppo importante per la Russia, non possono rinunciare a quelle entrate”.
Questa litania è risuonata anche dopo che Mosca aveva disposto che Gazprom accettasse soltanto rubli in cambio del gas, a partire dal primo maggio.
“Bluffa!”, gridavano da von de Leyen a Mario Draghi, dicendosi certi che ci saperebbe stato tutto il tempo necessario per diversificare le forniture di gas di cui l’Europa ha un disperato bisogno, non possedendo riserve proprie di dimensioni significative.
comidad: La schizofrenia USA nei confronti della Germania
La schizofrenia USA nei confronti della Germania
di comidad
La disinformazione a tappeto, con corredo di falsi “esperti”, sulla guerra ucraina ha investito anche aspetti collaterali, come la presunta uscita dalla neutralità di Finlandia e Svezia. Il parlamento finlandese ha approvato la richiesta di adesione formale alla NATO, ma la notizia, pur rilanciata con grande enfasi dai media, va fortemente ridimensionata. La Finlandia ha infatti un rapporto di partnership con la NATO sin dal 1994, e sul sito della stessa NATO si attribuisce grande importanza a questo rapporto di collaborazione. Del resto non si spiegherebbe la protervia dimostrata dalla Finlandia nell’ambito dell’Unione Europea se Helsinki non potesse rivendicare un ruolo di alleato privilegiato degli USA, con posizione di frontiera nei confronti della Russia. Tra partnership e membership non c’è grande differenza pratica, a meno di non ospitare basi missilistiche con testate nucleari, cosa che farebbe ascendere al ruolo privilegiato di bersaglio prioritario di un’eventuale ritorsione; un privilegio che l’Italia può già vantare da molti decenni.
Riccardo Staglianò: I Gigacapitalisti
I Gigacapitalisti
di Riccardo Staglianò
A distanza di tempo il ricordo più vivido che ho della passeggiata sulla versione nautica di Versailles è la schiena di una donna. All’apparenza magrebina, china per terra ad appiccicare pezzetti di nastro adesivo azzurro su scalfitture nel parquet di rovere. Guasti che io, pur sforzandomi, non riuscivo a vedere. Lei sì. Il suo mestiere era di individuare i graffi impercettibili nel pavimento patrizio di quella nave da 160 milioni di euro. E poi quelli sui lavandini in travertino, sulle boiserie alle pareti e così via. A bordo anche la più piccola imperfezione era bandita. Lei doveva denunciarla, appiccicandoci sopra un nastro adesivo blu, e qualche specialista sarebbe intervenuto per sanarla. Mentre camminavo con soprascarpe di gomma per non peggiorare la situazione mi sono chiesto quanto guadagnasse per quel lavoro parossistico e ho provato a immaginarmi che casa avesse lei e quanta acribia potesse permettersi nella sua manutenzione. Milleduecento euro, il suo stipendio mensile, era quanto quella sontuosa abitazione marina consumava di cherosene in mezza giornata per tenere accese le luci. Lo sapeva? Ci pensava mai? E che effetto le faceva questa pantagruelica sproporzione? Centosessanta milioni di euro. Fermatevi un attimo a pensare. In equivalenze al tempo del Covid significano mascherine per tutta l’Africa o prime dosi Astrazeneca per quasi 90 milioni di esseri umani. (…)
Una ricchezza pericolosa (per la democrazia)
La parabola nautica, con i suoi record di business pandemico, serviva solo come location (dove piazzare i nostri eroi) e metafora (dell’andamento strepitosamente anticiclico dei loro portafogli).
Massimo De Angelis: Diserzione, guerra e comando sul mondo
Diserzione, guerra e comando sul mondo
di Massimo De Angelis
In questo approfondito contributo, Massimo De Angelis riflette sulle ragioni della guerra in corso in Europa, a seguito dell’invasione dell’esercito russo in Ucraina. Una guerra che accentua una situazione socio-economica e politica, già provata da due anni di pandemia e di malessere sociale crescente. Di fronte alla nocività della guerra, pur tenendo ben conto delle colpe dirette e delle immediate responsabilità, l’unica possibile risposta che ci si sente di dare è: diserzione. L’autore la rilancia, ricordando i contributi di Franco Berardi e Sandro Mezzadra sul tema. Tale parola può suonare indigesta alle letture che forzosamente contrappongono i (presunti) “valori occidentali” all’aggressione dei “barbari”. La storia ci insegna che quando scoppia una guerra di questa entità, finalizzata (come spiega l’autore), a ridisegnare l’attuale (dis)ordine geo-politico e geo-economico, non esistono poteri buoni.
L’Ucraina è vittima delle tentazioni egemoniche del disegno panrusso di Putin, da un lato, e nella necessità Usa (che comanda la Nato) di mantenere una supremazia militare ed economica fortemente compromessa, dall’altro. Questo sono i pilastri centrali dell’attuale crisi. E tutto ciò con la Cina sullo sfondo. In questo quadro, l’Europa non è in grado, o meglio non vuole, ritagliarsi un ruolo autonomo, andando così incontro al proprio suicidio. Gli eccidi e le morti civili in Ucraina sono il prezzo cinico che deve essere pagato, mentre le potenze imperiali rinfocolano lo scontro, affondando qualsiasi tentativo diplomatico, e i mercanti di guerra festeggiano.
Per questo, disertare non è vigliaccheria, ma l’unico vero atto di coraggio possibile. Perché “disertare la guerra è disertare il comando sul mondo”.
******
Oltre la claustrofobia della guerra, la diserzione
Piccole Note: Le follie della guerra e il realismo dell’ipotesi coreana
Le follie della guerra e il realismo dell’ipotesi coreana
di Piccole Note
Tre le notizie della guerra ucraina: la prime due di natura bellica, cioè l’attacco russo, nei pressi della città di Zaporizhzhia e gli attentati in Transnistria; la terza di natura geopolitica, cioè la chiusura dei rubinetti del gas russo a Polonia e Bulgaria.
Iniziamo dalla prima, di non poca rilevanza. Secondo fonti ucraine, i missili russi hanno distrutto un “edificio di natura commerciale“, provocando la morte di una persona. I russi parlano di un attacco che ha distrutto un magazzino in cui erano stipate armi inviate dall’Occidente all’Ucraina.
Più credibile la spiegazione russa, dal momento che non si usano missili Kalibr, molto costosi e precisi per colpire un supermercato. Inoltre, fa il paio con gli attacchi del giorno precedente, che hanno colpito e frammentato la rete ferroviaria ucraina.
Lo scopo di tali attacchi è ovvio: impedire che le armi Nato arrivino al fronte orientale, che poi è il problema attuale della Nato. Inviare armi in Ucraina non servirà a niente se non riusciranno a raggiungere il Donbass, nel quale si avrà il redde rationem.
Alfonso Moura: Russia e Ucraina: il problema del “presentismo”
Russia e Ucraina: il problema del “presentismo”
di Alfonso Moura
L’invasione dell’Ucraina ha colpito più di qualcuno. La guerra è tornata in Europa. Ma è davvero così? Non c’erano state altre guerre nel Vecchio Continente? Pensiamo sia un errore dire che la guerra è tornata, non se ne è mai andata. La disintegrazione della Jugoslavia fu un evento epocale, ignorarlo o fare finta che non sia stato così sarebbe un errore crasso. Tanti analisti parlano essenzialmente del 2022, ma questo presentismo non ci lascia comprendere la complessità del conflitto in corso.
Siamo davanti a due concezioni della vita: l’atlantismo, a guida statunitense, e l’eurasismo, a guida moscovita. Gli orrori che vediamo in Ucraina possono solo essere capiti se sappiamo che questa è una battaglia tra Grandi Potenze (qualcuno come Hubert Védrine direbbe che è una battaglia tra una grande potenza e l’iper-potenza).
Dopo il crollo del Muro di Berlino (1989) la cosiddetta Guerra Fredda arrivava alla sua fine; i formalismi furono conclusi nel 1991, ma l’essenza sovietica era già morta.
Fabio Nobile: Tra guerra e pace. Il ritorno all’essenziale
Tra guerra e pace. Il ritorno all’essenziale
di Fabio Nobile
La guerra in Ucraina, fuori dal bombardamento della propaganda, va letta per quella che è. Essa si colloca nello scontro latente da tempo tra il declinante imperialismo statunitense e le potenze emergenti guidate dalla Repubblica popolare cinese con l’Europa nel mezzo come grande potenziale partner.
Il tema della sostituzione dell’egemonia americana trova e troverà il suo culmine attorno al ruolo del dollaro. La sua lenta ma inesorabile sostituzione quale riserva di valuta mondiale è la dead line oltre la quale gli Usa sono disposti a tutto. La loro architettura finanziaria si regge sulla possibilità di pagare i loro debiti commerciali e interni stampando dollari. Senza quel “privilegio” si preannuncia un disastro e i segnali di sofferenza sociale interna rischierebbe di esplodere in pochissimo tempo. Più di un osservatore ha evidenziato il rischio latente negli Usa di una guerra civile.
Marco Cattaneo: L’euro e lo zaino di sassi sulle spalle
L’euro e lo zaino di sassi sulle spalle
di Marco Cattaneo
Molti confronti di opinioni in merito alle conseguenze dell’euro sull’economia italiana atterrano (si spiaggiano a mo’ di balena, si potrebbe dire) su un’”argomentazione” ricorrente.
Ricorrente, intendo, sulla bocca di chi difende il sistema, o quantomeno lo giustifica, o cerca di farlo passare per un problema secondario.
L’”argomentazione” è molto semplice. Molte cose sono cambiate dall’introduzione dell’euro in poi. Sono passati trent’anni dalla firma del trattato di Maastricht, venticinque dalla decisione “irreversibile” di entrare nell’euro, ventitré dalla partenza ufficiale, venti dalla conversione di monete e banconote.
Tanto tempo. Allora, come si fa ad affermare che “tutti” i problemi dell’economia italiana sono riconducibili all’euro ?
La prima risposta è che, naturalmente, quest’ultima affermazione non l’ha mai fatta nessuno. Che l’Italia, economicamente parlando, sarebbe il paradiso in terra se avesse tenuto la lira, ovviamente non è vero, e nessuno lo sostiene seriamente.
I più letti degli ultimi tre mesi
Barbara Spinelli: Una guerra nata dalle troppe bugie
Manlio Dinucci: Ucraina: l’attacco lo lanciò la Nato otto anni fa
Marco Bertolini: Il generale Marco Bertolini spiega cosa sta succedendo in Ucraina
Pino Arlacchi: E’ la NATO che sta alla base della crisi ucraina, e della sua soluzione
Fabio Mini: Guerra in Ucraina, invio di armi e propaganda
Manlio Dinucci: Ucraina, era tutto scritto nel piano della Rand Corp
Larry C. Johnson: “La Russia ha vinto la guerra, quello che resta è un lavoro di pulizia”
Annie Lacroix-Riz: “C’è un contesto storico che spiega perché la Russia è stata messa all’angolo”


