Reggio Emilia 16 Maggio, presidio contro l’estradizione di Assange

Alla vigilia della firma della Ministra dell’interno del governo inglese, Priti Patel, noi torniamo in piazza. Se l’ordine di estradizione verrà siglato, con quest’ultima firma diventerà esecutivo. Per Julian Assange sarà la fine. Verrà portato e rinchiuso a vita in un carcere statunitense

Presidio del 16 maggio 2022 ore 18 a 20 in piazza Prampolini a Reggio Emilia

Per la non firma della Ministra dell’interno inglese, Priti Patel
Per il NO all’estradizione di Julian Assange
Per la liberazione di Julian Assange

In questo ultimo periodo in cui abbiamo ulteriormente approfondito le cause e il contesto in cui Julian Assange è stato perseguitato dall’azione statunitense attraverso altri paesi come la Svezia, la stessa Europa e infine l’Inghilterra, si è maggiormente compreso come sia assurda e terribile la vicenda di vita di questo uomo.

Uomo nuovo, lo reputiamo così dopo aver riguardato e studiato tutto il percorso che parte dall’inizio della sua raccolta dati e documenti (Wikileaks) fino ad oggi. Uomo nuovo che insieme a Manning e Snowden, tra i suoi collaboratori, decide di non voltarsi dall’altra parte, di non andare a patti col potere, in sostanza di non farsi corrompere.

Quanti uomini oggi, sulla faccia della terra, avrebbero fatto lo stesso? Pochi, lo sappiamo e lo sentiamo. Pochi avrebbero scelto di denunciare i crimini che sono emersi in quei documenti, perché sarebbero diventati perseguitati, infangati, emarginati e carcerati, così come in effetti è successo.

E’ un percorso quello di Julian che è molto simile a quello di coloro che decidono di denunciare la mafia nei loro territori, a quello delle donne che decidono di non tacere e di denunciare violenze e corruzioni.

Julian Assange fa parte ed è in capo a questa esigua popolazione che nei rispettivi territori si batte per un sistema che va verso la trasparenza, la libertà e che ricaccia fuori: potere, soldi, arrivismo e schiacciamento continuo dei valori e della convivenza pacifica.

Ciò a cui stiamo assistendo è tortura. Tortura a un uomo che non si arrende. E’ in un carcere di massima sicurezza (Belmarsh a Londra) ma non si arrende, vive una quotidianità dove quando possono avere il permesso, compaiono, per un’ora, o il padre o la sposa e i loro bambini in tenera età. Il matrimonio del 23 marzo con la madre dei suoi figli è stato celebrato nell’ora d’aria e non è stato concesso di essere fotografati insieme… Julian non deve essere mostrato nella sua dignità di persona, deve essere schiacciato dentro.. a una cella fino a morirne. Le verità che ha reso evidenti e pubbliche devono essere cancellate, cancellando lui dalla faccia della terra. Ma non è e non sarà così. Le verità che ha reso pubbliche ad ogni popolazione hanno mosso in ogni parte del pianeta un movimento forte di opinione e una osservazione attenta alle mosse di questi Stati complici di un crimine che si sta attuando nei suoi confronti. Un altro crimine questo che si aggiunge a quelli che gli Stati Uniti hanno già compiuto e che sono stati denunciati da Assange. E ora l’estradizione imminente….

Se gli Stati Uniti chiedono che il giornalista gli venga consegnato per condannarlo a 175 anni di prigione, come hanno anticipato, è per un atto di vile vendetta, non per un atto di giustizia. Per una legge di spionaggio del 1917, dovrebbe essere giudicato? Verrebbe comunque condannato, senza un equo e completo processo, già a priori facendo sapere già le conseguenze?

Gli Stati Uniti sarebbero disposti a trasgredire al 1° emendamento costituzionale, quello sulla libertà di stampa e di parola? (Come già Obama aveva osservato e aveva proibito di procedere contro di lui per evitare un precedente pericoloso!) Farebbero ricadere su un uomo solo, tutto il meccanismo di indagine e di diffusione di informazioni che sono arrivate attraverso tutti gli organi ufficiali di stampa e dei media: solo un uomo colpevole e non tutti i giornali e le TV che gli sono stati amplificatori?

Teniamo sempre presente che Wikileaks, la piattaforma in cui lui e collaboratori, hanno raccolto dati, ha reso pubblici i dati che riguardavano i crimini. Solo i crimini verso la persona e le popolazioni. Crimini ingiustificati anche in una guerra.

E il 5° emendamento costituzionale che presuppone la salvaguardia della integrità della vita della persona, come verrà rispettato visto l’accanimento nei confronti di Assange?

Vogliamo poi riflettere a cosa si ridurrà la libertà di stampa qui da noi e in tutto il mondo dopo che un eccellente giornalista d’inchiesta viene incarcerato a vita? Una stampa sottomessa ai poteri forti e corrotti? L’informazione libera, capace e autentica è vita per uno Stato ed è vita per la democrazia. I controllori dello Stato devono essere controllati, e la stampa ha questa suprema funzione fin dall’Illuminismo.. Luogo di incontro e dibattito di idee! Diversamente verso che cosa ci si avvia? Verso una società tutta intera che perde definitivamente fiducia nelle istituzioni? Pensiamoci.

La totalità delle persone di questo mondo si aspetterebbe che per risanare questo stesso mondo in declino su ogni valore, facesse un mea culpa, condannasse i responsabili delle uccisioni dei civili in Afghanistan e in Iraq e non che venga torturato a vita e fatto morire in carcere chi responsabilmente, ha denunciato. Questo è il valore primario e basilare che ogni donna e ogni uomo si aspetta. Questa è la saggezza minima di un mondo che vuole continuare a vivere. E non una vita soggiogata al potere, ai soprusi, ai crimini, alle guerre.

La Giustizia americana appare disposta a seppellire parti essenziali della Costituzione statunitense. La Costituzione italiana nell’art. 21 tutela la libertà di stampa: se un giornalista d’inchiesta viene minacciato dalla criminalità organizzata o malavita per avere condotto indagini che abbiano messo in luce dei crimini, viene dallo Stato protetto con una scorta. Non viene incarcerato. Lo Stato italiano ha avuto il coraggio di punire i responsabili della morte di Stefano Cucchi, e merita il nostro rispetto, mentre lo stato americano preferisce torturare chi ha denunciato torturatori e assassini.

La Gran Bretagna da Paese di accoglienza di intellettuali perseguitati, culla delle libertà democratiche, della Bill of Rigth, è divenuto un Paese al servizio degli Stati Uniti? La Giustizia britannica è convinta di fare un buon servizio per i valori di cui questo Stato porta vanto?

Noi siamo convinti delle risposte a cui siamo giunti attraverso lo studio e la ricerca della verità, in cui non ci siano i perseguitati e i persecutori, ma in cui la dignità di ogni essere umano venga rispettata da una giustizia imparziale in cui sia una legge super partes che tenga conto di tutto un contesto in cui Assange si è trovato a lavorare.

La libertà di donne e uomini dipende fortemente da quanto si riesce a coinvolgere e rendere consapevoli noi stess* insieme all’umanità intera per difendere i valori che Julian Assange sta portando avanti a costo della sua stessa vita.

JULIAN ASSANGE LO VOGLIAMO LIBERO E TRA NOI!

#FreeAssange

Movimento FREE ASSANGE REGGIO EMILIA

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