[Sinistrainrete] Ascanio Bernardeschi: Le ripercussioni economiche della guerra

L’Europa sarà la vittima sacrificale di questa guerra per procura fra Stati Uniti e Russia-Cina. Lo sarà in particolare il mondo del lavoro. Per questo urge costruire un fronte che vi si opponga

Buona parte delle forze di sinistra, anche anticapitaliste, non scorge la centralità dell’imperialismo per leggere le vicende quotidiane e le cause di guerre, colonialismo, povertà, razzismo, distruzione dell’ambiente, pandemie ecc. In tal modo può capitare che queste forze siano portate a sostenere guerre che, motivate con principi etici di per sé condivisibili, hanno in realtà le loro radici più profonde nell’imperialismo. Così facendo si autocondannano all’irrilevanza o, peggio, si fanno involontariamente strumento dell’imperialismo.

Se la sua configurazione classica, descritta nei primi decenni del secolo scorso da Lenin – e cioè la presenza con un ruolo decisivo dei grandi monopoli e il loro intreccio con il potere politico, l’intreccio strettissimo fra capitale finanziario e industriale e la grande rilevanza dell’esportazione di capitali alla ricerca di maggiori opportunità di profitto –, è ancora di grande attualità – forse ora più di allora – esiste oggi almeno un elemento importante di novità: non prevalgono più i blocchi imperialistici nazionali, almeno per quanto riguarda gli Stati di dimensioni non paragonabili a quelle continentali, ma grandi blocchi transnazionali che rispecchiano il carattere transnazionale delle grandi imprese monopolistiche.

È per questo motivo che la nostra lotta antimperialista deve essere in primo luogo lotta contro il polo imperialista europeo edificato non per il “sogno” di una pace in Europa, come vuole la retorica europeista, ma fin dalle origini progettato in chiave chiaramente antisovietica.

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la citta futura

Pierluigi Pellini: Il gesto dell’intellettuale, da Zola a oggi

ospite ingrato

Il gesto dell’intellettuale, da Zola a oggi

di Pierluigi Pellini

2022.5.9. PELLINIEsce in questi giorni per il Saggiatore E. Zola, J’Accuse…!, a cura di Pierluigi Pellini, con un saggio di Daniele Giglioli. Il volume offre una traduzione finalmente attendibile della celebre lettera di Zola (e della Dichiarazione alla Corte pronunciata dallo scrittore alla fine del processo che lo ha visto imputato per diffamazione); e comprende due saggi: uno di Pellini, che precisa la specificità storica del gesto di Zola nella longue durée (da Voltaire a oggi) dei rapporti fra uomini di cultura e potere; e uno di Daniele Giglioli, che prende spunto da un romanzo di Philip Roth, La macchia umana, per impostare una genealogia e una critica dell’accusa nella nostra contemporaneità. Per gentile concessione dell’editore e dell’autore, pubblichiamo qui un estratto dei paragrafi centrali dello scritto di Pierluigi Pellini.

* * * *

L’intellettuale moderno denuncia e accusa in nome di un gruppo (gli altri intellettuali, i repubblicani) e soprattutto in nome di valori universali condivisi: giustizia, verità, diritti dell’uomo. In questo senso, l’intellettuale moderno non parla mai in nome dell’io: come invece fanno, oggi, quasi tutti i fabbricanti seriali di j’accuse più o meno interessati o pretestuosi.

La realtà storica sfugge quasi sempre alle semplificazioni: anche a quelle di segno opposto, tentate da intellettuali importanti come Alain Badiou. S’è visto, ed è innegabile, che l’affaire Dreyfus è anche “guerra civile”: lo è in figura e a tratti rischia di diventarlo anche realmente. Altrettanto innegabile è che la polarizzazione fra progresso e reazione, fra democrazia repubblicana e nazionalismo del sangue e della terra, rimarrà attiva, sottotraccia, nella società francese, e tornerà a manifestarsi con furibonde recrudescenze.

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Emanuele Montagna e Franco Soldani: Opposizione fittizia e nuovo soggetto politico in Italia

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Opposizione fittizia e nuovo soggetto politico in Italia

La lezione francese

di Emanuele Montagna e Franco Soldani

gatekeepers 600x360Conoscere è distinguere.
(H. von Foerster)

Il caso francese

La recente rielezione politica di Emmanuel Macron a presidente della Francia (con un 28% circa di astenuti tra gli aventi diritto al voto), se da un lato ci dimostra l’enorme e incontrastato (finora) potere dei media, nel manipolare l’opinione pubblica a favore dell’élite al governo (cosa resa possibile dal loro monopolio dell’informazione e della disinformazione, quest’ultima particolarmente grave in Italia), dall’altro porta nuovamente alla ribalta anche un fenomeno relativamente recente, che conviene prendere in considerazione.

Mai come oggi, infatti, l’opposizione fittizia (d’ora in poi: OFI) ha fatto così tanti danni come la, e anzi più della, grandine. Milioni di persone per mesi e mesi nelle strade e nelle piazze di Francia e nessuna formazione, spontanea o organizzata, di un nuovo soggetto politico: un partito, un movimento di massa, una coalizione, un fronte unito ecc. Come è stato possibile? Un recente articolo di Claude Janvier ci aiuta a capire meglio la realtà[1].

A dispetto del fatto che la politica economico-sociale di Macron sia stata, nei passati 5 anni della sua presidenza, dice Janvier, «una catastrofe» per i suoi effetti sulla popolazione civile (aumento della disoccupazione, diminuzione del PIL, aumento dell’inflazione, crisi degli alloggi ecc.), una parte consistente dell’elettorato ha votato per lui. Come si spiega questo fatto?

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Fabrizio Casari: Ucraina, la guerra che va ovunque

altrenotizie

Ucraina, la guerra che va ovunque

di Fabrizio Casari

Le cronache militari serie riportano gli avvenimenti in chiave decisamente diversa da quanto racconta Kiev su dettato angloamericano, ma quel che è certo è che i combattimenti non si riducono d’intensità. La genuflessione di Draghi a Washington ha avuto la sua prima reazione nel ricatto di Kiev a Bruxelles: l’Europa si fa dettare l’agenda energetica da Zelensky, al quale andrebbe semplicemente detto che se prova ad interrompere il gas all’Europa, sarà l’Europa a staccargli la spina e consegnarlo alla disfatta. Ma, sebbene gli interessi europei continuino ad essere una variabile minore di quelli USA, sembra farsi strada (timidamente) anche in Europa la necessità di arrivare ad una soluzione politica. Già da ora, però, le ripercussioni internazionali delle decisioni illegali occidentali in materia di sanzioni e blocco di esportazioni coinvolgono un territorio ben più ampio di quello russo o continentale.

Per quanto suoni ingiusto e fastidioso anche solo pensarlo, una guerra in Europa – il continente più ricco e centro nevralgico della finanza internazionale, situato tra Cina, Russia, Oceano Atlantico, Africa e Medio Oriente – non determina le stesse reazioni e conseguenze di una guerra nella (economicamente parlando) periferia del mondo.

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Alberto Giovanni Biuso: Che cosa ha fatto?

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Che cosa ha fatto?

di Alberto Giovanni Biuso

Una semplice domanda: che cosa ha fatto la Federazione Russa all’Italia? In quali circostanze, modi, azioni ha aggredito il territorio italiano o le sue rappresentanze, ha tradito gli accordi commerciali o politici, ha leso i diritti dei cittadini italiani? Perché soltanto con azioni di questa natura, gravità e portata si può spiegare il fatto che l‘attuale Governo italiano e l’amplissima maggioranza parlamentare che lo sostiene inviano armi a un Paese -l’Ucraina- in guerra con la Russia, ne sostengono tutte le iniziative, contribuiscono a finanziarne la politica. Soltanto con azioni di questa natura, gravità e portata si può spiegare il fatto che il capo della diplomazia italiana -Luigi Di Maio- enuncia insulti assai volgari nei confronti del Presidente della Federazione Russa. Soltanto con azioni di questa natura, gravità e portata si può spiegare il fatto che artisti e scrittori da molto tempo defunti -come Dostoevskij o Čajkovskij- vengano boicottati nelle Università, nelle sale da concerto, dalle istituzioni culturali.

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Nancy Fraser: Le contraddizioni sociali del capitalismo liberale

scenari

Le contraddizioni sociali del capitalismo liberale

di Nancy Fraser

La crisi dei tradizionali modelli e strumenti di cura deriva da uno squilibrio sempre meno sostenibile tra famiglia e lavoro? O ci troviamo di fronte a una crisi sociale, politica, economica e culturale assai più vasta e profonda, di cui la trasformazione della cura sarebbe solo un elemento, difficile da isolare rispetto ad altri? In La fine della cura (traduzione di Leonard Mazzone, Mimesis Edizioni, 62 pag., 6 €, 2017) Nancy Fraser, fresca vincitrice del Premio Nonino 2022, propone la sua visione del capitalismo contemporaneo e del modello neoliberale di femminismo.

Su Scenari ne proponiamo un estratto.

* * * *

Prendiamo in esame, anzitutto, il capitalismo liberale-competitivo del XIX secolo. A quel tempo, gli imperativi della produzione e della riproduzione sembravano in reciproca contraddizione. Erano queste, di certo, le circostanze nei primi poli manifatturieri del centro capitalistico, dove gli industriali costringevano donne e bambini a lavorare nelle fabbriche e nelle miniere, bramosi del loro lavoro a basso costo e della loro rinomata docilità.

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Salvatore Bravo: Resistenza

sinistra

Resistenza

di Salvatore Bravo

Il 25 Aprile è il giorno in cui la democrazia sociale afferma i propri valori sconfiggendo le forze oscure del nazifascismo. Nella liturgia annuale della ricorrenza però si tende da più parti ad occultare che il sistema capitalistico – già vigente in tutto il Novecento (prima, durante e dopo il secondo conflitto mondiale) e oggi globalizzatosi –, non è così antitetico al nazifascismo come sovente ama dipingersi: il nazifascismo è parte sostanziale della ormai lunga storia del capitalismo.

 

La multinazionale capitalistica della IBM, al servizio di Mussolini e di Hitler

In un articolo pubblicato il 14-02-2001 su “il manifesto” si poteva leggere a proposito di un libro di Edwin Black (La IBM e l’Olocausto. I rapporti fra il Terzo Reich e una grande azienda americana, Rizzoli, Milano 2001):

«[…] uno dei motivi che spiegano il putiferio scatenato dal libro di Black è proprio la generalizzata amnesia postmoderna. Negli ultimi due decenni non solo si è rimossa la memoria dei crimini del capitale in nome del profitto: il capitalismo si è persino trasfigurato in una istituzione “morale”, fonte dei valori che contano […].

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Fosco Giannini: Genuflessa agli Usa e senza identità: l’Ue è un destino storicamente inevitabile?

lantidiplomatico

Genuflessa agli Usa e senza identità: l’Ue è un destino storicamente inevitabile?

di Fosco Giannini*

720x410c50mjhyrdIl progetto scientifico di mitizzazione dell’Unione europea, in Italia e negli altri Paesi Ue, si è avvalso sia di uno spazio temporale lunghissmo che di mezzi propagandistici e volti all’organizzazione del consenso di massa di inedita e spregiudicata potenza. Dalle liturgie parlamentari ed istituzionali ai testi scolastici, dalla letteratura al cinema, dalla pubblicità all’arte, dalla politica ai media, ogni cassa di risonanza con capacità di propagazione di massa è stata accesa e resa funzionale alla costruzione della mitologia dell’Europa unita, alla trasformazione di un progetto unitario tanto artificioso e avulso dalla dialettica storica quanto feroce e antioperaio nella concreta proposta sociale, un progetto uscito come un coniglio dal cilindro del grande capitale e venduto sul mercato politico come spinta storica destinale e irreversibile, una pulsione (positivista) inarginabile.

Per gli interessi del movimento operaio complessivo europeo vi è sempre stata l’estrema necessità di smontare il Moloch ideologico vetero capitalista e pan liberista dell’Ue. Ora che l’Ue è servilmente allineata con gli Usa e con la NATO nella guerra contro la Russia tale necessità si fa ancor più stringente ed importante.

Abbiamo un estremo bisogno di decodificare i moti, tanto artificiali quanto malsani, che sovraintendono la costruzione dell’Ue, sia nell’intento di consegnare una coscienza di classe alla vasta area sociale che “dubita” della bontà dell’ “operazione Ue”, che nell’intento di costruire una vasta resistenza di massa al titanico tentativo che porta avanti il potere capitalistico sovranazionale europeo diretto a “razionalizzare” la costruzione dell’Ue, rendendo tale processo un “dato di natura” immodificabile, al quale ci si possa genuflettere come i primi esemplari del genere Homo si genuflettevano al fuoco.

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Galliano Rotelli: Il tradimento. L’ America e noi

volerelaluna

Il tradimento. L’ America e noi

di Galliano Rotelli

Tradimento 2Di questa tragedia che sta attraversando l’Europa ciò che più mi affligge è la frustrazione dovuta al tradimento, si il tradimento!!! Ma come??? Da tutta una vita sono un suddito fedele dell’impero americano, ho consumato tutto quello che dovevo: coca cola, chewing gum, blue jeans, rock and roll, pop art, cowboy, John Ford, Hemingway, Bob Dylan, Marlon Brando,Kennedy, Luther King, Ginsberg, P.C., Internet… e sì lo ammetto ho anche pianto quando John Kennedy è stato assassinato, e viaggiando parecchio, mi sono convinto che alla fine l’impero del bene era il migliore dei mondi possibili. Unica pecca nel mio, peraltro, immacolato curriculum, in gioventù ho portato l’eskimo sopra i jeans ma si tratta di poca cosa, qualche manifestazione “yankee go home” e robetta così tutto poi riscattato con una vita da capitalista convinto.

Ora quasi alla fine del mio percorso gli “amici” americani, prima mi mandano “a fare in culo” via Victoria Nuland, poi oggi mi danno due possibilità per finire i miei giorni: 1) arrostito da un missile russo a media gittata; 2) annichilito da una crisi economica, di portata epocale, in cui potrebbe sprofondare tutto quello che abbiamo costruito negli ultimi 50 anni.

Ebbene, triste dirlo, ma quello che sta succedendo oggi in Europa era purtroppo prevedibile, forse persino inevitabile.

Le cause che stanno dietro a questo avvitamento americano nei confronti dell’Europa e la conseguente guerra in Ucraina sono parecchie, in questo articolo ne accennerò alcune di cui in questi giorni si parla poco.

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Marco Mamone Capria: La campagna vaccinale anti-covid-19 in Italia ha evitato milioni di eventi sanitari negativi?

sinistra

La campagna vaccinale anti-covid-19 in Italia ha evitato milioni di eventi sanitari negativi?

di Marco Mamone Capria

154326131 600bcd47 9165 4b9d 9392 ddcdb452175dIntroduzione

Lo scopo di questo articolo è cercare di dare, con l’esame di un caso particolare, una risposta al problema: come si può reinterpretare il disastroso fallimento di una politica sanitaria come se fosse stato uno straordinario successo?

Non entro in dettaglio nelle motivazioni per tentare una tale reinterpretazione – anche perché in sostanza sono ovvie: a nessuno piacerebbe essere identificato come responsabile, o corresponsabile, di un disastro, e il costo di circuire, corrompere, comprare chi dovrebbe identificare, accusare, perseguire i responsabili è tanto inferiore a quello di sopportare le conseguenze della pubblica colpevolezza, quanto maggiore è stato il disastro e più alta la posizione dei colpevoli.

Non ripeterò nemmeno quanto ormai riconosciuto da sempre più commentatori, e cioè l’importanza cruciale dell’asservimento dei principali media, in particolare, al governo italiano, cosa indubbiamente facilitata dalla convergenza tra le politiche di questo e gli interessi degli oligarchi che controllano o addirittura possiedono i principali media.

Intendo invece soffermarmi sulle tecniche utilizzate per “ristrutturare” i dati attestanti il fallimento in modo che questo appaia come un successo. Per farlo, un buon punto di partenza è offerto dal rapporto dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS) e del Ministero della Salute (MS) intitolato: InfezionidaSARS-CoV-2,ricoveriedecessiassociatiaCOVID-19direttamenteevitatidallavaccinazioneItalia,27dicembre2020-31gennaio2022NOTATECNICAe apparso nella settimana di Pasqua, il 13 aprile 2022 (d’ora in poi: Rapporto).

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Piccole Note: Da guerra in difesa dell’Ucraina a guerra per sconfiggere la Russia

piccolenote

Da guerra in difesa dell’Ucraina a guerra per sconfiggere la Russia

di Piccole Note

Sul New York Times, Tom Stevenson firma un articolo pregno di ragionevolezza, ancora più significativo per il fatto che il cronista (specializzato in energia, difesa e geopolitica) è stato corrispondente di guerra per il giornale della Grande Mela nelle prime settimane del conflitto. Ne riportiamo alcuni brani.

“All’inizio, il sostegno occidentale all’Ucraina era immaginato principalmente per difenderla dall’invasione. Ora ha un’ambizione molto più grande: indebolire la stessa Russia . Presentata come una risposta di buon senso all’aggressione russa, il cambiamento, in realtà, rappresenta una significativa escalation“. “Espandendo il sostegno all’Ucraina su tutta la linea e accantonando la via della diplomazia per fermare gli scontri, gli Stati Uniti e i loro alleati hanno notevolmente incrementato il rischio di un conflitto ancora più grande. Si stanno assumendo un rischio di gran lunga maggiore di qualsiasi guadagno strategico realistico“.

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Ugo Mattei: Draghismo: linee di continuità fra gestione della pandemia e conflitto in Ucraina

generazionifuture

Draghismo: linee di continuità fra gestione della pandemia e conflitto in Ucraina

Appunto di Ugo Mattei per DuPre

Ribaltamento emergenziale delle fonti del diritto con al vertice la più infima, il DPCM e la più alta, la Costituzione, alla base della piramide. Concentrazione del potere nell’ esecutivo e completa marginalizzazione del potere legislativo corrotto dal ricatto della fiducia. Atrofizzazione volontaria delle istituzioni di garanzia.

  1. Imponente costruzione mediatica di una narrazione unica con da subito un’ unica soluzione possibile: un massiccio progetto di vaccinazione di massa e utilizzo del c.d. lockdown e della sua minaccia per conseguirlo.
  2. Sussunzione di a) e b) nell’ imposizione generalizzata di un dispositivo di sorveglianza, il green pass, presentato come mezzo per sconfiggere la pandemia, ma in realtà fine generale di targatura e sorveglianza dell’ intera popolazione. (sovversione di fini e mezzi)
  3. Costruzione artificiale di un “capro espiatorio” attraverso l’ uso di un marchio di infamia, quello di “No Vax”, per chiunque eserciti il dubbio e invochi precauzione.

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Marco Cattaneo: Emettere debito pubblico o magari anche no

bastaconeurocrisi

Emettere debito pubblico o magari anche no

di Marco Cattaneo

Elementi di riflessione per capire le dinamiche di deficit e debito pubblico.

Dal punto di vista di quando (e se) si emette debito, le operazioni di finanziamento del deficit pubblico possono essere suddivise in tre fattispecie.

CASO UNO. Prima il settore pubblico colloca titoli di debito, e poi usa i proventi del collocamento per spendere.

Per effetto dell’operazione di collocamento, il settore privato si ritrova con meno moneta e più titoli. Immediatamente dopo, però, il settore pubblico spende la moneta acquisita tramite il collocamento dei titoli. A spesa effettuata, quindi, il settore privato ha la stessa moneta di prima, perché il settore privato è il destinatario della spesa. E in più ha i titoli.

CASO DUE. Prima il settore pubblico spende, poi colloca titoli di debito.

In questo secondo caso, il settore pubblico utilizza i suoi conti presso l’istituto di emissione per spendere. Il settore privato si ritrova quindi con più risparmio sotto forma di moneta.

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Roberto Bonuglia: Tra Metaverso e Draghistan: il backstage dell’incontro tra Zuckerberg e Draghi

corrieredelleregioni

Tra Metaverso e Draghistan: il backstage dell’incontro tra Zuckerberg e Draghi

di Roberto Bonuglia

Benvenuti nel futuro prossimo distopico con il rischio concreto di trovarci un braccialetto elettronico che rischia di farci rimpiangere il Green Pass

Mentre l’infodemia pandemica è diventata guerrodemia geopolitica [1] quest’ultima consolidando gli effetti negativi della prima nell’opinione pubblica mondiale ‒ ridotta ormai ad un grande stadio virtuale nel quale analfabeti funzionali si scannano sugli spalti assumendo posizioni preconfezionate in ortodossia alle latenti, ma coinvolgenti bolle epistemiche [2] e echo cambers [3] ‒ lo scorso 5 maggio alle 10 è avvenuto l’incontro il fondatore di Facebook e CEO di “Meta” Mark Zuckerberg e il Premier Mario Draghi che lo ha omaggiato con «una confezione di vini selezionati da Franco Ricci e Bibenda, contenente anche un Brunello di Montalcino Riserva 2013 di Biondi Santi» [4].

«Per far un amico basta un bicchier di vino, per conservarlo è poca una botte» si diceva una volta. Meeting alquanto particolare, quello tra i leader del Metaverso e del Draghistan. Almeno dal punto di vista simbolico: da una parte, il leader di Facebook, Instagram e Whatsapp, dall’altra, l’unico leader “politico” estraneo al mondo virtuale.

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lorenzo merlo: Terzo tempo

sinistra

Terzo tempo

di lorenzo merlo

Dal corpo unico della storia, la declinazione in tre tempi dai confini osmotici.
Se mai in futuro si potrà scrivere “c’era una volta l’egemonia occidentale”, lo dovremo forse a Putin?

Passato

La spartizione del mondo sottoscritta a Yalta dopo la Seconda guerra mondiale ha mantenuto in equilibro geopolitico l’Est europeo e l’Ovest del mondo.

La crisi dei Missili di Cuba, risposta sovietica alla provocazione americana relativa alla collocazione di missili in Italia e Turchia, fu il picco di tensione registrato nel periodo della Guerra fredda (1947-1991). Punta dell’iceberg della cosiddetta corsa agli armamenti, nientemeno che una competizione di matrice americana per il dominio mondiale. I loro uffici marketing avevano chiare le esigenze da soddisfare per realizzare l’egemonia, diffondere la cultura edulcorata dell’american style, penetrare così nei tessuti sociali, invadere e impadronirsi dei nuovi mercati. Ma anche i loro uffici army sapevano come muoversi per acquisire indirettamente nuovi territori, considerati necessari per il contenimento dell’avversario comunista. Tutto ciò senza mai dimenticare il resto del mondo, Centro e Sud America in particolare.

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